IL VELENO DEL MOLISE con gli #studenti 

manifesto studenti Isernia, 17 febbraio 2018

 

IL VELENO DEL MOLISE con gli #studenti di #Isernia.
17 febbraio 2018
#ilvelenodelmolise #molise #veleni #conoscenza #sapere #cambiamento

 

ilvelenopremio

IL VELENO DEL MOLISE a LARINO

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IL VELENO DEL MOLISE a LARINO, 9 febbraio 2018 

#ilvelenodelmolise (foto Travaglini Massimiliano).

Inquinamento e traffici, scatta l’allarme.

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Dopo anni di silenzio è ritornato alla ribalta il ‘terreno a riposo’

 

VENAFRO. “Situazione di allarme sociale creatasi nella collettività di Venafro e nei comuni limitrofi, che potrebbe anche degenerare in turbative dell’ordine pubblico”. La dichiarazione è del Prefetto di Isernia, Fernando Guida, rilasciata qualche giorno fa e riferita alla situazione ambientale del territorio venafrano. Dove la diossina è stata trovata nel latte materno e nella carne macellata. In quel territorio si sono raggruppate delle mamme in Associazione, per tenere alta l’attenzione. Hanno denunciato, continuano a farlo. Ma pure le Mamme si continuano a scontrare contro un muro di gomma.

Nemmeno loro trovano risposte, nessuno risponde. Di tanto in tanto si accende una fiammella e poi tutto torna nell’oscurità. In un assordante silenzio. Nell’attesa della nuova fiammella. “Come mai è uscita fuori questa cosa quando, praticamente, io sono stato obbligato a mettere tutto a posto, nonostante non fosse dipeso da me. Il problema è risolto, mi è costato un sacco di soldi. C’è stata la conferenza di servizi. Hanno chiuso tutto, tutto sta a posto. Perché lei vuole rimettere tutto in discussione? Sono stato preso per fesso, ci soffro di questo, che non mi sia accorto che queste persone mi hanno turlupinato”.

Si sente imbrogliato Ernesto Nola, il proprietario del famigerato ‘terreno a riposo’. L’appezzamento agricolo, che si trova in località masseria Lucenteforte, nella Bonifica di Venafro. Un terreno che non trova pace, di tanto in tanto, sbuca fuori come un fungo, velenoso. Le dichiarazioni di Nola risalgono alla fine del 2013. Quattro anni fa. Poi di nuovo il silenzio, il lungo silenzio. Cosa è stato fatto in questi anni? Niente. Perché nessuno ha creato un dibattito intorno alle dichiarazioni del cugino di Nola, Vittorio Nola, già presidente del Consorzio di Bonifica, “I controlli in questa Regione non funzionano. È un fatto acclarato”. Ma, in tutti questi anni, nessuno ha chiesto nulla a Vittorio Nola. Silenzio, tutti muti. Ultimamente però il fungo è tornato in superficie. Ed è ripartita nuovamente la giostra. Analisi, nuove dichiarazioni, nuovi incontri.

Nel 2003, dieci anni prima delle dichiarazioni di Nola, a Sesto Campano viene tratto in arresto un certo Antonio Caturano, per trasporto di rifiuti tossici spacciati per fertilizzanti, destinati alla concimazione dei terreni agricoli. “È stato messo tutto a posto – diceva Nola nel 2013 – erano delle buche scavate, poi sono state riempite sotto la direzione dell’Arpa. Un problema risolto da tempo”.

Ma il problema non è stato mai risolto. “Tutta una cosa che è stata risolta e che è stata messa a posto”. Nulla è stato messo a posto! Nemmeno la bonifica è stata fatta. Nell’agosto del 2007 il geologo di Isernia, Vito La Banca (incaricato dalla ditta Rasmiper nel 2001, consulente di Nola nel 2005), comunica la fine dei lavori e il ripristino ambientale. Nel 2013 dichiara: “I lavori di bonifica sono stati fatti in due puntate, più che una bonifica una pulitura. Solo superficiale. Il materiale presente sul terreno. Poi è calato il silenzio su questa storia”.


IL VELENO DEL MOLISE solo frase

 “La terra nera e fumante”

