da restoalsud.it – Molisani con la schiena dritta

Giuseppe Tarantino
Giuseppe Tarantino

di  | 31 maggio 2013

Difendere i lavoratori molisani. Questo è l’impegno quotidiano del giovane segretario regionale della Fiom Molise, Giuseppe Tarantino. Instancabile, ostinato, preparato, sempre presente in ogni vertenza, in ogni incontro con le Istituzioni.

Spesso attaccato da alcuni imprenditori, dalla politica (quella con la ‘p’ minuscola) e tenuto a bada anche dalla Cgil locale per la sua tenacia. Non lascia l’osso facilmente, lo tiene stretto sino al raggiungimento del ‘suo’ obiettivo.

Per gli interessi di ogni singolo lavoratore, lasciato senza lavoro, senza futuro, senza dignità. L’altro giorno era, con gli operai stufi e stanchi, davanti ai cancelli della Dr Motor (l’azienda automobilistica che non paga gli stipendi agli operai, che aveva annunciato l’interesse per l’acquisto di Termini Imerese), per la rivendicazione dei loro diritti (“le Istituzioni sono spesso assenti. Ora con il governo regionale di centro-sinistra dobbiamo rimpiangere gli assessori di centro-destra?”). Non le manda a dire, parla in faccia, tutela i suoi iscritti (che stanno aumentando di giorno in giorno).

Ha nelle mani molte altre vertenze, legate al destino di tantissimi lavoratori: Astec, Fiat Powertrain, Cantieri Navali, Da.Ma., delle tante aziende presenti nei vari e deserti Nuclei industriali molisani. Si batte e rivendica la sua molisanità. Lui è napoletano, ma da tanti anni in Molise. Per il suo lavoro, per le sue battaglie. Ha partecipato a una trasmissione televisiva in un teatro (organizzata da ‘Il Bene Comune’, una rivista molisana), ha risposto a dieci domande, stile Saviano e Favio, legate all’essere e al non essere molisano. Colgo l’occasione per ringraziarlo pubblicamente per il suo fondamentale lavoro (questo è il sindacato che piace ai lavoratori perché lotta e tutela i loro diritti) e per una risposta (non so se meritata) in particolare. Questo il testo del suo intervento:

Mi sento Molisano perché qui ho conosciuto la mia compagna e tanti compagni di lotta. Qui ho imparato a fare sindacato e qui sono stato scelto per rappresentare tutti gli iscritti alla FIOM.

Perché il cibo è buono e la cucina è “antica”. Perché anche i sentimenti sono genuini, spesso.

Per la serenità e la forza degli anziani rimasti nei paesi: sono loro che non permettono che la memoria venga dilapidata.

Perché ci sono giornalisti come Paolo De Chiara che raccontano delle fabbriche chiuse e della mafia.

Perché ci sono preti come Don Silvio Piccoli che si battono per l’acqua pubblica e per i deboli.

Perché ci sono tante associazioni che si battono contro l’eolico selvaggio.

Perché ci sono comitati e associazioni che si battono perché la sanità rimanga pubblica.

Perché ci sono le Mamme per la salute a Venafro che si battono per la tutela dell’ambiente e del latte materno.

Perché insieme ai pochi politici con la schiena ancora dritta, ci sono tanti molisani che disprezzano il trasformismo imperante. Sono, insieme agli studenti che si battono per il diritto allo studio, i naturali alleati della FIOM.

Perché il Tribunale di Larino, per quattro volte di seguito, ha riconosciuto le ragioni della FIOM e ha dato torto a Fiat, in nome della Costituzione Italiana.

Non mi sento Molisano perché la “famiglia” diventa troppo spesso “familismo” e le donne in politica e nelle istituzioni sono troppo poche.

Non si vigila adeguatamente sulla qualità dell’ambiente e non si istituisce un registro tumori.

I paesi si vanno spopolando perché non c’è lavoro, i giovani sono costretti ad andarsene e vengono eliminati i servizi.

Perché i giornalisti lavorano a 5 euro al pezzo e ricevono dall’editore l’elenco dei politici da osannare e di quelli da colpire. Non hanno o non possono avere la schiena dritta.

Perché la Chiesa, attraverso la politica, difende i suoi interessi finanziari.

Perché difficilmente prevalgono le ragioni di chi lotta per preservare l’ambiente dalla speculazione selvaggia. La politica non le rappresenta.

Perché la politica non gestisce in modo efficiente la sanità e non tutela la sanità pubblica.

Perché le Mamme per la salute si sono dovute costituire in associazione per combattere la loro battaglia, spesso in solitudine.

Perché la “democristianità” è cultura molto condivisa e il voto di quelli che ancora votano è per lo più clientelare.

Perché non c’è un piano per il lavoro, perché il tessuto industriale è in ginocchio, le aziende maggiori sono in crisi profonda, e, come disse Enzo Biagi, di cassa integrazione si può morire.

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restoalsud.it – LEA GAROFALO, abbandonata dallo Stato. Confermati quattro ergastoli

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di  | 30 maggio 2013

Ergastoli per Carlo e Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino. Venticinque anni (attenuanti generiche) al collaboratore Carmine Venturino, assoluzione per Giuseppe Cosco. Isolamento diurno per un anno a Carlo Cosco e otto mesi per Vito Cosco.

Risarcimento economico a Denise Garofalo. Questa la sentenza di secondo grado emessa dalla I Corte d’Assise d’Appello di Milano per la morte di Lea Garofalo. La donna coraggio, la fimmina ribelle, la mamma di Denise, che ha avuto la forza di sfidare, da sola, la ‘ndrangheta. Una donna nata e vissuta in una famiglia mafiosa. Suo padre Antonio, boss di Pagliarelle, viene ammazzato nel 1975; suo fratello Floriano (detto Fifì), boss e contabile della cosca dei petilini a Milano, nel 2005. Fifì è il ‘canale’ utilizzato da Carlo Cosco per scalare l’organizzazione. “Lui è convivente mio e lo lasciano fare” dirà la donna ai magistrati. Una fimmina che ha conosciuto da vicino la ‘ndrangheta e, per amore di sua figlia Denise (nata dall’unione con Carlo), ha cercato con tutte le sue forze di allontanarsi. Per cambiare vita.

E’ stata lasciata da sola. Si è sentita abbandonata da tutti, anche dallo Stato. Il suo memoriale indirizzato al Presidente della Repubblica, scritto nell’aprile del 2009 (un mese prima del tentativo di sequestro di Campobasso), verrà pubblicato sui giornali solo dopo la sua morte (novembre 2009). Testimone di giustizia, nel programma di protezione dal 2002 al 2009. Anni difficili, città diverse, poche amicizie, ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. Nessun processo nato dalle sue dichiarazioni. Sempre rinchiusa in casa, con la pressione, le minacce e le intimidazioni del clan Cosco. Già agli inizi degli anni 2000 il suo convivente, nel carcere dove era detenuto per fatti di droga, chiese il consenso alla ‘ndrangheta per eliminare la donna. Un delitto d’onore, per cancellare il tradimento. Anni difficili anche per la ‘ndrangheta, una guerra in corso fa saltare i piani di Carlo Cosco.

Che non si ferma, è ossessionato dalla collaborazione di Lea, la rincorre senza ottenere alcun tipo di risultato. Con la fine della protezione dello Stato arriva il nuovo piano criminale, con la complicità del falso tecnico della lavatrice: il pluripregiudicato di Pagani (Sa), Massimo Sabatino (condannato definitivamente a Campobasso a sei anni di reclusione, con l’aggravante mafiosa). Il clan studia e tenta nuovamente l’eliminazione.

La donna ha parlato con i magistrati degli affari dei Cosco, del traffico di droga, degli omicidi, della scalata. Ma il piano di morte del clan fallisce miseramente, per la presenza di Denise, lo scudo protettivo di Lea. Pochi mesi dopo, il 24 novembre 2009, a Milano (sede operativa dei Cosco, in viale Montello) la ‘soluzione finale’. Con una scusa le due donne vengono separate. Denise viene portata dai parenti in viale Montello e Lea, ripresa per l’ultima volta da una telecamera per le strade di Milano, finirà con i suoi carnefici. In primo grado (sentenza del 30 marzo 2012) sei persone (i tre fratelli Cosco, Curcio, Venturino e Sabatino) vengono condannate all’ergastolo, senza l’applicazione dell’articolo 7 (l’aggravante mafiosa) e senza il corpo della donna. Nel novembre scorso il colpo di scena: Carmine Venturino, l’ex fidanzatino di Denise (dopo la morte di Lea, Carlo Cosco teme la reazione della figlia e utilizza Venturino per controllare la ragazzina) parla e fa ritrovare i resti del corpo di Lea. In un campo in Brianza.

Resti riconosciuti grazie al test del dna e alla collana che Lea portava al collo. Non è stata sciolta nell’acido, è stata bruciata con la benzina. È Carmine Venturino che descrive la scena agli inquirenti: “C’era un fusto di quelli che si usano per la benzina, lo spostiamo, lo mettiamo in una zona coperta, apriamo lo scatolo e rovesciamo il cadavere nel fusto e gli diamo fuoco completamente. Spuntavano solo le scarpe. Il cadavere bruciava lentamente. Allora Curcio ha preso dei bancali di legno, ha messo il corpo in mezzo e gli ha dato fuoco di nuovo. In quel modo la testa si era consumata ma restavano il busto e metà delle cosce. Faceva fumo, si sentiva puzzo di bruciata, io sono stato tutto il tempo con il naso coperto, l’odore era fortissimo. Mentre bruciava il corpo per accelerare la distruzione spaccavamo le ossa”.

Nel secondo grado di giudizio la musica è cambiata, la strategia difensiva non si poteva basare più sull’assenza del corpo. Gli avvocati difensori non potevano più parlare di fuga all’estero. “Lea amava l’Australia”. I resti del corpo hanno messo in difficoltà gli ergastolani. Nella prima udienza la confessione di Carlo Cosco: “mi assumo la responsabilità per l’omicidio di Lea Garofalo”. Per il pentito di ‘ndrangheta Luigi Bonaventura è diventato un boss ancora più potente. Poi le deposizioni di Carmine Venturino (“un delitto di ‘ndrangheta”) che hanno scagionato il fratello maggiore dei Cosco, Giuseppe. Secondo Carlo Cosco un semplice ‘raptus’, non un’azione pianificata nel tempo. “Lei mi aveva fatto soffrire e minacciava di non farmi più vedere mia figlia e questa minaccia mi ha fatto impazzire. Ci tengo a sottolineare che chiesi io a Venturino, dopo la sentenza, di assumersi la responsabilità, perché lui era l’unico testimone quando io la uccisi in preda a un raptus”. Un delitto passionale, non di ‘ndrangheta. Secondo la loro ‘comune strategia’. Il pubblico ministero Tatangelo nella sua requisitoria ha parlato di “un’intesa comune tra gli imputati, ma non ho prova certa”. La stessa tesi dell’avvocato Roberto D’Ippolito, legale di Marisa e della signora Santina (la madre di Lea morta nel novembre scorso): “si sono messi d’accordo tra loro per contenere i danni e quella mazzata di sei ergastoli che era arrivata”.

L’impianto accusatorio ha tenuto, la sentenza di secondo grado ha confermato quattro ergastoli, senza l’aggravante mafiosa. Per Venturino 25 anni di reclusione, per Giuseppe Cosco l’assoluzione. Il gip del Tribunale di Milano, Giuseppe Gennari, descrive con queste parole ‘Smith’ (Giuseppe Cosco): “delinquente professionista, con una lunghissima serie di precedenti, gestore principale delle usure, dedito a sistematica vendita di stupefacenti, sua tradizionale attività di elezione. Dopo venti anni a commettere reati, il pericolo di reiterazione è una certezza”. Nei mesi scorsi strane lettere (scritte da Carmine Venturino) sono state pubblicate sul ‘Quotidiano della Calabria’, con minacce di morte indirizzate a Rosario, figlio di Marisa (sorella di Lea). L’unico figlio maschio della famiglia Garofalo. Con l’assoluzione del ‘delinquente professionista’ si possono ipotizzare nuove azioni intimidatorie? E Denise? Per Giuseppe Lumia, componente della Commissione Antimafia: “lo Stato deve stare accanto a Denise senza fare gli errori che ha fatto con Lea”.

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LEA GAROFALO: CONFERMATI QUATTRO ERGASTOLI

lea per milano

PROCESSO LEA GAROFALO, II GRADO DI GIUDIZIO, I Corte d’Assise d’Appello di Milano, 29 maggio 2013.

ERGASTOLI per Carlo e Vito COSCO (detto ‘Sergio’), Rosario CURCIO e Massimo SABATINO (il falso tecnico della lavatrice, già condannato a Campobasso a sei anni di reclusione con l’aggravante mafiosa).

VENTICINQUE anni di reclusione (attenuanti generiche) al collaboratore Carmine VENTURINO (l’ex fidanzatino di Denise).

ASSOLUZIONE per Giuseppe COSCO (detto ‘Smith’).

Isolamento diurno per un anno a Carlo Cosco e otto mesi per Vito Cosco. Risarcimento economico a Denise GAROFALO.

