Laterlite di Bojano, una bomba ecologica. Parla Rabitti: «Non ho mai visto una cosa del genere»

LA PAROLA AD UNO DEI PIU’ NOTI CONSULENTI IN ITALIA. Dopo le dichiarazioni dell’avvocato Alfonso Mainelli (Azione Civile Molise) abbiamo contattato il prof. Paolo Rabitti, uno dei massimi esperti in materia. «C’è stato un problema di malesseri tra la popolazione, persino tra i carabinieri che erano andati a fare un sopralluogo nell’impianto.»

di Paolo De Chiara, WordNews.it

«Nel 1986 a Bojano hanno bruciato 14 milioni di chili di sostanze tossiche, nocive e cancerogene. Tra questi 14 milioni ci stavano i fanghi di raffinerie, acque di industrie chimiche e le ceneri radioattive di Brindisi, dove arrestarono il direttore di Enel. E chi ha pagato? Nessuno.»

Alfonso Mainelli, WordNews.it, 14 dicembre 2021

Dopo le parole dell’avvocato Alfonso Mainelli siamo ritornati sulla questione Laterlite di Bojano. E abbiamo contattato uno dei maggiori esperti in Italia, il professore Paolo Rabitti (ingegnere, urbanista, docente universitario. Autore di libri importanti come, ad esempio: “Diossina. La verità nascosta” e “Ecoballe. Tutte le verità su discariche, inceneritori, smaltimento abusivo di rifiuti”), l’esperto più volte citato nella nostra intervista (che potete trovare alla fine di questo articolo). Ma perchè Rabitti si è interessato del Molise? Per un incarico conferito, nel 2006, dal giudice Falcione. Ecco la premessa della relazione consegnata, agli inizi del 2007, alla Procura di Campobasso: 

Nella relazione, stilata dal prof. Paolo Rabitti e dal dott. Edoardo Bai, si parla di “autorizzazioni illegittime”, di “impianto non dotato di alcun sistema di abbattimento per gli inquinanti”. Ma non solo. Gli esperti scrivono anche che “presso la Laterlite era in funzione (implicitamente riconosciuto dalla Regione) un impianto di trattamento dei rifiuti mai autorizzato”, un “vero e proprio inceneritore di rifiuti pericolosi”.

«C’è stato un problema – secondo Rabitti – di malesseri tra la popolazione, persino tra i carabinieri che erano andati a fare un sopralluogo nell’impianto.» 

Ma perchè è accaduto questo? «Perchè si vede che nell’aria c’era qualcosa che faceva stare male. Anche tra la popolazione si erano manifestati dei disagi.» 

«Nella nostra relazione, non so nemmeno come sia andato a finire il processo, abbiamo dimostrato che quell’impianto era stato autorizzato per una cosa e ne faceva un’altra.»

Le parole del consulente sono drammatiche, dure. Come la relazione che, in questa Regione, non ha prodotto nessuna conseguenza. Nessun dibattito, nemmeno tra i cittadini di quella zona interessata. 

E i controlli? Di chi sono le responsabilità di questi scempi ambientali? «Se i dirigenti sono nominati dai politici devono rispondere ai politici. Ci sono quelli che fanno il proprio dovere e ci sono quelli che non lo fanno. Quando c’è un conflitto di interesse ci vanno leggeri con i controlli. Ho scritto nella relazione che c’erano dei falsi e, dopo quindici anni, nessuno mi ha mai querelato.»

«E’ stata una cosa scandalosa», ha tenuto a precisare Rabitti. «Certe sostanze hanno un impatto immediato sulla salute, sono tossiche.» 

Come è andato a finire il processo?

Lo abbiamo chiesto all’avvocato Mainelli che abbiamo ricontattato per porre poche altre domande.

«Tutto il grosso del processo è andato prescritto – ha spiegato il legale -. E’ stato condannato solo un soggetto, una testa di legno. Ma per sciocchezze.»

Una bonifica è mai stata fatta all’interno della Laterlite?

«Non è stato mai fatto nulla.»

La prescrizione, in questa circostanza, non è la sconfitta della giustizia?

«Certamente. Bisognerebbe ricostruire lo storico del processo per capire cosa hanno combinato su questa vicenda.»

Quali sono state e sono le ricadute sulla popolazione?

«Non lo sappiamo. Non sappiamo cosa è stato portato là dentro. Abbiamo chiesto un protocollo di indagine  sanitaria per vedere le ricadute sulla popolazione. Non hanno fatto niente, hanno chiuso e se ne sono andati.»

WORDNEWS.IT © Riproduzione vietata

LEGGI ANCHE: 

– Molise, inquinamento e mala gestio della cosa pubblica. Parla Mainelli (Azione Civile): «Il malaffare viene dagli organi dello Stato»