Le ragioni del NO a Campobasso, 19 novembre 2016

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NOI CHE VOTIAMO NO

alla Schiforma Costituzionale 

Colombo: “per la democrazia serve impegno”

Vent’anni dall’indagine di Mani Pulite

Colombo: “per la democrazia serve impegno”

L’ex pm impegnato nella divulgazione della cultura legalitaria “lo strumento è l’educazione”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Sono passati vent’anni dalle indagini di Mani Pulite. Era il 1992 quando venne scoperchiato da un pool di magistrati di Milano il sistema di corruzione, di concussione e di finanziamento illecito ai partiti. E’ stato detto di tutto di quel periodo. Si è arrivati a riabilitare vecchi personaggi politici fuggiti all’estero da latitanti condannati in via definitiva.

Molti insomma vorrebbero cancellare e riscrivere quella storia. Grazie all’impegno di giornalisti e magistrati quel periodo è ormai scolpito nella storia del Paese. L’ultima fondamentale opera è dell’ex magistrato Gherardo Colombo, che faceva parte di quel pool. Con il libro ’Farla Franca’ (Longanesi) Colombo svela i retroscena delle indagini di Mani Pulite, raccontando le inchieste sulla P2 e sui fondi neri dell’Iri.

Un libro – si legge nella prefazione di Umberto Galimberti – che va letto con grande attenzione perché è impensabile un risveglio della coscienza nazionale se non si è capaci o non si ha interesse o voglia di scoprire dove affondano le radici dell’assopimento della nostra coscienza civile, e le ragioni per cui in troppe circostanze questa coscienza non abbia mai visto la luce”. Ma com’è cambiata la capacità di reazione da parte delle giovani generazioni sul tema porttangentopoli? Lo abbiamo chiesto all’autore, impegnato da diversi anni nel progetto educativo alla legalità. “Le giovani generazioni sono molto ferme nel valutare negativamente la corruzione, però nello stesso tempo sono anche un po’ sfiduciate. Credo che sia necessario riuscire a fare in modo che i ragazzi riprendano la loro fiducia”.

In che modo? 
Bisogna parlare molto. Giro moltissimo per le scuole e vedo che se i ragazzi invece di essere trattati come degli spettatori, cosa che succede molto frequentemente, sono trattati da protagonisti, e si fa in modo che partecipino, sono disponibilissimi al coinvolgimento. Bisogna coinvolgerli, riportando una serie di situazioni, di fatti, di elementi storici dai quali emerge con chiarezza come le persone se ci mettono l’impegno possono anche contribuire a modificare situazioni negative.

Con l’indagine Mani Pulite si scoprì un sistema di corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti che portò a una grande indignazione popolare. La gente faceva il tifo per voi magistrati. Oggi, dopo venti anni, dove si riscontra quella stessa indignazione?
La cosa diversa sta nel fatto che oggi le persone più che indignate sono sfiduciate.

E la sfiducia a cosa porta?
La sfiducia porta a ’togliersi’ dalla società. Noi viviamo in una democrazia che per essere tale ha necessariamente bisogno che le persone s’impegnino. Democrazia vuol dire governo del popolo e, quindi, il popolo deve governare attraverso gli strumenti e i mezzi che ha. A me sembra, invece, che le persone si ritraggano, evitino l’impegno, di manifestare il loro pensiero e così via.

Lei, nel libro Farla Franca, afferma: “mi pare evidente che l’imperativo di far funzionare la giustizia nel rispetto dell’articolo 3 della Costituzione (l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge), che in Mani Pulite, così come in qualsiasi altra indagine, abbiamo cercato di attuare, non si sia realizzato”. Ma è possibile che in questo Paese sia terribilmente facile ’farla franca’?
Intanto che non cambia il modo di pensare collettivo credo che non sia particolarmente difficile farla franca.

E come può cambiare questo modo di pensare?
Attraverso l’educazione. Secondo me è quello lo strumento.

La cultura.
Si, la cultura. L’approfondimento, il pensiero. Bisogna che le persone riescano a capire a cosa servono queste regole, che arrivano dalla Costituzione. Le regole della Costituzione aiutano le persone ad essere libere, ad avere diritti. E se poi non le applichiamo tutto questo rimane nel mondo della forma e non della sostanza.

