Sanità Molise, parla Pastore: «Il clientelismo porterà alla morte della Regione»

MANIFESTAZIONE REGIONALE. In attesa dell’evento in programma per il giorno 30 settembre a Campobasso, organizzato dal Forum per la sanità pubblica, abbiamo intervistato il primario del pronto soccorso di Isernia. «Le strutture pubbliche devono essere distrutte. Questa è la volontà politica.»

di Paolo De Chiara, WordNews.it

Sanità Molise, parla Pastore: «Il clientelismo porterà alla morte della Regione»

Lucio Pastore, direttore UOS pronto soccorso di Isernia

«Ci troviamo di fronte all’improvvisa comparsa di questo Piano Operativo sanitario senza nessuna consultazione con le parti sociali, con gli operatori, con i sindacati. È stato calato dall’alto. Sembra, come ha detto di Toma, che sia stato voluto dai tavoli ministeriali, una cosa imposta nel momento in cui avveniva il commissariamento. Sempre secondo quello che dice lui è un punto fondamentale per andare avanti nel commissariamento». Comincia così la nostra conversazione con il primario del Pronto Soccorso di Isernia Lucio Pastore, sulla situazione della sanità regionale.

Il Piano Operativo 2019/2021 ha scatenato forti polemiche, molti stanno intervenendo per chiarire il proprio punto di vista e per denunciare lo stato comatoso di un settore messo a dura prova negli ultimi anni.

Il 30 settembre prossimo, dalle ore 16:00, è prevista una manifestazione regionale a Campobasso, organizzata dal Forum per la difesa della Sanità pubblica. «Il primo piano operativo, quello di Astore, è durato esattamente 15 anni prima di essere cambiato nel 2015 da Frattura. La fretta è dovuta ai tavoli ministeriali che vogliono tutto questo.»

Ci sono solo i tavoli ministeriali che vogliono tutto questo?

«Non lo so se sono solo i tavoli ministeriali o se ci sia altro. La sensazione è che tutta l’operazione fatta in questo modo, senza consultare le parti sociali, voglia andare nella direzione cominciata venti anni fa della privatizzazione della sanità molisana. Si era partiti che le unità operative presenti nei diversi ospedali erano strutture complesse. Queste ultime, con Frattura, sono diventate strutture semplici e nel piano di Toma (sGovernatore del Molisenda) scompaiono proprio. Lui dice che tutto questo verrà modificato in un prossimo Pos a gennaio, aggiungendo che ci saranno circa mille assunzioni. Un mondo dei balocchi che ritorna. Non si capisce in quali modi, senza modificare minimamente l’assetto del rapporto pubblico privato. Con un privato che riassorbirà sempre più risorse.»

Ma cosa accadrà fino a dicembre?

«L’unico atto che rimane è questo Pos dove scompaiono diversi servizi e attività…»

Fermiamoci un attimo. Fino a dicembre cosa subiranno le strutture pubbliche con questo piano operativo?

«Ci troviamo di fronte ad un atto formale che deve essere attuato. L’atto formale che noi stiamo vivendo è quello del Pos che è stato emanato qualche giorno fa. Logicamente non è che da qui a dicembre questo espleterà chiaramente i suoi effetti a livello immediato. Ci saranno, come è sempre accaduto, uno stop and go

Cosa significa?

«Prima si emana, poi si lascia un po’ decantare. Poi si toglie un pezzo, si lascia decantare e poi te ne tolgono un altro. La tecnica è questa. Questa è la mia opinione. Toma dice, invece, che ci sarà un grande rilancio.»

Affrontiamo questa tematica. Toma (nella foto in alto) dice che è tutto falso, non chiuderà nulla. Anzi rafforzerà le strutture pubbliche. Qual è il suo punto di vista?

«Se voleva fare tutto questo doveva fare almeno un atto di autotutela per sospendere questo Pos, perché questo Pos va in altra direzione. L’autotutela non la fa, non la vuole fare. Però promette che cambierà tutto. Io mi devo basare sugli atti e non sulle dichiarazioni estemporanee.»

In quale direzione vanno gli atti?

