UN PAESE ORRIBILMENTE SPORCO

Memoria da rinfrescare: la TRATTATIVA Stato-mafia. Sentenze, Detti e Contraddetti.

UN PAESE ORRIBILMENTE SPORCO

di Paolo De Chiara

LE RICHIESTE DI RIINA

«La Trattativa continuò anche con il Governo Berlusconi. Dell’Utri, lo spiegano i giudici nella sentenza, rappresentò a Berlusconi le richieste di Cosa nostra. E dicono i giudici che quel Governo tentò di adoperarsi, non riuscendoci per motivi che non dipendevano dalla volontà del premier, per accontentare alcune delle richieste di Riina. Dice quella sentenza che un presidente del consiglio del Governo italiano, nello stesso momento in cui era presidente del consiglio, continuava a pagare, come aveva fatto nel 1974, cospicue somme di denaro a Cosa nostra».

Nino Di Matteo, presentazione Il Patto Sporco, Roma, 14 novembre 2018

RAGIONI SFUGGENTI

«Mi sfugge la ragione per cui la mafia avrebbe dovuto scendere a patti con Berlusconi quando ancora non era in politica».

Giorgia Meloni (PdL), 8 agosto 2012

SENTENZA “Trattativa” STATO-MAFIA/1 

P.M. DEL BENE «Le fece proprio il nome di Dell’Utri?»

IMPUTATO BRUSCA «Sì.»

P.M. DEL BENE «Senta, Mangano le rappresentò solo di avere incontrato Dell’Utri o anche altri soggetti?»

IMPUTATO BRUSCA «Doveva incontrarsi… il messaggio era diretto a Silvio Berlusconi, poi in quella circostanza non mi ha detto… ma ha incontrato solo Marcello Dell’Utri, poi il successivo, se il messaggio è arrivato anche a Berlusconi, questo non ho avuto modo di approfondirlo… L’obiettivo era Marcello Dell’Utri però il punto finale era Silvio Berlusconi”.

Corte di Assise di Palermo, 20 aprile 2018

NE AVESSE AZZECCATA UNA

«Il processo Stato-mafia si concluderà con il totale flop dell’inchiesta di Antonio Ingroia & soci. È una bufala su cui si sono costruite carriere immeritate: non c’è una sola prova seria a sostegno di questa allucinazione».

Pino Arlacchi, Panorama, 24 febbraio 2014

SENTENZA “Trattativa” STATO-MAFIA/2 

Riina parla di Berlusconi e delle speranze al tempo riposte su quest’ultimo (“…No …no… è vigliacco… di avere fattu la legge la nel Codice Penale (inc.) fatto il Codice Penale… quando era in possessu di (inc.) la leggi… perché io tannu ci credeva che lui avissi fàttu (inc.) con questi Magistrati con questi Magistrati… con questi disgraziati, eh speravo… speravo poi (inc.) incominciò… (inc.) a niatri (inc.)..)”.

Intercettazione ambientale del 4 ottobre 2013, Totò Riina a passeggio con Alberto Lo Russo, Corte di Assise di Palermo, 20 aprile 2018

IL MEDIATORE MAFIOSO

Diventa definitiva la sentenza contro l’ex senatore di Forza Italia per concorso esterno in associazione mafiosa. La Procura: “E’ stato il garante dell’accordo tra Berlusconi e Cosa Nostra”.

“Per diciotto anni, dal 1974 al 1992, Marcello Dell’Utri è stato garante dell’accordo tra Berlusconi e Cosa nostra“, aveva sostenuto il pg Galasso davanti alla Corte. “In quel lasso di tempo”, aveva osservato il pg, “siamo in presenza di un reato permanente“. “Infatti, la Cassazione, con la sentenza del 2012 con cui aveva disposto un processo d’appello-bis per Dell’Utri, aveva precisato che l’accordo tra Berlusconi e Cosa nostra, con la mediazione di Dell’Utri“, ha aggiunto Galasso, “c’è stato, si è formato nel 1974 ed è stato attuato volontariamente e consapevolmente“.

La Repubblica, 9 maggio 2014

SENTENZA “Trattativa” STATO-MAFIA/3 

Poi, Riina fa un cenno all’elenco delle richieste che secondo Massimo Ciancimino egli avrebbe redatto (“… Ponnu riri… vinni…, vinni…, vinni… cosu… Cianciminu. Ma Cianciminu vinni ci purtò a ste… ste elencu… mu rasssi… mu rassi ste elencu ca u fazzu esaminari… (inc.) hanno visto (inc.)..”).

Intercettazione ambientale del 4 ottobre 2013, Totò Riina a passeggio con Alberto Lo Russo, Corte di Assise di Palermo, 20 aprile 2018, pag. 4512

SFUGGENTI REAZIONI CON ALLEANZA ANNESSA

“Troppe ombre, troppi non detti e troppe cose poco chiare caratterizzano questa vicenda: il popolo italiano ha il diritto di sapere cosa sia successo veramente”.

“Il sacrificio dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e di tutti gli eroi caduti nella guerra alla mafia non può e non deve essere vano. Nel giorno in cui ricorre l’anniversario della sua nascita il mio pensiero e quello di tutta la comunità umana e politica di Fratelli d’Italia va ai suoi famigliari e parenti. Una ricorrenza che cade in un momento particolare visto che è in corso la requisitoria dei Pm al processo sulla trattativa Stato-Mafia. Il mio augurio è che quello di oggi possa essere un ulteriore passo in avanti per arrivare, dopo tanti anni, ad accertare la verità”.

Giorgia Meloni, alleata con Berlusconi, Fratelli d’Italia, 19 gennaio 2018

SENTENZA “Trattativa” STATO-MAFIA/4 

Da segnalare, però, che, nel corso del colloquio con Lo Russo, Riina esprime un concetto che conferma una sua precedente esternazione captata da un agente della Polizia Penitenziaria. Secondo quando il teste Bonafede ha riferito, infatti, Riina il 31 maggio 2013 ebbe, tra l’altro, a dire “io non cercavo a nessuno, erano loro che cercavano a me”. Ora, vi sono chiari elementi per escludere che Riina si riferisse alla sua latitanza e che confermano che, invece, egli si sia riferito alla “trattativa” ed al fatto che furono altri a sollecitarla.

