IL CORAGGIO DI DIRE NO, Firenze Libro Aperto, 28 settembre 2018

libro antonia garofalo

treditre editori –  STAND 10

FIRENZE LIBRO APERTO

Fortezza da Basso – Padiglione Spadolini

Presentazione del libro


Il Coraggio di dire NO. Lea Garofalo

 la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta

di Paolo De Chiara

nell’ambito della II edizione del Festival del libro FIRENZE LIBRO APERTO, venerdì 28 settembre alle 17:00 Paolo De Chiara presenterà il suo libro Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la schifosa ‘ndrangheta (Treditre Editori, 2018, Nuova Edizione Aggiornata).

L’autore esporrà tutte le novità contenute in questa edizione aggiornata, a partire da una seconda lettera autografa di Lea di cui è venuto in possesso in esclusiva e di cui nessuno era a conoscenza, e molti altri documenti, foto e interviste inediti.

Insieme all’autore avranno il piacere di dialogare con i lettori anche il magistrato Salvatore DOLCE (Procura Nazionale Antimafia) che per primo raccolse la testimonianza di Lea, e l’editrice Rita Genovesi.

 

«È la drammatica storia di una fimmina ribelle calabrese che ha alzato la testa, non girandola dall’altra parte. Nata in un contesto di ‘ndrangheta, ha sentito il puzzo della criminalità organizzata sin dalla culla. Però la giovane Lea è diversa, capisce che l’unica strada da seguire è quella della Legalità e si affida allo Stato, diventa Testimone di Giustizia consapevole che pagherà con la vita la scelta di sfidare la ‘ndrangheta:“….arriverà la morte! Inaspettata, indegna e inesorabile”

 

Alla fine di questo racconto tragico, rimane una grande amarezza.

Siamo stati distratti, indifferenti, sordi, Lea ci chiedeva aiuto e noi – che pure ci riempiamo la bocca di parole e l’animo di indignazione nei convegni antimafia – non abbiamo voluto capire. “Ho bisogno di aiuto, qualcuno ci aiuti, please”. Si concludeva così la lettera che Lea inviò al Sig. Presidente della Repubblica il 28 aprile 2009. Lettera che però “non risulta essere pervenuta”, sul Colle più importante della Repubblica. Forse è così, ma un dato è certo: quelle parole non sono mai arrivate al nostro cuore, e della solitudine di Lea, della sua orrenda morte, siamo tutti un po’ responsabili.

L’Italia civile, democratica, l’Italia che chiama Falcone e Borsellino “Giovanni e Paolo”, l’Italia dello Stato che “sconfiggeremo le mafie”, nella vicenda tragica di Lea ha consentito che a vincere fosse la ‘ndrangheta.

dalla postfazione di Enrico Fierro

 

 

Paolo DE CHIARA: giornalista, scrittore, sceneggiatore. È nato a Isernia, nel 1979. In Molise ha lavorato con gran parte degli organi di informazione (carta stampata e televisione), dirigendo riviste periodiche di informazione, cultura e politica. Si dedica con passione, a livello nazionale, alla diffusione della Cultura della Legalità all’interno delle scuole.

Nel 2012 ha pubblicato Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta (Falco Ed., Cosenza); nel 2103 Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici (Falco Ed., Cosenza), vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’; nel 2014 Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie (Perrone Ed., Roma); nel 2018 Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano (Sceneggiatura) e Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la schifosa ‘ndrangheta (nuova edizione aggiornata, Treditre Editori).

Ha collaborato con Canal + per la realizzazione del documentario Mafia: la trahison des femmes, Speciàl Investigation (MagnetoPresse). Il documentario è andato in onda in Francia nel gennaio del 2014.

 

Treditre Editori: casa editrice abruzzese indipendente NOEAP. Da anni pubblica narrativa, poesia e saggistica selezionando solo autori di indiscusso valore, sia conosciuti e apprezzati che esordienti. Molte delle opere sono state presentate con patrocini di spessore in importanti eventi letterari. Alcune vantano pre e postfazioni importanti (Ferdinando Imposimato, Elio Lannutti, Antonio Petrocelli, Andrea Di Consoli, Enrico Fierro, Massimiliano Bruno, …) ed hanno ricevuto importanti premi e riconoscimenti.

Treditre editori:  https://goo.gl/zv311Z         0863070986 – 3492523295

http://firenzelibroaperto2018.it/   – 

http://firenzelibroaperto2018.it/wp-content/uploads/2018/09/programma-fla-2018.pdf

locandina

La condanna per l’ergastolo

Umberto Veronesi solleva dubbi sul carcere a vita

La condanna per l’ergastolo

Critici Grasso e Travaglio: “era quello che avrebbe voluto Riina”. Enrico Tedesco della Polis: “si pensi alla cura anzichè alla pena”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ ora di ripensare il nostro sistema carcerario”. Parola dell’oncologo Umberto Veronesi. Con un articolo su Grazia.it, è intervenuto sul tema, partendo dalla pena di morte: “andrebbe chiamata ‘assassinio di Stato’, perché uccidere un criminale è un modo per legittimare la violenza, e non può che creare una spirale negativa nella società. Ma esiste anche un’altra forma di pena di morte: l’ergastolo”.