«Questo è un atto che va in continuità con gli altri fatti precedentemente. Sono vent’anni che va avanti questa storia. Le strutture devono essere distrutte. E piano piano si sta facendo questo per favorire la privatizzazione. È scritto, in pratica, che per superare i danni creati dalla privatizzazione, quale la mobilità passiva, la impossibilità di avere percorsi per le urgenze ed altre cose del genere, verrà risolto con una collaborazione pubblico-privata. Ulteriori spazi saranno ceduti ai privati per risolvere questi problemi. Ulteriori fondi della sanità pubblica finiranno ai privati in profitto.»

Con questo programma operativo cosa accadrà all’ospedale di Isernia?

«Con questo programma operativo si perdono ulteriori pezzi. Da quello che c’è scritto nel Pos Isernia perde, perché non è proprio nominata, la Cardiologia, l’Emodinamica…»

Cos’è l’Emodinamica?

«È una tecnica che è stata introdotta, di recente, che serve a trattare eventuali occlusioni del sistema delle coronarie e, quindi, gli infarti – parlando in termini volgari – in tempo quasi immediato per evitare che si determinino dei danni. È una procedura tempo dipendente.»

Cosa significa perdere Emodinamica?

«Significa che un paziente che viene da Capracotta (Alto Molise, nda) a un tot tempo per arrivare a Isernia, avrà il doppio di quel tempo – eventualmente- per arrivare fino a Campobasso per fare le procedure.»

Quali sono i rischi?

«Ci può essere una più alta mortalità e una più alta quantità di danni, perché sul territorio di una intera provincia risulta essere scoperto questo servizio.»

Stava dicendo che si può perdere Emodinamica, prego continui…

«Poi Cardiologia, perché non viene proprio nominata per Isernia. Sarà un caso?»

Lei che dice?

«Non mi sembra che possa essere un caso. Nella intenzione ci sta la necessità di togliere questo tipo di servizio al territorio della provincia perché deve essere centralizzato su Campobasso. La stessa Oncologia, ancora presente, deve essere centralizzata a Campobasso. Da quello che si deduce, sempre dalla lettura dei dati di questo Pos, c’è una Anestesia ma non c’è una Rianimazione. In pratica viene ad essere perso anche questo servizio di terapia intensiva.»

Facciamo un passo indietro. In passato come era organizzata la sanità regionale?

«Nel 2000 esistevano sul territorio sei ospedali che funzionavano e davano delle risposte sul territorio. Dopo il 2000 compaiono le strutture private, di cui il Molise non aveva bisogno. Con sei ospedali, organizzati bene, si potevano avere tutte le risposte alle proprie esigenze. Si è preferito spostare, per ragioni clientelari, sul privato convenzionato una parte del fondo sanitario. Mantenere tutte queste strutture pubblico private non era possibile. E la politica ha scelto di andare verso la privatizzazione. Si sono cominciati a destrutturare gli ospedali (Venafro, Larino, Agnone), è stato tagliato il personale. Dieci anni fa Iorio (ex sGovernatorenda) fece addirittura una rottamazione del personale medico in pieno commissariamento, quando non poteva assumere. Attualmente ci troviamo senza personale, man mano sono stati tolti un insieme di ospedali, di servizi al territorio. E sono stati aumentati i posti ceduti alle strutture private, le convenzioni fatte con i privati. Lo spazio che il pubblico perde viene riempito dai privati. Per non parlare della mobilità passiva.»

Cosa è la mobilità passiva?

«Incide per 80 milioni, circa. Non avendo la possibilità di avere risposte dall’ambito della Regione i pazienti vanno fuori dal Molise e la Regione, poi, pagherà alle altre Regioni questi servizi. Nello stesso tempo abbiamo anche una mobilità attiva, ci sono alcune strutture private che hanno un’alta mobilità attiva. Questo sembrerebbe un vantaggio…»

In questo caso sono i pazienti che vengono da fuori Regione?

«Sì, per alcune patologie. Noi cediamo degli spazi alle strutture private e queste le utilizzano non per soddisfare i bisogni del territorio ma per chiamare un’utenza extra regionale.»

Dopo dodici anni di commissariamento, dopo il debito pubblico che continua a crescere, dopo lo sfascio di una società pubblica depauperata come è possibile agire per risolvere queste problematiche?

