Farabutti!!!

#finiràpresto

#saretegiudicatipercriminicontrolumanità

“Gli ospedali molisani stanno chiudendo”/ L’INTERVISTA a Lucio Pastore

Pronto Soccorso Is

“La situazione dell’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia è quella che si può tranquillamente evidenziare dalle scelte della politica regionale. Ma non solo, perché abbiamo proprio una tendenza nazionale”. Abbiamo avvicinato il medico Lucio Pastore, già direttore del pronto soccorso di Isernia. Estromesso da questo incarico per il suo attivo impegno nella tutela della sanità pubblica. “Dopo tanti anni e avendo molti più titoli professionali, il fatto che sia stato destituito non risponde alle regole attuali, però vedremo cosa dirà il Tribunale”. Lo stesso Pastore nei mesi scorsi ha subìto una sospensione di tre giorni e anche su questo provvedimento pende un ricorso. “Sia perché venga abolito e sia per il risarcimento dei danni, che chiederò. Una sospensione perché ho semplicemente fatto un appunto su un articolo e in un mio post, ripreso dai giornali, spiegavo cosa stava succedendo nella sanità molisana. Ed invitavo, se proprio si voleva privatizzare, a dare la gestione di questa struttura privata ad Emergency, perché pure essendo una struttura privata comunque il suo fine è realmente sociale e non di lucro. E questo ha provocato la sospensione”.

Lucio Pastore
Lucio Pastore

Con Pastore, che non ha disdegnano di ipotizzare un suo diretto impegno in politica, (“Cercheremo anche un impegno se sarà possibile”), abbiamo voluto affrontare le problematiche del sistema sanitario regionale. E siamo partiti dall’Ospedale di Isernia, “una struttura in decadenza”. Ma è la Sanità pubblica che non funziona? C’è un disegno per non farla funzionare? Meglio la sanità privata? Chi cura e chi pensa ai malati? “Abbiamo visto che il sistema sta depotenziando le strutture pubbliche per spostare fondi e posti letto alle strutture private. In questa ottica succede che la potenzialità degli ospedali tende sempre di più a diminuire, noi stiamo vivendo esattamente questo; la gente continua ad arrivare qui perché le strutture private non hanno pronto soccorso e, quindi, si possono scegliere i pazienti. Noi dobbiamo dare risposte a tutti i pazienti, però le dobbiamo dare con una quantità di personale che è nettamente inferiore rispetto a quella di alcuni mesi o alcuni anni fa, con un aumento dei flussi”.
A cosa è dovuto questo aumento?
“Avendo chiuso due strutture come Venafro e Larino, e la stessa Agnone è in dismissione, automaticamente tende ad aumentare il flusso. Aumenta il flusso e diminuisce il personale, diminuiscono i posti letto, perché sono stati ceduti ai privati e noi ci troviamo, nello specifico con il pronto soccorso intasato”.
Il problema riguarda solo il pronto soccorso?
Gli altri reparti hanno una sofferenza, non soltanto in posti letto, ma anche con il personale, quindi con una tendenza a una decadenza generale della struttura”.
Cosa significa ‘decadenza generale della struttura’?
Significa che la capacità di risposta che io ho per i pazienti è nettamente inferiore e, infatti, abbiamo pazienti che stazionano in pronto soccorso sulle barelle anche per cinque, sei, sette giorni. Ma non perché noi abbiamo una degenza ma perché non abbiamo alcuna possibilità di sistemarli. Abbiamo che i servizi sono del tutto rallentati, perché essendo scarsi i mezzi che hanno a disposizione ed essendo scarso il personale, si rallenta quello che è la capacità di risposta. Abbiamo i tempi d’attesa che si allungano all’infinito per quanto riguarda la possibilità di ricoveri ordinari o per quanto riguarda le prestazioni che dobbiamo dare ai pazienti. Non è un caso che tende ad aumentare la spesa privata”.
Tutto ciò cosa comporta?
“Oltre a cedere ai privati gli spazi che ne utilizzano per fare profitto, perchè questi spazi ceduti sono utilizzati da alcune strutture per far venire utenti da fuori Regione, quindi con una mobilità attiva, il cui vantaggio non è della Regione, ma di quei soggetti che utilizzano quei posti letto, per fare questo si sottraggono spazi a quei pazienti che hanno bisogno di altro e che si trovano nella nostra Regione. Di conseguenza le disfunzioni si possono vedere tranquillamente, osservando i pronto soccorsi, andando a vedere quali sono i tempi delle liste d’attesa e qual è la spesa media dei pazienti che tende, a livello privato, ad aumentare per cercare di avere delle risposte. A tutto questo bisogna aggiungere che alcuni pazienti non si curano più perché non hanno le possibilità economiche per farlo”.
Queste disfunzioni e queste problematiche sono attuali? 
“Si stanno evidenziando ora, ma la scelta politica è una scelta antica. La volontà di spostare quello che è il flusso di denaro che dal fondo sanitario nazionale va al fondo regionale e che dal regionale dovrebbe essere diviso sul territorio è sempre più spostato sulle strutture private. Ci sta un disegno preordinato di privatizzazione del sistema che deve portare da una parte al defunzionamento delle strutture pubbliche, i cui effetti si stanno vedendo adesso, dall’altra ad aumentare quella che è la spesa anche per i privati, che oltre a lucrare su questo fondo, creano delle condizioni di bisogno indotto e questo bisogno indotto tenderà a fare aumentare la spesa dei singoli pazienti”.
È ciò che sta avvenendo?
Non è un caso, abbiamo il dato macro italiano, la spesa attualmente privata in Italia è di 36 miliardi di euro, dodici milioni di cittadini rinunziano alle cure perché non sono in condizione di seguire quelle che sono le indicazioni terapeutiche, di conseguenza questo è l’effetto della privatizzazione che si sta avendo su tutto il territorio nazionale e che in Molise viviamo come una Regione sperimentale. È tutta la Regione che viene in maniera chiara privatizzata, si tende alla privatizzazione”.
Una scelta chiara caduta sul Molise? È una scelta chiara. Da noi si è determinato nel tempo un privato che è stato sempre più forte per scelte politiche, sia un privato convenzionale che non convenzionale, e la politica ha cercato di deviare sempre di più su questi i flussi di denari regionali. Di conseguenza le strutture pubbliche funzionano sempre peggio”.
Di queste disfunzioni i dirigenti della sanità pubblica ne sono a conoscenza?
Queste sono scelte regionali, scelte politiche. Non c’è una differenza, l’espressione amministrativa e l’espressione politica non ha un’indipendenza, quindi, devono rispondere al potere politico di quelle che sono le scelte che fanno”.
Che fine farà l’Ospedale di Isernia?
“Se continua così la storia, probabilmente, ci sarà una dismissione completa delle strutture pubbliche molisane”.
Una dismissione completa?
Si, nello spazio di sei o sette anni ci sarà la completa dismissione o residuale per delle situazioni marginali e sociali, ma nella sostanza il tutto sarà bloccato per i privati. Questa è la via italiana alla privatizzazione della sanità”.
Cosa accade presso l’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia?
“In questo ospedale vediamo gli effetti di tutto questo, mancanza di personale, difficoltà nel poter allocare i pazienti, che stazionano per parecchio tempo nei pronto soccorsi, sono tutti pazienti che mediamente hanno un’attesa di cinque, sei, sette giorni perché noi non sappiamo dove poterli allocare, i tempi di risposte che sono ritardati perché non c’è nessun ausiliario…”.
Meglio chiuderlo?
Questa è la volontà. Prima di tutto dovremmo fare le elezioni e quindi ci sarà un po’ di tam tam per i voti e non si chiuderà per questo, ma se queste elezioni vanno nella direzione che dicono gruppi di potere che hanno interessi economici rivolti alla gestione della regione Molise, se questi gruppi antichi di potere si riapproprieranno della Regione le politiche non cambieranno, cambierà soltanto qualche figura come maquillage. Se ci dovesse essere una risposta di tipo diverso, complessiva, quindi un’offerta diversa o qualcosa di diverso questo andrà in una direzione diversa”.
È possibile ancora invertire la rotta?
“In questa fase siamo in una politica liquida, di balcanizzazione. La vecchia struttura di potere si divide in tante piccole aree per occupare tutti gli spazi e per poi riunirsi nella fase post elettorale. Ecco l’operazione che stanno facendo. I fermenti di rottura ci sono, ma non c’è un contenitore capace di creare il substrato per una risposta di tipo diverso. Se questo dovesse uscire fuori allora ci sarebbe la speranza per questo territorio, in assenza di questo contenitore nuovo che dia effettivamente un taglio completamente diverso dalle linee politiche e programmatiche questa Regione è destinata a …”.
Perché lei parla di fase liquida?
“Non c’è niente di definitivo, l’unica cosa che manca è la capacità di fare sintesi di tutte queste forze che sono enormi. Dopo le elezioni si potrebbe avere un’accelerazione dei processi. Ci sono 600 milioni di euro legati alla sanità, su questi 600 milioni di euro agiscono le strutture pubbliche e le private convenzionate. C’è un sistema di vasi comunicanti, i soldi o vanno alle strutture pubbliche o vanno ai privati convenzionati. Di conseguenza, questi privati convenzionati per funzionare devono fare in modo che il pubblico non funzioni. Meno funziona il pubblico e più soldi arrivano lì”.
A cosa hanno portato i Comitati, le manifestazioni, le proteste in difesa della sanità pubblica?
“Innanzitutto ci troviamo in una fase molto avanzata di conoscenza del problema, del fenomeno e di presa di coscienza. Abbiamo inquadrato il problema”.
Qual è il problema?
“Il rapporto pubblico privato e la privatizzazione, questa stessa analisi fatta da noi si sta diffondendo in tutta Italia, perché il fenomeno si espande in tutta Italia. La stessa regione Toscana o Emilia, che rappresentavano il top nella dimensione del funzionamento delle strutture pubbliche, anche loro vanno incontro alla privatizzazione”.
E molti altri Comitati continuano la loro battaglia nelle varie regioni d’Italia. 
“Noi abbiamo contatti con tutti questi Comitati, con cui si sta cercando di fare un coordinamento nazionale, in quanto è una scelta di politica nazionale di privatizzare il sistema. Dagli ultimi trattati che stanno facendo a livello internazionale, i cosiddetti trattati per il libero mercato, uno di questi riguarda proprio i servizi. Si è calcolato che dalla privatizzazione dei sistemi sanitari a livello mondiale si dovrebbe ricavare un giro di affari di 6mila miliardi di dollari. Noi ci troviamo su questa scia. Cioè si sta realizzando un progetto neo liberista di privatizzazione di uno dei migliori sistemi pubblici al mondo. Lo si sta distruggendo perché da questa situazione bisogna ricavarne un profitto e le merci di questo profitto sono i malati e le malattie. Questa è l’ottica con cui in Italia si è fatta la via per la privatizzazione del sistema sanitario, utilizzando come cavallo di troia le strutture private convenzionate. Non sappiamo effettivamente se la direzione sarà verso l’autodistruzione, legata al capitalismo oppure si prenderà un’altra strada”.
Gramsci diceva: “La mia intelligenza è pessimista, la mia volontà è ottimista”. La sua intelligenza e la sua volontà come sono?
“La mia intelligenza tendenzialmente è pessimista, però vedo che sta succedendo a livello globale un tentativo di modificare quello che era un assetto culturale che fino a poco tempo era dominante, fino a poco tempo fa ‘precario è bello’, ‘bisogna essere artefici di se stessi per quanto riguarda il destino’, adesso comincia a cambiare. I primi segnali importanti in Europa si sono avuti in Inghilterra. Forse, sempre per rifarci a Gramsci, probabilmente sta per diventare egemone un’altra idea e questa può essere foriera di altre strade, quindi da un punto di vista della intelligenza, della razionalità bisogna essere moderatamente ottimisti.
Nella risposta manca la volontà, anche se si comincia ad intravedere qualcosa. Magari un prossimo impegno diretto, Lei che dice?
“La volontà è ottimista. Le forme di protesta continueranno fino a quando ci sarà la possibilità o lo spazio per vedere di cambiare direzione. Cercheremo anche un impegno se sarà possibile, se ci saranno le condizioni…
Che condizioni?
Se ci sarà un progetto ed un contenitore alternativo si potrà prendere in considerazione anche un impegno diretto, perché è lì che bisogna andare ad agire per cambiare la realtà”.

