Il Molise: terra di mafie, di mentalità mafiosa e di omertà

L’ISOLA INFELICE. L’isola felice non è mai esistita. Solo un modo bizzarro per non affrontare i problemi e per nascondere sotto il tappeto le tante magagne, i tanti imbrogli e le svariate responsabilità di questi ultimi anni. Sono anni che le denunce si susseguono, sono anni che nelle Relazioni della Dia si indicano le problematiche, i fatti, le date, le circostanze, le presenze mafiose. Si continua a fare finta di nulla. Qualche notizia appare e scompare nel giro di poche ore. Nessun confronto, nessun dibattito, nessuna presa d’atto. Alle presenze criminali bisogna associare una mentalità mafiosa e a questi due elementi bisogna associare una omertà che non fa invidia ai territori dove le mafie hanno la sede legale.

di Paolo De Chiara (WordNews.it)

Il Molise: terra di mafie, di mentalità mafiosa e di omertà

«Il Molise sembra un’isola beata, ma è una realtà mafiosissima, dove non c’è la lupara, dove non ammazzano, non ci sono crimini. C’è una mentalità mafiosa incredibile. Sono sconcertato dalle cose che ho visto in questa Regione. È una Regione in cui la mafia viene sublimata, gli vengono tolti tutti gli aspetti più spettacolari e resta la pura mentalità mafiosa»

Alberico Giostra

«Le recenti attività investigative coordinate dalle Procure della Repubblica molisane confermano come nel territorio già da tempo le organizzazioni criminali abbiano trovato ampi spazi per creare articolazioni logistiche strumentali al riciclaggio di capitali illecitamente accumulati sia investendo in attività commerciali e d’impresa, sia avvalendosi di sofisticati e articolati meccanismi volti a influenzare il sistema economico e a favorire l’infiltrazione nell’economia legale. In un contesto territoriale non ancora caratterizzato da una presenza stabile e strutturata di insediamenti mafiosi continua tuttavia a rilevarsi nella Regione la criticità di alcune aree soprattutto quelle prospicienti la fascia adriatica e correnti tra le zone del Sannio e Matese più permeabili alle infiltrazioni criminali derivanti dall’azione di soggetti contigui alla criminalità organizzata pugliese e campana.»

Il concetto, contenuto nella Relazione della Direzione Investigativa Antimafia (DIA, gennaio-giugno 2021), è allarmante. Ma non è la prima volta che vengono utilizzate queste parole per fotografare una situazione pesante. Non esiste un dibattito, non esiste un confronto. Nessuno cerca di approfondire seriamente, solo spot per parlare di “presunte” presenze. Inutile propaganda per le dannose passerelle mediatiche. E per continuare ad utilizzare parole inutili e vuote ci ritroviamo con le mafie in casa che fanno, da trent’anni, i loro sporchi affari nel silenzio generale. Come WordNews, da tempo (dalla nostra nascita) portiamo avanti con chiarezza e senza secondi fini la nostra linea di condotta per denunciare, per ribadire, per elencare i vecchi fatti (mai affrontati degnamente) e per denunciare le nuove vergognose situazioni. Ma nulla. A nessuno interessa.

Dove si trova la politica in tutto questo?

Dove sono le inchieste della magistratura?

Dov’è l’impegno della società civile? 

«Termoli, Campomarino, Guglionesi, San Martino in Pensilis e Portocannone. Località contigue alle aree di influenza dei casalesi». Della camorra casertana. Egemone e incontrastata fino a qualche anno fa. In queste zone i criminali hanno stabilito il loro domicilio, il loro rifugio per la latitanza o per avviare attività delittuose «per lo più legate a traffici di stupefacenti». In passato abbiamo “subìto” il confino, ad esempio, di un esponente importante di Cosa nostra. Negli anni in cui in Sicilia i corleonesi di Riina e Provenzano posizionavano e facevano posizionare le bombe per ammazzare i veri rappresentanti delle Istituzioni di questo Paese.

Ciancimino è stato a Rotello e in quella zona, durante la sua permanenza (come ha anche affermato suo figlio Massimo), molti personaggi pericolosi e appartenenti ai servizi passavano e ripassavano nell’indifferenza generale. Sono mai stati fermati e identificati? Conosciamo i motivi delle loro visite all’autore del “sacco di Palermo”? Hanno messo le basi? Hanno costruito alleanze? 

