MORIRE DI LAVORO IN MOLISE

Il caso di Gheorghe Radu, morto nel 2008 nelle campagne di Campomarino

MORIRE DI LAVORO IN MOLISE

Il prossimo 17 gennaio l’udienza per proprietari del terreno e datori di lavoro del bracciante.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Chiedo giustizia per la morte di mio marito. Sono passati tre anni e ancora è tutto fermo. Voglio conoscere la verità processuale, i responsabili devono essere individuati. Gheorghe è stato lasciato morire come un cane”. Dopo una lunga attesa la giustizia ha dato una prima risposta alla giovane moglie, Maria Radu. Donna di grande dignità, che non si dà pace per la morte assurda del marito.

Venuto in Italia nel 2004 per trovare fortuna, il bracciante rumeno raccoglieva i pomodori per un’Azienda di Torremaggiore (Fg), pagava i contributi ma lavorava in nero. In Italia doveva pensare a sua moglie e a sua figlia Valentina, che oggi ha 14 anni, ma ancora non è ancora riuscita a capire perchè il padre non è più tornato a casa. Perchè nessuno lo ha salvato e lo hanno lasciato morire “come un cane”. E, soprattutto, cosa è successo il 29 luglio del 2008 nelle campagne di Campomarino, in Molise.

Le due donne sono rimaste sole, con il proprio dolore e il silenzio che ha circondato questa morte. Gheorghe è morto di lavoro in Molise, di lavoro nero.

Nel rapporto dell’Istat ’Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo’, del 12 gennaio 2010 si legge: “la quota di lavoro irregolare del Mezzogiorno è più che doppia rispetto a quella delle due ripartizioni settentrionali… Tra le regioni meridionali spicca il valore particolarmente alto della Calabria (27.3%), seguita a distanza da Molise e Basilicata”. In Molise la Uil ha indicato un calo delle ispezioni. Proprio in uno studio del sindacato del febbraio 2009 (’Lavoro irregolare: il sommerso è ancora una metastasi’) si legge: “ci preoccupa la significativa diminuzione dell’attività ispettiva, che pur se prospettata nel segno di una maggiore qualità (…) rischia di aumentare la sacca di lavoratori in nero e irregolari”.

Nei territori del basso Molise c’è un uso quotidiano del lavoro nero. A quanto pare tutti sanno, tutti sono a conoscenza di questa metastasi, ma poi pochi denunciano. E quando ci scappa il morto nessuno osa chiedere spiegazioni Il coordinatore regionale dell’epoca dellaFillea-Cgil del Molise, Domenico Di Martino, denunciava con queste parole la situazione regionale: “si vorrebbe far passare il Molise come un’isola felice, in cui le regole fissate dalla legge e dai contratti sono sostanzialmente rispettate e i fenomeni di ’criminalità padronale’ sono lontani e limitati a pochi episodi, collegati a realtà imprenditoriali che vengono dall’estero”. Doveroso aggiungere che è spesso la criminalità organizzata, soprattutto la Sacra Corona Unita, a fare uso di questo sistema di lavoro. Lo aveva denunciato l’ex Presidente della Commissione Antimafia, Giuseppe Lumia a Campobasso: “In Molise le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la camorra e la Sacra corona unita (la cosiddetta ‘societàfoggiana’ che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza)”. E Campomarino, il luogo dove Gheorge ha trovato la morte, confina proprio con la provincia di Foggia.

Il Gup ha fissato per il prossimo 17 gennaio 2012, alle ore 11.30, l’udienza preliminare. Gli imputati sono Teodoro Zullo (proprietario del terreno, teatro dell’evento letale), DomenicoScarano e Edilio Cardinale (che assumevano e organizzavano) che “per negligenza, imprudenza e violazione della normativa sulla salute e sicurezza sul lavoro, destinavanoGheorghe Radu a lavoro agricolo in spregio a qualsiasi accortezza”.

