“LO STATO HA SBAGLIATO CON LEA GAROFALO”

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“LO STATO HA SBAGLIATO CON LEA GAROFALO”
Salvatore DOLCE, Procura Nazionale Antimafia, FirenzeLIBROAperto, 28 settembre 2018 

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Salvatore Dolce, DNA, 28sett2018, Firenze

L’Italia che crolla. Il testimone di giustizia lancia l’allarme

Parla il testimone: «Le opere sono pericolose, ci saranno altri disastri»

“Sull’A1 è sparita la cartellonistica. Una cosa gravissima”

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di Paolo De Chiara

Non è stata colpa del forte vento. Ne è convinto il testimone di giustizia Gennaro Ciliberto. Il portale è crollato, il caso non è isolato. È già successo in passato, nonostante le denunce e i vari esposti fatti presso le DDA, gli organi preposti e il Ministero delle Infrastrutture. Nulla è cambiato, nulla è successo. “Ho denunciato la criminalità, la corruzione e le infiltrazioni in appalti pubblici. La criminalità che si mescola con i colletti bianchi, che viaggia sulla linea occulta delle coperture e delle tante convivenze che la rendono sempre più invisibile. Oggi il risultato è stato quello di perdere tutto”. Ciliberto, testimone attendibile secondo le Procure, da anni denuncia i lavori e gli appalti gestiti dalle mafie. Ma non solo: nelle sue denunce indica i lavori pericolosi: “Tutti i cavalcavia fatti dai Vuolo, nel tratto che va da Barra a Nocera Inferiore, sono a rischio crollo”; “L’appalto di Cinisello Balsamo è l’espressione della corruzione”, nella perizia del settembre 2011 gli esperti scrivono di “saldature mal eseguite”; “intervento criminale”; “certificati falsi”; “porcherie che si celavano all’interno della struttura”. E ancora: “Sto gridando da anni che il ponte di Tufino sulla A16, gemello di quello di Ferentino sull’A1, è un ponte molto pericoloso con diverse anomalie”. Nel 2008 crolla il casello di Cherasco (Cuneo), nel 2013 viene posto sotto sequestro il ponte di Ferentino, due anni prima, il 25 dicembre del 2011, sull’autostrada Napoli-Roma, collassa la segnaletica sulla carreggiata. Ed è successo di nuovo qualche giorno fa. Il pesante portale con le indicazioni stradali è crollato sulla Nola-Villa Literno. “E non è stato il forte vento”. La tragedia del ponte Morandi non ha insegnato nulla, i controlli sono un optional in questo Paese orribilmente sporco. E proprio sul nuovo crollo abbiamo intervistato il testimone Ciliberto per raccogliere il suo punto di vista. Siamo partiti dalle sue osservazioni.

“La prima cosa che ho fatto, appena mi hanno girato le fotografie, è stato ingrandire l’angolo retto e ho avuto di nuovo la conferma che la saldatura, oggetto dei tanti crolli, era collassata. Inoltre mi sono opposto al fatto, tesi sostenuta da alcuni organi di informazione, che fosse stato il vento. Io ribadisco con forza che se anche ci fosse stato il vento quel portale a bandiera non sarebbe dovuto crollare in maniera verticale, ma si sarebbe dovuto piegare verso l’alto”.

Ecco, soffermiamoci sull’oggetto dei tanti crolli: le saldature.

Da molti anni denuncio non solo un modus operandi delle saldature ma la mancanza di certificazioni e di verifiche. Bisogna stabilire con forza e con serietà che anche una saldatura fatta male, e l’ho sempre detto in questi anni, se accertata non idonea può essere recuperata prima che il portale o qualche altro elemento venga montato. Il vero problema è che i controlli non ci sono e chi esegue queste opere spesso ha delle certificazioni fasulle e della manodopera non idonea.

Ritorniamo al 25 dicembre del 2011: sull’autostrada Napoli-Roma collassa, sulla carreggiata, la segnaletica. Lei ci vede delle analogie con l’ultimo crollo?

