‘Ndrangheta stragista: il PM Lombardo non è solo

MAFIE & STATO. Parla Alfia Milazzo (Agende Rosse “Francesca Morvillo”, Scorta Civica Catania, La città invisibile), presente – insieme a tanti cittadini onesti – davanti all’aula bunker di Reggio Calabria per sostenere il magistrato calabrese: «Lombardo è un PM coraggioso. Anche nelle sue esposizioni, nei passaggi della sua requisitoria, si espone personalmente, sfidando i gruppi di potere. Attraverso Lombardo, la magistratura – quella forte, onesta, che difende e piace ai cittadini -, sta alzando la testa».

‘Ndrangheta stragista: il PM Lombardo non è solo

di Paolo De Chiara

Questa volta è toccato al PM di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo. Il coraggioso magistrato che sta portando avanti un processo importantissimo sulla schifosa ‘ndrangheta stragista. L’organizzazione criminale calabrese (una delle mafie più potenti e più ricca al mondo) che, insieme a Cosa nostra, in questo Paese, metteva le bombe e uccideva innocenti. Per conto di altri soggetti, di elevato spessore criminale. Le famose “menti raffinatissime”, individuate da Giovanni Falcone.

Istituzioni deviate, servizi segreti, massoneria. Personaggi indegni che hanno gestito e continuano a gestire il potere nel Paese impregnato dalle mafie e sotto ricatto. E per mantenere il potere nelle loro mani sono disposti, ancora oggi, a tutto.

Addirittura volevano avvelenare l’acquedotto di Firenze. Nei loro progetti pazzoidi-criminali c’era finita anche la Torre di Pisa, doveva saltare in aria. Addirittura avrebbero voluto disseminare di siringhe infette di Aids la spiaggia di Rimini.

Pazzi criminali più pericolosi dei mafiosi.

Personaggi che, invece di contrastarli, si permettevano e si permettono il lusso di minacciare di morte i mammasantissima. Per ottenere il loro silenzio. Corsi e ricorsi storici. Dal bandito Salvatore Giuliano a Gaspare Pisciotta. Un elenco lunghissimo. Sempre lo stesso metodo. Oggi più raffinato. Per fare meno rumore.

Era capitato a Cutolo, il fondatore della NCO. È capitato a Provenzano, il capo dei capi. Anche Totò ‘u curtu (una pecorella – in senso metaforico – in confronto a questi criminali di Stato) è stato minacciato di morte dalla «Falange Armata». (“Devi stare zitto, hai familiari fuori. Al resto ci pensiamo noi”).

«Dietro la sigla ci sono persone che operano, che eseguono, che programmano, che stabiliscono» ha spiegato il PM Lombardo. «L’organizzazione utilizzava le stragi per mandare messaggi a chi doveva capire».

Questi stessi soggetti (istituzionali) hanno decretato e pianificato la morte di personaggi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Senza dimenticare l’urologo Attilio Manca (che operò Bernardo Provenzano), Luigi Ilardo (stava facendo saltare lo scellerato accordo tra Stato e Cosa nostra) e tanti altri.

Chi tocca certi fili, in questo Paese «orribilmente sporco», muore.

Non di morte naturale o di suicidio. Nemmeno i poeti hanno lasciato in pace. Povero Pasolini. Massacrato e eternamente infangato da chi è fatto di questa sostanza.  

E proprio su questi temi, lo stragismo mafioso di Stato, si sta svolgendo un processo in Calabria. Tenuto sotto silenzio dalla maggior parte dei media nazionali. Impegnati a raccontare le solite e inutili cazzate ai cittadini. Si sta ripetendo tutto quello che è già accaduto in passato.

Ed anche questa volta, come è già capitato a Nino Di Matteo (il PM del processo sulla Trattiva Stato-mafia, condannato a morte non solo da Cosa nostra) e a Nicola Gratteri (procuratore di Catanzaro e nemico numero uno dei mafiosi calabresi, ma non solo), i cittadini con la schiena dritta hanno deciso da che parte stare, schierandosi con il PM Giuseppe Lombardo.

