MOLISE, ARRESTATO L’ASSESSORE REGIONALE SCARABEO (PD)

scarabeo FOTO

di Paolo De Chiara

“L’assessore che truffa la sua Regione è come il padre che rompe il salvadanaio per rubare i soldi del figlio”. Queste le parole utilizzate dal procuratore Paolo Albano, durante la conferenza stampa in Procura per illustrare l’operazione, denominata ‘Alta Tensione’, effettuata dalla Guardia di Finanza di Isernia. Frode fiscale e truffa aggravata ai danni della Regione Molise. Con queste accuse è stato arrestato, questa mattina, l’assessore regionale del Pd, Massimiliano Scarabeo. “Questa indagine – spiega Albano -, per giungere a questi risultati, è stata portata avanti con il massimo della professionalità da parte degli appartenenti al gruppo provinciale delle Fiamme Gialle. Abbiamo smascherato un sofisticato sistema di frode”. Due ordinanze di custodia cautelare, arresti domiciliari, del Gip del Tribunale di Isernia a carico di Massimiliano (assessore della Giunta Frattura, con delega alle Politiche dello sviluppo economico, Politiche del credito, Società partecipate e Marketing territoriale) e del fratello Gabriele, due imprenditori della provincia di Isernia, “i reali amministratori di fatto”. Perquisizioni dei finanzieri nelle abitazioni, negli uffici dell’azienda e in quelli della Regione. Indagini avviate grazie a una verifica fiscale realizzata nel 2014, in una delle aziende del gruppo Scarabeo, la ‘ELCOM Elettrocommerciale Spa’ di Sesto Campano (Is), che si occupa di forniture di materiale elettrico, con punti vendita in tutto il Molise, con unità a Varese, Vercelli, Genova, Cagliari, Palermo, Firenze, Lucca, Pisa e Pistoia. “Ci troviamo – ha continuato Albano – di fronte ad un’evasione di milioni di euro, realizzata da due imprenditori, noti in questo campo. La frode fiscale è stata perpetrata ricorrendo ad un sistema costante, continuo, ininterrotto per vari anni. Si è ripetutamente fatto ricorso a fatture per operazioni inesistenti”. La Guardia di Finanza ha accertato anche un reato “particolarmente grave” per la qualifica rivestita dall’assessore Massimiliano Scarabeo, eletto nel 2013. “La Elcom ha beneficiato dal 2012 al 2014 di un contributo POR”, fondo strutturale relativo allo sviluppo regionale, per “un importo di 122mila euro che è stato istruito, approvato e corrisposto dagli uffici regionali facenti capo all’assessore Scarabeo. Ci troviamo di fronte ad un assessore che quando ha organizzato la truffa era consigliere regionale, nel momento in cui ha percepito il profitto della truffa era già assessore. Ci siamo trovati di fronte ad un assessore regionale, con delega alla Politiche economiche, che ha posto in essere, ideato e realizzato una truffa ai danni della Regione”. Per Albano un “caso unico e grave”. Attrezzature, “oggetto del finanziamento”, già in possesso dell’azienda, “acquistate” con fatture false. “Macchinari vetusti ai quali erano stati applicati dei cartellini per far figurare che erano stati acquistati nel 2013, con lo stemma della Regione Molise e la dicitura ‘questa attrezzatura ha beneficiato del contributo del fondo europeo di sviluppo regionale’. Cartellini su macchinari che risalivano ad anni prima”. Il “solito problema dei finanziamenti regionali – ha aggiunto il sostituto procuratore Scioli -, si erogano dei finanziamenti sulla base di un progetto che può essere più o meno dignitoso, poi non si va a verificare nel dettaglio se quelle risorse sono state correttamente utilizzate. In questa vicenda, come in molte altre, è accaduto proprio questo. I controlli regionali sono decisamente scadenti”. Per i reati fiscali si parte dal 2011 e comprendono anche alcune sponsorizzazioni, “fatture per tre associazioni sportive dilettantistiche”, per un importo di 380mila euro. “I fatti sono estremamente gravi. Ci sono altri indagati”. Nel 2005 Massimiliano Scarabeo, allora consigliere comunale di Venafro, affermava: “non viviamo nel paese dei balocchi ma in un contesto in cui, purtroppo, si devono avere gli occhi puntati sulla realtà delle cose, per questo vorrei significare che laddove si volessero usare cariche e poltrone per soddisfare interessi personali prevaricando quelli di tutti, la mia posizione sarà sempre quella di netta contrarietà e se possibile di forte intransigenza”. Dopo dieci anni il concetto è stato ribaltato dal Procuratore Albano: “una truffa commessa da parte di una persona che ha come suo dovere primario quello del perseguimento dell’interesse comune e del bene comune, di coloro che vivono in questa Regione. Scrive il Gip: ‘pur essendo stato investito di un’importante funzione di rappresentanza popolare, ricoprendo la carica di assessore, proprio nel settore gestorio dei finanziamenti, vede pendere su di sé gravi indizi di avere truffato la stessa Regione Molise, oltre che il Fisco, così dimostrando in pieno l’ambivalenza e falsità della sua personalità, che lungi da essere dedita alla cura dell’interesse pubblico tende, invece, a perseguire l’arricchimento del proprio patrimonio’. È inutile sottolineare come il perseguire, invece che l’interesse pubblico, il proprio personale arricchimento del proprio patrimonio porta alla misura della custodia cautelare. Esiste lo Stato che ha il dovere e il diritto di intervenire contro coloro che non fanno il proprio dovere, soprattutto quando sono persone elette, votate e hanno incarichi pubblici. Quando l’interesse pubblico non viene percepito, ma si pensa al proprio arricchimento, la risposta dello Stato dovrebbe essere sempre quella delle misure cautelari”.

Il terremoto politico

Le dimissioni dell’assessore regionale sono state annunciate dai suoi legali: Mariano Prencipe e Danilo Leva (componente della Commissione Giustizia alla Camera). Il deputato del Pd ha aggiunto: “Devo leggere gli atti. Sono molto rispettoso del ruolo della magistratura”. Sull’Ansa la dichiarazione dei due avvocati: “Una tale determinazione viene assunta per rispetto istituzionale seppure la vicenda in questione, rispetto alla quale Scarabeo viene coinvolto quale presunto amministratore di fatto di alcune imprese, non ha ad oggetto l’azione amministrativa o politica dello stesso. Convinti dell’assoluta estraneità ai fatti contestati al più presto sarà presentato ricorso al Tribunale del Riesame di Campobasso avverso una misura che consideriamo profondamente ingiusta”. Le dimissioni, per il presidente della Giunta regionale del Molise, Paolo Frattura, sono un “atto dovuto all’Istituzione, al partito, alla popolazione e alla sua stessa persona che potrà approntare la difesa con la dovuta serenità”. Sulla vicenda è intervenuta anche la segretaria del Pd Molise, Micaela Fanelli: “avviamo la procedura di sospensione immediata dal partito. Noi applichiamo il codice etico che prevede la sospensione in casi di misure restrittive cautelari della persona iscritta al Pd. Noi abbiamo la procedura di sospensione, l’organo competente è la Commissione di garanzia”. Sospensione e non espulsione. “Abbiamo un Codice etico molto chiaro, che disciplina i casi. Si applica la legge, non si fanno valutazioni discrezionali. Per lui (Massimiliano Scarabeo, ndr), come per tutti gli altri casi, in caso di misure restrittive si applica la sospensione. O meglio, noi chiediamo alla Commissione di garanzia regionale di procedere immediatamente all’applicazione dell’art. 10”. Ma la legge Severino si applica in questi casi? “Credo che si applichi”. Quindi dovrà abbandonare anche il consiglio regionale? “Credo che si applichi. Per come ho capito, ho chiesto un parere giuridico, vale la sospensione da consigliere regionale e, quindi, dalle cariche pubbliche per la durata della misura cautelare. Ho chiesto agli uffici giuridici di darmi un’interpretazione corretta”.