«Il Basso Molise e la provincia d’Isernia – si continua a leggere nella Relazione della DIA – attraggono gli investimenti dei sodalizi criminali anche in misura maggiore per certi aspetti rispetto al capoluogo di Regione palesando particolare interesse rivolto al settore immobiliare, alle reti della grande distribuzione commerciale, al turismo e agli stabilimenti balneari, nonché al settore dei trasporti, delle scommesse e a quello estremamente remunerativo degli impianti eolici. A conferma del monito lanciato già tre anni fa dal Procuratore Nazionale Antimafia secondo cui il Molise stava perdendo le caratteristiche di “oasi felice” che l’avevano contraddistinta in passato la Regione ricomincerebbe a rappresentare un polo di attrazione per le mire espansionistiche extraregionali delle limitrofe organizzazioni delinquenziali campane e pugliesi che in maniera silente cercherebbero connivenze con pregiudicati locali anche stranieri o con rom stanziali. La mafia garganico-foggiana e le cointeressenze della mafia albanese si affiancano infatti alle realtà criminali legate a camorra, ‘ndrangheta, cosa nostra e in tal modo il Molise presenterebbe, più di altre Regioni, la connotazione di essere il punto d’incontro fra diversi interessi economici appetibili per le consorterie criminali.»

Ci dispiace dover smentire l’ex Procuratore Nazionale Antimafia. Forse il Molise non è tenuto in considerazione nemmeno dalle istituzioni deputate alla prevenzione e al controllo. Ma le caratteristiche di “oasi felice” (ma che cazzo significa poi “isola o oasi felice”? Esistono queste “oasi”?) non sono mai appartenute a questa piccola Regione d’Italia.

Il Ponte, rivista molisana diretta da Paolo De Chiara, anno 2010 

Tre anni fa? E perchè proprio tre anni fa?

I fratelli Ragosta hanno messo piede nel Nucleo industriale Pozzili-Venafro qualche anno prima. Ma perchè dobbiamo ripetere sempre gli stessi concetti?

Ma perchè prima di parlare non leggete le vecchie Relazioni, le informative, le operazioni delle forze dell’ordine (che sono complete e fatte bene)?

Esistono, sui fratelli legati alla camorra, le sentenze del Tribunale di Napoli. E ancora dobbiamo intervenire sui tempi, sugli anni. Questo esercizio diventa stancante e non porta a nulla.

La memoria è fondamentale nel Paese senza memoria, ma cerchiamo di essere precisi e di non dimenticare il passato. Lo stesso risale, lo ribadiamo ancora una volta, a più di trent’anni fa.

Lo abbiamo ribadito nei libri, negli articoli. Ma bisogna leggere e conoscere per cambiare le cose. Altrimenti continuiamo a prenderci per il culo.

«Di conseguenza si registrano negli ultimi tempi significative infiltrazioni in tutti i comparti maggiormente esposti al rischio di riciclaggio di denaro di provenienza illecita quali le attività di rivendita di auto usate, di gestione dei locali notturni e delle sale giochi o quelle connesse con il settore dell’edilizia, l’acquisizione di attività commerciali, la produzione e distribuzione di energia elettrica, gas e acqua, nonché la gestione dei rifiuti e verosimilmente la fiorente green-economy.»

Esistono sentenze sulle macchinette videopoker (un sodalizio criminale, legato alla ‘ndrangheta, con base a Bojano, in provincia di Campobasso, condannato con l’art. 7, cioè l’aggravante mafiosa) e sullo schifo che hanno compiuto (in questo caso diverse sono le indagini) con l’eolico selvaggio, il vento delle mafie. In entrambi i casi il quadro che è emerso fa ancora accapponare la pelle. Ma tutto è stato silenziato, nell’indifferenza generale. L’assuefazione ha compromesso qualsiasi reazione

«In particolare la vicinanza con la Campania favorirebbe una più o meno silente “migrazione” in territorio molisano di pregiudicati di origine napoletana e casertana e conseguentemente una pericolosa esposizione delle province di Campobasso e Isernia all’influenza di gruppi di matrice camorristica. Anche il perdurare dei disagi imposti dalla situazione pandemica potrebbe agevolare forme di assistenzialismo alternativo spingendo privati e aziende in difficoltà economica a ricercare rapidi “sostegni” finanziari che hanno inevitabilmente portato i sodalizi ad acquisire il controllo di imprese ed esercizi commerciali attraverso le prevedibili condotte intimidatorie al fine di attuare il reimpiego di capitali illeciti. Le dinamiche ora descritte si potrebbero essere diffuse senza apparente clamore e con estrema rapidità ne consegue, pertanto, l’urgente necessità di contrasto a tutela dei numerosi settori e talvolta degli interi comparti economici resi più vulnerabili dalla crisi di liquidità verso i quali le realtà criminali orientano i propri interessi.»

Abbiamo già accennato al controllo delle imprese. Un argomento trattato in passato in maniera approfondita, con la pubblicazione degli atti e delle informative delle forze dell’ordine venafrane. E abbiamo anche accennato alla situazione di Bojano, un luogo scelto dagli appartenenti alla criminalità organizzata per i loro affari squallidi. Come loro. Lo squallore è il loro punto in comune

«La vicinanza con il territorio casertano e napoletano rende l’area di Bojano luogo di elezione per lo spaccio di stupefacenti. Come peraltro acclarato dall’indagine “Piazza Pulita” (maggio 2020), dove è emerso un tentativo di “infiltrazione e radicamento” posto in essere da un gruppo di matrice camorristica. Significativa è la nascita, nel mese di luglio, dell’associazione “SOS IMPRESA, rete per la legalità di Campobasso ed Isernia”, su iniziativa della Confesercenti, finalizzata alla promozione di iniziative per favorire la legalità, prevenire e contrastare il racket delle estorsioni, l’usura, la corruzione e prestare assistenza alle vittime di reato, anche con lo scopo di non comprimere la libertà di iniziativa economica.»

