Di Matteo: «Non abbiamo bisogno di una magistratura conformista»

L’INTERVISTA AL MAGISTRATO/Prima parte. Trattative, decisioni strane che “puzzano di bruciato”, mancate nomine, attacchi ai magistrati che fanno il proprio dovere, scelte risibili e pericolose, entità misteriose che continuano a decidere il nostro futuro. Ma è talmente forte quel “potere” (massonico, economico, finanziario, criminale) che non può essere scalfito? Il passato ci riporta alle stragi e alle strategie (della tensione) stragiste terroristiche e mafiose. I “misteri” continuano a caratterizzare la nostra storia. Ma cosa è cambiato dalle bombe degli anni Novanta? Non è servito a nulla il sangue di innocenti versato per le strade?   Per comprendere meglio determinate questioni abbiamo deciso di coinvolgere un magistrato che, per il suo impegno, da anni vive isolato e sotto scorta.

di Paolo De Chiara e Alessandra Ruffini (WordNews.it)

Roma (CSM). In questo Paese la lotta alle mafie non è mai stata una priorità per nessun Governo. Tutti a parole sono bravi a commemorare i morti e a sfidare le organizzazioni criminali. Ma nei fatti poco è cambiato negli ultimi anni. Nei mesi scorsi, sfruttando l’alibi della pandemia, la situazione è peggiorata. Dalle rivolte carcerarie si è arrivati alle scarcerazioni dei mafiosi. Dall’ergastolo ostativo si è passati a mettere in discussione la legge Rognoni-La Torre. Un pessimo segnale nel Paese impregnato dalle schifose mafie. Una questione che ci portiamo da secoli sulle spalle.

Trattative, decisioni strane che “puzzano di bruciato”, mancate nomine, attacchi ai magistrati che fanno il proprio dovere, scelte risibili e pericolose, entità misteriose che continuano a decidere il nostro futuro. Ma è talmente forte quel “potere” (massonico, economico, finanziario, criminale) che non può essere scalfito? Il passato ci riporta alle stragi e alle strategie (della tensione) stragiste terroristiche e mafiose. I “misteri” continuano a caratterizzare la nostra storia. Ma cosa è cambiato dalle bombe degli anni Novanta? Non è servito a nulla il sangue di innocenti versato per le strade?  

Per comprendere meglio determinate questioni abbiamo deciso di coinvolgere un magistrato che, per il suo impegno, da anni vive isolato e sotto scorta. Nel Paese senza memoria le mafie non dimenticano. “Ti farei fare la fine del tonno” disse la bestia (Totò Riina) dal carcere di Opera. Il sanguinario boss, protagonista (insieme agli apparati dello Stato) della vergognosa Trattativa Stato-mafia, è morto insieme ai suoi segreti. Ma non è l’unico. Altri sono stati eliminati nel corso degli anni.    

Con il magistrato Nino Di Matteo, oggi al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), abbiamo toccato diverse tematiche. Nella prima parte ci siamo occupati di un argomento attuale, spinoso. La magistratura e le sue correnti, riprendendo una sua affermazione: “Privilegiare nelle scelte che riguardano la carriera di un magistrato, il criterio dell’appartenenza a una corrente è molto simile all’applicazione del metodo mafioso. Serve una svolta etica”. Questo concetto, oggi, è superato? A che punto siamo con il cambiamento auspicato?

«L’autonomia e l’indipendenza della magistratura non sono una prerogativa della cosiddetta casta dei magistrati ma sono garanzia di libertà e democrazia per tutti i cittadini. Soprattutto per i più deboli, soprattutto per coloro i quali devono poter contare sul concetto che la legge sia veramente uguale per tutti. I fenomeni innegabili di condizionamento dell’attività della magistratura e di compressione dell’autonomia e dell’indipendenza dei singoli magistrati sono dipesi e dipendono, talvolta, da fattori esterni. Cioè da attacchi che provengono da altre parti del potere. Potere politico, imprenditoriale, finanziario. Ma altre volte sono dipesi e dipendono da attacchi interni. Noi dobbiamo preservare l’autonomia e l’indipendenza di ogni magistrato anche da condizionamenti interni. Dobbiamo opporci con tutte le nostre forze all’ulteriore consolidamento di questa grave patologia. E il cambiamento deve partire da noi stessi, prima ancora che venga eventualmente realizzato, magari a forza di riforme che tendano a limitare il controllo di legittimità della magistratura, dalla politica. Il carrierismo, inteso come folle corsa agli incarichi direttivi, ha snaturato in troppi casi la funzione vera del magistrato. Dobbiamo recuperare la coscienza di essere al servizio del popolo.»       

