Inquinamento e traffici, scatta l’allarme.

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Dopo anni di silenzio è ritornato alla ribalta il ‘terreno a riposo’

 

VENAFRO. “Situazione di allarme sociale creatasi nella collettività di Venafro e nei comuni limitrofi, che potrebbe anche degenerare in turbative dell’ordine pubblico”. La dichiarazione è del Prefetto di Isernia, Fernando Guida, rilasciata qualche giorno fa e riferita alla situazione ambientale del territorio venafrano. Dove la diossina è stata trovata nel latte materno e nella carne macellata. In quel territorio si sono raggruppate delle mamme in Associazione, per tenere alta l’attenzione. Hanno denunciato, continuano a farlo. Ma pure le Mamme si continuano a scontrare contro un muro di gomma.

Nemmeno loro trovano risposte, nessuno risponde. Di tanto in tanto si accende una fiammella e poi tutto torna nell’oscurità. In un assordante silenzio. Nell’attesa della nuova fiammella. “Come mai è uscita fuori questa cosa quando, praticamente, io sono stato obbligato a mettere tutto a posto, nonostante non fosse dipeso da me. Il problema è risolto, mi è costato un sacco di soldi. C’è stata la conferenza di servizi. Hanno chiuso tutto, tutto sta a posto. Perché lei vuole rimettere tutto in discussione? Sono stato preso per fesso, ci soffro di questo, che non mi sia accorto che queste persone mi hanno turlupinato”.

Si sente imbrogliato Ernesto Nola, il proprietario del famigerato ‘terreno a riposo’. L’appezzamento agricolo, che si trova in località masseria Lucenteforte, nella Bonifica di Venafro. Un terreno che non trova pace, di tanto in tanto, sbuca fuori come un fungo, velenoso. Le dichiarazioni di Nola risalgono alla fine del 2013. Quattro anni fa. Poi di nuovo il silenzio, il lungo silenzio. Cosa è stato fatto in questi anni? Niente. Perché nessuno ha creato un dibattito intorno alle dichiarazioni del cugino di Nola, Vittorio Nola, già presidente del Consorzio di Bonifica, “I controlli in questa Regione non funzionano. È un fatto acclarato”. Ma, in tutti questi anni, nessuno ha chiesto nulla a Vittorio Nola. Silenzio, tutti muti. Ultimamente però il fungo è tornato in superficie. Ed è ripartita nuovamente la giostra. Analisi, nuove dichiarazioni, nuovi incontri.

Nel 2003, dieci anni prima delle dichiarazioni di Nola, a Sesto Campano viene tratto in arresto un certo Antonio Caturano, per trasporto di rifiuti tossici spacciati per fertilizzanti, destinati alla concimazione dei terreni agricoli. “È stato messo tutto a posto – diceva Nola nel 2013 – erano delle buche scavate, poi sono state riempite sotto la direzione dell’Arpa. Un problema risolto da tempo”.

Ma il problema non è stato mai risolto. “Tutta una cosa che è stata risolta e che è stata messa a posto”. Nulla è stato messo a posto! Nemmeno la bonifica è stata fatta. Nell’agosto del 2007 il geologo di Isernia, Vito La Banca (incaricato dalla ditta Rasmiper nel 2001, consulente di Nola nel 2005), comunica la fine dei lavori e il ripristino ambientale. Nel 2013 dichiara: “I lavori di bonifica sono stati fatti in due puntate, più che una bonifica una pulitura. Solo superficiale. Il materiale presente sul terreno. Poi è calato il silenzio su questa storia”.


IL VELENO DEL MOLISE solo frase

 “La terra nera e fumante”

“È una storia uscita fuori dopo tanto tempo. Ne ho sempre parlato, nessuno mi ha creduto”, questa è la voce di un testimone, “mio padre all’epoca fece anche delle fotografie, ero piccolo. Ricordo i camion che andavano a scaricare, passavano sulla strada. Portavano una terra nera e fumante, ancora bollente. Scaricavano in continuazione, mi ricordo tutto. Stiamo parlando di un terreno avvelenato, speravo che questa storia uscisse fuori. Doveva uscire prima, molto prima”. Ma cosa è successo su questo “terreno a riposo”? Nel 1995 compare un certo Antonio Moscardino. Il 2 febbraio Nola, il proprietario e Moscardino, con la sua ditta Rasmiper, siglano un accordo. Nola autorizza l’impresa di Moscardino ad eseguire il recupero ambientale del fondo e Moscardino si impegna a eseguire i lavori secondo la vigente normativa. Ma chi è Antonio Moscardino? Il suo nome compare nell’Operazione Mosca, l’inchiesta della Procura di Larino sullo smaltimento illecito di 120 tonnellate di rifiuti speciali. Secondo i magistrati è il trait d’union, l’intermediario tra le aziende del Nord e i personaggi corrotti del posto. A Vinchiaturo nel 2002 “creava le condizioni di concreto pericolo di inquinamento delle acque e del suolo, pericolo poi concretamente attualizzato a seguito di un incendio del materiale”. C’è un operaio della Fonderghisa, un’azienda posseduta da un componente della famiglia Ragosta, che parla di Moscardino come di una persona poco affidabile e lo collega proprio al “terreno” a riposo. Cosa è stato nascosto sotto quel terreno? Molti testimoni parlano di rifiuti, degli scarti industriali della Fonderghisa. Questa azienda, insieme alla Rer, venne acquistata da personaggi legati alla camorra napoletana. In un’operazione, denominata “Campania Felix” (pubblicheremo il rapporto nei prossimi giorni), i carabinieri accendono, finalmente, i riflettori sugli affari sporchi realizzati nel Nucleo Industriale di Venafro. Nella Fonderghisa, ad esempio, sono stati sciolti i carri armati, proveniente dalla ex Jugloslavia, pieni di uranio impoverito.

