Finalità mafiosa

Massimo Sabatino
Massimo Sabatino

Finalità mafiosa

9 luglio 2011 (malitalia.it)

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“E’ la prima volta che l’Autorità giudiziaria di Campobasso afferma con una sentenza definitiva l’aggravante di un reato con la finalità mafiosa commesso in Campobasso. Abbiamo fatto la nostra parte fino in fondo”. E’ soddisfatto il Procuratore della Dda di Campobasso Armando D’Alterio. Il magistrato tenace del caso Siani. Nella sentenza del 5 maggio scorso si parla chiaramente di “carattere mafioso del movente che spinse il Sabatino”, su mandato di Carlo Cosco (ex convivente di Lea Garofalo) ad introdursi nell’abitazione della donna a Campobasso. Lea Garofalo andava punita per la sua collaborazione. Era il 5 maggio 2009. L’ex convivente di Carlo Cosco, residente in una casa in affitto in via S. Antonio Abate a Campobasso, (dove viveva con la figlia Denise) riceve la visita di un pluripregiudicato di Pagani (Massimo Sabatino) mandato dal suo ex compagno, il padre di Denise. Il piano era stato studiato nei minimi particolari. Nella casa c’era bisogno di un idraulico. Il Cosco era a conoscenza del guasto alla lavatrice delle due donne. Quale momento migliore per attuare il suo piano criminale? Il Cosco era impegnato nella scalata ai vertici del clan. “Doveva essere considerato estremamente pericoloso – si legge nella sentenza – poichè determinato ad eliminare ogni ostacolo materiale si frapponesse a tale ascesa, e, primo fra tutti, la presenza, ai vertici del clan, proprio di quei Garofalo, che dovevano cadere sotto i suoi colpi”. Erano un serio ostacolo le rivelazioni di Lea nei due processi contro la ‘ndrangheta di Petilia Policastro (Kr). Uno relativo all’uccisione di suo fratello Floriano. L’altro per l’uccisione di Antonio Comberiati. Fatto di cronaca consumato a Milano nel 1995. (“Omicidi nei quali il Cosco aveva svolto un ruolo di primo piano, nell’ottica di conquista dei vertici del clan, e della egemonia del territorio”).Proprio a Milano fanno affari e risiedono molti esponenti della famiglia Cosco. A Milano Lea Garofalo è stata rapita, interrogata e sciolta nell’acido. A Milano è iniziato il processo che vede alla sbarra sei imputati. Il padre di Denise (Carlo Cosco), gli zii Vito (il protagonista della strage di Rozzano) e Giuseppe (detto Smith, ha gestito il traffico di droga a Milano e “sembra essere il responsabile dell’omicidio Comberiati”), Carmine Venturino, Rosario Curcio e Massimo Sabatino. Sempre a Milano la piccola Denise ha deciso di testimoniare, costituendosi parte civile. “Chi ha ucciso mia madre deve pagare, solo allora mi sentirò libera per ricominciare”. Il primo tentativo di sequestro, organizzato per costringere la vittima a riferire i contenuti, segreti, della collaborazione e per punirla, non va a buon fine. Il Sabatino, condannato definitivamente a sei anni di carcere (con rito abbreviato), non porta a termine la missione. Viene incalzato dalla coraggiosa Lea. Che non ci vede chiaro. Inizia a fare domande, scoprendo l’inganno. Il falso elettrotecnico Sabatino aggredisce la donna tentando di immobilizzarla e di soffocarla. Ma non ci riesce. “Non solo per la pronta reazione della vittima, ma anche per l’intervento della figlia Denise”. Il piano salta. Viene rinviato. Carlo Cosco e Massimo Sabatino (uno dei luoghi tenenti della famiglia) verranno arrestati il 4 febbraio del 2010 dai militari del Nor della compagnia carabinieri di Campobasso. Il primo a Petilia Policastro e il secondo a Milano. “Avevano messo in atto – queste le parole utilizzate durante la conferenza stampa del febbraio 2010 – un reato tipicamente mafioso, cercando di restare nell’anonimato. Ma non ci sono riusciti”.