Corte di Assise di Palermo, 20 aprile 2018, pag. 4512

E LUI PAGA…

L’Italia ha avuto un presidente del consiglio che pagava Cosa nostra mentre sedeva a Palazzo Chigi. E non negli anni Cinquanta, ma almeno fino alla fine del 1994 quando la mafia aveva già mostrato il suo volto più feroce: aveva fatto a pezzi Giovanni FalconeFrancesca Morvillo, Paolo Borsellino, otto agenti di scorta, dieci civili, comprese due bambine. Quel presidente del consiglio si chiama Silvio Berlusconi ed elargiva denaro ai mafiosi sempre nello stesso modo: tramite il fido Marcello Dell’Utri.

Il Fatto Quotidiano, 19 luglio 2018

SENTENZA “Trattativa” STATO-MAFIA/5 

Nel corso della relativa conversazione con Adinolfi il Graviano manifesta la convinzione che nel 1994 il Presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi avrebbe abolito la pena dell’ergastolo se non avesse trovato una opposizione interna in altre componenti del Governo (“… come no, Umbè? Allora, poi un’altra cosa. Per quanto riguarda u governo ri Berlusconi. Perché Berlusconi non ha fatto alcune cose … Non è che io lo sto difendendo… aveva… (inc.)… a Casini … e ti stavo dicendo… aveva anche a Bossi contro. Picchì? Quannu aviano fatto… tu rici ma tiri sempre acqua o to mulino? Quando avevano fatto u codice penale stavanu abbulennu l’ergastolo. Mi sono spiegato? Poi subito attaccato ri Bossi… ri Casi… Casini u sai chi dissi? “Ma come togliere l’ergastolo?” Minchia, si sii cattolico, pezzo ri ‘nfame chi un sii autro! Eh… Poi all’ultimo, quando Fini si arriva a questa rottura, dice: “sì, va bene, si u purtamo a trent’otto anni va bene, dice, arrivato a un certo punto, sono trent’otto anni”. Questo è il motivo… “).

Si tratta di un passo della conversazione “in chiaro”, così come quasi tutti quelli del colloquio di quel giorno con Adinolfi allorché il Graviano fa altri riferimenti a Berlusconi, al fatto che questi, dopo essere stato eletto nel 1994, non aveva mantenuto gli impegni presi.

Intercettazione ambientale del 19 gennaio 2016, conversazione durante il “passeggio” tra Giuseppe Graviano e Umberto Adinolfi, Corte di Assise di Palermo, 20 aprile 2018, pagg. 4601 e 4602

E LUI SCAPPA…

Ha seguito le indicazioni dei suoi legali e, di fatto, ha voltato le spalle all’amico di una vita, Marcello Dell’Utri. Nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo è finito oggi un sodalizio lungo oltre 40 anni: affari, amicizia, il progetto politico che portò a Forza Italia, successi, denaro e potere. Tutto cancellato quando Silvio Berlusconi, ascoltando il consiglio dei suoi avvocati, ha comunicato ai giudici di non volere testimoniare a favore del collaboratore di sempre, Marcello Dell’Utri nel processo sulla trattativa Stato-mafia.

Il Sole 24 Ore, 11 novembre 2019

SENTENZA “Trattativa” STATO-MAFIA/6 

Brusca, poi, ha ugualmente confessato di avere incaricato successivamente Vittorio Mangano di contattare Dell’Utri e Berlusconi per richiedere loro di adoperarsi per i provvedimenti oggetto delle pregresse richieste dei mafiosi, prospettando, però, espressamente, ai medesimi Dell’Utri e Berlusconi, che, in caso di non accoglimento di quelle richieste, sarebbe stata portata avanti la strategia stragista di “cosa nostra” (dich. Brusca: “… E di dirgli se non si mette a disposizione noi continueremo con la linea stragista…”).

Ed è stato accertato che, in continuità con quell’incarico ricevuto anche dal Brusca (oltre che dal Bagarella), Mangano proseguì i contatti con Dell’Utri anche successivamente all’insediamento del Governo Berlusconi e, nei fatti, dunque, indipendentemente dal carattere dell’approccio con il medesimo Dell’Utri, rinnovò la minaccia indirizzata al Governo e dal detto destinatario percepita nella persona del suo Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi.

Corte di Assise di Palermo, 20 aprile 2018, pag. 4651

SENTENZA “Trattativa” STATO-MAFIA/7 

Lo stesso Mori, invero, ha riferito di avere, ad un certo punto, rivolto, tra l’altro, a Vito Ciancimino la seguente frase: “Ma signor Ciancimino, ma cos’è questa storia qua? Ormai c’è muro, contro muro. Da una parte c’è Cosa Nostra, dall’altra parte c’è lo Stato? Ma non si può parlare con questa gente?”.

Corte di Assise di Palermo, 20 aprile 2018, pag. 4895

ALTRO SANGUE

«Quindi Cosa nostra fa le stragi nel periodo in cui il Presidente del Consiglio, secondo le conclusioni di questa Sentenza, finanzia Cosa nostra.

Forse cominciamo a capire perché non si deve parlare di questa sentenza.

Forse cominciamo a capire perché questa sentenza è scomoda perché parla di diffuse omertà istituzionali, perché parla di Presidenti della Repubblica che hanno mentito.

Perché parla di esponenti politici che hanno riferito, pur essendo già stati interrogati nei processi che celebrammo a Caltanissetta vent’anni prima, fatti importantissimi accaduti nel periodo delle stragi solo dopo che il figlio di un mafioso, Massimo Ciancimino, aveva detto qualcosa. Dice che la Trattativa non evitò altro sangue, ma lo provocò.  

Nino Di Matteo, presentazione Il Patto Sporco, Roma, 14 novembre 2018

Il Fatto Quotidiano, 21 aprile 2018

da WordNews.it

Molise, Michele Iorio: «Potrei ricandidarmi»

L’ISOLA INFELICE. Ultima parte dell’intervista realizzata all’attuale consigliere, non più di maggioranza, già Presidente della giunta regionale molisana per dodici anni. Cumannari è megghiu di futtiri diceva qualcuno e l’andreottiano Michele Iorio, impegnato in politica già dalla fine degli anni Ottanta, ha fatto sua questa perla di saggezza siciliana. Siamo ripartiti dal clientelismo: «Probabilmente non dovrebbe esserci, bisogna fare in modo che sia gestito nel miglior modo possibile. Io non lo so se l’ho gestito nel miglior modo possibile, ma ho cercato di non vivere di clientelismo, fino a quando ho potuto». In questa intervista è stato affrontato anche il rapporto politica-mafie.