 

Conferenza Stampa, Procura della Repubblica di Isernia
Conferenza Stampa, Procura della Repubblica di Isernia

 

CARTA CANTA, La Coerenza prima di tutto, 2009

SEI ANNI DOPO…

IL MIO FUTURO POLITICO RIPARTE DALL’ASSOLUZIONE

Assolto. È racchiusa in una parola la mia più grande soddisfazione morale nei confronti dei miei elettori. Oggi il Tribunale di Campobasso ha emesso la sentenza stabilendo la mia totale estraneità ai fatti che nel 2015 comportarono il mio allontanamento dalla vita pubblica sia come decadenza dal ruolo di assessore regionale e poi, per l’applicazione della legge Severino, la sospensione dal ruolo di consigliere.

L’assoluzione di oggi rappresenta per me non solo l’affermazione della mia onestà intellettuale come imprenditore, ma anche e soprattutto simboleggia la mia onestà morale come politico che da oggi più nessuno potrà mettere in discussione.

Il mio futuro politico riparte da qui. E non mi fermerà l’escamotage di una maggioranza che mette alla porta consiglieri eletti, anche se supplenti, modificando e applicando in legislatura in corso la legge elettorale che ha visto formare questo Consiglio regionale. Ma questa è un’altra storia a cui un altro giudice metterà la parola fine.

Oggi mi riprendo la mia dignità di uomo e di politico agli occhi di tutti.

Vado avanti più forte di prima perché ciò che non ti abbatte ti fortifica.

Massimiliano Scarabeo

INQUINAMENTO: “IN MOLISE LA POLITICA SI COMPORTA COME PONZIO PILATO”

herambiente2

di Paolo De Chiara

“È evidente che il Servizio di tutela ambientale e la Giunta regionale vogliono condizionare la conferenza di servizi e ribaltare le decisioni che sono state già prese, e anche accettate dalla stessa azienda (a malincuore). È questo il momento che la politica si prenda le proprie responsabilità”. Una presa di posizione chiara, netta. Un’accusa precisa. Tutto messo nero su bianco. In una nota dello scorso 14 giugno, firmata dal WWF Molise, dalle Mamme per la Salute e l’Ambiente e dal Consorzio di Bonifica della Piana di Venafro (la città più inquinata del Molise). “Quanta attenzione è accordata – si legge – alle preoccupazioni dei cittadini che da tempo denunciano il diffondersi di patologie e tumori che colpiscono ormai prevalentemente giovani e bambini? Con quanta serietà vengono prese in considerazione o almeno lette le osservazioni presentate? Che fine ha fatto l’obbligo istituzionale di tutela dell’inquinamento, di applicazione dei principi di prevenzione e precauzione, di legalità e correttezza?”. Domande lecite, incalzanti. Che inchiodano l’interlocutore. Le risposte? Non pervenute, nessuno risponde nel merito. Nessuno spiega, nessuno interviene per rassicurare associazioni e cittadini. Solo un misero comunicato stampa dello sGovernatore del Molise. “Accuse infondate”, scrive Frattura, “non si comprendono i sospetti vagamente complottistici”, “la delibera di Giunta numero 231 del 19 maggio 2015 va nell’esatta direzione opposta, il testo adottato all’unanimità delibera di rimettere al Servizio tutela ambientale della Regione Molise il provvedimento presentato affinché proceda a una più approfondita analisi istruttoria”. Una delibera adottata per non decidere, per rinviare. Per non esprimere una precisa posizione. Ma andiamo con ordine.

Herambiente di Pozzilli, un impianto senza AIA

In provincia di Isernia, precisamente a Pozzilli, dal 1999 opera un inceneritore, Herambiente (ex Energonut), nato come impianto a Biomasse, autorizzato nel 2008 a bruciare da 20mila a 100mila tonnellate all’anno di CDR (combustibile derivato da rifiuto). Autorizzato ad operare senza AIA (autorizzazione integrata ambientale). “Per evitare – secondo il prof. Gianni Tamino, componente del Comitato scientifico dell’ISDE (Medici per l’Ambiente) – di essere sottoposti a tale procedura i proprietari in accordo con i vari enti proposti al rilascio delle autorizzazioni hanno predisposto un piano di monitoraggio”. Solo dopo una denuncia alla Comunità Europea l’impianto è stato obbligato ad effettuare l’AIA, “essendo risultato – aggiunge l’esperto – l’unico impianto operante in Italia che, pur essendo soggetto agli obblighi della direttiva europea, funziona senza AIA”. Una storia infinita, che va avanti da troppi anni. Herambiente emette, in un anno, 20g di IPA (idrocarburi policiclici aromatici); 17mg di diossine; 1kg di mercurio; 2kg di cadmio e tallio; 2,5 tonnellate di ossidi di zolfo; 2,3 tonnellate di acido cloridrico; 123 tonnellate di ossidi di azoto; 2,5 tonnellate di ammoniaca; 0,5 tonnellate di polveri; 0,74 tonnellate di sostanze organiche. Esclusi i transitori. “Quei momenti – spiega Tamino – in cui l’impianto viene acceso e spento”. Non bisogna dimenticare che a pochi chilometri, a Sesto Campano, è situato un altro impianto che emette dai suoi camini circa 400 tonnellate di polveri, rilevanti quantità di metalli pesanti, IPA e 0,7 grammi di diossine. Anche il cementificio Colacem opera in assenza di AIA, “ma a differenza di Herambiente – conclude Tamino -, che ha tentato in ogni modo di sottrarsi, nel 2007 ha richiesto l’avvio della procedura. Attivata nel giugno 2013, dal 7 ottobre dello stesso anno tutto è sospeso. I dati sulle diossine sono poco rassicuranti. Proprio l’Arpa Molise dichiara che la situazione è critica per l’inquinamento atmosferico e per le polveri sottili, i cosiddetti PM10”.

