CASAPOUND: FASCISMO DEL III MILLENNIO?

Emanuele Toscano e Daniele Di Nunzio commentano il fenomeno

CASAPOUND: FASCISMO DEL III MILLENNIO?

Il sindaco Alemanno ha proposto l’acquisto dello stabile di via Napoleone III scatenando le polemiche

Anche quest’anno ritorna nel piano investimenti l’acquisto dello stabile di via Napoleone III. È una vergogna. Chiediamo al sindaco Alemanno, che ha parlato di unità, di dare un segnale concreto alla vigilia del 25 aprile togliendo 11 milioni e otto per l’acquisto della casa dei fascisti del terzo millennio”. Queste le parole pronunciate, qualche giorno fa, dal consigliere comunale di Roma, Paolo Masini (Pd) sull’intenzione del primo cittadino della Capitale di acquistare lo stabile che ospita CasaPound, il centro sociale di estrema destra. Nel sito CasaPound Italia è possibile leggere: “l’Associazione di Promozione Sociale‘CasaPound’ è un’associazione regolarmente costituita e riconosciuta. E qui finisce la parte burocratica. CasaPound agisce. CasaPound utilizza la forza del volontariato perpropagandare avanzate visioni sociali. Non è assistenzialismo. Non tappiamo le falle aperte in un mondo pietrificato e pronto all’implosione. Non cerchiamo di sistemare la vita delle persone con poche inutili migliorie. CasaPound urla: costruiremo il mondo che vogliamo! La vita, così come ci è stata confezionata, la gettiamo volentieri nel cesso. L’uomo deve essere liberato. Il mercato uccide l’anima. Il mercanteggiare e la logica del profitto, travolgono ogni ostacolo si ponga loro di fronte. Facilmente, lavoratori, popoli o microcomunità. Amore, gioia, sacrificio e diversità. Falciati. Non siamo disposti a veder morire il nostro popolo in mezzo ad una strada…”. Questo è ciò che si legge nel sito ufficiale. 

Oggi il leader del centro sociale si chiama Gianluca Iannone, il ‘fascista del III millennio’. E’ proprio Iannone a spiegare su ’L’Espresso’: E’ una definizione che mi ha dato un giornalista, ma devo dire che mi ci ritrovo. Si legge nelle Disposizioni transitorie e finali della Costituzione Italiana: “E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. E cosa ne pensa Iannone del fascismo? “Il fascismo è stata una rivoluzione, l’unica che abbia effettivamente avuto luogo in questo Paese, e per come la vedo io, ha rappresentato una visione sociale avanzata, un fiorire dell’arte, dell’onestà, dell’ironia. Il fascismo costruiva, mentre quello che si definisce neofascismo ha sempre avuto come priorità quella di chiudersi in un ghetto e di difendersi. Noi vogliamo costruire”.Ognuno può valutare queste dichiarazioni come meglio crede. Non si può dimenticare il commento su Facebook di Iannone dopo la morte del magistrato Pietro Saviotti, il capo del pool antiterrorismo che aveva indagato più volte su CasaPound: “Il 2012 si apre con prospettive interessanti… Evviva”.

Molti componenti del centro sociale di estrema destra non disdegnano la violenza. CasaPound è ritornata agli onori della cronaca nei mesi scorsi, con il killer Casseri, autore della strage dei due senegalesi (Samb Modou, 40 anni e Diop Mor, 54 anni) a Firenze. Sono tanti gli episodi di cronaca che hanno coinvolto il discusso centro sociale di estrema destra. Un22enne leccese – scrive il 19 marzo scorso ‘abruzzo24ore.tv– attivista di Casapound, ritenuto responsabile del reato di lesioni aggravate, è stato arrestato questa mattina a Pescara. Gli arresti sono complessivamente quattro e riguardano altrettanti attivisti, tutti residenti in provincia di Lecce, del movimento politico CasaPound, accusati di aver ferito un giovane appartenente a un gruppo politico antagonista. I fatti sono accaduti il 2 gennaio 2012 a Lecce”. Il procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta, dopo l’arresto ha usato parole pesanti, che devono far riflettere: “Siamo di fronte ad azioni di squadrismo vero e proprio, un balzo indietro agli anni di piombo. Anzi, roba da far rivoltare Matteotti nella tomba”. Sul ‘Fatto Quotidiano’ del 26 gennaio 2012 si apprende della decisione di alcune associazioni partigiane di Parma (Anpi, Aned, Anpc e Alpi) di querelare CasaPound, per la diffusione davanti alle scuole di un volantino che definiva la Resistenza “raffiche di mitra, violenze e stupri”. Per Gabriella Manelli, presidente provinciale dell’Anpi: “con questa scelta abbiamo voluto rendere esplicita la nostra posizione dando un segnale: non sottovalutiamo questi rigurgiti di fascismo, soprattutto quando vanno ad incidere sulla coscienza dei ragazzi”.