È proprio un doppione, anche se le dimensioni dei portali sono differenti perché quello autostradale era più grande, ma si può dire che l’episodio è simile, perché dopo le mie denunce in molti portali è stato aggiunto un angolo di acciaio che va a sostegno di questi elementi. In molte vicende che si sono registrate, spesso, sia Anas che Autostrade quasi hanno vergogna ad ammettere che ci sono delle anomalie. Anche sul ponte Morandi di Genova stanno uscendo documentazioni in cui si evidenzia che Autostrade era a conoscenza di anomalie critiche della struttura.

Lei ha sempre dichiarato che «i lavori, in regime di monopolio per tutte le strutture metalliche delle autostrade, sono stati fatti in fretta e male». Cosa è successo dopo le sue innumerevoli denunce?

Abbiamo una rete autostradale che può sembrare nuova, ma è datata. La mia rabbia è che tuttora, nonostante i solleciti, le verifiche non sono state fatte. Sto gridando da anni che il ponte di Tufino sulla A16, fatto dai Vuolo, gemello di quello di Ferentino sull’A1, già sequestrato da Pignatone e riscontrato con anomalie, è molto pericoloso. Perché questo ponte non viene verificato? Perché i pannelli fonoassorbenti sulla tangenziale di Napoli non vengono verificati? Perché i cavalcavia dal tratto di San Giorgio a Cremano fino a Castellammare non vengono verificati? Ci sta un doppio problema: non solo il lucro e il modo criminale di chi ha seguito queste opere, ma anche la mancanza di volere intervenire. Il portale che è caduto è l’ennesimo miracolo.

Perchè?

Perché non ci sono state vittime. Guardando le foto non si ha la percezione di quanto può essere pesante tutto l’assemblaggio del cartello e del portale. In questo Paese industrializzato possiamo sempre sperare nei miracoli? Il portale si è spezzato nell’angolo dove la saldatura deve essere fatta a regola d’arte e, anche in questo caso, la saldatura non è stata eseguita a regola d’arte.

Adesso cosa succederà?

La ditta che ha eseguito questo benedetto portale dichiarerà che lo ha dato in subappalto e, sicuramente, la ditta in subappalto risulterà chiusa e tutto finirà nell’ennesima bolla di sapone. E dopo qualche giorno la vicenda sarà dimenticata. Ma quanti portali ci sono in queste condizioni, quante pensiline, quanti cavalcavia? Il sottoscritto, ritenuto attendibile perché tutto ciò che ha denunciato è stato riscontrato, perché deve ancora sgolarsi con l’Anac, con il Ministero, con le Procure? Perché deve passare per un ossessionato giustizialista? Assumendomi la piena responsabilità, posso aggiungere che non sarà l’ultimo a cadere. Ed è successa una cosa gravissima nelle ultime ore.

A cosa si riferisce?

I cartelloni sull’A1, con l’indicazione uscita Santa Maria Capua Vetere-Roma, lato Nord e uscita Santa Maria Capua Vetere-Napoli, lato Sud, prodotti dalla Carpenfer Roma (ditta legata ai Vuolo, nda), in subappalto Piccolo Costruzioni Srl, già oggetto di crollo, sono spariti. La cartellonistica è sparita, una cosa gravissima.

Lei ha denunciato la famiglia Vuolo, legata ad un clan di camorra, dirigenti Anas, Impregilo, Autostrade per l’Italia. A cosa hanno portato le sue denunce?

Ci sono due processi molto importanti, dove sono state riscontrate le anomalie. Ma tutta questa situazione ha portato alla distruzione e all’esclusione di Ciliberto Gennaro. Io vengo visto, nell’ambito dei lavori e appalti pubblici, come un nemico. Sono necessarie delle persone incorruttibili all’interno delle strutture. La camorra e la corruzione sono il collante, se non vi fosse stata la partecipazione e la benevolenza di funzionari, i camorristi non avrebbero mai avuto i lavori. Questo è il vero problema, la predisposizione di certi esseri umani che permettono che tutto questo avvenga.

Vogliamo spendere qualche parola sui processi..