La conferenza di servizi e la delibera regionale

“In base alla procedura di infrazione – ha dichiarato Pina Negro, del Wwf Molise -, che ha avuto l’Italia sulla corretta applicazione delle procedure in materia di valutazione, è stato emesso un decreto che ha imposto a tutti gli impianti esistenti di fare l’AIA, quindi anche Colacem ed Herambiente hanno inoltrato la richiesta. Questa AIA è finalizzata a confermare le autorizzazioni esistenti, a verificare se sono state applicate le nuove e più moderne tecnologie, a stabilire i limiti ed, eventualmente, a stabilire limiti più restrittivi”. Herambiente gioca al raddoppio, approfitta della procedura in corso, invia due comunicazioni alla Giunta regionale del Molise, per richiedere “modifiche non sostanziali”, dal suo punto di vista, per l’impianto: raggiungere la massima potenza (49, 9 megawatt) e bruciare un nuovo tipo di rifiuto, il CSS (combustibile solido secondario) con codice 19.12.12. “Ma non è così”, spiegano le associazioni, “le modifiche che Herambiente vuole apportare al proprio impianto le garantiranno enormi profitti, potendo bruciare tipi di rifiuti che fino ad oggi non ha potuto accettare ma che sono presenti sul mercato in gran quantità. Quelle variazioni comporteranno l’incenerimento di quantità superiori del 70% di quelle attuali, un nuovo tipo di rifiuto, ma soprattutto comporteranno un inquinamento significativo dell’ambiente e dannoso per la salute umana. Herambiente non dichiara le quantità che intenderà bruciare, non ipotizza quantità e qualità di emissioni, non vuole che siano valutati i rischi di tali emissioni. Herambiente ha adottato la stessa manovra anche per altri impianti posseduti in Italia”. Ma cosa significa? Risponde Pina Negro: “la legislazione italiana (Sblocca Italia, ndr) ha stabilito che questi impianti possono lavorare alla massima potenza e possono raggiungere il carico termico ammesso”. Il problema dove si pone? “Loro hanno chiesto di bruciare un altro tipo di combustibile”. Cosa comporta? “Il 19.12.12 ha un potere calorifico inferiore e, quindi, per arrivare a saturare il carico termico ne possono bruciare di più”. Perché vi opponete? “L’azienda non può bruciare il Cdr 19.12.12, deve fare la valutazione di impatto ambientale, perché è una nuova tipologia di rifiuto, perché vuole aumentare le quantità. Anche in conferenza di servizi l’Arpa dice la stessa cosa, perché è una modifica sostanziale”. Ma cos’è questa modifica sostanziale? “È contenuta nel decreto legislativo 152 del 2006. Si ha modifica sostanziale ogni volta che si cambiano i parametri, in modo tale che si possono avere effetti dannosi per l’ambiente”. In Molise esiste la legge 25 del 2003 che si occupa di questa questione. “All’articolo 22 dice che cosa si intende per modifica sostanziale”. Herambiente nell’agosto 2014 invia una raccomandata alla Giunta regionale e comunica la modifica. “La Regione non ha mai risposto”. Il silenzio assenso vale in materia ambientale? “Non vale, la legge 241 del 1990 all’art. 20 parla chiaro. Non si forma in materia ambientale, per l’importanza degli interessi coinvolti”. Lo scorso maggio si è svolta la conferenza di servizi, cosa è emerso? “L’azienda deve presentare per queste modifiche una nuova richiesta. Per legge”. Basta leggere il verbale della seduta e i relativi allegati per comprendere il ragionamento del rappresentante Wwf per il Molise. “L’autorizzazione – si legge – che si intende rilasciare entro il 7 luglio 2015 prevederà la stessa quantità di rifiuti attualmente autorizzata”. Viene esclusa l’autorizzazione del nuovo rifiuto. “L’inserimento di questo codice – spiega il sindaco di Venafro, Antonio Sorbo -, che noi non vogliamo, aprirebbe la possibilità di introdurre, attraverso particolari procedure, anche rifiuti tossici”.

Rifiuti radioattivi?

Tra i pareri spicca quello di Vecere, il direttore del Servizio tutela ambientale della Regione Molise: “si ritiene di mantenere i quantitativi già autorizzati” e quello dell’Asrem: “si preveda il controllo sistematico della radioattività su CSS (rifiuti) in ingresso allo stabilimento”. Rifiuti radioattivi? Cosa si brucia in quei forni? Perché questa avvertenza? Chi controlla i rifiuti in ingresso? Sei giorni dopo, dalla Giunta regionale del Molise, viene approvata la delibera n.231. La Giunta delibera di rimettere al servizio proponente il provvedimento “affinché proceda ad una più approfondita analisi istruttoria”. Nel documento istruttorio le parole di Vecere, presente nella conferenza di servizi: “si propone alla Giunta regionale di prendere atto della modifica non sostanziale comunicata alla Giunta”, “aggiornare la delibera del 2009 integrando il codice CER 19.12.12”, “prendere atto della comunicazione di Herambiente”, “ridefinire l’importo della garanzia finanziaria che Herambiente dovrà prestare in favore della Regione Molise in 510 mila euro”. Da che parte sta la Regione, chiedono le associazioni. “La giunta regionale – spiega Pina Negro – avrebbe potuto, in base alla legge, stabilire se la modifica è sostanziale o non sostanziale. Invece rinvia al servizio proponente il documento istruttorio allegato. A cosa serve questa delibera? Non è una delibera con cui deliberano. Ogni volta che un Servizio propone una cosa si fa la delibera? Perché è stata fatta questa delibera?”. Perché viene fatta la delibera? “Fanno questa delibera per mettere un po’ di zizzania. Perché Herambiente, non contenta, sta continuando la sua azione. Per rimettere in discussione tutto”. E il comunicato di Frattura? “Vuole dire che non hanno preso nessuna decisione. Hanno fatto come Ponzio Pilato”. La battaglia è appena iniziata. Dai due consiglieri regionali del M5Stelle una nota: “la decisione sta alla Regione, può impedire che le modifiche richieste da Herambiente possano aggravare la situazione ambientale nella zona di Venafro, soprattutto in mancanza di un Piano di risanamento della qualità dell’aria da più parti invocato e di una stima sulla valutazione di impatto sanitaria”.

