Con Monti tutto tace?

Indagine tra le voci di protesta che avversavano Berlusconi

Con Monti tutto tace?

Il politologo Carlo Buttarini: “la politica è in attesa”. Marco Travaglio: “giornali sul carro del vincitore”
 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Quando le scadenze istituzionali porteranno nuovamente i cittadini alle urne, l’offerta elettorale dovrà essere composta da una nuova leva di idee e classi dirigenti che si contenderanno il consenso democratico lasciandosi alle spalle una stagione fallimentare”. “Apertura di una nuova stagione della politica italiana”. E ancora: “La seconda Repubblica ha fallito”.

Sembra di rileggere le frasi ad effetto pronunciate il 26 gennaio del 1994 da Silvio Berlusconi. (“Ho scelto – affermava il cavaliere di Arcore – di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare. (…). La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. (…) E’ possibile realizzare insieme un grande sogno”).

Questa volta è il turno del Presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo. Che lo scorso dicembre, attraverso una lettera inviata agli associati di Italia Futura, ribadiva il suo impegno: “Per rimettere in moto il paese occorrerà ora agire in profondità sulle leve della crescita: liberalizzando, dismettendo il patrimonio pubblico, tagliando i costi della politica, riformando welfare e mercato del lavoro, insistendo nella direzione di uno spostamento del carico fiscale da lavoro e produzione ai grandi patrimoni e alle rendite, oltre che portando avanti una lotta senza quartiere agli evasori fiscali”. Una nuova discesa in campo? E’ il suo portavoce a smentirla: “non scenderà in campo in prima persona nelle elezioni del 2013”.

Da un pò di tempo Montezemolo non si fa più sentire sul futuro politico del Paese., se non per parlare di Ferrari o di treni ad alta velocità. Sul Governo Monti sembra essere scesa una calma piatta. Perché? Lo abbiamo chiesto al politologo Carlo Buttarini, presidente dell’Istituto di ricerche Tecnè. E siamo partiti proprio dall’impegno di Montezemolo. “E’ simile il metodo, richiama quel periodo (l’ingresso in politica di Berlusconi, ndr). Per adesso è un impegno indiretto, che sta facendo con la sua fondazione. Non dipende dalla volontà di Montezemolo, ma da come evolve lo scenario politico”.

E la calma piatta intorno al Governo dei tecnici? Per Buttarini si tratta di “una contingenza quasi necessaria”, strettamente legata alla crisi internazionale. “La Lega è la metafora di quello che sta accadendo. Alcune forze politiche cercano di disarticolare le forze che gravitano intorno al centro. La politica è in attesa degli scenari futuri”.

E la stessa cosa vale per gli organi di informazione: “Un governo molto sobrio – secondo il vice-direttore de ’Il Fatto Quotidiano’, Marco Travagliolo fanno anche e soprattutto i giornali che li leccano i piedi tutti i giorni. Una tradizione italiana, sempre tutti sul carro del vincitore. Appena lo vedono che zoppica gli sparano, come hanno fatto con Berlusconi. Siamo sempre coraggiosi con i moribondi e pavidi con i potenti”.

Per il presidente dell’Istituto Tecnè: “ci sono diversi giornali come Libero e il Giornale che stanno facendo una campagna molto dura. Poi ci sono i sindacati che sono in attesa e alcuni partiti critici come la Lega e l’Italia dei Valori. Un fermento esiste”. Ma è giusto parlare di calma piatta? Ha ragione Vittorio Feltri quando dice: “Con Monti non protesta più nessuno”?

Sono le donne italiane a dimostrare che la tesi di Feltri è sbagliata. “L’Italia – ha spiegato una delle organizzatrici della manifestazione ‘Se non ora quando?’ – può salvarsi solo se si mettono al centro le donne. Diciamo a questo nuovo Governo che non si può chiedere alle donne di lavorare di più senza dare indietro nulla. Noi non facciamo sconti a nessuno”.

