Il Veleno del Molise #campomarino

Grazie di cuore.
Una bellissima iniziativa sui problemi del #molise.
#insiemesipuò

Il CALVARIO dei Testimoni di Giustizia

Gennaro C.
Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

LA LETTERA APERTA DEL TESTIMONE 

 

Siamo trattati malissimo dal Servizio Centrale Protezioni del Ministero dell’Interno, ci trattano come un numero di matricola.

 

“Continua l’accanimento del Servizio Centrale di Protezione nei confronti dei Testimoni di Giustizia, ci trattano peggio di criminali.

Ora basta!

Da persone perbene e rispettose delle regole osservate alla lettera ci sentiamo costantemente umiliati e “minacciati” da questi individui che dovrebbero garantirci serenità e sicurezza. Invece ci ricattano ogni volta che chiediamo un nostro diritto con il motto: “VI BUTTIAMO FUORI DAL PROGRAMMA”.

Non c’è alcuna professionalità e umanità nel gestire le nostre vite e i nostri impegni di salute.

Ci trattano come un numero di matricola che ci hanno attribuito.

Comunico che darò vita ad una eclatante protesta per difendere il mio diritto alla libertà, costi quel che costi.

Non temo solo la camorra a questo punto…

Ho dato un altissimo contributo alla magistratura, ho salvato migliaia di vite umane, ho contribuito con le mie denunce a svelare il più grande sistema di corruzione in ambito appalti autostradali, a far mettere in sicurezza centinaia di opere decretate a rischio crollo.

Guadagnavo 60mila euro all’anno, ora mi danno 1600 euro di contributo al mese e me lo fanno anche pesare, perchè spesso mi hanno detto che sono un “rompicoglioni”…

Risultato: ho perso tutto, ma non voglio perdere la libertà di uomo per bene e incensurato.

In 7 anni ho lottato contro il sistema, credevo di riuscire a resistere, di poter iniziare una nuova vita, ma oggi mi rendo conto che nessuno può resistere.

Mi sento morto dentro, umiliato.

Ho cercato sempre un confronto civile e rispettoso, ho sempre atteso i tempi della burocrazia, ad ogni chiamata della giustizia ho risposto. Ho messo in prima linea i miei doveri di cittadino e testimone. Ho cercato di capire le strutture della macchina di protezione, le loro contorte deduzioni. Ho cercato di stare sempre calmo, perchè chi è al potere mi ha sempre detto che “non bisogna farsi la guerra”, ma cercare un punto di incontro. Ma oggi non trovo più una risposta e mi tormento nel mio essere.

Perchè il Servizio Centrale di Protezione deve comportarsi in questo modo? Basterebbe solo applicare la legge e non interpretarla. Ma forse chiedo troppo.

Forse noi testimoni di giustizia dobbiamo scomparire? A che serve una nuova legge? A cosa servono i tanti convegni se poi ci si trova ad essere isolati umanamente. Forse qualcuno vuole farci passare per pazzi, per instabili?

Ma dopo 7 anni chiunque cede, chiunque molla la presa. Ho tanto da perdere, ma la libertà già è andata, insieme alla salute. Ho molti rimpianti, molti dubbi che mi portano ad uno stato di confusione. Questa è l‘impotenza di un uomo di fronte a quella prassi applicativa segreta e che, ogni volta, viene costruita ad hoc, per rendere un inferno un programma di protezione che dovrebbe garantire la serenità di chi è sotto protezione”.


Ciliberto Gennaro
Tdg

TDG SHERE KAN

 

LA LETTERA del Testimone: “Non ho mollato”

Gennaro C.

“Ho denunciato la criminalità, la corruzione e le infiltrazioni in appalti pubblici. La criminalità che si mescola con i colletti bianchi, che viaggia sulla linea occulta delle coperture e delle tante convivenze che la rendono sempre più invisibile. Oggi il risultato è stato quello di perdere tutto” (Testimoni di Giustizia, Giulio Perrone Editore, 2014, Gennaro C., pagg. 34-68).

“Ho subito l’infamia del potere criminale”

Scappavo lontano dalla mia terra, dai miei affetti, dalle miei gioie, lasciando tutto in un attimo. Percorrevo quella strada in direzione nord con la consapevolezza che mai più sarei potuto rientrare a vivere nella mia terra, quella terra dove avevo costruito la mia vita, dove avevo una famiglia e forse qualche amico sincero.
Ero solo a scappare, nella mia mente passavano indelebili le scene di una vita che ormai avevo perso.
Ho cambiato tante regioni, tanti luoghi. Vivendo da fuggiasco, da emarginato, con una ferita nel cuore che mai potrà essere rimarginata. Avevo il mio cuore spezzato dal dolore, ma in me c’era tanta forza. Quella forza che mi ha fatto sopravvivere.

Non ho mollato, anche quando da testimone mi sono trovato a lottare contro una burocrazia che mi stritolava, ero lì a lottare contro un nemico spietato e criminale: le minacce, le pallottole, la paura, la consapevolezza di poter essere ucciso. Di non potercela fare.

Ma non ho mollato mai.

Ho subito l’infamia del potere criminale che quando non riesce ad ucciderti ti annienta facendoti il vuoto intorno.  Un silenzio atroce.

Ma oggi io sono vivo e alcuni dei miei nemici in galera. Ed altri a darmi battaglia…
La differenza tra il bene ed il male.