Gli assessori regionali

La “delibera che non delibera” è stata licenziata lo scorso 19 maggio. Un solo assessore assente: Massimiliano Scarabeo da Venafro, con delega alle politiche dello sviluppo economico (arrestato dalla Guardia di Finanza per frode fiscale e truffa aggravata ai danni della Regione Molise). “Non è una delega di mia competenza”. È mai arrivata una sollecitazione? “Solo qualche giorno fa, da parte delle Mamme per la Salute e ho condiviso la loro preoccupazione. Mi sono immediatamente mosso, mi sono raccordato con qualche collega di maggioranza, ma anche con qualcuno dell’opposizione ed abbiamo formalizzato una mozione”. Ma che senso ha fare queste delibere? “Non ero presente. Le delibere le propone la politica, ma le struttura la parte tecnica. Questa delibera conferma la volontà dell’amministrazione regionale a non voler adottare dei provvedimenti dove, nel caso specifico, la politica non è d’accordo rispetto alla procedura tecnica”. Il direttore del Servizio tutela ambientale è stato accusato di essere contraddittorio. “Sono perfettamente d’accordo. Sotto l’aspetto tecnico è chiaro che il dirigente del caso specifico si assumerà le sue responsabilità”. Si parla di rifiuti radioattivi. “Nutro qualche perplessità rispetto all’introduzione della nuova tipologia di rifiuti. Questo tipo di variazione viene messa in campo per fare che cosa? Vigileremo nella prossima seduta della conferenza di servizi, che è di fondamentale importanza”. Frattura parla di accuse infondate. Ma sono visionarie queste associazioni che denunciano i problemi del territorio? “Il presidente della Giunta ha esternato il proprio pensiero. Frattura si è impegnato a far fronte rispetto a queste due richieste”. È una delibera che non delibera? “La politica dà gli atti di indirizzo. Ritengo che questo tipo di atto ricevuto da parte della struttura tecnica non sia stato avallato”. Abbiamo sentito anche l’assessore competente, con la delega all’ambiente. Con Vittorino Facciolla, reso celebre da Le Iene, siamo partiti dalla ‘delibera che non delibera’: “se noi riteniamo carente l’istruttoria è evidente che dobbiamo rinviare. Questa è una delibera che ha il presupposto della cautela piena, nel senso che avremmo dovuto licenziare la presa d’atto su un’istruttoria positiva, ma non l’abbiamo fatto per la mancanza di approfondimenti e certezze sul tipo della procedura. L’esatto contrario di quello che si può pensare. Una posizione di grande garanzia. Per una volta che facciamo una cosa in maniera lapalissiana, evidentissima, grossolana a favore della tutela dell’ambiente ci sta pure il problema inverso?”. E sul comportamento di Vecere? “Non vedo questa contraddittorietà”. Sono visionarie queste associazioni? “Non mi sembrano visionarie”. Perché si lamentano? “Non hanno motivo di lamentarsi, la cautela è stata piena. Herambiente ha fatto rimostranze sul fatto che non avessimo applicato de plano lo Sblocca Italia, perché ritiene che la modifica non sia sostanziale. Noi ci dobbiamo affidare all’organo tecnico che fa attività istruttoria”. Diversi consiglieri regionali stanno presentando delle mozioni. Perché c’è tutto questo fermento? “Il fermento c’è perché ogni cosa che riguarda l’azienda desta preoccupazione”. Ci sono pezzi della maggioranza che stanno criticando la scelta. “Ognuno pensa di fare bene il proprio mestiere. Non abbiamo interessi a fare fughe in avanti, non siamo portatori di alcun tipo di interesse, se non quello della tutela ambientale del territorio. Chi fa ragionamenti diversi vuol dire che è portatore di un’evidente malafede oppure ci vuole vedere per forza il marcio”. Il 29 giugno l’appuntamento decisivo. Due sedute per la conferenza di servizi: una per Colacem e una per Herambiente. Verranno tutelati gli interessi delle due aziende o quelli della collettività?

da RESTOALSUD.IT

aria

herambiente

mamme

MOLISE. Ambiente e inquinamento: “Situazione preoccupante. Compromessa la catena alimentare”

Tamino

di Paolo De Chiara

“Nel nostro territorio insistono attività a forte impatto ambientale che esercitano da un decennio e immettono in aria sostanze tossiche riconosciute nocive dalla scienza e dalla legge. Studi internazionali evidenziano come in questi territori, interessati soprattutto dalla presenza di inceneritori, aumentano in modo vertiginoso patologie allergiche, respiratorie, oncologiche e cardiache soprattutto nelle donne e nei bambini. Nel nostro territorio non esiste uno studio epidemiologico, il Registro dei tumori è inattivo, non esiste un monitoraggio serio delle immissioni di inquinanti nell’aria, e, se tutto ciò fosse falso, la verità non è dato saperla”. Un quadro drammatico, una denuncia dettagliata. Dall’Ilva di Taranto? Dalla Terra dei Fuochi? No, dal Molise. Dall’Isola inFelice, resa tale da certa politica, complice e dannosa. Brava a difendere l’indifendibile e incapace a risolvere i drammi della popolazione. Sono le Mamme per la Salute e l’Ambiente di Venafro che parlano, che si battono, che non si arrendono. Un gruppo di donne agguerrite, le vere sentinelle del territorio. Operano nella provincia di Isernia, precisamente a Venafro. Territorio martoriato per gli affari della Camorra (in passato diverse ditte, come la Rer e la Fonderghisa, sono state utilizzate per affari illeciti e criminali), per la presenza di impianti altamente inquinanti, per lo sversamento di rifiuti, per la pessima qualità dell’aria. “Aver scoperto che l’aumento di alcune patologie – precisano le donne coraggio – è strettamente connesso all’inquinamento ha indotto un gruppo di mamme a capirne di più, tanto da ritenere, oggi, che la tutela della nostra salute, di quella dei nostri figli, e delle generazioni future è la priorità assoluta”. Ma in Molise nulla si muove. Si tende a minimizzare, ad evitare gli odiosi allarmismi. Necessari. Ne è convinto il giudice Ferdinando Imposimato, che già alla fine degli anni ’80 denunciava le infiltrazioni malavitose: “senza allarme sociale non può esserci la reazione della popolazione”. Grazie alle Mamme per la Salute di Venafro sono stati portati alla luce i risultati di diverse analisi: su una foglia di fico, prelevata nei pressi della Colacem di Sesto Campano; nella polvere di cemento, proveniente dallo stesso cementificio. “L’inquinamento sulla foglia di fico – scrive il dott. Stefano Montanari, responsabile dell’azienda Nanodiagnostics di Modena – induce a prendere precauzioni per l’ingestione di prodotti dell’orto o dell’agricoltura cresciuti nella zona in cui tale inquinamento esiste”. Viene riscontrata la presenza di particella di ferro, con titanio e manganese. Nel cemento presenze di uranio e torio, elementi radioattivi. “Dette ceneri – aggiunge Montanaripotrebbero provenire anche dallo stesso stabilimento che, bruciando rifiuti, potrebbe smaltire le derivanti ceneri mescolandole al cemento. Se ciò fosse vero che tipo di rifiuti o altro combustibile brucia la Colacem per trovarci in presenza di sostanze altamente tossiche e nocive quali uranio e torio?”. Nel 2010 e nel 2011 due casi di diossina nella carne bovina. Le mamme di Venafro denunciano anche la presenza di diossina nel latte materno. Riscontrata dai tecnici dei laboratori del consorzio interuniversitario di Chimica di Marghera (Venezia). “Un dato molto preoccupante che conferma ciò che temevamo: la diossina e i suoi composti sono entrati prepotentemente nella catena alimentare”. Solo diossina? “Ci si ammala gravemente di tumore – spiega Daniela Battaglia, esperta Fao di produzione animale -, sono molte le leucemie e i linfomi, corrono voci insistenti sull’esistenza di numerosi casi di interruzioni di gravidanza, di casi di sterilità maschile, di giovani donne che vanno in menopausa precocemente, di una popolazione infantile affetta da patologie allergiche e respiratorie. Si incentivano costruzioni di nuovi altri mostri quali biomasse, biogas, turbogas, centri di raccolta rifiuti di cui si viene a conoscenza solo a cose fatte e decise nei palazzi”. Sul territorio della provincia di Isernia, tra Sesto Campano e Monteroduni, sono presenti sia Herambiente (ex Energonut): un inceneritore nato come impianto a biomasse, che brucia quasi 100 mila tonnellate di rifiuti l’anno, unico impianto operante in Italia che funziona senza AIA, e la Colacem: un cementificio tra i più grandi d’Europa, che brucia quasi 25 mila tonnellate di rifiuti ogni anno, che opera senza AIA. A differenza di Herambiente, “che ha tentato in ogni modo di sottrarsi”, nel 2007 ha richiesto l’avvio della procedura. Attivata nel giugno del 2013, ma dal 7 ottobre dello stesso anno tutto è sospeso. “Dai rapporti di prova dell’ARPA Puglia emerge – ha certificato il dott. Stefano Raccanelli, già dirigente del laboratorio di microinquinanti dell’Inca (il consorzio interuniversitario ‘La Chimica per l’Ambiente’) di Venezia – che la ditta Colacem, cementificio che brucia CDR non è in grado di rispettare i limiti imposti dalla legge in vigore per le emissioni per PCDD/F “diossine”. Anche per l’impianto Energonut di Pozzilli dai rapporti di prova dell’ARPA Puglia emerge che le emissioni di diossine risultano tutt’altro che rassicuranti”. Lo scorso 18 aprile è stato organizzato, a Venafro, un convegno dal titolo “Ambiente, Salute ed Economia”, dove è intervenuto anche il prof. Gianni Tamino, già docente di Biologia presso l’Università di Padova e componente del Comitato scientifico dell’ISDE (Medici per l’Ambiente). “Dai rapporti di prova effettuati nel 2011 – ha affermato Tamino – sull’inceneritore e sul cementificio i dati sulle diossine sono poco rassicuranti”.