Pecore sul 'terreno a riposo'
Pecore sul ‘terreno a riposo’

Ipotetico traffico di rifiuti

“In merito all’ipotetico traffico di rifiuti da Pozzili a Sesto Campano – ha spiegato durante una conferenza stampa il prefetto Guida – sono stati fatti dei primi accertamenti da parte dell’Arpa Molise. Siccome le forze di polizia non erano del tutto convinte degli esiti, è stato effettuato un incidente probatorio in base al quale gli ulteriori accertamenti sono stati già da tempo affidati a un laboratorio esterno. E tra non molto si conosceranno i primi esiti di queste analisi. C’è il sospetto che ci sia stato un impiego delle polveri che provenivano dall’inceneritore di Pozzilli per la fabbricazione di cemento”. Ma cosa significa che “le forze di polizia non erano del tutto convinte degli esiti”? Non si fidano dell’Arpa Molise? In questo caso a cosa servirebbe questo Ente di controllo? A queste domande risponderemo nei prossimi giorni. Per ora focalizziamo la nostra attenzione sugli “ipotetici traffici di rifiuti”. E nel Paese senza memoria è importante leggere le carte. “Vero e proprio cimitero dei veleni, creato in oltre trent’anni di sversamenti abusivi”, un cimitero che si estende “in un quadrilatero compreso tra la statale Bifernina, la Trignina, le province di Isernia e Campobasso. Il nome di questa ditta (Caturano, ndr) è stato fatto dal pentito Raffaele Piccolo, braccio destro e cassiere del gruppo Schiavone fino al 2009, a proposito di un elenco d’imprese prestanome o socie in affari del clan. Anche Emilio Caterino, collaboratore di giustizia del clan Bidognetti, cita la ditta Caturano”, interrogazione parlamentare del novembre 2010. “Nel comprensorio di Sesto Campano e nelle vicinanze del cementificio tempo fa è stato fermato ed arrestato, con un carico di sostanze tossiche e radioattive, tale Antonio Caturano di Maddaloni (Caserta)”, interrogazione del 2004. E conclude il prefetto di Isernia: “a seguito dei controlli fatti nel 2016 e nel 2017 sono stati individuati anche dei camion che trasportavano rifiuti e che appartenevano a ditte collegate alla criminalità organizzata. Quindi si ravvisa l’ipotesi, piuttosto preoccupante, di vero e proprio traffico illecito di rifiuti che potrebbe far capo alla criminalità organizzata”.

 

IL VELENO DEL MOLISE… a Pastorano (Ce), sabato 21 dicembre 2013 – Centro Sociale ‘Paolo BORSELLINO’

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IL VELENO DEL MOLISE…

a Pastorano (Ce)

sabato 21 dicembre 2013

Centro Sociale ‘Paolo BORSELLINO’

L’INCHIESTA. Una discarica abusiva ancora pericolosa?

MOLISE. Una strana ‘melma verde’ riaccende i riflettori su una vicenda mai chiarita

Venafro, è ancora pericolosa la discarica abusiva?

Tutto ruota intorno ad Antonio Moscardino, arrestato nell’Operazione Mosca per traffico di rifiuti tossici

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di  – 23 ottobre 2013 da restoalsud.it

Conoscono la zona, hanno notato gli strani traffici, il ‘via vai di mezzi’, soprattutto di notte. Ma non parlano: “tanto è inutile, chi ti ascolta”. L’acqua del posto non la bevono: “è buona, ma preferiamo bere l’acqua confezionata”. Si sentono rassegnati, perdenti. Sconfitti. In quel campo, nella masseria Lucenteforte, nella Bonifica di Venafro, c’è qualcosa di particolare, di strano. Si vede ad occhio nudo. Non sembra un normale terreno agricolo. Quando piove l’acqua si ferma in superficie e forma dei grossi pantani. Molte chiazze aride, teli di plastica che escono dal sottosuolo. Pezzi di ferro, scarti di ghisa disseminati sull’ampio appezzamento di terra. “Oggi è a riposo”, spiega Ernesto Nola (proprietario, insieme al fratello Francesco). Provengono da una nobile famiglia di Venafro, proprietari terrieri. La madre, la signora Antonietta Guerini, è l’usufruttuaria dell’appezzamento ‘a riposo’. Un terreno con una storia particolare, ancora poco chiara. Cosa è successo negli anni passati in quel posto? Cosa è stato trasportato, cosa è stato interrato? Ci sono versioni completamente differenti. Una signora ha raccontato che suo figlio, all’età di sei anni, andò a finire con il piede dentro una buca, “…bruciandosi. Ha ancora le cicatrici”. Pronta la risposta del proprietario Nola: “non mi risulta, evidentemente sono cose che qualcuno dice così per rivangare cose che attualmente stanno succedendo nel casertano”. Perché proprio nel casertano? Nel 2003, a Sesto Campano, viene tratto in arresto un certo Antonio Caturano, per trasporto di rifiuti tossici spacciati per fertilizzanti, destinati alla concimazione dei terreni agricoli. Pina Picierno (Pd), nell’interrogazione parlamentare del novembre 2010, parla di un “vero e proprio ‘cimitero dei veleni’, creato in oltre trent’anni di sversamenti abusivi”, che si estende “in un quadrilatero compreso tra la statale Bifernina, la Trignina, le province di Isernia e Campobasso”. Sui Caturano aggiunge: “il nome di questa ditta è stato fatto dal pentito Raffaele Piccolo, braccio destro e cassiere del gruppo Schiavone fino al 2009, a proposito di un elenco di imprese prestanome o socie in affari del clan. Anche Emilio Caterino, collaboratore di giustizia del clan Bidognetti, cita la ditta Caturano”. Niki Vendola, nell’interrogazione del 2004, scrive che: “nel comprensorio di Sesto Campano e nelle vicinanze del cementificio tempo fa è stato fermato ed arrestato, con un carico di sostanze tossiche e radioattive, tale Antonio Caturano di Maddaloni (Caserta)”. Giovanni Ragosta di San Giuseppe Vesuviano, arrestato per truffa ai danni dello Stato, dal 26 luglio 2002 è stato l’amministratore unico della Fonderghisa Spa (una delle prime aziende del nucleo industriale di Isernia-Venafro, una delle fonderie più apprezzate in Europa), società dichiarata fallita nel 2005, dal Tribunale di Isernia. Sempre la Picierno nell’interrogazione del 2010 parla dell’area industriale di Venafro, “dove sorgono gli stabilimenti dismessi della Fonderghisa, azienda della Gepi rilevata dall’imprenditore Ragosta; sulla fonderia grava il sospetto che vi siano state bruciate tonnellate di rifiuti di ogni genere, compresi automezzi militari impiegati nell’ex Jugoslavia e contaminati da uranio impoverito”. E proprio con la Fonderghisa, il terreno ‘a riposo’, ha diversi legami. Lo confermano i vari testimoni ascoltati. Tutto sembra ruotare intorno a un certo Antonio Moscardino di Ciorlano (Caserta), classe 1942, per molti “una persona poco affidabile”. Arrestato il 19 marzo 2004 (scarcerato il 22 aprile dello stesso anno) per traffico illecito di rifiuti speciali.

