GIOVANI IN FUGA DAL MOLISE

Per lo Svimez il tasso di disoccupazione si avvicina al 22%

Su 100 laureati, 26 sono inattivi. Cgil: “una buona parte scappa via da qui”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Ci occuperemo dei giovani molisani”. Questo l’annuncio del presidente della Regione Molise, Michele Iorio, poche ore dopo la sua terza rielezione (18 ottobre 2011). Davanti alle telecamere non ha avuto dubbi: “i giovani sono la priorità per il Molise“. Eppure sono in tanti ad interrogarlo (e adi interrogarsi) su cosa è stato fatto in questi dieci anni di governo di centro-destra? O meglio, su cosa non è stato fatto? Perché non si è pensato prima ai giovani molisani? “La situazione è drammatica – ha spiegato Antonello Miccoli, responsabile del mercato del lavoro della Cgil molisana – per i giovani precari. Tredicimila sono atipici in questa Regione”. E per quelli che da tempo hanno deciso di abbandonare il Molise? “Stanno continuando a impoverire la Regione. Una buona fetta di giovani scappa da questa Regione”.

Scappa perché in Molise la parola ’giovani’ è spesso soltanto uno spot elettorale. Per quel becero clientelismo che ha abituato molte persone ad accontentarsi di pochi mesi di lavoro. Per l’ex segretario regionale della Cgil, Rino Ziccardi: “siamo di fronte unicamente ad una politica del lavoro virtuale fatta di annunci, conferenze stampa, parole roboanti che non incidono sui termini del problema. Non si crea lavoro, quel poco esistente si sta perdendo con la crisi industriale in atto, i giovani escono fuori regione determinando così l’impoverimento della nostra terra”. Ecco un primo dato. Il Molise, dall’Unità d’Italia a oggi, ha mantenuto lo stesso numero di abitanti (320mila). Si organizzano stage, borse lavoro, corsi di formazione, si fanno contratti di pochi mesi.

Il Presidente Michele Picciano (Pdl), non rieletto, è stato rinviato a giudizio per voto di scambio. Secondo l’accusa, Picciano (all’epoca dei fatti assessore regionale) avrebbe concesso 75 borse di studio, cercando in cambio un appoggio per la campagna elettorale del 2006. Ma qual è la situazione in Molise? Sono preoccupanti i dati sull’occupazione giovanile dell’Italia meridionale diffusi dallo Svimez (anticipazione del Rapporto sull’economia del Mezzogiorno).

Due giovani del Sud su tre non hanno lavoro. In Molise, una terra identificata dalla classe dirigente come ’isola felice’ il tasso di disoccupazione si avvicina in realtà al 22%. I dati parlano di un tasso di occupazione giovanile (in età compresa fra i 15 e i 34 anni) pari al 36,4%. Per le ragazze si arriva al 27,6%. E i laureati? In Molise su 100 laureati, circa 26 sono inattivi (il 28,5% per le ragazze e il 21,4% per i ragazzi).

Questi sono i dati che fotografano la seconda Regione più piccola d’Italia. La cassa integrazione guadagni è aumentata del 538%, un vero e proprio ostacolo per chi cerca lavoro in questa piccola, ma problematica, Regione. Il Molise è agli ultimi posti per i brevetti ed è l’unica Regione che non ha un distretto industriale. “La situazione – secondo il consigliere regionale di minoranza Massimo Romano – è drammatica sotto il punto di vista culturale, economico e sociale. In Molise non ci sono prospettive credibili per un giovane. Sia per un professionista e sia per chi ha un titolo di studio più basso”. Per il consigliere di minoranza la politica molisana è responsabile di questa situazione. “La politica non ha posto in essere strumenti idonei e ha campato su queste situazioni”. In che modo? “Conviene mantenere le migliori energie della società in una condizione di vassallaggio per una questione clientelare. E’ la politica che crea i vincoli, i ricatti nei confronti dei giovani che sono costretti a rivolgersi all’assessore o al consigliere regionale di turno. E’ possibile che in questa Regione non si facciano concorsi pubblici? E’ possibile che al vertice di Enti sub regionali ci siano i trombati della politica e dei partiti e non giovani che avrebbero l’interesse, la voglia e l’energia di dimostrare le proprie capacità?”.