Gheorghe aveva problemi di cuore e non ha retto alla fatica. Quel giorno, durante la pausa pranzo, si era accorto che qualcosa non andava. Aveva avvertito i compagni. Non era rientrato sui campi per raccogliere e riempire le cassette di pomodoro. Aveva trovato riparo nei pressi di un tir. Nessuno si è accorto del giovane lavoratore. “E’ stato lasciato morire come un cane” ripete la moglie. “Non è possibile morire a 35anni per lavoro. Durante la mattinata avevo provato a chiamare mio marito. Il telefono squillava, ma nessuno mi ha risposto. Solo la sera ho saputo che mio marito era morto. L’ho saputo da un carabiniere”.

Per l’ex segretario della Cgil, oggi consigliere regionale Petraroia “se fosse stato soccorso forse poteva salvarsi, ma nessuno ha avuto pietà ed è prevalsa la paura”. Aveva iniziato a lavorare, secondo le varie testimonianze, intorno alle 10. Già intorno alle 13 aveva manifestato i primi malori. Morirà qualche ora dopo.

C’è stata omissione di soccorso? Chi si è accorto del malore? I lavoratori, secondo le testimonianze, a un certo punto della giornata vennero allontanati dai campi. Attesero qualche ora per sapere cosa fare.

Con l’imputato Domenico Scarano, il datore di lavoro, il giovane rumeno aveva già lavorato nel 2007 per la durata due contratti: il primo di 20 giorni e il secondo di 51 giorni. “Diverse volte – ha spiegato la moglie Maria – usciva di casa la mattina presto e rientrava a casa intorno alle 23. Gli dicevo sempre che era pesante quel lavoro. Faceva fatica a lavorare. Quel giorno raccoglieva i pomodori. Prendeva i cassoni. Arrivavano anche undici tir al giorno. Ogni autocarro ha 88 cassoni. Un cassone pesa 40 chili”.

Con queste parole la giovane vedova ricorda il marito: “era una persona che non ammetteva le bugie. A lui piaceva la giustizia e la verità. Ho giurato di andare avanti per lui. E per mia figlia che mi dà la forza di continuare questa battaglia”. Ogni anno, da sola, organizza la commemorazione davanti la chiesa e sul campo di lavoro, dove ha posizionato una croce e una foto del marito, per ricordare la tragedia che ha colpito la sua famiglia. Ma in pochi rispondono all’appello di Maria. Ciononostante lei va avanti. “Mi costituirò parte civile. Sono anni che aspetto l’inizio di questo processo”. Il giorno della verità è quasi arrivato. I tre imputati sono chiamati a rispondere di vari reati “concorrendo tra loro a provocare al lavoratore Gheorghe Radu, un evento cardiaco improvviso e con effetti letali, lasciando il medesimo sul terreno agricolo, solo con se stesso nella gestione dei primi sintomi del medesimo evento sino al decesso, fatto di cui gli altri lavoratori e gli stessi Zullo, Scarano e Cardinale si accorgevano solo dopo alcune ore”. Maria è decisa: “i colpevoli devono pagare”.

da lindro.it di giovedì 17 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Morire-di-lavoro-in-Molise,4498#.TuZDq7KXvq4

Maria RADU: “Voglio la verità, mi costituirò parte civile”.

 

 

Maria RADU
Maria RADU

 

“Sono tre anni che attendo la chiusura delle indagini.

Mi costituirò parte civile. I colpevoli devono pagare”.