Il testimone, la ‘melma nera’ e la sostanza gelatinosa verde

Ma partiamo dalla masseria Lucenteforte. È a pochi minuti dalla borgata Triverno (Pozzilli), a pochi passi dalla chiacchierata (almeno in passato) variante di Venafro, in provincia di Isernia. Sembra abbandonata, con diverse piante di ulivo (“vengono raccolte e lavorate”, secondo un testimone). “È stato messo tutto a posto” – ha confermato Ernesto Nola – “erano delle buche scavate, poi sono state riempite sotto la direzione dell’Arpa. Un problema risolto da tempo”. Ma il ‘terreno a riposo’ ha qualcosa di strano, di particolare. Oltre agli scarti di ghisa, ai ferri, ai teli di plastica impiantati nel terreno sta uscendo una melma. Una sostanza gelatinosa verde. “A me non risulta, ma andrò a controllare. Faccio il professore universitario a Napoli, torno a Venafro soltanto il fine settimana”. Un prezioso testimone racconta la storia del terreno, la sua versione. Dalle buche scavate per “migliorarlo” alla presenza dei camion del gruppo Caturano (“Non so cosa scaricava questo Caturano, ho visto i camion che giravano in zona”). Parla della prima azienda, “la ditta Medici, che scavò”, della seconda “dopo che Medici fallisce, Moscardino fa la discarica”. Cioè? “Scarico della Fonderghisa, roba acciaiosa, ferro. Vedevo che scaricavano della melma nera e dentro ci stavano pezzi di ferro, pezzi di ghisa”. Ecco che ritorna, come d’incanto, Antonio Moscardino, “che ha riempito. Quando è intervenuto qualcuno, non so chi, è stato intimato al Moscardino di togliere quella porcheria e ripristinare la situazione di prima. È intervenuto Di Nardo per togliere quello che ci stava…”. La terza azienda coinvolta per mettere a ‘riposo’ il terreno. O una discarica abusiva? Nel 2008 la Dda di Campobasso scrive: “il Molise si è rivelato non zona di transito, ma punto finale di arrivo per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, terra idonea ad occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari di cave e terreni”. Nella relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia (Dna), del 2010 si apprende che da tempo: “si registrano tentativi di infiltrazione da parte di appartenenti a qualificati sodalizi attivi nelle Regioni limitrofe ed interessati al settore dell’illecito smaltimento dei rifiuti”. Nello strano ‘terreno a riposo’, 23anni fa, vennero scavate diverse e profonde buche. “Scavi a quattro metri ed esce l’acqua. Veniva scavato ancora più sotto. Avranno scavato sei o sette metri”. Le parole del testimone sono confermate da quelle di Nola: “questo prelievo di misto mi fu chiesto dalla ditta iniziale (Medici, ndr), che mi disse: ‘vi tolgo 50 centimetri’, poi è andato sotto di due, tre o quattro metri. Perciò l’ho dovuto denunciare, perché mi doveva ripristinare il terreno. Invece, nel mese di agosto, si allargò”.

“Pseudo imprenditori d’assalto”

Una nebbia fitta ha avvolto questa vicenda. In passato ci sono state segnalazioni, denunce, sopralluoghi, sequestri, analisi, carotaggi, una fitta corrispondenza tra Enti, relazioni, conferenze di servizio, attestazioni. Tutto accompagnato dal totale silenzio. “Tutti hanno visto, tutti sapevano, ma nessuno ha fatto niente”. Oltre non vanno, si fermano al generico ‘tutti’. Chi sono questi tutti? Cosa facevano, cosa hanno fatto? Cosa è stato interrato? Che fine hanno fatto le denunce di Nola? “Nessun processo pubblico, nessun dibattimento”, ha dichiarato il legale del proprietario. Oggi cosa c’è sotto quel terreno? “Tutta una cosa che è stata risolta e che è stata messa a posto”. Non sembra essere chiaro nemmeno il proprietario Ernesto Nola, fratello dell’altro proprietario Francesco. Cugini di Vittorio Nola, presidente del Consorzio di Bonifica della Piana di Venafro. Ernesto Nola (“io ho firmato tutti i contratti”) si sente “danneggiato da pseudo imprenditori di assalto”. È lui che spiega: “Sono stati fatti degli scavi e sono stati riempiti. Con l’Arpa è stata fatta tutta la messa a posto”. Tutto inizia nel 1990, con la prima ditta, la Bimed di Alessandro Medici. “Vengo contattato dalla Bimed, c’era questo terreno pietroso e feci un contratto per circa 3/4mila metri. L’ho dovuto citare, sono andato dai carabinieri per fermarlo. Questo qua (Medici, ndr), sapendo che io non c’ero, fece queste buche. Sforò, si allargò. Quasi per un ettaro di terra. Lui doveva mettere a posto”. Ma che significa che la ‘cosa è stata risolta’? “Che è stato messo tutto a posto. Avevano fatto dei prelievi di terra, di misto ghiaia e avevano lasciato tutto scoperto. Poi è stato riempito e a un certo punto hanno detto che c’era del materiale che non era idoneo, quando invece è stato autorizzato”. Diverse segnalazioni partirono dal Wwf ‘Le Mortine’ di Venafro, presieduto all’epoca da Emilio Pesino: “facemmo tante lotte, tante segnalazioni alle Autorità. In quella zona scaricavano di tutto, da allora non ho saputo più nulla. Il problema è che non si sa cosa è stato scaricato, non essendo stato fatto nulla di serio. Praticamente, a detta di molti, c’erano strani traffici. Sulla carta il problema è stato risolto, sicuramente restano i dubbi”. Diversi vicini ricordano dello strano ‘via vai di mezzi’. “A me – dice Nola – tutto questo non risultava, poi su queste cose ognuno dice la sua. La ditta che doveva ripristinare la cosa è fallita e ho dovuto cercare altre cose. Lei rivanga tutto un periodo triste, pensavo di fare una cosa buona, togliendo queste pietre di fiume in sostituzione di terreni buoni e, invece, mi son trovato con delle buche e poi ho dovuto chiamare un’altra ditta che riempisse e, Moscardino, lavorava con la Fonderghisa. C’è stata una conferenza di servizi, con la Regione, il Comune di Venafro e l’Arpa, che ha stabilito che tutto stava a posto. Ho ceduto a titolo gratuito questo materiale, mi dicevano di mettere il terreno buono. Invece hanno fatto un disastro, tutti questi buchi. Sono stato danneggiato da questi pseudo imprenditori d’assalto”