“È una storia uscita fuori dopo tanto tempo. Ne ho sempre parlato, nessuno mi ha creduto”, questa è la voce di un testimone, “mio padre all’epoca fece anche delle fotografie, ero piccolo. Ricordo i camion che andavano a scaricare, passavano sulla strada. Portavano una terra nera e fumante, ancora bollente. Scaricavano in continuazione, mi ricordo tutto. Stiamo parlando di un terreno avvelenato, speravo che questa storia uscisse fuori. Doveva uscire prima, molto prima”. Ma cosa è successo su questo “terreno a riposo”? Nel 1995 compare un certo Antonio Moscardino. Il 2 febbraio Nola, il proprietario e Moscardino, con la sua ditta Rasmiper, siglano un accordo. Nola autorizza l’impresa di Moscardino ad eseguire il recupero ambientale del fondo e Moscardino si impegna a eseguire i lavori secondo la vigente normativa. Ma chi è Antonio Moscardino? Il suo nome compare nell’Operazione Mosca, l’inchiesta della Procura di Larino sullo smaltimento illecito di 120 tonnellate di rifiuti speciali. Secondo i magistrati è il trait d’union, l’intermediario tra le aziende del Nord e i personaggi corrotti del posto. A Vinchiaturo nel 2002 “creava le condizioni di concreto pericolo di inquinamento delle acque e del suolo, pericolo poi concretamente attualizzato a seguito di un incendio del materiale”. C’è un operaio della Fonderghisa, un’azienda posseduta da un componente della famiglia Ragosta, che parla di Moscardino come di una persona poco affidabile e lo collega proprio al “terreno” a riposo. Cosa è stato nascosto sotto quel terreno? Molti testimoni parlano di rifiuti, degli scarti industriali della Fonderghisa. Questa azienda, insieme alla Rer, venne acquistata da personaggi legati alla camorra napoletana. In un’operazione, denominata “Campania Felix” (pubblicheremo il rapporto nei prossimi giorni), i carabinieri accendono, finalmente, i riflettori sugli affari sporchi realizzati nel Nucleo Industriale di Venafro. Nella Fonderghisa, ad esempio, sono stati sciolti i carri armati, proveniente dalla ex Jugloslavia, pieni di uranio impoverito.

Pecore sul 'terreno a riposo'
Pecore sul ‘terreno a riposo’

Ipotetico traffico di rifiuti

“In merito all’ipotetico traffico di rifiuti da Pozzili a Sesto Campano – ha spiegato durante una conferenza stampa il prefetto Guida – sono stati fatti dei primi accertamenti da parte dell’Arpa Molise. Siccome le forze di polizia non erano del tutto convinte degli esiti, è stato effettuato un incidente probatorio in base al quale gli ulteriori accertamenti sono stati già da tempo affidati a un laboratorio esterno. E tra non molto si conosceranno i primi esiti di queste analisi. C’è il sospetto che ci sia stato un impiego delle polveri che provenivano dall’inceneritore di Pozzilli per la fabbricazione di cemento”. Ma cosa significa che “le forze di polizia non erano del tutto convinte degli esiti”? Non si fidano dell’Arpa Molise? In questo caso a cosa servirebbe questo Ente di controllo? A queste domande risponderemo nei prossimi giorni. Per ora focalizziamo la nostra attenzione sugli “ipotetici traffici di rifiuti”. E nel Paese senza memoria è importante leggere le carte. “Vero e proprio cimitero dei veleni, creato in oltre trent’anni di sversamenti abusivi”, un cimitero che si estende “in un quadrilatero compreso tra la statale Bifernina, la Trignina, le province di Isernia e Campobasso. Il nome di questa ditta (Caturano, ndr) è stato fatto dal pentito Raffaele Piccolo, braccio destro e cassiere del gruppo Schiavone fino al 2009, a proposito di un elenco d’imprese prestanome o socie in affari del clan. Anche Emilio Caterino, collaboratore di giustizia del clan Bidognetti, cita la ditta Caturano”, interrogazione parlamentare del novembre 2010. “Nel comprensorio di Sesto Campano e nelle vicinanze del cementificio tempo fa è stato fermato ed arrestato, con un carico di sostanze tossiche e radioattive, tale Antonio Caturano di Maddaloni (Caserta)”, interrogazione del 2004. E conclude il prefetto di Isernia: “a seguito dei controlli fatti nel 2016 e nel 2017 sono stati individuati anche dei camion che trasportavano rifiuti e che appartenevano a ditte collegate alla criminalità organizzata. Quindi si ravvisa l’ipotesi, piuttosto preoccupante, di vero e proprio traffico illecito di rifiuti che potrebbe far capo alla criminalità organizzata”.

 

LE MAFIE IN ITALIA E IN MOLISE… NESSUNO E’ ESCLUSO!!! #scuole

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CULTURA & LEGALITA’
Percorso formativo per gli studenti di Campobasso 

#insiemesipuò

 

LE MAFIE IN ITALIA E IN MOLISE… NESSUNO E’ ESCLUSO!!!
15 dicembre 2017, ore 10:30
2° appuntamento con gli STUDENTI del Liceo Scientifico “A. Romita”

 

“La mafia teme la scuola più della giustizia,
l’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa”
Antonino CAPONNETTO

Cultura&Legalità secondo appuntamento al Liceo Romita di Campobasso

Secondo appuntamento con l’iniziativa ‘Cultura&Legalità‘, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Campobasso in collaborazione con il giornalista e scrittore Paolo De Chiara e l’Associazione ‘I Care‘. L’evento, dal titolo ‘Le mafie in Italia e in Molise… nessuno è escluso’, questa volta ha coinvolto gli alunni  delle classi quarte del liceo scientifico ‘Romita’ del capoluogo che, attenti, hanno ascoltato e interagito con gli ospiti che sono intervenuti.