 

 

(di Paolo De Chiara – dechiarapaolo@gmail.com)
Sono trascorsi tre anni da quella assurda morte. Era il 29 luglio del 2009 quando il giovane rumeno, Gheorghe Radu, perse la vita nei campi di lavoro molisani. Raccoglieva, in nero, i pomodori per un’Azienda di Torremaggiore. Nessuno si preoccupò di aiutarlo. Gheorge aveva 35 anni. Con una moglie e una figlia. Che da tre anni, insieme, ricordano l’uomo della loro vita. Il giovane bracciante venuto in Italia per fare fortuna. Per dare un futuro dignitoso alla sua famiglia. Maria e Valentina non vogliono dimenticare. Da tre anni rincorrono la verità. Per capire cosa è successo quel maledetto giorno nei campi di Nuova Cliternia. Le due donne sono rimaste sole a condurre questa battaglia. Che riguarda tutti. Nell’ultima manifestazione davanti alla croce, fatta erigere da Maria, una donna coraggiosa e dignitosa, proprio nel luogo dove è stato ritrovato il cadavere, poche erano le persone presenti. Nessun rappresentante delle Istituzioni ha ritenuto di far sentire la sua presenza. Maria ha sottolineato in un commento nella sua pagina personale di facebook “Potevo contare i presenti sulle dita di una mano”. Ma le due donne-coraggio non si arrendono. La forza straordinaria si registra negli occhi della piccola Valentina e nelle parole della moglie: “Sono tre anni che attendo la chiusura delle indagini. Mi costituirò parte civile. I colpevoli devono pagare”. La voglia di verità che si sostituisce all’angoscia. Quel senso di solitudine che prende e che fa sprofondare in una voragine. Quella sensazione che da tre anni accompagna le due donne. Che hanno dovuto cambiare i propri programmi di vita. Per lottare. Per inseguire una verità che tarda ad arrivare. Maria, la moglie coraggio, non si dà per vinta. “Sono sempre arrabbiata, anzi arrabbiata sempre di più. Le Istituzioni non partecipano a commemorare mio marito. Questo mi fa molto male. Non hanno voglia di ricordare un uomo che è morto sul posto di lavoro. Non è giusto. E’ stato buttato come un cane in un canale. Voglio giustizia per Gheorghe. Non trovo pace fin quando giustizia non sarà fatta per lui”.
Dopo tre anni come vivete questa situazione?
“Sembra che vivo sempre quel giorno, quando ho visto che era morto. Non è cambiato nulla”.

Cosa ricordi di quel giorno?
“Ricordo che si era svegliato alle 5.30 per andare a lavorare. A mezzogiorno l’ho telefonato e non mi ha risposto. Il pomeriggio sono andata a lavarmi i panni neri. Un gesto strano che non ho capito fino alla sera. Quando sono tornata dai carabinieri dove mi hanno comunicato che era morto. Ho visto i panni neri stesi. Dio mi ha dato questo segno. Ricordo Gheorghe sdraiato sul tavolo. Tutto freddo. Morto, abbandonato. Quella figura non la dimentico mai. E’ rimasta stampata nella mia mente, nei miei occhi. La vedo dappertutto. Ho sognato che lui chiedeva aiuto prima di morire. L’ho telefonato. Il cellulare squillava”.

Non ha risposto nessuno?
“Ho chiesto a un ragazzo: “perché non hai risposto?”. Mi ha detto che ha avuto paura”.

Quel giorno Gheorghe lavorava con altri braccianti?
“Erano dieci persone, non era da solo”.

Hai mai incontrato queste persone? Hai parlato con loro?
“Mi hanno detto che si è sentito male. A un certo punto Gheorghe ha chiesto a un ragazzo un po’ di acqua. Ha bevuto ed è andato a vomitare. Quando ha finito di mangiare con queste persone ha detto che non sarebbe andato a lavorare. E si è allungato sotto un tir per proteggersi dal sole. E’ strano che quello che caricava i cassoni non sia andato a chiedere a mio marito perché non era a lavorare”.

Nessuno si è preoccupato di chiamare i soccorsi? 
“E’ stato un passante che lo ha visto con il viso per terra. Mi hanno detto quelli delle onoranze funebri che era tutto pieno di terra in bocca. Lui ha sofferto prima di morire. Mangiava la terra per il dolore. Ma nessuno si è interessato di Gheorghe”.

Risultano indagate tre persone.
“Si. Domenico Scarano (il datore di lavoro, ndr.), Teodoro Zullo e Edilio Cardinale (proprietari del terreno, ndr.)”.