Pronto Soccorso,2 Is

VIDEO – LO SCONTRO. Pastore risponde a Frattura: ‘Racconti stronzate’.

sanità

VIDEO – LO SCONTRO. Pastore risponde a Frattura: ‘Racconti stronzate’ (clicca qui).

SANITA’ in MOLISE. Il presidente della Regione Molise incontra i sindaci della Provincia di Isernia (1 febbraio 2016) per illustrare il suo ‘piano sanitario’. La sala è strapiena di cittadini delusi e incazzati. Urla e proteste contro Frattura: “Hai fallito, vattene a casa. Noi vogliamo una sanità pubblica. La salute è un diritto, non è una merce”.

Diversi gli interventi dei sindaci e dei Comitati.
Lucio Pastore, medico del Pronto Soccorso dell’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia, replica alla lunga relazione di Frattura: “Solo numeri, devi raccontare la verità” (CLICCA QUI).

 

 

(Video) OSPEDALE ‘VENEZIALE’ Isernia, lavori INFINITI

Lavori INFINITI… nulla è cambiato.
III piano

Questo il VIDEO del 12 aprile 2012… https://www.youtube.com/watch?v=oRWLDUzDOwo&feature=plcp

La MENSA e i LAVORI INFINITI…
Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia aperto anche di notte… nei locali c’è l’Archivio e la Farmacia, ma tutti possono entrare indisturbati… 

II piano dell’Ospedale ‘Veneziale’… i LAVORI lasciati a metà

I piano dell’Ospedale ‘Veneziale’… i LAVORI lasciati a metà.

A cura di Paolo De Chiara

CARTA CANTA – Politiche per la Salute… in Molise!

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Mai nel passato una maggioranza politica era riuscita a trasformare e a rivoluzionare il mondo della sanità, per veti incrociati per questioni di campanile e per interessi di parte. La Cdl ha permesso al Molise di fare un enorme salto di qualità incidendo in maniera profonda su questioni che riguardano ciascuno di noi perchè toccano il bene più importante: la nostra salute. Con la legge di riordino si riducono gli sprechi e le spese burocratiche, meno direttori generali, ospedali più efficienti, meno centri di costo e un’assistenza più diffusa sul territorio, mentre saranno offerti ai cittadini servizi sanitari più qualificati. Con il riordino sanitario la Cdl sta completando il pacchetto di riforme della Regione Molise e si appresta a mettere in cantiere eventi straordinari come la ricostruzione post sismica, l’applicazione dell’articolo 15 della delibera Cipe e l’avvio del Piano triennale per l’occupazione che daranno soluzione al problema del lavoro, riversando sul Molise, con il sostegno costante del governo nazionale, una quantità di investimento e di flussi finanziari che mai si era visto nella nostra regione”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, 16 marzo 2005)

“Presto avremo una sanità meno costosa ma sicuramente più agile, efficiente, efficace e moderna tanto da rispondere opportunamente alle richieste di prestazioni qualitative provenienti dai molisani e dall’utenza delle regioni limitrofe.Il tutto riassorbendo un debito formatosi in oltre un decennio. Obiettivo quest’ultimo da molti ritenuto impossibile e che noi abbiamo concretizzato senza clamori”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, ufficio stampa, 7 marzo 2007)

“[…].Da oggi il Molise può realmente pensare ad una Sanità nuova, libera da ogni condizionamento e pronta ad affrontare senza paure e timori un nuovo corso che produrrà i suoi effetti positivi entro il prossimo triennio. Ribadisco per l’ennesima volta che il nostro obiettivo è quello di garantire un’offerta sanitaria complessiva sull’intero territorio regionale. Per questo andremo avanti per la nostra strada senza dare peso alle esternazioni di ‘profeti’ e strani personaggi dei quali i molisani non hanno certamente bisogno. E’ risaputo che la Sanità muove interessi molto grossi e non vorrei nutrire il sospetto che dietro questo accanimento e la rissa scatenata da mesi sull’argomento, si nascondessero altri fini da parte di chi vive degli affari della Sanità. Ribadisco che finché avrò questa delega non cederò ad alcun ricatto e a nessuna provocazione che giunga in via diretta o attraverso messaggi affidati ad “ambasciatori” con pochi scrupoli. […]”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, ufficio stampa, 13 aprile 2007)

“Da molisano sono orgoglioso di poter dire che il Molise oggi può vantare una sanità moderna e capace di consentire ad ogni cittadino che malauguratamente dovesse ammalarsi, di avere cure adeguate e di alta qualità tecnica e scientifica. Abbiamo finalmente una sanità possibile e sicuramente al passo con i tempi. L’attenta verifica tecnica fatta dalle Direzioni Generali dei due Ministeri ha dimostrato che abbiamo saputo mettere in piedi e rendere operativo un Piano di Rientro e di rilancio del Sistema Sanitario regionale tale da ridurre da un lato gradualmente le spese inutili e i debiti pregressi e di porre in essere dall’altro, nuovi servizi di alto contenuto scientifico e tecnologico. […]. Anche questo risultato va ascritto alla lungimiranza di questa classe politica che ha saputo interpretare le esigenze dei cittadini mediante la concretizzazione di strutture snelle e operative, di servizi avanzati, e di prestazioni idonee alle necessità del territorio”.
(Michele Iorio, presidente Regione Molise, conferenza stampa, 2 agosto 2007)

“Il Molise è in linea con gli obiettivi fissati dal Piano operativo di rientro per i debiti in Sanità. Questa nuova ed importante conferma è arrivata al termine del Tavolo tecnico con i ministeri dell’Economia e della Salute che si è svolto a Roma. I tecnici dei due ministeri hanno effettuato una ulteriore ed analitica verifica dei “conti” della Regione, evidenziando che il Molise ha raggiunto il risultato economico fissato per il primo semestre 2007. […]. Il Molise ha iniziato un cammino virtuoso che entro il 2009 lo vedrà contenere la spesa pubblica sanitaria e raggiungere livelli ottimali di assistenza ai cittadini”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, 20 settembre 2007)

“Il percorso virtuoso che abbiamo intrapreso per riportare la spesa sanitaria regionale a livelli ottimali, trova conferme dai dati diffusi dall’Osservatorio nazionale sulla salute delle regioni italiane che collocano il Molise e la Provincia autonoma di Bolzano ai vertici della graduatoria. […]. La Sanitàmolisana dunque ha intrapreso un percorso virtuoso che sta dando già i primi significativi risultati nell’ottica del contenimento degli sprechi, della razionalizzazione dei servizi e della qualità delle prestazioni sanitarie ed ambulatoriali garantite ai cittadini”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, ufficio stampa, 27 febbraio 2008)

“La Regione Molise è l’unica delle cinque interessate dal Piano di rientro per il riequilibrio del deficit sanitario, ad avere i conti a posto. L’impegno, il sacrificio e il lavoro svolto in questi dodici mesi trovano conferme da quanto certificato nel Tavolo tecnico per la verifica annuale.In questo periodo abbiamo messo in campo tutte quelle azioni che ci hanno permesso di ridurre il deficit sanitario senza penalizzare i cittadini.[…]. Continueremo su questa strada anche nei prossimi mesi convinti che la buona sanità anche attraverso la razionalizzazione dei servizi è certamente un obiettivo che potremo raggiungere in breve tempo”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, Ufficio Stampa, 12 maggio 2008)

La verifica trimestrale sui conti e sull’andamento economico in sanità della Regione Molise ha dato esito positivo, confermando che i costi sono in linea con le previsioni contenute nel Piano operativo di rientro.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, 23 maggio 2008)

“Lascio una sanità in buona salute e la lascio in buone mani”.
(Senatore Ulisse Di Giacomo, altromolise.it, 13 giugno 2008)

http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

Lumia: “Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere”