A moderare l’incontro la giornalista Manuela Garofalo che ha subito dato la parola alla Preside dell’Istituto, la professoressa Anna Gloria Carlini che, ringraziando l’amministrazione per aver coinvolto la scuola in questa iniziativa, ha sottolineato che questi momenti si incarnano in quella che è l’offerta formativa del liceo.

L’Assessore alla Cultura al Comune di Campobasso, Emma de Capoa ha commentato che promuovere queste iniziative nelle scuole significa sottolineare sempre di più il ruolo della cultura e della legalità, aspetti fondamentali per lo sviluppo della persona e poi rivolgendosi ai ragazzi ha detto che “lo spirito critico e la libertà di pensiero sono fondamentali per analizzare la società in cui viviamo”.

Tra gli ospiti è intervenuta Palmina Giannino, testimone oculare e parente di vittime dei disastri ambientali di Venafro, che ha raccontato come si è trovata coinvolta, da testimone, nella questione dei rifiuti ambientali che da tempo coinvolge il territorio venafrano e che nel silenzio di tutti, comprese le istituzioni, ha trovato il coraggio per denunciare. “Ho visto e ho voluto raccontare e quando tutti mi dicevano che ero un eroe per quello che ho fatto ho detto che tutti averebbero dovuto farlo”. Rivolgendosi ai giovani studenti poi ha continuato che mafia, legalità ed ecologia sono tre parole che vanno insieme, se si vedono cose illegali  ha detto – si devono denunciare, io ho avuto il coraggio di farlo e se vedete qualcosa di illegale dovete dirlo”.

In merito a questa situazione la signora Palmina ha spiegato che il comune di Venafro ha fatto molto poco e ancora si sta aspettando il registro dei tumori e delle malattie rare e ha concluso categorica “chi ha rubato la nostra aria deve pagare”.

Tre anni fa dunque la testimone venafrana ha avuto il coraggio di smuovere una situazione che però dura da 30 anni e che coinvolge un territorio completamente inquinato, “un Molise nella mani della criminalità organizzata”, queste le parole del giornalista e scrittore Paolo De Chiara che nel suo libro ‘Il veleno del Molise – trent’anni di omertà sui rifiuti tossici’ racconta come sono andati i fatti e parlando quindi della nostra regione dice che chi la definisce isola felice “vuole nascondere sotto il tappeto problematiche che non si vogliono risolvere. Ancora oggi si parla di ipotetico traffico di rifiuti tra Pozzilli e Sesto Campano, ma ci sono fatti concreti e non ipotesi e già nel 2010  un’interrogazione parlamentare parlava di vero cimitero di veleni e ancora prima nel 2004 in un’altra  si parlava dell’arresto di Antonio Caturano che scaricava rifiuti tossici in quella zona. Dobbiamo sempre tenere i riflettori accesi, – ha continuato – solo così andiamo a risolvere il problema”.

Il giornalista ha sottolineato che è importante conoscere i fatti anche se molte volte su alcuni organi di informazione si leggono solo opinioni e i cittadini devono avere il coraggio di testimoniare ciò che di illegale vedono. I giovani – ha continuato De Chiara – devono invertire la rotta, tutti devono decidere da che parte stare, se essere schivi o uomini liberi e per essere uomini liberi bisogna sapere, avere la conoscenza e avere sempre la testa alta, per cambiare lo stato delle cose non dobbiamo girare la testa dall’altra parte, ma dobbiamo entrare in campo e fare il cittadino”. 

Il Tenente Colonnello dei Carabinieri Forestali di Isernia, Gianluca Grossi si è sempre occupato di ambiente e continua a occuparsi del problema delle ecomafie,“siamo una  specialità dell’Arma e ci occupiamo di proteggere l’ambiente e il nostro compito è quello, in caso di reati, di riferirlo alla magistratura. L’inquinamento ambientale – ha continuato – è qualcosa che riguarda ognuno di noi e nessuno può e deve sentirsi estraneo da questo. Ci vuole consapevolezza, l’inquinatore è un criminale e un ladro di futuro che compromette le generazioni future” e poi concludendo ha invitato i giovani a essere sempre impegnati e ha detto “ricordatevi che le strade corte non portano da nessuna parte, ma abbiate sempre fiducia,  coraggio e la forza di rialzarvi”.

Un incontro dunque formativo e pieno di riflessioni per i giovani studenti che hanno seguito con attenzione e interesse i diversi interventi e racconti che riguardano il nostro territorio, una terra non immune da situazioni che a volte ci sembrano troppo lontane.