Ed ecco alcune testimonianze di alcuni giovani molisani. La prima è di un ragazzo di 30anni di Campobasso (che chiameremo Luca), costretto a lasciare il Molise per non sottomettersi al politico di turno. “A trent’anni, laurea in Giurisprudenza e abilitazione all’esercizio della professione forense, visto che nella mia Regione tutto era riservato al collocamento gestito dai politici, sono andato prima a Sondrio e poi a Milano a lavorare per un’assicurazione. Stipendio discreto se fossi stato in Molise, a Milano un terzo andava via per un bilocale modesto in una zona modesta. Sono tornato al paesello. Ho constatato quanto è amaro vivere di paghetta, non avere la minima possibilità di pensare a mettere su famiglia, comprare una casa e vivere da adulto. Non si contano le domande di lavoro fatte per tutte le zone d’Italia, sono pronto di nuovo a spostarmi dove ci sia un lavoro. Sono inferocito per la gestione clientelare degli impieghi in Regione, con qualunque tipo di contratto sono sistemati i protetti e i conoscenti dei politici, senza merito né qualità. A che è valso aver frequentato un’università costosissima romana, seria e con ottimi docenti, se poi per guadagnare la pagnotta serve il politico del posto?”.

Questa la testimonianza di Marco (nome di fantasia), un ragazzo di 28 anni di Campobasso, che ha deciso di restare in Molise, ma senza fortuna: “ho lavorato per circa 18 mesi come sviluppatore con uno stipendio (se così si può chiamare) da fame e rigorosamente in nero. Mi hanno chiesto di fare dei sacrifici illudendomi di avere un contratto che però non è mai arrivato. Mi trovo disoccupato e con gli stipendi arretrati”. Per Diego (altro nome fittizio),28anni di Isernia, l’esperienza all’estero non è servita a nulla. Dopo aver abbandonato il Molise e l’Italia ha fatto esperienza in Inghilterra: “mi sono laureato in Italia e dopo vari lavori a termine mi sono trasferito in Inghilterra per un impiego meglio retribuito. Ho preso anche una seconda laurea e ho lavorato in due multinazionali. Sono rientrato in Italia credendo che con due lauree, un ottimo inglese ed esperienze lavorative in società multinazionali avrei potuto trovar lavoro. Ma come bisogna fare per poter lavorare in Italia se non si conosce il politico che ti sponsorizza?”. L’ultima testimonianza è del giovane Alessandro (nome vero), 30 anni di Campobasso, per lavoro ha lasciato il Molise. “Ho solo voglia di fare una valigia più grande possibile e andarmene dall’Italia, dal suo sistema culturale e dalle sue politiche sociali. Ho lavorato per anni all’Università nella speranza di un eventuale futuro nel campo della formazione, ma a quanto pare in questo Paese la formazione è una categoria di serie B o C. Spero di trasferirmi negli Usa, dove vige un sistema meritocratico”..

“Pubblicato in esclusiva su L’Indro www.lindro.it 
e qui ripubblicato per gentile concessione”.
http://www.lindro.it/Giovani-in-fuga-dal-Molise#.TrfqWPRCqdB

Il Molise “riconferma” per la terza volta l’imputato Michele Iorio


(di Paolo De Chiara – dechiarapaolo@gmail.com)