Lo scandalo Palamara porta alla luce un sistema malato. Per i cittadini più sensibili questo è motivo di sfiducia e preoccupazione. Come se ne esce?

«Considero un bene il fatto che determinate forme patologiche nel sistema di autogoverno della magistratura siano, finalmente, emerse pubblicamente. È un fatto doloroso ma l’emersione può e deve essere utile a un cambiamento. Ho ben chiaro, però, un pericolo inevitabile.»

Quale pericolo?

«Che a fronte di quanto emerso possano trovare terreno fertile i tentativi di coloro i quali vogliono, a priori, screditare il lavoro passato, presente e futuro dell’intera magistratura perché, in realtà, vorrebbero una magistratura asservita agli altri poteri. Un ordine giudiziario non più veramente indipendente e autonomo ma collaterale e servente rispetto al potere politico.»

I cittadini devono essere informati?

«Noi, come autogoverno della magistratura, abbiamo il dovere di garantire la trasparenza massima delle nostre decisioni e valutazioni. Non dobbiamo nascondere il problema, dobbiamo affrontarlo con decisione, con serenità. Distinguendo caso da caso, ma senza sconti a nessuno. Dobbiamo anche avere il coraggio di dire che la magistratura è stata in grado, soprattutto nella storia degli ultimi cinquant’anni, di costituire il baluardo più autentico per preservare la libertà e la democrazia nel nostro Paese. Non solo a fronte della offensiva terroristica e mafiosa ma anche a fronte della pretesa dei più potenti.

La magistratura italiana è stata quella che, anche con la sua capacità di giurisprudenza evolutiva, ha costituito il primo baluardo per la garanzia dei diritti dei lavoratori, delle minoranze, di tutti i cittadini che si trovano in condizione di minorità rispetto ad altri. Questo non lo dobbiamo mai dimenticare. Così come non dobbiamo dimenticare che in questo nostro Paese la magistratura, soprattutto nella lotta ai grandi sistemi criminali, ha supplito suo malgrado anche alle carenze di volontà politica. Non è stata la magistratura a invadere il campo della politica ma, spesso, è stata lasciata sola e in prima linea a sopportare sulle sue spalle il peso della lotta a fenomeni criminali che non possono essere combattuti solo con la logica della repressione giudiziaria ma dovrebbero, prima di tutto, formare oggetto di una precisa volontà politica di contrasto. E spesso, nel nostro Paese, questa volontà non si è constatata.»         

Dottor Di Matteo, la vicenda Palamara ha mostrato un vero e proprio verminaio all’interno della magistratura. Oggi, dopo lo “scandalo”, è crollato il sistema Palamara o è crollato solo Palamara insieme a quei magistrati?

«Non posso troppo scendere nello specifico anche perché sono componente di alcuni collegi disciplinari che stanno procedendo nei confronti di colleghi che sono sotto incolpazione. Noi dobbiamo sapere che questo deve essere il momento della svolta. Alcuni segnali positivi si colgono. Deve essere una svolta etica e di consapevolezza della necessità di garantire la trasparenza del nostro operato e di difendere con forza gli interessi dei tanti magistrati che non sono legati a nessuna parrocchia di tipo politico, correntizio e, peggio ancora, di tipo criminale o di tipo lobbistico. Noi dobbiamo stare vicini ai magistrati liberi e coraggiosi. E dobbiamo essere attenti a individuare le sacche, invece, di collateralismo al potere che la magistratura ancora presenta.»        