Giuseppe Lumia
Giuseppe Lumia

“Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male”

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Per troppi anni il Molise ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra”. Secondo Giuseppe Lumia, senatore e membro della commissione Antimafia: “Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male”. Il senatore Lumia, che vive sotto scorta perché minacciato di morte dalla mafia, è intervenuto a Campobasso in un incontro pubblico organizzato da Libera Molise e dall’Associazione Culturale “G. Tedeschi”. All’incontro era presente il coordinatore dell’associazione di Don Ciotti, il professore Franco Novelli, insieme al consigliere regionale, ex segretario della Cgil Molise, Michele Petraroia. Giuseppe Lumia si è soffermato molto sulla questione della presenza delle mafie in Molise. “Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere. Le classi dirigenti di questa Regione non hanno fatto il proprio dovere”. Ma qual’è, secondo l’ex presidente della commissione Antimafia, il primo grande dovere contro le mafie? “Fare prevenzione. Conoscere le mafie e impedire che possano radicarsi. E’ mancato un lavoro di prevenzione, è mancato un lavoro di denuncia, è mancato un lavoro di costruzione di percorsi integrati di educazione e di crescita della cultura della legalità Tali limiti hanno indebolito il tessuto sociale, economico ed Istituzionale della vostra realtà territoriale. E le mafie annusano, sentono da lontano dove si creano quegli spazi, quelle “opportunità” per la loro presenza. Nei territori della vostra Regione le classi dirigenti, con in testa la politica, hanno trascurato quelle cose importanti, con in testa la prevenzione. Ecco che sono venuti anche nella vostra Regione. Ecco che le mafie si sono presentate nei vostri territori. Ed hanno cominciato a fare quell’attività che tutte le organizzazioni mafiose fanno. Prima presentandosi con quel grande affare di cui tutti, ormai, ipocritamente ci siamo assuefatti, che è il traffico di droga. E poi la gestione delle opere pubbliche. E poi il riciclaggio. E poi la possibilità di entrare in alcuni settori economici. E poi la gestione dei rifiuti, di tutti i tipi”. Il senatore siciliano Lumia mette anche in evidenza il ruolo del clan dei casalesi, già da molti anni “impegnato” con i suoi sporchi affari in Molise. “Adesso ci si straccia le vesti, si scopre che il clan più potente della camorra oggi, che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire. Perché il clan dei casalesi è uno dei clan non solo più potenti sul piano militare, della violenza, ma è uno dei clan italiani più potenti nelle infiltrazioni nei settori dell’economia e della stessa politica”. Per l’attuale componente della commissione Antimafia la questione della presenza delle mafie in Molise: “è un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classe dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio. Di amarlo. Segnali in questi anni ce ne sono stati. Nell’Operazione “Piedi d’Argilla”, anche allora, quante vesti si stracciarono. Quanta indignazione per chi diceva attenzione, capiamo quello che sta avvenendo, denunciamo, preveniamo, riorganizziamo una dinamica pubblica diversa da quella che già allora cominciava a strutturarsi. Che era quella, appunto, del clientelismo sfrenato, dell’uso distorto delle risorse pubbliche, della confusione, del tentativo di infiltrare gli apparati, anche investigativi. Si perse una grande occasione, una grande opportunità. Un’altra operazione nel 2007. Quando la lezione non è ben digerita, ecco che ancora una volta appalti e smaltimento dei rifiuti. Poi ancora procedimento “Operazione Mosca”. Quando da San Giuseppe Vesuviano sono arrivati, già allora, dei clan vicini a Fabio Ciro, che è stato uno degli epiloghi dell’organizzazione della mafia dei casalesi. Raccolta e trasformazioni dei metalli ad Isernia. E qui la cosa è stata gravissima, perché si sono infiltrati proprio nelle industrie che facevano questo lavoro, con le discariche abusive. E ancora un procedimento, quello per ignoti. Addirittura il rinvenimento di 300 mila tonnellate di rifiuti in una cava a confine tra Campania e Molise. Anche qui segnali ben precisi. Quando l’autorità giudiziaria se ne occupa i fatti già si sono consumati. E, quindi, se non apri gli occhi di fronte a questi fatti consumati e così manifesti le responsabilità sono ancor più gravi. Sono responsabilità non tollerabili. Di portata devastante”. Cosa dovevano fare le classi dirigenti molisane? “Le classi dirigenti dovevano prevenire. Non l’hanno fatto. Le presenze ci sono già state nel passato e non hanno organizzato un controllo di legalità all’altezza di una difesa che bisognava fare nei vostri territori. Gli appalti sono stati controllati cantiere per cantiere? Si sono fatti i protocolli di legalità, quelli di nuova generazione? Si sono controllati a monte le imprese? Si sono visti chi forniva il cemento, il materiale? Chi faceva l’intermediazione? Si è strutturato un sistema di controllo a rete? Si è evitato quel mercimonio che porta alla moderna schiavitù, che è l’organizzazione del lavoro nero? Si sono accesi i riflettori sul riciclaggio, sugli investimenti? Non si sono fatti. Non mi risulta. Non li conosco. Si è sollecitata un’azione di prevenzione tecnica, quella che fa la cosiddetta misura di prevenzione patrimoniale, per sequestrare i beni alle organizzazioni mafiose che mettono piede nella vostra Regione? Non mi risulta. Tranne qualche piccola cosa, non si è fatto quel lavoro a setaccio, a maglia stretta. Non penso che si sia fatto quel discorso di crescita della cultura della legalità. In cui il cittadino conosce bene quali sono i propri diritti e i propri doveri. Le classi dirigenti della politica della vostra Regione non solo non hanno fatto prevenzione, non solo non hanno strutturato norme, regole e comportamenti per colpire le prime infiltrazioni mafiose. Ma, addirittura, si è dato il cattivo esempio. Si è utilizzata la Regione, le risorse pubbliche con quei criteri da rapina che hanno fatto della politica il luogo dove esercitare un dominio privato. Dove trasformare il cittadino in suddito. Dove annullare il ruolo della maggioranza e dell’opposizione. Dove fare della sanità un grande mercimonio, piuttosto che la tutela e la promozione del diritto alla salute. Dove utilizzare le risorse del terremoto per scatenare appetiti e clientele. Dove fare delle assunzioni clientelari, a partire dalla Regione, un metodo per conquistare il consenso, piuttosto che mettersi al servizio, in modo efficiente, per i bisogni dei cittadini e delle imprese. Gli esempi potrebbero continuare”. Senza dimenticare le responsabilità “delle classi dirigenti”, cominciamo tutti a guardarci allo specchio, per chiederci: “noi questa cosa che puzza di morte (e non solo), che umilia, che distrugge e che spezza i sogni e le speranze nostre e dei nostri figli, la vogliamo?”. Riassaporiamo tutti insieme “la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”, come amava dire il giudice Paolo Borsellino, ammazzato da questi uomini per il suo costante e leale impegno. Onoriamo la memoria anche con i fatti.

http://paolodechiaraisernia.splinder.com/

“Il Volantino”, 25 luglio 2009

L’Intervista a Luca Iorio

Luca Iorio

Dopo il ritorno del “figliuol prodigo” Luca Iorio nella sanità molisana (provv. direttore generale 194/2011) e la creazione dell’Equipe multidisciplinare Itinerante aziendale (provv. direttore generale n. 329/2011) ecco l’intervista al figlio del presidente della Regione Molise Michele Iorio, realizzata a Isernia dopo un’operazione di cardiochirurgia (che non poteva esser fatta nell’Ospedale “Veneziale” del capoluogo pentro).

Nell’intervista si toccano diversi punti: dall’operazione contestata anche dalla società di cardiochirurgia ai rapporti con Huscher, dai problemi del pronto soccorso alla gestione della sanità regionale.

Questa è l’intervista integrale, pubblicata (in quattro parti) su La Voce del Molise.

Buona lettura.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

L’intervento di cardiochirurgia al “F. Veneziale” di Isernia ha innescato polemiche su polemiche. Sin ad oggi si sono registrati gli interventi di molti operatori del settore. Tutti convinti che un intervento all’aorta ascendente nella struttura pubblica isernina non poteva essere fatto. Perché la struttura non è accreditata per la cardiochirurgia. Perché presso la struttura isernina non esistono né le competenze (l’equipe è venuta da Roma) né i macchinari. Nei giorni scorsi abbiamo ascoltato il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia, il professor Gerometta che ha illustrato il suo punto di vista. Dello stesso avviso anche il cardiologo Centritto del “Cardarelli” di Campobasso. Alla vicenda si è interessato il consigliere regionale Petraroia con un’interrogazione in consiglio regionale. Anche il Senatore della Repubblica Giuseppe Astore ha preannunciato un’interrogazione in Parlamento. E la Procura? Era stato proprio il professor Bianchi (che a Isernia ha effettuato l’operazione insieme a Mario Albertucci e Luca Iorio), durante la conferenza stampa, a parlare di “una telefonata da parte della Procura di Isernia”. Dal Palazzo di Giustizia è tutto confermato. Dopo una segnalazione è partita l’inchiesta della magistratura. Abbiamo avvicinato, per capire il suo punto di vista, il chirurgo vascolare Luca Iorio. Il figlio del presidente della Regione Molise Michele Iorio.

In conferenza stampa avete “giocato” con le parole. Non avete dato una risposta sul tipo di intervento: chirurgia vascolare o cardiochirurgia. Nel Piano di Rientro non sono stati previsti posti per la chirurgia vascolare a Isernia. A che titolo Bianchi viene a operare al Veneziale se non ci sono più posti di chirurgia vascolare?

“I due posti letto della chirurgia vascolare di Isernia sono due posti letto che vengono distaccati dall’UOC di Campobasso. Lo stabilimento di Isernia non ha i posti letto di vascolare, perché sono due posti distaccati di Campobasso. E’ normale che ci sia questa discrepanza sulle carte ufficiali”.

E’ ancora valida la convenzione stipulata con il San Giovanni di Roma?

“No, non è più valida”.

Da quanto tempo?