Una Costituzione spesso maltrattata. Secondo lei va toccata la nostra Carta o va bene così com’è?
Credo che l’impianto generale della Costituzione sia la cosa più nuova che si potesse tentare…

Ancora attuale.
Sicuramente. E’ la cosa più nuova del mondo, è una cosa nuovissima. Nel senso che fino a quando non era stata emanata la società era organizzata in base alla discriminazione, le donne in Italia hanno votato un anno e mezzo prima che entrasse in vigore. La Costituzione, invece, è basata sul principio di pari opportunità. Tutti importanti allo stesso modo e tutti allo stesso modo liberi. Tutti allo stesso modo aventi le stesse opportunità di realizzarsi. E’ una cosa eccezionalmente nuova rispetto alla storia. Forse nel giro di 64 anni qualche cosa potrebbe essere un pochino regolata:, si tratta però di cose di contorno. Lo scheletro complessivo della Costituzione non può essere toccato. E quando non si tratta dello scheletro è assolutamente necessario stare attenti, perché delle volte potrebbe anche non sembrare ma basta spostare una virgolina e, se non si fa attenzione, si finisce per mettere in dubbio, per mettere a repentaglio, per toccare proprio il senso stesso della nostra Legge fondamentale.

Lei ha un buon rapporto con i giovani. Come vedono la giustizia?
Vedono che funziona male, malissimo. E in effetti funziona male, non c’è niente da dire. Per quanto ci siano tanti magistrati, purtroppo non tutti, che fanno dei grandi sforzi per farla funzionare bisogna ammettere che funziona male. Le cause sono varie: ci sono delle ragioni molto prossime che riguardano le regole, riguardano i mezzi, l’organizzazione, l’eccessivo numero di avvocati. Però, secondo me, la ragione di fondo sta nel fatto che a tanti cittadini non piacerebbe una giustizia che funziona.

Lei è ancora convinto che Mani Pulite, giudiziariamente, sia servita a poco o a nulla, e che anche culturalmente sia servita a ben poco?
Sotto il profilo giudiziario ci sono i risultati, lo si vede. Purtroppo i processi duravano talmente tanto che molte cose sono finite con la prescrizione e, nel frattempo, sono state cambiate leggi che riguardavano la fattispecie di reato, alcuni reati sono diventati un po’ meno reati. Alcune prove, alcuni fatti che costituivano prove e poi hanno smesso di essere prova per via di leggi intervenute. E, quindi, i risultati sono stati quelli. Sotto un profilo più generale, credo, che sarebbe stato necessario fare molto a livello educativo.

Il paese è peggio o meglio di venti anni fa?
Secondo me non è che sia cambiato tantissimo.

da L’Indro.it di martedì 14 Febbraio 2012, ore 18:47

http://lindro.it/LA-COSTITUZIONE-RENDE-LIBERI,6464#.Tz4-2YHwlB0

Paolo ALBANO: “Dobbiamo porci a baluardo della Costituzione”

Paolo Albano, procuratore Isernia
Paolo Albano, Procuratore Isernia

 

Il Procuratore di Isernia Paolo Albano ricorda la strage di Caiazzo. Senza dimenticare la nuova resistenza

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Siamo in un momento di degrado. Più andiamo avanti e più diventa guerra questo scontro tra le varie Istituzioni”. In questo modo il Procuratore della Repubblica di Isernia ha commentato il violento attacco che sta subendo, quotidianamente, la magistratura. Con Paolo Albano siamo partiti dalla strage nazista di Caiazzo. La sua indagine più importante. “Una strage terrificante” per Albano. I tedeschi uccisero donne e bambini. Tutti trucidati con inaudita violenza per ordine di un giovane sottotenente della Wermacht. Nel 1994 a Santa Maria Capua Vetere venne condannato all’ergastolo il boia di Caiazzo (Wolfgang Lehing-Emden). “Un ufficiale tedesco – spiega il magistrato – voleva gloriarsi di atti eroici e decise di sterminare persone inermi, inventandosi che dal casolare in cui erano rifugiate avevano inviato segnali alle truppe anglo-americane. Durante il processo cambiarono versione sostenendo che dietro quelle famiglie c’erano i partigiani e quei colpi di mitra erano diretti ai partigiani. Purtroppo non hanno scontato un giorno di ergastolo, ma hanno finito i loro giorni in libertà in Germania, perchè la Costituzione Tedesca non prevedeva estradizione e perchè in Germania il reato da loro compiuto si era prescritto”. Con la scoperta dell’armadio della vergogna, nascosto per troppi anni, i crimini commessi dai nazisti in Italia vennero alla luce. La “strage terrificante” è ricordata da un’epigrafe dettata (due anni dopo) da Benedetto Croce: “Presso Caiazzo […] alcune famiglie campagnuole rifugiate in una stessa casa furono il 13 ottobre MCMXLIII fucilate e mitragliate per ordine di un giovane ufficiale prussiano”. […]. Albano non ha dubbi: “E’ l’indagine che ha segnato la mia vita, di uomo e di magistrato”.

