Auguri Lea, non ti dimenticheremo mai

Oggi è il compleanno di una donna che ha avuto il coraggio di spezzare le catene criminali.

di Paolo De Chiara (WordNews.it)

Auguri Lea, non ti dimenticheremo mai

Ciao Lea, 

oggi, nel giorno del tuo compleanno, non bastano poche righe per ricordare la tua vita, il tuo coraggio e la tua forza interiore. Milioni di parole sono state utilizzate per descrivere la tua esistenza, la tua morte, il tuo coraggio di rompere le catene e di frantumare il maledetto codice della schifosa ‘ndrangheta. Sono stati scritti libri, sono stati fatti film, la tua faccia è stata piazzata su bandiere (a pagamento) e sui prodotti alimentari. 

Restano le responsabilità di chi non ha saputo o non ha voluto fare il proprio dovere. Uno Stato che non ha saputo fare lo Stato, le Istituzioni che non hanno saputo onorare il tuo nome. Ti hanno lasciata da sola quando eri viva. Ora tutti sono bravi a riempirsi la bocca con il tuo nome. Avevi urlato in tutti i modi la tua rabbia, avevi chiesto aiuto. Inutilmente.

Nessuno (Stato, Istituzioni, associazioni, cittadini) ha ascoltato le tue richieste. Avevi preso carta e penna per scrivere al Presidente della Repubblica (all’epoca era Napolitano, il peggiore dei Presidenti di questo bizzarro Paese). La missiva non è mai arrivata, questa è stata la risposta di Cascella, il portavoce del Quirinale. Non è mai arrivata dove doveva arrivare. Vogliamo crederci. Avevi inviato la stessa lettera agli organi di informazione nazionali, l’hanno pubblicata soltanto dopo la tua morte violenta.

In questo Paese succede sempre tutto dopo. Come diceva Giovanni Falcone per essere credibili bisogna essere ammazzati. E tu sei stata ammazzata da sei vigliacchi senza onore. Solo quattro di loro stanno scontando l’ergastolo. I tuoi resti, buttati in un tombino, sono stati ritrovati due anni dopo.

Anche le inchieste della magistratura, grazie alle tue dichiarazioni, si sono concretizzate, con degli arresti, solo dopo la tua morte.

In vita sei stata ritenuta poco credibile. Ti chiamavano tossica, pentita e prostituta. Vergognatevi.

In vita ti hanno inserita nell’elenco dei collaboratori di giustizia. Sei sempre stata una testimone di giustizia. Qualcuno, ancora oggi, continua a definirti una collaboratrice perchè figlia e sorella di mafiosi calabresi. Hai provato sulla tua pelle la cattiveria della gente. Questo atteggiamento, dopo la tua morte, non è cambiato.

Nemmeno le tue volontà sono state rispettate. Avevi chiesto, per iscritto, di essere sepolta a Bergamo. Amavi una donna, madre Grata, la tua seconda madre. Nemmeno questo tuo desiderio è stato preso in considerazione. I tuoi resti sono stati portati nel Cimitero Monumentale di Milano. 

In questi ultimi anni il tuo ricordo ha attraversato il Paese, ma anche fuori dai confini nazionali è stata conosciuta la tua drammatica storia.

Soprattutto grazie a tua sorella Marisa. Per il suo impegno ha subìto e continua a subire l’arroganza di qualcuno che si reputa superiore e depositario della verità (non solo da parte dei criminali). Qualcuno, tempo fa, disse che non era nemmeno degna di essere intervistata. Questo succede nel Paese senza vergogna, dove le persone vengono ricordate e celebrate (ipocritamente) solo dopo la morte

Ciao Lea,

noi continueremo a parlare di te e della tua vita. Lo faremo solo per evitare che altre donne possano subire la violenza che ti ha tolto la vita. Hai lasciato un seme che è diventato un germoglio: il suo nome è Denise. Hai sacrificato la tua vita per salvare tua figlia.

p.s.: qualche giorno fa sono stato in via Sant’Antonio Abate a Campobasso, nella stradina del centro storico dove gli ‘ndranghetisti volevano sequestrarti (5 maggio del 2009). Hanno rinnovato l’entrata di quel palazzo, hanno cambiato anche il portone. Non c’è più quel buco cche permetteva di vedere il cortile. Una signora si è fermata mentre apriva il nuovo portone e ha parlato di te. “Non sapevamo nulla. Sentivamo delle grida con un uomo. Solo dopo ci siamo accorti di questa situazione, solo dopo abbiamo capito. Potevamo aiutarla, potevamo sostenerla. Mi dispiace.”