Borsellino sul caso Manca: «Gli stessi assassini di mio fratello Paolo»

ANTICIPAZIONE. Salvatore BORSELLINO: «Mio fratello Paolo è stato ucciso due volte: la prima volta quando è stato ucciso e, adesso, con questa sentenza. Ma la morte di mio fratello non sarà vana». On. Giulia SARTI, componente della Commissione antimafia: «Le responsabilità di Mario Mori non spariscono improvvisamente perché c’è una sentenza d’appello che giudica e che dice che non ci sia stata una minaccia al corpo politico dello Stato. Esistono fatti provati. La sua storia è scritta sulla carta. Non possono passare messaggi sbagliati». Luciano Armeli IAPICHINO: «Lo Stato, sul caso di Attilio Manca, ha risposto con l’inerzia.»

di Paolo De Chiara, WordNews.it

Borsellino sul caso Manca: «Gli stessi assassini di mio fratello Paolo»

Nella foto i volti di Paolo Borsellino e Attilio Manca

Noi continueremo a parlare di questa vergognosa vicenda che dovrebbe far urlare allo scandalo. Lo abbiamo fatto nei mesi scorsi e continueremo a farlo nei prossimi giorni. Non lasceremo cadere questo Omicidio di Stato nell’oblio (come qualcuno vorrebbe) e non lasceremo sola la dignitosissima famiglia Manca.

UN PAESE IMMERSO NELLE TRATTATIVE. Domani, martedì 28 settembre 2021, alle ore 12:00, la seconda parte del nostro SPECIALE sul CASO MANCA. Questa volta abbiamo coinvolto Salvatore Borsellino (movimento Agende Rosse, fratello del giudice Paolo), l’On. Giulia Sarti (componente della commissione Antimafia) e lo scrittore Luciano Armeli Iapichino (autore del libro “Le vene violate”).

Clicca qui per la PRIMA PARTE (ospiti: la signora Angela Manca, l’avvocato Fabio Repici e l’avv. Enzo Guarnera)

In attesa della seconda parte dello SPECIALE sul CASO MANCA, pubblichiamo le ANTICIPAZIONI dei nostri ospiti.

Partiamo subito da Salvatore Borsellino, il fratello del giudice Paolo e fondatore del Movimento Agende Rosse.

Siamo partiti dalla sentenza di secondo grado della Trattativa Stato mafia dello scorso 23 settembre. Dalle pesanti condanne inflitte in primo grado (27 anni di reclusione per Leoluca Bagarella; 12 anni a Cinà Antonino, Dell’Utri Marcello, Mori Mario e Subranni Antonio; 8 anni a Giuseppe De Donno e Massimo Ciancimino) si è passati alle assoluzioni per Mori, Subranni e De Donno (perché il fatto non costituisce reato) e per Dell’Utri (per non aver commesso il fatto), già condannato definitivamente a sette anni per concorso esterno.

Le uniche due condanne sono arrivate solo per i mafiosi Bagarella e Cinà (rispettivamente 27 e 12 anni di reclusione). Per lo Stato trattare con la mafia non costituisce reato. Per la mafia sì. Questa è la bizzarra (per non usare termini più volgari) decisione della Corte d’Assise d’appello di Palermo.

In attesa delle motivazioni (per capire la ratio di questa scelta) resta ancora la Cassazione. E a questo appuntamento rinviamo tutti i falchi che in queste ore stanno scrivendo di tutto e il contrario di tutto. La Trattativa, cari signorotti, c’è Stata. Non si può negarla. Il vostro giochetto durerà poco. I soggetti che state difendendo come “personaggi leali alle Istituzioni” hanno commesso tante di quelle mancanze (gravissime) che dovranno risponderne alle loro coscienze, sempre se ne hanno una. E a una Giustizia più attenta ed indipendente. Altro che proposte indegne da parte di una politica indegna. Prima vogliono togliere i senatori a vita e poi indicano i peggiori. Ma questa è un’altra storia, che riprenderemo prossimamente.