Fino all’ultima scheda. Le elezioni regionali in Molise (16 e 17 ottobre) si sono decise, per adesso, al fotofinish. La competizione elettorale al cardiopalma non sarà facilmente dimenticata. Stati di euforia si sono mescolati a quelli di profonda depressione. Coinvolgendo entrambi gli schieramenti. Da una parte i sostenitori di Michele Iorio (Pdl) e dell’intero centro-destra, che non credevano più nella rimonta e dall’altra lo sfidante Paolo Di Laura Frattura (vittorioso alle primarie, già candidato in passato con Forza Italia) che festeggiava, a scrutini ancora aperti, la vittoria mai arrivata. Tutto faceva pensare a una storica sconfitta per il centro-destra molisano. Composto da sette liste (Pdl, Progetto Molise, Alleanza di centro, Grande Sud, Udeur, Molise Civile e Udc), ma senza l’appoggio del premier Silvio Berlusconi. Eletto parlamentare proprio in Molise, ma tenuto fuori sia dal simbolo che dalla campagna elettorale. Tanti i leader politici del centro-destra venuti in Molise per sostenere Iorio. Ma di Berlusconi nemmeno l’ombra. I “feudi” storici, utilizzati in passato per stracciare gli avversari, sono stati abbattuti anche grazie al voto disgiunto. Molti candidati hanno utilizzato questo metodo di voto. Forse per demolire lo strapotere dello sGovernatore Michele Iorio. Molti erano gli indizi, durante lo spoglio, da far pensare a una debacle del centro-destra. A Campobasso, nel capoluogo di Regione, addirittura è stata chiusa (già durante lo spoglio) la sede politica del Pdl. A Isernia, nella sede provinciale di Forza Italia, si respirava un’aria di sconfitta. I pochi presenti commentavano e analizzavano amaramente i dati che, molto lentamente, arrivavano dalla prefettura. Alle 22.45, in una sezione semi deserta, la sorella di Michele Iorio, Rosetta (assessore ai Lavori Pubblici di Isernia e direttrice del distretto sanitario), salutava i presenti anticipatamente. Dall’altra parte tutti erano pronti per stappare lo spumante. Per festeggiare la vittoria dopo i dieci anni di governo di centro-destra. La forbice tra i due candidati sembrava pendere in favore di Frattura (scelto per le primarie dal duo meravigliao Ruta-Leva, i due dirigenti del Partito Disastrato molisano. Gli stessi due soggetti che con le loro scelte hanno perso tutto quello che si poteva perdere).