“Non mi ricordo. Non è più valida per il semplice motivo che il professor Bianchi è andato in pensione”.

Se non è più valida a che titolo viene ad operare il professor Bianchi?

“Il professor Bianchi viene perché ci sta dando una grandissima mano”.

Al di fuori della convenzione?

“Ma la convenzione è stata fatta nel 2005 o nel 2006 con un progetto per andare a ridurre quella che è la mobilità passiva. Anziché far viaggiare il paziente perché non viaggia l’equipe chirurgica?”

Ma perché queste operazioni, come quella fatta giovedì scorso, non vengono effettuate presso la Cattolica? Visto che la struttura è accreditata?

“La Cattolica è accreditata per la cardiochirurgia”.

L’operazione che avete fatto a Isernia rientra nella cardiochirurgia. Per il segretario Gerometta della Società Italiana di Cardiochirurgia (“questo tipo di intervento è descritto nei manuali di cardiochirurgia”), per il cardiologo Centritto e per molti medici del “Veneziale” di Isernia l’intervento all’aorta ascendente rientra nella cardiochirurgia.

“Questo intervento rientra nella chirurgia vascolare”.

Lei è assunto a Campobasso?

“Certo”.

Che tipo di contratto ha?

“Sono molto privilegiato in quanto figlio del Presidente, quindi, ho un contratto di avviso pubblico. Un contratto a termine della durata di otto mesi”.

Lei fa anche le consulenze presso le strutture ospedaliere della Regione?

“Si”.

Succede anche ad altri medici?

“Sono l’unico medico dell’Asrem che in maniera del tutto gratuita, anzi rimettendo i soldi miei, vado all’Ospedale di Termoli tutti i martedì mattina dove svolgo l’ambulatorio di chirurgia vascolare e, quando vengo chiamato, vado anche presso strutture ospedaliere”.

Quanto percepisce con queste consulenze?

“Zero”.

Qual è il suo stipendio?

“Duemila e 600euro al mese”

Ha altri emolumenti?

“Assolutamente no”

E’, quindi, un fisso.

“Non è un fisso. E’ leggermente variabile se ti chiamano in reperibilità. Con queste 2.600euro eseguiamo circa 120 visite ambulatoriali al mese e abbiamo eseguito in un anno 300 interventi di chirurgia vascolare, di cui il 30% sono di fuori Regione”.

Lei è a conoscenza che sull’operazione di cardiochirurgia di giovedì scorso è intervenuta anche la Procura con un’indagine?

“No. So che il direttore sanitario ha avuto un colloquio con il Procuratore, che voleva avere notizie in merito. Perché era stata presentata il giorno prima, se ho capito bene, una segnalazione”.

Da chi?

“Lasciamo stare. Andiamo avanti”.

E’ stato mica Huscher?

“Lo ha detto lei”.

Quali sono i rapporti attuali con Huscher?

“Di Huscher non parlo”

Ma chi lo ha portato a Isernia?

“Non voglio parlare di Huscher. L’ho querelato per diffamazione”

Se Lei è assunto a Campobasso perché opera a Isernia?

“Abbiamo un’Asrem, che è un’Azienda unica ospedaliera. Abbiamo soltanto un’UOC di chirurgia vascolare che sta a Campobasso. Se un paziente di Termoli o di Isernia o di Agnone o di Venafro  vuole fare una visita vascolare deve prendere la macchina e farsi 50,70,80 chilometri per raggiungere l’ambulatorio di Campobasso, altrimenti si può rivolgere in privato. Ad esempio a me in privato”.

In conferenza stampa Lei parlò di rapporto fiduciario tra il medico e il paziente. E’ opportuno che il paziente si rivolga al medico di fiducia per decidere dove farsi operare?

“Non ho capito la domanda”.

Tutti i pazienti possono percorrere questa strada. La regola è generale o vale solo per il paziente operato in cardiochirurgia?

“Chi vuole farsi operare qua può essere visto presso l’ambulatorio. E’ l’unico ambulatorio dove non c’è lista di attesa perché non c’è un limite al numero delle visite. Chiunque vuole, in qualsiasi momento, viene in ambulatorio. Quello che noi offriamo come chirurgia vascolare in nessun altro posto al mondo si trova. Non esiste nessun altro reparto nell’Asrem dove esegui la visita in assenza di lista di attesa. Tutti i pazienti che hanno fiducia in noi vanno in ambulatorio dove si fanno visitare. Se c’è un’indicazione chirurgica vengono ricoverati e vengono operati. Tutti quanti”.

Quali sono i vantaggi economici per questo tipo di operazione?

“Qualcuno si è divertito a dire che l’operazione è costata 50mila euro. Il costo è stato di 6mila euro. A conti fatti, da un punto di vista economico, l’Azienda ha guadagnato 14mila euro. Se si tratta di operare una persona pure se l’intervento costava 1milione e mezzo di euro lo avrei fatto senza nessun tipo di problema”.

Era opportuno fare un intervento di cardiochirurgia, ricostruendo da zero una sala operatoria perché al Veneziale di Isernia non ci sono né mezzi ne personale?

“Se lei mi trova un ospedale in Italia …”.

La Cattolica a Campobasso, che dista 50 chilometri da Isernia.

“Ha di proprietà sua i macchinari?”.

Nella Cattolica si possono trovare i macchinari già nelle sale operatorie e sono già presenti le figure professionali.

“A noi cosa ci mancava”.

Avete ricostruito da zero tutta la struttura, facendo venire da fuori Regione l’intera equipe e i macchinari. Sono venuti sia Bianchi che Albertucci, i cardio-anestesisti…

“Bianchi viene qui quattro volte al mese…”

Quanto prende Bianchi per venire a operare a Isernia?

“Penso qualcosa in meno di mille euro ogni volta che viene”.

Albertucci invece?

“E’ venuto gratuitamente”.

L’equipe, o parte dell’equipe, percepisce parte del Drg come emolumento?

“Magari”.

Si può fare una verifica su questo?

“Lavoro dalla mattina alla sera. Ti direi di si, può darsi che non mantengo l’impegno. E’ tutto sul sito dell’Asrem. Se ci sono difficoltà… c’è tutto l’interesse mio per un’inchiesta sulla vascolare. Non riesco a capire perchè tutto questo polverone su questo intervento. Se altre strutture fanno l’intervento di vascolare è normale?”.

Se sono accreditate è normale. Se non lo sono non è normale.

“Perché questa cosa qui non la volete vedere”.

Ci stiamo occupando di questo intervento.

“Lei sta facendo un’inchiesta sulla cardio vascolare”.

L’operazione fatta a Isernia è di cardiochirurgia.

“Lo dice Lei”.

Lo dice il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia, il cardiologo Centritto e molti operatori del settore.

“In ogni caso si allarghi l’inchiesta sulla chirurgia vascolare”.

1parte/continua (La Voce, 14 dicembre 2010)

***

Nella prima parte dell’intervista fatta al chirurgo vascolare Luca Iorio (il figlio del Presidente della Regione Molise Michele Iorio), pubblicata ieri sulle nostre colonne, abbiamo iniziato a mettere dei punti fermi. Dopo l’operazione di cardiochirurgia che “non si poteva fare” al “F. Veneziale” di Isernia è stata aperta un’indagine da parte della magistratura isernina. Abbiamo appurato che non esiste più la famosa convenzione stipulata con il San Giovanni di Roma ed è rimasta in piedi quella con il chirurgo vascolare in pensione Giuseppe Bianchi. Riprendiamo l’intervista al dottor Luca Iorio con le dichiarazioni di un professionista del “Cardarelli” di Campobasso.

Il cardiologo Centritto afferma: “Dal punto di vista della salute del paziente non c’è nessuna logica. Anzi si mette a rischio. Ho letto che in conferenza stampa è stato dichiarato che il paziente ha firmato una dichiarazione per farsi operare. Ma il mio dovere è garantire al paziente, che non è un esperto, che posso fare l’intervento. Non basta il consenso informato. Il paziente, fino in fondo, ha capito che veniva operato in un contesto che non dava garanzie per la sicurezza?”.

“Se Centritto ha dichiarato questo lo quereliamo”.

A parte la querela, nell’operazione fatta giovedì scorso c’erano le garanzie per la sicurezza del paziente?

“Mario Albertucci è stato il direttore …”.

Secondo Lei c’erano tutte le garanzie per la sicurezza?

“Assolutamente si. Ed è diffamatorio chi afferma il contrario”.

Il paziente è stato informato che nel Veneziale non esistevano e non esistono le strutture interne e le professionalità interne?

“Questo lo dite voi”.

Sono venute dall’esterno le professionalità, insieme ai macchinari.

“Sono venuti dall’esterno perché è normale che in un processo di crescita per un centro vascolare abbiamo la necessità, a volte, di prendere personale esterno ma soprattutto per svolgere questi interventi in maggiore garanzia”.

Non ci sono i macchinari al “Veneziale” di Isernia.

“Se Lei mi trova un Istituto di Cardiochirurgia al mondo, di chirurgia vascolare al mondo che è proprietario della macchina cuore-polmone domani mattina non lavoro più a Isernia e chiudo il centro di chirurgia vascolare a Isernia”.

Ma la Cattolica, che dista solo 50 chilometri da Isernia, quando fa queste operazioni di cardiochirurgia deve far venire il macchinario da fuori o sono già presenti nella struttura sia il personale che il macchinario?

“Penso che i perfusionisti non debba farli venire…”.

I cardio-anestesisti?

“Sicuramente ci sono”

I chirurghi che fanno l’operazione?

“Spero di si”.

Il macchinario cuore-polmone?

“Affittato”.

Ma è già presente nella struttura, nella sala operatoria?

“Dipende dal numero degli interventi”.

Alla Cattolica devono farlo arrivare o è già presente il macchinario?

“Sulla Cattolica mi riesce difficile rispondere perché non è il mio ospedale. Lei mi fa la domanda sulla Cattolica, ma posso rispondere con la mia logica. Però non è detto che la mia logica sia quella loro”.