Durante la requisitoria di ieri, davanti all’aula bunker di Reggio Calabria, i rappresentanti del movimento Scorta Civica, delle Agende Rosse e di altre sigle, hanno manifestato la loro vicinanza per non fare sentire solo un magistrato che, al contrario di altri suoi squallidi colleghi, ha deciso di fare questo mestiere con passione, lealtà ed onestà.

«Rappresento lo Stato» ha tuonato il PM Lombardo in aula, durante la sua lunga e devastante requisitoria. Dove ha elencato fatti, episodi, legami. Collusioni tra pezzi dello Stato (molti personaggi ancora le rappresentano indegnamente) e mafie. Strategie e affari. Legami politici e istituzionali. Disegni strategici da far accapponare la pelle. Non ha fatto mancare, il pubblico ministero, messaggi di sfida nei confronti dei mafiosi e di chi li gestisce.

«Ci siamo resi conto – spiega Alfia Milazzo (Agende Rosse “Francesca Morvillo”, Scorta Civica Catania, La città invisibile) presente – insieme a tanti cittadini onesti – davanti all’aula bunker di Reggio Calabria per sostenere il magistrato calabrese – che questo processo è molto importante. Da questa requisitoria fiume, pronunciata da Lombardo, è emersa una correlazione chiara tra diverse entità. Rapporti che hanno condizionato la stagione stragista degli anni Novanta».

Perché è necessario supportare il PM Lombardo?

«Lombardo è un magistrato coraggioso. Anche nelle sue esposizioni, nei passaggi della sua requisitoria, si espone personalmente, sfidando i gruppi di potere. Attraverso Lombardo, la magistratura – quella forte, onesta, che difende e piace ai cittadini -, sta alzando la testa. Stare insieme a lui significa accompagnarlo in questa sfida. Non bisogna lasciare soli questi magistrati. A noi non piacciono le corone e le celebrazioni piene di retorica. C’è stato un momento molto toccante. Durante una pausa dell’udienza abbiamo approfittato per mandare il nostro sostegno a Lombardo, esponendo le nostre magliette. Lui ci ha ringraziati e noi lo abbiamo applaudito. Addirittura, con il microfono, ci ha detto: “mi state facendo emozionare”. Questo applauso è risuonato e spero che questa cosa abbia fatto piacere. Il nostro messaggio è arrivato anche alle tante orecchie che erano disseminate in quei luoghi».

Quale sensazione ha provato mentre ascoltava le parole del pubblico ministero?

«Come cittadina mi sono sentita molto fiera. Soprattutto di questo magistrato. Nello stesso tempo è sconfortante ascoltare questi legami tra politica, affari, gruppi finanziari, gruppi segreti eversivi, massoneria, servizi segreti. Sentire questo fresco profumo è una grandissima soddisfazione.

Già nel processo Trattativa Stato-mafia avevamo capito che c’era stata questa trattativa tra pezzi deviati dello Stato e Cosa nostra. Qui abbiamo appreso di personaggi che hanno gestito la vita politica in questo Paese. I loro rapporti con i Piromalli e con i mafiosi calabresi e siciliani, pericolosi e potenti».

Quali saranno i vostri prossimi impegni?

«Abbiamo appreso che è stato chiesto l’ergastolo per gli imputati. Ora aspettiamo il giudizio. Sarà importante divulgare questa requisitoria. La considero come un libro di storia. Mi auguro che ci siano degli sviluppi, sono state indicate delle responsabilità e dovranno essere perseguite. Un altro processo da seguire è quello di Gratteri. Oggi abbiamo toccato con mano la storia di questo Paese».

Per approfondimenti:

– La «Falange Armata» ha minacciato Totò Riina

– Stato e mafie: parla Ravidà, ex ufficiale della DIA

da WordNews.it

I RAGAZZI DELL’ORCHESTRA FALCONE E BORSELLINO RIAVRANNO UNA SEDE?

LO SFRATTO. Un passo avanti e due passi indietro. La decisione dell’amministrazione ha fatto scattare la sinergia istituzionale: «Le istituzioni sono intervenute – ha spiegato l’avvocato Guarnera – e si è ottenuto il risultato». Per il sindaco D’Agate: «c’è stata una cattiva interpretazione di questo gesto. Sono stati tanti equivoci, forse non ci siamo espressi bene». Ma la realtà, le comunicazioni e le prese di posizione dicono ben altro. Per l’assessore Bulla: «Noi non sapevamo nulla di questo comodato. La sostanza non mi sembra sbagliata, forse ho sbagliato a non argomentare. Non mi sembra di essere in torto. Stiamo vedendo qual è la soluzione migliore». Ora, per Bulla, si prevede anche una mozione di sfiducia.

