RIFIUTI. Sbancamento e sversamento, Calvi Risorta (Caserta)

Operazione Guardia di Finanza di Capua, 11 febbraio 2014 Calvi Risorta, Caserta
Operazione Guardia di Finanza di Capua, 11 febbraio 2014
Calvi Risorta, Caserta

“I finanzieri – scrive nella nota il procuratore della Repubblica Raffaella Capasso – insospettiti da frenetico via vai degli automezzi, hanno fatto accesso all’interno dell’area riscontrando la presenza di mezzi meccanici e personale intento a scaricare da due autoarticolati un grosso quantitativo di asfalto, preventivamente fresato, direttamente sul suolo agricolo e nelle immediate adiacenze di terreni adibiti a coltivazione. […] per non dare nell’occhio e per mascherare l’illecito sversamento, i camion venivano riempiti per metà di terra pulita e per metà di fresato d’asfalto ed altro materiale di risulta, in modo che quando avveniva lo sversamento i rifiuti venivano immediatamente ricoperti da terreno puro”.
Gli accertamenti delle forze dell’ordine, coordinati dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, hanno evidenziato le responsabilità del proprietario del terreno, privo delle necessarie autorizzazioni per lo sversamento. L’area, un fondo agricolo di circa 10mila mq., è stata posta sotto sequestro.

IL VIDEO

 

 

 

