Di Matteo: «Lo Stato ha piegato le ginocchia»

L’intervento del consigliere del CSM nella trasmissione Non è l’Arena. «C’è stato un momento in cui a noi è stato detto di tutto: “ricattatori”, “assassini”, “eversori”. E nessuno ci ha difeso, nè l’ANM né il CSM. In quel momento dimostrarono un pericoloso collateralismo politico».

Di Matteo: «Lo Stato ha piegato le ginocchia»

di Paolo De Chiara

La Giustizia in Italia non sta attraversando un buon momento: tutto ciò che sta emergendo, soprattutto dal “caso Palamara” (ma non solo), sta mettendo in evidenza un “mondo giudiziario parallelo” che mira al proprio tornaconto personale. Dalle nomine al controllo delle Procure, sino alla delegittimazione di colleghi che, stranamente per questa gentaglia, il proprio dovere lo fanno, fino in fondo. Rischiando la propria vita, tutti i giorni.

Ciò che sta emergendo è vergognoso e molto pericoloso. Al centro di questo sistema ci sono personaggi indegni che, come in passato, continuano ad “attaccare” magistrati onesti come Gratteri, Di Matteo (senza dimenticare i vari Ingroia e De Magistris). Definiti pazzi, come è già capitato ad altri uomini dello Stato (Falcone e Borsellino). Lasciati soli e ammazzati da mafie, apparati dello Stato e anche dall’indifferenza delle cosiddette “persone perbene”.

Proprio Di Matteo, il tenace magistrato antimafia impegnato e vittorioso nel processo sulla scellerata Trattativa STATO mafia, è al centro di questi attacchi da parte delle “menti raffinatissime”. Questi mascalzoni non possono perdonare il suo impegno. E l’ultimo esempio di questa strategia è arrivato con la mancata nomina presso il DAP. In questo Paese malato non dobbiamo dimenticare le scarcerazioni di centinaia di mafiosi. Una vicenda ancora poco chiara, dove l’attuale Ministro della Giustizia non è riuscito a spiegare le sue scelte discutibili

Dopo la polemica televisiva, a seguito di una telefonata in cui il magistrato ha cercato di spiegare i fatti, si sono scatenate inutili polemiche, parole vuote utilizzate da sedicenti “tifosi” di una politica che, sino ad oggi, ha mostrato tutti i suoi limiti. E i suoi fallimenti. E quel Buonafede ancora ricopre un incarico politico importante. 

Ecco le parole di Nino Di Matteo, nella trasmissione di Giletti, sulla Trattativa: «Lo stesso Salvatore Riina diceva ai suoi più  stretti collaboratori “se non avessimo avuto i rapporti con la politica saremmo stati una banda di sciacalli e ci avrebbero già azzerato”. I mafiosi hanno la consapevolezza di quanto sia per loro importante il rapporto con il potere. 

Quando Riina venne cercato da uomini dello Stato, per il tramite di Vito Ciancimino, si convinse che la strategia  che aveva iniziato con l’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima, proseguito con l’attentato di Capaci, era una strategia che stava pagando. 

Lo Stato piegava le ginocchia andando a cercare Salvatore Riina per capire cosa volesse Cosa nostra per cessare quella strategia. Cosa nostra capì che era il momento di insistere con quella strategia delle bombe.

La sentenza della Trattativa, sulla base di innumerevoli prove, certifica che quella Trattativa, come sempre avviene,  non evitó altro sangue, anzi ne provocò di ulteriore.  

Cosa nostra è un’organizzazione “politica”, anche attraverso i delitti eccellenti ha fatto politica».

Sulle scarcerazioni: «Un segnale quasi di impunità. Chi è stato condannato più volte ha il diritto alla tutela della sua salute, ma lo Stato ha il dovere di fare di tutto perché la salute di ciascun detenuto venga tutelata all’interno della struttura.

Il segnale è stato devastante».

Il metodo mafioso: «Privilegiare il criterio dell’appartenenza ad una corrente è molto simile all’applicazione del metodo mafioso. 

La mia battaglia sarà quella di dare un cambio netto. Serve una svolta. Quando si tocca il fondo è il momento di ripartire».

Pool Stragi: «Sono stato estromesso dal gruppo stragi. Palamara si era lamentato che io facessi parte di questo gruppo. È stata una enorme amarezza, ho lavorato per decenni sulle stragi».

Telefonate (“distrutte”) tra Napolitano e Nicola Mancino: «C’è stato un momento in cui a noi è stato detto di tutto: “ricattatori”, “assassini”, “eversori”. E nessuno ci ha difeso, nè l’ANM né il CSM. In quel momento dimostrarono un pericoloso collateralismo politico».

da WordNews.it

Autore: Paolo De Chiara

Fondatore e direttore WordNews.it www.wordnews.it Giornalista, iscritto all’OdG Molise. Scrittore, sceneggiatore. È nato a Isernia, nel 1979. In Molise ha lavorato con gran parte degli organi di informazione (carta stampata e televisione), dirigendo riviste periodiche di informazione, cultura e politica. Si dedica con passione, a livello nazionale, alla diffusione della Cultura della Legalità all’interno delle scuole. - Nel 2012 ha pubblicato «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta» (Falco Ed., Cosenza); - nel 2013 «Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici» (Falco Ed., Cosenza, vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’ 2014); - nel 2014 «Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie» (Perrone Ed., Roma); - nel 2018 «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la schifosa 'ndrangheta» (nuova versione aggiornata, Treditre Ed.); - nel 2019 «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano» (Romanzi Italiani, finalista del Premio Internazionale “Michelangelo Buonarrori”, 2019). Dal romanzo «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia», nel settembre del 2019, è stato tratto un corto e un medio-metraggio (CinemaSet, vincitore Premio Legalità, Fiumicino 2019). È autore del soggetto e della sceneggiatura del corto e del medio-metraggio «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano», 2019 (Premio Starlight international Cinema Award, 77^ Mostra del Cinema di Venezia, settembre 2020). - Ha collaborato con Canal + per la realizzazione del documentario Mafia: la trahison des femmes, Speciàl Investigation (MagnetoPresse). Il documentario è andato in onda in Francia nel gennaio del 2014. Premio Adriatico, «Un mare che unisce», Giornalista molisano dell’anno, Guardiagrele (Chieti), dicembre 2019.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...