TdG – Gennaro C. e il Processo contro la Camorra. La prima udienza di Monza

Gennaro C.

GENNARO C., un testimone oculare in fuga dalla Camorra

“Ho denunciato la criminalità, la corruzione e le infiltrazioni in appalti pubblici. La criminalità che si mescola con i colletti bianchi, che viaggia sulla linea occulta delle coperture e delle tante convivenze che la rendono sempre più invisibile. Oggi il risultato è stato quello di perdere tutto” (Testimoni di Giustizia, Giulio Perrone Editore, 2014, Gennaro C., pagg. 34-68).

 

MONZA. Il processo è iniziato. Lunedì 26 gennaio 2015, ore 9:15, la prima udienza. Per la passerella ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano), sequestrata il 17 giugno 2011 dalla Procura della Repubblica di Monza, un’opera “mostruosa” costata diversi milioni di euro e mai aperta al pubblico. “Si sono accertate le anomalie – spiega il testimone di giustizia -, ma nessuno la vuole. Mi fanno vedere le foto e si vedono gli errori progettuali, le anomalie delle saldature. Se fosse crollata quell’opera avrebbe fatto una strage, è una strada trafficata”. Per l’ex carabiniere “l’appalto di Cinisello Balsamo è l’espressione della corruzione, è la mamma di tutte le loro tangenti”. Gennaro C., l’ex dirigente della fabbrica di Castellammare di Stabia (famiglia Vuolo, “legata – come si legge nell’interrogazione del novembre del 2013 di Cristian Iannuzzi, M5S – al clan della camorra  D’Alessandro”) si è presentato in aula. Senza paura. Per ribadire e per confermare le sue denunce. “Entrando nell’aula del Tribunale a Monza ho sentito il profumo della legalità, ho rivisto i volti degli uomini dello Stato, ero nuovamente presente a fare il mio dovere, come lo fui il 17 marzo scorso, giorno in cui mi sono costituito parte civile contro gli imputati che si sono resi autori dei capi di imputazione”. Gennaro è raggiante, soddisfatto per aver compiuto il suo dovere: “Nel percorrere quella strada che mi portava all’ingresso del Tribunale il mio passo era lento, forse stanco per quei quattro anni di sofferenza e dolore che ho dovuto subire, ma una volta giunto nell’aula e incrociando lo sguardo del pubblico ministero e quel mite sorriso di compiacimento per la mia presenza in aula tutto il dolore è rimasto fuori da quell’aula. Il ribadire a voce alta “presente signor giudice” mi ha ripagato di tutto. Sarà un processo difficile, ma io ci sarò sempre. E’ il desiderio che ho manifestato al p.m., nella prima udienza molte verità sono state confermate, dando valore alle mie denunce”. Il testimone di giustizia non si è mai pentito della sua scelta. “Avrei potuto non vedere né parlare e godermi una vita di lusso e di potere. Avrei potuto cedere alle minacce e ritrattare, ho solo fatto il mio dovere di uomo onesto. Ma ora pretendo la verità”. La prima udienza, tanto attesa, ha lasciato con l’amaro in bocca Gennaro: “ciò che mi ha ferito nuovamente è il fatto che non c’era nessun cittadino di Cinisello Balsamo, nessuno della società civile, nessuna associazione. Dopo quattro anni di isolamento mi aspettavo il calore e la vicinanza del popolo onesto. Questo mi ha fatto male, molto male”.

Il 23 febbraio la prossima udienza, con la deposizione del testimone di giustizia Gennaro C.