Intimidazioni mafiose in Molise

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”. Sono arrivate nel silenzio generale. In questa Regione non si è mai aperto un tavolo serio per affrontare la drammatica questione. Il pericolo delle infiltrazioni è stato sempre messo da parte. E le mafie continuano a fare i loro affari. Quelli sporchi. Che puzzano. Continuano a esserci strane presenze. Proprio qualche giorno fa a Venafro è stato prelevato e arrestato dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta Pasquale Pagano (classe 1970, da San Cipriano d’Aversa). Il “bambinone”. Un affiliato del gruppo Iovine. Clan dei casalesi. Accusato di associazione per delinquere di tipo camorristico e di concorso in detenzione illegale di armi da fuoco. Era domiciliato, con obbligo di firma, a Venafro. In provincia di Isernia. C’è stato per un mese e dodici giorni. Gli inquirenti in una perquisizione domiciliare sequestrarono un bunker ricavato nella sua abitazione. Probabilmente per nascondere il capo clan Antonio Iovine. Oggi al 41 bis. L’ex presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia è chiaro: “Le mafie sono arrivate”. Ed è arrivata anche la camorra. Con i suoi uomini. Con i suoi mezzi. Con i suoi rifiuti che avvelenano la terra. La nostra bella terra. La famosa Isola Felice. Così dipinta dalla classe dirigente. Dalla politica. Scrive Roberto Saviano nel suo libro Gomorra, a pagina 323: “Quattro ettari a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un’elevatissima concentrazione di cromo. I trafficanti avevano scelto il litorale molisano – nel tratto da Termoli a Campomarino – per smaltire abusivamente rifiuti speciali e pericolosi provenienti da diverse aziende del nord Italia”. Proprio sui rifiuti e sui traffici del basso Molise qualcuno si è sentito toccato. Gli affari non possono andare a puttane. Ed ecco arrivare le minacce. Che non sono mai mancate. Ora sono state intensificate. Qualcuno ha voluto alzare il tiro. Per meglio far comprendere. Una testa di capretto sanguinante in un sacco nero. Con un biglietto allegato. Questo gravissimo episodio è capitato a un giornalista molisano. All’amico Michele Mignogna. Il cronista che ha descritto certi movimenti. Che ha toccato certi fili. Che ha fatto il proprio dovere. Non si può più far finta di non vedere. Di non sentire. I segnali sono chiari. Anche le presenze. Come quella di Francesco Moccia. Di lui scrive la Procura della Repubblica di Larino nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari per il Porticciolo di Termoli: “legato da stretti legami familiari e di affari con Angelo Marrazzo coinvolto in vicende giudiziarie del gruppo camorristico dei Casalesi, capeggiati da Francesco Schiavone, detto Sandokan, collegato a società fortemente indiziate di avere collegamenti con il clan Moccia di Afragola”. Per non parlare degli affari dietro l’eolico selvaggio regionale. Delle costruzioni, del ciclo del cemento. Del riciclaggio. Del traffico di droga. E’ giunto il momento di agire. Questi vigliacchi personaggi devono sapere che di fronte a loro hanno un esercito di persone Oneste. Di persone Perbene. Che non permettono più certi episodi. Schifosi e deplorevoli. Il Molise ha bisogno di una scossa di dignità. Da quanti anni si denunciano presenze pericolose? Quanti episodi sono stati raccontati? Quanti personaggi importanti hanno indicato la presenza delle mafie? Quante volte è stato lanciato l’allarme? Per il giornalista Alberigo Giostra: “Qui (in Molise, n.d.r.) c’è una democrazia sospesa. Il problema è un circuito perverso che c’è tra cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica. E’ un circuito mefitico, mafioso che non vedo nemmeno in Sicilia. Il Molise sembra un’isola beata, ma è una realtà mafiosissima, dove non c’è la lupara, dove non ammazzano, non ci sono crimini. C’è una mentalità mafiosa incredibile. Sono sconcertato dalle cose che ho visto in questa Regione”. Secondo l’ex Procuratore della Repubblica di Larino, Nicola Magrone: “In questo territorio la delinquenza è anche peggiore rispetto a quella siciliana. In Molise quello che non va è il funzionamento della pubblica amministrazione. In Sicilia poi la delinquenza ti avverte con un omicidio. In questa terra non esiste alcun tipo d’avvertimento”. Le mafie ci sono e fanno affari. Esiste una “mentalità mafiosissima” che danneggia il territorio. L’unica preoccupazione è colpevolizzare chi denuncia. Chi fa il proprio dovere. Secondo Lumia: “E’ mancato un lavoro di prevenzione, è mancato un lavoro di denuncia, è mancato un lavoro di costruzione di percorsi integrati di educazione e di crescita della cultura della legalità. Tali limiti hanno indebolito il tessuto sociale, economico ed Istituzionale della vostra realtà territoriale. E le mafie annusano, sentono da lontano dove si creano quegli spazi, quelle “opportunità” per la loro presenza. Nei territori della vostra Regione le classi dirigenti, con in testa la politica, hanno trascurato quelle cose importanti, con in testa la prevenzione. Ecco che sono venuti anche nella vostra Regione. Ecco che le mafie si sono presentate nei vostri territori. Ed hanno cominciato a fare quell’attività che tutte le organizzazioni mafiose fanno. Prima presentandosi con quel grande affare di cui tutti, ormai, ipocritamente ci siamo assuefatti, che è il traffico di droga. E poi la gestione delle opere pubbliche. E poi il riciclaggio. E poi la possibilità di entrare in alcuni settori economici. E poi la gestione dei rifiuti, di tutti i tipi”. Il 14 giugno scorso è stata approvata all’unanimità in consiglio regionale una mozione di solidarietà al collega Mignogna. E’ un buon segnale. Ma non basta. Ora bisogna lavorare. Raddoppiare gli sforzi per tagliare i tentacoli della criminalità. Del malaffare. “Fortunatamente – secondo Paolo Albano, Procuratore della Repubblica di Isernia – omicidi in Molise non ce ne sono stati. Speriamo che non ce ne saranno in futuro. Ciò non significa assolutamente nulla. Non perché non ci sono gli omicidi non esiste la camorra, non esistono le infiltrazioni criminali. Il pericolo, che da tempo è stato evidenziato anche dal Procuratore Magrone e, recentemente, dal collega D’Alterio della Dda, è assolutamente concreto. Innanzitutto per un fatto geografico. Perché la stretta vicinanza con la Campania, la Puglia e il basso Lazio porta necessariamente questo pericolo. Ma non soltanto per la vicinanza, ma proprio perché un territorio come quello del Molise è appetibile a una criminalità che si vuole inserire. Il punto fondamentale è che la magistratura molisana è pronta a raccogliere questo allarme. Bisogna tenere alta la guardia per impedire che ci siano queste infiltrazioni. Accanto al lavoro delle forze dell’ordine e al lavoro della magistratura è fondamentale che ci sia e si rafforzi la cultura della legalità”. La politica deve dare un segnale forte. Con la cultura della Legalità. Deve cominciare a dare il buon esempio. Per troppi anni in questa Regione si è dato il cattivo esempio. Per troppi anni in Molise la classe dirigente ha dato il cattivo esempio. I cittadini devono sentirsi sicuri nell’indicare anche il più piccolo episodio. Per cominciare a dare una mano alle forze dell’ordine e ai magistrati. Per riassaporare quel “fresco profumo di libertà” auspicato dal giudice Paolo Borsellino “che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità”.
 

Video FUORI LE MAFIE DAL MOLISE!

FUORI LE MAFIE DAL MOLISE

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio” “Adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. (Giuseppe LUMIA, già presidente Commissione Antimafia).

LE MAFIE? UNA MONTAGNA DI MERDA!!!

CARTA CANTA, giugno 2011 [2] – IL SENSO DI RESPONSABILITA’

Roberto Saviano
Roberto Saviano


 Il senso di responsabilità

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“… ritengo che il senso civico imponga a chiunque amministri di avere profondo senso di responsabilità”.

Raffaele Mauro, consigliere regionale, seduta consiglio regionale, 23 novembre 2010

 

“Saviano è l’unica persona che ha scritto un libro, in un italiano molto discutibile, su argomenti molto discutibili, perché ho lavorato in Campania e conosco benissimo quegli ambienti, ed è l’unico che praticamente è diventato un eroe, ha costruito la sua fortuna economica e oggi in Consiglio regionale devo sentire evocare l’autorità di Saviano. Sapete quante altre persone sono morte per mano della camorra e non hanno avuto mai una scorta? Sapete quanto prendono di pensione le mogli e i figli dei poliziotti che sono caduti sotto i colpi della camorra? Quanti di questi hanno avuto o hanno la possibilità di andare in televisione, di fare conferenze e guadagnare centinaia e centinaia di migliaia di euro”.