Due giovani sociologi, Emanuele Toscano e Daniele Di Nunzio, sono gli autori di un libro dal titolo: ’Dentro e fuori CasaPound. Capire il fascismo del terzo millennio’. Hanno affermato gli autori: il nostro intento era, e rimane, quello di voler provare a descrivere perché, oggi, un movimento come CasaPound attira ragazzi e ragazze, con differenti background socio-culturali, e perché il pensiero fascista ha presa sulle nuove generazioni. Purtroppo, molti hanno scambiato questa analisi come un tentativo di legittimazione di CasaPound. Cosa peraltro inspiegabile, date le conclusioni del libro che evidenziano in modo chiaro quelle che sono le tensioni tra CasaPound e l’idea di democrazia, almeno per come abbiamo deciso di definirla noi. E’ stato molto complesso relazionarsi con un mondo politico che in alcuni casi non ha cercato di ragionare con noi, ma ha messo subito in dubbio, nel migliore dei casi, la nostra autonomia di pensiero. Conoscere, che non è mai sinonimo di giustificare, è il primo passo per battere CasaPound politicamente e culturalmente”.

La conoscenza è fondamentale. “Crediamo che, per combattere politicamente e culturalmente il proprio avversario, sia necessario conoscerlo, e non demonizzarlo, solo così è possibile fornire un’analisi obiettiva che sia veramente utile, superando la paura di dover parlare di qualcosa di scomodo. A sinistra si è spesso commesso l’errore, per non correre il rischio di giustificare o legittimare l’azione politica di CasaPound semplicemente nominandola, di far finta che questa realtà non esistesse, o che fosse marginale, o ininfluente. E’ una strategia a nostro avviso miope, perché in questi anni CasaPound ha acquisito agibilità e conquistato spazi politici, anche se a sinistra non si è voluto comprendere le ragioni del suo espandersi”. E la violenza? Sono sempre gli autori a rispondere (mediapolitika.com): tra i membri di CasaPound è diffusa una fascinazione simbolica per la violenza, per le azioni squadriste, per la potenza militare dell’impero romano. Il principio di non rifiutare lo scontro – di ricorrere alla forza quando è necessario per difendere la propria legittimità – affonda le proprie radici in un orientamento che, più generalmente, condiziona l’agire di molti dei membri di CasaPound, che può riassumersi nel motto ’non un passo indietro’. Il ’coraggio’, l’’onore’, l’’essere di esempio’ sono valori comuni tra i membri di CasaPound, che fungono da collante per la comunità e riempiono di significato l’uso della violenza. Questa fascinazione per la violenza segna una forte tensione con l’affermazione stessa della democrazia, così come noi la interpretiamo. La fascinazione per la violenza pone la difficoltà di abbracciare una cultura della non-violenza o, più precisamente, del pacifismo, sulla quale si fonda e si dirige, per il nostro punto di vista, la democrazia”.