I RAGAZZI DELL’ORCHESTRA FALCONE E BORSELLINO RIAVRANNO UNA SEDE?

di Paolo De Chiara

ADRANO (Catania). «Mi sono incontrato con l’associazione “La città invisibile”, con il prefetto ci siamo sentiti telefonicamente. Era un tantino allarmato da questa notizia che ha avuto un eco e un significato non rispondente al vero». È il primo cittadino che parla. Le dichiarazioni del sindaco Angelo D’Agate sono state raccolte telefonicamente da TvaNotizie, una tv locale. «Non è vero che l’amministrazione in maniera gratuita, improvvisa e repentina abbia mandato via i ragazzi». Allora cosa è successo? «Sostanzialmente l’atto è stato quello di farci restituire i locali dalla Mazzini per poter essere assegnati alla scuola del Cappellone, che è una delle scuole che sono in ristrutturazione. Avevamo individuato questi locali e ce li siamo fatti consegnare dalla scuola Mazzini. In conseguenza di questo fatto, dato che sono occupati, diciamo dall’associazione che svolge, nelle ore pomeridiane, le sue attività musicali. In verità in questo periodo non li svolge, quindi non è stata interrotta nessuna attività, perché per via del coronavirus l’attività non c’era. Ma questo conta poco. È stata una lettera formale, non un provvedimento. Un modo per ritornare in possesso di quei locali che ora assegneremo con atto formale nei primi giorni della settimana prossima alla Scuola del Cappellone, per poter affrontare i primi mesi del prossimo anno scolastico.

Certamente c’è stata una cattiva interpretazione di questo gesto che, comunque, nell’ipotesi in cui, che ci sembra credibile oggi, che non ci siano doppi turni ad Adrano, certamente può rimanere nel possesso dell’associazione “La città invisibile” per le ore pomeridiane. Mentre nelle ore mattutine sarà adibito a scuola. Sono stati tanti equivoci, forse non ci siamo espressi bene da una parte e dall’altra. Ma si capisce perfettamente come possiamo essere preoccupati in quanto abbiamo 63 aule in ristrutturazione».

Lo sfratto

È bene a questo punto ricostruire la vicenda. Il 15 giugno 2020, l’assessore del Comune di Adrano, Salvatore Bulla, firma una comunicazione (protocollo 19368) indirizzata alla Fondazione “La città invisibile”: «Per sopravvenute necessità di questo Comune, si è stati costretti a chiedere al Dirigente Scolastico, che ha aderito, la riconsegna dei locali. Per detti motivi, si invita (seppure con dispiacere) codesta Fondazione a riconsegnare le chiavi dei locali e di provvedere allo sgombero degli stessi. Scusandoci per il disagio, conseguente a sopravvenute esigenze non eludibili, e certi della celerità con la quale codesta Fondazione provvederà a quanto richiesto, si porgono distinti saluti».

Equivoco o cattiva interpretazione? Con un atto protocollato, l’assessore Bulla, da freddo burocrate, ha chiesto la riconsegna delle chiavi del locale, per lo sgombero degli stessi. Un vero e proprio sfratto per i ragazzi che, tolti dalla strada, sono impegnati in un’orchestra conosciuta, ormai, in tutto il mondo. Dovrebbe essere un vanto per un’amministrazione.