Ritorniamo alle parole di Salvatore Borsellino. Sulla Trattativa è stato chiaro: «Purtroppo si è verificato quello che io già ipotizzavo come il peggiore scenario, già prima ancora della sentenza di primo grado. Cioè che gli imputati venissero assolti non perché la Trattativa non c’era stata, ma perché c’era stata e viene considerato normale che uno Stato possa trattare con dei criminali. Questa sentenza non dice che la Trattativa non c’è stata, anzi condannando Cinà e Bagarella dice che la Trattativa c’è stata ma che, praticamente, i mafiosi se la sono fatta da soli».

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«Mio fratello Paolo – ha aggiunto Salvatore Borsellino – è stato ucciso due volte: la prima volta quando è stato ucciso e, adesso, con questa sentenza. La morte di mio fratello non sarà vana.»   

Sul caso Manca. «Attilio è stato ucciso, come mio fratello, sull’altare di questa scellerata Trattativa tra mafia e Stato. Sono convinto che Attilio Manca quando è stato al capezzale di Provenzano ha visto delle persone che non avrebbe dovuto vedere. Ha visto gli uomini dello Stato che proteggevano la latitanza di Provenzano e per questo è stato ucciso. Lo hanno fatto passare per un drogato, per uno che si è ucciso da solo.»

La RIFORMA CARTABIA è la “resa dello Stato”. «Questa non è una riforma ma una controriforma della giustizia. Questa è la resa dello Stato. Spero che la Corte Costituzionale voglia respingere questa controriforma e se non lo farà noi, grazie all’introduzione della possibilità di utilizzare lo Spid, chiederemo un referendum per poter abrogare questa controriforma della Giustizia. Faremo di tutto per vanificarla.»

Per l’On. Giulia Sarti, componente della Commissione antimafia: «Le responsabilità di Mario Mori non spariscono improvvisamente perché c’è una sentenza d’appello che giudica e che dice che non ci sia stata una minaccia al corpo politico dello Stato. Ma esistono fatti provati. La sua storia è scritta sulla carta. Non possono passare messaggi sbagliati, interviste a Mori, Subranni e De Donno. Le responsabilità ci sono. In questo Paese c’è da stabilire una verità storica

«Ci sono delle cose sulla morte di Attilio Manca che devono essere ancora approfondite. La commissione Antimafia deve portare avanti un suo percorso.»         

«Per mettere a tacere la famiglia Manca – ha affermato Luciano Armeli Iapichino, autore del libro “Le Vene Violate” – viene detto dalla Procura che Attilio, nel momento in cui Bernardo Provenzano veniva operato a Marsiglia, era regolarmente in servizio all’ospedale di Viterbo. Dopo dieci anni la trasmissione Chi l’ha visto? dice che esattamente in quei giorni (25, 26, 30 ottobre pomeriggio e il 31 ottobre) Attilio Manca non era in servizio. Un verbale redatto da un tizio che è stato condannato in via definitiva per aver falsificato un verbale del G8 di Genova. Lo Stato, sul caso di Attilio Manca, ha risposto con l’inerzia.»       

DOMANI, 28 settembre 2021, alle ore 12:00, la seconda parte del nostro SPECIALE sul CASO MANCA. Ospiti: Salvatore Borsellino (movimento Agende Rosse, fratello del giudice Paolo), l’On. Giulia Sarti (componente della commissione Antimafia) e lo scrittore Luciano Armeli Iapichino (autore del libro “Le vene violate”).

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SPECIALE MANCA

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L’INTERVISTA a Salvatore Borsellino

PRIMA PARTE. «Borsellino: «gli assassini di mio fratello sono dentro lo Stato»

SECONDA PARTE.«Chi ha ucciso Paolo Borsellino è chi ha prelevato l’Agenda Rossa»

TERZA PARTE. Borsellino: «L’Agenda Rossa è stata nascosta. E’ diventata arma di ricatto»