Le ultime immagini di Lea in corso Sempione

La lettura della sentenza

CHI E’ GIUSEPPE COSCO, detto Smith?
“Come lo conosco io, un affiliato in tutto e per tutto alla ‘ndrangheta. All’epoca c’era Vincenzo Comberiati, il capo di Petilia Policastro (Crotone), c’era il Castagnino, se non ricordo male c’era pure un certo Curcio. Stiamo parlando di un’organizzazione criminale del tipo ‘ndranghetistica e della più feroce e agguerrita, come ne parlano le storie. Della vicenda di mio zio non si sarebbe occupato uno Smith qualsiasi, ma una persona di considerevole spessore ‘ndranghetistico”.

da Resto al Sud (restoalsud.it) – Caso Lea Garofalo, il ‘pentito’: “Delitto di ‘Ndrangheta”

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DR Motor – SCIOPERO dei Lavoratori

Massimo Di Risio
Massimo Di Risio

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

MACCHIA DI ISERNIA (Is) –  Sono davanti ai cancelli. Dalle ore 14 di oggi (inizio del turno di lavoro) hanno deciso di incrociare le braccia per i loro diritti. Avanzano mesi e mesi di stipendi. Uno sciopero ad oltranza se non arriveranno le giuste risposte dall’azienda. Sono gli operai (stanchi) della Dr Motor di Macchia di Isernia, l’azienda automobilistica molisana di Massimo Di Risio. Dal 2011 la loro situazione è andata sempre più peggiorando. Annunci, proclami, promesse, Termini Imerese. Hanno ascoltato di tutto. Hanno cercato una mediazione, hanno protestato. Sono stufi: “oggi siamo molti di più. Si sono aggiunti i nuovi iscritti alla Fiom”. L’unico sindacato presente davanti ai cancelli. “Dov’è la politica, dove sono i rappresentanti istituzionali? Dobbiamo rimpiangere la Fusco Perrella (ex assessore di centro-destra)?”. Il segretario regionale Giuseppe Tarantino, impegnato in tante drammatiche vertenze regionali, vuole vederci chiaro. Vuole capire le intenzioni del proprietario della Dr Motor. “Oggi nell’azienda ci sono 7/8 macchine da aggiustare – spiegano i lavoratori -. Noi pretendiamo i nostri soldi”. Una situazione difficile che va a cozzare con il ‘lancio’ dell’Ansa del 9 maggio scorso: “La Dr Motor Company riparte dalla ‘Dr Zero’. Il prototipo della city car è in fase di lavorazione nel centro ricerche e sviluppo di Macchia d’Isernia e la vettura potrebbe essere già sul mercato alla fine del 2013. La notizia è trapelata nel corso di un incontro con i concessionari per la presentazione delle nuove versioni dei modelli della gamma Dr. […] Nel 2011 era a un passo dall’accordo per l’acquisizione dell’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese (Palermo), sfumato dopo mesi di trattative e il placet di Invitalia, Regione Sicilia e governo”. Gli operai non ci stanno e contestano l’annuncio: “Difficile produrre nuove macchine, se i vecchi stipendi ancora non sono stati pagati. Veniamo chiamati a lavorare quando arrivano quelle poche macchine da modificare”. E’ stato chiesto un tavolo di concertazione con il Prefetto di Isernia, l’ennesimo incontro. Gli altri sono andati a vuoto, per l’assenza di Massimo Di Risio. Nello stesso tempo è in piedi lo sciopero davanti allo stabilimento. Delle risposte dovranno arrivare, la corda è stata tirata e ora si è rotta. “Non capiamo, non riusciamo a capire le sue intenzioni. Aspetta soldi da qualcuno?”

fiom

IL CORAGGIO DI DIRE NO. La storia di Lea Garofalo… a NETTUNO, 22 maggio 2013

paolo de chiara

IL CORAGGIO DI DIRE NO. La storia di Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta (Falco Editore)… a NETTUNO, 22 maggio 2013.

Per ORDINI:www.falcoeditore.com

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(Video) A LEA GAROFALO. Il Coraggio di dire NO

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IL CORAGGIO DI DIRE NO
La Storia di Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta
di Paolo De Chiara
(Falco Editore, nov. 2012)

con prefazione di Enrico FIERRO
con introduzione di Giulio CAVALLI

 

A LEA… 

 

Questa è la storia di Lea Garofalo, la donna-coraggio che si è ribellata alla ‘ndrangheta, che ha tagliato i ponti con la criminalità organizzata. Nata in una famiglia mafiosa, ha visto morire suo padre, suo fratello, i suoi cugini, i suoi amici. Un vero e proprio sterminio compiuto da uomini senza cuore, attaccati al potere e illusi dal falso rispetto della prepotenza criminale. Lea ha conosciuto la ‘ndrangheta da vicino: come tante donne, ha subito la violenza brutale della mafia calabrese. Ha denunciato quello che ha visto, quello che ha sentito: una lunga serie di omicidi, droga, usura, minacce, violenze di ogni tipo. Ha raccontato la ‘ndrangheta che uccide, che fa affari, che fa schifo!
È stata uccisa perché si è ribellata alla cultura mafiosa, che non perdona il tradimento — soprattutto — di una donna e non è guidata da sentimenti di benevolenza umana. A 35 anni è stata rapita a Milano per ordine del suo ex compagno, dopo un precedente fallito tentativo di sequestro in Molise (a Campobasso). […]
——-
[…] la storia di Lea Garofalo, di questo ci parla. Di una vita violenta vissuta in un clima di perenne e quotidiana violenza. Un’esistenza dove la tenerezza, l’affetto, la comprensione non hanno mai trovato spazio. Forse, ma questo lo si avverte leggendo il libro e soffermandosi a riflettere sulle pagine più dense, alla fine della sua vicenda umana. Lea aveva capito che una vita violenta non è più vita e per questo aveva chiesto aiuto. Allo Stato, a questa cosa incomprensibile e troppo lontana per una ragazza di Calabria, allo Stato come unica entità cui aggrapparsi in quel momento. Perché quando rompi con la famiglia, quando vuoi venirne fuori, diventi una infame, una cosa lorda, la vergogna per il padre, i fratelli, il marito. E la vergogna si lava con il sangue. (dalla Prefazione di Enrico FIERRO).
—–
[…] Ma il processo a Carlo Cosco e la sua banda è anche la foto di una Lombardia che ha deciso di svegliarsi dal lungo sonno della ragione sulle mafie e abbracciare un lutto senza scavalcarlo ma piuttosto caricandoselo sulle spalle. L’aula del tribunale di Milano dove si celebrò il processo è stata la meta di giovani e meno giovani che hanno deciso di esserci, di stare lì, di metterci la faccia, di non permettere che si derubricasse quel processo ad un litigio coniugale finito male. Il giorno della sentenza, gli occhi lucidi del pubblico che affollava l’aula sono stati la condanna più feroce per gli assassini: qui non c’è posto per voi, dicevano quegli occhi, non c’è più l’indifferenza che vi ha permesso di pascolare impuniti, boriosi e fieri della vostra bassezza criminale. Ecco perché Lea Garofalo e sua figlia Denise vanno raccontate con impegno costante nelle scuole, nelle piazze, sui libri: l’eroismo in penombra di chi crede nel dovere della verità è l’arma migliore contro le mafie, la partigianeria che profuma di «quel fresco profumo di libertà». (dall’Introduzione di Giulio CAVALLI)
FALCO EDITORE (Cosenza)
http://www.falcoeditore.com/index.html
Pagine: 224
Prezzo: € 14,00
ISBN: 978-88-96895-93-1
Formato: 15,5×21,5
PER ORDINAZIONI ON LINE: http://www.falcoeditore.com

Immagini del Video tratte dal TG La7 e da TeleCosenza

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Quarto (Na). L’intervento di Angela Procaccini

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IL CORAGGIO DI DIRE NO. La drammatica storia di Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta (Falco Editore – http://www.falcoeditore.com) a QUARTO (Napoli)
16 maggio 2013

L’intervento di Angela Procaccini, madre di Simonetta LAMBERTI (Vittima di Camorra)

Simonetta Lamberti
Data dell’accaduto: 29/05/1982 – Luogo di morte: CAVA DÈ TIRRENI (SA)
Anni: 10
Movente omicidio: casuale

SIMONETTA_LAMBERTI

Breve storia dell’accaduto:
Simonetta Lamberti è stata uccisa all’età di 10 anni, da un killer della camorra nel corso di un attentato, il cui obiettivo era il padre, il giudice Alfonso Lamberti, procuratore di Sala Consilina, con il quale stava rincasando a Cava de’ Tirreni.
L’uccisione è avvenuta per pura casualità, una coincidenza sinistra: uno dei proiettili indirizzati al padre rimbalza sulla testa della piccola, uccidendola.
Simonetta Lamberti è ricordata come la prima di una serie di bambini vittime innocenti, uccisi per caso o per particolare crudeltà durante le guerre di camorra degli anni ’80.
A Simonetta è stato subito intitolato un monumento eretto in suo onore a Cava, monumento in seguito rimosso a causa dei lavori per alcune opere pubbliche e che solo dopo circa dieci anni è stato ripristinato.
A Simonetta Lamberti è intitolato lo stadio di Cava de’ Tirreni e sono state dedicate diverse iniziative.
da Fondazione Polis

A cura di Paolo De Chiara
paolodechiara.com

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PREMIO Letterario Nazionale “Donna e scrittura. L’inedito nel cassetto”

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… Giacchè l’edizione 2012 del Premio è stata dedicata alla legalità e in particolare a Denis Cosco, figlia di Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa dalla ‘ndrangheta, il Presidente del Premio, prof.ssa Maria Fontana Ardito, ha voluto premiare il giornalista Paolo De Chiara, autore del volume “Il coraggio di dire no. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta”, e il suo editore Michele Falco.

premio letterario int.

XV edizione (2012) del Premio Letterario Nazionale “Donna e scrittura. L’inedito nel cassetto”

CERIMONIA DI PREMIAZIONE: 
Martedì 28 maggio 2013, ore 18:00 presso il “Palazzo Marsico”, Piazza San Nicola, Lattarico (Cs). 

COMUNICATO STAMPA 

Carmela Maria Palumbo è risultata vincitrice della XV edizione (2012) del Premio Letterario Nazionale “Donna e scrittura. L’inedito nel cassetto”, patrocinato esclusivamente dalle Edizioni Periferia di Cosenza. Il Primo Premio Assoluto le è stato assegnato dalla Giuria composta da: Maria Fontana Ardito (Presidente); Augusta Torricelli Frisina; Giovanna Miccichè; Carmelina Sicari; Pasquale Falco, per la Tesi di Master in Management (Relatore il prof. Pietro Fantozzi) dal titolo: ” Mons. Giancarlo Maria Bregantini costruttore di legalità”. La tesi sviluppa, attraverso una documentazione per molti aspetti inedita e una esperienza personale, il concetto di legalità proposto e concretamente vissuto da Mons. Bregantini.

Nel suo ministero episcopale in terra di Calabria e specificatamente nella Diocesi di Locri-Gerace, Mons. Bregantini individua e suggerisce una legalità non di natura giuridica, ma spirituale, culturale, sociale. Si tratta, dunque, di educare dal basso i singoli cittadini per l’affermazione di una cultura della legalità che si manifesta nei piccoli e grandi gesti della quotidianità.

L’Autrice, laureata in Medicina e specializzata in Psichiatria, svolge la sua attività professionale presso gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. Ha già al suo attivo pubblicazioni e riconoscimenti.

Giacchè l’edizione 2012 del Premio è stata dedicata alla legalità e in particolare a Denis Cosco, figlia di Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa dalla ‘ndrangheta, il Presidente del Premio, prof.ssa Maria Fontana Ardito, ha voluto premiare il giornalista Paolo De Chiara, autore del volume “Il coraggio di dire no. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta”, e il suo editore Michele Falco.

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Quarto (Na). L’intervento di Susy Cimminiello.

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IL CORAGGIO DI DIRE NO. La Storia drammatica di Lea Garofalo… a Quarto.
16 maggio 2013

L’intervento di Susy CIMMINIELLO (sorella di Gianluca, Coordinamento Campano familiari Vittime innocenti delle mafie)

Gianluca CIMMINIELLO
Data dell’accaduto: 02/02/2010 – Luogo di morte: CASAVATORE (NA)
Anni: 31
Movente omicidio: vendetta diretta

cimminiello

Breve storia dell’accaduto:
Il giorno 2 febbraio 2010 viene freddato nel suo studio “Zendark tattoo”, sulla Circumvallazione esterna, nel tratto di Casavatore, Gianluca Cimminiello di 31 anni, titolare di un centro di tatuaggi.
A distanza di un mese dalla sua morte si è compreso il movente dell’omicidio:
Gianluca è stato ammazzato per aver pubblicato sul suo profilo di Facebook un fotomontaggio che lo ritraeva con Lavezzi. Questa foto, secondo quanto accertato dai pm Stefania Castaldi e Gloria Sanseverino della Dda, indispettì Vincenzo Donniacuo, tatuatore di Melito, che chiese al clan di riferimento della zona di punire lo sgarro.
Dopo la pubblicazione della foto, Gianluca ebbe decine di e-mail da parte dei clienti e nell’ultimo messaggio inviatogli da Donniacuo, questi scrisse che Lavezzi lo doveva tatuare lui e nessun altro e poi chiuse con un «sabato passo nel tuo negozio». Quel sabato invece si presentarono tre persone. La discussione degenerò. In due aggredirono Gianluca che non solo evitò il pestaggio, ma fece scappare i suoi aggressori, tra i quali Noviello.
Tre giorni dopo, secondo l’accusa, Vincenzo Russo, si presenta davanti al negozio di Gianluca chiamandolo per nome. Cimminiello arriva sulla soglia del locale e viene colpito mortalmente prima alla spalla e poi al torace. Il killer spara ancora due volte. Per essere sicuro di aver ucciso.
Le manette sono scattate per Vincenzo Russo, 29 anni, pregiudicato di Melito ritenuto affiliato al clan degli scissionisti, arrestato dai carabinieri del nucleo operativo di Castello di Cisterna; nell’accusa di omicidio c’è l’aggravante di aver «agito con metodi mafiosi al fine di agevolare le attività dell’associazione camorristica facente capo a Cesare Pagano».
La famiglia di Gianluca si è costituita parte civile nel processo e segue ogni nuova evoluzione del caso affinchè l’uccisione di Gianluca ottenga giustizia. Fondamentale nel processo è la testimonianza di un testimone di giustizia.
Ad un anno dalla sua morte, la famiglia ha organizzato una fiaccolata in sua memoria.
da FondazionePolis 

Video realizzato da Paolo De Chiara
http://paolodechiara.com/

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SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO di Torino – Il Coraggio di dire No (Falco Editore)

 

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TORINO. Il Coraggio di dire No, la drammatica storia di Lea Garofalo (la donna che sfidò la ‘ndrangheta) al Salone Internazionale del Libro.

