Un Paese al contrario

SDEGNO. Da mesi raccontiamo vicende drammaticamente particolari che accadono nel nostro Paese: dal coraggio dei testimoni di giustizia alle persone che hanno perso la vita per aver fatto semplicemente il proprio dovere, dai neomelodici che utilizzano la cultura e le parole per veicolare messaggi sconvolgenti all’impegno di molti cittadini perbene che credono ancora in un presente e in un futuro diverso. Oggi la notizia, ovviamente non abbiamo nulla contro il nuovo Procuratore nazionale Antimafia Melillo, della bocciatura di un magistrato, di nome Nicola Gratteri, che è stato fatto fuori dal CSM per ricoprire un ruolo fondamentale per la lotta alle mafie.

di Paolo De Chiara (WordNews.it)

Un Paese al contrario

La speranza: una parola orribile che continuiamo ad utilizzare inutilmente. Una parola orrenda da cancellare dai nostri vocabolari. Un termine ingannevole, “utilizzato” dal potere per tenere a bada la gente. “Speriamo bene”, “la speranza è l’ultima a morire”, “continua a sperare”.

“Speriamo che tutto vada bene”, “speriamo in questo e speriamo in quello…” e per continuare a “sperare” ci troviamo sempre al punto di partenza.

Il magistrato Nicola Gratteri (un esempio senza alcuna attualità) potrà diventare il nuovo Procuratore nazionale Antimafia? “Eh, speriamo”.

Il magistrato, una spina nel fianco per la schifosa mafia calabrese, chiamata ‘ndrangheta (schifosa come i suoi schifosi appartenenti), non è stato votato dal CSM. Ci abbiamo “sperato” tutti. Quasi tutti. Ma non è successo. Siamo rimasti fregati tutti. Non poteva succedere. Non può succedere in questo Paese.

La storia non ha insegnato ancora nulla: in passato abbiamo gli esempi di Giovanni Falcone (isolato, infangato, ammazzato a Capaci nel 1992) e di Paolo Borsellino (isolato, attaccato, ammazzato in via d’Amelio nel 1992). Restiamo per un attimo su questi due magistrati, che non sono degli eroi (cominciamo a cancellare quest’altra inutile parola: gli eroi non esistono), e facciamo una breve riflessione: perchè e da chi sono Stati ammazzati? Solo dalle schifose mafie? Chi ha creato un clima avvelenato intorno a loro? Ci sono responsabilità istituzionali intorno a queste due stragi (dove persero la vita anche gli agenti della scorta)? Come si comportarono, in quegli anni, i colleghi dei due magistrati (ovviamente non tutti)? Chi definiva per telefono Falcone una “faccia da provolone” o parlava di sua moglie (morta nella strage) come di una raccomandata? E le accuse? Il tritolo piazzato sullo scoglio in piena estate?

Tutte azioni realizzate per arrivare facilmente all’obiettivo finale: la morte dei nemici di Cosa nostra. E di uno Stato colluso e deviato.

E per loro, dopo il fango, è arrivata la morte violenta.

E Nino Di Matteo? Chi ha ostacolato, pochi anni fa, la sua nomina presso il DAP? Chi sono queste figure meschine senza volto che si sono messe di traverso? Perchè un ministro (con la “m” minuscola) della Giustizia non ha mai saputo dare una spiegazione su questa vicenda? 

– LEGGI LA PRIMA PARTE: mercoledì 28 aprile 2021

Di Matteo: «Non abbiamo bisogno di una magistratura conformista»

https://www.wordnews.it/di-matteo-non-abbiamo-bisogno-di-una-magistratura-conformista

– LEGGI LA SECONDA PARTE: venerdì 30 aprile 2021

«Con determinati ambienti non si può convivere o tanto meno trattare»

https://www.wordnews.it/con-determinati-ambienti-non-si-puo-convivere-o-tanto-meno-trattare

– LEGGI LA TERZA PARTE: martedì 4 maggio 2021

Ergastolo ostativo: «Quella sentenza sancisce un principio che realizza uno dei principali obiettivi della mafia stragista»

https://www.wordnews.it/ergastolo-ostativo-quella-sentenza-sancisce-un-principio-che-realizza-uno-dei-principali-obiettivi-della-mafia-stragista

La “speranza” di vedere Gratteri in quel posto (Procura nazionale Antimafia) è stato un inutile sogno (durato pochissimo) per i cittadini onesti e perbene che credono in una Giustizia giusta. La lotta al crimine in questo Paese è, per certi ambienti, solo una barzelletta da raccontare durante le loro cene. Non esiste la volontà politica per risolvere il problema delle carceri, non esiste una volontà politica per riformare seriamente il sistema della Giustizia (forte con i deboli e debole con i forti). E non esiste una volontà politica per sconfiggere le mafie.

Il “sistema” non la pronuncia nemmeno la parola “mafie”. Se ne fottono, a quei livelli, di queste drammatiche presenze. Solo spot, propaganda: “faremo”, “diremo”.

Ma dove cazzo è finita quella merda di Matteo Messina Denaro? Lo state cercando o dobbiamo aspettare i vostri comodi come già successo con altre due merde mafiose: Riina e Provenzano? Quanti morti dobbiamo ancora contare per raggiungere l’obiettivo? Quanti Luigi Ilardo dobbiamo sacrificare per mettere le mani su questi vigliacchi. A chi serve ancora la falsa latitanza del mafioso “scomparso” dai radar degli inquirenti? 