Che Dio possa darmi la forza di poter vedere un giorno la parola fine.

Gennaro  C.Testimone di Giustizia

Gennaro C.
Gennaro C.

IL PROCESSO DI MONZA. Tutti gli articoli del blog:

APPALTO ALLA CAMORRA. Parla il perito: “Mai visto nulla del genere in tanti anni di lavoro”

APPALTI ALLA CAMORRA. CONTINUA IL PROCESSO DI MONZA. 

LA PASSERELLA DI CINISELLO BALSAMO, LA NUOVA UDIENZA DI MONZA.

APPALTI & CAMORRA: il Processo di Monza 

APPALTI PUBBLICI ALLA CAMORRA, PARLA IL TESTIMONE 

TdG – Gennaro C. e il Processo contro la Camorra. La prima udienza di Monza 

LA SPINA NEL CUORE. Il tdg: “Del Rio non può stringere la mano a un cittadino onesto?”

la spina nel fianco
Il ministro Del Rio con l’ex senatore Barbato (arrestato)

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LO SFOGO DI GENNARO C., il testimone di giustizia che ha denunciato gli affari della camorra (clan D’Alessandro, Castellammare di Stabia) e della famiglia di Mario VUOLO (“Il re delle autostrade”).

Appalti pubblici, opere realizzate male, milioni di euro regalati alla camorra, collegamenti, legami, connivenze, falsi certificati antimafia, corruzione, dirigenti pubblici corrotti… un generale dei carabinieri in rapporti di amicizia e di affari con i Vuolo. Tutto è emerso grazie alle denunce di Gennaro, una persona perbene. Un ex carabiniere ausiliario…

Riuscirà il nostro eroe ad incontrare Del Rio, a stringere la mano al ministro delle Infrastrutture?

 (nella foto il membro del governo con Tommaso Barbato, “l’uomo chiave” – secondo i magistrati -, coinvolto nell’inchiesta di Caserta: appalti e camorra, per i lavori alla rete idrica. Per approfondimenti: In manette l’ex consigliere Udeur Barbato, quello che sputò in aula).

“Sono mesi che chiedo un incontro con il ministro delle Infrastrutture Del Rio, per riferire di fatti inerenti false certificazioni rilasciate da un ufficio  del dicastero da lui presieduto.

Ho inviato varie email, ma nulla…

Forse un cittadino onesto, un testimone di giustizia non può stringere la mano al Ministro? Forse è pericoloso?

Oppure bisogna essere sponsorizzato da qualche carrozzone politico?

Illustre Ministro Del Rio attendo fiducioso una sua risposta, ma la foto che la ritrae con l’ex senatore Barbato, oggi arrestato e al centro di vicende che se confermate sarebbero di una gravità assoluta, è una spina nel cuore per un cittadino onesto.

Per  la giustizia, per la  legalità.

Io ho  perso tutto e vivo da esiliato, per aver denunciato un modus operandi criminale”.

Gennaro C.

Testimone di giustizia

Gennaro C.
Gennaro C.