16-20 maggio 2013

IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la 'ndrangheta

libro e-Book

IL CORAGGIO DI DIRE NO. 

Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta

di Paolo De Chiara

(Falco Editore, novembre 2012)
con prefazione di Enrico FIERRO
con introduzione di Giulio CAVALLI
Questa è la storia di Lea Garofalo, la donna-coraggio che si è ribellata alla ’ndrangheta, che ha tagliato i ponti con la criminalità organizzata. Nata in una famiglia mafiosa, ha visto morire suo padre, suo fratello, i suoi cugini, i suoi amici. Un vero e proprio sterminio compiuto da uomini senza cuore, attaccati al potere e illusi dal falso rispetto della prepotenza criminale. Lea ha conosciuto la ’ndrangheta da vicino: come tante donne, ha subito la violenza brutale della mafia calabrese. Ha denunciato quello che ha visto, quello che ha sentito: una lunga serie di omicidi, droga, usura, minacce, violenze di ogni tipo. Ha raccontato la ’ndrangheta che uccide, che fa affari, che fa schifo!
È stata uccisa perché si è ribellata alla cultura mafiosa, che non perdona il tradimento – soprattutto – di una donna e non è guidata da sentimenti di benevolenza umana. A 35 anni è stata rapita a Milano per ordine del suo ex compagno, dopo un precedente fallito tentativo di sequestro in Molise (a Campobasso). […]
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[…] la storia di Lea Garofalo, di questo ci parla. Di una vita violenta vissuta in un clima di perenne e quotidiana violenza. Un’esistenza dove la tenerezza, l’affetto, la comprensione non hanno mai trovato spazio. Forse, ma questo lo si avverte leggendo il libro e soffermandosi a riflettere sulle pagine più dense, alla fine della sua vicenda umana. Lea aveva capito che una vita violenta non è più vita e per questo aveva chiesto aiuto. Allo Stato, a questa cosa incomprensibile e troppo lontana per una ragazza di Calabria, allo Stato come unica entità cui aggrapparsi in quel momento. Perché quando rompi con la famiglia, quando vuoi venirne fuori, diventi una infame, una cosa lorda, la vergogna per il padre, i fratelli, il marito. E la vergogna si lava con il sangue. (dalla Prefazione di Enrico FIERRO).
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[…] Ma il processo a Carlo Cosco e la sua banda è anche la foto di una Lombardia che ha deciso di svegliarsi dal lungo sonno della ragione sulle mafie e abbracciare un lutto senza scavalcarlo ma piuttosto caricandoselo sulle spalle. L’aula del tribunale di Milano dove si celebrò il processo è stata la meta di giovani e meno giovani che hanno deciso di esserci, di stare lì, di metterci la faccia, di non permettere che si derubricasse quel processo ad un litigio coniugale finito male. Il giorno della sentenza, gli occhi lucidi del pubblico che affollava l’aula sono stati la condanna più feroce per gli assassini: qui non c’è posto per voi, dicevano quegli occhi, non c’è più l’indifferenza che vi ha permesso di pascolare impuniti, boriosi e fieri della vostra bassezza criminale. Ecco perché Lea Garofalo e sua figlia Denise vanno raccontate con impegno costante nelle scuole, nelle piazze, sui libri: l’eroismo in penombra di chi crede nel dovere della verità è l’arma migliore contro le mafie, la partigianeria che profuma di «quel fresco profumo di libertà». (dall’Introduzione di Giulio CAVALLI)
IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta.
FALCO EDITORE (Cosenza)
Pagine: 224
Prezzo: € 14,00
ISBN: 978-88-96895-93-1
Formato: 15,5×21,5

PER ORDINI: www.falcoeditore.com

Il Coraggio di dire NO, salone internazionale del libro, Torino, 16-20 maggio 2013

VIDEO – Il Coraggio di dire No a QUARTO (Napoli), 16 maggio 2013

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Aula Magna S.S.S. ‘GADDA’ – via De Gasperi, 26

INTERVENTI:
Paolo DE CHIARA (autore)
Marianna COLACI e Nunzia GENTILE (Cooperativa IL GIRASOLE)
Daniela LAI e Maria DI COSTANZO (docenti)
Ciro BIONDI (giornalista)
Carmen DEL CORE (LIBERA Campi Flegrei)
Susy CIMMINIELLO (Coord. campano Familiari Vittime Innocenti delle mafie)
Angela PROCACCINI (Napoli nel Mediterraneo del Comune di Napoli)
Luigi SACCENTI (Equamente – Consorzio Coop Sociali)
Gianfranco GALLO (attore)
Luigi CUOMO (Nuovo Quarto Calcio)
QUESTA INIZIATIVA E’ CONTRO IL SISTEMA DELLA CAMORRA
manifesto

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a QUARTO (Na) – Scuola ‘GADDA’

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GRAZIE DI CUORE per la bellissima iniziativa organizzata dall’Istituto ‘Gadda’ di Quarto… Ragazzi, Insegnanti e dirigenti scolastici eccezionali.

Voi siete la speranza, non dobbiamo e non possiamo mollare. Non è facile parlare di Legalità in territori difficili, dove i clan offuscano qualsiasi speranza di futuro. A Quarto (Na) per tre volte il consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche. L’iniziativa di giovedì (16 maggio 2013) è uno schiaffo in pieno viso al maledetto clan Polverino… siete voi vigliacchi a dover lasciare queste terre bellissime. Andate via, a testa bassa.

GRAZIE DI CUORE A TUTTI I PRESENTI e ai tanti COLLEGHI che hanno filmato e registrato l’impegno di questi favolosi ragazzi.

Insieme siamo una forza, non ci fermeranno.

Paolo De Chiara

Aula Magna S.S.S. ‘GADDA’ – via De Gasperi, 26
INTERVENTI:
Paolo DE CHIARA (autore)
Marianna COLACI e Nunzia GENTILE (Cooperativa IL GIRASOLE)
Daniela LAI Maria DI COSTANZO (docenti)
Ciro BIONDI (giornalista)
Carmen DEL CORE (LIBERA Campi Flegrei)
Susy CIMMINIELLO (Coord. campano Familiari Vittime Innocenti delle mafie)
Angela PROCACCINI (Napoli nel Mediterraneo del Comune di Napoli)
Luigi SACCENTI (Equamente – Consorzio Coop Sociali)
Gianfranco GALLO (attore)
Luigi CUOMO (Nuovo Quarto Calcio)
QUESTA INIZIATIVA E’ CONTRO IL SISTEMA DELLA CAMORRA
coro 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13
manifesto
libro 14 15 16 17 18 19 20 21 22 coro
da Il Roma, 24 maggio 2013
da Il Roma, 24 maggio 2013

Parla Angela Napoli: “Favoriscono la mia morte” (restoalsud.it)

angela napoli

da restoalsud.it

di  | il 15 maggio 2013

“Con una macchina non blindata l’unica cosa che può succedere è la mia fine sicura”.

Queste sono le parole dell’On. Angela Napoli. L’ex componente della commissione parlamentare antimafia, impegnata da sempre contro la ‘ndrangheta. La maledetta mafia che opprime e uccide la sua terra.  Una politica di razza, con una vita blindata. L’ultima minaccia di morte a gennaio scorso: “stiamo lavorando per toglierla di mezzo”.

Parole intercettate al boss di ‘ndrangheta  Pantaleone Mancuso, nel carcere di Tolmezzo. Dopo un’interrogazione parlamentare presentata per chiedere spiegazioni sul provvedimento del Tribunale di Vibo Valentia che aveva disposto il trasferimento del boss in ospedale.  “La Calabria, come tutte le regioni che si trovano invase e contaminate dalla piaga dell’illegalità, ha bisogno di testimoni coraggiosi capaci di denunciare e svelare i meccanismi che impediscono il giusto sviluppo. È giusto che persone come Angela Napoli, che hanno fatto della loro vita un principio di legalità e di amore verso la propria terra, ricevano dallo Stato l’adeguata protezione a tutela della propria vita”, scrivono associazioni e cittadini in una lettera inviata al Prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli.

Il prefetto che ha annunciato con una telefonata la revoca e che ha aggiunto: “se dovesse succedere qualcosa rivedremo la decisione”. Non ricandidata alle ultime elezioni politiche. Per Bocchino, la Napoli, “parla troppo di legalità”. Danneggia l’immagine, rompe gli equilibri. “In molti speravano che chiusa l’attività parlamentare mi sarei automaticamente chiusa in casa e avrei finito con le mie battaglie, le mie denunzie. La cosa non è avvenuta”. Ad Angela Napoli è stata tolta la scorta armata. L’esponente calabrese di ‘Risveglio Ideale’ rischia seriamente la vita, ma non si arrende: “Vado avanti”.

Angela Napoli, dopo la mancata candidatura alle politiche (per Bocchino, ex colonnello di Fini, lei parlava “troppo di legalità in Calabria”) le hanno revocato l’auto blindata, l’autista e un agente per la tutela. Come ha saputo di questo ‘strano’ provvedimento?

Ho ricevuto, prima, una telefonata di preavvertimento da parte del prefetto Piscitelli di Reggio Calabria e, il giorno dopo, ho ricevuto la lettera da parte della Prefettura. Naturalmente è un provvedimento che respingo. Si tratterebbe, intanto, di non avere la macchina blindata, dovrei mettere io stessa il conducente e, praticamente, lo Stato mi darebbe solo un uomo della polizia. Mettendo a rischio, automaticamente, la vita mia ma anche quella di due persone. Io non lo posso assolutamente permettere. Per cui ho indirizzato una lettera al Prefetto, mettendo tutti gli episodi, purtroppo, di minacce ai quali sono stata e continuo ad essere sottoposta. E ho chiesto la revoca del provvedimento. Quindi quello che accadrà non lo so.

Ci sono state risposte dopo la sua lettera?

No.

Cosa pensava mentre il prefetto Piscitelli le comunicava telefonicamente la decisione?

Intanto sono stata presa di sorpresa. È stata una comunicazione veramente inaspettata. A gennaio ho saputo dell’inchiesta ‘Purgatorio’ dove il boss Mancuso, praticamente, faceva capire di addebitarmi otto anni di carcere inflitti e un suo sodale diceva: ‘tranquillo, stiamo vedendo come farla fuori’. A metà gennaio aveva allertato, sia a Roma sia in Calabria, la scorta proprio in base a queste dichiarazioni. Trovo veramente strano che dopo tre mesi…  L’unica ragione che mi sono fatta è che, probabilmente, in molti speravano che chiusa l’attività parlamentare mi sarei automaticamente chiusa in casa e avrei finito con le mie battaglie, le mie denunzie. La cosa non è avvenuta, perché sono ripartita, devo dire anche alla grande, con grande successo, con la mia associazione ‘Risveglio Ideale’ e questo, con molta probabilità, sta dando fastidio. L’unico modo per farmi tacere è proprio quello di farmi chiudere in casa. O, addirittura, andar via.

È vero che il prefetto di Reggio Calabria durante la telefonata le ha detto: “se dovesse succedere qualcosa rivedremo la decisione?”

Si, è verissimo. Che deve succedere? Con una macchina non blindata l’unica cosa che può succedere è la mia fine sicura. Nella lettera che ho scritto, chiedendo la revoca del provvedimento, ho specificato tante e tante cose. Ad iniziare dal fatto che la scorta non l’ho avuta perché ricoprivo incarichi istituzionali o perché componente della commissione antimafia, l’ho avuta perché soggetto ad alto rischio. Non mi sono mai servita della scorta per vacanze balneari o di altro genere. Sono dieci anni che non vado al mare.

Chi ha deciso?

Il provvedimento lo ha preso il prefetto di Reggio Calabria, stando a quello che c’è scritto nella lettera, dopo la riunione del coordinamento delle forze di polizia che si sarebbe svolta, come c’è scritto nella lettera, il 10 aprile scorso.

Quali sono le ragioni?

Non ci sono ragioni. Il coordinamento constata, fa la valutazione sul rischio della persona. Probabilmente, pur avendo conoscenza di tutto quello che ho sopra la testa, non reputano che sia soggetto  a rischio.

Nel 2010 riceve una lettera “allarmante”, scritta dal pentito di ‘ndrangheta Gerardo D’Urzo. Le cosche della Piana di Gioia Tauro stavano organizzando un attentato contro di lei. Ora diventa tutto più difficile.

Sicuramente difficile e anche molto, molto rischioso. Diventa difficile muovermi, addirittura, nel mio stesso paese di residenza, Taurianova, il primo Comune in Italia ad essere sciolto per infiltrazione mafiosa, il consiglio comunale è stato sciolta per la seconda volta nel 2009 e nei mesi scorsi è stato sottoposto nuovamente ad una commissione di accesso. Con molta probabilità potrebbe arrivare il terzo scioglimento. Personaggi che ruotano nella mia città, che ho sempre combattuto, sono ben noti alle forze dell’ordine. Io stessa ho perfino fatto un’interrogazione per chiedere l’applicazione del 41bis a due fratelli ergastolani di Taurianova che avevano tentato l’evasione. Questi fratelli hanno un altro fratello che circola liberamente  per Taurianova e un cognato, sempre di Taurianova, che è latitante dal 1992.

Gente che non dimentica.