Dopo due anni esatti dal fatto è arrivata la condanna definitiva per Massimo Sabatino. Sei anni di reclusione con interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e legale per la durata della pena. Per tentato sequestro di persona e lesioni volontarie. Reati commessi su mandato di Carlo Cosco. Una sentenza arrivata grazie all’importante lavoro dei magistrati della Procura di Campobasso, coordinati e diretti dal capo della Dda Armando D’Alterio. Che, dal primo momento, ha cercato di capire quale fosse il senso di quella aggressione misteriosa verificatasi nel maggio 2009 nel capoluogo di Regione. Il lavoro è stato svolto, ha tenuto a sottolinearlo D’Alterio, “in coordinamento con la Procura nazionale nella persona del Procuratore Pietro Grasso e della dottoressa Vittoria De Simone. Abbiamo chiesto e ottenuto riunioni di coordinamento con i colleghi milanesi, con i colleghi della Dda calabrese per uno scambio di informazioni e di supporto investigativo, ma anche ideativo, che secondo noi è alla base di questo primo risultato definitivo che abbiamo ottenuto”. La prima sentenza non definitiva era già stata trasmessa alla Procura di Milano. “Ci apprestiamo a trasmettere – ha continuato il Procuratore Armando D’Alterio – anche quella definitiva che sicuramente potrà essere acquisita a quel dibattimento. Riteniamo che questa sia una pietra miliare anche per quel processo”. In Molise, con l’arrivo di Armando D’Alterio, si respira una nuova aria. Si comincia a fare sul serio.

malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/07/finalita-mafiosa/

Video FUORI LE MAFIE DAL MOLISE!

FUORI LE MAFIE DAL MOLISE

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio” “Adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. (Giuseppe LUMIA, già presidente Commissione Antimafia).

LE MAFIE? UNA MONTAGNA DI MERDA!!!

CARTA CANTA, giugno 2011 [2] – IL SENSO DI RESPONSABILITA’

Roberto Saviano
Roberto Saviano


 Il senso di responsabilità

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“… ritengo che il senso civico imponga a chiunque amministri di avere profondo senso di responsabilità”.

Raffaele Mauro, consigliere regionale, seduta consiglio regionale, 23 novembre 2010

 

“Saviano è l’unica persona che ha scritto un libro, in un italiano molto discutibile, su argomenti molto discutibili, perché ho lavorato in Campania e conosco benissimo quegli ambienti, ed è l’unico che praticamente è diventato un eroe, ha costruito la sua fortuna economica e oggi in Consiglio regionale devo sentire evocare l’autorità di Saviano. Sapete quante altre persone sono morte per mano della camorra e non hanno avuto mai una scorta? Sapete quanto prendono di pensione le mogli e i figli dei poliziotti che sono caduti sotto i colpi della camorra? Quanti di questi hanno avuto o hanno la possibilità di andare in televisione, di fare conferenze e guadagnare centinaia e centinaia di migliaia di euro”.

Raffaele Mauro, consigliere regionale, seduta consiglio regionale Molise, 23 novembre 2010

 

“…una domanda all’icona Roberto Saviano. La sua storia la sappiamo, anche se qualche velato dubbio ci sorge, ma al di là delle chiacchiere filosofiche vorremmo chiedere a questo signore che oggi andrà in piazza “come giudica l’azione di repressione che il governo ha messo in campo dall’aprile 2008 sino a oggi in Campania e che ha permesso di arrestare un numero importante di camorristi. E ancora visto che questi signori erano per lo più residenti nella terra natia, come spiega che oggi con un ministro deciso e concreto si sia giunto a questo risultato, mentre nei due anni trascorsi la stessa azione repressiva non aveva prodotto simili risultati”.