APPALTI & CAMORRA: il Processo di Monza

ciclopedonale
da Corriere.it

 di Paolo De Chiara

MONZA. Il processo sulla passerella ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano) sta entrando nel vivo. Le denunce del testimone di giustizia Gennaro Ciliberto stanno riportando alla luce gli affari, i legami, le anomalie, le tangenti, le collusioni. I rapporti con la Camorra, quella che fa gli affari negli appalti pubblici. La famosa passerella è costata “oltre 13 milioni di euro”, e dopo sette anni è ancora chiusa. Tutto sta emergendo grazie alle dichiarazioni dell’ex carabiniere ausiliario, già responsabile sicurezza del cantiere di Cinisello. La sua testimonianza ha aperto uno squarcio sui rapporti tra alcuni dirigenti Anas, Imprengilo, Autostrade per l’Italia e aziende legate alla criminalità organizzata. Nelle sue dichiarazioni parla anche di un generale dell’Arma dei Carabinieri in rapporti di amicizia e di affari (una società di maneggio a Sorrento) con la famiglia Vuolo di Castellammare di Stabia. Già in una sentenza del Consiglio di Stato, del 29 febbraio 2008, è possibile ricostruire i rapporti e gli affari con il clan D’Alessandro. A partire da Lucia Coppola, socia accomandante della ditta C.M. sas (Carpenteria Metallica), “in rapporto parentale con persone ritenute affiliate ad un potente sodalizio criminale operante nell’area stabile”. Lucia è la figlia di Gaetano Coppola “noto pregiudicato ritenuto affiliato al clan D’Alessandro”, ma è anche la moglie di Pasquale Vuolo, detto Capa storta, “elemento emergente dello stesso clan, già arrestato e segnalato per l’applicazione di misure di prevenzione, frequentatore di diversi pregiudicati e già amministratore di società dichiarata fallita”. Lo stesso soggetto che ha minacciato il testimone: “Sono un criminale, le schifo le guardie. Ti vengo a prendere sino a Milano”. Affermazioni rilette durante il processo di Monza, dall’avvocato Inzillo. Insieme alla minaccia più infamante: “Passeremo a prendere tua figlia a scuola”. Nelle motivazioni del Consiglio di Stato appare un altro nominativo, quello di Davide Cardone, il socio accomandatario della ditta C.M. sas, “segnalato per i reati di detenzione e porto di arma illegale, minaccia e ingiuria e violazione di sigilli”, fratello di Giuseppina, “socio accomandante della società Taddeo e Vuolo, dichiarata fallita”. Tutte società riconducibili alla famiglia Vuolo. Tutte denunciate dal supertestimone Ciliberto. Nell’ultima udienza, lunedì 23 marzo, c’è stato il controesame. Il faccia a faccia con gli avvocati difensori dei Vuolo. Toni alti, parole grosse. Il giudice è dovuta intervenire in più occasioni. “Non ho paura dei Vuolo, non ho paura dei loro avvocati” aveva annunciato Gennaro. Lo sta dimostrando. Sta ricostruendo il suo ruolo in quelle ditte, il suo incarico nell’appalto milionario Anas-Impregilo per la realizzazione dell’opera di Cinisello. Ha ricostruito i vari passaggi tra i Vuolo e Cirami, il contract manager dell’Impregilo. Il punto di riferimento per le aziende dei Vuolo, il trait d’union. “Va in cerca dei vari Vuolo – ha dichiarato il testimone – il suo potere è immenso, dettava legge. Lui indirizzava Vuolo su cosa e come chiedere altri soldi. Gestiva un lotto sulla Salerno-Reggio Calabria di un miliardo e 700mila euro, io ho denunciato le infiltrazioni dei Vuolo nel tratto di Palmi. Lui diceva sempre a Vuolo: ‘non mi piace Ciliberto, è sempre un ex carabiniere, possiamo fidarci?’. Nella telefonata con Mario Vuolo del 19 maggio 2011, ore 20:06, Cirami parla di “una cosa pesantissima”, riferendosi alla denuncia del testimone Ciliberto. Una cosa pesantissima anche per il perito Massimo Maria Bardazza. La perizia del 28 settembre 2011, chiesta dal pm Franca Macchia, parla di saldature “mal eseguite”, di “intervento criminale”, di “certificati falsi”. La decisione dell’ex responsabile sicurezza ha lasciato il segno. Anche il giorno del sequestro, 17 giugno 2011, i due (Alfio Cirami e Mario Vuolo) si sentono telefonicamente. È Cirami che indica la ‘via d’uscita’: “bisognerà dimostrare che questo è un pazzo scatenato, che ti ha chiesto i soldi. Che non so dove cazzo è… e comunque lui ha consegnato delle foto, come ti dicevo, dove dimostra che è saldato male, che i ferri sono tagliati. Adesso, lunedì, il nostro avvocato penale, qui ci vuole un penalista con le palle, non so se ce l’hai, cercatelo già, bisogna andare a dimostrare che quelle foto non c’entrano niente e che comunque si può fare un altro collaudo, comunque vieni domani che ti spiego tutto quanto, che la situazione non è drammatica, è più che drammatica…”. Una storia corruttiva di attualità, che dimostra che i controlli antimafia in questo Paese “sono spesso elusi – spiega Ciliberto – e che gli appalti vengono divisi a tavolino in cambio di rolex, soldi, case e auto. Questo processo deve far luce non solo sulle anomalie strutturali, che avrebbero causato il crollo della passerella, ma anche sul giro di tangenti e collusioni”. La prossima udienza si terrà lunedì 20 aprile 2015.

Gennaro C.

APPALTI PUBBLICI ALLA CAMORRA, PARLA IL TESTIMONE

Gennaro C.