Cosa significa?

Va chiarito che per le diossine parlare di limiti è un discorso piuttosto parziale, perché dobbiamo sempre tener presente che si tratta di sostanze in grado di alterare il sistema endocrino, cioè il sistema ormonale, e di produrre tumori. Quindi un valore sotto il quale non c’è effetto non esiste. Questi valori sono comunque preoccupanti perché la pericolosità delle diossine si misura in miliardesimi di milligrammo per chilo di peso corporeo, oppure per quantità di sostanza grassa. Tenendo conto di tutti questi aspetti i risultati sono abbastanza preoccupanti, le analisi esistenti parlano di situazioni preoccupanti. Abbiamo, ad esempio, nella carne bovina quindici casi superiori al livello d’azione e ben due non conformi. Il fatto che vi siano parecchi campioni o di uova o di carne che rappresentano i punti della catena alimentare superiore, cioè per le diossine passando da erba a erbivori e poi a carnivori si ha un incremento costante della quantità di diossine concentrate nel grasso. Se la diossina era presente nella matrice ambientale (erba, fieno, ect.) gli animali lo concentrano al proprio interno nella parte grassa.

Lei, nel suo intervento in Molise, ha citato due casi: Herambiente e Colacem. Perché?

Sono sicuramente due casi emblematici, ma non gli unici, cui sicuramente le diossine vengono emesse. Siccome noi abbiamo nel contesto ambientale circostante all’area industriale, comunque nel territorio di Venafro, delle zone dove si accumula diossina nei prodotti animali è interessante vedere quelle attività aziendali dove è più facile che ci siano emissioni di diossine.

Tracce di diossine sono state trovate nella carne bovina e nel latte materno.

Quello è ancora più preoccupante, perché la madre è il terzo livello. Se noi consideriamo la catena alimentare c’è prima l’erba, poi gli erbivori e poi i carnivori. Man mano si ha un aumento della concentrazione. Sulla base di questi dati vediamo che le concentrazioni sono ancora gravi, perché dobbiamo tener presente anche quant’è il limite di legge per la quantità di diossine, per esempio, nel latte bovino. Non si può mettere in commercio se supera un certo limite. Avere quasi 10 picogrammi per grammo di grasso nel latte materno, tenendo presente che attualmente il valore per il latte è intorno ai quattro a livello di latte da vendere, come latte da alimentazione, vuol dire che abbiamo una quantità di diossine nel latte materno, cosa che succede spesso nelle zone inquinate come può essere Taranto o Brescia, superiore a quelle che rendono ammissibile la vendita del latte bovino.

Il picogrammo è un’unità di misura del peso che equivale a un miliardesimo di milligrammo.

Esatto. Una quantità minima, bastano poche molecole per determinare delle alterazioni del funzionamento del sistema ormonale.

È stata compromessa la catena alimentare?

Sicuramente. Noi troviamo una matrice ambientale dove le emissioni di diossine ci sono e sono accertate perché abbiamo valori nell’ordine non lontano dal grammo, come emissione di Colacem, e di milligrammi, come emissioni annue di Hera. Tenendo presente che la diossina può durare nell’ambiente più di dieci anni, ogni anno si accumula l’anno precedente. Quindi abbiamo una situazione di vari grammi nell’ambiente e quando la pericolosità è a miliardesimi di milligrammo abbiamo miliardi di volte, sparsi nell’ambiente, quantità pericolose che possono accumularsi, attraverso la catena alimentare, nelle piante che diventano foraggio, negli animali e poi nell’uomo.

Quali sono i rischi per la salute umana?

È noto che la diossina può determinare alterazioni, sicuramente può essere cancerogena. Ma non è solo questo. Molte malattie degenerative possono essere indotte da queste variazioni di regolazione ormonale che sono determinate da questi interferenti.

Nel 1991 l’OMS stabilisce, per le diossine, una dose tollerabile giornaliera pari a 10 picogrammi. Nel 2011 l’UE riduce la dose a 2 picogrammi. Nel 2012 si interviene sui lattanti. Secondo i suoi dati, nella provincia di Isernia, si sfora il limite giornaliero?

Probabilmente si, bisognerebbe fare ulteriori ricerche. Ma il fatto che trovi quei valori nella carne bovina, nelle uova e nel latte materno significa che incominciamo ad avere una pericolosità, particolarmente grave se riguarda donne incinte e bambini. Queste alterazioni si ripercuotono nell’arco di tutta la vita e possono addirittura essere transgenerazionali.

Lei ha affermato che la quantità di diossina emessa dipende dalla quantità di materiale bruciato. Si brucia troppo nelle aziende citate?

Non dovrebbero bruciare, è un errore. Il rifiuto non va bruciato, perché ogni volta che brucio il rifiuto determino inquinamento e perdo la materia contenuta nei rifiuti. I rifiuti vanno, prima di tutto, ridotti come quantità e poi selezionati e riciclati per recuperare le materie prime.