LEGGI: Il pentito: «Matteo Messina Denaro è un pezzo di merda. Voglio parlare con Di Matteo»

Prima parte. «Cosa nostra non è finita. È ancora forte»

E l’Agenda Rossa di Paolo Borsellino che avete fatto ammazzare sotto l’abitazione di sua madre? Chi ricatta chi in questo Paese?

Il “sistema” messo in piedi in questi anni per proteggere le secolari mafie – fanno comodo a molti (soldi, potere, voti) – puzza di cancrena come le vostre anime imputridite. Siete senza vergogna. Siete più pezzi di merda dei mafiosi come Messina Denaro, o i camorristi, o gli ‘ndranghetisti. 

Testimoni di giustizia

E in questo Paese, dove tutto funziona al contrario, dove i potenti fanno ciò che vogliono, dove i deboli non sono tutelati da nessuno, i testimoni di giustizia – ad esempio – devono subire quotidianamente il totale abbandono delle istituzioni.

Lo ripetiamo ancora una volta: non sono collaboratori di giustizia, non sono “pentiti”, non provengono dal mondo mafioso. Queste persone hanno avuto la forza di denunciare i criminali, hanno – con la loro azione – trascinato questi farabutti nei tribunali. E sono costretti a subire un “sistema giustizia” che “prescrive” perchè non esiste una volontà di condannare i colletti bianchi. 

«Delusione e rabbia ma non è colpa mia: la giustizia lenta premia chi delinque»

Ecco, in questo Paese pagano i mafiosi (quando va bene, quando bisogna proteggere qualcun altro). Intendiamoci – avvertenza per gli stupidi – i mafiosi devono pagare a vita i loro crimini disumani: e i colletti bianchi, gli uomini disonesti delle istituzioni, dei servizi? Quanti di questi soggetti sono finiti in un carcere? Mafiosi, ribellatevi a questo gioco. Non fatevi utilizzare da questi (repetita iuvant) pezzi di merda, più pezzi di merda di voi. Parlate, raccontate. Fatelo crollare questo “sistema” balordo e criminale.

Questo “potere” è più mafioso e criminale di quello dei mafiosi.

I neomelodici

In questo caos totale non dobbiamo, però, dimenticare un aspetto molto importante. Stiamo parlando del ruolo di chi ha imparato ad utilizzare le parole per diffondere la cultura mafiosa attraverso testi musicati e video in cui molti giovani utilizzano i simboli del potere: soldi, oro, orologi preziosi, armi. Ma la cosa che più dovrebbe far riflettere è il seguito che questi cantanti da strapazzo possono vantare sui social. Oltre al tifo da parte di cittadini che incoraggiano questi comportamenti deviati c’è da fare una ennesima sottolineatura: ma perchè nessuno interviene? 

In diversi testi (calabresi, campani), scritti anche da alcuni appartenenti al crimine organizzato, si “attaccano” i giudici vivi e i giudici morti ammazzati. Le forze dell’ordine non vengono risparmiate da questo “giochetto” pericoloso. E si inneggia al crimine, ai mafiosi, ai latitanti. Nel Paese al contrario questa gente può fare ciò che vuole: può utilizzare i social anche per minacciare di morte e può esibirsi in concerti pubblici organizzati dalle amministrazioni “distratte” e poco attente a certe tematiche. Esiste anche una responsabilità morale. 

La violenza genera violenza e i social diventano una vetrina. Il video su tik-tok fa rabbrividire: tentato omicidio?

Poi nelle scuole si organizzano gli eventi sulla cultura della legalità: senza poter parlare di politica e di fatti particolari. “Nella scuola non si può parlare di questo e di quello”, “Tra pochi giorni si vota e non possiamo parlare di politica” o di politici collusi. Allora a cosa servono questi incontri: per prendere per il culo gli studenti? Per costruire delle inutili passerelle? “A scuola non si parla di politica”, dicono sedicenti professori, “e non si dicono le parolecce”. Però poi i cattivi esempi provengono proprio da certe istituzioni scolastiche. Il divieto politico è un inutile retaggio fascista. La scuola, come tutte le cose, è politica. Tutti i giorni facciamo politica ma facciamo finta che non è così perchè hanno inculcato nelle menti che la politica fa schifo. Non è così: la politica è bella, sono i suoi rappresentanti (non tutti, ovviamente) che fanno schifo. Una volta un preside disse: “I nomi non si fanno a scuola, si fanno in Tribunale”. Ecco, questo soggetto non potrebbe amministrare nemmeno un condominio. Nella scuola pubblica si dovrebbe insegnare lo “spirito critico”.  

Tutto è compromesso? Tutto è perduto? No, assolutamente. Le sconfitte servono per vincere le guerre. E noi tutti siamo in guerra con degli ambienti squallidi e pericolosi. Non bisogna perdersi di animo ma bisogna continuare a resistere e a lottare. Fino alla fine, costi quel che costi. Non per la “speranza” ma per la certezza di vincere questa battaglia. Definitivamente.

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