Esiste una volontà, da parte anche della politica, di limitare l’azione della magistratura, facendola passare per una “casta” privilegiata e senza controllo?

«Sicuramente ci può essere una parte del potere, nel nostro Paese, che ha lo scopo proprio di prevenire o bloccare qualsiasi tipo di indagine che si rivolga seriamente al controllo di legittimità su come viene esercitato il potere. Credo che ci sia, purtroppo, un’altra parte, forse ancora più consistente, che coltiva l’idea di una magistratura che si limiti a controllare, a contrastare efficacemente i fenomeni criminali più visibili. Quelli che incidono più direttamente sulla sicurezza. E, quindi, i reati comuni, i reati di strada. Ma che invece guardi con diffidenza e con ostracismo a quella azione, altrettanto doverosa della magistratura, che miri a individuare e punire la criminalità, cosiddetta, dei colletti bianchi e le patologie nel sistema di potere politico, istituzionale e finanziario. Più volte ho anche personalmente constatato come l’azione della magistratura vada bene a tutti quando si limiti a quella attività di repressione dell’attività criminale comune. E invece l’atteggiamento cambia e diventa di diffidenza o, addirittura, di ostracismo manifesto quando la magistratura alza il tiro. Quando pretende di capire o pretende di controllare la legalità del gioco grande del potere, quello che passa attraverso gli affari delle grandi imprese, delle multinazionali. Quello che passa attraverso le collusioni di sistemi criminali anche mafiosi con settori dello Stato e delle Istituzioni. Quello che è sfociato anche in tanti processi che hanno caratterizzato, soprattutto dopo le stragi del ’92, l’attività di alcune Procure e di alcuni Tribunali.»

Di cosa abbiamo bisogno in questo Paese?

«Noi, come Paese, abbiamo bisogno di una magistratura forte, libera e coraggiosa. Non abbiamo bisogno di una magistratura conformista.

Abbiamo bisogno di una magistratura che non abbia paura, laddove ne sussistano i presupposti probatori, di processare anche i potenti.

Abbiamo bisogno di una magistratura che abbia il coraggio ancora di capire quali sono eventuali e ulteriori profili di responsabilità oltre ai mandanti, agli organizzatori e agli esecutori mafiosi che sono stati individuati nelle stragi del biennio ‘92/’94.

Abbiamo bisogno di una magistratura che non abbia nessun timore di affrontare le inchieste scomode che riguardano la gestione del potere anche attuale o che riguardano le forme con le quali le grandi mafie stanno tentando di ripulire i loro denari, anche attraverso una finta legalizzazione delle loro attività.  

Ben vengano le critiche, ben vengano le operazioni verità sulle patologie della magistratura. Ma questo non può travolgere il concetto e la necessità di una magistratura indipendente e, soprattutto, autorevole nei confronti dei cittadini. Sono i cittadini che devono sentire i magistrati come baluardo delle loro libertà. Non dobbiamo avere paura nemmeno di uscire dalle nostre stanze per confrontarci con loro, soprattutto con i più giovani, con quelli che hanno bisogno di capire meglio determinati fenomeni del passato e di capire che nello Stato ci sono, per fortuna, ancora molti, non soltanto magistrati, che credono in quello che fanno e lo fanno con entusiasmo. Abbiamo bisogno di questo nel nostro Paese.»               

1 parte/continua

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SECONDA PARTE: venerdì 30 aprile 2021

TERZA PARTE: lunedì 3 maggio 2021

INTERVISTA ESCLUSIVA AL DOTTOR NINO DI MATTEO realizzata da Paolo De Chiara e Alessandra Ruffini.

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Intervista esclusiva al magistrato Nino Di Matteo

ANTEPRIMA. Ecco le parole del Consigliere togato, impegnato da anni sul fronte Antimafia. Lo abbiamo incontrato presso il CSM (a Roma) per capire il suo punto di vista su diversi temi fondamentali.

