«Siamo nel caos più assoluto»

L’INTERVISTA. Parla Lucio Pastore, Direttore dell’UOS Pronto Soccorso di Isernia: «In questo momento ci vorrebbe un intervento esterno perché la gestione è ancora con una mentalità di tipo clientelistico, con la spinta verso la privatizzazione». L’analisi della Fondazione Gimbe ha messo in evidenza che nella settimana dal 17 al 23 febbraio il Molise ha registrato un incremento del 6,8%.

In Molise aumentano i casi Covid: «Siamo nel caos più assoluto»
Lucio Pastore, direttore UOS pronto soccorso di Isernia (ph Paolo De Chiara)

di Paolo De Chiara, WordNews.it

Una Regione abbandonata a se stessa. La vergognosa questione della sanità pubblica si trascina da anni. Solo il maledetto virus ha scoperto definitivamente le carte. La gestione politica nel piccolo Molise ha distrutto il sistema pubblico. Questa operazione è iniziata tanti anni fa, con altri sGovernatori (Michele Iorio, che oggi invia inutili comunicati stampa per attaccare politicamente l’attuale gestione politica, e Frattura, l’imprenditore prelevato dal centro-destra grazie alla “geniale” intuizione dei vertici di un “centro-sinistra” arrappato solo di potere).

Negli anni passati, quindi, è stata fatta una scelta mirata. Depotenziare il pubblico per “rafforzare” il privato. Ed oggi si vedono i risultati. Gli ospedali (quelli che restano) sono in affanno, gli operatori sono stremati, i cittadini sono terrorizzati.

La politica (rappresentata da personaggetti inutili), che dovrebbe risolvere i problemi della collettività, ha dimostrato tutta la sua incapacità.

Il Molise è gestito da dilettanti. Pericolosi e senza una visione. Anzi, con la loro visione. In tutto questo, è doveroso, aggiungere, che nessuna reazione si è mai registrata. “Ogni parola che non imparate oggi – diceva don Lorenzo Milani – è un calcio nel culo che prenderete domani”. I molisani sembrano felici di continuare a prendere i calci nel culo da questi esseri indegni.

E, come sempre accade, i nodi vengono sempre al pettine. Con il Covid i molisani ci stanno sbattendo la testa. Il servizio sanitario pubblico fa schifo. Non risponde più alle esigenze della collettività ma solo alle logiche affaristiche. Tutto è stato studiato a tavolino. La gestione clientelare, come ha spiegato Lucio Pastore, è l’unica strategia utilizzata in questi anni.

«Siamo nel caos più totale» ha affermato il direttore della dell’Unità operativa semplice del pronto soccorso di Isernia. Da quanti anni Pastore sta gridando ai quattro venti che la sanità era ed è nelle mani sbagliate? Quante denunce sono state fatte? (nella foto in basso la locandina di una manifestazione pubblica di quindici anni fa).

«Quello che avviene, quello che si vede è tutto il danno creato da una gestione clientelare negli anni nella scelta delle persone, delle responsabilità, nelle scelte strutturali. Sono state guidate dalle clientele». Comincia così la nostra conversazione con il medico di Isernia. «Fino a quando non è scoppiato il Covid si poteva anche nascondere. Adesso, con il Covid, il sistema si sta sbracando, perdendo pezzi uno dietro l’altro». Il chirurgo, in estrema sintesi, ha illustrato la situazione molisana. Pastore lavora da anni presso la struttura ospedaliera di Isernia. In diverse occasioni, dopo le sue prese di posizione, è stato “colpito” dalla feroce reazione dei dirigenti Asrem. Perché gli operatori non possono, in teoria, parlare. Ma questa forma di censura non ha mai chiuso la bocca alle persone libere.

Il doppio tampone che “blocca il sistema”

«Abbiamo ricevuto delle ordinanze assurde. Come l’ultima sul doppio tampone per il ricovero». Ogni paziente da ricoverare presso la struttura pubblica deve sottoporsi a un doppio passaggio. Una lungaggine che serve a creare nuovi disagi. «Il paziente deve aspettare almeno tre giorni prima di poter entrare in un reparto. Una disposizione che non esiste in nessuna altra parte d’Italia».