Rimettere tutto in discussione

“Come mai è uscita fuori questa cosa quando, praticamente, io sono stato obbligato a mettere tutto a posto, nonostante non fosse dipeso da me. Il problema è risolto, mi è costato un sacco di soldi. C’è stata la conferenza di servizi. Hanno chiuso tutto, tutto sta a posto. Perchè lei vuole rimettere tutto in discussione? Sono stato preso per fesso, ci soffro di questo, che non mi sia accorto che queste persone mi hanno turlupinato”. Ernesto Nola, il proprietario del terreno ‘a riposo’, si sente imbrogliato. Non si sente responsabile, parla di una situazione risolta da tempo. Per Nola ci sono i certificati, le conferenze di servizio, le attestazioni. Tutto è stato controllato, tutto è stato appurato. Perché, allora, rimettere tutto in discussione? Nel 1990 la ditta Bimed, dell’imprenditore Medici, “mi chiede di prelevare il mio terreno”. Medici, secondo Nola, si ‘allarga’. Non rispetta i patti. Scava, stupra il terreno, in profondità. “Erano rimaste solo le piante di ulivo”, dice un testimone. “La mia colpa – è Nola che parla – è che sono stato abbastanza ingenuo”. Nel 1995 compare Antonio Moscardino, con la sua ditta Rasmiper. “Contatto la ditta Moscardino, sempre con contratto. Aveva una ditta che si occupava di ripristino ambientale, doveva riempire le buche lasciate dalla Bimed. Moscardino cominciò a riempire con terreno buono, poi diventò, non so che cosa, alla Fondergisa e ci cominciò a mettere… scaricò qualche camion di questa terra di fusione, sabbia di fonderia. A un certo puntò fallisce pure Moscardino e io mi ritrovo con questi mucchi di terra”. Ma chi è Antonio Moscardino? “Aveva messo su – racconta Enrico Piergiovanni, ex direttore dello stabilimento Fonderghisa – un’attività di smaltimento. Aveva anche affittato dei capannoni di fianco a noi, doveva fare un’attività per smaltire dei rifiuti. Su Moscardino non mi faccia dire cose che non voglio dire, aveva altre attività. La Fonderghisa era, per lui. un granello di sabbia. Noi eravamo soltanto una piccola appendice”. La peritonite arriva con l’Operazione Mosca, “coordinata – scrive Roberto Saviano in Gomorra – dalla Procura della Repubblica di Larino nel 2004”. Grazie a questa Operazione “è emerso lo smaltimento illecito di centoventi tonnellate di rifiuti speciali provenienti da industrie metallurgiche e siderurgiche. […]. Quattro ettari di terreno a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un’elevatissima concentrazione di cromo. I trafficanti avevano scelto il litorale molisano – nel tratto da Termoli a Campomarino – per smaltire abusivamente rifiuti speciali e pericolosi, provenienti da diverse aziende del nord Italia”. Nell’operazione compare questo strano personaggio, la “persona poco affidabile”, Antonio Moscardino. Sette ordinanze di custodia in carcere, quattordici indagati, quindici aziende coinvolte, cinquanta perquisizioni. Tonnellate di rifiuti provenienti da diverse aree industriali del Nord, pieni di arsenico, mercurio, cromo, rame, piombo e reflui tossici. L’accusa: associazione a delinquere finalizzata all’illecita gestione e traffico di rifiuti pericolosi. Il Gip di Larino, Lucio Luciotti, parla di: “dissennate modalità di smaltimento di ogni genere di rifiuto nel più totale disprezzo di ogni norma di tutela ambientale e di salute pubblica”. Antonio Moscardino, per gli inquirenti il trait d’union, l’intermediario tra le aziende del Nord e i personaggi corrotti e senza scrupoli del posto, era parte integrante di un “sodalizio avente la finalità di commettere una molteplicità di delitti finalizzati al traffico illecito di rifiuti speciali”. Scrive il Gip Roberto Veneziano del Tribunale di Larino che “in modo organizzato e continuativo, gestiva, trasportava e riceveva ingenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi smaltiti illecitamente mediante interramento”. Nel 2011 sopraggiunge la prescrizione. Da non confondere con l’assoluzione, che è tutta un’altra cosa. Moscardino, però, patteggia. Per lui un anno e otto mesi di reclusione. Della “persona poco affidabile” parla anche un ex operaio della Fonderghisa, senza tralasciare il campo ‘a riposo’. Tutti conosco il terreno e il suo passato. “Lui (Moscardino, ndr.) effettuava il trasporto terra. Non era molto affidabile. È stato coinvolto anche nella discarica di Campomarino, per materiale tossico. Aveva una discarica in un uliveto a Venafro, ha lavorato con Ragosta, ma anche con l’altro proprietario, Poletto. Rispetto alla concorrenza faceva buoni prezzi”. Sulla bonifica del ‘terreno a riposo’ è un po’ scettico. “Bonificata nel senso che ci hanno rimesso la terra sopra e hanno riseminato il prato o hanno tolto tutto il materiale che c’era sotto? Secondo me non è stata fatta una vera bonifica. Erano tonnellate e tonnellate di materiale. La Fonderghisa smaltiva tanta di quella terra di fonderia che era impressionante. Lui lavorava per diverse aziende e depositava tutto in questa discarica. Là dentro veniva messo di tutto, sembra che ci fossero metalli, vernici”.

