IL CORAGGIO DI DIRE NO a Petilia Policastro (Crotone)

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IL CORAGGIO DI DIRE NO a Petilia Policastro (Crotone)
24 novembre 2018

– NOVE ANNI DOPO –

 
#ilcoraggiodidireno #leagarofalo 

#paolodechiara #ndrangheta #calabria #milano 

#ilsanguesilavaconilsangue

“LO STATO HA SBAGLIATO CON LEA GAROFALO”

Salvatore Dolce, DNA, 28sett2018, Firenze foto e frase.jpg

“LO STATO HA SBAGLIATO CON LEA GAROFALO”
Salvatore DOLCE, Procura Nazionale Antimafia, FirenzeLIBROAperto, 28 settembre 2018 

#ilcoraggiodidireno #secondaversionememoriale #leagarofalo#ndranghetamontagnadimerda #firenze

Salvatore Dolce, DNA, 28sett2018, Firenze

IL CORAGGIO DI DIRE NO, Firenze Libro Aperto, 28 settembre 2018

libro antonia garofalo

treditre editori –  STAND 10

FIRENZE LIBRO APERTO

Fortezza da Basso – Padiglione Spadolini

Presentazione del libro


Il Coraggio di dire NO. Lea Garofalo

 la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta

di Paolo De Chiara

nell’ambito della II edizione del Festival del libro FIRENZE LIBRO APERTO, venerdì 28 settembre alle 17:00 Paolo De Chiara presenterà il suo libro Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta (Treditre Editori, 2018, Nuova Edizione Aggiornata).

L’autore esporrà tutte le novità contenute in questa edizione aggiornata, a partire da una seconda lettera autografa di Lea di cui è venuto in possesso in esclusiva e di cui nessuno era a conoscenza, e molti altri documenti, foto e interviste inediti.

Insieme all’autore avranno il piacere di dialogare con i lettori anche il magistrato Salvatore DOLCE (Procura Nazionale Antimafia) che per primo raccolse la testimonianza di Lea, e l’editrice Rita Genovesi.

 

«È la drammatica storia di una fimmina ribelle calabrese che ha alzato la testa, non girandola dall’altra parte. Nata in un contesto di ‘ndrangheta, ha sentito il puzzo della criminalità organizzata sin dalla culla. Però la giovane Lea è diversa, capisce che l’unica strada da seguire è quella della Legalità e si affida allo Stato, diventa Testimone di Giustizia consapevole che pagherà con la vita la scelta di sfidare la ‘ndrangheta:“….arriverà la morte! Inaspettata, indegna e inesorabile”

 

Alla fine di questo racconto tragico, rimane una grande amarezza.

Siamo stati distratti, indifferenti, sordi, Lea ci chiedeva aiuto e noi – che pure ci riempiamo la bocca di parole e l’animo di indignazione nei convegni antimafia – non abbiamo voluto capire. “Ho bisogno di aiuto, qualcuno ci aiuti, please”. Si concludeva così la lettera che Lea inviò al Sig. Presidente della Repubblica il 28 aprile 2009. Lettera che però “non risulta essere pervenuta”, sul Colle più importante della Repubblica. Forse è così, ma un dato è certo: quelle parole non sono mai arrivate al nostro cuore, e della solitudine di Lea, della sua orrenda morte, siamo tutti un po’ responsabili.

L’Italia civile, democratica, l’Italia che chiama Falcone e Borsellino “Giovanni e Paolo”, l’Italia dello Stato che “sconfiggeremo le mafie”, nella vicenda tragica di Lea ha consentito che a vincere fosse la ‘ndrangheta.

dalla postfazione di Enrico Fierro

 

 

Paolo DE CHIARA: giornalista, scrittore, sceneggiatore. È nato a Isernia, nel 1979. In Molise ha lavorato con gran parte degli organi di informazione (carta stampata e televisione), dirigendo riviste periodiche di informazione, cultura e politica. Si dedica con passione, a livello nazionale, alla diffusione della Cultura della Legalità all’interno delle scuole.