Ma non finisce qui, nella Relazione altre informazioni confermano il nostro punto di vista.

«Al riguardo una significativa e attuale conferma perviene sia dalle interdittive antimafia emesse nel semestre di riferimento, sia da altre misure di natura preventiva quali la recentissima confisca eseguita dalla DIA il 12 agosto 2021 nei confronti di un imprenditore ritenuto contiguo al noto clan RINZIVILLO facente capo a Cosa nostra di Gela. Il valore dei beni oggetto del provvedimento ablatorio è risultato ammontare a circa 2 milioni e mezzo di euro, talché da esprimere il grande interesse che le diverse mafie domestiche riporrebbero sulle aree molisane proprio in vista dei programmi territoriali di espansione economica. Peraltro la particolare vicinanza geografica con la Puglia e la presenza sul territorio di numerosi soggetti aventi connivenze con referenti dei sodalizi foggiani influiscono in maniera determinante sullo stato dei sodalizi criminali della Regione. Ciò appare confermato da numerose attività investigative che sono state condotte dalle Forze di polizia negli ultimi anni e che hanno potuto accertare l’egemonia operativa della criminalità foggiana nell’approvvigionamento e nel traffico di sostanze stupefacenti da destinare alle piazze di spaccio molisane, talvolta anche avvalendosi dei canali messi a disposizione dalla camorra

E giusto per aggiungere un altro dato: perchè non c’è ancora un riscontro da parte degli inquirenti sulle tante s.a.s. ed s.r.l. presenti sul territorio? Queste società fantasma che hanno sede legale in Campania e che si “ritrovano” vincitrici di appalti pubblici per milioni di euro.

Nei prossimi mesi vi daremo notizie su queste situazioni che non interessano a nessuno. 

Le parole servono a poco. I fatti devono sostituire le inutili opinioni. E il nostro impegno, indicato sin dalla nostra nascita, sarà quello di far emergere la tanta merda che è stata nascosta. Tonnellate di merda. Ma non potete nasconderla in eterno.

Puzza, come le vostre anime putrefatte. 

WORDNEWS.IT © Riproduzione vietata

LEGGI ANCHE: 

– «Il Molise non è avulso da problemi di criminalità. Non esistono più le “isole felici”»

La copertina del mensile In Ponte, 2010

– Mafie in Molise: il segreto di Pulcinella

– Per il presidente della commissione antimafia regionale: «La politica molisana ha dato il cattivo esempio»

– Per il Procuratore Generale di Potenza: «il Molise non è un’isola felice»

– L’ISOLA inFELICE

– MOLISE CRIMINALE: LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA

– Le mafie in Molise

– CARTA CANTA. La verità dei fatti

 Parla Italo Testa: «In Molise esiste una cultura mafiosa»

LEGGI ANCORA:

– Ci restano le monete

– La sagra dell’ipocrisia

– A cosa serve commemorare?

– 30 anni dopo: la benedizione sui candidati dei condannati per mafia

– Un Paese al contrario

IL CASO MANCA: altra vergogna di Stato

LA SECONDA PARTE (Video) – IL CASO MANCA. Un Paese immerso nelle Trattative

– IL CASO MANCA, la seconda parte

– Borsellino sul caso Manca: «Gli stessi assassini di mio fratello Paolo»

– IL CASO MANCA, la seconda parte

– IL CASO MANCA – Una storia tra mafia e Stato corrotto.

LA PRIMA PARTE (Video) – Attilio Manca è Stato ucciso

– IL CASO MANCA. Le novità che potrebbero riaprire il caso

L’INTERVISTA a Salvatore Borsellino

PRIMA PARTE. «Borsellino: «gli assassini di mio fratello sono dentro lo Stato»

SECONDA PARTE.«Chi ha ucciso Paolo Borsellino è chi ha prelevato l’Agenda Rossa»

TERZA PARTE. Borsellino «L’Agenda Rossa è stata nascosta. E’ diventata arma di ricatto»

L’INTERVISTA al colonnello dei carabinieri Michele RICCIO

Prima parte:«Dietro alle bombe e alle stragi ci sono sempre gli stessi ambienti»

Seconda parte:Riccio: «Mi ero già attrezzato per prendere Bernardo Provenzano»

Terza parte:«Non hanno voluto arrestare Provenzano»

Quarta parte:Riccio: «L’ordine per ammazzare Ilardo è partito dallo Stato»