di Paolo De Chiara

“Sono carico, non ho paura di questa gente e dei loro avvocati”. È Gennaro Ciliberto che parla, che urla la sua rabbia. Il Testimone di Giustizia che ha denunciato la criminalità organizzata, la corruzione e le infiltrazioni negli appalti pubblici. L’ex carabiniere ausiliario che non ha dato tregua ai suoi datori di lavoro: la famiglia Vuolo, ‘imprenditori’ di Castellammare di Stabia “con precedenti penali alle spalle – scrive nell’interrogazione parlamentare del 2013 Luca Frusone del M5Stelle – e sospetti legami con il clan camorristico D’Alessandro. Il figlio di Mario Vuolo, Pasquale detto ‘Capa storta’ viene definito figura emergente del clan e la nuora è figlia di un affiliato di spicco della cosca D’Alessandro”. Un bel quadro criminale. Gennaro ha lavorato per questa gente, per il “re delle autostrade” Mario Vuolo. Doveva diventare il ‘garante’, la testa di legno. Nel 2008, anno del crollo del casello di Cherasco (Cuneo), viene nominato responsabile della sicurezza, con un appalto Anas-Impregilo (“Anas gira l’appalto a Impregilo e quest’ultima gira l’appalto a Mario Vuolo, qui c’è la corruzione”), per la realizzazione della passerella ciclopedonale ss36 di Cinisello Balsamo (Milano). Un’opera pubblica mai aperta al pubblico, sotto sequestro e costata diversi milioni di euro. “Incomincio a lavorare e c’è il crollo del casello di Cherasco”. Il casello è stato costruito dalla Carpenfer Roma srl, una delle tante aziende di Mario Vuolo, “un appalto preso da una ditta di Agrigento, poi dato a Vuolo dietro pressioni di un funzionario di Autostrade”. La pensilina di Cherasco, come precisa e denuncia Ciliberto, non è un caso isolato. L’ex carabiniere si accorge della situazione, comincia ad indagare. Fotocopia i documenti, fotografa, registra le conversazioni. “L’appalto di Cinisello Balsamo è l’espressione della corruzione, è la mamma di tutte le loro tangenti”. I rapporti tra Gennaro e i Vuolo cominciano a deteriorarsi, troppi problemi. Troppi pericoli. Il 14 settembre 2010 subisce una strana rapina. Un tizio si avvicina e urla “dammi l’orologio”. Non finisce nemmeno la frase e scarrella la pistola. Ma commette un errore. “C’è già un colpo in canna, il proiettile cade a terra. Ho il tempo per colpirlo con due calci. Mi spara e mi colpisce di striscio alla tibia destra. Mi mette la pistola in testa e preme il grilletto, il colpo non parte. Comincia a colpirmi con il calcio della pistola. Mi portano in ospedale, il medico non chiama la polizia”. Dopo la sparatoria si interrompono definitivamente i rapporti con i Vuolo. Il 4 febbraio 2011 la prima denuncia alla DIA di Milano. Racconta tutto quello che ha visto, consegna i documenti, scoperchia la pentola. Parla degli affari, dell’attività criminale, della famiglia Vuolo, del clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia. Presenta denunce in tutta Italia. Parla dei Punti Blu sulle autostrade (“i Vuolo vincono, con affidamento diretto, i lavori per la realizzazione di tutti i Punti Blu d’Italia. Appalto di quattro milioni di euro”), del tratto autostradale Salerno-Reggio Calabria, del ponte sullo stretto di Messina, di ponti, caselli (Rosignano, Senigallia, Settebagni), del casello di Firenze, dei lavori sull’autostrada A11 e A12 (scrivono i periti: “gravi cedimenti strutturali, grave pericolo”), dell’appalto sull’A22 (bando europeo, società Brennero, per le barriere fonoassorbenti), di una gara pubblica a Locate Triulzi (Milano), di un appalto al carcere di Larino (barriere fonoassorbenti, per un valore di un milione di euro). Parla, un anno prima, dei lavori realizzati sul tratto autostradale nei pressi di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), dove nel dicembre del 2012 crollerà la segnaletica. Non si è mai arreso Gennaro: “tutti i cavalcavia fatti dai Vuolo, nel tratto che va da Barra a Nocera Inferiore, sono a rischio crollo”. La sua storia è contenuta nel libro Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie, Giulio Perrone Editore.

MONZA: Il Processo nel Processo. Il primo atto è iniziato il 26 gennaio di quest’anno. Tutto ruota intorno alla costruzione della passerella di Cinisello Balsamo (Milano), sequestrata dalla Procura il 17 giugno del 2011.“Si sono accertate le anomalie – spiega il testimone di giustizia – ma nessuno la vuole. Mi fanno vedere le foto e si vedono gli errori progettuali, le anomalie delle saldature. Se fosse crollata quell’opera avrebbe fatto una strage, è una strada trafficata”. Molte dichiarazioni sono state confermate dalla DIA di Firenze e dalla Procura Generale di Monza. “Ma i difensori dei Vuolo e degli altri imputati puntano a delegittimarmi”, per far ‘cadere’ il testimone di giustizia. L’unico a confermare in aula le accuse. Lo avevano già avvisato. “Il manager Impregilo, Alfio Cirami, oggi imputato nel processo di Monza per la passerella mi disse: ‘Tu non lavorerai mai più in nessun appalto, tu non sai noi chi siamo. Ti prenderanno per un folle’”. Gennaro, invece, è ritenuto credibile, ha squarciato il muro di omertà. “A Monza si sta svolgendo un processo nel processo, stanno uscendo fuori tante altre cose. Voglio fare il mio dovere, fino alla fine. La Dia ritiene di aver trovato conferme a molte delle anomalie segnalate, sia riguardo al modus operandi del gruppo imprenditoriale che, si legge in un comunicato, ‘dispone di ingenti capitali di dubbia provenienza e tenta sistematicamente di corrompere i rappresentanti degli enti committenti’, sia riguardo a ‘fraudolente modifiche di disegni progettuali, soprattutto nella parte relativa alle saldature delle pensiline, da parte degli imprenditori indagati e di alcuni tecnici collusi’”. Gli otto avvocati degli imputati, per la prossima udienza fissata lunedì 23 marzo a Monza, “hanno chiesto più di sette ore di controesame. Sono pronto”. Gennaro è assistito (“quasi gratis”) dall’avvocato Giacinto Inzillo, “mentre loro hanno avvocati che pagano con fior di quattrini. Perché lo Stato non tutela legalmente i testimoni di giustizia? Dov’è lo Stato?” Dov’era lo Stato quando sono stati affidati gli appalti alle aziende in odor di camorra? Chi effettua i controlli antimafia in questo Paese? “Sarà un processo difficile – ha dichiarato dopo la prima udienza il testimone – ma io ci sarò sempre. Avrei potuto non vedere né parlare e godermi una vita di lusso e di potere. Avrei potuto cedere alle minacce e ritrattare, ho solo fatto il mio dovere di uomo onesto. Ma ora pretendo la verità”. La prima udienza ha lasciato Gennaro con l’amaro in bocca: “non c’era nessun cittadino di Cinisello Balsamo, nessuno della società civile, nessuna associazione. Dopo quattro anni di isolamento mi aspettavo il calore e la vicinanza del popolo onesto. Questo mi ha fatto male, molto male”. Cosa accadrà il prossimo 23 marzo? Il testimone sarà nuovamente lasciato solo? Le persone perbene vanno difese in vita.