Ma era una mera illusione. Alla fine della conta l’inaspettato sorpasso. Per Frattura 87.637 voti (22.858 in provincia di Isernia e 64.779 in provincia di Campobasso), mentre per Iorio 89.142 (28.077 in provincia di Isernia e 61.065 in quella di Campobasso). Per 1.505 voti di differenza Angelo Michele Iorio è stato rieletto per la terza volta alla presidenza della Regione Molise. Una rielezione che deve fare i conti con diversi procedimenti penali in corso, con diverse indagini aperte e con due richieste di rinvio a giudizio. Ma perché il Molise ha scelto nuovamente di affidarsi al centro-destra, rappresentato da Michele Iorio, conosciuto a livello nazionale, soprattutto, per la questione “parentopoli”? (“Tre figli, due fratelli e due cugini e la dinastia Iorio occupò Isernia”, Repubblica 20 febbraio 2009 – “Quanti camici bianchi a casa Iorio”, L’Espresso 10 febbraio 2011). Per il Partito Disorientato del Molise la sconfitta è da addebitare unicamente alla discesa in campo del Movimento 5 Stelle. I grillini, grazie anche all’intervento di Beppe Grillo, hanno racimolato 10.650 preferenze. Una cifra utile per battere il sistema Iorio. Ma gli strateghi (perdenti) dimenticano di citare l’alta percentuale di astensione. Forse da addebitare alla scelta di affidare a Frattura (fino a poco tempo fa molto vicino a Michele Iorio) il futuro di questa Regione? Senza dimenticare il mercato di riparazione fatto prima delle votazioni regionali. Come non citare il non eletto Tony Incollingo (fino a pochi mesi fa parte integrante del centro-destra regionale, oggi nel centrosinistra) e Massimiliano Scarabeo (nelle passate regionali del 2006 eletto nel centro-sinistra, poi passato alla corte di Michele Iorio e oggi non eletto nel centro-sinistra). La colpa, quindi è stata dei “grillini” o di un centro-sinistra che in Molise non è stato capace di fare il proprio dovere? E’ Giovanna Melandri a rispondere il 22 ottobre scorso: “Non penso che si possa dire che abbiamo perso per colpa di Grillo. Abbiamo perso perchè abbiamo fatto degli errori”. Per l’ex segretario provinciale del Pd, Nicola Messere: “in alcuni Comuni il risultato elettorale è stato disastroso. Nel Comune di Trivento dove votano circa 3mila persone, il nostro partito ha raccolto appena 22 voti pari allo 0.75%, queste cose fanno male alla nostra gente. La colpa dei grillini? Ma quando mai”. Perché i cittadini all’originale dovrebbero scegliere la fotocopia? Per ora si attende la proclamazione degli eletti. Ma si continuano a registrare forti polemiche. Anche tra gli organi di informazione. Soprattutto dopo l’inchiesta del sito molisano L’Infiltrato.it, che da giorni si sta occupando dei presunti “brogli elettorali”. La vicenda è definita come il “Watergate molisano”. Al centro della questione i dati riportati sui verbali. Le polemiche non si placano. Il candidato de La Destra Mancini, l’ex vice-sindaco di Isernia cacciato dalla giunta locale per lesa maestà nei confronti di Michele Iorio, ha già annunciato ricorso. “Tutto è molto strano – ha affermato Mancini – nel 2011 non possono accadere queste cose. Valuteremo tutte le strade possibili”. Di che tipo? “Sicuramente ricorreremo contro Romagnuolo (primo eletto con la lista Progetto Molise – 2.882 voti, ndr), contro la lista Molise Civile e contro la lista Iorio, presentata dopo le 12. Ci rivolgeremo anche alla Procura della Repubblica”. Dello stesso avviso anche il riconfermato Michele Petraroia (Pd, primo eletto con 2.839 voti): “si prevedono più ricorsi. Le persone nei seggi hanno riscontrato diverse anomalie. Credo sia scontato che Frattura porti avanti questa tesi. C’è una questione che merita di essere indagata e che riguarda le schede nulle”. Anche Petraroia, che ripesca il caso Di Stasi (l’ex presidente della giunta regionale caduto dopo pochi mesi dall’elezione per un ricorso di un cittadino-elettore) punta il dito contro Nicola Romagnuolo di Progetto Molise “per la controfirma dell’accettazione non conforme alla norma”. Anche sul candidato presidente Frattura pende un ricorso, annunciato a mezzo stampa dal senatore del Pdl Ulisse Di Giacomo, sulla presunta ineleggibilità per un contenzioso aperto nei confronti della Regione. Staremo a vedere, dopo la proclamazione degli eletti (che si prevede tra la fine ottobre e gli inizi di novembre), come finirà questa nuova telenovela, fatta di carte bollate. Per adesso i dirigenti del Partito Disastrato del Molise (sceso sotto il 10% con 17.735 preferenze) ancora non dicono mezza parola né sulla questione dei brogli sollevata subito dopo la fine dello spoglio né in merito alle loro necessarie dimissioni. Il Molise merita una nuova generazione di politici. In questa Regione esiste una classe dirigente che non conosce la parola dimissioni. Necessarie in caso di indagini della magistratura, di rinvii a giudizio e di fallimenti politici. Si continua a far finta di nulla su troppe questioni. Il Molise è la Regione degli sprechi. Della sanità malata. Dei tanti soldi buttati nel cesso. E’ la Regione dove chi ha causato il disastro nella Sanità ne è diventato il commissario. E’ la Regione del terremoto, dell’alluvione e dell’articolo 15. Soldi utilizzati per produrre clientelismo. Quello più becero. E’ la Regione, con 300mila abitanti, che ha dovuto tagliare l’assistenza domiciliare agli anziani, la manutenzione delle strade, il trasporto locale. E’ la Regione che “sogna” l’Aeroporto, senza infrastrutture. E’ la Regione che ha stanziato, con una legge regionale, 300mila euro per alcuni editori. Quelli scelti dal potere politico con un semplice comma, che offre al presidente della giunta il potere di veto per scegliere chi merita i soldi pubblici e chi no. Per comprare il silenzio. Per acquistare il consenso. Quello che fa vincere le elezioni.

da Malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/10/il-molise-%E2%80%9Criconferma%E2%80%9D-per-la-terza-volta-l%E2%80%99imputato-michele-iorio/

L’ex Prefetto di Campobasso, Stasi: “il semplice legame di parentela non può essere sufficiente per negare il rilascio del certificato antimafia”