Magari dimenticasse, magari. Il Pantaleone Mancuso, a proposito del fatto che secondo lui sarebbe colpa mia l’inflizione di otto anni di galera, dice anche che, sempre per causa mia, non è riuscito a partecipare al matrimonio della figlia. E aggiunge: “Iddio non paga il sabato”, ha voluto dire: ‘tranquilla, te la faccio pagare’. L’avviso che il collaboratore di giustizia D’Urzo ha dato attraverso le sue lettere nel 2010 fanno riferimento alla possibile fine che avrebbero dovuto farmi fare le cosce di Rosarno, su indicazione di un politico della mia stessa coalizione. L’unico nome che non fa nella lettera è quello del politico. Questa la dice lunga. Io ho fatto i nomi di personaggi politici, che poi sono stati anche arrestati, che erano stati candidati alle elezioni regionali. Mi sono battuta per lo scioglimento del consiglio comunale di Reggio Calabria, ma anche di altri consigli comunali, dove c’è naturalmente l’implicazione della politica. Non ho mai guardato colore politico per fare determinate battaglie o coalizione di appartenenza. È chiaro che cercare di incidere nella zona grigia mi ha arrecato grave danno.

Gerardo D’Urzo è il collaboratore di giustizia che nel processo Genesi, a Vibo Valentia, ha svelato il piano della ‘ndrangheta per un uccidere con il lanciarazzi il magistrato Marisa Manzini.

Si, è lui. È stato sempre un collaboratore ritenuto attendibile. In quelle due lettere faceva nomi e cognomi del boss gli avrebbe dato questa notizia in carcere, le cosche che avrebbero dovuto uccidermi. L’unico nome che non faceva era quello del politico. Nello stesso periodo in cui ricevevo queste lettere sotto la mia casa romana, una sera, è stata individuata una macchina rubata, con i fili tranciati, con la ruota di scorta messa fuori dalla sua posizione, che gli inquirenti hanno ritenuto potesse essere una macchina predisposta per obiettivo nei confronti della mia persona.

Lei è stata promotrice del disegno di legge anti-infiltrazione in campagna elettorale e non andò a votare alle regionali del marzo 2010, per la presenza di personaggi “che seppure hanno la fedina penale pulita risultano vicini a esponenti della ‘ndrangheta o comunque sul piano etico e morale quantomeno discutibili”.

Avevo fatto anche dei nomi di personaggi candidati che poi sono stati anche arrestati. Non dimentichiamo che dopo c’è stato l’arresto dell’ex consigliere regionale Zappalà, l’arresto dell’ex consigliere regionale Morelli, l’arresto di Cosimo Cherubino legato alle cosche Commisso di Siderno. Nomi che avevo segnalato, l’intervento della giustizia è stato successivo all’evento temporale.

Pochi mesi fa la mancata candidatura in Calabria, oggi la scorta è stata revocata. Lei ci vede un disegno studiato a tavolino per colpire il suo impegno?

Sinceramente non vedo altra possibilità. La mancata candidatura era automaticamente un sollievo per coloro che ritenevano che l’incarico di parlamentare mi potesse dare agevolazioni nel fare determinate denunzie. Subito dopo ho dimostrato il mio impegno anche senza l’incarico di deputato. L’unica cosa che spero e che ancora mi auguro è quella che il coordinamento delle forze di polizia provinciale rivisiti la sua decisione e mi lasci la situazione di controllo della mia sicurezza. Questa è l’unica cosa, altrimenti che dovrei rinunciare anche al quarto livello, che non reputo assolutamente idoneo per garantire la mia sicurezza. Chiudermi in casa o accettare quello che qualcuno mi consiglia, cioè chiudere la porta di casa e andarmene in altro posto, non mi va. Le battaglie le ho fatte in favore della Calabria, amo questa terra, nonostante tutto quello che conosco. La stragrande  maggioranza dei cittadini calabresi è costituita da persone oneste, non mi va assolutamente di abbandonare quella terra e non mi va nemmeno di abbandonare le mie battaglie. Significherebbe annullare le stesse condotte per 25 anni. Sono stata quella che da sola ha presentato la lista nel famoso Comune di Platì, in provincia di Reggio Calabria, quando nessun partito riusciva a presentare una lista. Ho presentato una lista capeggiata da me e tutte donne di fuori. Le mie battaglie contro la ‘ndrangheta sono conosciute e sono annose.

Non ha trovato nessuno disposto a farle da autista.

Nessuno vuole rischiare la propria vita. Devo dire che nei giorni successivi all’annuncio ho ricevuto la disponibilità dei testimoni di giustizia. Di tre o quattro testimoni di giustizia, i quali sanno anche loro di essere sottoposti a rischio e, quindi, mi hanno dato questa diponibilità, della quale sono grata ma non posso approfittarne. È una questione anche morale, non corretta. Non  posso mettere a rischio la vita di altre persone, oltre la mia.

Dopo la frase del boss Mancuso “stiamo lavorando per toglierla di mezzo” sembra che qualcuno voglia anticipare il lavoro del boss e della ‘ndrangheta.

Mi sembra proprio di sì. C’è proprio la volontà di anticipare questa decisione o, meglio, di favorire la stessa.

restoalsud.it

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO – L’intervento di Angela NAPOLI 

Cosenza, 14 dicembre 2012
Presentazione del libro
IL CORAGGIO DI DIRE NO
LEA GAROFALO, LA DONNA CHE SFIDO’ LA ‘NDRANGHETA.
di Paolo De Chiara (FALCO Editore, Cosenza http://www.falcoeditore.it)

L’intervento dell’On. Angela NAPOLI, componente della Commissione Antimafia.

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO. Angela NAPOLI a Isernia 

LA DENUNCIA dell’On. Angela NAPOLI (Componente della Commissione ANTIMAFIA e sotto scorta perché minacciata di morte dalla ‘ndrangheta)
“Non c’è la voglia di combattere le mafie…”.
– Intervento integrale –

ISERNIA. Venerdì 8 febbraio 2013, ore 17.30
Presentazione “IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta”.

Con:
Enrico FIERRO (Giornalista de il Fatto Quotidiano);
Nicola MAGRONE (già Proc. della Repubblica di Larino);
On. Angela NAPOLI (Comp. Commissione Parlamentare Antimafia).

Vincenzo CIMINO (Cons. naz. Ordine dei Giornalisti);
Don Paolo SCARABEO (Prete-Giornalista).

AULA MAGNA, ITIS ‘E. MATTEI’, viale dei Pentri (già S.S. 17)

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO a Folgaria 

L’intervento dell’On. Angela NAPOLI, già Componente della Commissione Parlamentare Antimafia.

SETTIMANA BIANCA CONTRO LE MAFIE…
27 febbraio 2013, h.17.00, con: 
• Paolo De Chiara, giornalista, autore del libro “Il Coraggio di dire
NO. Lea Garogalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta”, collaboratrice di giustizia, bruciata dalla ‘ndrangheta in Lombardia
• On. Angela Napoli – Componente Commissione Parlamentare
Antimafia.

Folgaria, 27 febbraio 2013

 

 

PROCESSO II GRADO LEA GAROFALO, V Udienza, 15 maggio 2013.

lea garofalo collana

PROCESSO II GRADO LEA GAROFALO, V Udienza del 15 maggio 2013

Il pm Marcello Tatangelo ha chiesto l’ASSOLUZIONE per Giuseppe Cosco (detto ‘Smith) e Massimo Sabatino (il falso tecnico della lavatrice).

27 anni per Carmine Venturino (il ‘fidanzatino’ di Denise),

Conferma degli ERGASTOLI per Vito (detto ‘Sergio’) e Carlo Cosco (l’ex convivente di Lea, il padre di Denise), e Rosario Curcio.

 

Lea Garofalo, in appello pg Milano chiede tre ergastoli e due assoluzioni

da il Fatto Quotidiano

In Molise l’intreccio tra parenti e affari continua (da restoalsud.it)

frattura-presidente

 

da restoalsud.it

di  | 15 maggio 2013

Si ritorna a parlare del piccolo Molise. Dopo lo sgretolamento del sistema di potere di Michele Iorio (colpito da inchieste, indagini e condanne) è il turno del ‘nuovo’ presidente della giunta regionale, Paolo Di Laura Frattura.

Ex Presidente della Camera di Commercio, in passato molto vicino a Michele Iorio, candidato con poca fortuna (per due volte) con Forza Italia.

Oggi ha trovato la sua dimensione politica nel centro-sinistra.

Grazie alle nuove alleanze e ai continui cambi di casacca. Questa volta è ilCorriere.it, con il bravo e puntuale giornalista Sergio Rizzo, a mettere sul piatto un tema mai affrontato: il conflitto di interessiPotrebbe configurarsi la fattispecie di conflitto di interessi per Frattura? A questa domanda, prima della vittoria, i suoi colleghi di centro-sinistra, non hanno risposto. Non hanno saputo rispondere, non hanno voluto rispondere. Il tema ruotava intorno alla costruzione di una centrale a biomasse.

Dovevano leggere prima le carte.

Non ne so nulla – dichiarò il consigliere regionale del Pd, oggi vice presidente della Regione Molise e Assessore Michele Petraroia – non ho notizie. Prima dovrei vedere le carte. Sull’impianto specifico non ho nessun documento. Sono stato l’unico a mettermi contro la centrale ad olio vegetali a Trivento e Montefalcone. Il mio parere è scontato su questi argomenti. Se mi devo mettere a battibeccare con questi personaggi di nuova generazione, scelgo io il terreno”. Per l’attuale assessore: “le centrali a biomasse sono semplicemente degli espedienti. Nascono per le biomasse e alla fine diventano potenziali destinatari, diciamo, di rifiuti”.

Nemmeno Cristiano Di Pietro (oggi rieletto in consiglio regionale con la defunta Idv) era a conoscenza dell’autorizzazione. “Non ho letto la determina. Mi serve il tempo per leggerla. Devo capire meglio, devo approfondire l’argomento. Se dovesse essere vera la notizia bisogna capire se Frattura è ancora socio. Se dovesse essere socio chiederemo spiegazioni di questa situazione. Devo capire come stanno le cose”. L’argomento non suscitò particolare interesse.

Oggi i presunti conflitti di interessi del ‘nuovo’ presidente Frattura ritornano alla luce. Scrive Rizzo sul Corriere.it: “Senza sintonia con il governatore Paolo Di Laura Frattura, uomo che dovrebbe incarnare il rinnovamento dopo 12 anni di regno di Michele Iorio, l’ingegner Mariolga Mogavero non sarebbe certo arrivata fin qui. Ovvero, nella stanza dei bottoni della piccola Regione Molise, capo di gabinetto e segretario generale della nuova giunta di centrosinistra.

Così da attirarsi le invidiose attenzioni di chi l’ha già acidamente battezzata «la governatrice». La Mogavero, moglie di Luca Di Domenico, è la prima firmataria del ricorso elettorale, andato a buon fine, al Tar Molise. Lo stesso nome che si ritrova in una delle società (la prima proponente) legata alla costruzione della centrale biomasse di Campochiaro, in provincia di Campobasso. Il 20 luglio del 2010 la società Gap Consulting srl “ha chiesto l’autorizzazione unica per la realizzazione e l’esercizio, nella zona del Consorzio per lo sviluppo Industriale Campobasso-Bojano del Comune di Campochiaro, di un impianto di produzione di energia elettrica da biomasse”si legge nella determina, “utilizzante biomassa legnosa ed assimilati”Secondo la visura camerale del 5 giugno 2012, la Gap Consulting srl, è stata costituita il 14 luglio del 2005, con un capitale sociale di 10 mila euro.

La Gap è composta da altre due società, con pari quote: la Proter e la Civitas. Entrambe a responsabilità limitata. L’amministratore unico della Gap risulta essere Mogavero MariolgaLa Civitas e la Proter hanno altri due amministratori. Per la prima (costituita il 6 aprile del 2009) risulta essere l’ing. Di Domenico Luca, marito della Mogavero;  per la seconda (costituita il 1 giugno del 1991) il capo dell’allora opposizione in consiglio regionale, Di Laura Frattura Paolo. Il 30 gennaio del 2012 viene protocollata la richiesta dell’amministratore unico della società Gap Consulting (Mogavero Mariolga, già collaboratrice di Frattura) e dell’amministratore unico della società Civitas (Di Domenico Luca, marito della Mogavero).

Per far subentrare la Civitas nel procedimento attivato da Gap. È lo stesso Rizzo che scrive sul Corriere: “Mariolga, però, è qualcosa di più. Tanto che per dipanare l’incredibile intreccio di interessi privati, relazioni politiche, parentele e coincidenze che si addensa intorno alla figura del governatore, non si può che cominciare da lei, sua factotum. E da una società di consulenza, la Gap consulting di Campobasso, di cui l’ingegner Mogavero ha il 50%”.

Ma come è andata a finire per la centrale biomasse del marito di Mariolga Mogavero? “Il 15 aprile scorso – spiega Sergio Rizzo – se la compra quasi tutta (il 99,5 per cento delle azioni) la C&t spa, nonostante un ricorso pendente al Tar. Si tratta di una società del settore energetico che controlla pure il 20% della Biocom. Che cos’è? Un’altra ditta del settore biomasse il cui restante 80 per cento era in mano allo stesso Paolo Di Laura Frattura, e che ha avuto dalla Regione Molise un finanziamento di 300 mila euro per realizzare un impianto a Termoli. Ma siccome il Comune non dà i permessi il contributo viene revocato, con immediato ricorso al Tar contro la Regione da parte del futuro governatore. Il progetto si scioglie, la società va in liquidazione e il 7 marzo 2013, due settimane dopo il voto, Di Laura Frattura si libera di quell’ingombrante pacchetto dell’80%.

A comprarlo è il liquidatore Vittorio Del Cioppo, sfortunato candidato alle regionali per l’Idv. Partito che ovviamente sostiene la giunta, come anche Sinistra ecologia e libertà. Unico consigliere vendoliano e capogruppo di se stesso, in un’assemblea regionale con 21 seggi e ben 14 gruppi dei quali addirittura nove composti da una sola persona, è Nico Ioffredi, cognato di Paolo Di Laura Frattura. È il marito di sua sorella Giuliana Di Laura Frattura, capo di gabinetto del questore di Campobasso”.