La bonifica e il ripristino ambientale

“Moscardino fallisce e mi rivolgo a Di Nardo, ditta Edilcom. Prima che Di Nardo facesse il ripristino dello stato dei luoghi intervenne l’Arpa, ci fu il sequestro”. E, oggi, com’è la situazione? “Sta tutto in regola. Ho dovuto nominare un esperto, un geologo di Isernia, che ha dovuto redigere tutto un progetto. Ho fatto tutto in regola, perciò pensavo che avessi risolto. Ho dovuto sottostare a tutte le prescrizioni che mi hanno fatto, le ho tutte realizzate e ho dovuto pagare le analisi”. Il materiale interrato da Moscardino che fine ha fatto? Dall’Arpa di Isernia nessuna dichiarazione, solo un invito a chiedere ufficialmente gli atti. La domanda è stata inoltrata lo scorso 17 ottobre. “È stato fatto tutto – continua Nola – con fatture, bolle. Tutto smaltito in discarica, il materiale è stato analizzato”. Ma perché bonificare, controllare, analizzare se, come dice Nola, tutto andava bene? “C’era questo materiale che andava tolto. Se ci stanno le pietre, la pietra si deve togliere”. Regione, Arpa, Comune di Venafro, tutti insieme. Un intervento così massiccio per togliere delle pietre? “Sono stati tolti i pezzi… tipo della plastica, del materiale che ha gettato altra gente”. Nell’agosto 2007 il geologo di Isernia, Vito La Banca, comunica la fine dei lavori e il ripristino ambientale. La storia sembra chiusa e risolta. Abbiamo parlato anche con il geologo La Banca, che spiega: “era stata autorizzata una bonifica agricola, ma chi si occupò di fare questa bonifica agricola fece una cava abusiva. La bonifica agricola consiste nel rimuovere il terreno, massimo un metro, per sostituirlo con altro terreno più facile da lavorare. Fu autorizzata una ditta, che approfittò di questa autorizzazione e fece una cava abusiva, con buche profonde diversi metri. Forse cinque, sei o sette metri. Dopo subentrò un altro personaggio (Antonio Moscardino, ndr) che propose al proprietario di rimettere a posto il terreno. Questo signore utilizzò materiale di altoforno, scarti di ferro che provenivano da una fabbrica di Pozzilli. Gli fu contestato di aver messo cose poco lecite: fusti, bidoni. Intervenne l’Istituto Nazionale di Geofisica per la presenza dei fusti. Fecero dei rilievi magnetometrici, individuarono dei fusti, che erano vuoti. Se erano stati aperti non lo sappiamo. Furono fatte delle analisi chimiche, delle indagini e risultò che il terreno non era contaminato. Dopodiché la bonifica si concluse, con una pulizia superficiale. Il sito è stato bonificato, è stata riconosciuta la bonifica. Io mi fermo al 2004 o 2005, fin quando ho curato io la cosa. Da quel momento in poi non so più nulla”. Ma perché, dopo tanti anni, si registra la presenza di questa sostanza gelatinosa verde? Che cos’è? Perché esce dal terreno? “Che cosa possa essere questa sostanza verde non lo so – ha spiegato il geologo -. È stata fatta una bonifica, più che bonifica una pulitura superficiale. Le buche, all’epoca, potevano essere riempite con questa roba d’altoforno, perché lo prevedeva la legge. Ricordo che venne contestata la presenza di questi fusti vuoti”. Il geologo ‘cura la cosa sino al 2005’, ma comunica la fine dei lavori e il ripristino ambientale nel 2007. “Si, perché i lavori di bonifica sono stati fatti in due puntate, più che una bonifica una pulitura. Solo superficiale, il materiale presente sul terreno. Poi è calato il silenzio su questa storia”. Possono stare tranquilli i residenti della zona? Le parole di Vittorio Nola, presidente del Consorzio di Bonifica di Venafro, sono disarmati: “i controlli in questa Regione non funzionano, è un fatto acclarato”. Sull’argomento l’attuale Sindaco di Venafro, Antonio Sorbo, ha affermato: “interverremo, non possono esserci dubbi intorno a questi temi”. È tutelato in Molise il diritto alla salute? È la stessa domanda che da qualche anno le ‘Mamme per la Salute e l’Ambiente’ di Venafro rivolgono, inutilmente, alle Istituzioni, agli Enti locali (“Si evincono responsabilità della politica e delle istituzioni in generale, in merito alla tutela della salute pubblica”). Sono state pure denunciate. Che fine ha fatto la questione diossina? L’Asrem di Isernia, nel 2010, comunica all’assessorato regionale alla Sanità la “presenza di diossina, superiore ai limiti previsti su un campione di carne bovina”. Oggi tutto è stato chiarito? Perché in Molise non è mai partito il Registro dei Tumori?

 

PARLA LA TESTIMONE OCULARE: 

“Ho visto tutto, nei terreni di Venafro hanno sepolto rifiuti industriali…”

 

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da RestoalSud.it 

da ANTIMAFIA2000.com

De Lucia: “I CATURANO non trasportano rifiuti” – II parte. Intervista al gruppo Caturano di Maddaloni

CATURANO a Venafro
CATURANO a Venafro

“Ma questo con il Molise non c’entra niente. Stavamo parlando del Molise. Quello è un problema di vicinato. Non voglio andare oltre perché confondiamo solo le idee. Piano piano mi sta dipingendo come un criminale”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