Raffaele Mauro, consigliere regionale, seduta consiglio regionale Molise, 23 novembre 2010

 

“…una domanda all’icona Roberto Saviano. La sua storia la sappiamo, anche se qualche velato dubbio ci sorge, ma al di là delle chiacchiere filosofiche vorremmo chiedere a questo signore che oggi andrà in piazza “come giudica l’azione di repressione che il governo ha messo in campo dall’aprile 2008 sino a oggi in Campania e che ha permesso di arrestare un numero importante di camorristi. E ancora visto che questi signori erano per lo più residenti nella terra natia, come spiega che oggi con un ministro deciso e concreto si sia giunto a questo risultato, mentre nei due anni trascorsi la stessa azione repressiva non aveva prodotto simili risultati”.

Claudio Pian, oggi coordinatore provinciale PdL Campobasso, molisenotizie.it, 3 ottobre 2009

molisenotizie.it/articolo.php?id=32146

 

“In ogni caso attra­verso le dichiarazioni dei pen­titi emerge che le famiglie della camorra casalese sono una vera piovra con propag­gini nella provin­cia di Napoli, in parte dell’Abruzzo, del Molise, della Luca­nia, del Lazio, in Emilia Romagna, ma anche in Roma­nia e nel sud della Ger­ma­nia, inves­ti­menti in Sco­zia, nella Repub­blica di Santo Domingo ed in Africa occi­den­tale”.

Roberto Saviano, Terra di Lavoro, Il clan dei casalesi in perfetta forma, www.robertosaviano.it/articoli/terra

 

“Saviano è il Siani moderno”.

Armando D’Alterio, procuratore Dda Campobasso, il pm che fece luce

sull’assassinio di Giancarlo Siani, Isernia, 18 ottobre 2010

 

“… non metto in discussione l’impegno di Saviano, ma il suo stile. Metto in discussione il fatto che ci sono tante altre persone che quotidianamente svolgono il loro dovere e non hanno avuto e non hanno questa carica mediatica che gli viene attribuita e data sicuramente non soltanto perché ha scritto un libro. […]. Non manco di rispetto a nessuno, ma voglio essere rispettato. Non manco di rispetto a Saviano, è lui che manca di rispetto a me e alla collettività. Manca di rispetto a chi ideologicamente non la pensa come lui e lo Stato paga i contributi e la scorta che lo difende. […]. Metto in discussione il suo modo, il suo stile politico, le affermazioni che fa, quello che dice, non il resto (forse come dorme, ndr.), su cui posso anche essere d’accordo”.

Raffaele Mauro, consigliere regionale, seduta consiglio regionale Molise, 23 novembre 2010

 

“…il territorio del riciclaggio dei rifiuti tossici sta aumentando i suoi perimetri. Altre inchieste hanno rilevato il coinvolgimento di regioni che sembravano immuni come l’Umbria e il Molise. Qui, grazie all’operazione Mosca coordinata dalla Procura di Larino nel 2004, è emerso lo smaltimento illecito di 120 tonnellate di rifiuti speciali provenienti da industrie metallurgiche e siderurgiche. I clan erano riusciti a triturare 320 tonnellate di manto stradale dismesso ad altissima densità catramosa e avevano individuato un sito di compostaggio disponibile a mischiarlo a terra e quindi a occultarlo nelle campagne umbre. Il riciclo arriva a metamorfosi capaci di guadagnare esponenzialmente a ogni singolo passaggio. Non bastava nascondere i rifiuti tossici ma si poteva trasformarli in fertilizzanti, ricevendo quindi danaro per vendere veleni. Quattro ettari a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un’elevatissima concentrazione di cromo. I trafficati avevano scelto il litorale molisano – nel tratto da Termoli a Campomarino – per smaltire abusivamente rifiuti speciali e pericolosi provenienti da diverse aziende del nord Italia”.

                                                                                                                                                               Roberto Saviano, Gomorra, pagina 323

 

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Lumia: “Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere”

Giuseppe Lumia
Giuseppe Lumia

“Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male”