da RESTO AL SUD

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GENNARO CILIBERTO – TESTIMONE DI GIUSTIZIA

Ex carabiniere ausiliario, già dirigente di una ditta legata alla camorra di Castellammare di Stabia. Ha denunciato i lavori sulle autostrade italiane, da Nord a Sud; nei carceri; gli appalti conferiti da alcuni dirigenti corrotti di Autostrade per l’Italia, Anas e Impregilo.

La sua testimonianza, presso svariate Procure della Repubblica, ha permesso di scoperchiare la pentola della corruzione. Milioni di euro, camorra, malaffare. Tutto in cambio di nulla. Ha subìto l’isolamento, la solitudine, il silenzio. Non ha girato la testa dall’altra parte. Ha continuato la sua battaglia. Non si è fatto intimorire, ha subìto minacce, attentati. Ha lottato per la legalità. Grazie alla sua testimonianza oggi, a Monza, è iniziato un procedimento penale per la costruzione della pensilina ciclopedonale, dove sono stati buttati 16 milioni di euro. È stato utilizzato del materiale scadente, i lavori sono stati fatti dalla camorra.

Dopo tre anni di attesa, dalla prima denuncia, è arrivato il programma di protezione. Solo dopo una raccolta firme su change.org, più di 40mila firme raccolte in rete. Oggi Gennaro C. è un testimone di giustizia, per le pressioni si è ammalato, soffre di una grave patologia. Ma non si sente vinto. La battaglia è appena cominciata.

La sua storia è contenuta nel libro Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie (Perrone Editore, Roma, 2014) di Paolo De Chiara. Pagg. 34-68.

 Ecco un breve estratto del libro (pagine 66-67):

La petizione e il programma di protezione

Nel novembre del 2013, durante lo sciopero della fame davanti al Viminale, Gennaro si sente male e viene portato in ospedale, ma rifiuta il ricovero (“per la paura – scrive l’avvocato Inzillo – di essere rintracciato”). Nello stesso giorno apprende dai giornali che Nicola ’O mostro è sfuggito ad un blitz delle forze dell’ordine (“sul giornale c’era la sua foto e l’ho riconosciuto. Lo vidi negli uffici di Vuolo, dove consegnò un barattolo con 200 mila euro”). “Ho toccato con mano quella parte di Stato che non funziona, quella parte di Stato fatta di uomini distratti che fanno della lotta alla criminalità un bluff. Una macchina burocratica che rende tutto una finzione”. Il 14 gennaio 2014 arriva, per Gennaro, una nuova richiesta di protezione, questa volta firmata dall’avvocato Giacinto Inzillo, che mette in risalto “il grave e attuale stato di pericolo” per la sua incolumità e per quella della sua famiglia. Una “situazione che  inevitabilmente richiede e merita un adeguato intervento da parte dello Stato”. La rete si mobilita per il testimone. In pochi mesi più di 42mila firme vengono raccolte da Change.org, il 28 febbraio l’annuncio: “Il calvario di Gennaro C., da tre anni in fuga per l’Italia per aver denunciato infiltrazioni della camorra negli appalti pubblici autostradali, è finito. Il PM della DDA di Napoli, Claudio Siragusa, ha riconosciuto il suo ruolo di testimone di giustizia, consentendone l’inserimento all’interno del programma di protezione”. Ma come vive oggi l’ex addetto alla sicurezza? “Nell’anonimato, nell’ombra. Non riesco a vivere una vita normale, ancora non ho un’assistenza sanitaria, non riesco ad avere i documenti di copertura. Vivo con la mia compagna, sotto protezione, e con un neonato […]”. Una piccola consolazione per Gennaro. Nella notte tra il 4 e il 5 luglio 2014 i Carabinieri hanno individuato e arrestato Nicola Esposito, ’O mostro, latitante dal novembre 2013, capo del clan Cesarano. Era rimasto nascosto nel suo territorio. Gennaro e la sua famiglia, per adesso, invece, devono dimenticarlo il loro territorio.

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CORRUZIONE E BUROCRAZIA: I DUE MALI DELL’ITALIA.

A Torino la grande manifestazione dei cittadini e degli imprenditori italiani

CORRUZIONE E BUROCRAZIA: I DUE MALI DELL’ITALIA

Le tangenti danneggiano economicamente l’intero Paese. Ma la politica non riesce ad approvare una dura legge per contrastare il fenomeno
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“E’ ora di dire basta”. Questo è l’urlo che proviene da Torino, dalla manifestazione nazionale organizzata da ICR (Imprese che resistono), dove si è registrata la presenza di imprenditori, dipendenti e cittadini. “Siamo stufi di un’Italia che non cresce, nessun aiuto alle medie e piccole imprese e una pressione fiscale del 68%, ci stanno uccidendo. Non ce la facciamo più. Basta con le ingiustizie di Equitalia”. 