Purtroppo non posso approfondire, posso però dire che tra gli imputati, oltre ad elementi della criminalità organizzata, ci sono alti funzionari che tuttora ricoprono ruoli importanti. La mia preoccupazione è che questi processi che tardano a partire, e non capisco il motivo, possano finire in una bolla di sapone, come spesso succede. Un uomo solo ha sfidato l’impero Autostrade, non dimentichiamo che in un’intercettazione del processo di Monza viene detto “dobbiamo farlo passare per pazzo, nessuno lo crederà” e quella frase grave di quel dirigente di Autostrade che dice: “anche se cade un ponte, quanti morti può fare?”. Il ponte è caduto e ha fatto 45 vittime. Ci saranno altri crolli, perché le opere sono pericolose. Spero tanto che il ministro Toninelli mantenga le promesse: gli esperti devono intervenire subito sulle opere, ma il problema è a monte, molte opere che vengono consegnate non sono collaudate e, troppo spesso, le carte sono fasulle. I Governi cambiano, ma i funzionari e i dirigenti restano. Serve una vera e propria rigenerazione della classe dirigenziale o dei manager all’interno di queste società partecipate o che hanno la gestione pubblica. Stiamo parlando di persone che hanno fatto la loro carriera su una spinta politica.

Perché le opere non vengono verificate?

Oggi le persone imputate nei miei processi ricoprono ancora ruoli di vertice, qualcuno è imputato nel crollo del ponte Morandi. Questi sono i personaggi di cui parliamo. Con le verifiche uscirebbero molte anomalie e le posizioni di queste persone, che occupano ruoli di comando, andrebbero a peggiorarsi. Autostrade, Arpi e Anas vogliono quotidianamente tranquillizzare l’utenza che è tutto a posto, ma non è vero. I controlli innesterebbero nell’opinione pubblica quel dubbio, perché i controlli delle opere che ho denunciato non si possono fare di nascosto, bisogna interrompere i tratti autostradali, vanno fatte le prove invasive. Non si fanno i controlli perché loro sanno che c’è stato il dolo, perché affidare in monopolio i lavori ai Vuolo o ad altre persone, significava dare del lavoro, con manodopera non specializzata, a delle ditte in odore di camorra, già interdette per camorra, ditte con certificazioni fasulle. Come può nascere un qualcosa di buono se a priori le SOA erano taroccate, se il ferro non era di prima qualità. I funzionari sanno, Autostrade sa, Anas sa, tutti sanno, ma tutti mentono.       

Secondo lei cosa bisognerebbe fare?

Bisogna iniziare dal basso, cambiare tutte le procedure di accertamento. Iniziare dalle SOA, una certificazione importante che permette alla ditta di poter partecipare agli appalti pubblici. Se le SOA sono false, come dichiarato e accertato nel mio processo di Monza, dove è stato anche condannato uno della ItalSoa, quante SOA false ci sono ancora in giro? Queste ditte, che non potrebbero lavorare perché non hanno i requisiti, come fanno a lavorare?

Oggi come vive il testimone di giustizia Ciliberto?

Mi sono dovuto rivalutare lavorativamente, ma vivo con un dolore interno. Questo dolore mi rende quasi inutile. Oggi vivo con una scorta in località protetta, però mi sento impotente. Le mie denunce, fatte di spontanea volontà all’apice della mia carriera, sono state inutili. Perché ho dovuto sacrificare la mia vita, quella della mia famiglia, il mio lavoro, la mia carriera? Per quale motivo? Per ricevere continue minacce, come i sette proiettili che mi hanno fatto ritrovare sulla macchina? Per vedere ancora crollare delle opere e vedere gli imputati o i condannati fare carriera? Io a questo non ci sto e lo griderò sino alla fine. Il testimone di giustizia deve essere tutelato, deve essere protetto. Invece ancora stiamo a lesinare sulla protezione. Il sottoscritto ha denunciato la camorra, ha bloccato appalti per milioni di euro. Ma uno che rompe le uova nel paniere alla camorra e ai colletti bianchi è un uomo che può vivere senza protezione? Può vivere una vita tranquilla? Se allora è così me lo scrivessero su un pezzo di carta, così me ne farò una ragione.    

 

UN PAESE ORRIBILMENTE SPORCO

cartellone
È successo di nuovo.

Lo aveva denunciato il tdg Gennaro Ciliberto. 

Nessuno ha mai controllato nulla dopo gli altri crolli e le numerose denunce.