Trattative, decisioni strane che “puzzano di bruciato”, mancate nomine, attacchi ai magistrati che fanno il proprio dovere, scelte risibili e pericolose, entità misteriose che continuano a decidere il nostro futuro. Ma è talmente forte quel “potere” (massonico, economico, finanziario, criminale) che non può essere scalfito? Il passato ci riporta alle stragi e alle strategie (della tensione) stragiste terroristiche e mafiose. I “misteri” continuano a caratterizzare la nostra storia. Ma cosa è cambiato dalle bombe degli anni Novanta? Non è servito a nulla il sangue di innocenti versato per le strade?  

Per comprendere meglio determinate questioni abbiamo deciso di coinvolgere un magistrato che, per il suo impegno, da anni vive isolato e sotto scorta.

«Abbiamo bisogno di una magistratura che non abbia nessun timore di affrontare le inchieste scomode che riguardano la gestione del potere anche attuale o che riguardano le forme con le quali le grandi mafie stanno tentando di ripulire i loro denari, anche attraverso una finta legalizzazione delle loro attività.  

Ben vengano le critiche, ben vengano le operazioni verità sulle patologie della magistratura. Ma questo non può travolgere il concetto e la necessità di una magistratura indipendente e, soprattutto, autorevole nei confronti dei cittadini. Sono i cittadini che devono sentire i magistrati come baluardo delle loro libertà. Non dobbiamo avere paura nemmeno di uscire dalle nostre stanze per confrontarci con loro, soprattutto con i più giovani, con quelli che hanno bisogno di capire meglio determinati fenomeni del passato e di capire che nello Stato ci sono, per fortuna, ancora molti, non soltanto magistrati, che credono in quello che fanno e lo fanno con entusiasmo. Abbiamo bisogno di questo nel nostro Paese.»        

INTERVISTA ESCLUSIVA AL DOTTOR NINO DI MATTEO realizzata da Paolo De Chiara e Alessandra Ruffini.

SCUOLATTIVA. Per Amore del mio Popolo…

DON PEPPE DIANA, un martire per la libertà. Incontro con i ragazzi dell’I.C. Chiarelli di Martina Franca (Taranto).

«Non c’è bisogno di essere eroi, basterebbe ritrovare il coraggio di aver paura, il coraggio di fare delle scelte, di denunciare.»

 don Peppe Diana

Continua il nostro impegno con i ragazzi delle scuole. Questa volta, grazie all‘IC Chiarelli di Martina Franca, ricorderemo il prete di Casal di Principe, ammazzato dalla schifosa camorra il 19 marzo del 1994.

Don Peppe Diana è diventato un esempio, un simbolo di legalità.

Ne parleremo con:

– Marisa Diana, sorella del sacerdote
 Francesco Diana, Comitato Don Peppe Diana 
– Vincenzo Viglione, attivista Libera Caserta

con la partecipazione di 
– Don Beppe Frugis, Parrocchia S. Antonio da Padova di Alberobello 
– Maria Donata Cotoloni, Parrocchia S. Andrea di Gorizia

MODERA: Paolo De Chiara, direttore WordNews.it

Ringraziamo la dirigente scolastica Roberta Leporati e la professoressa Maria Pia Pugliese per l’immensa disponibilità.

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INTERVISTA. Parla il testimone oculare Augusto Di Meo: «mi hanno lasciato da solo. Pure la Chiesa mi ha abbandonato. Oggi non sono riconosciuto nemmeno come un testimone di giustizia». “Per amore del mio popolo” è il titolo del manifesto del 1991 dei parroci contro la camorra.