Nel 2012 ha pubblicato Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta (Falco Ed., Cosenza); nel 2103 Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici (Falco Ed., Cosenza), vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’; nel 2014 Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie (Perrone Ed., Roma); nel 2018 Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano (Sceneggiatura) e Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la schifosa ‘ndrangheta (nuova edizione aggiornata, Treditre Editori).

Ha collaborato con Canal + per la realizzazione del documentario Mafia: la trahison des femmes, Speciàl Investigation (MagnetoPresse). Il documentario è andato in onda in Francia nel gennaio del 2014.

 

Treditre Editori: casa editrice abruzzese indipendente NOEAP. Da anni pubblica narrativa, poesia e saggistica selezionando solo autori di indiscusso valore, sia conosciuti e apprezzati che esordienti. Molte delle opere sono state presentate con patrocini di spessore in importanti eventi letterari. Alcune vantano pre e postfazioni importanti (Ferdinando Imposimato, Elio Lannutti, Antonio Petrocelli, Andrea Di Consoli, Enrico Fierro, Massimiliano Bruno, …) ed hanno ricevuto importanti premi e riconoscimenti.

Treditre editori:  https://goo.gl/zv311Z         0863070986 – 3492523295

http://firenzelibroaperto2018.it/   – 

http://firenzelibroaperto2018.it/wp-content/uploads/2018/09/programma-fla-2018.pdf

locandina

ESCLUSIVA #leagarofalo

la seconda versione inedita del memoriale

+++ LA SECONDA VERSIONE INEDITA DEL MEMORIALE +++ 
dalla nuova edizione aggiornata del libro IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta (TrediTre Editori, 2018)

Qual è il memoriale originale? 
Lea Garofalo ha scritto due lettere? 


Per acquistare l’opera: https://goo.gl/zv311Z
#leagarofalo #memoriale #lasecondaversione

libro antonia garofalo

#civuolecoraggio Lea Garofalo, anteprima nazionale

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#civuolecoraggio è il leit motiv di quest’anno, ben rappresentato dal libro inchiesta di Paolo De Chiara “Il coraggio di dire no” dedicato a Lea Garofalo ‘la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta’ edizione nuova, aggiornata fino alla sentenza di Cassazione.

“Lea Garofalo è stata uccisa più volte nell’indifferenza totale. Falcone e Borsellino sono stati ammazzati perché tutti noi abbiamo girato la testa dall’altra parte. Non bastano le commemorazioni se non cambiamo individualmente ogni giorno i nostri comportamenti.- ha concluso l’autore, vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo Ilaria Rambaldi nel 2014 –  La mentalità mafiosa è quella che ci spinge a non avere rispetto per gli altri pensando di essere migliori. Prendo in prestito le parole di don Milani che si interessò dei ragazzi esclusi, giudicati miseri anche intellettualmente ‘Ogni parola che non imparerete oggi è un calcio in culo che prenderete domani.’ Quanti ancora ne stiamo prendendo? Abbiamo timore di acquistare prodotti di una determinata area del sud pensando sia lì la ‘terra dei fuochi’ e non ci rendiamo conto che tutta Italia è coinvolta dal ‘business della monnezza’, vale più dello spaccio! Hanno iniziato al Nord e pian piano sono scesi fino al Sud. Ci vogliono far credere che Ilaria Alpi  e Miran Hrovatin siano andati in vacanza a Mogadiscio! No, Ilaria Alpi viene ammazzata perchè capisce che c’è un traffico internazionale che riguarda armi e rifiuti tossici. Le mafie ci sono, anche se alla guerra oggi preferiscono gli affari.”