L’intreccio di interessi privati, relazioni politiche, parentele e coincidenze sollevato dal Corriere della Sera non interessa a nessuno.

In Molise chi ha governato ieri, governa pure oggi? Sotto nuovi colori, sotto nuove bandiere?

Di certo c’è un solo assente: Michele Iorio, colpito da un’interdizione dai pubblici uffici.

restoalsud.it

http://www.restoalsud.it/2013/05/15/in-molise-lintreccio-tra-parenti-e-affari-continua/

CORRIERE.IT – Compagne e cognati, relazioni e parentele Vecchie Parentopoli nel «nuovo» Molise

da Corriere.it

I CONFLITTI D’INTERESSE DEL PD DI LAURA FRATTURA

Compagne e cognati, relazioni e parentele

Vecchie Parentopoli nel «nuovo» Molise

La Regione e le società del governatore: intreccio di interessi privati, relazioni politiche, parentele e coincidenze

P. FRATTURA
P. FRATTURA

ROMA – «Che cosa vi ha uniti?», le chiede http://www.primapaginamolise.it. E lei, risoluta: «Una fortissima sintonia di pensiero». Senza sintonia con il governatore Paolo Di Laura Frattura, uomo che dovrebbe incarnare il rinnovamento dopo 12 anni di regno di Michele Iorio, l’ingegner Mariolga Mogavero non sarebbe certo arrivata fin qui. Ovvero, nella stanza dei bottoni della piccola Regione Molise, capo di gabinetto e segretario generale della nuova giunta di centrosinistra. Così da attirarsi le invidiose attenzioni di chi l’ha già acidamente battezzata «la governatrice».

Mariolga, però, è qualcosa di più. Tanto che per dipanare l’incredibile intreccio di interessi privati, relazioni politiche, parentele e coincidenze che si addensa intorno alla figura del governatore, non si può che cominciare da lei, sua factotum. E da una società di consulenza, la Gap consulting di Campobasso, di cui l’ingegner Mogavero ha il 50%. Non è una società qualunque: si è candidata a fare un impianto a biomasse, per cui ha presentato apposita richiesta alla Regione. Ma nemmeno la titolare del restante 50% è una persona qualsiasi. Si tratta infatti della compagna del futuro governatore, Gilda Maria Antonelli.

Il 10 marzo del 2011 entrambe le signore escono di scena vendendo ai mariti. La quota di Mariolga Mogavero finisce alla società (Civitas) del suo consorte Luca Di Domenico. Quella di Gilda Maria Antonelli, invece, alla società (Proter) del suo compagno. Il 30 gennaio 2012 la Gap regala quindi il progetto della centrale alla Civitas di Di Domenico. In quel momento Di Laura Frattura è il capo dell’opposizione regionale: alle elezioni di novembre 2011 è stato sconfitto da Iorio, di cui a lungo era stato il braccio destro prima di passare al centrosinistra. Intervistato dal giornalista Paolo De Chiara respinge ogni sospetto di conflitto d’interessi. «Con le biomasse non ho nulla a che fare. Quando l’iter autorizzativo è partito non avevo nessun impegno politico. Se faccio politica non posso fare l’imprenditore», taglia corto. Passa un anno e diventa governatore, ventotto anni dopo suo padre Ferdinando, democristiano. Ma qui cominciano i problemi. Perché quando si hanno tanti interessi già è difficile guidare l’opposizione, figuriamoci la giunta. Soprattutto in una città piccola, dove le voci, talvolta insieme alle maldicenze, si rincorrono. E tutti si conoscono.

Luca Di Domenico, per esempio, conosce di sicuro l’ex sindaco Giuseppe Di Fabio. Non fosse altro perché sua sorella Marilina Di Domenico, candidata con Fratelli d’Italia alle ultime politiche, è stata assessore comunale. Inoltre la società delle biomasse ha lo stesso indirizzo di una onlus, la Seconda ala, che fa capo all’ex primo cittadino. Anni d’oro, per Campobasso, quelli di Di Fabio: anni in cui partiva il progetto delle Due torri, iniziativa edile milionaria della società Immobiliare le torri, controllata al 51% dall’attuale governatore. Iniziativa pensata per ospitare nientemeno che la nuova sede della Regione. Anche qui fra mille coincidenze.

Il costruttore, nonché socio di Di Laura Frattura alla partenza dell’operazione, è l’impresa Nidaco. I proprietari? Cotugno Nicandro, figlio di Cotugno Vincenzo, attuale consigliere regionale, e Giuseppina Patriciello, moglie di Vincenzo Cotugno e sorella dell’europarlamentare Pdl Aldo Patriciello. Vincenzo Cotugno, dettaglio, è in attesa di nomina ad assessore regionale: sarebbe il quinto, ma le norme dicono non più di quattro. Si dovranno quindi cambiare legge e statuto.
Coincidenze e intrecci però non finiscono qua. La società della centrale a biomasse del marito di Mariolga Mogavero, ricordate? Il 15 aprile scorso se la compra quasi tutta (il 99,5 per cento delle azioni) la C&t spa, nonostante un ricorso pendente al Tar. Si tratta di una società del settore energetico che controlla pure il 20% della Biocom. Che cos’è? Un’altra ditta del settore biomasse il cui restante 80 per cento era in mano allo stesso Paolo Di Laura Frattura, e che ha avuto dalla Regione Molise un finanziamento di 300 mila euro per realizzare un impianto a Termoli. Ma siccome il Comune non dà i permessi il contributo viene revocato, con immediato ricorso al Tar contro la Regione da parte del futuro governatore. Il progetto si scioglie, la società va in liquidazione e il 7 marzo 2013, due settimane dopo il voto, Di Laura Frattura si libera di quell’ingombrante pacchetto dell’80%.

A comprarlo è il liquidatore Vittorio Del Cioppo,sfortunato candidato alle regionali per l’Idv. Partito che ovviamente sostiene la giunta, come anche Sinistra ecologia e libertà. Unico consigliere vendoliano e capogruppo di se stesso, in un’assemblea regionale con 21 seggi e ben 14 gruppi dei quali addirittura nove composti da una sola persona, è Nico Ioffredi, cognato di Paolo Di Laura Frattura. È il marito di sua sorella Giuliana Di Laura Frattura, capo di gabinetto del questore di Campobasso.

14 maggio 2013 | 10:20

PER LEGGERE L’ARTICOLO ORIGINALE CLICCA SU CORRIERE.IT

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LA REPLICA di Frattura… La lettera al direttore del Corriere della Sera

http://www3.regione.molise.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/8367

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La risposta di Sergio Rizzo

Voglio tranquillizzare il nuovo governatore del molise: non ho suggeritori. Fonti invece si’, ne ho, e affidabili. Soprattutto pero’ ci sono i documenti, come le carte societarie e le delibere, che sono abituato a leggere sempre prima di scrivere. Detto questo, non mi sfugge affatto che Paolo Frattura e’ stato scelto dagli elettori. Nemmeno a lui pero’ dovrebbe sfuggire l’obbligo di trasparenza assoluta che tocca a chi ricopre simili incarichi pubblici. Lo si deve a quegli elettori che l’hanno votato. E noi crediamo di aver fatto un po’ di luce. Niente altro.

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da L’INDRO.IT di lunedì 2 Luglio 2012, ore 19:28

BIOMASSE IN MOLISE, CONFLITTO DI INTERESSI?

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Nel Comune di Campochiaro, in provincia di Campobasso (dove volevano far sorgere anche l’inutile aeroporto del Molise), verrà costruito un impianto per la produzione di energia elettrica da biomasse legnose della potenza di 0.99 MWe.

L’autorizzazione unica, contenuta nella determina dirigenziale n. 45 del 2012, porta la data del 4 maggio. A distanza di quasi due mesi continua il silenzio intorno a questa vicenda. Che vede tre società interessate, secondo le visure camerali, tra cui una che fa capo direttamente al leader dell’opposizione in Molise, Paolo Di Laura Frattura.L’imprenditore prestato alla politica che, qualche mese fa, ha messo in seria difficoltà il presidente-condannato (a un anno e sei mesi, in primo grado, per aver favorito uno dei figli) della Regione Molise, Angelo Michele Iorio. Rieletto per la terza volta. Per la vicenda elettorale bisognerà attendere la sentenza del Consiglio di Stato, dopo quella favorevole del Tar Molise. Ma questa è un’altra storia.

E’ importante tenere a mente il nome del primo firmatario del ricorso andato a buon fine: Mogavero Mariolga. Che ritroveremo in una delle società (la prima proponente) legata alla costruzione della centrale biomasse di Campochiaro. Meglio andare con ordine. Il 20 luglio del 2010 la società Gap Consulting srl “ha chiesto l’autorizzazione unica per la realizzazione e l’esercizio, nella zona del Consorzio per lo sviluppo Industriale Campobasso-Bojano del Comune di Campochiaro, di un impianto di produzione di energia elettrica da biomasse”, si legge nella determina, “utilizzante biomassa legnosa ed assimilati”.

Partiamo dalla Gap Consulting srl. Dalla visura camerale, del 5 giugno 2012, si apprende che è stata costituita il 14 luglio del 2005, con un capitale sociale di 10 mila euro. La Gap è composta da altre due società, con pari quote: la Proter e la Civitas. Entrambe a responsabilità limitata. L’amministratore unico della Gap è Mogavero Mariolga, la prima firmataria del ricorso elettorale al Tar Molise. La Civitas e la Proter hanno altri due amministratori. Per la prima (costituita il 6 aprile del 2009) risulta essere l’ing. Di Domenico Luca, marito della Mogavero; mentre per la seconda (costituita il 1 giugno del 1991) è il capo dell’opposizione in consiglio regionale, Di Laura Frattura Paolo. Il 30 gennaio 2012 viene protocollata la richiesta dell’amministratore unico della società Gap Consulting (Mogavero Mariolga, già collaboratrice di Frattura) e dell’amministratore unico della società Civitas (Di Domenico Luca, marito della Mogavero). Per far subentrare la Civitas nel procedimento attivato da Gap. In poche parole, Gap cede gratuitamente a Civitas il progetto per la realizzazione dell’impianto di Campochiaro.

Potrebbe configurarsi la fattispecie di conflitto di interessi per il capo dell’opposizione Frattura? A questa domanda, i suoi colleghi di centro-sinistra, non hanno risposto. Non hanno saputo rispondere, non hanno voluto rispondere. Devono leggere prima le carte. Non ne so nulla – ha dichiarato il consigliere regionale del Pd, Michele Petraroia – non ho notizie. Prima dovrei vedere le carte. Sull’impianto specifico non ho nessun documento. Sono stato l’unico a mettermi contro la centrale ad olio vegetali a Trivento e Montefalcone. Il mio parere è scontato su questi argomenti. Se mi devo mettere a battibeccare con questi personaggi di nuova generazione, scelgo io il terreno”. Ma almeno siamo riusciti a strappare un parere sul tipo di impianto: “le centrali a biomasse sono semplicemente degli espedienti. Nascono per le biomasse e alla fine diventano potenziali destinatari, diciamo, di rifiuti”.Nemmeno Cristiano Di Pietro (consigliere regionale Idv) è a conoscenza dell’autorizzazione firmata il 4 maggio scorso dall’istruttore Giuseppina Baranello. “Non ho letto la determina. Mi serve il tempo per leggerla. Devo capire meglio, devo approfondire l’argomento. Se dovesse essere vera la notizia bisogna capire se Frattura è ancora socio. Se dovesse essere socio chiederemo spiegazioni di questa situazione. Devo capire come stanno le cose”. Che Frattura sia amministratore e socio unico della Proter srl è un dato di fatto. Altro dato di fatto, rinvenibile nelle visure camerali, è che la società di Frattura, insieme a quella dell’ing. Di Domenico, si trovano in un’unica società: la Gap Consulting srl (con l’amministratore Mogavero). La prima società proponente, sostituita dalla Civitas il 30 gennaio 2012. Tre mesi dopo le elezioni regionali (ottobre 2011) perse per pochi voti da Frattura. Abbiamo contattato proprio l’ing. Di Domenico: “con Gap abbiamo sviluppato l’idea progettuale. Però non bisogna personalizzare le società. Io ho una società, Paolo partecipa in Gap attraverso la Proter. Nell’ambito delle attività che fa Gap, fa anche sviluppo di progetti e qualche anno fa siamo partiti con un progetto di valorizzazione delle biomasse legnose”.Autorizzato lo scorso 4 maggio. “In questo progetto c’è l’impegno della Gap e della Civitas in termini di costruzione di idea progettuale e poi è stata portata avanti anche con tecnici esterni. In questo momento non c’è un impegno di Paolo Di Laura Frattura, che non ha interessi, in quanto Gap ha ceduto a Civitas il progetto”. Però la Proter, che fa capo a Paolo Di Laura Frattura, ha rapporti con Civitas, con una quota in Gap. “Si, ma Gap è in chiusura. Paolo (Frattura, ndr) si occupa di politica e io di rinnovabili, ognuno fa il suo mestiere. L’iniziativa è al 100% Civitas. Il tentativo di collegare Paolo Di Laura Frattura è una speculazione giornalistica. Ma il suo obiettivo qual è?”.

L’obiettivo è capire se il capo dell’opposizione molisana, Paolo Di Laura Frattura, ha interessi diretti o indiretti nel campo energetico. E lo abbiamo chiesto direttamente al leader del centro-sinistra in consiglio regionale. Siamo partiti dalle centrali a biomasse“in una logica organizzata sul territorio poteva essere una buona iniziativa considerando l’incentivo che c’era rispetto a queste centrali. E’ chiaro però che devono nascere sulla base dell’esigenze del territorio. Se diventano mere operazioni speculative, finalizzate esclusivamente all’importazione da altre Regioni o da altri Paesi di biomasse, è chiaro che non mi vede d’accordo”.

Lei conosce la società proponente, la Civitas srl?