La prima parte dell’intervista al direttore amministrativo del gruppo Caturano, di ieri, ci ha lasciato dei dubbi. I Caturano, oggi, trasportano i rifiuti? Secondo De Lucia, è dal 2003 che non li trasportano più. (“Noi i rifiuti non li facciamo più”). Ma perché, allora, se dal 2003 l’Azienda Caturano non trasporta più i rifiuti sul sito della ditta, nella lista dei servizi offerti, si trova anche la dicitura “trasporto rifiuti”? Lo abbiamo chiesto a De Lucia. “Il sito non è stato più aggiornato”.  E per quanto riguarda il compost? Abbiamo capito male noi? E’ facile cadere in errore. Per due distinte risposte sempre alla stessa domanda. Con la seconda parte chiudiamo l’intervista al gruppo Caturano. Partendo dal Nucleo Industriale Pozzilli-Venafro. Oggi un vero deserto, con pochissime realtà industriali. Ma qualche anno fa era talmente florido che si era tentata la stessa strada, poi intrapresa dal Commissario Del Torto per il depuratore del Nucleo di Termoli. “L’attuale discarica – si legge nelle cronache del 2004 – sta per essere allargata. Se così fosse i rifiuti speciali di mezza Italia sarebbero scaricati, assemblati e forse bruciati. […]”. Riprendiamo l’intervista con il direttore amministrativo, Salvatore De Lucia, del gruppo Autotrasporti Caturano dall’ultima parte dell’interrogazione di Vendola del 25 novembre 2004.

“Ad oggi resta da accertare quali siano le attività dell’imprenditore Caturano nella provincia di Isernia”. Quali sono le vostre attività? Operate nel Nucleo Industriale di Pozzilli-Venafro?

“Può capitare. Precal è cliente nostro”.

Anche la Fonderghisa dei Ragosta lo era?

“Mai avuto rapporti”.

Nel vostro comunicato si può ancora leggere: “il gruppo ritiene gravi e lesiva l’associazione del nome dell’Azienda a vicende legate al crimine organizzato”. Però la società – si legge su Il Mattino del 3 novembre scorso – è stata tirata in ballo da alcuni collaboratori di giustizia”, Raffaele Piccolo (ex braccio destro e cassiere del gruppo Schiavone) ed Emiliano Di Caterino. Il primo, come ha scritto Rosaria Capacchione, “ha fatto riferimento agli autotrasporti maddalonesi in un verbale allegato agli atti dell’inchiesta Normandia2 (l’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex consigliere regionale dell’Udeur ed ex titolare dell’Ecocampania Nicola Ferraro)”. Il secondo collaboratore di giustizia ha dichiarato: “Ho detto che i Caturano non pagavano. Ho poi saputo che avevano denunciato richieste estorsive ma solo relative al gruppo Belforte operante in Marcianise e San Felice a Cancello. Non ci sono mai state denunce nei confronti del gruppo Bidognetti o del gruppo Schiavone”.

“Le ho lette dal Mattino. Conosco l’Azienda e quello che succede nell’Azienda. Queste frasi, secondo me, sono riportate male. Se uno non paga è colpevole? Allora  siamo colpevoli. Le estorsioni non le paghiamo”.

Non avete mai pagato?

“Assolutamente no. Se vengono li denunciamo. Nelle zone delicate non ci lavoriamo proprio. Non ci andiamo nemmeno”.

Il Sannio Quotidiano, nel 2003, scrive: “Incendiate due betoniere di un’impresa. Nel mirino i mezzi della “Calcestruzzi Volturnia”, una ditta di Maddaloni che opera nel settore del cemento, di cui è amministratore unico il 33enne (oggi 40enne, ndr) Aniello Caturano”. Per gli investigatori l’incendio fu di natura dolosa. Che accadde?

“Abbiamo denunciato il fatto. In provincia di Benevento non abbiamo ricevuto nessuna intimidazione. Non si è capito perché e chi ha deciso di fare questa cosa”.

Conferma che Luigi e Antonio Caturano sono imputati nel processo Re Mida? (L’operazione nata nel 2003 e che prende il nome da una telefonata intercettata del trafficante Luigi Cardiello che dice: “E noi appena tocchiamo la monnezza la facciamo diventare oro, ndr”)?

“E’ una cosa vera”.

Qual è l’accusa?

“Traffico illecito (di rifiuti, ndr). Ma il processo è ancora in svolgimento. Non è concluso e non ci sono condanne. Sarà dimostrata la completa estraneità”.

Ci penseranno i magistrati.

“Certo”.

Siamo al primo grado?

“A Napoli, ancora in primo grado”.

Perché sono stati imputati entrambi i Caturano: Antonio e Luigi?

“Uno era l’amministratore e Antonio essendo responsabile della logistica aveva parlato a telefono con uno dei personaggi”.

Il 12 dicembre del 2008 il NOE di Caserta denunciò Luigi Caturano per numerose irregolarità relative alla raccolta, trasporto, recupero e smaltimento di rifiuti speciali. Abbandono e deposito incontrollato di rifiuti speciali. Lo conferma?

“Fecero un controllo a una nostra sede operativa e secondo i Noe c’erano delle irregolarità. Che abbiamo sanato immediatamente. Erano prodotti derivanti dall’officina, che secondo loro stavano stoccati male prima del ritiro. I contenitori non erano perfettamente idonei”.

E la denuncia a Luigi Caturano?

“Ancora non si è discussa. Le irregolarità contestate le abbiamo sanate. Credo che è stata archiviata, ma non sono sicuro al cento per cento. Devo sentire il legale. L’ultima volta che l’ho sentito mi pare che la procedura era stata archiviata”.

Nel dicembre del 2007 dei Comitati civici contro il degrado ambientale di Maddaloni lamentarono il forte e cattivo odore proveniente dall’autoparco Caturano. Lo conferma?

“Si, ma è una vicenda… Ma questo con il Molise non c’entra niente. Stavamo parlando del Molise. Quello è un problema di vicinato. Non voglio andare oltre perché confondiamo solo le idee. Piano piano mi sta dipingendo come un criminale.  (A questo punto il direttore amministrativo De Lucia non risparmia un feroce attacco all’editore de Il Mattino, Caltagirone, ndr). Se di industriali, di persone per bene vogliamo fare un bel dossier, iniziamo da cinquanta anni fa, da quando è nato ad oggi, tutte le multe che ha preso, eventuali problemi, magari ha litigato con un amico, problemi di vicinato, cause per incidente della strada, li mettiamo tutti insieme, in un arco di tempo molto stretto per farlo apparire… come il peggiore criminale del mondo. Stiamo parlando di un’Azienda che fa milioni e milioni di fatturato, quindi ha dei volumi di cose, che fanno ogni giorno, che tutti questi piccoli eventi, rapportati ai volumi complessivi, sono zero praticamente”.