L’Indro.it di venerdì 27 Aprile 2012, ore 19:50

http://www.lindro.it/CasaPound-fascismo-del-III,8164#.T6Umiug9X3Q

Zamberletti, il sindaco sia responsabile

Intervista al Presidente dell’Ispro

Zamberletti, il sindaco sia responsabile

“La Protezione civile deve tornare a occuparsi delle sue mansioni, non dei Grandi Eventi. Farne una Spa è una follia”
 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Per evitare che in futuro il nostro Paese si possa trovare di nuovo impreparato chiediamo al Presidente del consiglio oltre a una maggiore tempestività nel coordinamento dei Ministri competenti, di riconsiderare l’indebolimento che la protezione civile ha conosciuto con le ultime decisioni del governo Berlusconi e di mettere questa fondamentale struttura dello Stato in condizione di poter essere ancora centrale nel momento in cui si devono affrontare situazioni difficili”. Questo l’invito della capogruppo del Pd in commissione Ambiente della Camera, Raffaella Mariani al premier Monti. In Italia, dopo ogni emergenza si torna a parlare di ’ristrutturazione’ della protezione civile.

La Mariani fa riferimento nella sua nota alla gestione precedente, quella di Guido Bertolaso. L’ex sottosegretario ed ex capo della protezione civile (che per poco ha mancato la carica di Ministro del Governo Berlusconi) che nei giorni scorsi, riferendosi alle inchieste giudiziarie sul terremoto abruzzese, ha dichiarato:datemi l’ergastolo. Non ho paura. Chi fa le case male uccide la gente”.

Ma ecco il pezzo forte raccolto dal quotidiano abruzzese ’Il Centro’: “lo sapevo che sarebbe finita così perché ero troppo popolare per essere accettato, sopportato e tollerato dalle realtà forti e potenti di questo paese. Nel 2009, secondo un sondaggio ero addirittura terzo per popolarità dopo Obama e il presidente del Consiglio. Poi Berlusconi ci ha messo anche del suo dicendo che mi avrebbe fatto Ministro. Io avevo chiesto di andare in pensione da marzo 2009 perché sapevo che prima o poi sarei finito male, poi c’è stato il terremoto e sono dovuto rimanere”.

Il Bertolaso popolare, che si paragona al comandante Schettino (“Se come nel caso della Concordia si vuol trovare il capro espiatorio per placare la propria coscienza per quei morti…”) voleva trasformare, insieme ai suoi difensori istituzionali, la protezione civile in società per azioni. Una super Protezione Civile Spa, con deroga alle norme di legge, si stava trasformando in una macchina da guerra per svariati scopi: dalle discariche alle regate, dalle gare ciclistiche ai viaggi del Papa, dagli scenari per i vertici internazionali agli alberghi di lusso. E la protezione del Paese in caso di emergenza? La Spa non è arrivata e Bertolaso non è più “il terzo uomo politico più popolare”.

Oggi, con l’emergenza neve, la protezione civile è tornata di attualità. Per il sindaco Alemanno, sotto accusa per la gestione dell’emergenza nella Capitale: “la protezione civile in Italia non esiste più, non ha mezzi. E’ solo un passar carte”.

Ma nel resto del mondo come funzionano i sistemi di protezione civile? Facciamo alcuni esempi, partendo dagli Stati Uniti. Nel codice ’The Public Health and Welfare’ si determinano i poteri del Presidente e dei governatori degli stati nei casi di emergenza e “gravi calamità. I responsabili sono: il Presidente degli Stati Uniti e i governatori dei singoli stati. La legislazione federale stabilisce che preliminare all’intervento federale è la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del presidente degli Stati Uniti. Tale dichiarazione deve essere richiesta dal governatore dello Stato interessato.

In Giappone la protezione civile si occupa della previsione e prevenzione, del soccorso e della ricostruzione. L’organo responsabile è il Ministro dello Stato. Gli enti svolgono un’intensa attività di formazione ed informazione nelle scuole, nelle fabbriche e nei quartieri.

In Portogallo la protezione civile è disciplinata da diverse leggi nazionali, che conferiscono al primo Ministro, che può delegare al Ministro degli Interni, la responsabilità nei soccorsi in casi di emergenza. L’unità fondamentale nelle attività di soccorso è rappresentata dai vigili del fuoco, dalle forze di polizia, dalla guardia nazionale, dall’esercito e dalle varie organizzazioni di volontariato.