Molise: nominata la nuova commissaria. Ma è già indagata

SANITA’ & NOMINE. Flori Degrassi arriva al posto di Giustini, dimissionario e indagato per omissione di atti d’ufficio e abuso d’ufficio dalla Procura di Campobasso. Abbiamo raccolto i pareri di Italo Testa (Forum Sanità Molise), Lucio Pastore (Uoc Isernia) e di alcuni consiglieri regionali.

di Paolo De Chiara (WordNews.it)

Molise: nominata la nuova commissaria. Ma è già indagata
Flori Degrassi (ph Sanità Informazione)

La nomina è arrivata. Dalla Lega (Giustini) si è passati a Leu (Degrassi). Con le dimissioni dell’ex generale della guardia di finanza è arrivata la sostituta, la dottoressa Flori Degrassi. Già direttrice dell’Asl Roma 2 e con un curriculum di tutto rispetto. Per il suo nuovo incarico avrebbe richiesto i pieni poteri. Una mossa quasi necessaria per difendersi dagli squali della politica molisana. Emerge, però, una questione non di poco conto: la Degrassi risulterebbe indagata per abuso d’ufficio. Uno dei reati contestati proprio all’ex commissario Giustini. Ovviamente sono due storie diverse.

La vicenda della Degrassi è legata all‘inchiesta che ha coinvolto il governatore Zingaretti e il suo assessore alla Sanità D’Amato (insieme ad altri soggetti, tra cui la nuova commissaria molisana). «In merito all’indagine, aperta a seguito di un esposto del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Aurigemma – si legge in una nota ufficiale della Regione Lazio dello scorso gennaio -, che riguarda il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, l’assessore alla sanità Alessio D’Amato e dei funzionari regionali sui requisiti di idoneità per le direzioni amministrative, l’amministrazione regionale, convinta di aver operato nel rispetto della normativa vigente, esprime massima fiducia nel lavoro della magistratura certa che chiarirà la vicenda in tutti i suoi aspetti».    

Al posto della sub commissaria Ida Grossi (vicina al Movimento 5Stelle) subentrerà Annamaria Tomasella, direttore amministrativo Azienda ULSS N. 2 “Marca Trevigiana”​.

Non si vogliono mettere in dubbio le capacità professionali della Degrassi.

Ma perchè si continuano a scegliere persone vicine ai partiti politici?

Lo abbiamo chiesto al presidente del Forum in difesa della Sanità pubblica in MoliseItalo Testa: «Adesso quello che sta avvenendo qui è quello che è avvenuto in Sicilia. Da noi ancora non esce, nel filone di indagini c’è anche questo. Ma non credo che uscirà.» Sulla nuova nomina Testa è stato molto chiaro: «Bisogna scegliere chi ubbidisce e chi ubbidisce è sempre chi non ha i titoli o ha scheletri nell’armadio. La Degrassi è di Leu, io non la conosco, ma l’hanno presentata come un soggetto iscritta a Leu, parte integrante di quel partito. Sarà pure una brava persona, ma ha questo vizio di origine. Servono persone lontante dai partiti e professionalmente capaci. Hanno bisogno di certezze questi politici di mezza tacca. Sanno dei limiti che hanno. Le certezze arrivano dalle persone che si mettono accanto, disposte a dire sempre sì, altrimenti fanno ombra. Ma quello che è importante non è tanto la nomina che ha avuto questa signora, quanto l’incarico. Non ci dobbiamo scordare che quando fu mandato qua Giustini fu mandato con l’incarico di applicare il piano Frattura. E fu mandato dalla Grillo, ex ministro 5 stelle. Per rendere esecutivo quel progetto: chiusura della maternità di Termoli, chiusura della mammologia a Isernia. Nel momento in cui Giustini cercò di applicare il piano hanno cominciato a dire che le colpe erano di Giustini. Bisogna capire il mandato che daranno, così capiremo esattamente dove vogliono andare.» 