Non si sta dando del criminale a nessuno.

“Analizziamole una alla volta le problematiche. Stiamo parlando della questione che ci dicono che noi veniamo in Molise. Noi veniamo nella zona, ma non abbiamo mai fatto niente di illecito”. 

Nell’estate del 2003 il Reparto Operativo tutela ambientale dei carabinieri di Caserta fotografò un camion dei Caturano mentre usciva dalla cava Ma.gest.

“E’ quello là. Un solo trasporto contestato”.

Cosa si contesta?

“Che questo camion ha trasportato questo prodotto che poi alla fine non era conforme”.

La cava Ma.gest. dove si trova?

“A Giugliano, mi pare. Una cosa del genere”.

Chi è Patrizia Colimoro?

“Mai sentita nominare”

La cava di Giugliano è gestita dalla Ma.gest. Service di Patrizia Colimoro?

“Non so chi è Patrizia Colimoro”.

Per Caserta7 Toni Gattola era l’effettivo controllore. Gattola, già convivente di Brigida Cacciapuoti, la sorella di Alfonso. Proprio quest’ultimo venne individuato da Sandokan come capozona di Cancello Arnone.

“Non li conosco, mai sentiti nominare. Non abbiamo nessuno interesse”.

Del gruppo Caturano fa parte anche la Ve.Ca. Sud?

“No assolutamente. Sono dei parenti, ma hanno un’Azienda loro che non fa parte del gruppo”.

Ma Ve.Ca. non sta per Ventrone e Caturano?

“Fu fondata da Ventrone e Caturano, però poi l’ha gestita il cognato negli ultimi trent’anni. I Caturano sono usciti dalla gestione dell’Azienda”.

Da che anno?

“Da oltre vent’anni”.

Scrive Rosaria Capacchione: “nel 2009 la Ve.Ca. Sud si era aggiudicata dal Commissario straordinario di governo l’appalto per il trasporto delle ceneri del termovalorizzatore nonostante la condanna del responsabile della società per traffico illecito di rifiuti. Nel luglio scorso la ditta è finita ancora nei pasticci: i carabinieri del Nas hanno scoperto che nei cassoni dei camion ancora sporchi di cenere contaminata, durante il viaggio di ritorno dalla Systema Ambiente di Brescia, finiva il masi destinato ai mangimifici e caricato in Veneto e in Emilia Romagna. Mangime mescolato a metalli pesanti e utilizzato negli allevamenti di bestiame del centro-sud”.

“E’ un’azienda terza. Non so le notizie precise nel merito”.

Quanti camion, di solito, vengono in Molise ogni giorno?

“Dipende dal lavoro che ci sta. Una decina in questo periodo qua”.

2/fine

SECONDA PARTE, La Voce Nuova del Molise, 13 novembre 2010

CATURANO, parla il direttore amministrativo De Lucia – I parte

“Penso che si sono sbagliati i testimoni. I mezzi nostri non sono mai entrati. Se è entrato per sbaglio, ha girato ed è uscito fuori. Poi gialli e bianchi non ci stanno solo i nostri”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Dopo la nota inviata dal gruppo Caturano alle redazioni dei giornali molisani abbiamo avvicinato il ragioniere Salvatore De Lucia, direttore amministrativo dell’Azienda citata dalla giornalista Rosaria Capacchione nei suoi articoli pubblicati su Il Mattino. Per la verità dovevamo parlare con il responsabile del gruppo Antonio Caturano. Già citato negli articoli dei quotidiani locali del 2003 e da un’interrogazione parlamentare del 2004 di Vendola. Ma siccome De Lucia “conosce vita, morte e miracoli dell’Azienda e conosce le cose come sono andate” abbiamo approfittato per rivolgere alcune domande. Siamo partiti dalle frasi riportate, nella nota, dalla Caturano Autotrasporti Srl.

Si apprende dal vostro comunicato stampa che “la ditta Caturano Autotrasporti Srl non ha mai trasportato rifiuti da, o per, il Molise ma solo materie prime”. Quali sono le vostre attività in Molise?

“Noi lavoriamo con diverse aziende del Molise, in particolare con lo stabilimento della Colacem di Sesto Campano, che è un nostro cliente storico da almeno quaranta anni. I nostri mezzi sono spesso in zona, nel numero di quaranta, cinquanta mezzi al giorno che fanno la spola  con lo stabilimento e trasportano materie prime sia in entrata che in uscita. Materie prime e prodotti finiti”.

Poi, a parte la Colacem?

“In Molise, tra i clienti principali, c’è questo e lo Zuccherificio di Termoli. Perché noi facciamo anche trasporto alimentare”. Qual è il vostro percorso in Molise?

“O ci fermiamo a Sesto Campano per scaricare e caricare alla Colacem oppure attraversiamo tutto il Molise per arrivare fino in fondo a Termoli. Dipende dove capita il lavoro”.

Sempre nella vostra nota si legge che “il gruppo apprende con piacere da altre fonti stampa molisane, che il consorzio industriale di Termoli ha smentito la circostanza secondo la quale il gruppo Caturano sarebbe fra i suoi clienti/fornitori”. Voi, quindi, non siete mai entrati, con i vostri mezzi, nel Nucleo Industriale di Termoli?

“No assolutamente. Il depuratore di Termoli non sappiamo nemmeno chi è. Non abbiamo nemmeno i mezzi per fare quel tipo di trasporto”.

Perché, allora, nell’articolo de Il Mattino e di Primonumero.it si attesta il contrario? Rosaria Capacchione scrive: “la ditta Caturano di Maddaloni che trasporta il percolato a Termoli”, mentre su primonumero.it si apprende: “…si aggiungono i mezzi dei Caturano, inconfondibili nelle loro scritte gialle”.

“La cosa strana è che il Mattino è andato a pubblicare una notizia già apparsa su altri organi di stampa che abbiamo querelato, che diceva proprio queste cose inesatte…”.