Molise, Iorio: «Potrei ricandidarmi»

di Paolo De Chiara

Con questa ultima parte riprendiamo subito il concetto interrotto sul clientelismo. «Il clientelismo c’è sempre stato, secondo me nella nostra tradizione ci sarà. L’importante è che non sia un clientelismo che escluda la possibilità agli altri di fare carriera o di trovare un posto di lavoro», ha affermato Michele Iorio.

Lei cosa intende per clientelismo politico?

«Sarebbe il rapporto tra l’interesse dei cittadini o dei singoli cittadini con l’interesse pubblico o con chi gestisce l’interesse pubblico. C’è e ci sarà, probabilmente ci sarà sempre».

È una cosa positiva per la politica o è una cosa negativa?

«Ma io non la vedo positiva per la politica. La politica dovrebbe essere esente da questa malattia, anche se bisogna riconoscere che sotto varie forme e sotto diverse forme, anche nelle altre democrazie, sotto sotto il clientelismo c’è. Magari lo fanno i potentati di altro genere, non politico. Ma, comunque, il clientelismo c’è».

Nella sua lunga gestione politica ci sono stati esempi di clientelismo?

«Il clientelismo ha sempre coinvolto tutti, non credo che nessuno possa dichiararsi completamente esente da questa tentazione. È innata nel politico che si misura con i voti, si misura con il consenso, difficilmente riesce a misurarsi con le proprie capacità. A volte ci sono politici capaci, persone impegnate nella politica capaci che non riescono a trasmettere questa capacità all’opinione pubblica e dal punto di vista elettorale non riescono ad essere premiati. Poi c’è quel rapporto tra l’elettore e l’eletto che ti porta, in qualche modo, a creare le condizioni per il clientelismo. Probabilmente non dovrebbe esserci, bisogna fare in modo che sia gestito nel miglior modo possibile. Io non lo so se l’ho gestito nel miglior modo possibile, ma ho cercato di non vivere di clientelismo, fino a quando ho potuto».

C’è una affermazione fatta da un ex magistrato della DDA di Campobasso: “Il Molise è una piccola Regione, si conoscono tutti ed ognuno pensa il proprio turno. Oggi tocca a me e domani potrebbe toccare a te”. Lei condivide questa analisi?

«È una condizione umana. Il fatto di essere una piccola Regione ci mette in una condizione particolare rispetto ad altre realtà, anche dal punto di vista dell’efficacia del clientelismo ai fini della rielezione. “Oggi tocca a me, domani tocca a te” mi sembra un po’ esagerato ma, comunque, è un dato di fatto. Sicuramente».

Se ci fosse la possibilità di rivivere i suoi anni di potere cosa farebbe di diverso?

«L’esperienza che ho maturato mi servirebbe per cambiare molti atteggiamenti».

I suoi o quelli dei suoi uomini?

«I miei e quelli dei miei uomini. Innanzitutto quelli dei miei uomini».       

Come giudica i governatori che sono stati eletti dopo di lei?

«Hanno avuto la presunzione di essere diventati tuttologi da un giorno all’altro e di non avere avuto rispetto di quanto è stato fatto in precedenza. Penso che siano state due condizioni che hanno caratterizzato entrambi i presidenti».

L’attuale Presidente Toma è politicamente adatto a governare questa Regione?

«Non lo so. Credo che stia sbagliando, questo sì. Non è questione di essere personalmente o non personalmente adatto».

Perché sta sbagliando?

«Perché ha interpretato il suo ruolo, dal mio punto di vista, in maniera sbagliata quanto quello precedente. Non rispettando le cose fatte e, soprattutto, le cose che si stavano facendo, per dimostrare di essere diverso e migliore. Almeno così ha ritenuto. Ha cercato, addirittura, di allontanarsi dalla tradizione dei governi di centro-destra precedenti ed è entrato in una fase di auto-esaltazione. E credo che possa diventare per lui un rischio».

Che intende? Potrebbe terminare prima il suo mandato?

«Potrebbe essere un rischio perché con questo atteggiamento non si riesce a governare a lungo. D’altronde siamo già alla quarta edizione dell’azzeramento della giunta, in due anni».

Uno spettacolo degno per i cittadini molisani?

«No».

Cosa meritano i molisani?

«Qualcosa di diverso. Il rammarico è che si potrebbe fare, ma per farlo ci vuole capacità di ragionare, di condividere. Tanta umiltà, tanta disponibilità al dialogo. Credo che la politica sia un’arte molto complicata».

Il consigliere di maggioranza Massimiliano Scarabeo ha affermato che dietro alle decisioni di Toma ci sono dei mandanti. Lei si sente tirato in ballo?

«No, credo di essere proprio escluso nella maniera più assoluta. Mi sono battuto, come non mai, per dichiarare quella una pagina scura della politica molisana».

Lei condivide il pensiero di Scarabeo? Ci sono o non ci sono questi mandanti?

«Nella politica i mandanti ci sono sempre. Che ci sia qualcuno che trae giovamento da questa condizione è sicuro, altrimenti non sarebbe stato fatto».

Lei conosce i mandanti? Ha una sua opinione?

«È un po’ difficile. Il Presidente ha detto che lo ha fatto per dare la responsabilità agli assessori di votare il bilancio e mi attengo alle sue motivazioni, che sono veramente poca cosa rispetto all’enormità di quello che è stato fatto».

Qual è l’enormità?

«Enormità significa ledere il principio di retroattività delle leggi elettorali. Secondo me quello è uno dei principi che ha retto il nostro Paese, i nostri parlamenti. Addirittura quando sono state cambiate le leggi, in attesa delle nuove elezioni, nel Molise si è voluta seguire una strada molto diversa, per togliere di mezzo qualche fastidio».

A maggio si attende la decisione del Tar Molise. Lei cosa aggiunge?

«C’è una sola via, annullare quello che è stato fatto e far ripetere tutta la procedura. Se posso esprimermi per la mia esperienza credo non sia possibile giustificare il perché un consiglio regionale è stato convocato in quel modo».