da FORMAT RIETI.it

Una storia coraggiosa, oscura e brutale: un libro che è anche un’inchiesta su #LeaGarofalo, la donna coraggiosa che sfidò la #ndrangheta e che, per questo, fu condannata a morte e braccata fino a che non venne tolta di mezzo. Solo dopo la morte fu possibile dare seguito alle sue denunce ignorate e alle sue richieste d’aiuto, lasciate cadere da istituzioni e forze dell’ordine. Paolo De Chiara scrive un libro difficile: #IlcoraggiodidireNo per Treditre Editori. Intervista di Tommaso Caldarelli, video di Maurizio Rossi #civuolecoraggio

https://www.facebook.com/liberisullacarta/videos/2188981868005087/

 

libro antonia garofalo

 

 

 

 

 

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO a LARINO, 21 aprile 2018

 

locandina ok

“OLTRE LA FRONTIERA”

LARINO, 21 aprile 2018
IL CORAGGIO DI DIRE NO.
Lea Garofalo, la donna che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta
#ilcoraggiodidireno
Con gli studenti di Larino (9:00-11:00) e Santa Croce di Magliano (11:30-13:30), il pomeriggio presso la Sala Conferenze “Freda” del Palazzo Ducale di Larino (ore 18:00)

 

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a ROMA

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ROMA, 23 novembre 2017
IL CORAGGIO DI DIRE NO… con i favolosi ragazzi 
#leagarofalo #Scuole #ilcoraggiodidireno #roma
Grazie di Cuore a tutti!

IL CORAGGIO DI RESISTERE… #leagarofalo e #feliciaimpastato Milano, 10 giugno 2017

 

locandina

IL CORAGGIO DI DIRE NO a MILANO, giugno 2017

Silvia Pinelli: “Il 10 giugno vi aspetto alla Cascina Cuccagna per parlare di due donne che hanno detto “NO” alla mafia: Felicia Impastato e Lea Garofalo.

Perchè la resistenza non è mai finita (con Giovanni Impastato, Paolo De Chiara, ANPI, Associazione Cascina Cuccagna, Pietro Colaprico, Paola Kerpam e tutti quelli che vorranno esserci)”.

 

 

L’EVENTO SU FB

Ci sono silenzi più forti dei muri: Il coraggio di Resistere

 

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IL CORAGGIO DI DIRE NO a CHIUSA SCLAFANI, Palermo, 16 maggio 2017

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La storia di Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta

CHIUSA SCLAFANI, Palermo

… con i favolosi ragazzi dell’Ist. ‘Reina’, Chiusa Sclafani, Palermo, 16 maggio 2017
#leagarofalo #ilcoraggiodidireNo #ndranghetamontagnadimerda

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a PESCARA, 25 giugno 2013

fascia

PESCARA, 25 giugno, La Feltrinelli 

con 
Marco ALESSANDRINI, avvocato, figlio di Emilio ALESSANDRINI, magistrato che ha indagato sul terrorismo nero e rosso degli anni di piombo, ucciso dai terroristi di Prima Linea nel 1979 a Milano.

Saverio OCCHIUTO, giornalista

Roberta PELLEGRINO, sociologa e resp. ‘Ananke’ Centro Antiviolenza Donne. 

SARA’ PRESENTE L’AUTORE
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Locandina PESCARA
Locandina PESCARA

IL CORAGGIO DI DIRE NO.
La storia di Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta.

  • Prefazione di Enrico FIERRO (Il Fatto Quotidiano)
  • Introduzione di Giulio CAVALLI (attore di teatro, scrittore).

Con le TESTIMONIANZE di Santina Miletta (madre di Lea), Marisa Garofalo (sorella di Lea), Madre Grata (madre Superiore Orsoline di Bergamo), Salvatore Dolce e Armando D’Alterio (magistrati), Francesca Ferrucci (tenente Carabinieri), Annalisa Pisano (primo avvocato di Lea), Angela Napoli e Giuseppe Lumia (parlamentari Antimafia), Francesca Prestia (cantastorie calabrese).