Lei dice, quindi, che nessun automezzo della ditta Caturano è mai entrato nel Nucleo Industriale di Termoli. Ma ci sono testimoni che hanno visto entrare e uscire i vostri mezzi con la scritta Autotrasporti Caturano?

“Non ci stanno i testimoni. Il giornalista ha affermato questa questione”.

Ci sono dei testimoni che hanno visto i vostri camion.

“Noi andiamo allo Zuccherificio del Molise”.

Ci sono dei testimoni che affermano di aver visto entrare e uscire dal Nucleo Industriale di Termoli i vostri mezzi.

“Il nostro cliente è lo Zuccherificio del Molise”.

Lasciamo perdere lo Zuccherificio del Molise. Ci sono dei testimoni che hanno visto i vostri mezzi entrare e uscire nel Nucleo.

“Ma cosa di intende per Nucleo Industriale”.

E’ quello che voi nominate nel vostro comunicato stampa.

“Quello che ha fatto la smentita che non ci conoscono”.

Si.

“Penso che si sono sbagliati i testimoni. I mezzi nostri non sono mai entrati. Se è entrato per sbaglio, ha girato ed è uscito fuori. Poi gialli e bianchi non ci stanno solo i nostri”.

Le testimonianze parlano di camion con scritta Autotrasporti Caturano.

“In questo impianto non ci sono mai andati”

Mentre per la discarica di Montagano?

“Sempre in Molise sta?”

Sempre in Molise e anche in questo caso ci sono dei testimoni.

“In Molise non abbiamo mai trasportato i rifiuti”.

Nel comunicato stampa si legge che Antonio Caturano non è mai stato arrestato presso il cementificio della Colacem di Sesto Campano”. Perché allora il 25 novembre del 2004 Vendola in una interrogazione parlamentare dice: “nel cementificio di Sesto Campano e nelle vicinanze, tempo fa, è stato fermato ed arrestato, con un carico di sostanze tossiche e radioattive, un pericoloso trafficante di rifiuti, tale Antonio Caturano di Maddaloni”?

“Non riusciamo a spiegarci Vendola dove ha preso queste informazioni”.

Vendola parla di pericoloso trafficante.

“Non penso che Vendola conosca le cose del Molise. Qualcuno della zona gli avrà preparato un dossier di inchiesta contro la Colacem e in un passaggio, verso la fine, diceva questo trafficante pericoloso è stato arrestato. Non è mai successo questo evento”.

Sempre nell’interrogazione di Vendola si legge: “l’associazione a delinquere venne stroncata dalla Dda di Napoli con l’Operazione Re Mida che svelò gli intrecci criminali tra gli imprenditori e il pericoloso clan dei Casalesi di Casal di Principe che da anni lucra nel traffico dei rifiuti”. Su questo passaggio cosa ci dice?

“L’Operazione Re Mida con il Molise non ha niente a che fare”.

Su questo passaggio che dice?

“L’unica cosa esatta è l’Operazione Re Mida. Stiamo parlando del 2003. Un cliente ci aveva commissionato dei trasporti di rifiuti speciali da Milano per Napoli. Nemmeno di rifiuti speciali, erano di compost. Da Milano per una cava di Napoli che era in decomposizione ambientale”.

Voi trasportate anche il compost?

“Esatto, sarebbe un terriccio praticamente. Per l’inchiesta Re Mida la questione era che questo materiale non  fosse perfettamente conforme ai requisiti di compost e, quindi, è scattata questa cosa. Avendo la magistratura classificato come rifiuto, automaticamente sarebbe generato un trasporto di rifiuti irregolare. Essendo semplici trasportatori se un cliente ci chiama e ci dice “fammi questo servizio, trasportami questo prodotto” noi inviamo i nostri mezzi, il nostro personale”.

Da come ha detto, voi fate il semplice trasporto. Potrebbe accadere, quindi, che trasportiate anche materiale irregolare, rifiuti tossici, rifiuti pericolosi?

“I rifiuti non li facciamo, noi facciamo materie prime”.

Il compost per l’agricoltura?

“Quello perché è terriccio”.

Nell’operazione Agricoltura Biologica (luglio 2004), dove si parla di traffico illecito di rifiuti, si capisce bene come può essere trattato il compost. Attraverso varie operazioni si declassificava la pericolosità dei rifiuti. Potrebbe capitare in un’operazione di trasposto di caricare compost illegale e dannoso? “Dall’esperienza del 2003, per una nostra leggerezza e per fidarci dei clienti, abbiamo avuto questo problema qualsiasi cosa ci chiedono e se c’è il minimo sospetto che ci può essere qualcosa di poco chiaro, se non ci forniscono tutti gli elementi del caso rinunciamo al lavoro”.

E quali sono gli elementi del caso? Come fate a capire che è una cosa strana?

“Se c’è il minimo sospetto. C’è maggiore attenzione su quel settore”.

Come fate?

“Ci sono delle procedure nostre interne che vengono attuate giorno per giorno”.

Come siete accorti nell’evitare queste situazioni?

“Se ci viene chiesta qualche tipologia nuova di trasporto noi ci accertiamo documentalmente, perché non possiamo fare sopralluoghi sul posto”.

Se i documenti non corrispondono al vero?

“Non facciamo la digos noi”.

Potrebbe capitare?

“Non può capitare”.

Vi chiamano, per voi sta tutto a poSto e la documentazione sta in regola. Come fate ad avere la certezza?

“Dipende uno come valuta le cose. Se una volta ogni due anni viene scoperto un problema del genere bisogna vedere in che contesto si individua. Se su cento milioni di trasporti effettuati ne vengono individuati tre o dieci irregolari …”.

Ma potrebbe capitare?

“Ma non potrebbe perché noi i rifiuti non li facciamo più”.

Sto parlando del compost.

“Ma non facciamo nemmeno quello”.

Non lo fate più?

“Dal 2003 non facciamo nulla di tutto questo”.

Mi ha detto prima che il compost lo continuate a trasportare?

“Avete capito male”.

continua…

LA VOCE NUOVA DEL MOLISE – PRIMA PARTE, 11 nov 2010

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