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”. Secondo Giuseppe Lumia, senatore e membro della commissione Antimafia: “Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male”. Il senatore Lumia, che vive sotto scorta perché minacciato di morte dalla mafia, è intervenuto a Campobasso in un incontro pubblico organizzato da Libera Molise e dall’Associazione Culturale “G. Tedeschi”. All’incontro era presente il coordinatore dell’associazione di Don Ciotti, il professore Franco Novelli, insieme al consigliere regionale, ex segretario della Cgil Molise, Michele Petraroia. Giuseppe Lumia si è soffermato molto sulla questione della presenza delle mafie in Molise. “Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere. Le classi dirigenti di questa Regione non hanno fatto il proprio dovere”. Ma qual’è, secondo l’ex presidente della commissione Antimafia, il primo grande dovere contro le mafie? “Fare prevenzione. Conoscere le mafie e impedire che possano radicarsi. E’ mancato un lavoro di prevenzione, è mancato un lavoro di denuncia, è mancato un lavoro di costruzione di percorsi integrati di educazione e di crescita della cultura della legalità Tali limiti hanno indebolito il tessuto sociale, economico ed Istituzionale della vostra realtà territoriale. E le mafie annusano, sentono da lontano dove si creano quegli spazi, quelle “opportunità” per la loro presenza. Nei territori della vostra Regione le classi dirigenti, con in testa la politica, hanno trascurato quelle cose importanti, con in testa la prevenzione. Ecco che sono venuti anche nella vostra Regione. Ecco che le mafie si sono presentate nei vostri territori. Ed hanno cominciato a fare quell’attività che tutte le organizzazioni mafiose fanno. Prima presentandosi con quel grande affare di cui tutti, ormai, ipocritamente ci siamo assuefatti, che è il traffico di droga. E poi la gestione delle opere pubbliche. E poi il riciclaggio. E poi la possibilità di entrare in alcuni settori economici. E poi la gestione dei rifiuti, di tutti i tipi”. Il senatore siciliano Lumia mette anche in evidenza il ruolo del clan dei casalesi, già da molti anni “impegnato” con i suoi sporchi affari in Molise. “Adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. Per l’attuale componente della commissione Antimafia la questione della presenza delle mafie in Molise: “è un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classe dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio. Di amarlo. Segnali in questi anni ce ne sono stati. Nell’Operazione “Piedi d’Argilla”, anche allora, quante vesti si stracciarono. Quanta indignazione per chi diceva attenzione, capiamo quello che sta avvenendo, denunciamo, preveniamo, riorganizziamo una dinamica pubblica diversa da quella che già allora cominciava a strutturarsi. Che era quella, appunto, del clientelismo sfrenato, dell’uso distorto delle risorse pubbliche, della confusione, del tentativo di infiltrare gli apparati, anche investigativi. Si perse una grande occasione, una grande opportunità. Un’altra operazione nel 2007. Quando la lezione non è ben digerita, ecco che ancora una volta appalti e smaltimento dei rifiuti. Poi ancora procedimento “Operazione Mosca”. Quando da San Giuseppe Vesuviano sono arrivati, già allora, dei clan vicini a Fabio Ciro, che è stato uno degli epiloghi dell’organizzazione della mafia dei casalesi. Raccolta e trasformazioni dei metalli ad Isernia. E qui la cosa è stata gravissima, perché si sono infiltrati proprio nelle industrie che facevano questo lavoro, con le discariche abusive. E ancora un procedimento, quello per ignoti. Addirittura il rinvenimento di 300 mila tonnellate di rifiuti in una cava a confine tra Campania e Molise. Anche qui segnali ben precisi. Quando l’autorità giudiziaria se ne occupa i fatti già si sono consumati. E, quindi, se non apri gli occhi di fronte a questi fatti consumati e così manifesti le responsabilità sono ancor più gravi. Sono responsabilità non tollerabili. Di portata devastante”. Cosa dovevano fare le classi dirigenti molisane? “Le classi dirigenti dovevano prevenire. Non l’hanno fatto. Le presenze ci sono già state nel passato e non hanno organizzato un controllo di legalità all’altezza di una difesa che bisognava fare nei vostri territori. Gli appalti sono stati controllati cantiere per cantiere? Si sono fatti i protocolli di legalità, quelli di nuova generazione? Si sono controllati a monte le imprese? Si sono visti chi forniva il cemento, il materiale? Chi faceva l’intermediazione? Si è strutturato un sistema di controllo a rete? Si è evitato quel mercimonio che porta alla moderna schiavitù, che è l’organizzazione del lavoro nero? Si sono accesi i riflettori sul riciclaggio, sugli investimenti? Non si sono fatti. Non mi risulta. Non li conosco. Si è sollecitata un’azione di prevenzione tecnica, quella che fa la cosiddetta misura di prevenzione patrimoniale, per sequestrare i beni alle organizzazioni mafiose che mettono piede nella vostra Regione? Non mi risulta. Tranne qualche piccola cosa, non si è fatto quel lavoro a setaccio, a maglia stretta. Non penso che si sia fatto quel discorso di crescita della cultura della legalità. In cui il cittadino conosce bene quali sono i propri diritti e i propri doveri. Le classi dirigenti della politica della vostra Regione non solo non hanno fatto prevenzione, non solo non hanno strutturato norme, regole e comportamenti per colpire le prime infiltrazioni mafiose. Ma, addirittura, si è dato il cattivo esempio. Si è utilizzata la Regione, le risorse pubbliche con quei criteri da rapina che hanno fatto della politica il luogo dove esercitare un dominio privato. Dove trasformare il cittadino in suddito. Dove annullare il ruolo della maggioranza e dell’opposizione. Dove fare della sanità un grande mercimonio, piuttosto che la tutela e la promozione del diritto alla salute. Dove utilizzare le risorse del terremoto per scatenare appetiti e clientele. Dove fare delle assunzioni clientelari, a partire dalla Regione, un metodo per conquistare il consenso, piuttosto che mettersi al servizio, in modo efficiente, per i bisogni dei cittadini e delle imprese. Gli esempi potrebbero continuare”. Senza dimenticare le responsabilità “delle classi dirigenti”, cominciamo tutti a guardarci allo specchio, per chiederci: “noi questa cosa che puzza di morte (e non solo), che umilia, che distrugge e che spezza i sogni e le speranze nostre e dei nostri figli, la vogliamo?”. Riassaporiamo tutti insieme “la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”, come amava dire il giudice Paolo Borsellino, ammazzato da questi uomini per il suo costante e leale impegno. Onoriamo la memoria anche con i fatti.