MI

da Moliseweb.it

 

CULTURA & LEGALITA’, II appuntamento 

foto manifesto II incontro, Cb

CULTURA & LEGALITA’ 

#insiemesipuò 

Le mafie in Italia e in Molise… nessuno è escluso!!!
Campobasso, 15 dicembre 2017

#studenti #campobasso #mafie #italia #molise #icare #ilcoraggiodidireno #ilvelenodelmolise 

Ambiente & Legalità, 20 ottobre 2017

Rifiuti

WEBCAST della LEGALITA’
Isernia, 20 ottobre 2017 – Liceo Scientifico
– Ambiente e Territorio –
#ragazzi #giovani #studenti
Il veleno del Molise
 

Contraffazione

Legalità e beni comuni: storia di un impegno, 7 Agosto a #Ururi

manifesto

“Legalità e beni comuni … Storia di un impegno”: Paolo De Chiara, giornalista di inchiesta e scrittore molisano, si racconta a Ururi lunedì 7 Agosto in occasione della Notte Bianca organizzata dall’Amministrazione Comunale lungo le strade principali del paese. De Chiara interverrà alle ore 18.30 nella seconda Villa Comunale, dove sarà intervistato dal giornalista Davide Vitiello. L’evento culturale sarà introdotto dai saluti del Sindaco di Ururi, Raffaele Primiani.

Legalità e beni comuni: storia di un impegno Il 7 Agosto Paolo De Chiara ospite a Ururi per la Notte Bianca

MOLISE. Ambiente e inquinamento: “Situazione preoccupante. Compromessa la catena alimentare”

Tamino

di Paolo De Chiara

“Nel nostro territorio insistono attività a forte impatto ambientale che esercitano da un decennio e immettono in aria sostanze tossiche riconosciute nocive dalla scienza e dalla legge. Studi internazionali evidenziano come in questi territori, interessati soprattutto dalla presenza di inceneritori, aumentano in modo vertiginoso patologie allergiche, respiratorie, oncologiche e cardiache soprattutto nelle donne e nei bambini. Nel nostro territorio non esiste uno studio epidemiologico, il Registro dei tumori è inattivo, non esiste un monitoraggio serio delle immissioni di inquinanti nell’aria, e, se tutto ciò fosse falso, la verità non è dato saperla”. Un quadro drammatico, una denuncia dettagliata. Dall’Ilva di Taranto? Dalla Terra dei Fuochi? No, dal Molise. Dall’Isola inFelice, resa tale da certa politica, complice e dannosa. Brava a difendere l’indifendibile e incapace a risolvere i drammi della popolazione. Sono le Mamme per la Salute e l’Ambiente di Venafro che parlano, che si battono, che non si arrendono. Un gruppo di donne agguerrite, le vere sentinelle del territorio. Operano nella provincia di Isernia, precisamente a Venafro. Territorio martoriato per gli affari della Camorra (in passato diverse ditte, come la Rer e la Fonderghisa, sono state utilizzate per affari illeciti e criminali), per la presenza di impianti altamente inquinanti, per lo sversamento di rifiuti, per la pessima qualità dell’aria. “Aver scoperto che l’aumento di alcune patologie – precisano le donne coraggio – è strettamente connesso all’inquinamento ha indotto un gruppo di mamme a capirne di più, tanto da ritenere, oggi, che la tutela della nostra salute, di quella dei nostri figli, e delle generazioni future è la priorità assoluta”. Ma in Molise nulla si muove. Si tende a minimizzare, ad evitare gli odiosi allarmismi. Necessari. Ne è convinto il giudice Ferdinando Imposimato, che già alla fine degli anni ’80 denunciava le infiltrazioni malavitose: “senza allarme sociale non può esserci la reazione della popolazione”. Grazie alle Mamme per la Salute di Venafro sono stati portati alla luce i risultati di diverse analisi: su una foglia di fico, prelevata nei pressi della Colacem di Sesto Campano; nella polvere di cemento, proveniente dallo stesso cementificio. “L’inquinamento sulla foglia di fico – scrive il dott. Stefano Montanari, responsabile dell’azienda Nanodiagnostics di Modena – induce a prendere precauzioni per l’ingestione di prodotti dell’orto o dell’agricoltura cresciuti nella zona in cui tale inquinamento esiste”. Viene riscontrata la presenza di particella di ferro, con titanio e manganese. Nel cemento presenze di uranio e torio, elementi radioattivi. “Dette ceneri – aggiunge Montanaripotrebbero provenire anche dallo stesso stabilimento che, bruciando rifiuti, potrebbe smaltire le derivanti ceneri mescolandole al cemento. Se ciò fosse vero che tipo di rifiuti o altro combustibile brucia la Colacem per trovarci in presenza di sostanze altamente tossiche e nocive quali uranio e torio?”. Nel 2010 e nel 2011 due casi di diossina nella carne bovina. Le mamme di Venafro denunciano anche la presenza di diossina nel latte materno. Riscontrata dai tecnici dei laboratori del consorzio interuniversitario di Chimica di Marghera (Venezia). “Un dato molto preoccupante che conferma ciò che temevamo: la diossina e i suoi composti sono entrati prepotentemente nella catena alimentare”. Solo diossina? “Ci si ammala gravemente di tumore – spiega Daniela Battaglia, esperta Fao di produzione animale -, sono molte le leucemie e i linfomi, corrono voci insistenti sull’esistenza di numerosi casi di interruzioni di gravidanza, di casi di sterilità maschile, di giovani donne che vanno in menopausa precocemente, di una popolazione infantile affetta da patologie allergiche e respiratorie. Si incentivano costruzioni di nuovi altri mostri quali biomasse, biogas, turbogas, centri di raccolta rifiuti di cui si viene a conoscenza solo a cose fatte e decise nei palazzi”. Sul territorio della provincia di Isernia, tra Sesto Campano e Monteroduni, sono presenti sia Herambiente (ex Energonut): un inceneritore nato come impianto a biomasse, che brucia quasi 100 mila tonnellate di rifiuti l’anno, unico impianto operante in Italia che funziona senza AIA, e la Colacem: un cementificio tra i più grandi d’Europa, che brucia quasi 25 mila tonnellate di rifiuti ogni anno, che opera senza AIA. A differenza di Herambiente, “che ha tentato in ogni modo di sottrarsi”, nel 2007 ha richiesto l’avvio della procedura. Attivata nel giugno del 2013, ma dal 7 ottobre dello stesso anno tutto è sospeso. “Dai rapporti di prova dell’ARPA Puglia emerge – ha certificato il dott. Stefano Raccanelli, già dirigente del laboratorio di microinquinanti dell’Inca (il consorzio interuniversitario ‘La Chimica per l’Ambiente’) di Venezia – che la ditta Colacem, cementificio che brucia CDR non è in grado di rispettare i limiti imposti dalla legge in vigore per le emissioni per PCDD/F “diossine”. Anche per l’impianto Energonut di Pozzilli dai rapporti di prova dell’ARPA Puglia emerge che le emissioni di diossine risultano tutt’altro che rassicuranti”. Lo scorso 18 aprile è stato organizzato, a Venafro, un convegno dal titolo “Ambiente, Salute ed Economia”, dove è intervenuto anche il prof. Gianni Tamino, già docente di Biologia presso l’Università di Padova e componente del Comitato scientifico dell’ISDE (Medici per l’Ambiente). “Dai rapporti di prova effettuati nel 2011 – ha affermato Tamino – sull’inceneritore e sul cementificio i dati sulle diossine sono poco rassicuranti”.