La passerella di Cinisello Balsamo (Milano)
La passerella di Cinisello Balsamo (Milano)

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GIORNATA della MEMORIA, Campobasso NON DIMENTICA, 27 gennaio 2015

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La Giornata della Memoria

27 gennaio 1945-2015

“Campobasso non dimentica”. Questo è stato il titolo della necessaria manifestazione, coordinata da Bibiana Chierchia (vice-sindaco del Comune di Campobasso), che si è svolta nel capoluogo di Regione. Per non dimenticare, per non rivivere il genocidio nazista. Il 27 gennaio è una data scolpita nella storia dell’umanità. Settant’anni fa le truppe sovietiche entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz (Polonia) e si accorsero, con forte ritardo (molti già sapevano, ma fecero finta di nulla), della Shoah, dello sterminio del popolo ebraico. Ma non solo. La vergogna di quegli anni non risparmiò l’Italia fascista, complice dei nazisti. Per le vergognose leggi razziali, per le deportazioni, per i rastrellamenti, per le esecuzioni. Per i campi di concentramento disseminati anche sul territorio italiano. La giornata della Memoria, in Italia è stata istituita con la legge del 20 luglio del 2000. Nei primi due articoli è possibile leggere:

“La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, ‘Giorno della Memoria’, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

In occasione del ‘Giorno della Memoria’ di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”.

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. Primo Levi

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“Libere letture intorno e dentro la Shoah, commento musicale a cura del Conservatorio Musicale Perosi (Cb)”

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I GIUSTI – Luis Borges

“Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo”.

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TESTIMONI di GIUSTIZIA… su LazioTv, 22 gennaio 2015

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“LA VOCE DEGLI SCRITTORI”

in onda giovedì 22 gennaio 2015 su LazioTv.

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TESTIMONI di GIUSTIZIA a Priverno (Latina), 12 gennaio 2014

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 GRAZIE di Cuore a Tutti… una grandissima iniziativa presso l’ISISS ‘T. Rossi’ con i favolosi ragazzi, con i docenti, i genitori, l’amministrazione comunale e le forze dell’ordine. Siete persone eccezionali…

Insieme si può!!!

Vania Marteddu Nunzia Macci Loretta Cardarelli Anna Maria Bilancia Associazione Femineus.

FOTO: Nunzia Macci 

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Il Paese dove falliscono i testimoni di giustizia – da blog di GiulioCAVALLI

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Paolo De Chiara (sempre attento al tema) propone su restoalsud.it un’intervista a Cosimo Maggiore, testimone di giustizia di San Pancrazio (provincia di Brindisi) che ha denunciato i suoi estorsori ed oggi si ritrova fallito. Il fallimento di un’azienda di un testimone di giustizia (succede anche per Ignazio Cutrò e molti altri) è il segnale migliore che si possa inviare alla mafia. Al di là della retorica.

Ecco l’intervista:

http://www.giuliocavalli.net/2015/01/12/paese-dove-falliscono-testimoni-giustizia/

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“SONO DISPOSTO AD UCCIDERMI”

L’ultimatum del testimone di giustizia Cosimo Maggiore: “Mi hanno lasciato solo”