Tutti e tre abitano a Torremaggiore. Li hai mai visti in questi tre anni? Hai mai parlato con loro dopo la morte di tuo marito?“Ho visto una sola volta Domenico Scarano. Veniva verso di me, era a cinquanta metri. Appena mi ha vista si è rigirato e se n’è scappato via”.

Cosa hai pensato?
“Che ha la coscienza sporca”.

Dopo tre anni cosa ti aspetti?
“Voglio giustizia. Mi costituirò parte civile. I colpevoli devono pagare”.

Cosa ti senti di dire alle Istituzioni?
“Le Istituzioni devono impegnarsi di più su queste faccende. Non si può dimenticare così una persona. Chiedo alla giustizia di fare le cose giuste. Per mio marito e per tutti i casi simili al mio”.

da Malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/08/voglio-la-verita-mi-costituiro-parte-civile/

Mio marito Gheorghe è morto come un cane

Gheorghe RADU, Campomarino 1 maggio 2011
Gheorghe RADU, Campomarino 1 maggio 2011

Nel 2008 il bracciante rumeno aveva 35 anni. Dopo tre anni sua moglie chiede giustizia.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Chiedo giustizia per la morte di mio marito. Sono passati tre anni e ancora è tutto fermo. Voglio conoscere la verità processuale, i responsabili devono essere individuati. Gheorghe è stato lasciato morire come un cane”. Con queste parole Maria, la moglie del giovane rumeno morto di lavoro in Molise, è intervenuta alla manifestazione organizzata per commemorare il bracciante agricolo. Che il 29 luglio del 2008, a soli 35 anni, trovò la morte nei campi di lavoro di Nuova Cliternia. Una piccola frazione di Campomarino. In Molise. Dove il lavoro nero è pratica quotidiana. Soprattutto in quei territori, dove esiste un’alta percentuale di caporalato. Nel rapporto Istat del 2010 (Noi Italiani. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo) si legge: “la quota di lavoro irregolare del Mezzogiorno è più che doppia rispetto a quella delle due ripartizioni settentrionali… Tra le regioni meridionali spicca il valore particolarmente alto della Calabria seguita a distanza da Molise e Basilicata”. Ma in Molise il dibattito sul lavoro nero non è mai stato aperto. Nessuno ne parla. Nessuno s’indigna. I lavoratori sfruttati hanno paura di perdere il “lavoro”. E dormono anche nei campi. Si attrezzano e restano attaccati all’unica speranza lavorativa. In condizioni disumane. L’esempio di Gheorghe sembra non essere servito a niente. Proprio nel giorno della sua commemorazione, nel posto in cui è stata posizionata la croce in ricordo di quel vergognoso episodio, erano presenti dei braccianti che raccoglievano i finocchi. Nel giorno della festa dei lavoratori. “Viviamo in un mondo cattivo – ha aggiunto Maria Radu nella chiesa di Nuova Cliternia – non esiste solidarietà tra le persone. Ho subito un incidente stradale, sono finita in una cunetta. Ho avuto difficoltà a ricevere dei soccorsi. Le persone fanno finta di niente. Ma questa è la cosa più sbagliata”. Dopo le celebrazioni sul campo di lavoro, dove Gheorghe Radu è stato abbandonato e lasciato morire “come un cane”, la manifestazione si è spostata nella piazza di Nuova Cliternia. Dove il parroco ha messo a disposizione la sua chiesa per i vari interventi. Per non dimenticare un lavoratore. Che si pagava i contributi da solo. Che sperava in un futuro migliore per la sua famiglia. Per sua figlia Valentina. Che ha commosso tutti con la sua lettera indirizzata al caro papà. “Mi manchi tanto, ogni giorno che passa sento la tua mancanza, sempre di più. Vorrei che tu fossi qui con me e con la mamma. Sto crescendo in fretta, peccato che non sei qui vicino a me. Ti voglio abbracciare forte e non lasciarti mai più andar via. Tutti mi chiedono perché sono triste. Ma loro non sanno che io sto soffrendo, perché mi manchi tu”. Quanto tempo ancora, Maria e