Ci restano le monete

TRENT’ANNI DOPO. E’ l’ipocrisia di queste giornate che infastidisce, che fa incazzare. L’esempio di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e di tutti coloro che sono morti per la nostra libertà deve essere seguito con i fatti. Le parole, necessarie, non bastano più.

di Paolo De Chiara (WordNews.it)

Ci restano le monete

«Passata la festa, gabbato lu santo.»

La commemorazione della strage di Capaci (23 maggio 1992) ha attirato l’attenzione di molti. Un buon segnale, certamente. Per un giorno intero gli organi di informazione (che negli altri 364 giorni se ne stracatafottono delle mafie) si sono scatenati. Come si sono scatenati i cosiddetti “leoni da tastiera”: una specie (non in via di estinzione) che sui social scrive le peggiori nefandezze (contro gli ultimi, contro i più deboli) e nel giorno dedicato alla memoria continua, senza vergogna, a piazzare le “solite” frasi di Giovanni Falcone. Quelle stesse “frasi” vanno assimilate, vanno studiate insieme al contesto di quegli e di questi anni, vanno prese come esempio di vita. Non per lavarsi la coscienza e dire: “anche io sono Giovanni Falcone”. E tutto torna come prima, peggio di prima. Una foto con una frase copiata sui social o su altre pagine (sempre dei social) non serve a un cazzo. 

La lotta alle mafie è una cosa seria e deve essere portata avanti giorno per giorno. In ogni piccolo gesto di vita quotidiana. Ovviamente, questo ragionamento non vale per tutti. Ci sono anche coloro che, giustamente, pubblicano la frase di un grande giudice (oggi scarseggiano) e fanno, fino in fondo, il proprio dovere.

E’ l’ipocrisia di queste giornate che infastidisce, che fa incazzare. L’esempio di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e di tutti coloro che sono morti per la nostra libertà deve essere seguito con i fatti. Le parole, necessarie, non bastano più.

Dopo 30 anni di ipocrisie i mafiosi, i massoni, i potenti si sono piazzati in parlamento, nei consigli di amministrazione, nelle istituzioni. Votano e fanno votare i loro uomini. Gestiscono le nostre esistenze. L’esempio in Sicilia (i due mafiosi Dell’Utri e Cuffaro) fa rabbrividire. E’ uno schiaffo a tutti i morti ammazzati dalle mafie. Quanti stanno prendendo le distanze? Il riferimento, ovviamente, è a quella parte politica che a parole dice che le mafie sono il male e nella vita reale ci vanno a braccetto. Ma non succede solo in Sicilia.

Come finirà la prossima tornata elettorale siciliana? Staremo a vedere. Ma questa gentaglia continuerà a prendere una barca di voti. Ecco, in questo caso, sono gli elettori che devono vergognarsi. Per quello che hanno scelto in passato e per quello che sceglieranno in futuro.

E la politica nazionale? Solo parole a vanvera sulla lotta alle mafie. La “guerra” è sospesa. 

Dove lo nascondete quel coglione di Matteo Messina Denaro? Quanti anni le persone perbene (la maggioranza silente) devono attendere per vedere questo mafioso pezzo di merda in galera?

Stiamo assistendo allo stesso teatrino messo in piedi per zu’ Totò (Riina) e per u tratturi (Bernardo Provenzano).

Quanti morti ancora dovremo contare prima dell’arresto (con tutte le fiction che seguiranno) di questo schifoso mafioso? Quanti Ilardo? Quanti Manca?

In questi anni spesi inutilmente (qualche risultato è stato portato a casa) le mafie si sono rinforzate e si sono arricchite. Lo schifo di Stato non si è placato.

Voi, rappresentanti dello Stato deviato e bombarolo: fate schifo!

Voi, appartenenti alle istituzioni deviate e assassine: fate schifo!

Voi, mafiosi avidi senza anima e senza cuore, fate schifo!

Voi, magistrati disonesti e venduti: fate schifo!

Voi, uomini delle forze dell’ordine colluse con il potere mafioso: fate schifo!

Voi, inutili giornalisti senza schiena dritta: fate schifo!

Voi, politici mafiosi, corrotti e collusi: fate schifo!

Voi, uomini senza coraggio e senza spina dorsale: fate schifo!

Voi, massoni senza volto: fate schifo!

Voi, colletti bianchi che non pagate mai il conto: fate schifo!

Voi, rappresentanti dei cittadini senza dignità: fate schifo!

Voi, cittadini ignavi, senza interessi e passioni: fate schifo!   

Lo ribadiamo ancora una volta, per l’ennesima volta: le commemorazioni sono necessarie. Nel paese senza memoria e senza impegno è doveroso ricordare per non ripetere gli errori del passato. Ma servono anche i fatti. I responsabili con le mani impregnate di sangue, di soldi e di potere devono pagare per i loro crimini.

Non possono bastare le monete con i volti di due grandi uomini delle Istituzioni. Serve capire, conoscere, comprendere. Studiare per essere consapevoli. Serve una classe dirigente diversa, onesta. Serve una Giustizia forte con i potenti. Servono condanne certe per chi si è sempre nascosto dietro il potere occulto che ha sempre deciso le sorti di questo strano Paese. 

Noi sappiamo chi siete.  

Incontanente intesi e certo fui

che questa era la setta d’i cattivi,

a Dio spiacenti e a’ nemici sui.

 

Questi sciaurati, che mai non fur vivi,

erano ignudi e stimolati molto

da mosconi e da vespe ch’eran ivi.

 

Elle rigavan lor di sangue il volto,

che, mischiato di lagrime, a’ lor piedi

da fastidiosi vermi era ricolto.

Dante Alighieri, III canto, Divina Commedia

LEGGI ANCHE:

– La sagra dell’ipocrisia

– A cosa serve commemorare?

– 30 anni dopo: la benedizione sui candidati dei condannati per mafia

– Un Paese al contrario

IL CASO MANCA: altra vergogna di Stato

LA SECONDA PARTE (Video) – IL CASO MANCA. Un Paese immerso nelle Trattative

– IL CASO MANCA, la seconda parte

– Borsellino sul caso Manca: «Gli stessi assassini di mio fratello Paolo»

– IL CASO MANCA, la seconda parte

– IL CASO MANCA – Una storia tra mafia e Stato corrotto.

LA PRIMA PARTE (Video) – Attilio Manca è Stato ucciso

– IL CASO MANCA. Le novità che potrebbero riaprire il caso

L’INTERVISTA a Salvatore Borsellino

PRIMA PARTE. «Borsellino: «gli assassini di mio fratello sono dentro lo Stato»

SECONDA PARTE.«Chi ha ucciso Paolo Borsellino è chi ha prelevato l’Agenda Rossa»

TERZA PARTE. Borsellino «L’Agenda Rossa è stata nascosta. E’ diventata arma di ricatto»

L’INTERVISTA al colonnello dei carabinieri Michele RICCIO

Prima parte:«Dietro alle bombe e alle stragi ci sono sempre gli stessi ambienti»

Seconda parte:Riccio: «Mi ero già attrezzato per prendere Bernardo Provenzano»

Terza parte:«Non hanno voluto arrestare Provenzano»

Quarta parte:Riccio: «L’ordine per ammazzare Ilardo è partito dallo Stato»