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“Il Volantino”, 25 luglio 2009

De Lucia: “I CATURANO non trasportano rifiuti” – II parte. Intervista al gruppo Caturano di Maddaloni

CATURANO a Venafro
CATURANO a Venafro

“Ma questo con il Molise non c’entra niente. Stavamo parlando del Molise. Quello è un problema di vicinato. Non voglio andare oltre perché confondiamo solo le idee. Piano piano mi sta dipingendo come un criminale”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

La prima parte dell’intervista al direttore amministrativo del gruppo Caturano, di ieri, ci ha lasciato dei dubbi. I Caturano, oggi, trasportano i rifiuti? Secondo De Lucia, è dal 2003 che non li trasportano più. (“Noi i rifiuti non li facciamo più”). Ma perché, allora, se dal 2003 l’Azienda Caturano non trasporta più i rifiuti sul sito della ditta, nella lista dei servizi offerti, si trova anche la dicitura “trasporto rifiuti”? Lo abbiamo chiesto a De Lucia. “Il sito non è stato più aggiornato”.  E per quanto riguarda il compost? Abbiamo capito male noi? E’ facile cadere in errore. Per due distinte risposte sempre alla stessa domanda. Con la seconda parte chiudiamo l’intervista al gruppo Caturano. Partendo dal Nucleo Industriale Pozzilli-Venafro. Oggi un vero deserto, con pochissime realtà industriali. Ma qualche anno fa era talmente florido che si era tentata la stessa strada, poi intrapresa dal Commissario Del Torto per il depuratore del Nucleo di Termoli. “L’attuale discarica – si legge nelle cronache del 2004 – sta per essere allargata. Se così fosse i rifiuti speciali di mezza Italia sarebbero scaricati, assemblati e forse bruciati. […]”. Riprendiamo l’intervista con il direttore amministrativo, Salvatore De Lucia, del gruppo Autotrasporti Caturano dall’ultima parte dell’interrogazione di Vendola del 25 novembre 2004.

“Ad oggi resta da accertare quali siano le attività dell’imprenditore Caturano nella provincia di Isernia”. Quali sono le vostre attività? Operate nel Nucleo Industriale di Pozzilli-Venafro?

“Può capitare. Precal è cliente nostro”.

Anche la Fonderghisa dei Ragosta lo era?

“Mai avuto rapporti”.

Nel vostro comunicato si può ancora leggere: “il gruppo ritiene gravi e lesiva l’associazione del nome dell’Azienda a vicende legate al crimine organizzato”. Però la società – si legge su Il Mattino del 3 novembre scorso – è stata tirata in ballo da alcuni collaboratori di giustizia”, Raffaele Piccolo (ex braccio destro e cassiere del gruppo Schiavone) ed Emiliano Di Caterino. Il primo, come ha scritto Rosaria Capacchione, “ha fatto riferimento agli autotrasporti maddalonesi in un verbale allegato agli atti dell’inchiesta Normandia2 (l’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex consigliere regionale dell’Udeur ed ex titolare dell’Ecocampania Nicola Ferraro)”. Il secondo collaboratore di giustizia ha dichiarato: “Ho detto che i Caturano non pagavano. Ho poi saputo che avevano denunciato richieste estorsive ma solo relative al gruppo Belforte operante in Marcianise e San Felice a Cancello. Non ci sono mai state denunce nei confronti del gruppo Bidognetti o del gruppo Schiavone”.

“Le ho lette dal Mattino. Conosco l’Azienda e quello che succede nell’Azienda. Queste frasi, secondo me, sono riportate male. Se uno non paga è colpevole? Allora  siamo colpevoli. Le estorsioni non le paghiamo”.

Non avete mai pagato?

“Assolutamente no. Se vengono li denunciamo. Nelle zone delicate non ci lavoriamo proprio. Non ci andiamo nemmeno”.

Il Sannio Quotidiano, nel 2003, scrive: “Incendiate due betoniere di un’impresa. Nel mirino i mezzi della “Calcestruzzi Volturnia”, una ditta di Maddaloni che opera nel settore del cemento, di cui è amministratore unico il 33enne (oggi 40enne, ndr) Aniello Caturano”. Per gli investigatori l’incendio fu di natura dolosa. Che accadde?