Claudio Pian, oggi coordinatore provinciale PdL Campobasso, molisenotizie.it, 3 ottobre 2009

molisenotizie.it/articolo.php?id=32146

 

“In ogni caso attra­verso le dichiarazioni dei pen­titi emerge che le famiglie della camorra casalese sono una vera piovra con propag­gini nella provin­cia di Napoli, in parte dell’Abruzzo, del Molise, della Luca­nia, del Lazio, in Emilia Romagna, ma anche in Roma­nia e nel sud della Ger­ma­nia, inves­ti­menti in Sco­zia, nella Repub­blica di Santo Domingo ed in Africa occi­den­tale”.

Roberto Saviano, Terra di Lavoro, Il clan dei casalesi in perfetta forma, www.robertosaviano.it/articoli/terra

 

“Saviano è il Siani moderno”.

Armando D’Alterio, procuratore Dda Campobasso, il pm che fece luce

sull’assassinio di Giancarlo Siani, Isernia, 18 ottobre 2010

 

“… non metto in discussione l’impegno di Saviano, ma il suo stile. Metto in discussione il fatto che ci sono tante altre persone che quotidianamente svolgono il loro dovere e non hanno avuto e non hanno questa carica mediatica che gli viene attribuita e data sicuramente non soltanto perché ha scritto un libro. […]. Non manco di rispetto a nessuno, ma voglio essere rispettato. Non manco di rispetto a Saviano, è lui che manca di rispetto a me e alla collettività. Manca di rispetto a chi ideologicamente non la pensa come lui e lo Stato paga i contributi e la scorta che lo difende. […]. Metto in discussione il suo modo, il suo stile politico, le affermazioni che fa, quello che dice, non il resto (forse come dorme, ndr.), su cui posso anche essere d’accordo”.

Raffaele Mauro, consigliere regionale, seduta consiglio regionale Molise, 23 novembre 2010

 

“…il territorio del riciclaggio dei rifiuti tossici sta aumentando i suoi perimetri. Altre inchieste hanno rilevato il coinvolgimento di regioni che sembravano immuni come l’Umbria e il Molise. Qui, grazie all’operazione Mosca coordinata dalla Procura di Larino nel 2004, è emerso lo smaltimento illecito di 120 tonnellate di rifiuti speciali provenienti da industrie metallurgiche e siderurgiche. I clan erano riusciti a triturare 320 tonnellate di manto stradale dismesso ad altissima densità catramosa e avevano individuato un sito di compostaggio disponibile a mischiarlo a terra e quindi a occultarlo nelle campagne umbre. Il riciclo arriva a metamorfosi capaci di guadagnare esponenzialmente a ogni singolo passaggio. Non bastava nascondere i rifiuti tossici ma si poteva trasformarli in fertilizzanti, ricevendo quindi danaro per vendere veleni. Quattro ettari a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un’elevatissima concentrazione di cromo. I trafficati avevano scelto il litorale molisano – nel tratto da Termoli a Campomarino – per smaltire abusivamente rifiuti speciali e pericolosi provenienti da diverse aziende del nord Italia”.

                                                                                                                                                               Roberto Saviano, Gomorra, pagina 323

 

http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

Il Ventre nero del Molise

“Isernia è il ventre nero del Molise. Qui (in Molise, n.d.r.) c’è una democrazia sospesa. Il problema è un circuito perverso che c’è tra cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica. E’ un circuito mefitico, mafioso che non vedo nemmeno in Sicilia. Il Molise sembra un’isola beata, ma è una realtà mafiosissima, dove non c’è la lupara, dove non ammazzano, non ci sono crimini. C’è una mentalità mafiosa incredibile. Sono sconcertato dalle cose che ho visto in questa Regione. Sono rimasto attaccato a voi perché non riesco a rendermi conto di come l’Italia non conosca questa Regione per quello che è. E’ una Regione in cui la mafia viene sublimata, gli vengono tolti tutti gli aspetti più spettacolari e resta la pura mentalità mafiosa. Il circuito negativo (cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica, n.d.r.) stronca la democrazia”.
(Alberico Giostra, giornalista e scrittore, Isernia, 12 giugno 2009)