Per ORDINI: www.falcoeditore.com

EVENTO su FB: https://www.facebook.com/events/319256414874206/

LEA GAROFALO, fan page Facebook: https://www.facebook.com/LeaGarofaloIlCoraggioDiDireNo 

Il Coraggio di dire No
Il Coraggio di dire No

restoalsud.it – LEA GAROFALO, abbandonata dallo Stato. Confermati quattro ergastoli

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di  | 30 maggio 2013

Ergastoli per Carlo e Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino. Venticinque anni (attenuanti generiche) al collaboratore Carmine Venturino, assoluzione per Giuseppe Cosco. Isolamento diurno per un anno a Carlo Cosco e otto mesi per Vito Cosco.

Risarcimento economico a Denise Garofalo. Questa la sentenza di secondo grado emessa dalla I Corte d’Assise d’Appello di Milano per la morte di Lea Garofalo. La donna coraggio, la fimmina ribelle, la mamma di Denise, che ha avuto la forza di sfidare, da sola, la ‘ndrangheta. Una donna nata e vissuta in una famiglia mafiosa. Suo padre Antonio, boss di Pagliarelle, viene ammazzato nel 1975; suo fratello Floriano (detto Fifì), boss e contabile della cosca dei petilini a Milano, nel 2005. Fifì è il ‘canale’ utilizzato da Carlo Cosco per scalare l’organizzazione. “Lui è convivente mio e lo lasciano fare” dirà la donna ai magistrati. Una fimmina che ha conosciuto da vicino la ‘ndrangheta e, per amore di sua figlia Denise (nata dall’unione con Carlo), ha cercato con tutte le sue forze di allontanarsi. Per cambiare vita.

E’ stata lasciata da sola. Si è sentita abbandonata da tutti, anche dallo Stato. Il suo memoriale indirizzato al Presidente della Repubblica, scritto nell’aprile del 2009 (un mese prima del tentativo di sequestro di Campobasso), verrà pubblicato sui giornali solo dopo la sua morte (novembre 2009). Testimone di giustizia, nel programma di protezione dal 2002 al 2009. Anni difficili, città diverse, poche amicizie, ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. Nessun processo nato dalle sue dichiarazioni. Sempre rinchiusa in casa, con la pressione, le minacce e le intimidazioni del clan Cosco. Già agli inizi degli anni 2000 il suo convivente, nel carcere dove era detenuto per fatti di droga, chiese il consenso alla ‘ndrangheta per eliminare la donna. Un delitto d’onore, per cancellare il tradimento. Anni difficili anche per la ‘ndrangheta, una guerra in corso fa saltare i piani di Carlo Cosco.

Che non si ferma, è ossessionato dalla collaborazione di Lea, la rincorre senza ottenere alcun tipo di risultato. Con la fine della protezione dello Stato arriva il nuovo piano criminale, con la complicità del falso tecnico della lavatrice: il pluripregiudicato di Pagani (Sa), Massimo Sabatino (condannato definitivamente a Campobasso a sei anni di reclusione, con l’aggravante mafiosa). Il clan studia e tenta nuovamente l’eliminazione.

La donna ha parlato con i magistrati degli affari dei Cosco, del traffico di droga, degli omicidi, della scalata. Ma il piano di morte del clan fallisce miseramente, per la presenza di Denise, lo scudo protettivo di Lea. Pochi mesi dopo, il 24 novembre 2009, a Milano (sede operativa dei Cosco, in viale Montello) la ‘soluzione finale’. Con una scusa le due donne vengono separate. Denise viene portata dai parenti in viale Montello e Lea, ripresa per l’ultima volta da una telecamera per le strade di Milano, finirà con i suoi carnefici. In primo grado (sentenza del 30 marzo 2012) sei persone (i tre fratelli Cosco, Curcio, Venturino e Sabatino) vengono condannate all’ergastolo, senza l’applicazione dell’articolo 7 (l’aggravante mafiosa) e senza il corpo della donna. Nel novembre scorso il colpo di scena: Carmine Venturino, l’ex fidanzatino di Denise (dopo la morte di Lea, Carlo Cosco teme la reazione della figlia e utilizza Venturino per controllare la ragazzina) parla e fa ritrovare i resti del corpo di Lea. In un campo in Brianza.