Tutti uniti per resistere alla crisi, alla pressione fiscale eccessiva, alla inutile e dannosa burocrazia e alla politica fallimentare di questi ultimi anni. L’eccessiva burocrazia, che in molti casi spalanca la strada alla corruzione, sta mettendo seriamente in difficoltà gli imprenditori italiani. Che non sentono l’appoggio del Governo, quello dei tecnici. Anzi, si sentono soli, accerchiati da un Paese pieno di corrotti e corruttori. Si sentono abbandonati.Continuano ad ascoltare slogan vuoti, di una politica inesistente. Che rincorre il consenso, ma che non pensa alle problematiche di chi, quotidianamente, lotta per la sopravvivenza.

I dati sulla corruzione sono drammatici. Oltre ai tanti politici e manager indagati, imputati e colti con le mani nella marmellata, la corruzione danneggia economicamente l’intero Paese.Anche e soprattutto per gli investimenti stranieri. È lo stesso capo del Governo Monti a illustrare il suo pensiero su questo tema: “Ho chiesto all’emiro del Qatar quale fattore in passato avesse scoraggiato più di tutti gli investimenti in Italia e la risposta è stata: in primo luogo la corruzione”.

Era l’aprile scorso. Oggi la situazione sembra essere peggiorata. “Il diffondersi delle pratiche corruttive mina la fiducia dei mercati e delle imprese, scoraggia gli investimenti dall’estero, determina quindi, tra i suoi molteplici effetti, una perdita di competitività del Paese. È per queste ragioni che la lotta alla corruzione è stata assunta come una priorità del governo”ha scritto lo stesso Monti nell’introduzione al Rapporto sulla corruzione presentata dal ministro della Giustizia Paola Severino. Parole, per ora, rimaste solo sulla carta. La corruzione costa all’Italia, secondo il libro bianco preparato dal Governo, 60 miliardi di euro all’anno. Una cifra spaventosa. 

Ma la cifra potrebbe arrivare a circa 100 miliardi, data la diffusa pratica di gonfiare i costi delle grandi opere pubbliche anche del 40%, l’azione della burocrazia che rallenta tutto e la riluttanza delle vittime a denunciare gli atti di corruzione. La grande burocrazia esistente è il miglior terreno per tangenti e azioni illegali”. Ecco perché la corruzione e l’asfissiante burocrazia vanno sottobraccio. Secondo l’organizzazione Transparency International, solo la Bulgaria, la Grecia e la Romania sono davanti all’Italia. 

Se poi si aggiunge che l’Italia non è in grado, per la presenza in Parlamento di politici condannati, imputati e indagati, di dotarsi di una legge seria sulla corruzione, il quadro, soprattutto per chi vuole continuare a fare impresa in questo Paese, è drammatico. È molto interessante l’analisi tracciata dal professore universitario Franco Amisano, dell’Università del Piemonte Orientale. Per lo studioso il problema della corruzione ha caratterizzato la società a vari livelli in tutti i paesi ed in ogni periodo storico. “La corruzione si verifica qualora le persone preposte a determinati incarichi si avvalgono della propria posizione per procurarsi vantaggi di natura personale, non necessariamente consistenti in compensi monetari”.

La fotografia di quello che sta accadendo in questi ultimi anni in Italia. Ma quali sono le possibili forme di corruzione? “Quella amministrativa è di particolare interesse. L’attività amministrativa consiste in larga parte nel compimento di atti compiuti a vantaggio di singoli o di collettività, anche quando non si tratta di un’allocazione di beni e servizi in senso materiale. I funzionari pubblici preposti a tali compiti si trovano perciò in una posizione di potere nei confronti degli aspiranti beneficiari”.

Secondo il dossier presentato da Libera contro le Mafie, Legambiente e Avviso Pubblico dal titolo “Corruzione, la tassa occulta che impoverisce ed inquina il Paese” sono state chieste tangenti al 12 per cento degli italiani. Una vera e propria zavorra per l’economia, che non si riesce ad eliminare. Un fenomeno drammatico che avvantaggia l’ecomafia e la massiccia presenza delle organizzazioni criminali, sparse e operative sull’intero territorio nazionale.Che va ad aumentare quella pericolosa zona grigia, composta da politici, amministratori e dirigenti corrotti e collusi con il sistema criminale.

Sono chiare le parole di Riccardo Rastrelli, il titolare della ditta Sert srl di Leinì, che esprime la sua opinione sulla sua esperienza, denunciando la presenza della ‘ndrangheta nel suo Comune. “Non mi stupisce – scrive su un blog – che anche a Caselle vi siano le stesse infiltrazioni mafiose presenti a Leinì, e ho la piena convinzione che siano anche ad altissimo livello politico locale, e non è un caso che stia lottando caparbiamente da due anni contro leistituzioni deviate presenti sul nostro territorio, per difendere i miei diritti, volontariamente calpestati da questi fenomeni da circo”.

Rastrelli non ha paura di illustrare la sua opinione su questi temi“Le infiltrazioni mafiose sono presenti a tutti i livelli dei partiti politici, indipendentemente dallo schieramento, non esiste più destra o sinistra, ma solo la visione miope di fare business in fretta ed a qualunque costo, non vi è il minimo rispetto del territorio, e nemmeno dei diritti dei cittadini, ed i dannicagionati da questi lanzichenecchi tra poco la collettività dovrà pagarli con gli interessi. Secondo me siamo ancora in tempo a recuperare la situazione, ma occorre agire subito, e da cosa ho potuto vedere nel mio comune di Leinì, pur sapendo da anni, quasi tutti i cittadini che dietro il sindaco c’era qualcosa di strano, (ovviamente nessuno immaginava questi intrecci con la ‘ndrangheta) non vi è stata un’indignazione popolare per far dimettere la giunta, ed a mio avviso l’indifferenza e la non indignazione sono i limiti principali per riuscire a cambiare gli eventi”.