Per il consigliere regionale Vittorio Nola (Movimento 5Stelle): «Al di là dell’appartenenza politica dobbiamo vedere se il governo Draghi va in discontinuità con tutti i commissariamenti precedenti. Bisogna vedere se questa struttura commissariale ha dei poteri superiori rispetto a tutti gli altri commissariamenti che ci sono stati dal 2009 e se le due nomine sono complementari, senza le stesse funzioni. Non deve ripetersi ciò che è già accaduto in passato, Giustini presentava un piano e la Grassi ne presentava un altro». Ma perchè la politica non sceglie persone che devono risolvere i loro problemi giudiziari? «Noi abbiamo fatto di tutto per far nominare delle persone competenti e molisane. Alla luce di tutto quello che è accaduto abbiamo visto che questi commissari esterni non sono immuni da contaminazioni non corrette, poi non conoscono il territorio. Un merito solo hanno avuto, facendo emergere i debiti che nessuno conosceva. Se noi mettevamo un commissario molisano, affiancato da un subcommissario dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ndr), sarebbe stata una accoppiata vincente. Dobbiamo aspettare quello che accade, se le due figure non sono ben assemblate ricominciamo con le discussioni e questo non depone bene». Voi fate parte della maggioranza di Governo, perchè le vostre richieste non sono state prese in considerazione? «Noi abbiamo messo tutto per iscritto.» 

Abbiamo raccolto anche il parere dell’ex presidente della Regione Molise, Michele Iorio (responsabile politicamente, insieme ad altri, dello sfascio sanitario): «Il commissariamento mi sembra molto punitivo per la regione perchè sottrae molti compiti che prima erano riservati alla regione. Mi sembra esagerato rispetto alla situazione del Molise che può essere composta con piccoli accorgimenti. Non c’è bisogno di stravolgere il sistema sanitario. Il commissariamento è un obbrobbrio legislativo. E’ stato utilizzato dai vari Governi, penalizzando sicuramente le regioni del Sud e le regioni più in difficoltà, come il Molise che da oltre dieci non ha più autonomia nella gestione. Nonostante questo la situazione non si è risolta. I parametri del fondo sanitario vanno rivisti». Ma perchè la politica continua a “lottizzare” le varie nomine? «Credo che la scelta vada fatta sempre da persone estranee e valide. Che ci siano appartenenze è tutto da dimostrare. Sarebbe sbagliato, se fosse così». L’ex commissario Giustini si è dimesso perchè indagato anche per abuso d’ufficio, il nuovo commissario è già indagata per abuso d’ufficio. «Su questo argomento ho le idee chiare. Per me l’indagine è una forma di controllo che va gestita dalla magistratura e non significa colpevolezza». In Molise non esistono figure valide per occupare certi ruoli? «E’ un elemento che andrebbe approfondito. La decisione appartiene a chi le fa le cose, ci saranno dei motivi. Il Molise è pieno di giovani preparati.»     

«Il problema è quale mandato viene dato dalla politica – afferma Lucio Pastore, direttore unità operativa semplice del pronto soccorso di Isernia -. Giustini ha avuto il mandato dalla Grilli (ex ministro della Salute, ndr) per attuare due punti fondamentali. Doveva attuare quello che era scritto nel piano sanitario di Frattura, quindi fare la sintesi fra Cardarelli…». Ma politicamente cosa significa? «Ha un senso molto profondo, ci troviamo di fronte ad un pensiero unico e le schermaglie sono soltanto per vedere chi deve gestire il potere e non per cambiare linee. Questa è la cosa drammatica che esce fuori da questa esperienza. Una dipendenza da interessi di altri. I partiti sono degli inservienti degli interessi economici, finanziari di altri. Non abbiamo linee politiche differenti, abbiamo delle cose che si equivalgono. Una mancanza di alternativa, di pensiero che si può espletare in una linea che sia completamente diversa dalla realizzazione di alcune cose, tipo la sanità. Tutti ci sono stati e tutti hanno fatto le stesse politiche». Uno schema fisso che non si può rompere? «È un problema che riguarda tutti gli aspetti della realtà. Il pensiero unico è dominante in tutte le espressioni politiche. Non ci sono dei cambiamenti chiari e netti di rotta. Cominciava a intravedersi qualcosa, in maniera molto sfumata, nel secondo Governo Conte». Che hanno sostituito con l’attuale governo Draghi. «Infatti è stato sostituito. Quando hanno capito che ci poteva essere il minimo sospetto che da lì potesse nascere una esperienza di rottura con un certo mondo è stato fatto fuori. Spero di essere smentito, ma una speranza che io mi sbagli. Fino adesso non l’ho visto il cambiamento di rotta». In Molise da oltre dieci la sanità è commissariata. Questo è l’unico strumento per risolvere i problemi? «Il debito è il grimaldello per poter procedere a determinate scelte strutturali. Il debito si forma dalla spesa che la politica determinata, in quanto le scelte non sono volte ai bisogni reali della popolazione ma in rapporto alle clientele. Tutto questo determina uno sforamento delle spese. Lo Stato ripianava tutti i debiti. Dopo un certo momento questo non è stato più possibile. Quel debito è generato dalla volontà della gestione clientelare essenzialmente.