Possiamo spiegare meglio?  

«Cioè perché quattro consiglieri regionali non sono stati convocati nel consiglio che doveva disporre la loro fuoriuscita. Di questo stiamo parlando».

Lei è stato, politicamente, molto vicino all’ex cavaliere Berlusconi. Per lei resta un punto di riferimento? Anche dopo la sua condanna definitiva per frode fiscale?

«Di Berlusconi non ho condiviso sempre tutto, però devo dire che, per me, è stato un riferimento molto importante in una fase politica in cui avevo, in qualche modo, abbracciato un’idea che purtroppo è rimasta un’idea».

Che tipo di idea?

«Avere nel Paese due schieramenti democratici, che potessero alternarsi. Dopo il peregrinare che ho fatto, personalmente, in tutte le forme di pseudo DC che c’è stata dopo la caduta della Democrazia Cristiana, a cominciare dell’Udc, dal Ccd, insomma tutto quel cammino tortuoso delle aree democristiane, l’approdo con Berlusconi l’ho visto politicamente soddisfacente, sul piano dell’impegno, dei programmi, devo dire dell’innovazione».

Indipendentemente dalla P2, da Mangano, dalle accuse, dalle condanne…

«Le accuse, le condanne… devo dire che l’esperienza che ho vissuto direttamente con lui, pur avendo un rapporto di amicizia e una certa frequentazione, non ho mai avuto l’impressione di trovarmi di fronte a un personaggio che potesse essere legato alle accuse che ha ricevuto nelle varie fasi della sua vita politica».

Lei è stato all’interno di quel partito. Il fondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri (“il mediatore del patto di protezione tra Berlusconi e Cosa nostra”), ha scontato una pena definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Bisogna aggiungere la condanna in primo grado per la Trattativa Stato-mafia, senza dimenticare la sottrazione dei libri antichi. Lei cosa ha pensato e cosa ne pensa?

«Ho avuto dei pensieri “sarà vero, non sarà vero”, mi è rimasto sempre qualche dubbio. Però, in ogni caso, conosco anche la storia e so che non sempre la lettura degli avvenimenti giudiziari definisce al meglio percorsi politici o storici di un certo livello. Guardiamo ad Andreotti (prescritto per mafia, nda) come ad altre personalità che pure in qualche modo, soprattutto nell’area siciliana, sono stati coinvolti da questioni. La storia di Falcone è assolutamente importante per capire come ci si muove in ambienti in cui, a volte, si può essere accusati di tutto e del contrario di tutto. Personalmente ho cercato di non fare queste considerazioni trasferendole nella quotidianità, ho visto un partito che mi piaceva, persone degne di esserci. Insomma, per quello che ho conosciuto, con Berlusconi c’è stata anche la soddisfazione di un rapporto personale di un certo livello».

La politica deve stare lontana dalle mafie o, come disse un ex ministro della Repubblica, “bisogna convivere con la mafia”?

«La politica deve rimanere lontana dalla mafia. E per rimanere lontana dalla mafia non deve essere una politica sponsorizzata né dai mafiosi né dagli antimafiosi, altrimenti diventa tutta una giostra e non si capisce nulla. Forse le cose di oggi le leggeremo tra 150 anni».

Secondo lei le mafie hanno messo piede in Molise?

«Se vuole una battuta scherzosa, qualcuno diceva che nel Molise no, perché la nostra è molto più potente della mafia».

Sembra di sentir parlare Andreotti. Questa è una battura andreottiana…

«Diciamo così. Comunque non credo, in Molise non credo. Non ci sono state molte occasioni e molti movimenti economici da interessare la mafia, intesa come organizzazione».

Il Molise, è per lei, un’Isola Felice?

«Fino ad ora credo e spero di sì, anche se non so fino a che punto».

Perché dice così?

«C’è sempre da tenere gli occhi aperti. Non sarà la mafia principale, ma altre mafie che possono, in qualche modo, fare un boccone del Molise, siamo talmente pochi… Diciamo che… ecco, bisogna riflettere molto bene quando si affaccia il problema delle riforme elettorali. Se pensiamo all’ultima riforma elettorale…»

Pensiamoci.

«È una riforma elettorale che ha favorito la capacità di chi riesce a fare più liste. E chi riesce a fare più liste, al di là degli ideali, delle posizioni sociali, tradizionali, gestisce il potere. Non solo si è creata la condizione per cui, con il 22, 23% dei voti, questa legge elettorale affida la maggioranza assoluta in Regione, ma addirittura lega il voto alle singole persone che compongono le liste e, indissolubilmente, va al Presidente. Non c’è il voto disgiunto, non c’è nemmeno il ballottaggio. C’è un’elezione fatta a tavolino».

Ritornando all’Isola Felice, durante la sua gestione politica, nel Nucleo industriale Pozzilli-Venafro, due “prenditori”, i fratelli Ragosta, legati alla criminalità, acquistarono due aziende decotte (Rer e Fonderghisa). Parliamo di fondi europei, rifiuti, traffico di armi. E questo è solo uno dei tanti esempi legati alle presenze criminali nella nostra Regione. Perché si continua a dire che le mafie non sono mai arrivate?

«Che ci siano stati dei mafiosi interessati o qualcuno che ha riciclato del denaro in Molise credo che sia certo. Non si può certo dubitare. Non credo che socialmente il Molise sia come la Calabria e come la Sicilia, ecco. Tanto per parlarci chiaro».

È giusto avere in consiglio regionale un soggetto condannato definitivamente, in passato, poi riabilitato, per aver introdotto, da agente penitenziario, nel carcere di Campobasso delle armi cedute a dei gruppi criminali?  

«È difficile rispondere, trattandosi di un amministratore con cui ho lavorato in più occasioni, con il quale ancora sto lavorando in consiglio regionale. In un Paese, che è la culla del diritto, quando c’è la riabilitazione… Allora a che serve la riabilitazione? Poi le considerazioni devono farle i partiti che candidano la gente. Tutti hanno responsabilità».

Ma esistono questi “filtri” all’interno dei partiti?