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di Paolo De Chiara
“Nella mia azienda non entrerà nessuno. Io non sono come loro, sono una persona perbene. Ho ricevuto una proposta indecente: fare un accordo con la mafia. Cosa devo fare per uscire da questa drammatica situazione? Devo rivolgermi ad un usuraio? Devo fare il gioco dei mafiosi che ho denunciato? Devo vendere la mia anima al diavolo, alla Sacra Corona Unita? Non ho ritirato le mie denunce, neanche dopo le innumerevoli pressioni. Ho mandato in galera i miei estorsori. Continuerò su questa strada, sino alla fine. Sino alla morte”. Cosimo Maggiore, il testimone di giustizia che ha sfidato la mafia pugliese, è determinato, fermo sulle sue posizioni. “Meglio la morte, che perdere la dignità”. Non vuole e non cerca compromessi. Abbiamo già raccontato la sua drammatica storia (Il Testimone di giustizia abbandonato dallo Stato, restoalsud.it), ma nulla è cambiato. Cosimo è un imprenditore (si occupava di infissi), vive a San Pancrazio, in provincia di Brindisi, dove risiede la figlia del capo di Cosa Nostra, Totò Riina. Ha avuto il coraggio di dire no nel suo territorio, stretto da una morsa mortale, quella della Sacra Corona Unita, la mafia sotterranea, di cui pochi si occupano. Una delle mafie più pericolose presenti in Italia, che opera nel silenzio e nel disinteresse generale. Maggiore ha rotto questo muro di omertà, ha denunciato, ha testimoniato. Ha indicato con il dito i suoi aguzzini, ha fatto i nomi e i cognomi. Ha permesso allo Stato di condannare questi pericolosi delinquenti, assassini senza scrupoli. “Grazie alle mie dichiarazioni lo Stato si è imposto con la legge, con la legalità. Ora lo stesso Stato mi ha lasciato solo. Oggi (lunedì 12 gennaio 2015, ndr) entreranno nel mio capannone, messo all’asta per il mancato rispetto di una legge dello Stato (legge 44 del 1999, ‘Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura’), ma io non rinuncerò a lottare. Dovranno prima uccidermi”. Dopo le denunce è iniziato il suo percorso ad ostacoli. “Sto combattendo la mia battaglia anche contro le Istituzioni”. Poco attente, distratte e insensibili, soprattutto nei confronti dei testimoni di giustizia, che non hanno nulla a che fare con i collaboratori. Due figure diverse: i primi, semplici cittadini che hanno fatto il proprio dovere attraverso la denuncia; i secondi, già appartenenti a consorterie mafiose (definiti anche ‘pentiti’) e con dei reati sulle spalle. “Ho scritto al presidente della Repubblica, al Ministro degli Interni, al Presidente del Tribunale di Brindisi, al Generale dei Carabinieri. L’Arma è l’unica Istituzione che mi è stata vicina. Gli altri non hanno risposto ai miei appelli, al mio grido di aiuto”. Ma perché il capannone di Maggiore è andato all’asta? Non è riuscito a pagare i suoi creditori, “nemmeno il giudice civile ha accettato la sospensione (articolo 20, legge 44 del ’99)”. L’asta è stata vinta da un unico partecipante “legato alla criminalità. Ho chiesto informazioni, un mio amico mi ha riferito dei legami di sangue con Roberto Maci, fratello di Vito, appartenente alla delinquenza locale. Sono stanco di combattere inutilmente, la mia scelta è stata fallimentare. Ogni volta che rilascio un’intervista devo subire anche le pressioni di alcuni soggetti. Mi arrivano anche continui messaggi per le cose che scrivo quotidianamente su Facebook. Ho tutti contro, maledetto il giorno che ho denunciato”. Cosimo ha tentato anche la strada del dialogo con il “prestanome”. Tutto inutile. “Ho visto l’ufficiale giudiziario salire sulla macchina del boss della Scu, denunciato da me e condannato a due anni di carcere. Non mi sento più un testimone di giustizia, ma una vittima dello Stato”. Il testimone di giustizia pugliese è sconfortato, ha perso fiducia. Il dovere di ogni cittadino è denunciare, sempre e comunque. Costi quel che costi. L’unica arma è allearsi con lo Stato, almeno per mettere i bastoni tra le ruote a questi ripugnanti delinquenti. Cosimo Maggiore è pentito della sua scelta, porta avanti da solo la sua battaglia. “Per entrare dovranno chiamare un fabbro. La mia reazione dipenderà dalle loro azioni. Mi farò ammazzare, meglio morto che senza dignità”.

L’azienda del testimone di giustizia finisce all’asta. “Pronto a barricarmi dentro” – da restoalsud.it

dal sito Antimafia 19luglio1992.com

CROLLO VIADOTTO SCORCIAVACCHE (Palermo-Agrigento). Parla il tdg Gennaro C.

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CROLLO VIADOTTO SCORCIAVACCHE (Palermo-Agrigento)
— dal Testimone di Giustizia GENNARO C. —

– Al Presidente del Consiglio MATTEO RENZI
– Al Ministro delle Infrastrutture On. LUPI
– Al Presidente dell’Autorità di Vigilanza LL.PP.