Cosa significa?

Va chiarito che per le diossine parlare di limiti è un discorso piuttosto parziale, perché dobbiamo sempre tener presente che si tratta di sostanze in grado di alterare il sistema endocrino, cioè il sistema ormonale, e di produrre tumori. Quindi un valore sotto il quale non c’è effetto non esiste. Questi valori sono comunque preoccupanti perché la pericolosità delle diossine si misura in miliardesimi di milligrammo per chilo di peso corporeo, oppure per quantità di sostanza grassa. Tenendo conto di tutti questi aspetti i risultati sono abbastanza preoccupanti, le analisi esistenti parlano di situazioni preoccupanti. Abbiamo, ad esempio, nella carne bovina quindici casi superiori al livello d’azione e ben due non conformi. Il fatto che vi siano parecchi campioni o di uova o di carne che rappresentano i punti della catena alimentare superiore, cioè per le diossine passando da erba a erbivori e poi a carnivori si ha un incremento costante della quantità di diossine concentrate nel grasso. Se la diossina era presente nella matrice ambientale (erba, fieno, ect.) gli animali lo concentrano al proprio interno nella parte grassa.

Lei, nel suo intervento in Molise, ha citato due casi: Herambiente e Colacem. Perché?

Sono sicuramente due casi emblematici, ma non gli unici, cui sicuramente le diossine vengono emesse. Siccome noi abbiamo nel contesto ambientale circostante all’area industriale, comunque nel territorio di Venafro, delle zone dove si accumula diossina nei prodotti animali è interessante vedere quelle attività aziendali dove è più facile che ci siano emissioni di diossine.

Tracce di diossine sono state trovate nella carne bovina e nel latte materno.

Quello è ancora più preoccupante, perché la madre è il terzo livello. Se noi consideriamo la catena alimentare c’è prima l’erba, poi gli erbivori e poi i carnivori. Man mano si ha un aumento della concentrazione. Sulla base di questi dati vediamo che le concentrazioni sono ancora gravi, perché dobbiamo tener presente anche quant’è il limite di legge per la quantità di diossine, per esempio, nel latte bovino. Non si può mettere in commercio se supera un certo limite. Avere quasi 10 picogrammi per grammo di grasso nel latte materno, tenendo presente che attualmente il valore per il latte è intorno ai quattro a livello di latte da vendere, come latte da alimentazione, vuol dire che abbiamo una quantità di diossine nel latte materno, cosa che succede spesso nelle zone inquinate come può essere Taranto o Brescia, superiore a quelle che rendono ammissibile la vendita del latte bovino.

Il picogrammo è un’unità di misura del peso che equivale a un miliardesimo di milligrammo.