Sempre Centritto, in una dichiarazione, afferma: “Come si fa un intervento di cardiochirurgia in un contesto dove tutto il personale deve essere adatto per supportare un intervento del genere. Anche l’infermiere deve essere addestrato. Per non parlare della sala operatoria. Basta andare in Cattolica per rendersi conto della sala operatoria di cardiochirurgia”. A Isernia non esistono né i macchinari né il personale.

“Non è che abbiamo portato l’equipe. Ripeto il professor Bianchi…”

Con la convenzione scaduta.

“Quale convenzione scaduta”.

Quella stipulata con il San Giovanni nel 2005 e confermata in conferenza stampa dal direttore Fulvio Manfredi Selvaggi.

“E’ venuta meno perché il professor Bianchi è andato in pensione. E’ stata fatta con lui la convenzione”.

Attualmente non esiste una convenzione con il San Giovanni di Roma, ma esclusivamente con il dottor Bianchi?

“Esatto”.

Si può vedere questa convenzione?

“Non ce l’ho, altrimenti gliela davo”.

Quando è stata stipulata questa convenzione?

“Non mi ricordo”

Quando è andato in pensione?

“Grosso modo un anno e mezzo fa”.

E’ opportuno far venire a operare a Isernia il professor Mario Albertucci nonostante i provvedimenti “prescrittivi con azioni disciplinari anche di revoca e di sospensione della licenza” subiti negli Stati Uniti?

“A questa domanda deve rispondere Mario Albertucci. Un chirurgo che non ha una denuncia è un chirurgo che non opera. In genere chi opera ha denunce, chi non opera non ha denunce. Questa è la prassi”.

Come si apprende da AdnKronos Lei, insieme ad altri quattro medici, compreso Mario Albertucci e Cristiano Huscher, è stato rinviato a giudizio per concorso “nell’accusa di omicidio colposo”. Stiamo parlando della vicenda Verso, lo scenografo morto a Isernia nel 2007. Cosa vuole aggiungere?

“Stiamo alle prime udienze e speriamo che finisca subito questa storia. Perché è veramente una cosa assurda”.

E’ l’unico rinvio a giudizio?

“Per fortuna si”

Lo scenografo Alberto Verso fu portato a Isernia da Mario Albertucci?

“E’ una storia estremamente lunga. Non è stato portato a Isernia da Albertucci. Era un amico di Mario Albertucci, che non è stato mai al tavolo operatorio. Non si capisce proprio perché è stato indagato. Non c’entra veramente nulla. Mario Albertucci non ho capito bene perché è stato indagato. Lui era amico del paziente. La mia posizione è particolare. A me e a un altro collega ci danno contro per quanto riguarda il primo ricovero. Il paziente, per il secondo ricovero, si rivolse a un luminare della medicina interna romana che lo ricoverò alla MaterDei. Quando venimmo a sapere del secondo ricovero lo andammo a trovare da amici e non da medici, perché non aveva più scelto noi. Anche perché il suo problema, tendenzialmente, non era più chirurgico. Mi si addossa il problema del secondo ricovero, ma tra l’altro anche in quella cartella clinica il mio nome non risulta mai, proprio perché mi sono trovato casualmente quel giorno a trovarlo. Non sono andato lì a fare il chirurgo o altre cose. Spero che da questa situazione si esca il prima possibile perché veramente è un caso un po’ limite. Però, come si dice, confidiamo nella giustizia ”.

Centritto oltre a chiedere l’intervento della magistratura, anche se dalla Procura di Isernia sono intervenuti già la mattina dell’operazione, ha confermato che questo tipo di operazione (aorta ascendente) al “Veneziale” di Isernia non si poteva fare. Perchè non è stata fatta in una struttura idonea, accreditata?

“Lo dice Lei e Centritto che è un intervento di cardiochirurgia”

Lo afferma anche il segretario Gerometta della Società Italiana di Cardiochirurgia (“questo tipo di intervento è descritto nei manuali di cardiochirurgia”) e lo affermano molti operatori sanitari. L’unica voce dissonante è la sua, di Bianchi, Albertucci e Manfredi Selvaggi. Voi giocate con le parole.

“Non riesco a capire perché il problema sta tra cardiochirurgia e chirurgia vascolare”

Perché se è cardiochirurgia non si poteva fare a Isernia presso il “Veneziale”.

“Perché?”

Lo ha confermato anche Lei che a Isernia non si può fare.

“Nel senso che non è stato ricoverato un paziente che doveva fare la sostituzione di una valvola cardiaca. In questo caso se avessimo  ricoverato un paziente del genere saremmo stati noi dei matti. Qui si tratta di un paziente che due anni fa, io ero al pronto soccorso, non ha ricevuto risposte da nessuno”.

Nemmeno dalla Cattolica?

“Esatto. L’unica risposta che ho avuto è stata di Mario Albertucci che non era neanche reperibile a Roma e ce lo siamo dovuti caricare in ambulanza per portarlo a Roma dove è stato operato”.

Lei contesta Gerometta quando dice che “questo tipo di intervento è descritto nei manuali di cardiochirurgia”?

“Non lo so, non sono un cardiochirurgo. Come la faccio a contestare. Se nei manuali di cardiochirurgia è descritto non lo so. Non ho mai studiato ..”.

Lui afferma che l’intervento all’aorta ascendente rientra nella cardiochirurgia.

“Non ha senso l’affermazione di Gerometta”

Non ha senso?

“Attenzione, non voglio offendere il professore. Lui ha un carisma professionale cento volte il mio, non voglio contestare il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia. Da questo discorso non se ne uscirà mai fuori”.

Usciamo da questo “pantano”. Da questa disputa tra cardiochirurgia e chirurgia vascolare.

“Non ha senso”.

E’ un problema se è cardiochirurgia.

“E che problema è se è cardiochirurgia”

A Isernia, presso il “Veneziale”, non si può fare. E poi c’è la Cattolica a 50 chilometri.

“Mettere uno stand sulla coronaria dove bisogna farlo?”

A me questo non interessa. Voglio capire questo caso preciso.

“Sul caso preciso ho risposto ampiamente. Questa discussione non ci porterà mai a nulla e né un’aula di tribunale la potrà mai chiarire. Mai, perché il problema non esiste. Ben venga se si pone questa questione. Forse facciamo storia. E’ un intervento che abbiamo fatto con la totale garanzia che tutto doveva andare bene”.

E’ accreditata la struttura di Isernia per la cardiochirurgia?

“Per la cardiochirurgia no, per la chirurgia vascolare si. Ma quando si parla di accreditamento sull’ospedale pubblico non ha molto senso”.

Riprendo le affermazioni di Centritto sull’accreditamento. “E’ la Regione che lo concede (l’accreditamento, ndr) sia per le strutture private che per quelle pubbliche. L’accreditamento significa verificare tutte le condizioni per poter fare un certo tipo di lavoro. L’accreditamento varia per ogni disciplina”. Ma questo intervento è stato fatto a Isernia per il legame che lega il medico al paziente?

“Non capisco perché un cardiologo (Centritto, ndr) che lavora in un ospedale pubblico possa avere tutto questo interesse a evidenziare…”

Bisognerebbe chiederlo a Centritto.

“Poniamocelo come problema”.

2/continua (La Voce del Molise, mercoledì 15 dicembre 2010)

***

Nella terza parte dell’intervista al chirurgo vascolare Luca Iorio (figlio del presidente della Regione Molise) abbiamo affrontato, oltre il discorso dell’operazione di cardiochirurgia realizzata a Isernia (dove l’Ospedale non è accreditato per questo tipo di interventi), anche altri argomenti come i reparti doppione. Su questa questione abbiamo più volte chiesto alla dirigenza sanitaria regionale di fornirci una risposta. Abbiamo colto l’occasione per capire il punto di vista di Luca Iorio. Domani il figlio-medico del Governatore affronterà la questione, descritta come “parentopoli”, anche da molti organi di informazione nazionali.

L’operazione di cardiochirurgia è stata fatta a Isernia esclusivamente per il rapporto che esiste tra il medico e il paziente?

“E’ stata fatta a Isernia perché abbiamo tutte le condizioni non solo per farla su questo paziente, ma per fare tutti i tipi di interventi di chirurgia vascolare. Siamo in grado di affrontare qualsiasi tipo di patologia di chirurgia vascolare”.

In queste situazioni esiste un rischio per il paziente o è completamente da escludere?

“In che senso?”

Secondo il segretario Gerometta: “se non c’è un motivo di urgenza sarebbe opportuno fare queste operazioni in un centro di cardiochirurgia perché l’organizzazione è, ovviamente, più complessa. Le uniche statistiche dimostrano che al di sotto di un certo numero di interventi di cardiochirurgia c’è un incremento di mortalità e di rischio”.

“Verifichiamo se in Regione c’è un centro che fa 400 interventi di questo tipo. Se ci sta in Regione potevo anche immaginare una strategia diversa per il paziente”.

Il cardiologo Centritto ha confermato che alla Cattolica si effettuano 300 interventi l’anno di cardiochirurgia.

“In bocca al lupo”

Viene meno l’affermazione che ha fatto prima.

“Centritto come fa a sapere della Cattolica. Lavora al Cardarelli”

A Isernia quanti interventi di cardiochirurgia fate?

“Ma noi non la facciamo la cardiochirurgia”

L’avete fatta.

“Lo dice Lei”

Lo dicono gli specialisti.

“Lo dice Centritto che è un cardiologo di Campobasso e non vedo come fa a sapere …”.

Lo dice il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia, il professor Gerometta.

“E cosa dice? Che è descritto in un manuale”

Per lui è cardiochirurgia. Quindi contesta l’affermazione del segretario Gerometta?

“Non sono in difficoltà a dare una spiegazione. Il problema non è se quella è chirurgia vascolare o cardiochirurgia. Quello è un intervento su una patologia aortica complessa. E la deve fare chi la sa fare. Chi ha esperienza di saperla fare”.

Anche in una struttura dove non si può fare?