E sulla qualità del materiale cosa possiamo aggiungere?

Qualunque cosa brucio le diossine si formano. Se brucio legna produco diossine, se brucio rifiuti produco diossine, se brucio rifiuti selezionati, anche senza plastica, le diossine si formano lo stesso.

Le Mamme per la Salute e l’Ambiente oltre a denunciare la presenza di diossina nella carne bovina e nel latte materno hanno fatto analizzare una foglia di fico e della polvere di cemento. Sulla foglia sono state riscontrate particelle di ferro, con titanio e manganese, mentre nella polvere di cemento uranio e torio.

Quando brucio qualcosa ho una quantità di sostanze chimiche che vengono immesse, liberate nell’aria come inquinanti nell’ordine di migliaia di composti. Ogni volta che brucio qualcosa, tipo materia organica, inevitabilmente produco migliaia di diversi composti chimici. Quando abbiamo parlato di diossine ci siamo limitati ad un solo aspetto di queste emissioni, ma le stesse aziende, ovviamente, ammettono di produrre una gran quantità di altri tipi di composti, in particolare di metalli pesanti, alcuni dei quali molto pericolosi. Sulla base stessa delle dichiarazioni di emissioni, ad esempio della Colacem, possiamo parlare di una quantità che è di circa centinaia di tonnellate di polveri sottili.

Cosa contengono le polveri?

Al loro interno contengono o le diossine o i metalli pesanti o gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA).

Cosa sono?

Dei composti cancerogeni complessi che si formano grazie alle combustioni. Quando si fa la carne alla brace e vediamo quel colore nerastro, quelli sono gli idrocarburi policiclici aromatici.

Dal suo intervento è emerso che la Colacem, ogni anno, emette dai suoi camini circa 400 tonnellate di polveri, rilevanti quantità di metalli pesanti, IPA e 0,7 grammi di diossine. Che significa? È un pericolo per la salute?

Sicuramente le quantità di polveri sono enormi e proprio l’Arpa Molise dichiara che la situazione è critica per l’inquinamento atmosferico e quella delle polveri sottili, i cosiddetti PM10. Vi son stati, nelle indagini fatte, vari superamenti dei limiti giornalieri, di conseguenza la norma vorrebbe che nelle aree in cui vi sono stati questi superamenti non si introducano nuove fonti di emissioni di polveri sottili. Invece sono stati autorizzati una quantità elevatissima di camini, come la Colacem, ma anche per Hera. Lo ammette la stessa Hera che gli inquinamenti sono di IPA, …

Ecco, passiamo ad Herambiente. In un anno 20g di IPA; 17mg  di diossine; 1kg di Mercurio; 2 kg di cadmio e tallio; 2,5 tonnellate di ossidi di zolfo; 2,3 tonnellate di acido cloridrico; 123 tonnellate di ossidi di azoto; 2,5 tonnellate di ammoniaca; 0,5 tonnellate di polveri; 0,74 tonnellate di sostanze organiche. Vale lo stesso discorso fatto per la Colacem?

Sono quantità inferiori, ma rilevanti. Abbiamo sostanze cancerogene, le diossine sono di meno ma non per questo irrilevanti. Abbiamo, però, un chilo all’anno di mercurio, due chili di cadmio e tallio, mezza tonnellata di polveri particolarmente pericolose. Esclusi i transitori.

Lei lo scrive anche nella sua relazione. Cosa sono i transitori?

Sono quei momenti in cui l’impianto viene acceso e spento. Un po’ come l’automobile, se uno a freddo accende la macchina vede che dal tubo di scappamento escono fumi neri molto più pericolosi di quando è avviata e ha raggiunto la temperatura e il normale livello di marcia. Questi valori che riporto sono senza calcolare i transitori, che possono essere molti nel corso dell’anno.

Lei parla di cattive scelte di bruciare, perché l’illusione della soluzione inceneritore non elimina i rifiuti, non produce energia, ma produce inquinamento. Esiste un’alternativa?

Certamente. Tenendo presente che se si vuole eliminare i rifiuti bruciarli vuol dire moltiplicarli circa per quattro. Se sommo il peso degli inquinanti che vanno in atmosfera più le scorie e i rifiuti che rimangono sotto forma di polveri e ceneri pesanti moltiplico per quattro volte il valore di partenza. Aumento l’inquinamento.

Qual è la soluzione?

Tendenzialmente nel produrre meno rifiuti, soluzione possibile se cominciamo a ragionare eliminando tutti i materiali che servono per il confezionamento. Usiamo tantissima quantità di carta per confezionare un prodotto che compriamo per il contenuto. Bisogna eliminare gli imballaggi, comprare le cose che durano e non il materiale usa e getta, per esempio. Dobbiamo ridurre i rifiuti. Quelli che restano devono essere materiali pensati in partenza per essere riciclati e non bruciati.

Il territorio della provincia di Isernia è definitivamente compromesso?

Certamente tutta l’Italia è compromessa da questo punto di vista. Abbiamo zone ben peggiori, pensiamo a Taranto e ad altre parti del Paese. Sicuramente è assurdo che un’area, che fino a poco tempo fa si caratterizzava per un ambiente sano, per un’agricoltura di allevamenti, adesso abbia ricevuto tutta una serie di attività industriali che non sono tipiche della zona, ma vengono o dall’Umbria o dal Nord Italia. Sono state importate una serie di attività industriali, particolarmente inquinanti.

Esiste una speranza per il territorio e per la popolazione?

Purché si cambi politica industriale, si modifichi la logica e non si vada a rincorrere attività inquinanti per eliminare errori, nella logica produttiva, scaricando in aree, come quella di Venafro, attività che sono solo inquinanti, magari importando rifiuti o attività da altre zone dove preferiscono passare ad attività meno pericolose.

dal sito mammesaluteambiente.it

da RESTOALSUD.IT

bruno

Il Veleno del Molise
Il Veleno del Molise

APPALTO ALLA CAMORRA. Parla il perito: “Mai visto nulla del genere in tanti anni di lavoro”

Aula Udienze Tribunale di Monza
Aula Udienze Tribunale di Monza

“A Monza si sta svolgendo un processo nel processo, stanno uscendo fuori tante altre cose. Voglio fare il mio dovere, fino alla fine. La Dia ritiene di aver trovato conferme a molte delle anomalie segnalate, sia riguardo al modus operandi del gruppo imprenditoriale che, si legge in un comunicato, ‘dispone di ingenti capitali di dubbia provenienza e tenta sistematicamente di corrompere i rappresentanti degli enti committenti’, sia riguardo a ‘fraudolente modifiche di disegni progettuali, soprattutto nella parte relativa alle saldature delle pensiline, da parte degli imprenditori indagati e di alcuni tecnici collusi’”.