Maria Elena Stasi
Maria Elena Stasi


Nella conferenza stampa che ha preceduto l’incontro era presente anche il discusso sottosegretario Nicola Cosentino. “E’ il coordinatore regionale, come sappiamo, del Popolo delle Libertà. Per quell’articolo sull’Espresso ripreso successivamente dal quotidiano Il Mattino ho sporto querela regolarmente”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
Maria Elena Stasi, oggi onorevole per il PdL, è stata prefetto di Campobasso. Abbiamo deciso di incontrarla presso il suo quartier generale a Napoli, al primo piano dell’Hotel Mediterraneo, dove sta portando avanti la sua campagna elettorale per le Europee. Eletta nel 2008 inParlamento, ha svolto la sua carriera prefettizia prevalentemente in Campania, con brevi parentesi in Molise e in Calabria. Nel corso della carriera è stata nominata commissario straordinario per la gestione provvisoria degli Enti presso i comuni di Meta, Saviano, Cercola, Massa di Somma, Nola, Frattamaggiore, Calvizzano, Ottaviano, S’Antimo, Forio d’Ischia, Casamicciola, Ischia, Bacoli, Acerra, Castellammare di Stabia, Napoli, Vibo Valentia e Caserta.
Dopo la sua lunga esperienza nelle varie prefetture d’Italia è arrivata la politica attiva. Dal 2008 è parlamentare del PdL. Ora la candidatura alle Europee. Perché questa scelta?
“Sono stata invitata a candidarmi. Siccome amo le novità e le nuove sfide l’idea di poter vivere anche l’esperienza parlamentare a livello comunitario chiaramente mi affascina, la vedo come una nuova sfida. Come la possibilità di ampliare ancora di più i miei orizzonti. Sono passata da un livello provinciale, che era l’attività tipica del mio lavoro precedente. Durante quel periodo ho avuto anche molte esperienze di amministrazioni locali, di Comuni sciolti anche per infiltrazioni camorristiche, ma anche per motivi ordinari. Sono passata da un anno ad occuparmi a livello nazionale. Avere l’opportunità di vivere l’esperienza da europarlamentare sicuramente lo vedo come un completamento”.
Qualche giorno fa Lei ha dichiarato: “L’Europa può e deve esercitare un ruolo più incisivo nel campo dell’immigrazione e della sicurezza”. Anche il presidente dei Vescovi italiani, Angelo Bagnasco, ha criticato la politica dei “respingimenti”, dichiarando “è sbagliato respingere gli immigrati”. Cosa ne pensa delle accuse di razzismo rivolte al suo Governo?
“Sappiamo che il nostro Governo non è per nulla razzista. Il nostro Governo dice accettiamo gli immigrati che possono essere integrati nella nostra società. Purtroppo i problemi negli altri Paesi solo tali e tanti che potremmo essere anche sommersi da questa ondata di immigrati quindi con uno sconvolgimento anche per la nostra popolazione. E’ giusto che noi aiutiamo chi viene, chi possiamo integrare e magari cercare delle politiche di aiuto umanitario nei confronti degli altri che, però, non possiamo consentirci di accogliere nei nostri Paesi”.
Perché una candidata conosciuta per la sua attività di prefetto è stata inserita all’ultimo posto (18°) nella circoscrizione Sud, dopo Mastella, il ‘molisano’ Patriciello e una showgirl (Barbara Matera)?
“Si tratta di una lista con le preferenze. Poi la nostra lista è per ordine alfabetico, tranne i capolista Berlusconi e Tatarella. Il mio cognome inizia per ‘s’. Ecco perché sono l’ultima della lista”.
E’ giusta la scelta di Berlusconi di essere capolista in tutta Italia?
“Certamente. Sappiamo che il nostro leader è carismatico, quindi, il suo nome rafforza l’identità del nostro partito e la gente vuole e gli piace contrassegnare il simbolo con scritto Berlusconi ed averlo come capolista”.
Lei è stata anche prefetto di Campobasso. Ha potuto conoscere il Molise e i suoi abitanti. Questa terra, definita “un’isola felice” sta diventando una meta preferita delle organizzazioni criminali. Molti rapporti parlano di infiltrazioni e, proprio, qualche giorno fa, si è registrato un blitz a Cantalupo, dove sono stati sequestrati al boss di Sant’Anastasia, Antonio Panico, beni per un valore di due milioni di euro. Il Molise è diventata una Regione a rischio?