Esatto. Una quantità minima, bastano poche molecole per determinare delle alterazioni del funzionamento del sistema ormonale.

È stata compromessa la catena alimentare?

Sicuramente. Noi troviamo una matrice ambientale dove le emissioni di diossine ci sono e sono accertate perché abbiamo valori nell’ordine non lontano dal grammo, come emissione di Colacem, e di milligrammi, come emissioni annue di Hera. Tenendo presente che la diossina può durare nell’ambiente più di dieci anni, ogni anno si accumula l’anno precedente. Quindi abbiamo una situazione di vari grammi nell’ambiente e quando la pericolosità è a miliardesimi di milligrammo abbiamo miliardi di volte, sparsi nell’ambiente, quantità pericolose che possono accumularsi, attraverso la catena alimentare, nelle piante che diventano foraggio, negli animali e poi nell’uomo.

Quali sono i rischi per la salute umana?

È noto che la diossina può determinare alterazioni, sicuramente può essere cancerogena. Ma non è solo questo. Molte malattie degenerative possono essere indotte da queste variazioni di regolazione ormonale che sono determinate da questi interferenti.

Nel 1991 l’OMS stabilisce, per le diossine, una dose tollerabile giornaliera pari a 10 picogrammi. Nel 2011 l’UE riduce la dose a 2 picogrammi. Nel 2012 si interviene sui lattanti. Secondo i suoi dati, nella provincia di Isernia, si sfora il limite giornaliero?

Probabilmente si, bisognerebbe fare ulteriori ricerche. Ma il fatto che trovi quei valori nella carne bovina, nelle uova e nel latte materno significa che incominciamo ad avere una pericolosità, particolarmente grave se riguarda donne incinte e bambini. Queste alterazioni si ripercuotono nell’arco di tutta la vita e possono addirittura essere transgenerazionali.

Lei ha affermato che la quantità di diossina emessa dipende dalla quantità di materiale bruciato. Si brucia troppo nelle aziende citate?

Non dovrebbero bruciare, è un errore. Il rifiuto non va bruciato, perché ogni volta che brucio il rifiuto determino inquinamento e perdo la materia contenuta nei rifiuti. I rifiuti vanno, prima di tutto, ridotti come quantità e poi selezionati e riciclati per recuperare le materie prime.

E sulla qualità del materiale cosa possiamo aggiungere?

Qualunque cosa brucio le diossine si formano. Se brucio legna produco diossine, se brucio rifiuti produco diossine, se brucio rifiuti selezionati, anche senza plastica, le diossine si formano lo stesso.

Le Mamme per la Salute e l’Ambiente oltre a denunciare la presenza di diossina nella carne bovina e nel latte materno hanno fatto analizzare una foglia di fico e della polvere di cemento. Sulla foglia sono state riscontrate particelle di ferro, con titanio e manganese, mentre nella polvere di cemento uranio e torio.

Quando brucio qualcosa ho una quantità di sostanze chimiche che vengono immesse, liberate nell’aria come inquinanti nell’ordine di migliaia di composti. Ogni volta che brucio qualcosa, tipo materia organica, inevitabilmente produco migliaia di diversi composti chimici. Quando abbiamo parlato di diossine ci siamo limitati ad un solo aspetto di queste emissioni, ma le stesse aziende, ovviamente, ammettono di produrre una gran quantità di altri tipi di composti, in particolare di metalli pesanti, alcuni dei quali molto pericolosi. Sulla base stessa delle dichiarazioni di emissioni, ad esempio della Colacem, possiamo parlare di una quantità che è di circa centinaia di tonnellate di polveri sottili.

Cosa contengono le polveri?

Al loro interno contengono o le diossine o i metalli pesanti o gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA).

Cosa sono?

Dei composti cancerogeni complessi che si formano grazie alle combustioni. Quando si fa la carne alla brace e vediamo quel colore nerastro, quelli sono gli idrocarburi policiclici aromatici.

Dal suo intervento è emerso che la Colacem, ogni anno, emette dai suoi camini circa 400 tonnellate di polveri, rilevanti quantità di metalli pesanti, IPA e 0,7 grammi di diossine. Che significa? È un pericolo per la salute?

Sicuramente le quantità di polveri sono enormi e proprio l’Arpa Molise dichiara che la situazione è critica per l’inquinamento atmosferico e quella delle polveri sottili, i cosiddetti PM10. Vi son stati, nelle indagini fatte, vari superamenti dei limiti giornalieri, di conseguenza la norma vorrebbe che nelle aree in cui vi sono stati questi superamenti non si introducano nuove fonti di emissioni di polveri sottili. Invece sono stati autorizzati una quantità elevatissima di camini, come la Colacem, ma anche per Hera. Lo ammette la stessa Hera che gli inquinamenti sono di IPA, …

Ecco, passiamo ad Herambiente. In un anno 20g di IPA; 17mg  di diossine; 1kg di Mercurio; 2 kg di cadmio e tallio; 2,5 tonnellate di ossidi di zolfo; 2,3 tonnellate di acido cloridrico; 123 tonnellate di ossidi di azoto; 2,5 tonnellate di ammoniaca; 0,5 tonnellate di polveri; 0,74 tonnellate di sostanze organiche. Vale lo stesso discorso fatto per la Colacem?