Valentina, devono attendere per conoscere la verità? Troppe sono le domande senza risposte. Quel giorno Gheorghe si sentì male. Non venne soccorso. Chi era presente? Chi non ha offerto i soccorsi? Probabilmente, Gheorghe, poteva essere salvato. Perché è calato un assordante silenzio su questa vicenda? Perché le Istituzioni regionali non si sono comportate da Istituzioni? L’Assessore regionale Angela Fusco Perrella ha così risposto, dopo diversi mesi dal fatto, a un’interrogazione regionale: “Non ci sono elementi di conoscenza per rispondere a questa interrogazione, ricordo che la delega alla sicurezza è dell’Assessorato alla Sanità. Per quanto mi riguarda ho solo competenza per il problema dell’emersione del lavoro nero e il controllo di alcune fasi lavorative in determinate aziende. Comunque sono a conoscenza dell’argomento, ma in maniera indiretta”. Ecco come argomenta la classe dirigente molisana. Che continua a non fare il proprio dovere. Per il secondo anno consecutivo a Campomarino si è voluto ricordare Gheorghe. Grazie anche all’impegno di una dignitosissima donna, come Maria Radu. Per il secondo anno consecutivo si è registrata la totale assenza delle Istituzioni regionali, della classe politica. E anche di un’opposizione spenta, dormiente, distruttiva e incapace di contrastare un centro-destra fallimentare. Impegnata con le campagne elettorali e con le continue sconfitte. In una Regione in cui le mafie fanno i loro sporchi affari. Secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia in Molise operano tre mafie: la camorra, la sacra corona unita e la ‘ndrangheta. Per il ciclo del cemento, per il riciclaggio, per il traffico di sostanze stupefacenti, per i rifiuti tossici, per l’affare dell’eolico. E per il lavoro nero. L’isola felice, termine molto caro alla classe dirigente (impegnata a mettere sotto il tappeto i problemi invece di risolverli), è contraddistinta soltanto dalla capacità di sostituire magistralmente il diritto con il favore. Del signorotto di turno che, con le pacche sulle spalle, attua il clientelismo più becero. Per fini elettorali. L’unico obiettivo della politica molisana. Sono trascorsi tre anni da quel maledetto giorno. L’indagine della Procura della Repubblica di Larino ancora non è stata chiusa. Risultano indagati tre soggetti: Teodoro Zullo, Edilio Cardinale e Domenico Scarano (con il quale Gheorghe aveva già lavorato in altre due occasioni). “Chiediamo con forza – ha dichiarato il consigliere regionale del Pd Michele Petraroia – che la Procura della Repubblica di Larino dia delle risposte. Gheorghe Radu è la fotografia del nostro tempo di chi cerca una vita migliore e si ritrova clandestino e preda del caporalato. Di chi viene messo su un furgone quando è ancora notte e rientra a casa quando è nuovamente notte. Di chi nelle campagne è spremuto, sfruttato e privato di qualsiasi diritto nell’indifferenza e nell’ignavia di una società distratta, assente, collusa e silente”. Per Tiziano di Clemente del PCL Molise è necessario che il Comune di Campomarino individui un luogo da intitolare al giovane lavoratore rumeno. “Chiediamo che questa storia, proprio perché emblematica, sia rappresentata con una tabella esplicativa, nel luogo  che sarà individuato, perché tutti ricordino e tutti sappiano in quale società viviamo e quali sono le spietate leggi del modo di produzione dominante. Perché si rompa il silenzio e l’oblio su una vicenda che invece deve rimanere viva nell’opinione pubblica e nei lavoratori molisani”. Dallo sdegno e dall’indignazione deve nascere il riscatto.
(
02/05/2011)
da Malitalia.it
http://www.malitalia.it/2011/05/mio-marito-gheorghe-e-morto-come-un-cane/

da Articolo 21.info
http://www.articolo21.org/3107/notizia/morti-sul-lavoro–mio-marito-gheorghe.html