Si, mi sono documentato. Conosco bene l’amministratore (l’ing. Luca Di Domenico, ndr).

E la Civitas srl, insieme alla Proter srl, formano la Gap Consulting srl.

Si, però la Gap Consulting è una società che verrà messa in liquidazione. La Civitas è subentrata alla Gap nell’iter autorizzativo. La Gap era nata come società di sviluppo.

Poi c’è un’altra società, la Proter srl. La conosce?

Come no, la Proter è una società di ingegneria che fa capo proprio a me.

Questo non è un conflitto di interessi?

In che senso?

Lei fa politica, è il capo dell’opposizione in consiglio regionale…

Un momento, è sufficiente vedere quando questo iter autorizzativo è partito, così si rende conto della data in cui è partito. Data nella quale non avevo nessun impegno politico di nessuna natura. Ci sono gli atti ufficiali, le cose si fanno con la tracciabilità, non si fanno con l’obiettivo di nascondere le questioni. Tenga presente, per dovere di cronaca, che io come professionista e come imprenditore il campo dell’energia l’ho sempre seguito. Sono stato un fermo assertore della bontà dell’iniziativa biomasse come fonte di energia. Ma se si dovesse considerare speculativa la mia posizione, di un lavoro di sviluppo prima che mi impegnassi politicamente, non mi sembra corrispondente al vero.

Lei ha conflitti di interessi?

Se fossi socio di Civitas le direi … comunque non lo sarebbe un conflitto di interessi. A scanso di equivoci, mi rendo conto che in una realtà come questa qualsiasi cosa può diventare un problema rispetto alle varie attività, le dico che non ci sono e anzi mi sono tirato completamente fuori da questa situazione. In questo momento mi sto impegnando in politica e se considera le mie attività imprenditoriali non hanno nessun punto di contatto con la politica. Nella conferenza di servizio non c’è un politico che interviene. Sentite i tecnici e vedete se io mi sono permesso di parlare con uno solo di loro.

I suoi affari nell’energia sono distanti dalla sua attività politica?

Le garantisco che non ho nessun interesse né diretto né indiretto nelle attività imprenditoriali che hanno a che fare con l’energia. Le uniche attività imprenditoriali dal valore aggiunto certo.

Nelle visure camerali ci sono queste due società e una fa capo a lei…

Paolo Di Laura Frattura è socio di Proter, Proter è socia di due società: una è Civitas e l’altra è una società immobiliare. Civitas è socia di Gap. Gap è una società che fa consulenza, fa promozione. Proter è socia di Civitas.

Il proponente per questa autorizzazione è Civitas.

Inizialmente il proponente è Gap, dopodiché Gap cede le sue attività con atto trascritto a costo zero. Gap si chiama fuori e Civitas porta avanti la sua iniziativa e ottiene l’autorizzazione unica. Penso che farà imprenditorialmente quello che ritiene giusto.

Lei non ha alcun tipo di interesse nella costruzione di questa Centrale a biomasse?

Assolutamente no. Il giorno in cui dovessi rilevare delle quote di Citivas o di altra società impegnata stia tranquillo che lo farei sapere con la massima trasparenza. Se faccio politica, purtroppo, non posso continuare a fare l’imprenditore.

Quindi lei, oggi, fa solo politica?

Ho iniziative imprenditoriali legate al settore immobiliare privato.

Se fosse vera una cosa del genere…

Le dico di più, per dovere di cronaca. Un’altra iniziativa che avevo seguito, sempre in ambito di lavorazione di questo tipo, era un impianto di biodiesel a Termoli.

Se fosse reale il suo coinvolgimento nella costruzione di questa centrale…

Sarebbe un fatto gravissimo.

In questo modo si conclude l’intervista all’imprenditore, prestato alla politica, Paolo Di Laura Frattura. Che continua ad avere interessi, come ha affermato, nell’imprenditoria locale. Il centro-sinistra molisano ha bisogno di imprenditori per vincere le elezioni? Siamo in presenza di un conflitto di interessi? Perché dal 4 maggio scorso nessuno ha sollevato il caso? Frattura ha mai avvisato i suoi colleghi dei suoi affari? Diversi consiglieri di centro-sinistra (Petraroia, Di Pietro e Romano) sono rimasti a bocca aperta. “Sono cose che non passano in consiglio”, ma sulla testa dei cittadini si. Queste notizie non sono apparse su nessun organo di informazione regionale. Chi fa il cane da guardia e chi il cane da compagnia in Molise? Nessuno dice niente e nessuno sa niente.

Bisogna registrare anche un altro fatto accaduto in consiglio regionale qualche giorno fa. Sulla delibera per il concordato preventivo sullo Zuccherificio c’è stato un passaggio sul quale si è divisa l’opposizione. L’argomento era la tassativa esclusione di ogni ipotesi di riconversione energetica dello stabilimento a biomasse, a biogas o a turbogas. L’emendamento, che prevedeva la tassativa esclusione, è stato bocciato dalla maggioranza in consiglio e il centro-sinistra (tranne pochi consiglieri) ha votato a favore della delibera che prevede la non esclusione della riconversione. Sul tema dell’energia e sul tema dell’ambiente non sembra esserci una sensibilità diversa tra una parte del centro-sinistra e il centro-destra. Come dimostrano molti casi, queste centrali nascono con buoni propositi e poi diventano inceneritori. Il Molise correrà questo rischio? Le centrali a biomasse sono sempre utili all’ambiente e all’economia? I cittadini di quella zona sono stati coinvolti? Se l’opposizione molisana è presente, batta un colpo. Questo è il momento.

da L’INDRO.IT di lunedì 2 Luglio 2012, ore 19:28

http://www.lindro.it/Conflitto-di-interessi-per-la,9319

LA REPLICA DI PAOLO DI LAURA FRATTURA SU FACEBOOK (4 luglio 2012, ore 19)

“Dal giorno in cui ho deciso di partecipare alle Primarie per l’individuazione del candidato presidente del centrosinistra, è iniziata la caccia allo scoop … ultima di una lunga ed inutile serie la questione attinente l’impianto di biomasse da realizzarsi a Campochiaro … per questo motivo, con la forza degli atti pubblici, ritengo di dover replicare alle recenti indiscrezioni giornalistiche con la trasparenza: la documentazione evidenzia la cessione a titolo gratuito – effettuata dalla Gap Consulting alla Civitas srl – dell’intera procedura relativa all’iter autorizzativo dell’impianto di Campochiaro. L’atto è datato 28 gennaio 2012. Per completezza delle informazioni, è possibile anche visionare gli assetti societari della Civitas, della Proter e della Gap. Per qualsiasi delucidazione, come sapete, sono sempre a disposizione”.
LA MIA RISPOSTA SU FACEBOOK (4 luglio 2012, ore 19.15)
“Avevo già letto questa risposta, ma (per me) non spiega nulla… Ho riportato semplicemente i fatti (che in questa Regione vengono magistralmente sostituiti dalle opinioni, anche di molti colleghi ‘passacarte’ e ‘trombettieri’ del potere) e ho posto un interrogativo. Questo è il mio dovere di giornalista. Fare il cane da guardia del potere, anche se molti preferiscono fare i cani da compagnia o da riporto… Il dovere di un politico è spiegare, soprattutto se il politico ha interessi nell’imprenditoria locale. Per gli assetti societari basta leggere l’articolo. La cosa grave, a mio avviso, è che su questo tema nessuno ha niente da dire. Posso garantire una cosa: non c’è nessuna caccia allo “scoop” (almeno per come intendo io questo mestiere). Faccio mie le parole di V. Cuoco: ‘Scrivo per i miei concittadini, che non debbo, che non posso ingannare’. In poche parole: cerco di fare il mio dovere, senza guardare in faccia a nessuno!”.
LA CONTROREPLICA DI PAOLO DI LAURA FRATTURA, SEMPRE, SU FACEBOOK (4 luglio 2012, ore 19.20)

“Capisco ma come si fa a dire che io sarei socio di Civitas? I fatti riportati semplicemente dovrebbero essere fedelmente veritieri, tutto qui. Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento, disponibile su tutte le questioni, personali, professionali, imprenditoriali e politiche, convinto come sono, mi perdonerà la presunzione, di aver agito sempre in buona fede, senza mai utilizzare situazioni di privilegio per ottenere risultati non meritati. 
Per dovere di cronaca devo però aggiungere che non condivido la comunicazione del “sospetto” su fantomatiche ipotesi di riconversione energetica dello zuccherificio sulle quali sarebbe fondato il voto di una parte del centro-sinistra, come non credo sia giusto parlare di una diversa sensibilità sui temi dell’energia e dell’ambiente senza mai aver avuto la possibilità di confrontarsi. Mi auguro, se le farà piacere, di incontrarla presto così da poter scambiare qualche idea, de visu”.

LA MIA CONTRORISPOSTA, SEMPRE, SU FACEBOOK (4 luglio 2012, 19.30)

“Basta leggere con attenzione il pezzo… non ho scritto da nessuna parte che lei è socio di Civitas! Nell’intervista, registrata, lei afferma che “Proter (la sua società) è socia di Civitas”. E ho riportato, come da visure camerali, che Gap Consulting srl è composta da Civitas srl e Proter srl. Nulla di più. Ripeto: non metto in dubbio la sua buona fede, ho semplicemente riportato dei fatti e posto un interrogativo. Sentendo, telefonicamente, anche i vari protagonisti. Lei parla di “comunicazione del sospetto” …ho semplicemente raccontato quello che è accaduto in consiglio regionale. Ho scritto il falso? Ho ‘diffamato’ qualcuno? Sono pronto ad assumermi le mie responsabilità! Sono aperto al confronto con tutti, anche ‘de visu’ “.

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a FIRENZE

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Sabato 11 maggio 2013, ore 18:30

“Il coraggio di dire no”
Circolo Colli Alti, Via Indicatorio 41 – Signa
Introduzione: 
Maria Grazia Pugliese (Portavoce Donne PD FI Metropolitno)
 
Interventi:
Silvia Della Monica (Magistrato, già componente della Commissione Antimafia)
Marisa Garofalo (sorella di Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa dalla ‘Ndrangheta)
Paolo De Chiara (Autore del Libro “Il coraggio di dire No”)
 
Moderatore: 
Costanza Tortù (Forum Sicurezza e Legalità PD Metropolitano Firenze)
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La scelta giusta e quella sbagliata

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12/05/2013

FORLI’, 12 MAGGIO 2013 – È un aula multimediale gremita quella che ha accolto Danilo Chirico, Paolo De Chiara e il sottoscritto al Liceo Scientifico Paulucci De Calboli di Forlì il 9 maggio. La pluriennale manifestazione “Coltiviamo la legalità” offre una importante occasione di incontro e confronto fra studenti e giornalisti, ed in questo caso anche un attore prestato al giornalismo, per parlare di temi tanto delicati quanto importanti: il concetto di legalità, giustizia e diritti civili.

La scuola, come affermato da Paolo De Chiara e sottolineato in più occasioni anche da Danilo Chirico, è il primo baluardo a difesa della democrazia e della civiltà; nella scuola si trasmettono valori come la tolleranza, l’uguaglianza e il rispetto della legge, ma anche il valore delle piccole azioni quotidiane come lo studio e la fatica, il successo e il fallimento che sono parte integrante della crescita di cittadini consapevoli.

La consapevolezza è il fulcro di ciò che viene affrontato durante l’incontro. La vicenda di Lea Garofalo, esposta con grande passione da Paolo De Chiara agli studenti letteralmente rapiti, è il tragico percorso di una donna consapevole delle scelte fatte, disposta ad affrontare le conseguenze della propria ribellione in nome di una vita libera dalla schiavitù dell’anti-cultura ‘ndranghetista. Risulta tuttavia difficile per chi viene dalla tranquilla provincia romagnola non cadere nell’errore di giudicare come eroi Lea Garofalo o le molte persone ritratte in “Dimenticati”, ma è proprio l’autore di quest’ opera, Danilo Chirico, che con disarmante franchezza chiarisce che coloro i quali si sono battuti e si battono contro ogni tipo di criminalità organizzata non sono eroi e non è costruttivo considerarli tali in quanto persone alla ricerca di una vita normale, come tutti noi.

La normalità, per definizione, non deve essere eroica e dunque eccezionale ma bensì quotidiana, così come giornaliera e costante deve essere la scelta fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Per rispondere alle molte domande poste dagli studenti che vogliono principalmente sapere cosa resta ancora da fare e quale può essere il contributo di un liceale Chirico usa una metafora molto efficace: “con la cultura si fa mancare la terra sotto ai piedi della mafia”, lo studio e l’integrazione nel tessuto sociale sono il reale contrasto alla avanzata della criminalità organizzata.

Due ore dopo l’inizio di questo incontro i ragazzi sciamano fuori dalla sala non prima di avere salutato con un lungo applauso i due giornalisti uniti nella lotta per la legalità, così simili e pure così diversi: appassionata e a tratti tuonante l’eloquenza di De Chiara, riflessivo ed ipnotico Chirico con un argomentare che non lascia spazio a dubbi sulla scelta di vita che ha fatto. Il sottoscritto, nonché moderatore, ringrazia per la lezione di vita e di stile.