Sono quantità inferiori, ma rilevanti. Abbiamo sostanze cancerogene, le diossine sono di meno ma non per questo irrilevanti. Abbiamo, però, un chilo all’anno di mercurio, due chili di cadmio e tallio, mezza tonnellata di polveri particolarmente pericolose. Esclusi i transitori.

Lei lo scrive anche nella sua relazione. Cosa sono i transitori?

Sono quei momenti in cui l’impianto viene acceso e spento. Un po’ come l’automobile, se uno a freddo accende la macchina vede che dal tubo di scappamento escono fumi neri molto più pericolosi di quando è avviata e ha raggiunto la temperatura e il normale livello di marcia. Questi valori che riporto sono senza calcolare i transitori, che possono essere molti nel corso dell’anno.

Lei parla di cattive scelte di bruciare, perché l’illusione della soluzione inceneritore non elimina i rifiuti, non produce energia, ma produce inquinamento. Esiste un’alternativa?

Certamente. Tenendo presente che se si vuole eliminare i rifiuti bruciarli vuol dire moltiplicarli circa per quattro. Se sommo il peso degli inquinanti che vanno in atmosfera più le scorie e i rifiuti che rimangono sotto forma di polveri e ceneri pesanti moltiplico per quattro volte il valore di partenza. Aumento l’inquinamento.

Qual è la soluzione?

Tendenzialmente nel produrre meno rifiuti, soluzione possibile se cominciamo a ragionare eliminando tutti i materiali che servono per il confezionamento. Usiamo tantissima quantità di carta per confezionare un prodotto che compriamo per il contenuto. Bisogna eliminare gli imballaggi, comprare le cose che durano e non il materiale usa e getta, per esempio. Dobbiamo ridurre i rifiuti. Quelli che restano devono essere materiali pensati in partenza per essere riciclati e non bruciati.

Il territorio della provincia di Isernia è definitivamente compromesso?

Certamente tutta l’Italia è compromessa da questo punto di vista. Abbiamo zone ben peggiori, pensiamo a Taranto e ad altre parti del Paese. Sicuramente è assurdo che un’area, che fino a poco tempo fa si caratterizzava per un ambiente sano, per un’agricoltura di allevamenti, adesso abbia ricevuto tutta una serie di attività industriali che non sono tipiche della zona, ma vengono o dall’Umbria o dal Nord Italia. Sono state importate una serie di attività industriali, particolarmente inquinanti.

Esiste una speranza per il territorio e per la popolazione?

Purché si cambi politica industriale, si modifichi la logica e non si vada a rincorrere attività inquinanti per eliminare errori, nella logica produttiva, scaricando in aree, come quella di Venafro, attività che sono solo inquinanti, magari importando rifiuti o attività da altre zone dove preferiscono passare ad attività meno pericolose.

dal sito mammesaluteambiente.it

da RESTOALSUD.IT

bruno

Il Veleno del Molise
Il Veleno del Molise

BIOMASSE in MOLISE, i comitati dicono NO a risarcimento

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Bojano (Campobasso), 3 gennaio 2015
Palazzo Colagrosso
Convegno AMBIENTE & SALUTE

Servizio TeleMolise (Giovanni Minicozzi), 5 gennaio 2015

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IL VELENO DEL MOLISE CONQUISTA IL PREMIO NAZIONALE ‘ILARIA RAMBALDI’, edizione 2014

il veleno a uno mattina, raiuno

PREMIO GIORNALISTICO NAZIONALE ‘Ilaria RAMBALDI’

II Edizione 2014. 

PRIMO Premio per “IL VELENO DEL MOLISE. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici” (Falco Editore, Cosenza). 

Il veleno del Molise.

PREMIAZIONE venerdì 11 aprile 2014 a LANCIANO (Chieti).

manifesto

 

Premio Giornalistico Ilaria Rambaldi
Sezione A – Vincitore: PAOLO DE CHIARA, Il veleno del Molise (Isernia, IS)
Sezione B – Vincitore: DAIANA PAOLI, Servizio trasmesso su Rai News 24 il 27/12/2013 (ore 20:45) dal titolo ‘Sardegna, i perchè di un’alluvione’ (Roma, RM)

Giuria concorso giornalistico
Presidente commissione dott. Stefano Pallotta (Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo), Primo Di Nicola (Espresso), Giuseppe Caporale (La Repubblica), Maria Rosaria La Morgia (Rai Tre), Maria Grazia Piccinini (presidente Ilaria Rambaldi Onlus)