“Abbiamo denunciato il fatto. In provincia di Benevento non abbiamo ricevuto nessuna intimidazione. Non si è capito perché e chi ha deciso di fare questa cosa”.

Conferma che Luigi e Antonio Caturano sono imputati nel processo Re Mida? (L’operazione nata nel 2003 e che prende il nome da una telefonata intercettata del trafficante Luigi Cardiello che dice: “E noi appena tocchiamo la monnezza la facciamo diventare oro, ndr”)?

“E’ una cosa vera”.

Qual è l’accusa?

“Traffico illecito (di rifiuti, ndr). Ma il processo è ancora in svolgimento. Non è concluso e non ci sono condanne. Sarà dimostrata la completa estraneità”.

Ci penseranno i magistrati.

“Certo”.

Siamo al primo grado?

“A Napoli, ancora in primo grado”.

Perché sono stati imputati entrambi i Caturano: Antonio e Luigi?

“Uno era l’amministratore e Antonio essendo responsabile della logistica aveva parlato a telefono con uno dei personaggi”.

Il 12 dicembre del 2008 il NOE di Caserta denunciò Luigi Caturano per numerose irregolarità relative alla raccolta, trasporto, recupero e smaltimento di rifiuti speciali. Abbandono e deposito incontrollato di rifiuti speciali. Lo conferma?

“Fecero un controllo a una nostra sede operativa e secondo i Noe c’erano delle irregolarità. Che abbiamo sanato immediatamente. Erano prodotti derivanti dall’officina, che secondo loro stavano stoccati male prima del ritiro. I contenitori non erano perfettamente idonei”.

E la denuncia a Luigi Caturano?

“Ancora non si è discussa. Le irregolarità contestate le abbiamo sanate. Credo che è stata archiviata, ma non sono sicuro al cento per cento. Devo sentire il legale. L’ultima volta che l’ho sentito mi pare che la procedura era stata archiviata”.

Nel dicembre del 2007 dei Comitati civici contro il degrado ambientale di Maddaloni lamentarono il forte e cattivo odore proveniente dall’autoparco Caturano. Lo conferma?

“Si, ma è una vicenda… Ma questo con il Molise non c’entra niente. Stavamo parlando del Molise. Quello è un problema di vicinato. Non voglio andare oltre perché confondiamo solo le idee. Piano piano mi sta dipingendo come un criminale.  (A questo punto il direttore amministrativo De Lucia non risparmia un feroce attacco all’editore de Il Mattino, Caltagirone, ndr). Se di industriali, di persone per bene vogliamo fare un bel dossier, iniziamo da cinquanta anni fa, da quando è nato ad oggi, tutte le multe che ha preso, eventuali problemi, magari ha litigato con un amico, problemi di vicinato, cause per incidente della strada, li mettiamo tutti insieme, in un arco di tempo molto stretto per farlo apparire… come il peggiore criminale del mondo. Stiamo parlando di un’Azienda che fa milioni e milioni di fatturato, quindi ha dei volumi di cose, che fanno ogni giorno, che tutti questi piccoli eventi, rapportati ai volumi complessivi, sono zero praticamente”.

Non si sta dando del criminale a nessuno.

“Analizziamole una alla volta le problematiche. Stiamo parlando della questione che ci dicono che noi veniamo in Molise. Noi veniamo nella zona, ma non abbiamo mai fatto niente di illecito”. 

Nell’estate del 2003 il Reparto Operativo tutela ambientale dei carabinieri di Caserta fotografò un camion dei Caturano mentre usciva dalla cava Ma.gest.

“E’ quello là. Un solo trasporto contestato”.

Cosa si contesta?

“Che questo camion ha trasportato questo prodotto che poi alla fine non era conforme”.

La cava Ma.gest. dove si trova?

“A Giugliano, mi pare. Una cosa del genere”.

Chi è Patrizia Colimoro?

“Mai sentita nominare”

La cava di Giugliano è gestita dalla Ma.gest. Service di Patrizia Colimoro?

“Non so chi è Patrizia Colimoro”.

Per Caserta7 Toni Gattola era l’effettivo controllore. Gattola, già convivente di Brigida Cacciapuoti, la sorella di Alfonso. Proprio quest’ultimo venne individuato da Sandokan come capozona di Cancello Arnone.

“Non li conosco, mai sentiti nominare. Non abbiamo nessuno interesse”.

Del gruppo Caturano fa parte anche la Ve.Ca. Sud?

“No assolutamente. Sono dei parenti, ma hanno un’Azienda loro che non fa parte del gruppo”.

Ma Ve.Ca. non sta per Ventrone e Caturano?

“Fu fondata da Ventrone e Caturano, però poi l’ha gestita il cognato negli ultimi trent’anni. I Caturano sono usciti dalla gestione dell’Azienda”.

Da che anno?

“Da oltre vent’anni”.