Alessandro Bertolucci

http://www.infooggi.it/exportArticle.php?id=42145

Il coraggio di dire no, uno spiraglio di luce nelle zone d’ombra. Anche a Forlì

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10/05/2013
A cura di GIULIA FARNETI

FORLI’ (FC), 11 MAGGIO 2013 – «Sbagliano persino a scriverla, a pronunciarla. La scrivono n’drangheta e la pronunciano andrangheta. Sbagliano in tanti, anche giornalisti o dirigenti politici, intellettuali e presentatori televisivi. Segno che per troppo tempo nessuno l’ha davvero presa sul serio, la ‘ndrangheta. E i boss calabresi ne hanno approfittato costruendo il loro impero, da Sud a Nord». Inizia con la lettura di Dimenticati “Coltiviamo la legalità” alla Fabbrica delle Candele, il percorso voluto e realizzato dal Comune di Forlì per sensibilizzare la cittadinanza e le giovani generazioni sui temi della legalità. La conferenza è stata presieduta da Danilo Chirico, direttore di “Paese sera”, presidente dell’associazione daSud e vincitore del premio Montanelli 2011 con “Dimenticati. Vittime della ‘ndrangheta”, Paolo De Chiara giornalista molisano e autore del libro “Il coraggio di dire no. Lea Garofalo la donna che sfidò la ‘ndrangheta” e da Alessandro Bertolucci, collaboratore con il quotidiano Infooggi.it, oltre che attore teatrale, cinematografico e televisivo.

Quello che si è verificato in Calabria negli anni 80 ora sta succedendo al Nord Italia, purtroppo le persone non capiscono e fanno finta di non capire che la ’Ndrangheta si sta prendendo pezzi interi della loro vita. « Il silenzio che si è perpetrato con la complicità delle classi dirigenti calabresi e con l’apatia da parte dei cittadini ha determinato la forza della criminalità organizzata. Ha aggredito e ucciso, ma lo Stato non ha saputo dare una soluzione. I morti ammazzati non hanno un colpevole, le persone hanno perso fiducia e questo senso di abbandono le ha permesso di diventare ciò che è diventata oggi», ha affermato il cronista calabrese. «Lea Garofalo è una donna e una madre coraggio che ha avuto la forza di dire no e che non ha voltato la testa dall’altra parte. È una ‘fimmina’ che si è ribellata con tutte le sue forze», così Paolo De Chiara parla di Lea. É nata in una famiglia di ‘ndrangheta, ha sentito il puzzo della mafia sin dalla culla. Ha visto morire suo padre Antonio, boss di Pagliarelle, frazione di Petilia Policastro in provincia di Crotone, suo fratello Floriano, detto Fifì , i suoi cugini, gran parte dei suoi amici. Lo Stato con Lea Garofalo non ha fatto il suo dovere. Lea si è sentita abbandonata da tutto e da tutti, è lei stessa, nel suo memoriale del 28 aprile 2009 indirizzato al Capo dello Stato, a scrivere: «chi le scrive è una giovane madre, disperata allo stremo delle sue forze, psichiche e mentali in quanto quotidianamente torturata da anni dall’assoluta mancanza di adeguata tutela da parte di taluni liberi professionisti, quali il mio attuale legale che si dice disponibile a tutelarmi e di fatto non risponde neanche alle mie telefonate. […].La cosa peggiore è che conosco già il destino che mi spetta, dopo essere stata colpita negli interessi materiali e affettivi arriverà la morte! Inaspettata, indegna e inesorabile […]». « Lea da sola, senza l’aiuto di nessuno, è riuscita a sconfiggere un intero clan di ‘ndrangheta. La storia di Lea insegna che è possibile immaginare un futuro diverso», ha detto il cronista molisano.

Al Nord per troppi anni è stata sottovalutata la presenza delle organizzazioni criminali. Presenti da tantissimi anni con i loro sporchi affari che odorano di sangue. Le mafie, oltre ad imporre il loro potere, hanno un enorme consenso sociale e politico. «Il faro della legalità è la scuola, il faro della legalità è la famiglia; quando poi questi ragazzi mettono il naso fuori da questi contesti e vedono concretamente esempi negativi è necessario parlare con loro». È doveroso compiere il nostro dovere di cittadini, sempre e comunque. «Gran parte di coloro che abitano al Nord del Paese sostengono che chi vive al Sud abbia gli anticorpi; non è vero. Gli anticorpi ce li hanno tutti, ma non tutti hanno le opportunità. La ‘ndrangheta va dove sente odore di soldi; un tempo al Settentrione ne circolavano molti, ora non è più così. Sono le organizzazioni criminali ad avere i soldi adesso; non deve emergere più la differenza tra Nord e Sud del Paese. Purtroppo, ora tutti siamo nella stessa situazione. Anche voi dell’Emilia Romagna non siete immuni a questo cancro. Tutto ciò che succede a Reggio Calabria ora succede anche a Milano, Bologna e anche a Forlì.», ha affermato Chirico.

Oggi l’informazione è controllata; la stampa non è libera, è strettamente collegata al potere politico; quando l’informazione è così legata non è più il cane da guardia della democrazia ma diventa il cane da compagnia o da riporto. La conferenza ha avuto un riscontro molto positivo per la città e per i suoi cittadini, i quali si sono sentiti non più semplici spettatori, ma presi per mano e parte integrante di quello che si sta estendendo in tutto il Paese, grazie a tre relatori eccellenti. Oggi più che mai dobbiamo tenere accesi i riflettori, dobbiamo avere il coraggio di no alla cattiva politica, all’imprenditoria marcia e al puzzo del compromesso. Solo così la criminalità organizzata può essere sconfitta.

Giulia Farneti

http://www.infooggi.it/articolo/il-coraggio-di-dire-no-uno-spiraglio-di-luce-nelle-zone-d-ombra-anche-a-forli/42069/?fb_action_ids=574169679302488&fb_action_types=og.likes&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582

(VIDEO) IL CORAGGIO DI DIRE NO… a ERCOLANO (Na) – RadioSiani

paolo de chiara2

La drammatica storia di LEA GAROFALO… RadioSiani Webradio della Legalità.

Ercolano (Na), 6 maggio 2013

Radio Siani – Libri On air – Il Coraggio di dire no

IL CORAGGIO DI DIRE NO… RadioSIANI – Libri On air

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a FORLI’, 8 e 9 maggio

Chirico, Bertolucci, De Chiara

manifesto Forlì

IL CORAGGIO DI DIRE NO, SPIRAGLIO DI LUCE NELLE ZONE D’OMBRA. Per coltivare la legalità

Mafia e Antimafia con:

Alessandro Bertolucci, docente di doppiaggio e doppiatore. Collaboratore del quotidiano calabrese Infooggi.it

Danilo Chirico, giornalista calabrese e scrittore. Capo della redazione del nuovo Paese Sera. Autore e voce di Mammasantissima, in onda su Radio Popolare Roma. Presidente dell’associazione antimafie daSud

Paolo De Chiara, giornalista molisano. Autore del libro “Il coraggio di dire no. Lea Garofalo la donna che sfidò la ‘ndrangheta”

FORLI’ , 8 maggio – Fabbrica delle Candele, ore 21

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FORLI’ , 9 maggio – Liceo Scientifico Fulcieri Paulucci Di Calboli

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LA BELLISSIMA FORLI’

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ANDREOTTI, il suo fedelissimo Mario Barone: “Se parlo mi sparano a lupara”

andreotti

Poco più di un anno fa Giulio Andreotti venne ricoverato per una crisi respiratoria.

Un anno fa l’intervista a un suo vecchio amico e stretto collaboratore fin dal 1946, Mario Barone. Siciliano, ex ufficiale di marina, ex amministratore delegato del Banco di Romacustode dell’archivio di Andreotti Presidente del Comitato Andreotti.

Ecco l’intervista.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmai.com)
Ho visto Andreotti l’altro giorno, stava bene. Gli anni pesano, ne ha 93 e si era un po’ ritirato in se stesso, non faceva grande attività, grandi cose. Veniva ogni tanto al Senato, stava tranquillo e sereno per come si può stare a 93 anni. Quella di oggi non è stata una crisi cardiaca, ma una crisi respiratoria. Aveva una bronchite che si andava aggravando e giustamente i familiari, non potendolo curare bene con ossigeno in casa, lo hanno portato al Gemelli. Disgrazia ha voluto che in quel momento ci fosse anche il Papa e la cosa ha creato un pò di confusione. E’ cosciente per ora, però ha 93 anni”. Subito dopo la diffusione della notizia del ricovero del Senatore a vita, Giulio Andreotti, abbiamo contattato un suo vecchio amico, Mario Barone. Siciliano, collaboratore stretto di Andreotti, ex ufficiale di marina, ex amministratore delegato del Banco di Roma. Si conoscono dal dopoguerra, precisamente dal 1946. “Subito dopo la sua nomina – si legge nel saggio ‘Il Caffè di Sindona’ – Barone come responsabile del settore esteri del Banco appose la sua firma a un prestito di 100 milioni di dollari che l’Istituto erogò a Sindona attraverso la filiale di Nassau”. Con Barone, che ha confermato il prestito, abbiamo affrontato anche questi argomenti. “Sono il custode dell’archivio di Andreotti” ha tenuto a precisare, sottolineando che oggi ricopre anche il ruolo di presidente del Comitato Andreotti. Il fedelissimo del Senatore, con una battuta, ha spiegato: “se apro troppo la bocca mi sparano con la lupara”Siamo partiti dall’inizio. Dal giorno dell’incontro con Andreotti: “Facevo parte dell’azione cattolica. Quando sono venuto a Roma ci siamo incontrati e da allora sono stato al suo seguito, pur facendo una carriera diversa”.
Una carriera diversa ma legata ad Andreotti.
Sempre a sua disposizione.
Un politico sempre presente nella vita politica italiana.
Andreotti per 10 anni è stato fuori dalla vita politica, assorbito completamente da processi che per fortuna si sono risolti in maniera positiva. Lui ha avuto il coraggio, a differenza di altri, di affrontarli a viso aperto. Lui fu tradito dal suo stesso partito al momento delle elezioni della Presidenza della Repubblica, quando venne fuori Scalfaro. Si eliminarono a vicenda lui e Forlani. Da allora è rimasto un pò fuori, meno interessato a quello che succedeva.
Come si ritrova nella politica di oggi?
Non si ritrova, è un mondo nuovo per lui. Non esprime giudizi né critici né positivi. I tempi sono cambiati, non è la politica che è cambiata.
Cosa possiamo aggiungere sul tentativo di mediazione tra il mondo laico e il mondo cattolico?
Lui, come dicevano, è un cardinale mancato. Era in sostanza il vero portavoce della Chiesa, che ha sempre difeso a oltranza, anche quando con qualche Papa ha avuto un contatto più difficile.
Con quale Papa?
Con Pio XII, che pure lo valutava in altissimo senso. Stiamo parlando di 50 anni fa, quando i fascisti tentarono di prendere il Comune di Roma. Ecco il famoso legame con Sturzo. Quando interveniva interpretava esattamente il pensiero del Vaticano. Ma il processo (per mafia, ndr) è stato un trauma e ha spezzato la sua vita. Da quel momento ha smesso di essere attivo nella vita politica.
Lei ha affermato che fu tradito dal suo partito. Per molti osservatori l’omicidio del suo braccio destro siciliano Salvo Lima, nel marzo del 1992, gli fece perdere la candidatura alla poltrona di Presidente della Repubblica.
Andreotti con il suo partito non ha mai avuto un incarico. Era l’uomo più potente, ma non faceva parte del gruppo che comandava il partito. E il partito, quando Andreotti era il candidato naturale, gli mise tra i piedi Forlani, che si fece prendere da questa idea. Poi venne fuori il compromesso e presero Scalfaro. In Italia c’è l’abitudine che qualunque cosa succede è colpa della mafia. Io non lo so se la mafia era tanto potente. Io sono siciliano e faccio parte della Sicilia buona e non di quella cattiva. Credo che fu una lotta interna al partito. La politica, i giornali vivono di queste voci, io non lo credo. Certamente alcuni uomini del partito democristiano avevano legami con la mafia in Sicilia.
Come Salvo Lima?
Non lo posso dire, non sono in grado di fare affermazioni del genere. Ripeto: dieci anni di processo lo estraniarono un pò dalla vita e da allora gli è rimasta questa amarezza.
Lei parla molto del processo. Che pensa di quel periodo?
Era un periodo un pò complesso perché stavamo vedendo che lentamente la Prima Repubblica stava morendo. Fu un preciso disegno del partito democristiano, che gli fu nemico. L’ostacolò in tutte le maniere.
Lei è un profondo conoscitore di Andreotti, può chiarirci molte cose.
Oggi faccio il pensionato, ho 90 anni. Se apro un pò troppo la bocca qualcuno mi spara con la lupara (ride).
Perché dice così?
Perché quando si parla troppo… il segreto è il silenzio.
E’ la stessa massima di Andreotti?
No, questa è mia.
Ma chi potrebbe sparare con la lupara?
Son quelle battute che si dicono.
Nel saggio ‘Il Caffè di Sindona’ si legge: “la nomina di Barone (amministratore delegato del Banco di Roma, ndr) coincise con il versamento di una tangente di 2 miliardi di lire alla Dc da parte delle banche sindoniane”.
Ho 91 anni, ho parlato abbastanza. Ero fiero di valere due miliardi, ma le pare possibile? E’ una delle tante balle che circondarono Sindona a suo tempo.
E i 100 milioni di dollari erogati a Sindona, con la sua firma?
Sindona li ha restituiti dopo un mese. Sono prestiti che si fanno.
Lei che rapporti aveva con Sindona?
L’ho visto due o tre volte.
In una commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Sindona si legge che lei era stato nominato terzo amministratore delegato del Banco con il patrocinio di Sindona e l’appoggio politico di Andreotti. Chi era Sindona?
Una persona di grande genialità finanziaria. Poi, probabilmente, si fece prendere la mano dall’ambizione. Sindona era socio di Cuccia, aveva una società insieme a Cuccia. Era uno dei protetti di Cuccia, forse un giorno verrà fuori un pò di verità. Non posso parlarne né bene né male. Il suo fu un peccato d’orgoglio e si mise in un sentiero sbagliato.
Il suo amico Andreotti dopo la morte di Giorgio Ambrosoli disse: “se l’andava cercando”.
Ambrosoli era una persona molto seria con la quale ebbi un ottimo rapporto di cordialità, lo aiutai molto. Ambrosoli si illuse di poter superare tutta una serie di contorni che l’affare aveva. Poi in 50 anni di vita politica ogni tanto la battuta spiritosa può essere infelice.
Ambrosoli è stato ucciso perché faceva il suo dovere.
Non per colpa di Andreotti, se c’è un responsabile è proprio Cuccia che non avvertì nessuno.
Un segreto, dopo la sua ‘battuta’ sulla lupara, deve dirlo però…
No, ho già parlato troppo.
Lei parla spesso del processo di Andreotti. Ma per lei prescrizione vuol dire assoluzione?
Lo domandi all’avvocato Bongiorno (avvocato di Andreotti, ndr). Per me è stato assolto.
Anche se è una prescrizione?
Lei vede Andreotti che va a sparare al giornalista (Mino Pecorelli, ndr) o Andreotti che va a baciare un mafioso?
Ma non è stato assolto.
Parli con l’avvocato Bongiorno.
L’Indro.it di giovedì 3 Maggio 2012
 
 

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Ercolano, 6 maggio 2013

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Grazie di Cuore ai favolosi ragazzi di RadioSiani Webradio della Legalità. Il vostro grande lavoro è fondamentale e necessario.