E allora perché è stata fatta? «Come un fatto di prudenza. Ma perché due e non tre? Più fai tamponi e più stai tranquillo? È una scelta che blocca il sistema. Infatti ha portato al caos e proprio quel caos ha permesso di fare gli accreditamenti presso i privati. È un caso? Non lo so. Si è creata, però, una situazione di difficoltà di gestione del servizio che poi si è risolta, secondo loro, con questo accreditamento. Ma non si è ancora risolta perché le difficoltà ci stanno ancora, siamo in attesa di questa terza ondata che sembra avvicinarsi. È una situazione caotica, manca il personale, ci troviamo a doverla affrontare in uno stato di stanchezza eccessiva da parte di tutti. Una pessima organizzazione territoriale, una pessima organizzazione per quanto riguarda gli ammalati di Covid».

I vaccini

«Bisogna vedere quale effetto avranno, tenendo conto anche delle varianti. Dai dati che vengono da Israele sembrerebbe esserci un vantaggio con il vaccino, una diminuzione della trasmissione della malattia. Ancora non si conosce bene l’effetto finale».

Le mani nei capelli

L’analisi della Fondazione Gimbe ha messo in evidenza che nella settimana dal 17 al 23 febbraio il Molise ha registrato un incremento del 6,8% dei casi totali di contagio. Numeri che fanno tremare i polsi: 403 casi positivi per 100.000 abitanti. (nella foto in basso la tabella dei nuovi casi).

«La gente sta morendo negli ospedali – ha affermato Italo Testa del Forum molisano per la difesa della sanità pubblica di qualità – . La parte economica, in Molise, è più importante della salute».

Del Forum fa parte anche Lucio Pastore. «In questo momento ci vorrebbe un intervento esterno perché la gestione è ancora con una mentalità di tipo clientelistico, con la spinta verso la privatizzazione. Le scelte si fanno secondo le esigenze delle diverse clientele e della privatizzazione». Un intervento del Ministero? «Un decreto Calabria, ma serve la volontà politica che non si vede e penso che con il governo Draghi è difficile che si possa vedere. Questo governo non può rappresentare l’intervento pubblico. La vedo dura per come sono le cose in questo momento.»

Il caso Molise

La piccola regione di 300 mila abitanti con 346 morti e «un indice di contagio che fa paura. E non si capisce il perché – dice Pastore -. Un giorno qualcuno ci dovrà spiegare tutto questo».

In Molise, però, esiste un commissario di nomina governativa. Si chiama Giustini e da tempo è ai ferri corti con i vertici della politica regionale. Ma la sua azione come può essere giudicata? «Qualche cosa ha evidenziato. Ad esempio il debito e l’origine del debito. Cosa sempre nascosta dai precedenti commissari. Ha fatto un insieme di proposte. L’indirizzo politico non è chiaro, non è un ripristino di una struttura pubblica efficiente ed efficace. Si parla semplicemente, e in senso generico, di ripianare la dimensione debitoria. Questo debito viene dal clientelismo e dalle privatizzazioni. Se non si agisce su questi due fattori si porta avanti solo un’operazione di facciata. Anzi, in questo modo, si favorisce la distruzione del sistema pubblico.»    

Larino: una struttura “abbandonata”

«Rientra sempre in quel concetto. Cosa ci dice il buon senso? Ho una struttura potenzialmente funzionale, la apro e faccio un ospedale Covid». Per farci cosa? «Raccogliere tutti i soggetti Covid, per permettere a tutti gli altri ospedali di funzionare per tutte le altre patologie. Una cosa intuitiva e semplice.»

Invece no. Non sembra tanto semplice. Non bisogna mai sottovalutare l’aspetto economico in Molise. «Fare una cosa del genere significa investire soldi pubblici nel pubblico e non a fini privati. Pure in quelle che sono le indicazioni ministeriali non vogliono che venga il pubblico a gestire. L’assurdo è che comunque i soldi dell’emergenza devono arrivare ai privati. Capitale umano non ne abbiamo più, tra poco dobbiamo chiudere. Ora che ci sta la possibilità di investire perché non si investe nel capitale umano?»                            

Un post, di qualche ora fa, pubblicato su Facebook da Pastore 

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