Scrive Rosaria Capacchione: “nel 2009 la Ve.Ca. Sud si era aggiudicata dal Commissario straordinario di governo l’appalto per il trasporto delle ceneri del termovalorizzatore nonostante la condanna del responsabile della società per traffico illecito di rifiuti. Nel luglio scorso la ditta è finita ancora nei pasticci: i carabinieri del Nas hanno scoperto che nei cassoni dei camion ancora sporchi di cenere contaminata, durante il viaggio di ritorno dalla Systema Ambiente di Brescia, finiva il masi destinato ai mangimifici e caricato in Veneto e in Emilia Romagna. Mangime mescolato a metalli pesanti e utilizzato negli allevamenti di bestiame del centro-sud”.

“E’ un’azienda terza. Non so le notizie precise nel merito”.

Quanti camion, di solito, vengono in Molise ogni giorno?

“Dipende dal lavoro che ci sta. Una decina in questo periodo qua”.

2/fine

SECONDA PARTE, La Voce Nuova del Molise, 13 novembre 2010

CATURANO, parla il direttore amministrativo De Lucia – I parte

“Penso che si sono sbagliati i testimoni. I mezzi nostri non sono mai entrati. Se è entrato per sbaglio, ha girato ed è uscito fuori. Poi gialli e bianchi non ci stanno solo i nostri”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Dopo la nota inviata dal gruppo Caturano alle redazioni dei giornali molisani abbiamo avvicinato il ragioniere Salvatore De Lucia, direttore amministrativo dell’Azienda citata dalla giornalista Rosaria Capacchione nei suoi articoli pubblicati su Il Mattino. Per la verità dovevamo parlare con il responsabile del gruppo Antonio Caturano. Già citato negli articoli dei quotidiani locali del 2003 e da un’interrogazione parlamentare del 2004 di Vendola. Ma siccome De Lucia “conosce vita, morte e miracoli dell’Azienda e conosce le cose come sono andate” abbiamo approfittato per rivolgere alcune domande. Siamo partiti dalle frasi riportate, nella nota, dalla Caturano Autotrasporti Srl.

Si apprende dal vostro comunicato stampa che “la ditta Caturano Autotrasporti Srl non ha mai trasportato rifiuti da, o per, il Molise ma solo materie prime”. Quali sono le vostre attività in Molise?

“Noi lavoriamo con diverse aziende del Molise, in particolare con lo stabilimento della Colacem di Sesto Campano, che è un nostro cliente storico da almeno quaranta anni. I nostri mezzi sono spesso in zona, nel numero di quaranta, cinquanta mezzi al giorno che fanno la spola  con lo stabilimento e trasportano materie prime sia in entrata che in uscita. Materie prime e prodotti finiti”.

Poi, a parte la Colacem?

“In Molise, tra i clienti principali, c’è questo e lo Zuccherificio di Termoli. Perché noi facciamo anche trasporto alimentare”. Qual è il vostro percorso in Molise?

“O ci fermiamo a Sesto Campano per scaricare e caricare alla Colacem oppure attraversiamo tutto il Molise per arrivare fino in fondo a Termoli. Dipende dove capita il lavoro”.

Sempre nella vostra nota si legge che “il gruppo apprende con piacere da altre fonti stampa molisane, che il consorzio industriale di Termoli ha smentito la circostanza secondo la quale il gruppo Caturano sarebbe fra i suoi clienti/fornitori”. Voi, quindi, non siete mai entrati, con i vostri mezzi, nel Nucleo Industriale di Termoli?

“No assolutamente. Il depuratore di Termoli non sappiamo nemmeno chi è. Non abbiamo nemmeno i mezzi per fare quel tipo di trasporto”.

Perché, allora, nell’articolo de Il Mattino e di Primonumero.it si attesta il contrario? Rosaria Capacchione scrive: “la ditta Caturano di Maddaloni che trasporta il percolato a Termoli”, mentre su primonumero.it si apprende: “…si aggiungono i mezzi dei Caturano, inconfondibili nelle loro scritte gialle”.

“La cosa strana è che il Mattino è andato a pubblicare una notizia già apparsa su altri organi di stampa che abbiamo querelato, che diceva proprio queste cose inesatte…”.

Lei dice, quindi, che nessun automezzo della ditta Caturano è mai entrato nel Nucleo Industriale di Termoli. Ma ci sono testimoni che hanno visto entrare e uscire i vostri mezzi con la scritta Autotrasporti Caturano?

“Non ci stanno i testimoni. Il giornalista ha affermato questa questione”.

Ci sono dei testimoni che hanno visto i vostri camion.

“Noi andiamo allo Zuccherificio del Molise”.

Ci sono dei testimoni che affermano di aver visto entrare e uscire dal Nucleo Industriale di Termoli i vostri mezzi.

“Il nostro cliente è lo Zuccherificio del Molise”.

Lasciamo perdere lo Zuccherificio del Molise. Ci sono dei testimoni che hanno visto i vostri mezzi entrare e uscire nel Nucleo.

“Ma cosa di intende per Nucleo Industriale”.

E’ quello che voi nominate nel vostro comunicato stampa.

“Quello che ha fatto la smentita che non ci conoscono”.

Si.