 
#tdg #testimonidigiustizia #gennaroC #paeseorribilmentesporco #pdc #crolli#informazione #nonècolpadelvento
Ciliberto Testimone Giustizia

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IL CORAGGIO DI DIRE NO, Firenze Libro Aperto, 28 settembre 2018

libro antonia garofalo

treditre editori –  STAND 10

FIRENZE LIBRO APERTO

Fortezza da Basso – Padiglione Spadolini

Presentazione del libro


Il Coraggio di dire NO. Lea Garofalo

 la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta

di Paolo De Chiara

nell’ambito della II edizione del Festival del libro FIRENZE LIBRO APERTO, venerdì 28 settembre alle 17:00 Paolo De Chiara presenterà il suo libro Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta (Treditre Editori, 2018, Nuova Edizione Aggiornata).

L’autore esporrà tutte le novità contenute in questa edizione aggiornata, a partire da una seconda lettera autografa di Lea di cui è venuto in possesso in esclusiva e di cui nessuno era a conoscenza, e molti altri documenti, foto e interviste inediti.

Insieme all’autore avranno il piacere di dialogare con i lettori anche il magistrato Salvatore DOLCE (Procura Nazionale Antimafia) che per primo raccolse la testimonianza di Lea, e l’editrice Rita Genovesi.

 

«È la drammatica storia di una fimmina ribelle calabrese che ha alzato la testa, non girandola dall’altra parte. Nata in un contesto di ‘ndrangheta, ha sentito il puzzo della criminalità organizzata sin dalla culla. Però la giovane Lea è diversa, capisce che l’unica strada da seguire è quella della Legalità e si affida allo Stato, diventa Testimone di Giustizia consapevole che pagherà con la vita la scelta di sfidare la ‘ndrangheta:“….arriverà la morte! Inaspettata, indegna e inesorabile”

 

Alla fine di questo racconto tragico, rimane una grande amarezza.

Siamo stati distratti, indifferenti, sordi, Lea ci chiedeva aiuto e noi – che pure ci riempiamo la bocca di parole e l’animo di indignazione nei convegni antimafia – non abbiamo voluto capire. “Ho bisogno di aiuto, qualcuno ci aiuti, please”. Si concludeva così la lettera che Lea inviò al Sig. Presidente della Repubblica il 28 aprile 2009. Lettera che però “non risulta essere pervenuta”, sul Colle più importante della Repubblica. Forse è così, ma un dato è certo: quelle parole non sono mai arrivate al nostro cuore, e della solitudine di Lea, della sua orrenda morte, siamo tutti un po’ responsabili.

L’Italia civile, democratica, l’Italia che chiama Falcone e Borsellino “Giovanni e Paolo”, l’Italia dello Stato che “sconfiggeremo le mafie”, nella vicenda tragica di Lea ha consentito che a vincere fosse la ‘ndrangheta.

dalla postfazione di Enrico Fierro

 

 

Paolo DE CHIARA: giornalista, scrittore, sceneggiatore. È nato a Isernia, nel 1979. In Molise ha lavorato con gran parte degli organi di informazione (carta stampata e televisione), dirigendo riviste periodiche di informazione, cultura e politica. Si dedica con passione, a livello nazionale, alla diffusione della Cultura della Legalità all’interno delle scuole.

Nel 2012 ha pubblicato Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta (Falco Ed., Cosenza); nel 2103 Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici (Falco Ed., Cosenza), vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’; nel 2014 Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie (Perrone Ed., Roma); nel 2018 Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano (Sceneggiatura) e Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la schifosa ‘ndrangheta (nuova edizione aggiornata, Treditre Editori).

Ha collaborato con Canal + per la realizzazione del documentario Mafia: la trahison des femmes, Speciàl Investigation (MagnetoPresse). Il documentario è andato in onda in Francia nel gennaio del 2014.

 

Treditre Editori: casa editrice abruzzese indipendente NOEAP. Da anni pubblica narrativa, poesia e saggistica selezionando solo autori di indiscusso valore, sia conosciuti e apprezzati che esordienti. Molte delle opere sono state presentate con patrocini di spessore in importanti eventi letterari. Alcune vantano pre e postfazioni importanti (Ferdinando Imposimato, Elio Lannutti, Antonio Petrocelli, Andrea Di Consoli, Enrico Fierro, Massimiliano Bruno, …) ed hanno ricevuto importanti premi e riconoscimenti.