Il fulmine a ciel sereno ha preso alla sprovvista la Fondazione, i suoi fondatori, i suoi sostenitori. I ragazzi si sono sentiti spaesati, traditi. Hanno scritto una lettera pubblica, indirizzandola al sindaco D’Agate, al prefetto di Catania Sammartino, al governatore Musumeci, all’assessore alle politiche sociali della Regione Sicilia, al presidente del Consiglio, ai presidenti di Camera e Senato, al presidente della Repubblica e agli organi di informazione. «La nostra sorpresa e anche il nostro sgomento derivano dalle modalità con cui si sono svolti gli eventi. La nostra fondazione nel 2018 aveva stipulato una “convenzione-contratto” con la Scuola Secondaria di 1° grado “Giuseppe Mazzini”, in cui viene fatta presente la concessione della sede per un periodo di quattro anni e il preavviso di almeno un anno accademico precedente a quello in corso nel caso della restituzione dei locali. Eravamo sicuri di poter continuare a suonare ed imparare senza una sospensione imminente di queste nostre opportunità. Tuttavia così non è avvenuto, in quanto il Comune è venuto meno all’accordo stipulato, firmato dall’Assessore Salvatore Bulla. In questo modo non è stato rispettato l’obbligo dell’anno di preavviso stabilito»

Per il Comune di Adrano, oltre alla bruttissima figura, inizia la fase, inaspettata (per loro), delle polemiche. Probabilmente non avevano pensato alle reazioni, arrivate da più parti.

Ed hanno dovuto subire gli articoli di stampa, i servizi televisivi, le proteste di Salvatore Borsellino (il fratello del magistrato ucciso il 19 luglio da Cosa nostra e dagli apparati dello Stato deviati e mafiosi), di Piera Aiello, componente della commissione antimafia e da tanti altri che hanno conosciuto l’Orchestra “Falcone e Borsellino”. Anche il gruppo degli Abruzzesi negli Emirati Arabi Uniti e nei Paesi del Golfo si è associato.   

Ma non basta.

Qualche giorno fa, nell’incontro tra il primo cittadino di Adrano e la Fondazione, è emersa la versione ufficiale. Le parole pronunciate dal primo cittadino non hanno minimamente soddisfatto gli “sfrattati”.  

Il 19 giugno il dirigente scolastico reggente della Scuola secondaria di primo grado “G. Mazzini”, Loredana Lorena scrive alla Fondazione: «Le comunico con rammarico che il Comune di Adrano ha chiesto alla scrivente, la riconsegna dei locali di Via Roma n. 56 “per urgenti sopravvenute esigenze scolastiche”. Vista la richiesta di cui sopra, considerato che l’Ente proprietario dei locali suddetti è il Comune di Adrano, il giorno 13 giugno duemilaventi le chiavi dei locali di Via Roma sono state consegnate dalla scrivente, prof.ssa Loredana Lorena, legale rappresentante della scuola, all’Assessore Salvatore Bulla, in rappresentanza del Comune di Adrano. Di tale atto è stato redatto regolare Verbale assunto al protocollo dell’Istituzione scolastica. In merito alla Convenzione a suo tempo stipulata tra l’Istituzione scolastica e la Fondazione, si dà atto che, venendo meno il requisito di fondo, ossia la disponibilità dei locali di cui all’oggetto, in seguito alla richiesta del Comune di Adrano, quanto previsto dalla Convenzione decade fino a nuove disposizioni da parte dell’Ente proprietario.»

Sinergia istituzionale  

«È apprezzabile la sinergia istituzionale – ha spiegato l’avvocato Enzo Guarnera, del foro di Catania – che si è creata. È intervenuta la Presidenza della Repubblica, il Miur e il Prefetto. Il dottor Sammartino è stato tempestivo. Ha voluto parlare direttamente con i protagonisti, ha voluto sapere, ha chiesto passo passo di essere informato. Grazie a questa sinergia si è ottenuto il risultato. Sono stati coinvolti i ragazzi e le loro famiglie, che hanno scritto una lettera. Le Istituzioni hanno dimostrato la loro sensibilità, hanno preso a cuore la vicenda. E questa strategia è stata vincente e ha portato l’amministrazione a ripensarci. Ora bisogna aspettare la delibera».       

La parola all’assessore Bulla

È l’amministratore che ha firmato la fredda comunicazione. In questi giorni è stato tirato in ballo da più parti. «Ho davanti agli occhi, e non riesco a crederci. Una lettera dell’assessore Salvatore Bulla, del Comune di Adrano, che con freddo tono burocratico comunica alla Fondazione “La città invisibile”, che gestisce l’Orchestra Falcone e Borsellino di “riconsegnare le chiavi”». In questo modo si è espresso, qualche giorno fa, il leader delle Agende Rosse Salvatore Borsellino.