1° maggio 2011 – Commemorazione di Gheorghe RADU

Gheorghe RADU
Gheorghe RADU

“Gheorghe Radu, morto di lavoro in Molise”

Gheorghe aveva 35anni. Ha lasciato una moglie (Maria) e una figlia. Oggi Valentina ha 13 anni. E ancora non è riuscita a capire perchè il padre non è più tornato a casa. Perchè nessuno ha salvato il suo papà. E, soprattutto, cosa è successo il 29 luglio del 2008 nelle campagne di Campomarino.

Per non dimenticare…

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

(Art. 1 Costituzione Italiana)

1° maggio 2011

Festa del Lavoro

Campomarino – c.da Nuova Cliternia

Iniziativa Pubblica

“Primo Maggio, legalita’ e Diritto al Lavoro”

Programma

Ore 11:00 Campomarinoc.da Nuova Cliternia

Omaggio a Gheorghe Radu

Deposizione di una Corona di fiori e commemorazione religiosa con la presenza di Maria, moglie di Gheorghe e sua figlia Valentina.

Ore 12:00 Campomarino – Piazza di Nuova Cliternia

Dibattito Pubblico sul tema “Primo Maggio, Legalità e Diritto al Lavoro”



Gheorghe RADU, un morto dimenticato!

USA E GETTA - Copertina Il Ponte, febbraio 2010

Gheorghe aveva 35anni. Ha lasciato una moglie (Maria) e una figlia. Oggi Valentina ha 13 anni. E ancora non è riuscita a capire perchè il padre non è più tornato a casa. Perchè nessuno ha salvato il suo papà. E, soprattutto, cosa è successo il 29 luglio del 2008 nelle campagne di Campomarino.

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ calato un assordante silenzio sulla triste vicenda di Gheorghe Radu. Il giovane lavoratore rumeno lasciato morire nei campi di Campomarino durante la raccolta dei pomodori. Gheorghe aveva 35anni. Ha lasciato una moglie (Maria) e una figlia. Oggi Valentina ha 13 anni. E ancora non è riuscita a capire perchè il padre non è più tornato a casa. Perchè nessuno ha salvato il suo papà. E, soprattutto, cosa è successo il 29 luglio del 2008 nelle campagne di Campomarino. “Se fosse stato soccorso – scrisse l’ex segretario della Cgil Molise Michele Petraroia – forse poteva salvarsi ma nessuno ha avuto pietà ed è prevalsa la paura”. C’è stata omissione di soccorso? Chi era presente sul posto? Chi poteva intervenrire e non lo ha fatto? La Procura di Larino aprì un’indagine. Tre gli indagati: Teodoro Zullo, Edilio Cardinale e Domenico Scarano. Per capire cosa accadde quel maledetto 29 luglio di due anni fa. “Quel giorno – ci spiegò la signora Maria (una donna dignitosissima) – mio marito è partito da casa alle 5.50. Intorno alle 12.50 ho provato a telefonare, ma non mi ha risposto. Nel pomeriggio, intorno alle 16, ho messo a lavare i miei panni neri. Un segno che Dio mi ha dato. Gheorghe a quell’ora era già morto”. Il bracciante rumeno raccoglieva, per un’azienda di Torremaggiore, i pomodori insieme ad altri lavoratori. Per tanto tempo si è registrato un assordante silenzio anche da parte delle Istituzioni regionali. Gheorghe è morto di lavoro in Molise. Di lavoro nero. Proprio nel 2010 l’Istat in un rapporto ha spiegato: “Tra le regioni meridionali spicca il valore particolarmente alto della Calabria, seguita a distanza da Molise e Basilicata”. Ma nessuno s’indigna.

http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

LA VOCE NUOVA DEL MOLISE, 28 ottobre 2010