Treditre editori:  https://goo.gl/zv311Z         0863070986 – 3492523295

http://firenzelibroaperto2018.it/   – 

http://firenzelibroaperto2018.it/wp-content/uploads/2018/09/programma-fla-2018.pdf

locandina

ESCLUSIVA #leagarofalo

la seconda versione inedita del memoriale

+++ LA SECONDA VERSIONE INEDITA DEL MEMORIALE +++ 
dalla nuova edizione aggiornata del libro IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta (TrediTre Editori, 2018)

Qual è il memoriale originale? 
Lea Garofalo ha scritto due lettere? 


Per acquistare l’opera: https://goo.gl/zv311Z
#leagarofalo #memoriale #lasecondaversione

libro antonia garofalo

IL CORAGGIO DI DIRE NO al Libro Aperto, Firenze

locandina

FIRENZE LIBRO APERTO
28 settembre 2018
Presentazione del libro “Il coraggio di dire NO – Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta” con l’autore Paolo De Chiara e Salvatore Dolce, Procura nazionale Antimafia e l’editrice Rita Genovesi. 
#leagarofalo #ilcoraggiodidireNo

Stragi ed omicidi, 18 settembre 2018

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“Stragi ed omicidi. Nel ricordo di tutte le Vittime innocenti di mafie e terrorismo”.

Avezzano (AQ), 18 settembre 2018

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da IL FATTO

Liberi sulla Carta, Rieti #Lsc18

liberi sula carta tavolino

“La è la organizzazione criminale più forte al mondo. Bada la sua forza sul sangue, sulle parentela. Le uniche che possono alzare la testa sono le a

“l’Italia è una Repubblica fondata sulla . È iniziata con la strage della e continua fino ad oggi” a

“Nessun giornale pubblicò le lettere di Lea Garofalo. Nessuna indagine si aprì prima della sua morte. Iniziò tutto dopo la sua morte. Come diceva in Italia per essere credibili bisogna essere ammazzati”

Una storia terribile da conoscere e ricordare quella di Lea Garofalo. Il libro di ci aiuta a ripercorrere la vita della donna con documenti inediti, storia processuali e dettagli della vita di Lea

“È dal 1600 che combattiamo contro mafiosi, malavitosi e criminali di ogni genere. Se non li sconfiggiamo è perché in fondo non vogliamo”

“La forza della è ormai pervasiva. Voi mi dovete dire come faccio io a distinguere i soldi dell’economia reale da quelli dell’economia criminale” a

“Un paese senza memoria è un paese senza storia. Noi purtroppo siamo spesso un paese senza memoria”

da LIBERI SULLA CARTA

https://twitter.com/fiera_LSC

#civuolecoraggio Lea Garofalo, anteprima nazionale

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#civuolecoraggio è il leit motiv di quest’anno, ben rappresentato dal libro inchiesta di Paolo De Chiara “Il coraggio di dire no” dedicato a Lea Garofalo ‘la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta’ edizione nuova, aggiornata fino alla sentenza di Cassazione.

“Lea Garofalo è stata uccisa più volte nell’indifferenza totale. Falcone e Borsellino sono stati ammazzati perché tutti noi abbiamo girato la testa dall’altra parte. Non bastano le commemorazioni se non cambiamo individualmente ogni giorno i nostri comportamenti.- ha concluso l’autore, vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo Ilaria Rambaldi nel 2014 –  La mentalità mafiosa è quella che ci spinge a non avere rispetto per gli altri pensando di essere migliori. Prendo in prestito le parole di don Milani che si interessò dei ragazzi esclusi, giudicati miseri anche intellettualmente ‘Ogni parola che non imparerete oggi è un calcio in culo che prenderete domani.’ Quanti ancora ne stiamo prendendo? Abbiamo timore di acquistare prodotti di una determinata area del sud pensando sia lì la ‘terra dei fuochi’ e non ci rendiamo conto che tutta Italia è coinvolta dal ‘business della monnezza’, vale più dello spaccio! Hanno iniziato al Nord e pian piano sono scesi fino al Sud. Ci vogliono far credere che Ilaria Alpi  e Miran Hrovatin siano andati in vacanza a Mogadiscio! No, Ilaria Alpi viene ammazzata perchè capisce che c’è un traffico internazionale che riguarda armi e rifiuti tossici. Le mafie ci sono, anche se alla guerra oggi preferiscono gli affari.”