“Questo ennesimo crollo, dimostra purtroppo come c’è scarso controllo nelle verifiche dei lavori eseguiti, nei collaudi.
Lo denunciavo già nel 2011, ero dirigente di una azienda che ha costruito la maggior parte delle uscite autostradali e molti cavalcavia volgarmente chiamati ponti, nel ruolo di dirigente non esitai a denunciare anomalie costruttive in particolare nell’opera della Passerella Ciclopedonale della SS 36 nel comune di Cinisello Balsamo (Milano), un appalto ANAS poi subappaltato ad Impregilo spa e poi ceduto alla ditta Romana Carpenfer Roma srl, facente capo al pregiudicato Vuolo Mario, oggi a processo e agli arresti per una presunta bancarotta fraudolenta della stessa ditta Carpefer Roma srl. Un appalto da 5 milioni di euro quello della passerella, poi lievitato ad oltre 13 milioni di euro, ma con un triste risultato: la passarella dopo 5 anni resta ancora chiusa e non utilizzabile dagli utenti.
Rilevante anche nel caso della passerella il collaudo della commissione ANAS che diete parere favorevole, quindi attesta che l’opera era stata eseguita correttamente, cosa non vera, anzi la perizia commissionata dal P.M. dottoressa Macchia della Procura di Monza ha attestato un concreto rischio crollo e con una dicitura che parla di esecuzione criminale.
Solo grazie alla mia denuncia si è potuto evitare una tragedia, la passarella è un’opera che sovrasta una delle arterie più trafficata di europa lass 36 e solo grazie al rifacimento di tutte le anomalie rinvenute oggi l’opera sembrerebbe idonea, ma non sono mancate altre anomalie riscontrate anche dopo gli interventi commissionati dalla A.G., e quindi l’ennesimo stop all’apertura dell’opera che resta a data da stabilire.
Oggi come nel 2011 io parlo di un “modus operandi” che fa venire i brividi, molte delle opere eseguite non vengono collaudate prima dell’apertura al pubblico ma solo dopo molti mesi dopo o a volte anni o in molti casi mai. Quindi chi controlla che tale opere siano state eseguite in maniera corretta??? Nessuno!!!!!
Come nessuno controlla le certificazioni dei materiali usati e le attestazioni SOA e la mano d’opera specializzata, controlli solo sulla carta, quindi un vero e proprio buco nella macchina dei controlli ANAS distraratta dai tanti subappalti.

Ho più volte scritto al presidente dell’Autorità di Vigilanza degli appalti e al Ministro Lupi, non solo comunicazioni ma vere e proprie denunce con Nomi e Cognomi e dettaglio delle opere anomale.
Non possono passare in secondo piano i crolli del casello Autostradale di Cherasco, quello del portale della Autostrada A1 (all’altezza di Santa Maria Capua Vetere) e non ultimo il crollo della tettoia del casello di Rosignano, sempre sulla rete autostradale.

Ora grido a voce alta che bisogna spazzare via il marcio e chiedo premier Renzi che non basta un messaggio su twitter. Ci vuole la certezza che tutto ciò che è accaduto non accadrà più e che i responsabili paghino.

Oggi le mie denunce hanno avviato vari procedimenti penali, ma per ora l’unico a pagare sono stato io che ho perso tutto: LAVORO, FAMIGLIA e la SALUTE”.

5 gennaio 2015

VIADOTTO

FOTO inst perrone

BIOMASSE in MOLISE, i comitati dicono NO a risarcimento

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Bojano (Campobasso), 3 gennaio 2015
Palazzo Colagrosso
Convegno AMBIENTE & SALUTE

Servizio TeleMolise (Giovanni Minicozzi), 5 gennaio 2015

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TESTIMONI di GIUSTIZIA… RadioRai3, Roma, 30 dicembre 2014

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TESTIMONI di GIUSTIZIA…a RadioRAI3

con il TDG Luigi Coppola

Roma, 30 dicembre 2014

AUDIO trasmissione: 

http://www.radio.rai.it/podcast/A45748496.mp3#sthash.co7V6rrO.xiqq

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