Nelle ultime ore anche l’opposizione si è schierata contro Bulla. «Chiediamo le sue dimissioni per incompetenza», ha dichiarato il consigliere comunale Salvo Coco. Per la settimana prossima è stata annunciata la mozione di sfiducia. «Se questa ipotesi si concretizzerà – ha dichiarato il sindaco D’Agate –, se verrà avanzata una mozione di sfiducia credo che riuscirò a spiegare bene le ragioni dei nostri gesti, perché non sono dell’assessore ma sono dell’amministrazione».

Abbiamo raccolto, quindi, anche il punto di vista dell’assessore alla manutenzione e alle politiche giovanili, Salvatore Bullo. «Noi abbiamo due scuole in ristrutturazione e abbiamo l’esigenza di avere 63 aule a disposizione per il nuovo anno scolastico. Siamo a corto di aule. Abbiamo cercato di chiarire con la Fondazione in maniera bonaria, ma loro volevano la soluzione immediata. La priorità è per il diritto allo studio. Ho sempre detto che avremmo trovato una soluzione, ma prima volevo parlare con la preside a cui avremmo dato i locali. Ma la Fondazione “Falcone e Borsellino” ha creato tutto questo parapiglia. Non c’è nessun motivo per cacciarli via». Lei, nella comunicazione del 15 giugno, però, utilizza un linguaggio netto, freddo, burocratico. «Sì, è vero. L’ho scritta in maniera fredda, non ho specificato niente». Lei cosa pensa di questi ragazzi? «Noi queste associazioni cerchiamo. Io volevo solo 15 giorni di tempo per farmi riorganizzare. Non è stato un capriccio, non mi danno nessun fastidio. Anzi, io sono a favore di questo tipo di attività». Lei, quindi, ammette di aver commesso un errore? «Dopo sei mesi, dopo che li abbiamo chiamati in tutti i modi lei pensa che lo considero un errore o una necessità primaria? Stiamo parlando del diritto allo studio, di questo stiamo parlando. Possiamo dire che ho sbagliato nella forma, ma la sostanza è quella». Magari se avesse inserito nella lettera delle spiegazioni, delle alternative… «Ho chiesto i locali alla scuola con cui loro avevano fatto questo comodato, che non ci avevano fatto sapere. Noi non sapevamo nulla di questo comodato. La sostanza non mi sembra sbagliata, forse ho sbagliato a non argomentare. Non mi sembra di essere in torto, la scuola viene prima di ogni altra cosa. Abbiamo trovato la soluzione». Sarebbe? «Abbiamo chiesto alla preside se il pomeriggio possono continuare a convivere con loro e la preside si è resa disponibile». Esiste un atto ufficiale? «Ancora non abbiamo ratificato niente, perciò mi servivano quei 15 giorni. Loro hanno avuto questa fretta di sbandierare la mia comunicazione ai quattro venti. Non mi sento di aver fatto niente di male». Il consigliere Coco ha chiesto le sue dimissioni “per incompetenza”. Lei cosa ne pensa? «In pochi mesi ho fatto più di lui dopo 10 anni da consigliere. E comunque il suo esponente politico, anni fa, aveva fatto la stessa cosa sempre con “La città invisibile”. Avrà avuto qualche dimenticanza, si sarà dimenticato di questa cosa». Siete ritornati sui vostri passi dopo l’intervento della Presidenza della Repubblica, del Miur e del Prefetto di Catania? «No, noi non siamo ritornati sui nostri passi. Ho sempre detto che avrei trovato una soluzione, però loro (la Fondazione, nda) volevano la soluzione scritta prima della decisione. Non ho buttato fuori nessuno, ho avuto due settimane terribili per cercare di mediare e sistemare. Io non li voglio buttare fuori. Non è che non capisco quello che fanno, non è che non sono sensibile al loro operato. Ma il diritto allo studio viene prima di ogni altra cosa. Dovevo cercare una soluzione indolore