MONZA. Nuova udienza per il processo sulla passerella ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano). L’opera faraonica, costata 13 milioni di euro. Questa mattina si è registrata la testimonianza del consulente tecnico, l’ingegner Massimo Maria Bardazza, l’autore della perizia chiesta dal PM Macchia nel settembre del 2011. “Non ho mai visto nulla del genere in tanti anni di lavoro”. La perizia dimostra che le denunce del super testimone Gennaro C. si poggiano su dati reali. Dati di fatto. Incontrovertibili. Ma cosa scrisse, quattro anni fa, l’ingegnere iscritto all’Albo dei collaudatori della Regione Lombardia? Questi i termini utilizzati all’interno del documento: “saldature mal eseguite”, “intervento criminale” , “certificati falsi”. “Si è inoltre constata la presenza all’interno del cassone di un tondino da armatura simile a quello descritto nella denuncia”. E ancora: “si tenga conto anche del fatto che l’operazione è riuscita perché fatta con dolo e con la complicità di un dipendente infedele di Impregilo, il quale, in posizione gerarchica superiore alla posizione del direttore di cantiere e avvalendosi del fatto che i lavori sono stati eseguiti in un ambito difficile e accessibile con estrema difficoltà”. Un’opera, appalto Anas-Impregilo, affidata alla Carpenfer Roma srl di Mario Vuolo, famiglia vicina al clan camorristico D’Alessandro di Castellammare di Stabia. Sequestrata il 17 giugno del 2011 dalla Procura della Repubblica di Monza e mai aperta al pubblico. Soldi pubblici buttati nel cesso. Anche Bardazza, nel corso del suo interrogatorio, ha tenuto a precisare l’importanza della denuncia del testimone di giustizia. Per Gennaro C. “l’appalto di Cinisello Balsamo è l’espressione della corruzione, è la mamma di tutte le loro tangenti. Il capitolato della passerella era di quattro milioni di euro e il costo era molto irrisorio in confronto all’opera. L’unico che avrebbe potuto mascherare e fare la moltiplicazione dei pani e dei pesci era Mario Vuolo. Firma per quattro milioni, ma ne riceve sette”.  Anomalie accertate. “Tutte le saldature sono state controllate dall’Istituto Saldature che ha presieduto  con i suoi tecnici a tutte le operazioni effettuate e strumentalmente verificato le saldature fatte con il metodo degli ultrasuoni”. “Porcherie” per Bardazza, “porcherie” nascoste all’interno della struttura “dove era ben difficile potersene accorgere. Il tutto avallato da certificati sulle saldature falsi”. Certificato SOA rilasciato alla Carpenfer dalla ItalSoa di Afragola. Sul banco degli imputati, oltre a Mario Vuolo, suo figlio Pasquale, Edmondo Troisi e Alfio Cirami, anche Ernesto Valiante, l’amministratore della ditta di Afragola. Per il PM le certificazioni sono false, dato confermato anche dall’attività della polizia giudiziaria. Anomalie che hanno permesso ai Vuolo e alle sue aziende di accaparrarsi appalti pubblici per milioni di euro.

      È intervenuta anche l’Autorità Nazionale Anticorruzione. Con un’istruttoria ha sospeso i certificati SOA delle ditte dei Vuolo, anche per accertare le responsabilità legate al rilascio delle certificazioni. “Resta un aspetto inquietanteper il testimone di giustizia Gennaro C. –, certe storie si ripetono con frequenza. Come per il viadotto siciliano, crollato poco dopo l’inaugurazione, anche la Passerella di Cinisello aveva superato il collaudo della commissione Anas, con esito positivo. Tutte le opere realizzate dai Vuolo, con le varie ditte a loro riconducibili, devono essere controllate e poste in sicurezza. Ci troviamo davanti ad un modus operandi e di complicità di alcuni soggetti che avrebbero dovuto verificare la buona esecuzione dei lavori, ma che invece erano sul libro paga dei Vuolo”.

La prossima udienza: venerdì 24 settembre 2015, ore 9:30

8 giugno 2015

ciclopedonale
La passerella ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano)

IL PROCESSO DI MONZA. Tutti gli articoli del blog:

APPALTI ALLA CAMORRA. CONTINUA IL PROCESSO DI MONZA. 

LA PASSERELLA DI CINISELLO BALSAMO, LA NUOVA UDIENZA DI MONZA.

APPALTI & CAMORRA: il Processo di Monza 

APPALTI PUBBLICI ALLA CAMORRA, PARLA IL TESTIMONE 

TdG – Gennaro C. e il Processo contro la Camorra. La prima udienza di Monza 

IL VELENO DEL MOLISE… a VENAFRO, 4 giugno 2015 #insiemesipuò

venafro1

CENSIMENTO ONCOLOGICO

Il veleno del Molise

#‎insiemesipuò‬

Venafro (Is), 4 giugno 2015
Il veleno del Molise

— a Venafro.

venafro2 venafro3

IL TESTIMONE DI GIUSTIZIA: “SONO VICINO ALLA BINDI”

Il TdG Gennaro c. e il presidente dell'Antimafia Rosy Bindi
Il TdG Gennaro c. e il presidente dell’Antimafia Rosy Bindi

“Solidarietà” e “vicinanza”. Queste le parole utilizzate da Gennaro C., il testimone di giustizia campano che ha denunciato il sistema corruttivo della camorra negli appalti pubblici, per difendere il Presidente dell’Antimafia Rosy Bindi, dopo i continui attacchi ricevuti dagli ‘impresentabili’ (ma non solo). Il testimone di giustizia vuol far sentire la sua vicinanza, la sua solidarietà. “Per questo attacco incomprensibile”. Ha preso ‘carta e penna’ e ha scritto, rendendo pubbliche le sue parole.

Questa è la mail inviata al Presidente della Commissione Antimafia, On. Bindi; al Presidente del V comitato TDG, On. Mattiello; al Presidente del Consiglio, Dott. Renzi Matteo.

“Da uomo per bene, da uomo che ha perso tutto per aver denunciato la camorra, la corruzione ed le collusioni tra politica e imprenditori pregiudicati, da uomo campano, Le voglio esprimere la massima solidarietà e vicinanza per questo attacco incomprensibile che le stanno riservando per aver solo reso un servizio allo Stato.

Lei è oggi il simbolo di una antimafia del fare che agisce in piena autonomia e che ridà fiducia al popolo onesto sempre presente sul territorio e sempre disponibile ad ascoltare la voce degli onesti.

Oggi anche Lei ha denunciato!
Troppo spesso in Italia si colpisce chi denuncia o non chi dovrebbe pagare il dovuto prezzo con la giustizia, nel rispetto delle leggi e delle sentenze.
La legge è uguale per tutti? Forse no!
Ma il suo adempimento alla funzione da Lei presieduta ridà dignità alle istituzioni.

Non ci sono termini per poter definire questo ignobile attacco alla persona Bindi e al ruolo che ricopre. Ora tutta la politica dovrebbe fare cerchio intorno a Lei e poter prendere le distanze da chi non rispetta la legge”.