Resti riconosciuti grazie al test del dna e alla collana che Lea portava al collo. Non è stata sciolta nell’acido, è stata bruciata con la benzina. È Carmine Venturino che descrive la scena agli inquirenti: “C’era un fusto di quelli che si usano per la benzina, lo spostiamo, lo mettiamo in una zona coperta, apriamo lo scatolo e rovesciamo il cadavere nel fusto e gli diamo fuoco completamente. Spuntavano solo le scarpe. Il cadavere bruciava lentamente. Allora Curcio ha preso dei bancali di legno, ha messo il corpo in mezzo e gli ha dato fuoco di nuovo. In quel modo la testa si era consumata ma restavano il busto e metà delle cosce. Faceva fumo, si sentiva puzzo di bruciata, io sono stato tutto il tempo con il naso coperto, l’odore era fortissimo. Mentre bruciava il corpo per accelerare la distruzione spaccavamo le ossa”.

Nel secondo grado di giudizio la musica è cambiata, la strategia difensiva non si poteva basare più sull’assenza del corpo. Gli avvocati difensori non potevano più parlare di fuga all’estero. “Lea amava l’Australia”. I resti del corpo hanno messo in difficoltà gli ergastolani. Nella prima udienza la confessione di Carlo Cosco: “mi assumo la responsabilità per l’omicidio di Lea Garofalo”. Per il pentito di ‘ndrangheta Luigi Bonaventura è diventato un boss ancora più potente. Poi le deposizioni di Carmine Venturino (“un delitto di ‘ndrangheta”) che hanno scagionato il fratello maggiore dei Cosco, Giuseppe. Secondo Carlo Cosco un semplice ‘raptus’, non un’azione pianificata nel tempo. “Lei mi aveva fatto soffrire e minacciava di non farmi più vedere mia figlia e questa minaccia mi ha fatto impazzire. Ci tengo a sottolineare che chiesi io a Venturino, dopo la sentenza, di assumersi la responsabilità, perché lui era l’unico testimone quando io la uccisi in preda a un raptus”. Un delitto passionale, non di ‘ndrangheta. Secondo la loro ‘comune strategia’. Il pubblico ministero Tatangelo nella sua requisitoria ha parlato di “un’intesa comune tra gli imputati, ma non ho prova certa”. La stessa tesi dell’avvocato Roberto D’Ippolito, legale di Marisa e della signora Santina (la madre di Lea morta nel novembre scorso): “si sono messi d’accordo tra loro per contenere i danni e quella mazzata di sei ergastoli che era arrivata”.

L’impianto accusatorio ha tenuto, la sentenza di secondo grado ha confermato quattro ergastoli, senza l’aggravante mafiosa. Per Venturino 25 anni di reclusione, per Giuseppe Cosco l’assoluzione. Il gip del Tribunale di Milano, Giuseppe Gennari, descrive con queste parole ‘Smith’ (Giuseppe Cosco): “delinquente professionista, con una lunghissima serie di precedenti, gestore principale delle usure, dedito a sistematica vendita di stupefacenti, sua tradizionale attività di elezione. Dopo venti anni a commettere reati, il pericolo di reiterazione è una certezza”. Nei mesi scorsi strane lettere (scritte da Carmine Venturino) sono state pubblicate sul ‘Quotidiano della Calabria’, con minacce di morte indirizzate a Rosario, figlio di Marisa (sorella di Lea). L’unico figlio maschio della famiglia Garofalo. Con l’assoluzione del ‘delinquente professionista’ si possono ipotizzare nuove azioni intimidatorie? E Denise? Per Giuseppe Lumia, componente della Commissione Antimafia: “lo Stato deve stare accanto a Denise senza fare gli errori che ha fatto con Lea”.

da restoalsud.it 

 

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