per tutti, ma loro hanno voluto forzare la mano facendo le vittime in malo modo. Io sono sempre stato disponibile, anche se loro vogliono dichiarare il contrario. L’ho detto anche alla dottoressa Milazzo, la gatta frettolosa fa i figli ciechi». Lei, quindi, sta affermando che la soluzione definitiva è stata trovata? «L’abbiamo trovata. Ma senza la certezza scritta, stiamo vedendo qual è la soluzione migliore. Direi di aspettare, già ieri ha parlato il sindaco. Noi non torniamo sui nostri passi. La faremo come delibera di Giunta». Si sente tranquillo con questa mozione di sfiducia annunciata? «A me è dispiaciuto più l’attacco mediatico. Sono stato preso come un mafioso, sono stato accusato di avere avuto poca sensibilità. Questo mi è dispiaciuto, la mozione di sfiducia non mi preoccupa. Anche perché non ha nessuna validità legale, non la possono fare la mozione di sfiducia». Secondo lei, da amministratore, queste attività culturali danno fastidio alle organizzazioni mafiose presenti sul territorio? «Non penso proprio. Ad Adrano non penso proprio, magari in altri paesi. Se fosse a Catania, forse sì». Perché fa questa differenza tra Catania ed Adrano? «Perché, forse, ad Adrano le organizzazioni mafiose non sanno nemmeno l’esistenza della “Falcone e Borsellino”. Non lo so, non c’entra l’organizzazione mafiosa. Qui è stata una esigenza…». Assessore, io le sto chiedendo se l’impegno dei ragazzi, che vengono tolti dalla strada, può dare fastidio alla mafia locale. «Non saprei rispondere a questa domanda, perché non vedo tutto questo problema. Loro (sempre la Fondazione, nda) hanno operato in maniera tranquilla, mai nessuno li ha mai disturbati. Non mi risulta che abbiano subito minacce». Mi scusi, qual è la situazione ad Adrano? «In che senso?». Per quanto riguarda la criminalità organizzata. «Adrano è un paese difficile, un paese con una densità… ci sono stati periodi bui». Le ultime scarcerazioni hanno riportato qualche mafioso sul territorio? «Forse è tornato qualcuno, ma è rimasto sempre agli arresti domiciliari. Nessuno è uscito sul territorio». Il Comune di Adrano, in passato, è stato sciolto per mafia? «Anni fa, negli anni Novanta. I protagonisti sono stati tutti assolti, non c’è stata nessuna condanna per nessuno». Quei protagonisti, oggi, non fanno più politica? «Non ci sono più». Lei è sicuro? «Quella vicenda aveva anche toccato il sindaco in carica». L’attuale sindaco? «Sì». All’epoca era sindaco? «Sì. Ma se lei mi fa questa domanda pretestuosa…». Perché dice pretestuosa, non sto accusando nessuno. «Il tono era pretestuoso». Mi scuso se ha percepito questo tono, ma le garantisco che non era e non è affatto pretestuoso. È lei che ha nominato il sindaco dell’epoca. «Il sindaco non c’entrava niente, infatti non subì nessun mandato di cattura, non ha fatto niente. Il sindaco, non perché è il mio sindaco, è una bravissima persona. Tutta la Giunta è a favore della legalità. Noi non abbiamo nessun problema contro la “Falcone e Borsellino”. È stata solo un’esigenza temporanea». La situazione si può “ricucire”? «È già stata ricucita e sistemata». Piera Aiello, componente della commissione antimafia, ha parlato di uno “scivolone”, lei condivide? «Potrebbe essere stato uno scivolone, ma io non lo considero uno scivolone. La sostanza della lettera è necessaria. Mi servono quelle aule, mi servono per metterci gli alunni dentro. Io non sono nemmeno l’assessore all’istruzione, sono assessore alla manutenzione. E siccome in quelle aule bisogna fare manutenzione mi sono esposto perché ho fretta di fare iniziare i lavori».