Il Paese è pieno di uomini e donne come Rastrelli, di cittadini coraggiosi che si oppongono al malaffare. Da Torino è partito il primo forte appello. Non è più possibile andare avanti, per i cittadini e per gli imprenditori, in queste condizioni. In un articolo sulla corruzione in Grecia il ’Deutsche Wirtschafts Nachrichten’ ha affermato che la corruzione “persiste se non è rimossa la struttura burocratica”. In Italia, sino ad oggi, non si è riusciti a rendere meno feroce la burocrazia e nemmeno si è stati in grado di approvare leggi severe contro questo fenomeno. In questo momento di forte crisi, creata dalla finanza, chi è che paga i danni?  I cittadini onesti e gli imprenditori. Quelli che ci credono e fanno al meglio il loro mestiere. 

da L’INDRO.IT di mercoledì 24 Ottobre 2012, ore 19:30

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FIRMA. Subito la legge #anticorruzione Dipende anche da noi

Subito la legge #anticorruzione…Dipende anche da noi

Ormai è una questione di decenza, e anche di sopravvivenza. La legge anti corruzione non può rimanere ostaggio di una destra allo sbando, arroccata nelle paure personali del suo leader, politicamente suicida al punto da non avvertire l’urgenza assoluta di mettere il nostro sistema al passo con l’Europa: ma anche, e soprattutto, con la sensibilità acutissima del Paese, che non tollera più abusi e furbizie. 
La cintura di illegalità corruttiva che soffoca l’Italia e la sua libertà tiene lontani gli investimenti stranieri, penalizza le imprese, altera il mercato. Ma soprattutto pesa sul sistema per 60 miliardi all’anno, una cifra enorme che è il segno dell’arretratezza del Paese e del condizionamento di una diffusa criminalità quotidiana. 

A tutto ciò si aggiungono l’uso disinvolto del denaro pubblico e gli sprechi del sistema politico. Lo scandalo della Lombardia, con le vacanze pagate al presidente Formigoni da un faccendiere della sanità, e la vergogna del Lazio, con cifre da capogiro intascate dai consiglieri regionali per spese private, fanno ormai trabocca il vaso. Ieri Napolitano ha definito la corruzione “vergognosa”, il giorno prima Monti aveva denunciato “l’inerzia” della destra. 

Ora non ci sono più alibi. Il governo non può fare il notaio delle inerzie altrui: vada avanti con forza e il Premier chieda al Parlamento di approvare subito la legge. Chi non la vuole, se ne assuma la responsabilità. E l’opinione pubblica faccia sentire la sua voce. Il cambiamento può cominciare qui, oggi.

di EZIO MAURO 

L’APPELLO…  FIRMA QUI

Corruzione, oltre due anni di schermaglie ecco chi e perché si oppone alla legge

Il fronte dei contrari è molto ampio: politici che rischiano di essere condannati, pubblici funzionari che non rispettano le regole, alcuni magistrati e alcuni imprenditori. Il cammino del provvedimento inizia nell’aprile del 2010 e ancora oggi il Pdl cerca di smontarlo. I punti critici

di LIANA MILELLA

Saviano: ”Firmiamo per far vincere gli onesti”

Il disegno di legge fermo da tempo in Parlamento deve essere approvato al più presto. Serve per voltare pagina e non permettere più che questa “democrazia sia così malata”. Ed è necessario per frenare “un dispendio economico gigantesco che allontana gli investimenti”.

L’appello di Roberto Saviano

ELIO VELTRI: ‘SIAMO ALLA DEGENERAZIONE’

Abbiamo raccolto l’opinione dell’autore del libro ‘I soldi dei partiti’

ELIO VELTRI: ‘SIAMO ALLA DEGENERAZIONE’

“Il debito pubblico è fatto da tre voci: corruzione, evasione fiscale e malapolitica”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

I partiti costano molto e hanno macchine sproporzionate rispetto al livello di vita del Paese, soprattutto quando si chiedono continuamente sacrifici alla gente: bisognerebbe trovare un giusto equilibrio tra la necessità forte di ridurre i costi e la possibilità di svolgere con profitto le funzioni pubbliche”. Era il 1992, quando il magistrato Gherardo Colombo spiegava in un’intervista sul settimanale ’l’Espresso’ il suo punto di vista sul costo dei partiti. Oggi nulla è cambiato. Dalle inchieste della magistratura, non è difficile dire che molto è peggiorato. L’allarme lo aveva lanciato, nel 1981, anche il segretario del partito comunista Enrico Berlinguer, in un’intervista a Repubblica: “I fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un ‘boss’ e dei ‘sotto-boss’”.