da FORMAT RIETI.it

Una storia coraggiosa, oscura e brutale: un libro che è anche un’inchiesta su #LeaGarofalo, la donna coraggiosa che sfidò la #ndrangheta e che, per questo, fu condannata a morte e braccata fino a che non venne tolta di mezzo. Solo dopo la morte fu possibile dare seguito alle sue denunce ignorate e alle sue richieste d’aiuto, lasciate cadere da istituzioni e forze dell’ordine. Paolo De Chiara scrive un libro difficile: #IlcoraggiodidireNo per Treditre Editori. Intervista di Tommaso Caldarelli, video di Maurizio Rossi #civuolecoraggio

https://www.facebook.com/liberisullacarta/videos/2188981868005087/

 

libro antonia garofalo

 

 

 

 

 

 

LA STORIA DI LEA GAROFALO arriva alla Fiera dei Libri ‘LIBERI SULLA CARTA’ #coraggio

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IL CORAGGIO DI DIRE NO

Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta

(Treditre Editori, 2018)

NUOVA EDIZIONE AGGIORNATA

fieraANTEPRIMA NAZIONALE

‘LIBERI SULLA CARTA’

X Edizione

FIERA DELL’EDITORIA INDIPENDENTE

Rieti, 14 settembre 2018

il coraggio di dire no

Venerdì 14 settembre 2018, alle ore 17.30, durante la rassegna letteraria LIBERI SULLA CARTA, la Fiera dell’editoria indipendente giunta alla X Edizione, verrà presentata, in anteprima nazionale, la nuova edizione aggiornata del libro IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta (Treditre Ed., 2018). La drammatica storia di una donna ribelle calabrese che ha alzato la testa, non girandola dall’altra parte. Nata in un contesto di ‘ndrangheta, ha sentito il puzzo della criminalità organizzata sin dalla culla. Ma la giovane Lea è diversa, non è fatta di quella pasta. Capisce che l’unica strada da seguire è quella della Giustizia e si affida allo Stato.

Il 5 maggio 2009 il clan Cosco mette in pratica il piano preparato qualche anno prima. Un falso tecnico della lavatrice si presenta nell’abitazione molisana. A Campobasso. Il piano fallisce. Miseramente. Lea e Denise riescono ad avere la meglio. Ma l’appuntamento con la morte è solo rinviato.

Il 24 novembre 2009, a Milano, dopo altri innumerevoli tentativi falliti, sei uomini si scagliano vigliaccamente contro una donna. La uccidono brutalmente in un appartamento. Ma per questi vigliacchi non basta, devono cancellare anche il suo corpo, che viene bruciato in un bidone in provincia di Monza. Però non riusciranno a cancellare la memoria di una eroina che ha avuto la forza e il coraggio di dire No. La fimmina calabrese ha vinto la sua battaglia: il clan è stato annientato con gli ergastoli.

Oggi, Lea Garofalo, è ricordata in molte piazze, in molte città, in molte scuole. Perché la memoria, nel Paese senza memoria, è di vitale importanza.

L’autore, vincitore del premio nazionale di giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’ nel 2014, oltre a riportare puntualmente tutti gli avvenimenti, ne documenta autenticità e drammaticità con documenti inediti, foto e testimonianze. La versione aggiornata del testo è arricchita di quattro nuovi capitoli, dal secondo memoriale inedito scritto da Lea, da un album fotografico composta da 36 fotografie e da interviste esclusive.  

 

Per ORDINI (TrediTre Editori.it) clicca qui.