“Io purtroppo ho fatto il prefetto a Campobasso soltanto per un mese. Quindi non posso dire di avere approfondito la conoscenza di quella Regione. Mi sembra, non credo di sbagliare se affermo che quella provincia è del tutto indenne da infiltrazioni. L’unica provincia del Molise che risente delle infiltrazioni è, appunto, l’isernina. Per la sua vicinanza estrema con la Regione Campania, che, tradizionalmente, è terra di criminalità organizzata”.
Lei è ritenuta molto vicina, politicamente, al sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino. Proprio l’Espresso, con il giornalista Marco Lillo, si è occupato dell’Impero Cosentino. (Nel libro della giornalista de Il Mattino Rosaria Capacchione “L’Oro della Camorra” a pag. 161 si legge: “A parlare di lui (Nicola Cosentino, ndr.) come di un politico legato al clan dei Casalesi è Gaetano Vassallo, uno dei protagonisti di vent’anni di gestione di gestione scellerata della raccolta dei rifiuti, che collabora con la giustizia dal 1° aprile 2008, ndr.). E proprio Marco Lillo su l’Espresso afferma che Cosentino è il suo “grande sponsor”. Lei cosa può dirci?
“Cosentino è il coordinatore regionale, come sappiamo, del Popolo delle Libertà. Per quell’articolo sull’Espresso ripreso successivamente dal quotidiano Il Mattino ho sporto querela regolarmente”.
L’articolo è stato ripreso dalla giornalista de Il Mattino Rosaria Capacchione, minacciata di morte dalla camorra?
“Si”.
Dopo l’articolo del settimanale l’Espresso, dove è scritto: “nonostante la sentenza dei giudici il nuovo prefetto Stasi sollecita il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza a riconsiderare il caso. Una procedura che ‘si usa di rado’. Alla fine l’Aversana Petroli (Azienda fondata nel 1975 da Silvio Cosentino, padre di Nicola, con un fatturato di 80 milioni di euro, ndr.) supera lo scoglio dell’antimafia e alle ultime elezioni la Stasi è eletta in posizione blindata alla Camera”, Lei, come ci ha affermato ha querelato, dichiarando: “la documentazione è stata rilasciata sentito il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica all’esito di una lunga istruttoria, dopo che si erano alternate decisioni giudiziarie di segno contrastante”. Come andò la vicenda?
“Parliamo di decisioni giudiziarie di livello amministrativo chiaramente. Non è successo niente di strano. Questa era una società che aveva già avuto un certificato antimafia liberatorio. Successivamente c’erano stati dei dubbi per delle parentele esistenti da sempre, se non mi sbaglio, dei fratelli avevano come mogli delle parenti di persone che avevano avuto problemi per il reato del 416bis. Però, poi, si è valutato che al di là del legame di parentela non c’era nessun indizio che facesse presumere che la ditta non potesse avere questa certificazione antimafia. Quindi è stata rilasciata”.
Però il certificato antimafia fu rifiutato dalla Prefettura di Caserta nel 1997 per ‘amicizie e parentele pericolose di alcuni esponenti della famiglia’. Anche il Tar e il Consiglio di Stato confermarono il giudizio della Prefettura.
“C’è una linea di giurisprudenza che afferma, se vogliamo garantista ma mi sembra in linea con quelli che sono i principi del nostro Ordinamento, che il semplice legame di parentela non può essere sufficiente per negare il rilascio del certificato antimafia”.
Pochi giorni fa Beppe Grillo, durante un’iniziativa pubblica, ha chiesto a Di Pietro di ritirare gli eletti dell’IdV in Campania per far terminare l’esperienza di Bassolino. Anche Lei è dello stesso avviso?
“Abituata ad un ruolo Istituzionale questo tipo di considerazioni politiche preferisco non farle. Gli attacchi personali non mi piacciono. Mi piacciono le considerazioni di carattere obiettivo. La Campania versa in un degrado terribile. Noi sappiamo che come Regione eravamo depressi e lo siamo ancora di più. Evidentemente l’amministrazione regionale non ha svolto il ruolo che doveva svolgere in questi anni”.
