Superate le 15 mila firme per la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta

UNA STRADA PER LEA GAROFALO A CAMPOBASSO. Già nel 2012 sono state raccolte delle firme (quasi 500). Ma l’Amministrazione comunale dell’epoca non ha mai reso possibile questa necessaria intitolazione. Le promesse dell’allora Sindaco sono cadute nel vuoto. Sono passati quasi dieci anni. Una via che porta il nome di LEA GAROFALO, VITTIMA DI ‘NDRANGHETA ancora non esiste nel capoluogo di Regione. E’ arrivato il momento di agire. Nel Paese senza memoria è fondamentale ricordare le vittime innocenti della criminalità organizzata.

di Paolo De Chiara, WordNews.it

Superate le 15 mila firme per la fimmina che sfidò la schifosa 'ndrangheta

Alla fimmina calabrese, ammazzata dalla schifosa ‘ndrangheta, sono state intitolate strade, piazze, panchine, giardini e scuole in tutta Italia. Manca Campobasso, il capoluogo di Regione, dove il 5 maggio del 2009 subì il tentato sequestro.

Dopo quasi dieci anni dall’ultima richiesta, disattesa dall’allora amministrazione comunale, nuove firme (oltre 13 mila) stanno arrivando per spingere il primo cittadino (Roberto Gravina, M5S) ad attivarsi per ricordare degnamente questa eroina dell’antimafia.

A fine mese, precisamente il 24 novembre, ricade l’anniversario della morte di Lea Garofalo. Colpita a morte e strangolata a Milano (in via Prealpi) e bruciata in un bidone il giorno seguente a San Fruttuoso, in provincia di Monza. In quella data, simbolicamente, terminerà la raccolta attivata su Change.org. Le firme, successivamente, saranno consegnate nelle mani di Gravina. 

ECCO LA PETIZIONE.

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UNA STRADA PER LEA GAROFALO… A CAMPOBASSO.



Lea Garofalo è stata uccisa dalla ‘ndrangheta per essersi ribellata alla cultura mafiosa. Il 24 novembre del 2009 è stata sequestrata, torturata selvaggiamente, uccisa a Milano e bruciata in un bidone in provincia di Monza (San Fruttuoso). L’omicidio mafioso è stato commesso dal suo ex convivente Carlo Cosco e dagli componenti del clan (Vito Cosco, Salvatore Curcio, Carmine Venturino e Massimo Sabatino). Gli autori dell’infamante delitto sono stati condannati definitivamente all’ergastolo. Solo il “fidanzatino” di Denise (Venturino) è diventato un collaboratore di giustizia, facendo ritrovare in un tombino – dopo due anni – i resti della donna coraggio.  

A Campobasso, il 5 maggio 2009, si è consumato il primo tentativo di sequestro di persona. Il piano criminale era stato studiato nei minimi dettagli. L’esecutore materiale Massimo Sabatino (mandante lo ‘ndranghetista Carlo Cosco) è stato condannato, in via definitiva, a sei anni di carcere.
In tutta Italia si sono moltiplicate le iniziative per ricordare il coraggio di Lea Garofalo, che ha “collaborato” – da testimone di giustizia – con lo Stato, che ha svelato i lati oscuri della ‘ndrangheta, che ha distrutto con la sua forza un intero clan, che ha “rotto” il maledetto codice mafioso.
Anche a Campobasso, dove ha vissuto con la figlia Denise in via Sant’Antonio Abate 58 e dove ha subìto il tentativo di sequestro, è necessario ricordare Lea con l’intitolazione di una strada.

Già nel 2012 sono state raccolte delle firme (quasi 500). Ma l’Amministrazione comunale dell’epoca non ha mai reso possibile questa necessaria intitolazione. Le promesse dell’allora Sindaco sono cadute nel vuoto.  

Sono passati quasi dieci anni. Una via che porta il nome di LEA GAROFALO, VITTIMA DI ‘NDRANGHETA ancora non esiste nel capoluogo di Regione. E’ arrivato il momento di agire.

Nel Paese senza memoria è fondamentale ricordare le vittime innocenti della criminalità organizzata

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