In Germania il sistema è disciplinato dalla Costituzione federale, ed è di competenza esclusiva dei Lander. Una legge federale regola la protezione civile in situazioni di emergenza. In Francia invece le competenze sono ripartite tra lo Stato e i Comuni. Le operazioni di soccorso sono organizzate sotto il comando del Sindaco quando l’emergenza è limitata al territorio comunale.

E in Italia? Di che strumenti parla il capogruppo del Pd alla commissione Ambiente quando incoraggia a“mettere questa fondamentale struttura dello Stato in condizione di poter essere ancora centrale nel momento in cui si devono affrontare situazioni difficili”? Lo abbiamo chiesto al Presidente dell’ISPRO (Istituto di studi e ricerche sulla protezione civile e difesa civile) Giuseppe Zamberletti, ritenuto il padre e il fondatore della protezione civile in Italia. “Rafforzare la protezione civile con i poteri che gli sono stati tolti, eliminando i Grandi Eventi che sono stati la causa della riduzione dei poteri alla protezione civile, in modo che possa esclusivamente occuparsi della sua funzione principale: previsione, prevenzione e interventi di emergenza. Credo che sia una scelta fondamentale”.

Oggi la protezione civile di cosa si occupa?
La riduzione dei poteri che lamenta Gabrielli è dovuta alle polemiche nate giustamente dal fatto che la protezione civile era stata investita della responsabilità di curare i Grandi Eventi.

E cosa si intende per Grandi Eventi?
Il G8, i campionati del mondo, e tutte le iniziative che comportavano spese per le quali non è assolutamente giustificabile l’uso delle procedure eccezionali di cui la protezione civile ha bisogno per le emergenze dovute alle calamità, alle catastrofi. I Grandi Eventi non sono né catastrofi né calamità e, quindi, possono essere programmati. Bisogna toglierli completamente dalla responsabilità della protezione civile, che non le ha mai avute in gestione prima. Questa cosa dei Grandi Eventi è iniziata solo dopo il 2001.

Come giudica le affermazioni del Sindaco di Roma, Alemanno “La protezione civile in Italia non esiste più, non ha mezzi. E’ solo un passar carte”.
Lui fa riferimento non ai poteri ma alle famose previsioni meteorologiche che gli erano state comunicate ed era perfettamente a conoscenza del fatto che a Roma si aspettava la neve. Lo sapevano anche i passanti. E’ compito del capo della protezione civile della città, che è il sindaco, da cui dipendono tutte le forze, anche quelle dello Stato, che operano nella città, di assumersi la responsabilità di esercitare il comando e di prendere i provvedimenti. Non può farsi sostituire dal dipartimento Nazionale, perché il dipartimento non può e non deve interferire in una responsabilità dei sindaci. I quali possono chiedere i rinforzi al Governo nazionale, ma non possono farsi sostituire per incapacità. Un’amministrazione comunale non può dichiararsi incapace. Deve sapersi assumere le sue responsabilità.

Lei condivideva la trasformazione della Protezione Civile in società per azioni?
E’ una follia. La protezione civile non è un sostituto del Ministero dei Lavori Pubblici. C’è il Ministero delle Infrastrutture e dei Lavori Pubblici che pensa alle opere pubbliche. La protezione civile è un’altra cosa. Le opere pubbliche si fanno seguendo le procedure ordinarie.

L’Italia può imparare qualcosa dagli esempi in Europa e nel resto del mondo?
Sono sempre loro che hanno guardato a noi, e con molto interesse. Noi abbiamo un sistema che non è legato alla semplice amministrazione dei Lavori Pubblici o degli Interni o della Difesa come negli altri Paesi ma un coordinamento di tutte le amministrazioni dello Stato e una catena di comando che parte dal Sindaco e passa dalla Presidenza della Regione sino al Governo centrale. Tutti hanno guardato e guardano ancora al nostra sistema di protezione civile nazionale.

da L’Indro.it di martedì 7 Febbraio 2012, ore 19:00

http://www.lindro.it/Zamberletti-il-sindaco-sia,6279#.Tzu0U4Ga2p4