Bassolino gridò alla scandalo quando Pisanu, una settimana prima del voto, la nominò Prefetto di Caserta. Lei già ricopriva il ruolo di Commissario al Comune di Caserta dal dicembre 2005. Dopo la sua nomina a prefetto il suo posto di commissario venne preso dal vice Paolino Maddaloni, che dopo poche settimane si candidò a sindaco di Caserta in quota Forza Italia.
“A me non sembra che Bassolino abbia gridato allo scandalo quando sono stata nominata Prefetto di Caserta, perché mi ha sempre espresso la sua stima. Al mio posto non è stato mandato Paolino Maddaloni, era il sub commissario al Comune di Caserta. Io sono stata sostituita, allora Prefetto, perché Caserta è un capoluogo di Regione e, quindi, il Ministero dell’Interno ci tiene a mandare dei prefetti come commissari, dal prefetto Ennio Blasco. Paolino Maddaloni è rimasto a fare il sub commissario finchè poi non si è messo in aspettativa per la candidatura a sindaco di quella città”.
Nella conferenza stampa che ha preceduto questo nostro incontro, dove era presente anche il sottosegretario Nicola Cosentino, Denis Verdini ha affrontato la questione ‘Noemi’. Molti quotidiani, anche esteri, continuano ad approfondire questa vicenda del premier. Il francese Liberation fa esplicito riferimento a un “Monicagate” all’italiana, il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung titola: “Il premier italiano deve chiarire la relazione con una 18enne” e il giornale Usa The Washington Post scrive: “Berlusconi promette di spiegare la relazione con una minorenne”. Lei cosa ne pensa?
“Io sono una donna, sono entrata nell’amministrazione dell’Interno trent’anni fa. Credo che le donne possono tranquillamente svolgere i loro ruoli alla pari degli uomini. Non mi va di rispondere ai pettegolezzi. Sono così presa dalla campagna elettorale che non ho il tempo di pensare a queste cose”.
Questa vicenda è entrata nella campagna elettorale.
“Da parte di certa stampa”.
Da parte di Veronica, ex moglie di Berlusconi.
“Ho molto rispetto per la moglie di Berlusconi, ma sono sue vicende private. Io non la conosco”.
Non è una vicenda privata quando lei, la moglie, dice che il Presidente del Consiglio “frequenta le minorenni” ed è un uomo che “non sta bene”.
“Noi dobbiamo fare un’intervista relativa alla mia candidatura alle Europee”.
Lei è un’Onorevole del PdL. Volevo conoscere solo un suo pensiero.
“Se ne sta parlando troppo. Le cose private rimangano nella sfera privata”.
In caso di elezione cosa sceglierà?
“Sceglierei l’Europarlamento”.
Lei era Prefetto di Caserta quando, nella famosa notte dello spoglio, si bloccarono per tre ore i terminali della prefettura e “ripresero a funzionare dopo l’intervento di una nutrita delegazione dei Ds”. Cosa successe quella notte? Questo è uno degli interrogativi del film di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani ‘Uccidete la Democrazia’. Lei come risponde?
“Lei è in malafede come sembra. Io ero arrivata il 6 di aprile. Avevo esperienza elettorale e non pensavo che fosse un problema gestire quella situazione. In ogni caso avevano cambiato il software. E pare che avesse dato dei problemi come programma. Lo avevano stoppato per resettare il programma da un punto di vista tecnico. Preoccupati per i ritardi è vero che c’è stata un’ampia delegazione di parlamentari esponenti dei Ds che sono entrati. Io proprio per la mia esperienza avevo fatto mettere nella mia stanza un terminale da cui si potevano seguire tutte le operazioni e hanno visto insieme a me che le cose avvenivano con la massima trasparenza e non c’era stato nessun blocco”.
http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

INTERVISTA realizzata a Napoli il 28 maggio 2009 durante la campagna elettorale per le Europee per ilSettimanale molisano “Il Volantino.eu”.

Conferenza Stampa con Nicola Cosentino (al centro)
Conferenza Stampa con Nicola Cosentino (al centro)