Sarà l’assessore Bullo a pagare per tutti? Cadrà la sua testa, per mettere tutto a tacere? Perché proprio lui ha firmato la lettera che, in questi giorni, tanto ha fatto discutere?                        

Per Approfondimenti: 

– I giovani scrivono al sindaco di Adrano: «Pretendiamo risposte»

– A chi da fastidio l’educazione antimafia?

– ADRANO: L’ARROGANTE POLITICA SCACCIA I RAGAZZI A «RISCHIO»

da WordNews.it

A chi da fastidio l’educazione antimafia?

SCELTE SCELLERATE. «Sappiamo che la chiusura dell’Orchestra in Adrano sarebbe un segnale molto pericoloso nei confronti della malavita locale. Infatti non chiude solo una semplice scuola di musica, ma un presidio attivo e riconosciuto a livello nazionale, di difesa dei valori della legalità».

A chi da fastidio l'educazione antimafia?

di Paolo De Chiara

ACCADE IN SICILIA. Ad Adrano, in provincia di Catania, ci sono dei ragazzi “portati via dalla strada” che, da diverso tempo, sono impegnati con la musica. Imparano e si perfezionano attraverso gli strumenti musicali. Un’Orchestra che, in un ambiente ad alta densità mafiosa, rappresenta la risposta adeguata alla criminalità organizzata. Anche loro si sono organizzati, attraverso la Cultura. 

Un impegno costante, un sogno che si è realizzato e che ha prodotto dei risultati eccezionali. La mafia del posto non può disporre facilmente della “manovalanza”, perchè queste giovani creature sono destinate ad altro. Stanno coltivando nel quotidiano le loro passioni, stanno realizzando il loro futuro. In un territorio dove i mafiosi vorrebbero imporre la loro forza brutale.

Ma negli ultimi anni, grazie a delle persone eccezionali – come Alfia Milazzo e come la Città Invisibile e l’Orchestra (che porta il nome di due grandi magistrati, uccisi da questi personaggi indegni) -, gli “uomini del disonore” stanno subendo sconfitte e brutte figure. Sono ostacolati, osteggiati, presi a schiaffi dalla Cultura. L’arma fondamentale per sconfiggere questi orrendi criminali e questa maledetta mentalità mafiosa.

In queste ore, però, qualcuno sta cercando di mettere il bastone tra le ruote a questo ingranaggio. La sede, dove i ragazzi studiano e si formano, è stata sottratta. O meglio, esiste ufficialmente l’intenzione. Riportata, nero su bianco, in una comunicazione. In poche parole, questi giovani studenti potrebbero finire in mezzo a una strada, insieme ai propri strumenti musicali. 

A chi dà fastidio l’Orchestra composta da ragazze e da ragazzi che hanno scelto la cultura e la legalità? Perchè è arrivato un provvedimento così odioso? Perchè questo fulmine a ciel sereno? Chi non riesce a digerire questo riscatto sociale?        

Probabilmente è stato un semplice equivoco, ma qualcuno dovrà dare delle spiegazioni. E chiedere scusa. 

Questa è la dichiarazione ufficiale della Fondazione

“Preso atto della richiesta da parte del Comune di lasciare la sede regolarmente concessa dalla Scuola Mazzini che la gestisce,  siamo in attesa di incontrare il sindaco per ascoltare quali sono,  se ve ne sono, le soluzioni, da lui proposte. Soluzioni alternative che però chiederemo debbano essere offerte in tempi immediati, in quanto l’Orchestra ha bisogno di riaprire le attività in vista degli impegni di fine luglio dedicati a Borsellino.

In riferimento alle eventuali soluzioni specifichiamo che non accetteremo accomodamenti che non siano in linea con le attuali.

Il Sindaco deve essere chiaro su questo punto e dimostrarlo con i fatti se vuole che la “Città invisibile” continui la sua attività di educazione antimafia in un territorio in cui la mafia è assai presente, o viceversa, se non è interessato a questo nostro progetto e ai ragazzi dell’Orchestra Falcone Borsellino.

Sappiamo che la chiusura dell’Orchestra in Adrano sarebbe un segnale molto pericoloso nei confronti della malavita locale. Infatti non chiude solo una semplice scuola di musica, ma un presidio attivo e riconosciuto a livello nazionale, di difesa dei valori della legalità”.

Noi, domani, seguiremo da molto vicino questo incontro. Per capire da che parte sta il primo cittadino di Adrano, insieme all’intera amministrazione comunale. 

Per sconfiggere le mafie non servono più le parole vuote e inutili, sono necessari atti concreti. Le Istituzioni dove si vogliono posizionare? Dalla parte dei giovani impegnati o da quella rappresentata dai soliti buffoni di paese?   

I giovani scrivono al sindaco di Adrano: «Pretendiamo risposte»

da WordNews.it