Nemmeno il Forum dei movimenti per l’Acqua è disposto a fare sconti al nuovo Governo. “Diciamo chiaramente a Monti, Passera, Catricalà e Polillo che non esiste nessuna liberalizzazione del servizio idrico che rispetti il voto referendario: il 12 e 13 giugno scorsi gli italiani hanno scelto in massa per la gestione pubblica dell’acqua e per la fuoriuscita degli interessi privati dal servizio idrico. Non pensi il Governo Monti, con la scusa di risanare il debito, di poter aggirare il voto referendario con trucchi e trucchetti, 27 milioni di italiani si sono espressi per la ripubblicizzazione del servizio idrico e questo ci aspettiamo dal Governo nei prossimi giorni. Saremo molto attenti alle prossime mosse del Governo Monti sul fronte delle liberalizzazioni, non permetteremo che la volontà popolare venga abbattuta a colpi di decreto, di Antitrust o di direttive europee in stile Bolkestein. Metteremo in campo ogni strumento utile alla difesa dei referendum, a partire dalla campagna di obbedienza civile lanciata da noi del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua”.

Mentre sul terremoto che ha colpito l’Abruzzo è Massimo Cialente, sindaco dell’Aquila, ad intervenire. “Dal febbraio 2010 ogni processo di ricostruzione è fermo. Il Governo ancora non ha centrato il problema su ciò che è successo e sta succedendo all’Aquila, dove c’è stata una tragedia senza precedenti”. Per il politologo Buttarini “sono i grandi partiti che restano in attesa, perché i pesi si sono spostati”. E con la legge porcata ancora in vigore, che non sarà cambiata dai referendum richiesti dai cittadini, l’attesa sarà ancora più lunga.

da L’Indro.it di martedì 17 Gennaio 2012, ore 19:22

http://lindro.it/Con-Monti-tutto-tace,5689#.TzuhzoGa2p4

LIBERALIZZAZIONI, ORA O MAI PIÙ

Inserite nell’agenda politica del nuovo governo

LIBERALIZZAZIONI, ORA O MAI PIÙ

Dall’Istituto Bruno Leoni di Torino il monito anti-lobby: “l’Italia è un Paese a bassa libertà economica”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Nonostante la retorica della crescita, l’Italia resta un Paese a bassa libertà economica. Queste le parole utilizzate dall’Istituto di Torino Bruno Leoni per presentare il rapporto annuale che misura il grado di liberalizzazione in sedici settori dell’economia italiana, confrontandoli con i Paesi più liberalizzati d’Europa. Nel 2011 l’economia italiana appare liberalizzata al 49%, “un valore ancora molto basso”.

Ma perché in Italia esiste il problema delle liberalizzazioni? Chi mette i vincoli nei diversi settori? Gioco facile, in questo sistema, lo hanno le lobby che non vogliono assolutamente perdere i loro monopoli. E il problema si riflette sulla politica, troppo spesso, incapace di prendere decisioni forti per i legami dei parlamentari sia a livello nazionale che locale. Non si possono perdere voti e consenso per svantaggiare potenti macchine economiche, e così il Paese intero resta al palo.

Perché è necessario liberalizzare in Italia? Lo abbiamo chiesto a Carlo Stagnaro, il coordinatore del lavoro ’Indice delle Liberalizzazioni 2011’ per l’Istituto Leoni. “E’ necessario, perché il Paese ha un problema di bassa crescita e liberalizzare, creare occasione di competizione, è la tipica politica pro-crescita che, oltretutto, ha il vantaggio di non avere impatto diretto sui conti pubblici. E quindi di non aggravare la situazione delle finanze pubbliche”.

Perché ancora esistono dei vincoli? “Liberalizzare vuol dire rimuovere delle situazioni di monopolio o quasi monopolio e questo non fa piacere ai monopolisti. Loro, siano essi grandi aziende monopolistiche – penso ad alcuni colossi pubblici dalle Poste, all’Eni, ecc. – o siano essi organizzazioni, come gli Ordini professionali, utilizzano tutte le loro forze per contrastare ogni tipo di politica in senso della maggiore concorrenza”. Proprio gli Avvocati, in questi giorni, hanno esternato la loro preoccupazione, tramite l’Organismo unitario dell’avvocatura: “Un governo tecnico non può travolgere l’avvocatura – ha affermato il presidente del Consiglio Nazionale Forense Guido Alpa – e non può, come hanno sottolineato alcuni giornali, mettere mano a riforme importanti come quella che ci riguarda, ma che riguarda anche i diritti fondamentali dei cittadini”.