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LEA GAROFALO. 5 maggio 2009, Campobasso.

IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la 'ndrangheta

Tentativo di sequestro organizzato dal suo ex convivente Carlo Cosco (‘ndranghetista). Il falso tecnico della lavatrice, il pluripregiudicato Massimo Sabatino (36 anni di Pagani, Salerno), entra con l’inganno nella casa di via Sant’Antonio Abate. Le due donne (Lea e la figlia Denise) lottano, resistono e si salvano. L’ordine era chiaro: rapire Lea, per trasportarla in Puglia. Per interrogarla e poi scioglierla nell’acido. Il piano salta, fallisce. Ma nessuno capirà la drammatica situazione.

Caso Lea Garofalo, il ‘pentito’: “Delitto di ‘Ndrangheta”

BONAVENTURA: “Carlo Cosco è diventato un boss di altissimo spessore”

di  | aprile 29, 2013
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“Mi assumo la responsabilità dell’omicidio di Lea Garofalo”. A Milano la musica è cambiata. La ‘strategia’ utilizzata per il primo grado di giudizio (la I Corte d’Assise di Milano, lo scorso 30 marzo, ha condannato all’ergastolo Cosco Carlo, Cosco Giuseppe detto ‘Smith’, Cosco Vito detto ‘Sergio’, Curcio Rosario, Venturino Carmine e Sabatino Massimo) è stata completamente stravolta. I resti del corpo, della giovane Lea, sono stati ritrovati.
Nell’aula della I Corte d’Assise d’Appello non si può continuare a parlare di fuga d’amore, di Australia, di una donna fuggita all’estero. Ci sono delle responsabilità chiare, precise. Per gli ergastolani è iniziata una nuova partita. Decisiva. Vogliono giocare le loro carte. Ha iniziato Carlo Cosco, l’ex convivente di Lea. Il padre di Denise. Parla di un omicidio “non ordinato dal clan”. Un paio di pugni mortali per un ‘raptus’ improvviso (“Non l’ho strangolata, dopo che le ho dato due pugni aveva già perso conoscenza, quando ha picchiato la testa per terra, secondo me, era già morta e ha iniziato a perdere sangue”). Nessuna pianificazione, secondo la strategia dell’uomo. Solo un ‘raptus’. Come il tentativo di sequestro di Campobasso del 5 maggio 2009. I pedinamenti, gli appostamenti, le pressioni, le ricerche, le minacce. Tutto organizzato nel tempo, con lucida freddezza. Il piano criminale nasce agli inizi degli anni 2000.
È lo stesso Carlo Cosco che, in carcere, chiede aiuto ai suoi amici ‘ndranghetisti. Per colpire una giovane donna, una madre coraggio, che non aveva abbassato la testa, che aveva denunciato e collaborato con i magistrati dal 2002 al 2009. Una fimmina ribelle, Lea Garofalo, che ha avuto la forza e il coraggio di dire ‘no’. Ad alta voce. Nel suo ambiente criminale, nella sua famiglia di ‘ndrangheta. Nella prima udienza (9 aprile 2013), il boss vigliacco ha letto una lettera, ha ostentato la sua prepotenza, la sua arroganza (“Mi assumo la responsabilità dell’omicidio. Guai a chi sfiora mia figlia”). Ha lanciato gesti e messaggi verso qualcuno, verso l’esterno.
Nei mesi scorsi ha ‘avvertito’, con una lettera, anche il collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura, detto ‘gnegnè’. L’ex ‘ndranghetista legato alla cosca Vrenna-Bonaventura. Per il pentito calabrese, che a Termoli denuncia la scarsa protezione dello Stato (“subisco molte pressioni malavitose. Ci sono talpe nel servizio centrale di protezione, ma voglio continuare a collaborare”), il cambio di strategia dei Cosco è chiaro e sulla natura dell’omicidio non ha dubbi: “uno dei più atroci e più vigliacchi che viene attribuito alla ‘ndrangheta. Carlo Cosco è diventato un boss di altissimo spessore”.
Nell’ottobre scorso Carlo Cosco (‘ndranghetista, condannato all’ergastolo per l’omicidio della sua ex compagna), con una lettera, fa sapere che deve smetterla di ‘sciacallare’ sulla sua vicenda, sulla drammatica storia di Lea Garofalo.
Lui prende lo spunto, per quanto riguarda la sua vicenda, per lanciarmi dei messaggi.
Che tipo di messaggi?
Sono quelli di smetterla di arrampicarmi sugli specchi verso lo Stato. Gli stessi messaggi che mi dette all’inizio, quando mi hanno abbordato la prima volta, il finto pentito Francesco Amodio, dopo otto mesi che ero a Termoli. Stava cercando di portarmi in una trappola. La stessa musica, è quello il nastro. Mi ha minacciato lui (Carlo Cosco, ndr) perché ha fatto il gioco della ‘ndrangheta. Mi ha minacciato lui perché era già un ergastolano. Mi ha minacciato lui perché era l’emblema, questa è la mia interpretazione e ci metterei la mano sul fuoco, di cosa la ‘ndrangheta fa a un pentito. Non è stato scelto a caso Carlo Cosco. Il discorso di Lea Garofalo è stato soltanto un pretesto. È normale che lui abbia trovato interesse per cercare di fare spegnere il più possibile i riflettori sul suo caso.
Da chi è stato mandato?
Dalla ‘ndrangheta. Per farmi capire di smettere di arrampicarmi sugli specchi e di ritornare a quella che la ‘mamma’ mi ha proposto, di ritornare con loro, di lasciarmi corrompere. Di non andare oltre. Il messaggio era quello, un ulteriore avvertimento.
Come il proiettile nella cassetta postale dell’attuale ‘abitazione protetta’ di Termoli?
A giugno del 2012 arriva un altro messaggio intimidatorio, il proiettile che mi fanno ritrovare nella cassetta della posta con un’immagine della Madonna.
Il significato?
Non ti resta che pregare. Quando noi mandavamo il rosario con dei proiettili il significato era: ‘non ti resta altro che pregare’. Sanno dove sono.
L’ergastolano Cosco, nella missiva, scrive: “Non ho mai conosciuto Bonaventura e ritengo ingiusto che lui, non conoscendomi, debba sciacallare sulla mia vicenda. Inoltre deve smetterla di succhiare il sangue allo Stato arrampicandosi sugli specchi”.
Lei ha conosciuto Carlo Cosco?
No, non credo. Non sono certo di aver conosciuto Carlo Cosco. Però potrebbe anche essere.
Ha conosciuto la famiglia ‘ndranghetista dei Cosco?
Sì, certo. In particolar modo Giuseppe Cosco (detto Smith, ndr), l’ho conosciuto nel ‘91/’92 in un’occasione.
Quale?
Mio zio (Gianni Bonaventura, ndr) era latitante, all’epoca reggente della famiglia Vrenna-Bonaventura, e venivamo ospitati dalla cosca Nicoscia-Papaleo, un braccio armato della famiglia Arena. C’è stato un periodo in cui i petilini si sono occupati della latitanza di mio zio, sempre per conto della famiglia Nicoscia-Papaleo. Non c’erano solo legami di affiliazione, ma c’era pure una parentela con Cecè Corda, il destro di Pasquale Nicoscia.
Chi è Giuseppe Cosco, detto Smith?
Come lo conosco io, un affiliato in tutto e per tutto alla ‘ndrangheta. All’epoca c’era Vincenzo Comberiati, il capo di Petilia Policastro (Crotone), c’era il Castagnino, se non ricordo male c’era pure un certo Curcio. Stiamo parlando di un’organizzazione criminale del tipo ‘ndranghetistica e della più feroce e agguerrita, come ne parlano le storie. Della vicenda di mio zio non si sarebbe occupato uno Smith qualsiasi, ma una persona di considerevole spessore ‘ndranghetistico.
La sua ‘famiglia’ ha fatto affari con i Cosco?
Con la famiglia Cosco sono stati questi i rapporti. Oltre alla latitanza di mio zio ci sono state altre situazioni con Vincenzo Comberiati e, all’epoca, Smith era con Vincenzo Comberiati.
Vincenzo Comberiati, cugino di Antonio Comberiati (detto il ‘lupo’), ucciso in viale Montello a Milano. 
So benissimo chi è Antonio Comberiati, il ‘lupo’ e so dell’astio feroce che c’era anche con Vincenzo Comberiati. Per la leadership. So che chi voleva morto Antonio Comberiati era il cugino Vincenzo. E guarda caso i Cosco si trovano ad essere affiliati di Vincenzo. Credo che l’omicidio di via Montello sia stata opera pure dei Cosco.
Lei ha conosciuto la famiglia di ‘ndrangheta Garofalo?
La famiglia di ‘ndrangheta Garofalo la conosco da quando ero un ragazzino. Con questa famiglia cominciammo ad essere in faida, loro si trovavano in una feroce e terribile faida con i Mirabelli, che sono sotto la nostra ala. Noi fiancheggiammo i Mirabelli contro i Garofalo, fino a quando questa faida si attenua. Con Floriano Garofalo mi trovo di nuovo ad avere buoni rapporti. Rimango in legami forti perché lui era strettamente legato a uno che non solo era un mio alleato ma era pure come un fratello, Luca Megna.
Chi era Floriano Garofalo, detto ‘fifì’?
Un uomo di spessore, appartiene ad una delle famiglie più storiche a Petilia. Per me era un capo. Non era meno di Vincenzo Comberiati.
Quali affari ha fatto con Floriano Garofalo?
Sempre curati da Luca Megna. C’erano dei rifornimenti di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, pure eroina, marijuana. Questo era il legame. Quando ammazzarono Floriano la batteria di Luca Megna partì per la frazione Pagliarelle e Petilia, scendendo nei bar con un passamontagna in testa e Ak47 nelle mani. Pronti ad ammazzare chiunque si fosse trovato dalla parte opposta per vendicare Floriano. Da questa posizione di vendetta mi defilai perché in certe faide non volevo entrarci. Avevo dei buoni rapporti sia con la famiglia Megna-Dragone-Arena e sia con i Grandi Aracri.
Nel processo di appello Carlo Cosco si è assunto la responsabilità dell’omicidio. Si vede spacciato, non ha più alternative. Cerca di fare passare questo omicidio per un omicidio passionale. Soprattutto per scagionare i fratelli e gli altri. Discolpa pure la stessa ‘ndrangheta, per un omicidio ormai considerato uno dei più atroci e più vigliacchi che viene attribuito alla ‘ndrangheta.
Che peso ha oggi nella ‘ndrangheta Carlo Cosco?
Di altissimo spessore. Al ‘tavolo formato’, senz’altro, nessuno può dirgli nulla. Ha dimostrato una delle prove più ardue che un uomo di ‘ndrangheta può dimostrare. Recuperare l’onore, ammazzare la moglie, la mamma di sua figlia. Lo sta facendo anche per salvare Denise. Lui si assume la responsabilità, dice in pubblico ‘guai chi tocca mia figlia’.
Lui dice: “io adoro mia figlia, merito il suo odio perché ho ucciso sua madre. Guai a chi sfiora mia figlia…”
Non è in pericolo dal padre, per gli altri dell’organizzazione criminale si. Sta facendo prendere gli ergastoli. Potrebbe essere. Ha lanciato un messaggio all’organizzazione ‘guai a chi sfiora mia figlia’, in cambio di tutto quello che abbiamo visto nei giorni seguenti.
In cambio di cosa?
Dell’accettazione dei patti. Per una situazione che a lui serve per prepararsi il processo e per discolpare gli altri. Porta la giacca sulla spalla per fare capire che ha le spalle coperte, sta a rappresentare il manto dell’onore o il manto di misericordia per la figlia. Fa altri gesti emblematici: si tocca l’orecchio, l’occhio e la bocca.
Per dire cosa?
Il messaggio che ha voluto lanciare fuori è ‘non sento, non vedo, non parlo. State tranquilli’.
Lea ha subito un tentativo di sequestro a Campobasso. Nella stessa Regione dove lei è sotto protezione. In alcune interviste ha parlato di ‘mandamento occulto’ della ‘ndrangheta in Molise, che significa?
Un mandamento invisibile in mano alla ‘ndrangheta, dove c’è una ‘ndrina. Composta dai Ferrazzo, Francesco Amodio e altri soggetti che sono a due passi (dalla sua abitazione, ndr). Sempre agli ordini della ‘mamma’. Il Molise è un territorio franco, dove tante cose possono accadere, sono accadute. Girano tanti affari. Aniello Bidognetti (esponente della camorra, ndr) viene catturato a Termoli, si sfiora la cattura di Setola (killer dei casalesi, ndr). Traffico di droga, di armi. La Daewoo piena di armi trovata nel magazzino a duecento metri da casa mia, l’eolico, le slot machine, l’usura. Non a caso il Molise è ai primi posti come tasso di usura.