“Penso che si sono sbagliati i testimoni. I mezzi nostri non sono mai entrati. Se è entrato per sbaglio, ha girato ed è uscito fuori. Poi gialli e bianchi non ci stanno solo i nostri”.

Le testimonianze parlano di camion con scritta Autotrasporti Caturano.

“In questo impianto non ci sono mai andati”

Mentre per la discarica di Montagano?

“Sempre in Molise sta?”

Sempre in Molise e anche in questo caso ci sono dei testimoni.

“In Molise non abbiamo mai trasportato i rifiuti”.

Nel comunicato stampa si legge che Antonio Caturano non è mai stato arrestato presso il cementificio della Colacem di Sesto Campano”. Perché allora il 25 novembre del 2004 Vendola in una interrogazione parlamentare dice: “nel cementificio di Sesto Campano e nelle vicinanze, tempo fa, è stato fermato ed arrestato, con un carico di sostanze tossiche e radioattive, un pericoloso trafficante di rifiuti, tale Antonio Caturano di Maddaloni”?

“Non riusciamo a spiegarci Vendola dove ha preso queste informazioni”.

Vendola parla di pericoloso trafficante.

“Non penso che Vendola conosca le cose del Molise. Qualcuno della zona gli avrà preparato un dossier di inchiesta contro la Colacem e in un passaggio, verso la fine, diceva questo trafficante pericoloso è stato arrestato. Non è mai successo questo evento”.

Sempre nell’interrogazione di Vendola si legge: “l’associazione a delinquere venne stroncata dalla Dda di Napoli con l’Operazione Re Mida che svelò gli intrecci criminali tra gli imprenditori e il pericoloso clan dei Casalesi di Casal di Principe che da anni lucra nel traffico dei rifiuti”. Su questo passaggio cosa ci dice?

“L’Operazione Re Mida con il Molise non ha niente a che fare”.

Su questo passaggio che dice?

“L’unica cosa esatta è l’Operazione Re Mida. Stiamo parlando del 2003. Un cliente ci aveva commissionato dei trasporti di rifiuti speciali da Milano per Napoli. Nemmeno di rifiuti speciali, erano di compost. Da Milano per una cava di Napoli che era in decomposizione ambientale”.

Voi trasportate anche il compost?

“Esatto, sarebbe un terriccio praticamente. Per l’inchiesta Re Mida la questione era che questo materiale non  fosse perfettamente conforme ai requisiti di compost e, quindi, è scattata questa cosa. Avendo la magistratura classificato come rifiuto, automaticamente sarebbe generato un trasporto di rifiuti irregolare. Essendo semplici trasportatori se un cliente ci chiama e ci dice “fammi questo servizio, trasportami questo prodotto” noi inviamo i nostri mezzi, il nostro personale”.

Da come ha detto, voi fate il semplice trasporto. Potrebbe accadere, quindi, che trasportiate anche materiale irregolare, rifiuti tossici, rifiuti pericolosi?

“I rifiuti non li facciamo, noi facciamo materie prime”.

Il compost per l’agricoltura?

“Quello perché è terriccio”.

Nell’operazione Agricoltura Biologica (luglio 2004), dove si parla di traffico illecito di rifiuti, si capisce bene come può essere trattato il compost. Attraverso varie operazioni si declassificava la pericolosità dei rifiuti. Potrebbe capitare in un’operazione di trasposto di caricare compost illegale e dannoso? “Dall’esperienza del 2003, per una nostra leggerezza e per fidarci dei clienti, abbiamo avuto questo problema qualsiasi cosa ci chiedono e se c’è il minimo sospetto che ci può essere qualcosa di poco chiaro, se non ci forniscono tutti gli elementi del caso rinunciamo al lavoro”.

E quali sono gli elementi del caso? Come fate a capire che è una cosa strana?

“Se c’è il minimo sospetto. C’è maggiore attenzione su quel settore”.

Come fate?

“Ci sono delle procedure nostre interne che vengono attuate giorno per giorno”.

Come siete accorti nell’evitare queste situazioni?

“Se ci viene chiesta qualche tipologia nuova di trasporto noi ci accertiamo documentalmente, perché non possiamo fare sopralluoghi sul posto”.

Se i documenti non corrispondono al vero?

“Non facciamo la digos noi”.

Potrebbe capitare?

“Non può capitare”.

Vi chiamano, per voi sta tutto a poSto e la documentazione sta in regola. Come fate ad avere la certezza?

“Dipende uno come valuta le cose. Se una volta ogni due anni viene scoperto un problema del genere bisogna vedere in che contesto si individua. Se su cento milioni di trasporti effettuati ne vengono individuati tre o dieci irregolari …”.

Ma potrebbe capitare?

“Ma non potrebbe perché noi i rifiuti non li facciamo più”.

Sto parlando del compost.

“Ma non facciamo nemmeno quello”.

Non lo fate più?

“Dal 2003 non facciamo nulla di tutto questo”.

Mi ha detto prima che il compost lo continuate a trasportare?

“Avete capito male”.

continua…

LA VOCE NUOVA DEL MOLISE – PRIMA PARTE, 11 nov 2010

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