«No, non esistono più. Su questo non c’è dubbio. Però è difficile correggerlo con l’impossibilità a candidarsi, soprattutto quando c’è l’istituto della riabilitazione. Se non ci fosse, allora, il problema si risolve da solo. Ma essendoci come si fa ad evitarlo? Abbiamo sufficienti leggi che, in qualche modo, regolamentano i sistemi elettorali, parlo di quelle costituzionali».

Lei pensa ad una nuova ricandidatura per le prossime regionali, ovviamente come Presidente?

«Mi crea qualche imbarazzo rispondere. Continuo e continuerò a fare politica, su questo non c’è dubbio. Se dovesse essere necessario mi impegnerò anche la prossima volta, tutto sommato potevo chiudere la mia carriera politica in modo soddisfacente, però le dico con sincerità sono…

È a disposizione?

«Sono a disposizione, vedremo come andranno le cose».

PRIMA PARTE.Sanità in Molise. Parla Iorio: «Bisogna reinventarla. Forse ho qualche responsabilità»

SECONDA PARTE. Iorio: «Il clientelismo c’è sempre stato»

da WordNews.it

Ci mancava solo Bertolaso

Ci mancava solo Bertolaso

«Sono felice che Guido Bertolaso possa dare una mano alla regione Lombardia e che possa essere di questa partita».

Angelo Borrelli, Ansa, 15 marzo 2020

“Guido Bertolaso consulente del presidente Fontana per combattere contro il virus in Lombardia”.

Il Tempo, 14 marzo 2020

«Come potevo non aderire alla richieste del presidente della Lombardia di dare una mano nella epocale battaglia contro il Covid-19 se la mia storia, tutta la mia vita è stata dedicata ad aiutare chi è in difficoltà e a servire il mio Paese?»

Guido Bertolaso, Adnkronos, 14 marzo 2020

«Bertolaso persona giusta».

Silvio Berlusconi dall’esilio in Provenza, Adnkronos, 14 marzo 2020

«Guido #Bertolaso in campo contro il #coronavirus in #Lombardia è una buona notizia. Avrà tutta la collaborazione. La situazione è difficilissima. Scarseggiano gli strumenti di terapia, i dispositivi di protezione individuale, i medici e gli infermieri. Serve l’aiuto di tutti».

Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, twitter, 14 marzo 2020 

«Il governatore della Lombardia Fontana ha nominato Guido Bertolaso come consulente per l’allestimento del nuovo ospedale temporaneo alla Fiera di Milano. Scelta eccellente».

Matteo Salvini, twitter, 14 marzo 2020

“Ponte Morandi? Quando attraversavo quel ponte, se ovviamente il traffico me lo permetteva, violavo tutti i limiti di velocità e ci passavo il più velocemente possibile”

Guido Bertolaso, 16 agosto 2018

«A L’Aquila ho fatto cose straordinarie. Si vedono ancora i benefici».

Guido Bertolaso, 19 gennaio 2017

«Non si può candidare questo co…ne».

Alessandra Mussolini parla di Guido Bertolaso, candidato sindaco di Roma,

26 febbraio 2016

«Bertolaso sindaco? Qui ha fatto solo danni».

Lettera rivolta ai cittadini romani, Comitato 3e32/CaseMatte, Studenti Indipendenti, Unione degli Studenti, Legambiente L’Aquila, Asilo Occupato,

Adnkronos, 22 febbraio 2016

«Ci uniamo all’indignazione espressa dai comitati Aquilani dopo il vergognoso paragone prodotto in campagna elettorale dal Sig. Bertolaso il quale definiva Roma come una “città terremotata”, richiamando in maniera inequivocabile i fatti legati al terremoto dell’Aquila».

Capoluogo d’Abruzzo, 26 febbraio 2016

«L’eruzione del Vesuvio? Non sarebbe una grande disgrazia».

Guido Bertolaso, 15 ottobre 2010 
 

«La commissione Grandi Rischi? Un’operazione mediatica. Vogliamo tranquillizzare la gente».

Guido Bertolaso, 30 marzo 2009

«In dieci giorni risolvo tutto».

Guido Bertolaso, commissario straordinario per i rifiuti in Campania,

22 maggio 2007

LIBIA, IL NEW DEAL DELL’ECONOMIA?

Intervista al presidente della Camera Italo-Libica, Gianfranco Damiano

LIBIA, IL NEW DEAL DELL’ECONOMIA?

“Il Paese con il pil più elevato dell’Africa. Grandi le opportunità per le imprese italiane”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Sono lontani i giorni del “baciamano” di Berlusconi a Gheddafi. Delle giovani donne italiane raggruppate e pagate per rendere omaggio al leader libico. Il dittatore non c’è più, ma sono rimasti gli affari. Per la nuova Libia si sono aperti nuovi scenari e innumerevoli interessi internazionali. Ma restano, però, i diritti civili violati.

E’ Amnesty International che in un rapporto denuncia la drammatica situazione. “Trascorso poco meno di un anno dalla caduta di Tripoli nelle mani dei thuwwar (i combattenti rivoluzionari), le continue violazioni dei diritti umani – tra cui arresti e imprigionamentiarbitrari, torture con conseguenze anche mortali, omicidi illegali e sfollamenti forzati di popolazioni eseguiti con impunita’ – stanno gettando un’ombra negativa sulle prime elezioni nazionali dalla caduta del regime di Muhammar Gheddafi”.

Per il sito medarabnews“in queste settimane la Libia è meta di una vera e propria ’corsa diplomatica’ che vede delegazioni di mezzo mondo affollarsi a Tripoli per stringere rapporti con l’autonominato (e ancora tutt’altro che legittimato a livello popolare) Consiglio Nazionale Transitorio (CNT), nella speranza di mettere in sicurezza i contratti pregressi e di posizionarsi vantaggiosamente in previsione della futura assegnazione di appalti per la ricostruzione e di nuovi contratti petroliferi. Nel frattempo, l’aeroporto internazionale della capitale è tuttora in mano a una milizia – quella di Zintan, cittadina a sudovest di Tripoli – invece che al CNT, il quale dovrebbe rappresentare la nuova autorità nazionale. La Libia è il paese con le maggiori riserve petrolifere del continente africano, e molti libici si augurano che gli investimenti stranieri portino ad un rapido sviluppo economico. Costoro ritengono che, grazie alle sue risorse, il loro paese ’dovrebbe essere come Dubai’. Sebbene la Libia trabocchi di armi e di miliziani sono in molti a ritenere che il paese rappresenti una potenziale ’opportunità’.