“Questo lo affermano loro. Ma, assolutamente, non è vero. Se non si poteva fare e non ci stavano garanzie probabilmente il paziente non sarebbe andato bene. Avrebbe avuto complicanze il paziente. E’ sotto gli occhi di tutti che il paziente, per fortuna, sta bene. Alla fine tutta questa polemica non so che cosa vuole portare. Da parte nostra ci sta la totale serenità. E se domani mattina si rivolge da noi un paziente con la stessa patologia, che vuole essere sottoposto a intervento chirurgico, rifacciamo le stesse cose fatte fino ad ora. Senza nessun tipo di problema”.

Il primario della Chirurgia Di Sandro viene informato delle attività che si svolgono nel suo reparto? L’altro giorno, in conferenza stampa, a chi si riferiva Di Sandro quando ha dichiarato: “esiste un primario e certe cose senza un primario non possono essere fatte. Voi siete entrati a casa mia senza chiedere il permesso”?

“Al direttore sanitario. A me assolutamente no. La direzione sanitaria ha organizzato la conferenza stampa di martedì pomeriggio, con le festività, forse è venuto meno il discorso di avvisarlo che si sarebbe tenuta la conferenza stampa nella sala operatoria”.

Come è finita quella storia?

“Non c’è stata alcuna storia”.

Chi ha autorizzato l’operazione?

“Nessuno. Per operare mica ho bisogno dell’autorizzazione”.

Il paziente è stato ricoverato presso il reparto il 29 novembre ed è stato operato il 2 dicembre. Quanti giorni sono rimasti, dopo l’operazione, i due medici (Bianchi e Albertucci)?

“Sono andati via di domenica”

Non è opportuno operare dove è già presente un’assistenza?

“Lei pensa che sono un muratore? Lei pensa che non sono in grado di poterla dare?”

Perché i due medici sono rimasti se c’è l’assistenza?

“Quando operiamo di casi maggiori è chiaro che l’equipe rimane sul posto. Quando operiamo di casi minori l’assistenza posso darla da solo”.

Qual è la situazione del Pronto Soccorso di Isernia?

“Non ne ho idea. Perché lo chiede a me”

Lei lavora a Isernia?

“Si, ma in che senso qual è la situazione”

Il personale ha presentato alla dirigenza due documenti firmati con delle richieste precise per uscire da una “situazione drammatica”. Hanno dichiarato anche uno stato di agitazione.

“Cioè?”

Lamentano la possibilità di poter dare la sistemazione a tutti gli utenti che arrivano nel loro servizio, specie dopo la chiusura progressiva degli Ospedali di Venafro e Agnone. Con il conseguente afflusso presso la struttura isernina. Lei non è a conoscenza di questa situazione? Se ne sono occupati anche gli organi di informazione locali.

“Non l’ho seguita la vicenda del pronto soccorso. Non so la protesta su cosa era concentrata”.

Su quello che le ho appena detto.

“La grande soluzione è quella, sicuramente, di rafforzare le strutture territoriali, nel senso di far diventare l’ospedale dove ci devono essere malati acuti”.

Perché non si fa questo?

“Parlo di me. Con due posti letto ho fatto 400interventi. L’ospedale deve diventare un posto per acuti e il paziente cronico deve essere trattato attraverso il potenziamento delle strutture”.

L’argomento Huscher Lei non lo vuole trattare. Nemmeno vuol dire perché è stato prima preso per “chiara fama”, con chiamata diretta, e poi è stato sbattuto fuori?

“Lui mi accusa di tutto. Con Huscher discuterò in altre sedi”.

E’ possibile esaudire le richieste degli utenti, per quel famoso legame che lega il medico al paziente, allestendo da zero camere operatorie con equipe e macchinari esterni. Lo stesso discorso vale, per assurdo, anche per la richiesta di una plastica facciale?

“Noi non abbiamo allestito nulla di particolare”.

Avete creato una sala operatoria con un’equipe e macchinari venuti da fuori.

“Questo sarà stato il quindicesimo intervento che si fa così”

Riepiloghiamo. Lei prima parlava di 400 interventi di chirurgia vascolare. Questi quindici interventi, allora, sono stati di cardiochirurgia?

“Quindici interventi in circolazione extra corporea. Voglio fare un esempio: a me è capitato anche, insieme a Mario Albertucci di dover viaggiare per andare al San Carlo a Milano come consulente per eseguire la circolazione extra corporea. Questo cosa vuol dire che a Milano, in un grosso ospedale, non hanno le professionalità per fare questo? Significa che a loro conveniva di più affittare il service che, in quel caso, era complessivo di cardio-chirurgo, chirurgo vascolare e macchina cuore-polmone. L’eccezionalità di questo intervento la state dando voi. Tutta questa cosa di eccezionale non la vedo. Ancora non riesco a capire perché si sta facendo tutto questo polverone”.

Perché accadono cose strane all’Ospedale di Isernia?

“Quali sono queste cose strane?”

Reparti doppione come quello di neurofisiopatologia. E’ un doppione?

“Di chi?”

Al Neuromed di Pozzilli, a soli 15 chilometri da Isernia, esiste già questo reparto. Qual è la logica di creare un reparto di Neurofisiopatologia all’ospedale del capoluogo pentro? Qual è la logica di creare un reparto di oculistica? Attualmente ce ne sono 6 tra strutture pubbliche e private.

“E quindi?”

Era opportuno creare questi doppioni?

“Bisogna chiudere il pubblico per favorire il privato?”

Non bisogna aprire reparti doppione.

“Ma doppioni di che?”

Di reparti che esistono già in altre strutture

“Quando si crea un doppione il problema…”

Ma perché non si risolvono prima i problemi veri e poi si pensa a costituire reparti già esistenti?

“Cioè?”

Ad esempio il Pronto Soccorso di Isernia dove tutto il personale ha denunciato una “situazione drammatica”. Perché la dirigenza regionale ancora non risponde ai dipendenti della struttura di primo soccorso, ma è pronta ad aprire reparti doppione? E’ normale che i problemi seri vengono messi da parte ed affrontati con calma? Era opportuno aprire il reparto di Oculistica ad Isernia?

“Non conosco in maniera specifica, cioè nel senso …sono stato per dodici anni fuori da questa struttura…”

Questa è la stessa cosa che ha detto il dirigente Fulvio Manfredi Selvaggi (“sono arrivato nel 2007 e ho trovato la convenzione già firmata”) in conferenza stampa sulla convenzione con il San Giovanni di Roma.

“Non è che sono deputato io a fare le scelte. Magari se fossi io qualche idea…”.

3/continua (La Voce del Molise, giovedì 16 dicembre 2010)

***

Chiudiamo oggi l’intervista al figlio del presidente della Regione Molise. Dopo aver affrontato la questione dell’operazione di cardiochirurgia, che all’Ospedale di Isernia, “non si può fare” e il problema dei reparti doppione presenti nella struttura isernina abbiamo voluto conoscere il punto di vista di Luca Iorio sulla questione “parentopoli”. Un argomento ampiamente ripreso anche dalla stampa nazionale.

Dottor Iorio, secondo Lei è normale che la direzione di un distretto sanitario sia affidata a personaggi che non hanno nulla professionalmente a che fare con queste strutture? Parlo di Vincenzo Bizzarro, oggi consigliere regionale e Rosetta Iorio, oggi assessore ai lavori pubblici del Comune di Isernia. Perché si sono scelti dei soggetti che non sono medici per la direzione di un distretto?

“Un mendico Le sa dire qual è il curriculum che ci vuole per fare il direttore di un distretto sanitario?”.

Ma Lei da operatore del settore cosa ne pensa?

“Ora sta andando sul politico-personale”.

Perché personale? E’ vero o non è vero che prima Vincenzo Bizzarro e poi Rosetta Iorio hanno ricoperto questi ruoli nella sanità molisana?

“Ha citato mio zio e mia zia”

Loro hanno ricoperto questi ruoli.

“Li sta citando lei. Non mi va di entrare in questa… ne hanno scritto tutti”.

Quale occasione migliore per affrontare di nuovo la questione?

“Non mi va di parlare di queste cose. Quello che dico è questo, la mia personale opinione. Si sta cercando di dipingere in tutti i casi un disastro, un discorso sanitario di bassa qualità e via dicendo. Questo, francamente, è un gioco al massacro. Capisco che ci sia necessità, da parte di tutti quanti, di strumentalizzare qualche discorso…”

Il deficit della sanità pubblica lo pagano i cittadini, non la politica. E’ doveroso rispondere a queste domande per il rispetto che si deve alla gente.

“Non lo pagano i cittadini perché le tasse non sono state aumentate”

Lo pagano i cittadini con tasse e servizi. E le tasse sono state già aumentate da diversi anni.

“Mi faccia finire di parlare. In ogni caso…”

Lo pagano i cittadini.

“Francamente quello che posso notare che oggi il cittadino molisano ha da parte di Ospedali pubblici e Ospedali convenzionati un’ottima risposta sanitaria. L’ultima indagine fatta sul rapporto qualità e difficoltà degli interventi e delle procedure svolte nei diversi Ospedali italiani mi pare che il Molise è arrivato al primo posto, se non sbaglio. Ma quando esce un qualcosa di positivo, quando questa positività è certificata anche da indagini nazionali e via dicendo perché, evitando quelle che possono essere le stupide polemiche, non si cerca di costruire un qualcosa di buono”.

A livello nazionale la stampa si è occupata del Molise diverse volte con articoli, inchieste e servizi. Che hanno riguardato anche Lei, insieme alla sua famiglia. Molti hanno parlato di una “parentopoli” nella sanità pubblica molisana. Lei cosa ci dice?

“Ho la colpa che mi sono laureato in medicina e ho la grande colpa di lavorare presso l’Ospedale di Isernia che è la mia città. Mi possono scrivere e dire quello che vogliono”.

Lei lavora a Isernia, a Campobasso e, grazie a una convenzione, in tutta la Regione.

“Sono stupido, glielo dico io”

Perché?

“Vabbè, lasciamo stare”

Perché poteva andare a lavorare fuori Regione ed evitare le polemiche?

“Avrei guadagnato molto di più, me ne voglio fregare di tutto e vado avanti. Non mi fermano le polemiche o le diffamazioni. Se ho operato 400 persone l’anno ho ricevuto 400 grazie da parte di pazienti e familiari, per cui…”.