«Come mai nessuno si pone il problema che dopo la chiusura degli ospedali, dei servizi, assenza di personale ci sta ancora presente un debito. Evidentemente questo debito non dipende dalle strutture pubbliche. Qualcuno lo vuole andare a vedere? Nessuno, a livello trasversale, vuole che si vada a vedere l’origine del debito.»

Come risolvere il problema?

«Uno ci aveva provato a farlo, mi riferisco a Carmine Ruta. Aveva valutato come recuperare i fondi che venivano persi. È andato a vedere quale era la quantità di posti letto, di servizi utilizzati dai molisani nelle strutture private convenzionate. Aveva proposto di convenzionare le strutture solo per quei posti letto che venivano utilizzati dai molisani. Il giorno che aveva presentato questo piano fu fatto fuori da Frattura. La volontà di mettere mano nel riequilibrio pubblico privato non c’era e non ci sarà mai.»

Cosa fare?

«Per riorganizzare il sistema si deve partire dalla programmazione che va fatta in base a quelli che sono i reali bisogni del territorio. In base a questo, in rapporto ai bisogni reali, si deve creare un sistema per il territorio. Poi bisogna decidere se il sistema deve essere pubblico o privato. Bisognerebbe introdurre una contabilità analitica per centri di costo, ad oggi tutto questo non esiste. In tempo reale non si riesce a capire come vengono spesi i soldi. Questa contabilità non la vuole nessuno. Poi c’è la divisione in base ai carichi di lavoro, oggi fatto in modo clientelare. In Molise, essenzialmente, sono due i pilastri che non fanno funzionare il sistema: il clientelismo, che c’è sempre stato, e una frazione del clientelismo rappresentato dalla privatizzazione dei sistemi. Questo ha determinato il collasso attuale del sistema.»

Chi dovrebbe risolvere queste problematiche?

«Sono problematiche che vengono da una volontà politica.»

Ma questa politica è in grado di risolvere questi problemi?

«Nello stato attuale sicuramente no. Perché è espressione di un vecchio tipo di politica. La politica del clientelismo porterà alla morte della Regione. Non soltanto nella sanità ma in tutti i campi.»

A Isernia si vota. Lei è fiducioso per questa tornata elettorale?

«Esiste, come sembra esistere, una forza che possa assumere una posizione netta e chiara in rapporto a quella che è la criticità della situazione sanitaria. Si potrebbe determinare un momento di rottura. In passato, quella che era la sinistra, non si è minimamente distinta dalla destra. Sino ad oggi c’è una continuità di linea che va a soddisfare gli interessi della privatizzazione. Sarebbe necessario creare una dialettica, a livello politico, tra visioni contrapposte.»

Qual è il potere di un sindaco su queste tematiche?

«Il sindaco è il primo responsabile della sanità locale. Può avere un potere di influenza politica, di moral suasion a livello delle strutture nel difendere il suo territorio. Il primo cittadino fa parte anche della Conferenza dei sindaci che deve approvare queste linee politiche della gestione sanitaria. Non solo deve approvare ma ha il potere anche di destituire, nella Conferenza dei sindaci, il direttore generale se lo ritiene incapace di gestire certi problemi. Hanno dei poteri enormi.»

Si è registrata in questi anni una presa di posizione da parte dei sindaci di questa provincia?

«Non ho mai visto fare queste cose, non hanno mai interloquito in maniera critica con il potere.»

Perché questa manifestazione a Campobasso?

«Il Forum ha ritenuto di dover partire in fretta perché se, per caso, si fossero espletati gli effetti di questo Pos sarebbero stati deleteri. Abbiamo ritenuto che fosse talmente grave ed eclatante il danno che si stava generando che occorreva una risposta immediata. Il Forum si è fatto promotore di questa iniziativa a cui spera che tanti possano aderire. Forse qualcuno non vuole che il cambiamento avvenga. Noi andiamo avanti, cercando di avere un colloquio diretto con la gente.»

Qual è il vostro obiettivo?

«Fermare questo Pos e questa politica deleteria per la sanità.»

LA MANIFESTAZIONE, organizzata dal Forum in difesa della Sanità Pubblica, si terrà a CAMPOBASSO giovedì 30 settembre 2021, dalle ore 16:00.

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