Come nacque questa indagine?

“Le stragi naziste, soprattutto nel sud Italia fino al Molise, erano sparite. Somparse sia dal punto di vista storico che dal punto di vista giudiziario. Delle stragi del sud non se ne parlava mai. Abbiamo sempre conosciuto le Fosse Ardeatine, la strage di Marzabotto. Non si parlava mai di una strage che era accaduta nel sud Italia. Quando iniziai quest’indagine non c’era nulla dal punto di vista storico e giudiziario. Un strage di 22 italiani. Donne e bambini, tranne i quattro uomini adulti. Una strage terrificante. Una bambina di tre anni che veniva messa davanti al plotone di esecuzione”.

Non era ancora stato scoperto il famoso armadio.

“L’armadio della vergogna, dove erano stati nascosti 697 fascicoli relativi alle stragi naziste in Italia, non era stato ancora scoperto. Iniziai nell’88 e ho finito nel 1992, quando ci fu l’arresto del tenente Wolfgang Lehing-Emden e poi fu individuato anche il suo complice. I due che riuscii a rinviare a giudizio. Ebbero l’ergastolo, ma non fu possibile all’epoca avere l’estradizione. Cosa superata con il mandato di arresto europeo. La sentenza di condanna all’ergastolo della Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere non potè essere eseguita come arresto degli imputati, però ebbe un significato simbolico importantissimo. Dopo questa sentenza nacque il caso Priebke, nei tribunali militari cominciarono ad aprire tutte le inchieste. Si scoprì che dopo Caiazzo c’era stata la strage di Conca della Campania, le stragi in Molise. Come se si fosse aperto uno squarcio”.

Esiste, oggi, una nuova resistenza?

“Per la difesa della democrazia, per la difesa dei valori della Costituzione. Come magistratura dobbiamo essere ancora il baluardo della difesa della legge e della Costituzione, la madre di tutte le nostre leggi”.

Soprattutto in questo momento.

“Ogni giorno si parla di riforma della Costituzione. E’ vero che tutte le Costituzioni devono essere aggiornate, devono essere modificate. Ma più di un aggiornamento sembra più un attacco alla Costituzione. Indubbiamente dobbiamo, tutti insieme, porci a baluardo della Costituzione”.

Cosa ha pensato quando ha visto il manifesto apparso a Milano: “Via le Br dalle Procure”.

“Siamo in un momento di degrado. Più andiamo avanti e più diventa guerra questo scontro tra le varie Istituzioni. E’ assolutamente assurdo che si arrivi a questo”.

Questo scontro quotidiano…

“Sta sempre più degradando”.

A cosa può portare?

“Siccome non sappiamo a cosa può portare dobbiamo, innanzitutto, non accettare le provocazioni. La magistratura non deve scendere sul piano più basso della polemica ma, senza retorica, deve volare alto. Dobbiamo difendere la nostra funzione e i valori della Costituzione. La magistratura deve difendersi soltanto in un modo: applicando la legge, facendola applicare”.

Il premier vi ha paragonati ad un’associazione a delinquere, a un cancro. Cosa possiamo dire ai cittadini?

“I cittadini sono molto meno sciocchi di quello che si pensa. A quelle frasi non ci crede neppure chi le dice. E’ tutta una sorta di tattica, servono per acuire l’attenzione e per arrivare allo scontro. Una sorta di referendum: pro e contro. Serve soltanto per questo”.

da Malitalia.it

http://www.malitalia.it/2011/05/dobbiamo-porci-a-baluardo-della-costituzione/