Con stima
Gennaro C.
Testimone di Giustizia

Testimoni di Giustizia… Usati e Abbandonati

La lettera del TdG
La lettera del TdG

di Paolo De Chiara

“Chi siamo noi testimoni di giustizia per lo Stato, per le Istituzioni, per gli uomini e le donne delle forze dell’ordine. Vogliamo chiederlo a coloro che ci chiamano rompicoglioni? Avranno mai il coraggio di dichiarare pubblicamente ciò che pensano di noi”. Non si rassegnano i testimoni di giustizia italiani. Cittadini onesti che hanno fatto semplicemente il proprio dovere, che non hanno abbassato la testa, che non hanno girato la testa dall’altra parte. Denunciando le illegalità, permettendo condanne esemplari, facendo condannare tanti mafiosi. Offrendo un esempio reale e concreto nella lotta al crimine organizzato. Oggi i testimoni, altra cosa dai collaboratori di giustizia o pentiti, sono dei soggetti che vivono nell’ombra, nella paura, nell’incertezza. Senza alcun tipo di aiuto, senza tutele, senza speranze. Prima coccolati, utilizzati. E, poi, vergognosamente abbandonati. Messi da parte da uno Stato con la ‘s’ minuscola, che non riesce a fare il proprio dovere. Uno Stato poco attento, silente. Assente. Arrogante e scorretto. Solo parole pubbliche di circostanza: “faremo, diremo, affronteremo. Ci stiamo organizzando, stiamo risolvendo. Vi assumeremo nelle pubbliche amministrazioni”. Parole vuote, inutili. Per tamponare. Rese pubbliche per mera pubblicità e autodifesa. In privato tutto un altro linguaggio, che continua a ferire chi ha denunciato. “Rompicoglioni”, “pazzi”, “squilibrati”, “opportunisti”. Ecco il linguaggio istituzionale, ecco la gratitudine verso cittadini che hanno messo in discussione la loro esistenza. Perdendo il nome, la casa, il lavoro, l’azienda, il contatto con il territorio, gli amici. La speranza. Un peso, per le Istituzioni, e non una risorsa, per il futuro. “Per fare il mio dovere, per il diritto al voto, ho percorso quasi duemila chilometri – aggiunge un testimone -. Ogni uomo deve essere libero di vivere e di essere protagonista del cambiamento culturale. Ho anticipato tutte le spese di tasca mia e ho fatto il viaggio da solo. Senza protezione, senza alcuna tutela. Mi hanno pure detto: ‘che ci vai a fare?’. Ciò che per voi è semplice, per noi testimoni di giustizia è sempre un ostacolo. A volte superabile, ma troppo spesso un ‘no’ blocca la speranza di una vita normale o l’illusione di una via di uscita da quel tunnel che ci rende invisibili”. Ritorna sempre la solita frase: “chi te lo fa fare. Chi te l’ha fatto fare”. Loro, semplici cittadini onesti, hanno denunciato le estorsioni, il racket, le anomalie, gli omicidi, la corruzione, il sistema criminale. Il marcio di questo Paese. Ed ecco il premio, la gratitudine istituzionale. Molti testimoni, in questa Italia alla rovescia, sono letteralmente impazziti. Stanchi e delusi da promesse mancate. “All’inizio tutto sembra andare bene – denunciano i testimoni -, promettono mari e monti. Poi ci trattano come se fossimo dei pacchi postali”. Molti hanno tentato il suicidio, molti sono stati ammazzati dalle schifose criminalità organizzate perché abbandonati al loro destino. Le drammatiche storie di Lea Garofalo, Maria Concetta Cacciola, Domenico Noviello e Ignazio Aloisi (per citarne alcuni) non sono servite a nulla. Hanno pagato con la vita il loro impegno. Denunciare è un dovere, ma essere difesi è un diritto. Qualche giorno fa il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, in un convegno pubblico sui testimoni ha affermato, attraverso una nota, i soliti e banali concetti: “è evidente che il pieno reinserimento del testimone nel tessuto sociale costituisce un obiettivo primario, il cui raggiungimento è necessario per poter ricondurre la testimonianza contro la criminalità organizzata entro una dimensione di normalità. Il comune cittadino deve essere consapevole che compiere un simile gesto di civiltà e legalità non equivale ad andare incontro ad uno stato di emarginazione sociale ed abbandono”. Ma questi rappresentanti delle Istituzioni si parlano tra di loro? Conoscono da vicino il dramma di queste persone? “Si rende infatti sempre più necessaria – secondo il sottosegretario Ferri – una seria riflessione sulla situazione di questi cittadini, che, animati da coraggio e senso di giustizia, svolgono un ruolo tanto centrale nell’ambito della lotta alle mafie,  ma che tuttavia devono confrontarsi con disagi e avversità, spesso inaspettati, conseguenti la loro scelta”. Da quanti anni si attende questa ‘seria riflessione’? Disagi e avversità ‘spesso inaspettati’? Non esiste la volontà politica, solo discorsi sterili. Parole buttate al vento. Basta leggere la relazione della Commissione parlamentare Antimafia sui testimoni di giustizia del 2008. Un documento fortemente critico ed inascoltato. “A volte il testimone di giustizia, proprio perché considerato un peso, viene trattato come un collaboratore di giustizia, in termini di sicurezza. Il collaboratore – spiega Angela Napoli – è trattato molto meglio dallo Stato, rispetto ad un testimone. Il collaboratore ha la protezione del magistrato che si serve del collaboratore per definire determinate situazioni processuali e il collaboratore che diventa tale pur avendo alle spalle notevoli reati, pretende poi i suoi diritti, sia in termini economici sia in termini di trattamento, che appaiono molto maggiori rispetto a quelli del testimone di giustizia. Trattato, a volte, come un delinquente”. Ma cosa è cambiato dal 2008? “Purtroppo da allora – secondo la Napoli, oggi consulente della Commissione Antimafia – non c’è stato nessun intervento significativo che desse riscontro a qualche proposta”. Ma perché? “Le loro testimonianze fanno paura, sono coraggiose e rivolte in maniera ben individuata a persone. Provengono da soggetti che non hanno commesso alcun reato. Quello che non si è voluto capire è che i testimoni non sono mafiosi, ma vittime di mafia”. Serve urgentemente una legge, solo per i testimoni. Nel 1991 il legislatore mette tutti, collaboratori e testimoni, nello stesso calderone. “L’errore – spiega il testimone Ignazio Cutrò – lo hanno fatto loro. Una cosa assurda. Dovevo stare insieme a quei quattro pezzi di merda di mafiosi? È un errore paragonare i testimoni ai collaboratori. L’ex mafioso, il collaboratore di giustizia, ha fatto parte dell’organizzazione mafiosa. Mafioso era e mafioso è rimasto. I testimoni di giustizia sono un’altra cosa. Siamo persone normali, cittadini onesti”. Dopo dieci anni, con la legge 45 del 2001, nulla è stato risolto.

da RESTOALSUD.IT

Testimoni di Giustizia. Il coraggio contro le mafie

tdg scaffale
Testimoni di Giustizia, Perrone Editore, Roma, ottobre 2014