La ‘questione morale’ è ancora uno dei problemi della politica italiana. In questi giorni stanno circolando varie proposte: dall’abolizione del finanziamento pubblico al fund raising, l’attività che si è sviluppata prevalentemente nei Paesi di origine anglosassone, in particolare negli Stati Uniti, dove si stima che ogni anno vengano raccolti oltre 40 miliardi di dollari solo dalle organizzazioni filantropiche, attività favorita da un vantaggioso regime fiscale che rende detraibili le offerte. Nel libro di Elio Veltri e Francesco Paola, ‘I soldi dei Partiti’ (Marsilio Editori), si legge: “il finanziamento pubblico ai partiti in Italia, chiamato ’rimborso delle spese elettorali’ per aggirare il referendum abrogativo del 1993 e la tagliola della Corte Costituzionale, è il più elevato del mondo: 200 milioni di euro all’anno, con il minore controllo in assoluto. I soldi dei rimborsi – che per legge devono andare ai partiti – possono così essere riscossi da associazioni costituite da poche persone in nome del partito o dirottati altrove senza che nessuno abbia qualcosa da eccepire”. Abbiamo sentito uno degli autori, Elio Veltri, già parlamentare e autore di diversi libri (nel 2001 ha scritto, con Marco Travaglio, ‘L’odore dei soldi. Origine e misteri delle fortune di Silvio Berlusconi’).

E’ possibile applicare il ‘fund raising’ in Italia?

Non credo, io sono di questo parere: bisogna tagliare questo finanziamento pubblico, anche per rispettare il referendum del 1993. Se rimborso delle spese elettorali deve essere, allora sia certificato e in mano ad un’autorità che, per non creare ulteriori carrozzoni, potrebbe benissimo essere la Corte dei Conti, alla quale andrebbero conferiti anche poteri di sanzione tramite nuove leggi. In Italia, in tutta questa materia e in tutto ciò che riguarda il pubblico con riferimento ai partiti, non esistono sanzioni. Invece negli altri Paesi europei le sanzioni esistono.

Nel suo libro è facile trovare due cifre significative: nel 2006 Rifondazione Comunista per ogni 100 euro spesi ne ha incassati 2.100, la Lega nel 2008 per ogni 100 euro ne ha incassati 1.400.

Se loro stessi dichiaravano di averne spesi 100 aumentiamoli pure del 20% e va bene così. Il taglio del finanziamento è necessario e può avvenire solo con una riforma dei partiti se essi percorrono la strada della responsabilità giuridica, se rispondono alla legge e se garantiscono la democrazia interna che deve essere controllata. E’ necessario che i partiti riattivino una parte del finanziamento privato. Per esempio in Germania il finanziamento privato è ancora più alto del finanziamento pubblico e il finanziamento pubblico è una percentuale del finanziamento privato.

E in Italia?

Non esiste più, perché i militanti, i simpatizzanti e i sostenitori non versano, tranne che quando hanno i soldi e devono fare degli ’intrallazzi’, ma lì entriamo già in un campo minato, perché tanto dicono ‘ci pensa lo Stato’. Io sono per dare ai partiti dei servizi, che in Italia non esistono.

Possiamo spiegare meglio?

I servizi vanno quantificati in termini monetari, si può lasciare il rimborso delle spese elettorali e per il resto devono acquisire una credibilità che oggi è zero.

Perché zero?

Zero perché è l’unico valore che è rimasto e che somiglia a quello che c’è nelle organizzazioni mafiose, quello della fedeltà. Riacquisendo credibilità sono in grado anche di riacquisire una parte di finanziamento privato, cioè della militanza e della partecipazione popolare. Che poi non è un fatto solo economico, perché nella situazione attuale i partiti migliori sono delle oligarchie in cui comandano in quattro o cinque al massimo e i partiti peggiori sono partiti padronali in cui succede di tutto, sistemano le famiglie, sistemano i figli, portano i cognati in Parlamento e i figli nei consigli regionali. Siamo alla degenerazione. Noi siamo nel mezzo di questo debito pubblico pazzesco, se uno fa i conti è fatto da tre voci: corruzione, evasione fiscale e malapolitica. Che sono tre facce della stessa medaglia.

I partiti hanno la volontà di apportare questi cambiamenti?

No, questo è un ceto politico, con delle eccezioni, talmente imbecille che ha fatto diventare gli stipendi dei parlamentari e i vitalizi il problema dei costi della politica. Più imbecilli di così non si può essere.

Come se ne esce da questa situazione?

Se ne esce se c’è una partecipazione popolare, soprattutto, dei giovani che non sia ribellista e protestataria fine a se stessa. Il nostro libro cerca di uscire sia dall’ovvietà, dal ribellismo e anche dalla demagogia dell’antipolitica. Abbiamo cercato di fare una cosa seria, perché si può partecipare e mettere anche i partiti con le spalle al muro se si conoscono i problemi. Se uno non sa niente e protesta non riesce a cambiare di una virgola la situazione. I giovani e anche i meno giovani si devono impegnare anche nelle Istituzioni, anche a livello di base. La palestra della democrazia è il potere locale, è il Comune, è l’amministrazione comunale. Se la gente continua a dire ‘tanto non voto e non me ne frega niente’ chi ci va? Ci vanno quelli che nelle Istituzioni non ci dovrebbero andare.

da L’Indro.it di lunedì 26 Marzo 2012, ore 20:32

http://www.lindro.it/ELIO-VELTRI-SIAMO-ALLA,7551#.T3XnI2FmLwk