La rabbiosa reazione dei Cosco

NERVOSISMO. Il linguaggio mafioso noi lo rispediamo al mittente, come la bella parolina utilizzata: «grandissimo figlio di puttana». Con una necessaria puntualizzazione: le nostre madri non hanno generato e allevato “bestie” mafiose. Rispediamo tutto indietro, con sdegno. Ovviamente, ci scusiamo con le bestie (quelle nobili). Il nostro termine è appositamente utilizzato per schifare questa gentaglia, assassini senza onore. Per dirla alla Sciascia: quaquaraquà.

di Paolo De Chiara (WordNews.it)

La rabbiosa reazione dei Cosco

Nei giorni scorsi abbiamo raccontato il ritorno dell’ergastolano Carlo Cosco (Il ritorno della bestia Carlo Cosco) sul suo territorio. Abbiamo pubblicato la sua foto mentre saluta i compaesani, senza le manette, e abbiamo raccontato della vergognosa festa organizzata per il suo ritorno dopo diversi anni. Dopo la morte violenta di Lea Garofalo, ammazzata dal clan mafioso dei Cosco, a Milano (e bruciata per tre giorni in un bidone in provincia di Monza) nel 2009. Tredici anni fa.

Partiamo da una semplice domanda: come possiamo definire diversi ‘ndranghetisti (cinque “uomini” sono stati condannati definitivamente per questo omicidio) che si sono scagliati vigliaccamente contro una donna? Noi abbiamo utilizzato un termine: “bestia” per Carlo Cosco (l’ex convivente di Lea Garofalo, il padre di sua figlia Denise) e “bestie” per la restante parte della banda.

Ovviamente, ci scusiamo con le bestie (quelle nobili). Il nostro termine è appositamente utilizzato per schifare questa gentaglia, assassini senza onore.

Per dirla alla Sciascia: quaquaraquà

Dopo qualche giorno dalla pubblicazione un messaggino è arrivato sul profilo personale di Instagram. Nella foto in basso il testo con le paroline scagliate da una ragazzina del posto, con lo stesso cognome e imparentata con questa gente.

Il nostro articolo ha fatto innervosire questa gente? E, soprattutto, perchè si sono innervositi?

Il video con i festeggiamenti riservati a Carlo Cosco lo hanno pubblicato loro. Noi siamo riusciti solo a fare un fermoimmagine. A chi era rivolto il messaggio? A chi saluta Cosco? Con chi si è incontrato? Di cosa hanno parlato?

Abbiamo posto delle semplici domande: il clan di ‘ndrangheta, mafiosi calabresi senza onore, si sta riorganizzando a Pagliarelle (frazione di Petilia Policastro, in provincia di Crotone)?

Perchè organizzare una festa popolare?

Gli abitanti del posto non si sono vergognati a battere le mani a un assassino ergastolano?

E veniamo anche alla questione della madre della “bestia” Carlo Cosco: nel cordiale messaggio inviato dalla ragazzina viene confermata la nostra indiscrezione. Piera Bongera, qualche giorno prima, era stata vista in un supermercato del luogo a fare la spesa (per preparare la festicciola al figliuol prodigo mafioso). E un’altra domanda sorge spontanea: perchè Carlo Cosco è stato autorizzato per rientrare nel suo territorio? Sua madre era malata o è stata una scusa per rientrare? Non compete a noi accertare queste situazioni. Noi abbiamo raccontato una anomalia di questo strano Paese. Dove i delinquenti mafiosi, invece di stare chiusi in una cella, escono (regolarmente autorizzati) ed incontrano parenti ed amici. 

Cara ragazzina, questo è il nostro dovere e lo continueremo a fare. Indipendentemente dalle vostre velate minacce. Non è la prima volta che minacciate. Continuate pure, fa parte della vostra sotto-cultura.

Il linguaggio mafioso noi lo rispediamo al mittente, come la bella parolina utilizzata: “grandissimo figlio di puttana”. Con una necessaria puntualizzazione: le nostre madri non hanno generato e allevato “bestie” mafiose. Rispediamo tutto indietro, con sdegno.

Promette proprio bene questa ragazzina. 

In questo caso, data la giovane età della ragazzina con la lingua lunga e sporca, le responsabilità sono proprio di quella “famiglia” (richiamata nel messaggio) che non ha saputo inculcare valori di moralità e di legalità. Nemmeno le nozioni base di buona educazione.

La mafia fa schifo ma fanno ancora più schifo quelle persone (che non sono propriamente degli essere umani) che basano la loro esistenza sulle attività criminali (droga, armi, minacce, omicidi, appalti…).

Sempre per quel problema di memoria che attanaglia da secoli il nostro strano Paese, ripubblichiamo le parole del collaboratore di giustizia Carmine Venturino: 

La famiglia Cosco: «Carlo Cosco, diciamo, dopo aver fatto ammazzare Floriano è lui che dirige le cose al paese, a Pagliarelle. Per qualsiasi cosa bisogna andare dai Cosco. Diciamo che i Cosco sono una famiglia di ‘ndrangheta; Carlo Cosco è un santista, Giuseppe Cosco ha la dote dello sgarro, Vito Cosco è un camorrista; Massimo Cosco è un picciotto, è stato battezzato dopo la morte dei fratelli Comberiati a Petilia Policastro nel 2008; loro praticamente appartengono alla famiglia dei Comberiati, appartenevano; nel 2008, in Calabria ci fu la pace tra le famiglie di ‘ndrangheta e praticamente fu dichiarato il capo locale che era, è ancora vivo, e era Vincenzo Comberiati, fu rimpiazzato da Vincenzo Manfreda e Carlo Cosco diciamo che apparteneva a Vincenzo Manfreda; Vincenzo Manfreda è stato ucciso nel gennaio-febbraio 2012. Loro sono una forte, una potente famiglia di ‘ndrangheta. Carlo Cosco è un uomo molto pericoloso, molto influente e ha molte amicizie. Si è legato anche alla famiglia Megna. È legato alle famiglie Nicoscia di Isola Capo Rizzuto. È legato a tutte le famiglie ‘ndranghetiste del crotonese, rispettate da tutti. A Milano avevano tanti amici. Erano una famiglia abbastanza influente; imponevano il pizzo. Avevano un grosso commercio di cocaina», verbale di udienza, aula 1^ Assise appello, 11 aprile 2013.

Non avrete tregua. Per le vostre azioni malvagie dovrete marcire in galera. Nel vostro habitat naturale. 

Una semplice curiosità: la vostra organizzazione criminale di appartenenza condivide questo clamore suscitato dai vostri modi di fare? 

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Una strada per Lea Garofalo a Pagliarelle (Crotone)

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Una strada per Lea Garofalo a Pagliarelle (Crotone)

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