Abbiamo ascoltato il Presidente della Camera di Commercio Italo-Libica, Gianfranco Damiani, per parlare del sistema economico nazionale nella nuova Libia e delle nuove ‘opportunità’. La riconversione dalla precedente economia di Stato, parte dell’egemonia della dittatura di Gheddafi, sta mutando. C’è la dismissione di parte delle aziende di Stato, quelle controllate. C’è stato un cambio ai vertici, ovviamente, con sostituzioni di personaggi molto più vicini al CNT, comunque ai governi locali, e quindi c’è un nuovo, diciamo, new dealdell’economia. Che si va a scontrare con la mancanza di sovvenzioni da parte dello Stato, per cui devono entrare in una regola di mercato. Con tutte le dinamiche del mercato. Questo è già un primo passaggio abbastanza complesso. Tutta la struttura produttiva va rivisitata, tutta la struttura di commercializzazione va rivisitata e attendiamo anche tutta una serie di modifiche a livello normativo. Per ora siamo ancoràti a quello che era il vecchio ordinamento e su questo, per ora, ci andiamo ad organizzare. Esiste una nuova flessibilità da parte dei nuovi organismi”.

Un sistema liberista?

In base a quello che con le elezioni si sta configurando, ci sarà un aspetto molto più liberista. Consideriamo che la Libia è anche il Paese con il Pil più elevato dell’Africa, quindi è un Paese con grandi dinamiche economiche, forti capacità di spesa. Che si misura, oggi come oggi, con gli effetti post guerra civile, dando più respiro alla parte alimentare, alla sanità, alla difesa e al creare occasioni di lavoro. Grandi iniziative ci possono essere e grandi opportunità per le imprese italiane”.

Quali sono le potenzialità di questo sistema economico che si sta sviluppando?

Per quanto riguarda il settore delle infrastrutture, costruzioni e delle comunicazioni è tutto da mettere in piedi. Gheddafi aveva iniziato a suo tempo e ora è tutto un processo che andràriagguantato e ripreso. C’è anche il settore oli e gas che è quello che trascina sempre di più.

Quali sono gli interessi dell’Italia?

Noi dobbiamo risolvere ancora il problema dei crediti pregressi. E’ un problema pesante, parliamo di un miliardo e 200 milioni di euro. Su questo il Ministro degli Esteri e dello Sviluppo Economico stanno lavorando. Ci stiamo lavorando insieme a Confindustria. Dobbiamo risolvere anche questo problema. I tempi non sono brevi, però molte aziende stanno chiudendo per queste inadempienze del passato.

Quali sono i rapporti che esistono oggi tra l’Italia e la Libia?

I rapporti sono migliori perché c’è maggiore consistenza e sono molto più concreti. Abbiamo uno scenario più aggressivo a livello internazionale, ma questa è una regola di mercato. La presenza dei turchi è veramente pesante, a livello di competizione. Ma possiamo battercelabene.

In questo contesto non possiamo dimenticare il Rapporto di Amnesty International sul mancato rispetto dei diritti umani.

Ai tempi di Gheddafi e di Berlusconi questo tema era in agenda degli organismi internazionali.

E oggi?

E’ aggravato dal fatto che c’è stata una rivoluzione civile. Questo è un tema che purtroppo è pesante e sul quale si dovrà andare a discutere. In questo passaggio la Libia va anche aiutata.

A Tripoli si terrà la nona edizione della Libyan Healthcare Exhibition. L’ente organizzatore ha affidato in esclusiva alla vostra Camera la gestione dello ‘spazio Italia’.

Siamo presenti con questa iniziativa, con alcuni convegni, in partnership con il Ministero della Sanità italiana e, quindi, abbiamo grandi possibilità per dare un forte contributo alla rinascita e alla risoluzione di alcuni problemi del Paese.

A che punto siamo con la ricostruzione della nuova Libia?

Negli ultimi anni Gheddafi aveva iniziato alcuni processi di rinnovamento: ora bisogna ripartire e andare avanti. E’ ovvio che tutto l’apparato va ricostruito: dall’apparato di sicurezza all’esercito e a livello energetico soprattutto. C’è tantissimo lavoro per le piccole e medie imprese italiane. Per quanto riguarda la costruzione delle strutture organizzative c’è ancora parecchio da fare, soprattutto nel campo della sicurezza e della sanità. Settori di sviluppo ci sono, il mercato è molto attento alla Libia anche perché il nostro mercato non si può più rivolgere all’Europa, per la crisi nera e paurosa. I mercati del Nord Africa sono un’alternativa per noi come Paese, e forse anche l’unica in questo momento.

da L’INDRO.IT di martedì 10 Luglio 2012, ore 19:59

http://lindro.it/Libia-il-new-deal-dell-economia,9468

BERLUSCONI, NUOVO PIANO DI RINASCITA?

Abbiamo sentito il sondaggista Carlo Buttaroni e il politologo Massimo Teodori

BERLUSCONI, NUOVO PIANO DI RINASCITA?

Spunta un documento riservato, ’La Rosa Tricolore’, che punta tutto su Matteo Renzi
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Un documento riservato “messo a punto per il Cavaliere da un gruppo ristretto di consigliericapeggiati da Dell’Utri e Verdini (oltre che dal suo nuovo guru Volpe Pasini). Risultato: via ilPdl e quasi tutti i suoi dirigenti, nasce una Lista Civica nazionale che dovrà allearsi con il sindaco di Firenzedestinato a Palazzo Chigi. Obiettivo: salvare Silvio dai giudici e (se possibile) farlo eleggere Presidente della Repubblica”. Il piano segreto (un dossier di otto pagine, dal titolo: ‘La Rosa Tricolore’) è stato rivelato da ’L’Espresso. Una vera e propria bomba per la politica italiana, sempre più assente e distante dai cittadini.