PREMIO

Grazie di Cuore Domenico Logozzo
Il giornalismo d’inchiesta premiato in Abruzzo.Il coraggio di raccontare e denunciare ,contro il silenzio dell’omertà in terre infestate dalla mafia ma anche nelle cosiddette “isole felici “,che oggi non esistono più.Il giornalista e scrittore Paolo De Chiara con il libro-inchiesta “IL VELENO DEL MOLISE” (ed.Falco) si è aggiudicato il PREMIO ILARIA RAMBALDI PER IL GIORNALISMO, intitolato alla memoria della giovane studentessa universitaria morta con il fidanzato nel terremoto che 5 anni fa ha devastato L’Aquila..La giuria presieduta da Stefano Pallotta (Presidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo) era composta da Primo Di Nicola ,(il giornalista dell’Espresso, che con la sua inchiesta costrinse il Presidente della Repubblica Leone a dimettersi ), Giuseppe Caporale ( autore di una serie di scoop giornalisti su La Repubblica), Maria Rosaria La Morgia ( giornalista Rai , che è stata alla Redazione Cronaca del Tg2 quando nel 1992 andava in onda il settimanale “Lezioni di mafia” che Giovanni Falcone aveva ideato che con il direttore del Tg2 Alberto La Volpe ) e Maria Grazia Piccinini (presidente Ilaria Rambaldi Onlus) . Una commissione di alto profilo.La premiazione avverrà a Lanciano venerdì 11 aprile. Complimenti al bravissimo collega che ha anche realizzato un altro libro-inchiesta sull’atroce morte di Lea Garofalo, uccisa per avere “tradito” la famiglia mafiosa (Nelle foto Paolo De Chiara ospite della trasmissione Caffè UnoMattina )
pdc

Terremoto, Premio Rambaldi venerdi’ a Lanciano, i vincitori

lunedì 07 aprile 2014, 16:07

Lavori Arrivati ​​da OGNI altera parte d’Italia e dall’estero also per la Seconda edizione dei Premi Ilaria Rambaldi, la studentessa di Ingegneria Edile dell’Universita ‘dell’Aquila morta in Seguito al terremoto del 6 aprile 2009.

L’omonima associazione ha presentato this Mattina in Una Conferenza stampa la giornata di chiusura del Premio, il Che SI terra ‘il Prossimo 11 aprile nell’auditorio Paone della Bper di Lanciano e il Che sara’ divisa in causa Momenti: La Mattina, Dalle 10, Incontro Dibattito su Prevenzione venuto strumento per difendere il Territorio dall’emergenza, con illustri relatori e la Presentazione di ONU Brevetto innovativo la cellula antisismica; Nel Pomeriggio, Dalle ore 17.30, la premiazione dei vincitori dei concorsi 2014: giornalismo, urbanistica in rosa, Composizione Musicale e MIGLIORE Tesi di Ingegneria.

I Premiati della sezione giornalistica Sono Paolo De Chiara, di Isernia, autore del Libro Il veleno del Molise e Daiana Paoli di Roma, per il Servizio trasmesso da Rainews il 27 dicembre scorso Dal titolo Sardegna, i perche ‘di alluvione delle Nazioni Unite; per la SEZIONE Urbanistica in rosa, Claudia Maranella di Teramo e Menzione speciale per Eleonora Di Nardo di Ortona, Raissa Pluchino di Modica, Flavia Sinisi di Roma, Fanny Ballotti di Castelvetro di Modena e Valentina Gradellini di Modena.

Per il concorso Migliore Tesi di laurea magistrale il premio e ‘andato a Giovanni Accili di Sulmona (L’Aquila) per la Tesi “Progettazione in acciaio dell’Auditorium del Parco a L’Aquila, con e Senza Isolamento sismico alla base. Per la Composizione musicale, Il Primo premio e ‘andato a Pietro Magnani di Parma, con la Composizione In suspensa expectatione per quintetto di fiati, il Secondo un Yue Wu di Canton (Cina) con la Composizione Luna d’Aprile per Flauto e clarinetto in si bemolle; Il Terzo un Daniel Espen di Brescia con la Composizione Preghiera Antica per quintetto di fiati.

Lo scopo dell’associazione Ilaria Rambaldi – ha spiegato la mamma, Maria Grazia Piccinini, Durante la Conferenza Stampa il Che SI e ‘tenuta this Mattina Nella sala consiliare di Lanciano Insieme al sindaco Mario Pupillo e all’assessore Marcello D Ovidio – e’ quello di sensibilizzare l’Opinione pubblica perche ‘ci renda SI Conto Che rispettare il Territorio e la natura, cosi’ vieni rispettare le Norme previste in materia di costruzioni e Sicurezza, Sono Una esigenza Primaria di OGNI Cittadino e non delle Nazioni Unite Lusso Eventuale di Pochi.Solo cosi Possibile ‘potremo cercare di EVITARE il piu’ il ripetersi di sciagure e lutti.

da http://m.abruzzo24ore.tv/news/Terremoto-Premio-Rambaldi-venerdi-a-Lanciano-i-vincitori/137233.htm