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IL CORAGGIO DI DIRE NO a RIETI

fiera

LIBERI SULLA CARTA 
Fiera Editoria Indipendente

– ANTEPRIMA NAZIONALE – 

Presentazione del libro IL CORAGGIO DI DIRE NO 

#leagarofalo

Rieti, 14 settembre 2018
#ilcoraggiodidireNo

il coraggio di dire no

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Il Coraggio di dire NO. LEA GAROFALO (2018, aggiornato)

IL CORAGGIO DI DIRE NO
Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta
di Paolo De Chiara

 

COPERTINA Il Coraggio di dire No
Il coraggio di dire No, Paolo De Chiara

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IL CORAGGIO DI DIRE NO

La storia di Lea Garofalo. La fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta

Postfazione di Enrico FIERRO (Giornalista e scrittore) 

– Nuova Edizione Aggiornata –
 Tutti i particolari della drammatica vicenda che ha fatto piangere l’intero Paese.

IN ESCLUSIVA: la seconda lettera inedita scritta da Lea Garofalo

ALBUM FOTOGRAFICO: 36 foto di Lea, 36 foto su Lea 

Con le testimonianze di Santina Miletta (madre di Lea), Marisa Garofalo (sorella di Lea), Madre Grata (madre Superiore Orsoline di Bergamo), Salvatore Dolce e Armando D’Alterio (magistrati), Francesca Ferrucci (tenente Carabinieri), Annalisa Pisano (primo avvocato di Lea), Angela Napoli e Giuseppe Lumia (parlamentari Antimafia), Giancarlo G. (l’amico di Campobasso) e D.U. (operatore 118 Campobasso).

 

Alla fine di questo racconto tragico, rimane una
grande amarezza. Siamo stati distratti, indifferenti, sordi, Lea ci chiedeva aiuto e noi – che pure ci riempiamo la bocca di parole e l’animo di indignazione nei convegni antimafia – non abbiamo voluto capire. “Ho bisogno di aiuto, qualcuno ci aiuti, please”. Si concludeva così la lettera che Lea inviò al Sig. Presidente della Repubblica il 28 aprile 2009. Lettera che però “non risulta essere pervenuta”, sul Colle più importante della Repubblica. Forse è così, ma un dato è certo: quelle parole non sono mai arrivate al nostro cuore, e della solitudine di Lea, della sua orrenda morte, siamo tutti un po’ responsabili.
L’Italia civile, democratica, l’Italia che chiama Falcone e Borsellino “Giovanni e Paolo”, l’Italia dello Stato che “sconfiggeremo le mafie”, nella vicenda tragica di Lea ha consentito che a vincere fosse la ‘ndrangheta.

dalla postafazione di Enrico Fierro

 

 

Indice
LEA GAROFALO, IL CORAGGIO DI DIRE NO (2018)
PRIMA PARTE
1. Una giovane madre disperata
1.1 La lettera: «Ho bisogno di aiuto, qualcuno ci aiuti»
1.2 La risposta del Quirinale
1.3 La seconda versione inedita del memoriale 

2. Una famiglia sterminata dalla ‘ndrangheta 
2.1 Lea Garofalo e l’ambiente mafioso 
2.2 L’episodio criminale 
2.3 «Il sangue si lava con il sangue» 
2.4 Fifì: figlio di boss, fratello di Lea 

3. L’incontro con Carlo Cosco 
3.1 Il covo degli ‘ndranghetisti a Milano 
3.2 La scalata nella struttura criminale 
3.3 Lea decide di lasciare Carlo Cosco 
3.4 Le pressioni, le intimidazioni, la decisione di collaborare 

4. La collaborazione con la Giustizia 
4.1 «Non voleva morire quel bastardo» 
4.2 Programma di protezione 
4.3 Il traffico di droga 
4.4 L’usura 
4.5 Il gruppo criminale

5. La vendetta. Lea deve morire 
5.1 L’episodio di Perugia 
5.2 L’episodio di Bojano (Campobasso) 

6. Il tentato sequestro di Campobasso 
6.1 Il tecnico della lavatrice 
6.2 Il ritorno a Pagliarelle

7. Firenze-Milano, solo andata 
7.1 L’arrivo a Milano 
7.2 Gli ultimi istanti di vita 

8. Massimo Sabatino rompe il “giocattolo”
8.1 I soldi per pagare l’avvocato 
8.2 La collaborazione di Salvatore Sorrentino 
8.3 «… quei bastardi di merda …»
8.4 La conferma di Alberto Schiavone