Per ’L’Espresso’ il ‘piano di rinascita’ è suddiviso in tre mossel’azzeramento del Pdl (un partito, ormai, alla frutta), un network di liste (“tutte precedute dal logo Forza”) e lacandidatura dell’attuale sindaco di Firenze, Matteo Renzi (il rottamatore del Pd). Un piano che rincorre il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Il sindaco Renzi, già impegnato nei mesi scorsi in un incontro ad Arcore, ha così commentato: voglio svelare il mistero: il piano esiste! L’hanno firmato non solo Verdini e Dell’Utri, ma anche Luciano Moggi, Licio Gelli, Jack lo Squartatore e Capitan Uncino. Ma sono stato irremovibile: finché non me lo chiede il mostro di Loch Ness non accetto”.

Per Carlo Buttaroni, esperto sondaggista“definirlo un piano è un eufemismo. Secondo me è sbirciare dal buco della serratura. Non è un piano strategico, per quello che si legge dai giornali. L’elettorato in questo momento non sa nemmeno per quale partito votare, per cui tutti questi retroscena sono lontani dall’incidere nei processi decisionali delle persone. Screditano soltanto. Questa cosa non la vedo significativa”. Il sondaggista Buttaronicontinua: E’ significativo il disarticolare il Pdl e la sua struttura organizzativa, il suo profilo politico e gli attuali dirigenti per fare qualcos’altro. Per percorrere strade totalmente nuove. Berlusconi, come spesso fa, si affida a dei consulenti che propongono delle idee. Poi lui, in prima persona, le accetta o le scarta. Ma le indiscrezioni che sono uscite non hanno nulla di concreto”.

Ma cosa sta cambiando nella politica italiana? Cosa cercano gli elettori? Cosa bisogna offrire ai cittadini, stanchi di questa politica? Lo abbiamo chiesto al politologo Massimo Teodori,senza dimenticare il Movimento a 5 Stelle: “ho seguito questa vicenda approssimativamente, non so se questo piano sia una cosa reale o sia un bidone che qualcuno ha voluto mettere in atto proprio per squalificare Matteo Renzi”.

E se dovesse essere reale?

Mi pare che la risposta che ha dato Renzi, che cioè i voti e i consensi da qualsiasi parte vengono sono benvenuti, nel senso che non sono contrattati in termini di linea politica e di progetto, sia esaustiva. Non si vede perché dovrebbero esserci delle discriminazioni. Altra cosa se invece ci sono degli accordi sottobanco che sarebbero la pratica oscura che molti partiti e molti candidati hanno sin qui fatto.

Si parla di otto pagine dattiloscritte dal titolo: ‘La Rosa Tricolore’ con un sottotitolo ‘un progetto per vincere le elezioni politiche 2013’.

Probabilmente è un documento di qualcuno che vuole fare un’operazione del genere. Non mi pare sia un documento negoziato da Renzi, almeno stando alle dichiarazioni pubbliche.

Resta lo ‘scioglimento’ del Pdl e l’apertura a nuove liste civiche nazionali.

Il sistema dei partiti è assolutamente in crisi, con una fiducia che si aggira intorno al 5-10%. E’ chiaro che alle prossime elezioni politiche tutto il sistema delle liste sarà un sistema che si rivoluzionerà rispetto al passato. Non per niente sono annunziate liste civiche o pseudo tali, sia a sinistra, al centro e a destra. Tutto è possibile, ma una cosa è certa: gli italiani hanno bisogno di votare per qualcosa di diverso dalle vecchie facce e dai vecchi partiti e quindi, chi riuscirà a dare una buona offerta avrà il consenso degli italiani. Del resto, il caso Grillo è molto eloquente.

Il Movimento 5 Stelle di Grillo può rappresentare quel qualcosa di diverso?

Il Movimento di Grillo pone la questione della protesta contro l’attuale sistema dei partiti, non mi pare che al momento sia un Movimento in positivo che proponga qualcosa di effettivamente alternativo, al di là di slogan e parole d’ordine.

Oggi esiste, nella politica, la novità?

Mi pare che al momento non ci siano dei grandi e seri progetti di novità.

Ma cosa s’intende per ‘novità’?

Qualcuno che dicesse quale visione ha per il futuro dell’Italia. Il Movimento 5 Stelle se ha un suo senso sul lato della proposta, non ha alcun senso sul lato della visione del futuro per l’Italia.

E dove potrebbe arrivare questo Movimento?

Ci sono due nodi su cui i partiti devono misurarsi. Il primo è quello della riforma elettorale che consenta ai cittadini di scegliersi i propri parlamentari, e mi pare che tutti i partiti stiano facendo ammuina perché con la storia delle riforme istituzionali non si vuole arrivare da nessuna parte e per andare a votare con una legge come l’attuale o simile all’attuale. Ritengo che il discorso sulle riforme istituzionali, compresa quella della diminuzione dei parlamentari, sia un’autentica truffa. E’ impossibile che arrivi in porto da qui allo scioglimento delle Camere.

Il secondo nodo?

Un’altra truffa che stanno facendo i partiti, che dicono di essersi ridotti il finanziamento pubblico. La cosa non è vera. Ho dimostrato, cifre alla mano, che non è vero che hanno tagliato il 50% del finanziamento pubblico, ma hanno tagliato appena il 5-6% di tutto quello che lo Stato dà oggi ai partiti. Se su questi due terreni, riforma elettorale e fine del finanziamento pubblico, i partiti non prenderanno una posizione netta, e mi pare che non ne abbiamo alcuna intenzione, il Movimento di protesta 5 Stelle andrà molto in alto.

Ci ritroveremo con Silvio Berlusconi alla Presidenza della Repubblica?

Zero probabilità.

da L’INDRO.IT di venerdì 22 Giugno 2012, ore 19:00

http://lindro.it/Berlusconi-nuovo-piano-di,9174#.T-iRZRedBbc

TEA PARTY ITALIA: “MAI UN PARTITO”

Obiettivi di un movimento: parla il portavoce Giacomo Zucco

TEA PARTY ITALIA: “MAI UN PARTITO”

Meno tasse, più libertà: ‘Berlusconi ha fallito a noi gli slogan’

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Il Tea Party è un movimento di donne e uomini di tutte le età che condividono l’obiettivo di uno stato più leggero, meno invasivo che sia strumento utile e non ostacolo per il raggiungimento dei fini individuali. E’ un movimento politico che non aspira a diventare partito, quanto piuttosto ad imporre dei punti chiave nell’agenda della vita politica italiana, in una direzione liberale e di buon senso”.