Per diffamazione cosa intende? Si riferisce agli articoli in cronaca nazionale?

“A livello nazionale. A tutti i livelli. Non me ne interessa. Vado avanti per la mia strada”.

Ma cosa ne pensa di questo interesse della stampa nazionale? Parlano di “parentopoli”.

“Cosa ne posso pensare. Parlano di parentopoli? Ognuno …”.

Lo ricorda l’articolo di Repubblica? Dove disegnarono “l’albero genealogico” della famiglia.

“Possono parlare di quello che vogliono”.

Lei la rigetta questa accusa?

“Mica sono d’accordo di quello che scrivono su di me e sulla mia famiglia. Ci mancherebbe. Non li do proprio peso. Non li do peso perché tanto, voglio dire, la cosa più facile… Nella vita c’è chi fa e chi, invece di fare, perde tempo a chiacchierare. A me francamente di perdere tempo… io vengo criticato sul fare. Non vengo criticato sul non fare. La cosa che non accetterei proprio è che qualcuno potesse dire “Luca Iorio, siccome è il figlio del presidente, è un figlio di papà, si è fatto assumere dall’Ospedale e non fa un cavolo dalla mattina alla sera”. Visto che quello che faccio come vascolare a Isernia non ha eguali in Italia, come rapporto ore di lavoro con la produttività che ha questo reparto, a me poi possono dire che sono raccomandato, che sono… tanto, voglio dire, io sono il figlio del presidente e per definizione sono raccomandato. Poi ci sta chi mi conosce e che può darsi mi può giudicare e in genere mi giudica positivamente, chi mi vuole fare il discredito, chi vuole fare le interrogazioni regionali, al Senato facesse quello che vuole”.

Cosa ne pensa dell’interrogazione regionale, sull’operazione di cardiochirurgia effettuata ad Isernia presentata nei giorni scorsi dal consigliere del Pd Michele Petraroia?

“Ma tanto ormai non è la prima che fa, continuasse a farle…”

E’ la prima che riguarda Lei?

“Non penso. Forse quando è arrivato il professor Huscher a Isernia, credo, ce ne siamo beccate altre. Non mi ricordo bene”.

E sull’ultima che pensa?

“Non l’ho letta”

Scrive Petraroia: “chiedo di sapere perché per fare un intervento cardochirurgico ad elevata complessità non è stato utilizzato il Centro di alta specializzazione della Cattolica di Campobasso”. Su questo che dice?

“Andiamo avanti”.

Ma su questo punto cosa dice?

“Andiamo avanti”

Come facciamo ad andare avanti se non dice nulla su questo punto?

“Su questo dico che il paziente ha scelto diversamente. Esiste la libertà di scelta da parte del paziente”.

Continua Petraroia: “chiedo di essere informato su chi ha autorizzato tale intervento cardochirurgico e se tale autorizzazione è compatibile con il regime di commissariamento della Regione Molise”.

“Cosa c’entra il commissario con un intervento chirurgico di routine, che voi rendete eccezionale”.

Nessun tipo di connessione?

“No”

Si legge nell’interrogazione del consigliere regionale: “chiedo di essere messo a conoscenza se le notizie diffuse dalla stampa locale circa gli eventuali rischi a cui si può incorrere per interventi complessi in strutture ospedaliere non dotate di macchinari e attrezzature specialistiche idonee rispondano al vero oppure no”.

“Chi dice una frase del genere, ma non solo Petraroia, ma pure Centritto…”.

Pure il segretario della Società Italiana di Cardiochirurgia Gerometta.

“E’ di fuori, non conosce la realtà. Gli viene chiesta una cosa del genere, è chiaro che deve rispondere così. Però, quando pure Centritto dice una cosa del genere, quando Petraroia dice una cosa del genere credo che sia offensivo per la professionalità mia, del professor Bianchi e del professor Albertucci. Posso anche essere di idee differenti a queste due persone, ma non mi permetterei mai di offendere la loro professionalità. E’ chiaro che non sono d’accordo con l’interrogazione fatta. Ma questo non mi fa dire se lui è cattivo o buono come consigliere regionale. Questa è veramente una cosa offensiva. Su Centritto, in particolar modo, penso che una querela, in questo caso, ci sia proprio tutta. In modo tale che, forse, la prossima volta ci pensa prima. Questo è il motivo per cui gli Ospedali pubblici non cresceranno mai in Italia, perché non ci sta proprio la volontà di farli crescere in favore del privato. Lei pensa che un dipendete di una struttura privata possa parlar male di un dipendente della stessa struttura privata? Lei domani mattina può scrivere che il suo giornale, è un esempio paradossale, che la redazione di Campobasso non scrive la verità, scrive articoli che non sono buoni…”.

Il mio compito è raccontare i fatti. Paradosso per paradosso, se ho le prove lo scrivo.

“Non facciamo l’esempio su di lei. Ma lei pensa che in una struttura privata se mi alzo la mattina e dico “la struttura che lavora dall’altra parte, sempre nella stessa azienda privata è così, così e così” sa che cosa mi succede? Si chiama comportamento antiaziendale e succede che vengo licenziato. Questi sono i personaggi che fanno si che gli ospedali pubblici in Italia non cresceranno mai. Questa è la vera difficoltà. Non c’è stata una persona, se non noi che abbiamo fatto una conferenza stampa, … Avessimo ricevuto mai un elogio per tutto quello che stiamo facendo su Isernia”.

Ma se sono operazioni importanti, perchè non le pubblicizzate?

“Perché ci sto io”.

In che senso?

“Vede cose succede quando c’è Luca Iorio? Secondo lei non ho difficoltà a spiegare al professor Bianchi che viene da Roma o al professor Albertucci, addirittura, che è stato 25anni in America …”.

Dove ha subito dei provvedimenti disciplinari.

“In America succede diversamente. Non conosco la situazione personale. Il “caso Verso” se fosse successo in America avremmo già avuto una sentenza. Molto probabilmente ha avuto qualche lamentela da parte dell’assicurazione del paziente. Adesso non conosco il caso specifico”.

Torniamo al segretario Gerometta. Lui dice: “In un posto dove questo non è lo standard, mettersi a fare un intervento di cardiochirurgia è anti economico e più rischioso di quanto non sia farlo in una struttura dove ne eseguono 300/400 l’anno”. E aggiunge: “è un modo non logico di fare certe scelte” riferendosi all’operazione di cardiochirurgia fatta a Isernia. “In un altro Paese – per Gerometta – non pensano nemmeno di fare queste cose”.

“In un altro Paese tutto quello che sta succedendo qua non sarebbe neanche successo. In un Paese normale. Se si fa un intervento di questo tipo non succede assolutamente nulla. Solo qui, siccome si vuole fare polemica…”.

Ma in un Paese normale alla direzione di un distretto sanitario chi viene nominato?

“Ci risiamo”.

Se parliamo di Paesi normali.

“Lei è libero di dirlo, non è un problema”.

Mettiamo da parte, per un attimo, i due direttori nominati dalla politica (Vincenzo Bizzarro e Rosetta Iorio, rispettivamente cugino e sorella del presidente della Regione Molise). Non voglio legare i due nomi alla famiglia Iorio. Vorrei capire…

“Nel momento in cui decidessi di entrare in politica ti risponderei a tutte queste domande senza difficoltà. Quando entrerò in politica, lei sarà la prima persona a saperlo…”

Ma cosa c’entra la politica con la direzione di un distretto sanitario?

“Lei allora immagina che se uno si chiama Iorio non ha le capacità?”

Che professionalità aveva Bizzarro per fare il direttore sanitario?

“Non lo so di Bizzarro, ma di mia zia le posso rispondere tranquillamente”.

Prego.

“Vada a vedere il curriculum di mia zia. Tutti i curriculum stanno sul sito dell’Asrem e vedrà se ha le competenze o meno per fare la direttrice del distretto”.

Ma non è un medico. Mentre per Bizzarro cosa dice?

“Sono un po’ di anni che Bizzarro è andato via, non me lo ricordo quale sia il suo curriculum”

Oggi Bizzarro è diventato consigliere regionale.

“Tutto è politica”

4/fine (La Voce del Molise, venerdì 17 dicembre 2010)

Versione integrale (La Voce del Molise – 14/17 dicembre 2010)

VENGHINO, SIGNORI VENGHINO… ECCO L’EQUIPE ITINERANTE.

Qual è la logica di questa scelta? E’ possibile conoscere l’incidenza per questo tipo di intervento? Esistono già diverse strutture attrezzate (Ospedale “Cardarelli”, Cattolica e Neuromed) per la cardiochirurgia e per la chirurgia vascolare. Perché invece di programmare si continua a spendere per cose poco utili in questo momento?