9. Il metodo mafioso 
9.1 Campobasso, 5 maggio 2009 
9.2 La condanna definitiva 
9.3 Vincenzo Minasi, il consigliori della ‘ndrangheta 

10. Il corpo sciolto nell’acido 
10.1 Milano, 24 novembre 2009 
10.2 Salvatore Cappa, l’amico di Crivaro 

11. Come si scioglie un corpo nell’acido 
11.1 La consulenza del dottor Testi 
11.2 L’esperimento e il sopralluogo 
11.3 Sentimento criminale 

12. Il processo, gli assassini e l’omertà 
12.1 «Nessuna attenuante a questi vigliacchi…»  
12.2 Gli ergastoli  

13. Il coraggio di Denise  
13.1 «Loro scherzavano e io stavo male»  
13.2 «Quella faccia di cazzo in carcere»  

14. Il cambio di strategia  
14.1 Parole fuori posto  
14.2 La resa dei conti  
14.3 Il ritrovamento. I resti carbonizzati di Lea  

15. Il corpo bruciato in un bidone  
15.1 Il mandante «figlio di puttana» assiste all’esecuzione  
15.2 Gli spostamenti  
15.3 «La bastarda se n’era addunata»  
15.4 «La testa praticamente non c’era più»  
15.5 Le perizie: 2.810 frammenti ossei  

16. Il processo d’Appello, il “raptus” e le condanne  
16.1 Le dichiarazioni del manutengolo Carmine Venturino  
16.1.1 Aprile 2009, Lea e Denise escono dal programma e rientrano a Pagliarelle 
16.1.2 Il primo tentativo fallito  
16.1.3 Maggio 2009, il tentativo di sequestro a Campobasso  
16.1.4 Agosto 2009, Calabria, Pagliarelle  
16.1.5 Novembre 2009, Lea e Denise arrivano nella tana del lupo  
16.1.6 Lea e Denise separate a Milano 
16.1.7 24 novembre 2009, «l’amu fatto»  
16.1.8 Le chiavi del magazzino della morte  
16.1.9 «Dovevamo ammazzare anche Denise»  
16.2 Le dichiarazioni di Denise  
16.2.1 Firenze, novembre 2009  
16.2.2 Bergamo e la denuncia per l’auto bruciata  
16.2.3 La festa di compleanno 
16.3 Il “raptus” farlocco di Carlo Cosco  
16.4 Le pene inflitte e le singole posizioni processuali  
16.4.1 Massimo Sabatino: ergastolo  
16.4.2 Carlo Cosco: ergastolo  
16.4.3 Carmine Venturino, detto Pillera: 25 anni di reclusione  
16.4.4 Vito Cosco, detto Sergio: ergastolo  
16.4.5 Rosario Curcio: ergastolo  
16.4.6 Giuseppe Cosco, detto Smith: assolto  

17. La Cassazione e il Paese del “giorno dopo”  
17.1 Lea Garofalo diventa credibile dopo la sua morte  

SECONDA PARTE
18. Le Testimonianze
18.1 Santina Miletta, la madre  
18.2 Marisa Garofalo, la sorella  
18.3 Madre Grata, superiora Orsoline di Bergamo  
18.4 Salvatore Dolce, magistrato  
18.5 Armando D’Alterio, magistrato  
18.6 Francesca Ferrucci, tenente carabinieri  
18.7 Annalisa Pisano, avvocato  
18.8 Angela Napoli, parlamentare  
18.9 Giuseppe Lumia, parlamentare 
18.10 Giancarlo G., l’amico di Campobasso  
18.11 D.U., operatore 118 Campobasso  

Postfazione di Enrico FIERRO  

TERZA PARTE
Documentazione fotografica: 36 anni di Lea, 36 immagini su Lea 

APPENDICI
Appendice 1. L’esempio delle donne 
Appendice 2. Sdisonorate, le mafie uccidono le donne. Il dossier 
Appendice 3. La musica dedicata a Lea Garofalo, i testi

Le FONTI NUOVA edizione agg