Questo debito viene utilizzato come scusa per rientrare dal debito e per fare determinate scelte, quindi chiudi gli ospedali, fa il blocco del turn over, rendi inefficienti le strutture pubbliche. E, contemporaneamente, sposti sul privato un insieme di fondi che sono i posti letto, i servizi. Anche se questo spostamento non è finalizzato ai bisogni reali. Alla fine si viene a creare la situazione drammatica che si è manifestata con la pandemia. E si va incontro ai 450 morti che abbiamo avuto e al caos che stiamo vivendo. Il debito è stato ed è usato come un grimaldello per privatizzare. Per fare questo hai dovuto distruggere un insieme di servizi. Non è un caso che le Regioni a più alto tasso di privatizzazione, la Lombardia e il Molise, hanno avuto un alto indice di mortalità. Il meccanismo del debito è qualcosa voluto per privatizzare la sanità. È assurdo che uno Stato faccia permanere nel commissariamento per dodici anni una Regione per rientrare dal debito. Un fatto cronico che ha altre finalità. Questo debito continua ad essere presente nonostante la distruzione del pubblico.»

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Nicosia, arrivata la condanna: 16 anni e otto mesi all’ex «portaborse» della parlamentare molisana

MAFIA & POLITICA. L’uomo vicino a Cosa nostra, già condannato in passato a 10 anni di carcere, è stato ritenuto responsabile di associazione mafiosa. La deputata Occhionero non si era accorta di nulla.

di Paolo De Chiara (WordNews.it)

Nicosia, arrivata la condanna: 16 anni e otto mesi all'ex «portaborse» della parlamentare molisana
Nicosia e Occhionero, la strana coppia.

Il crimine non paga. Ecco la prova. Il pregiudicato, molto vicino a Cosa nostra, si vantava per telefono. Progettava azioni criminose e minacciava. Le minacce erano rivolte anche alla sua parlamentare molisana Occhionero. Ignara di tutto, almeno questa è stata la sua difesa. Una risposta che non basta a giustificare la relazione con un uomo del malaffare. Le telefonate intercettate tra i due sono vergognose. 

Antonello Nicosa, la faccia pulita (nemmeno più di tanto) in quel mondo sporco, è stato condannato a 16 anni e 8 mesi di reclusione per associazione mafiosa e falso. Una pena pesantissima. Ora non avrà più bisogno di andare nelle carceri, in compagnia della parlamentare molisana, per incontrare i suoi amici mafiosi. Ha ottenuto ciò che voleva. Almeno per qualche anno.   

L’accusa è stata rappresentata dal pubblico ministero di Palermo Gery Ferrara.

L’inchiesta «Passepartout», che ha coinvolto la parlamentare molisana Giuseppina Occhionero (“Italia Viva”), ha fatto emergere il potere criminale della famiglia mafiosa di Sciacca e dei mafiosi di rango collegati a quel mondo criminale: Totò Riina, Matteo Messina Denaro, Salvatore Di Ganci, Santo Sacco, Accursio Dimino, Antonino Nicosia, detto Antonello (già portaborse dell’On. Occhionero).

Per approfondimenti:

– La «faccia pulita» di Cosa nostra

– Matteo Messina Denaro, “il primo ministro”

– MAFIA & POLITICA: chiesto il rinvio a giudizio per la deputata molisana

– La famiglia mafiosa di Sciacca

Il pregiudicato (legato alla famiglia mafiosa) in Parlamento

L’Onorevole e il collaboratore pregiudicato