Questo si legge nel manifesto del movimento Tea Party Italia, il movimento che ’nasce dall’esperienza e dall’esempio del Tea Party Movement Statunitense’. Ma perché anche in Italia? Lo abbiamo chiesto al portavoce Giacomo Zucco: “In Italia è molto più necessario che dove è nato, negli Stati Uniti dove la tassazione media è intorno al 30%, mentre in Italia, dove la cosa è meno sentita anche per ignoranza e per inconsapevolezza, la tassazione reale è superiore al 60%”.

Quindi questo movimento si basa soprattutto su questa argomentazione?

Principalmente si. In realtà anche negli Stati Uniti si basa soprattutto sul tema delle tasse.

Lei in una trasmissione televisiva ha affermato: “Non sempre mettere una croce su una scheda significa essere rappresentati”. Che significa?

La rappresentanza a maggioranza non garantisce comunque la rappresentanza individuale. Il fatto di potersi esprimere non vuol dire che i propri diritti individuali saranno rispettati. In Italia a maggior ragione quando la politica è del tutto impermeabile alle istanze dei cittadini, visto che non ci sono, come in America, le primarie. Non ci sono, come in passato, le preferenze. Un sistema totalmente autoreferenziale. Anche in Cina votano, anche in Iraq sottoSaddam votavano. Votavano tutti da una parte perché avevano il mitra puntato. La più grande libertà è poter disporre dei propri diritti.

Come giudica la situazione politica in Italia?

Disastrosa da sempre e adesso riemergono gli effetti di una politica disastrosa, la politica del debito incontrollato, la politica della spesa clientelare, la politica delladeresponsabilizzazione, dell’assistenzialismo, del centralismo e dei mali italiani che ci sono stati e che adesso, semplicemente, presentano il conto.

Vogliamo aggiungere anche i mali della corruzione?

La corruzione è semplicemente un effetto della grande presenza di politica. Se ci sono funzionari che vivono con i soldi degli altri, imponendo balzelli, limiti, regolamenti, ostacoli a chi lavora e produce è ovvio che chi lavora e produce cercherà di limitare questi ostacoli, oppure di usarli a proprio vantaggio contro la concorrenza. La corruzione per definizione può esistere quando c’è un apparato pubblico enorme e invadente.

Molti la definiscono il Matteo Renzi della destra. Lei si sente un ‘rottamatore’?

La prospettiva è molto differente. Renzi ha portato alcuni elementi di novità anche interessanti e anche giusti ad una cultura che era molto antiquata che era quella della sinistra. Però si muove in uno schema solito, in uno schema classico dove le sue sono parole. Perché nei fatti il suo governo della città di Firenze, come i nostri amici del Tea Party Toscana ci confermano, è improntato a una solita politica. Quella dell’espandere il proprio potere sui cittadini. La nostra prospettiva non è ‘rottamatrice’, nel senso che ci candidiamo a essere come gli attuali politici ma più buoni o più bravi o più belli.

E cosa fate?

Ci candidiamo, non ci candidiamo…ci proponiamo nel fare in modo di premere perchè venga ridotto il ruolo della politica e della burocrazia. Non ci candidiamo per ‘rottamare’ la classe dirigente e per sostituirla, ma ci candidiamo a ‘rottamarla’ perché ce ne sia meno bisogno e ci sia più libertà per i cittadini.

A chi vi proponete?

Proponiamo ai cittadini italiani di unirsi a noi per formare un gruppo di pressione molto forte, analogamente a quello che sono stati, per motivi opposti, i movimenti sindacali piuttosto che i movimenti ambientalisti. Quindi non nei partiti, non una classe dirigente, ma un movimento di interessi e difesa dei diritti coeso su un tema specifico, in modo che le pressioni sul mondo politico facciano in modo di limitare i danni, anche per cercare didirigerci verso dei miglioramenti, verso la guarigione dei mali italiani. Ai politici proponiamo degli accordi, se loro firmano questi accordi noi li promuoviamo, di qualunque partiti essi siano, presso il nostro giro. Dopodiché, se violano l’accordo dopo eletti, li sputtaniamo.

Questa cosa che ha detto fa ricordare il famoso ‘contratto con gli italiani’ siglato dall’ex premier negli studi televisivi di Porta a Porta.

E’ molto giusto quello che dice. Il ‘contratto con gli italiani’ è stato proposto a Berlusconi,copiandolo dagli Stati Uniti. Berlusconi l’ha soltanto importato.

Anche il vostro slogan ufficiale: “Meno Tasse, Più Libertà” sembra molto vicino alla propaganda di Berlusconi.

Si, è vero. Noi riteniamo che buona parte del successo di Berlusconi sia dovuto al fatto che quel problema era sentito e lui è stato il primo a cavalcarlo e a portarlo nel dibattito politico. Noi usiamo gli stessi slogan perché ci rivolgiamo allo stesso problema. La differenza è che siamo consapevoli che da quella parte sono rimasti soltanto slogan.

Lo ha solo ‘cavalcato’. Oggi ci troviamo con più tasse e meno libertà.

Assolutamente d’accordo, lasciandoci una situazione difficile dal punto di vista di mancanza di speranze e di cinismo. Molte persone si avvicinano al nostro messaggio, però poi dicono: ‘l’abbiamo già sentita’.

E’ dura…

Molto pesante. Questo è uno, forse, dei danni culturali più grossi fatti dalla mancata rivoluzione liberale di Berlusconi.

Per le prossime politiche interverrete direttamente nella competizione elettorale?

Non interverremo con liste nostre. Cercheremo di dare giudizi sui programmi dei vari partiti, magari anche sulla credibilità della struttura partitica rispetto ai programmi. Faremo un’analisi delle proposte e cercheremo di indirizzare l’opinione pubblica verso le proposte migliori. Cercheremo di mettere in guardia dalle proposte peggiori e dalle persone meno credibili. Se poi qualcuno del nostro gruppo sarà inserito in qualche lista partitica trasversalmente tanto meglio. Il movimento non entrerà mai in un partito e non diventerà mai un partito.

L’Indro.it di martedì 17 Aprile 2012, ore 19:14

http://www.lindro.it/TEA-PARTY-ITALIA-MAI-UN-PARTITO,7981#.T6UNNOg9X3Q