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ una cosa scandalosa. E’ una grossa indecenza”. Non sono andati leggeri nei commenti alcuni operatori sanitari della struttura ospedaliera pentra. Dal “Veneziale” di Isernia, dove il caos regna sovrano, è partita l’indignazione sull’attivazione dell’Equipe multidisciplinare itinerante Aziendale. Per molti questo provvedimento, del direttore generale Angelo Percopo (329/2011), è fatto per Luca Iorio. Il “figliuol prodigo” del presidente della Regione Molise, Michele Iorio. Vincitore di concorso a Rovigo ma subito rientrato in Molise, grazie al provvedimento del direttore generale del 22 febbraio 2011 (n. 194). Ecco cosa si legge nell’oggetto del comando: “dott.Iorio Luca – dirigente medico chirurgia vascolare – comando in entrata presso Asrem”. Ma perché il vincitore di un concorso, con un contratto a tempo indeterminato, rientra con un provvedimento dell’Asrem molisana?Nemmeno il tempo delle presentazioni nella nuova sede. E’ talmente necessaria la presenza di Luca Iorio per la sanità regionale? O, tutto questo, era già deciso in partenza? “E’ andato via, per ora”. Aveva dichiarato il primario di chirurgia vascolare del Cardarelli di Campobasso, Silvano Tomasso. Nella drammatica situazione in cui versa la sanità regionale, dove non esistono posti letto per i pazienti, dove gli Ospedali chiudono, dove i pronti soccorsi combattono quotidianamente la loro battaglia di sopravvivenza, era necessario il ritorno sulla scena di Luca Iorio? A questa domanda ancora nessuno ha risposto. Si è solo stabilito “che l’utilizzo del dott. Luca Iorio, in posizione di comando avrà una durata per dodici mesi”. Tutto a spese dell’Asrem Molise. Quindi, dei cittadini. Rovigo può attendere. Se in altri reparti serve il personale (ma non solo) non sono problemi di questa dirigenza molisana. Anche i pazienti imbufaliti possono attendere nei disagi. E nelle lunghe liste d’attesa. Volete fare, ad esempio, un esame al cuore (un’ecocardiografia) al “Veneziale” di Isernia? Ci vogliono quattro mesi di attesa. Però le cose inutili vengono subito fatte. Lì non esiste attesa che tenga. Nel caos generale, nello spreco dei fondi pubblici, nell’aumento del debito e in una situazione di deficit (che ha portato a questa disorganizzazione: chiusura degli ospedali, intasamento dei pronti soccorsi, mancanza di risposte e di speranze) è arrivata quest’ultima trovata. Qual è la logica di questa scelta? E’ possibile conoscere l’incidenza per questo tipo di intervento? Esistono già diverse strutture attrezzate (Ospedale “Cardarelli”, Cattolica e Neuromed) per la cardiochirurgia e per la chirurgia vascolare. Perché invece di programmare si continua a spendere per cose poco utili in questo momento?
La novità nella sanità: l’equipe multidisciplinare itinerante Aziendale.“In Africa queste strutture sono fondamentali. Solo dove non ci sono strutture è necessario organizzarsi in questo modo”. Ma a cosa serve questa Equipe? Nel provvedimento il direttore generale Angelo Percopo (329/2011), insieme al direttore amministrativo Gianfranca Testa e al direttore sanitario Giancarlo Paglione, ha ritenuto di attivare presso l’Uoc di Chirurgia Vascolare del “Cardarelli” di Campobasso, “una equipe multidisciplinare itinerante su tutto il territorio Asrem, abilitata a svolgere l’attività di Chirurgia Vascolare (ambulatoriale e interventistica) presso i PP.OO. stabilimenti aziendali con priorità a svolgere interventi con carattere di emergenza-urgenza”. Ma era necessario questo provvedimento? Le strutture esistenti saranno soppresse? A cosa serviranno con questa equipe itinerante? “Tale equipe multidisciplinare itinerante – si legge nel provvedimento – potrà ridurre, ove possibile, la mobilità dei cittadini affetti da patologie correlate alla Chirurgia Vascolare”. Ecco le figure professionali, che andranno a comporre l’equipe, indicate nel provvedimento: due chirurghi vascolari (di cui uno responsabile dell’equipe), un chirurgo toracico, un radiologo interventista, un cardioanestesista ed eventuali figure professionali “da individuare secondo necessità clinico-operativa dal responsabile dell’equipe”. Ci sarà, a spese del contribuente molisano, anche il potere discrezionale di scegliere figure professionali “secondo necessità”. Ma, in questa fase acuta di crisi sanitaria, era necessario questo provvedimento? Quanto costerà? Perché i problemi esistenti vengono accantonati e se ne continuano a creare sempre di nuovi e costosi? Che ruolo avrà nell’equipe il figlio del presidente della Regione Molise? Che, guarda caso, è anche un chirurgo vascolare. Si taglia tutto per rientrare dal debito (per molti generato anche dal padre, Michele), però si continuano a fare scelte (“familiari”, “clientelari”, o come dobbiamo definirle?) anche a scapito della popolazione anziana. Per soddisfare quali tipo di esigenze? Per molti il provvedimento, già esecutivo, è “una cosa scandalosa”. Come è scandalosa la situazione del pronto soccorso di Isernia e delle altre strutture pubbliche. Dove i pazienti devono affidarsi al destino per un posto letto. Gli operatori, in diverse occasioni, hanno illustrato il proprio stato d’animo. Per Lucio Pastore, già responsabile facente funzioni della struttura pentra: “Abbiamo indetto, non avendo avuto risposte alle nostre richieste, lo stato di agitazione per segnalare anche all’opinione pubblica la problematicità del servizio. In seguito ad un incontro con la dirigenza sanitaria regionale ci sono state assicurate delle possibili soluzioni. Siamo ancora in attesa, comprendendo le difficoltà, che ci siano date delle risposte”. L’intervista a Pastore era del 6 gennaio, Oggi, nulla è ancora arrivato. Né risposte, né provvedimenti per risolvere la drammatica questione. Ecco cosa scrivono al Prefetto, in una lettera dell’8 febbraio, i dipendenti: “il nostro servizio è intasato per la presenza di pazienti da ricoverare che non hanno allocazione possibile per mancanza di posti letto disponibili nel nostro Ospedale ed in quelli vicini. Abbiamo difficoltà a visitare i pazienti che si rivolgono alla nostra struttura per mancanza di spazi disponibili”. Ma le proteste non sono servite a nulla. La situazione negli ospedali pubblici molisani continua ad essere di estremo caos. Voluto da chi ha gestito la sanità regionale. “L’interesse generale deve prevalere sull’interesse particolare, l’equa distribuzione delle ricchezze prodotte dal mondo del lavoro deve prevalere sul potere del denaro”. Hessel nella sua opera “Indignatevi” è ancora più preciso: “In questo nostro mondo esistono cose intollerabili. Per accorgersene occorre affinare lo sguardo, scavare. …L’indifferenza è il peggiore di tutti gli atteggiamenti”. Anche l’indifferenza (delle classi dirigenti, della politica e di molti cittadini) è uno dei mali molisani.

malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/03/sanita-ecco-l%E2%80%99equipe-itinerante/

E’ tornato il “figliuol prodigo” Luca Iorio

Luca Iorio
Luca Iorio

Gli operatori del pronto soccorso e gli utenti da mesi aspettano risposte, mai arrivate

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“E’ andato via, per ora”. Lo aveva dichiarato lo scorso 2 febbraio il primario di chirurgia vascolare del Cardarelli di Campobasso, Silvano Tomasso. Luca Iorio, il figlio del presidente della giunta regionale del Molise (vincitore di concorso a Rovigo) è tornato. Il 31 gennaio, dopo la bufera per l’operazione di cardiochirurgia che a Isernia non poteva esser fatta, il chirurgo aveva scritto e firmato una comunicazione, nella quale era possibile leggere: “si comunica che dal 30 gennaio 2011 l’attività del reparto di chirurgia vascolare è stata sospesa”. La missiva era stata inviata alla direzione sanitaria del “F. Veneziale” di Isernia. Senza Luca Iorio non poteva esistere il reparto. Anche se era già stato ampiamente illustrato dal piano di rientro. E confermato dallo stesso direttore Fulvio Manfredi Selvaggi: “la chiusura del reparto l’ha decisa il commissario ad acta (il padre di Luca Iorio, ndr.) con un decreto”. Ma allora perché Luca Iorio, nella comunicazione, parla di reparto? “Ha sbagliato. Il reparto non è mai esistito. Doveva parlare di attività”. E’ passato meno di un mese da quella comunicazione che è apparso, come di incanto, il provvedimento del direttore generale. Firmato dallo stesso Angelo Percopo, dal direttore amministrativo Gianfranca Testa e dal direttore sanitario Giancarlo Paglione. Il documento dell’Asrem, numero 194 del 22 febbraio 2011, ha per oggetto: “dott.Iorio Luca – dirigente medico chirurgia vascolare – comando in entrata presso Asrem”. Probabilmente se n’è sentita la mancanza. Nello stesso giorno “il direttore generale, Angelo Percopo prende in esame, per le determinazioni di competenza l’argomento in oggetto”. Presenti anche i due firmatari (Testa e Paglione), insieme al direttore dell’Unità Operativa Complessa Loredana Paolozzi. In quella sede si propone “di valutare, in conformità alla legge 191/2009 e ai decreti commissariali (55/2010 e 65/2010) l’opportunità di dare il proprio assenso al comando in entrata del dott. Iorio Luca – dirigente medico chirurgia vascolare – dipendente a tempo indeterminato dell’Usl di Rovigo”. Si sentiva proprio la necessità. Nella drammatica situazione in cui versa la sanità regionale, dove non esistono posti letto per i pazienti, dove gli Ospedali chiudono, dove i pronti soccorsi combattono quotidianamente la loro battaglia di sopravvivenza, era necessario il ritorno sulla scena di Luca Iorio. Scrive il direttore generale Angelo Percopo “alla stregua dell’istruttoria espletata dalla competente unità operativa, nonché dell’espressa dichiarazione della stessa resa con la firma apposta in calce alla proposta per le connesse responsabilità, vagliate e fatte proprie le valutazioni espresse dal dirigente dell’Unità operativa complessa gestione risorse umane, acquisito il parere favorevole del direttore amministrativo e del direttore sanitario, per quanto di competenza dispone di dare il proprio assenso al comando in entrata del dott. Iorio Luca (dipendente a tempo indeterminato dell’Usl di Rovigo, ndr)”, di “stabilire che l’utilizzo del dott. Luca Iorio, in posizione di comando avrà una durata per dodici mesi”. Luca Iorio, quindi, resterà in Molise per un anno. Rovigo può attendere. La sanità molisana, che non riesce a dare delle risposte ai dipendenti e agli utenti del pronto soccorso di Isernia, si è immediatamente attivata per il ritorno del “figliuol prodigo”. Ma chi paga? “Questa azienda – si legge nel provvedimento del direttore generale – provvederà direttamente ed a proprio carico alla relativa spesa” e “quindi alle liquidazioni mensili delle retribuzioni”. Il provvedimento è immediatamente esecutivo. Una bella risposta alle tante richieste degli operatori del pronto soccorso. Ci sono problemi più importanti da affrontare. I pazienti possono attendere nei disagi. Luca Iorio no. La sanità attende il suo trionfale rientro.

La Voce del Molise, 23 febbraio 2011