Un argomento inserito nell’agenda politica nazionale. Lunedì, tra le proposte del consiglio dei Ministri, ci sarà il tema delle liberalizzazioni. Monti ha già evidenziato la sua ricetta, attraverso cinque punti: ridurre il carico di oneri eccessivi delle procedure amministrative contro le rendite e le chiusure corporative; riordino delle professioni regolamentate con l’abolizione delle tariffe minime; rafforzare i poteri dell’Antitrust; completare la deregulation dei servizi pubblici locali; ridurre i tempi della giustizia civile. 

Ma ad oggi quali sono le eccellenze nelle liberalizzazioni? Secondo Stagnaro: “il settore più liberalizzato è quello dell’energia elettrica, perché è quello dove sono state fatte una serie di interventi. La struttura del mercato ha completamente cambiato lo scenario, sostanzialmente smantellando l’ex monopolista. Che oggi è un’Azienda importante ma che ha una quota di mercato intorno al 30%, quindi lontano dalla condizione di monopolio precedente. All’ex monopolista è stata tolta la proprietà e il controllo della rete di trasmissione nazionale, che è una condizione importante per poter avere concorrenza nel settore ed è stato consentito l’ingresso di una serie di soggetti italiani e stranieri che competono tra di loro. Restano dei problemi, degli interventi da fare. Però la struttura del mercato in questo momento, sicuramente, è di natura concorrenziale”.

E i punti deboli? “Esistono dei punti deboli, in parte, di natura tecnica. La rete ha bisogno di investimenti e questo richiede tempo. Ci sono una serie di altri problemi che sono nati negli anni e che derivano dall’esplosione delle fonti rinnovabili che per tutta una serie di ragioni, a partire dal fatto che sono sussidiate, hanno un effetto distorsivo sul mercato. L’impulso alle fonti rinnovabili nasce da obblighi del nostro Paese che ha nei confronti della Comunità Europea. Sarebbe sbagliato nascondersi dietro al fatto che questo ha un impatto sul funzionamento del mercato”. 

Quanto a quel che potrebbe o dovrebbe fare il governo Monti lunedì il Coordinatore Stagnaro commenta:“C’è solo l’imbarazzo della scelta tra le misure di concorrenza, di liberalizzazione e questioni relative ai fondi pubblici (pensioni, interventi sulla spesa e così via). Cosa potrà fare è una domanda da un milione di dollari. E’ ancora da capire quanto i passaggi parlamentari incideranno sui testi normativi. E’ il contesto che favorisce le decisioni – conclude – Siamo in una situazione tale che: o si fanno ora o mai più”.

Chi potrà mettere i bastoni fra le ruote, a parte le lobby? “Ci sono molti parlamentari, per convinzione o per altro, che interpretano gli interessi di alcune lobby e di alcuni gruppi di pressione. Penso agli avvocati per fare un esempio. E’ ovvio che il tipo di resistenza che ciascun monopolista pratica si declina a seconda delle sue caratteristiche specifiche. C’è chi si muove a livello locale e chi a livello nazionale”. Del resto, specifica l’analista, i blocchi alle leiberalizzazioni possono essere “di tanti tipi. Un blocco è quello della resistenza degli interessi di gruppi di pressione. Un altro tipo di blocco è di natura tecnica. E’ facile dire liberalizziamo, poi farlo è più complesso. Un terzo blocco deriva dal fatto che in molti casi il processo di liberalizzazione non si fa in un giorno e non si fa con un decreto, ma richiede una serie di cambiamenti che vanno introdotti nel tempo”. Qualche esempio? “Liberalizzareil mercato del gas vuol dire cambiamenti normativi, ma anche una riorganizzazione societaria dell’ex monopolista, arrivando alla separazione della rete. Tutto questo richiede determinazione e credibilità da parte di chi lo fa. Iniziare un processo non è la stessa cosa che portarlo a compimento e se vogliamo avere dei risultati nei termini delle prospettive del Paese, dell’attenzione che hanno i mercati internazionali per noi, dobbiamo fare in modo che la percezione del mondo esterno sia che il percorso lo abbiamo iniziato per chiuderlo”.

Resta da chiedersi se un Governo di tecnici è in grado di attuare le liberalizzazioni:  “Lo vedo sicuramente in grado di capirne l’importanza. Se sia politicamente in grado credo che sia troppo presto per dirlo”.

da lindro.it di giovedì 1 Dicembre 2011

http://www.lindro.it/Liberalizzazioni-ora-o-mai-piu,4796#.TvRp2TXojpk