E sul ‘carcere a vita’ Veronesi indica la sua teoria. “E’ un modo per sopprimere la vita, perché il detenuto non è più una persona, ma la vittima di una lenta agonia, fino alla fine della sua esistenza. Per questo sono a favore dell’abolizione dell’ergastolo e per l’introduzione di un massimo di pena di 20-25 anni”. Veronesi fa riferimento alla posizione di Science for Peace, il progetto nato dietro sua iniziativa, “che si pone – si legge nel sito – come obiettivo la ricerca di soluzioni scientifiche e concrete di pace”.

Per Veronesi: “le più recenti ricerche hanno dimostrato che il nostro sistema di neuroni non è fisso e immutabile, ma è plastico e capace di rinnovarsi. Questo ci fa pensare che il nostro cervello non sia uguale a quello che era nei decenni precedenti”. Cosa vuol dire? “Che il detenuto che teniamo rinchiuso in carcere oggi, non è la stessa persona che abbiamo condannato 20 anni fa. L’ergastolo si basa sulla convinzione che un criminale non sarà mai recuperabile, invece le neuroscienze ci dimostrano che si può riportare alla convivenza civile anche il più incallito dei delinquenti (ma ci vogliono anni)”.

Per il Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, l’abolizione dell’ergastolo “è un regalo alla criminalità organizzata e l’anticamera di una nuova cruenta guerra di mafia”. Dello stesso avviso anche il procuratore Messineo: “la sua abolizione comporterebbe, a scadenza più o meno ravvicinata, la scarcerazione di una serie di efferati criminali che tornerebbero in circolazione. Il solo fatto di parlarne incoraggia chi non pensa di pentirsi perchè spera in una possibile soluzione futura dei suoi problemi giudiziari”. Sono molti i pm antimafia e i parenti delle vittime delle mafie a ricordare che proprio nel famoso ’papello’ di Totò Riina c’era l’abrogazione dell’ergastolo e del 41-bis (il carcere duro).

Resta un solo punto di quel ’papello’ da realizzare: l’ergastolo. Purtroppo si sta provvedendo anche a quello, con una coazione a ripetere tutti gli errori del passato che lascia basiti. Mentre 310 ergastolani su 1.294 (tra cui i killer di Livatino e Siani) scrivono a Napolitano, la rifondarola Luisa Boccia presenta un ddl per abolire il ’fine pena mai’ e lo stesso annuncia Giuliano Pisapia, che riscrive il Codice penale per il governo Prodi. Il sottosegretario Manconi è d’accordo. Naturalmente sono tutte brave persone e possono fare ciò che vogliono. L’importante è avere chiare le conseguenze. Gli ergastolani arrestati dopo le stragi scenderebbero a 30 anni di pena, che poi, con la liberazione anticipata per ’regolare condotta’ sono 20. Avendone già scontati 13-14, uscirebbero fra 6-7, anzi fra 3-4 ai servizi sociali. E potrebbero chiedere subito semilibertà e permessi premio. Non bastava l’indulto? È sicura la maggioranza di voler completare il papello di Riina e di affrontare la scarcerazione di mafiosi e terroristi? Ci facciano sapere”.

Era il 2007 quando Marco Travaglio lo scriveva su ’L’Unità’ (’Fine pena ’sempre’’): come non ricordare l’intervento, nel 2008, dei familiari delle vittime della strage dei Georgofili:il nostro Codice Penale non può permettersi di abolire la parola ergastolo, perchè altrimenti Riina l’avrà avuta vinta ancora una volta sulle sue vittime. Il garantismo più sfrenato non ha tenuto minimamente conto di quale sia il Paese nel quale viviamo, non ha tenuto conto che solo 15 anni fa, 15 soggetti, appartenenti a Cosa nostra, hanno messo a ferro fuoco l’Italia in nome per conto dell’eversione più becera, cercando di imporre allo Stato Italiano le proprie leggi, fra queste l’abolizione dell’ergastolo ai mafiosi rei dei crimini più abietti. La certezza della pena è sicuramente il simbolo di una società civile, ma per l’Italia il ’fine pena mai’ significa contrastare fortemente la mafia”.

Le convinzioni recentemente riportate dall’oncologo milanese erano state esposte già durante il convegno del 2011 a Venezia, ’The Future of Science’ e, in particolare, dalla relazione sulla plasticità del cervello del neurologo Giancarlo Comi.All’inizio degli anni 70 alcune ricerche di base e studi elettrofisiologici nei modelli animali hanno evidenziato che il SNC ha l’abilità di riorganizzarsi da solo a seguito di un danno acuto e cronico. Negli anni più recenti le tecniche di neuroimaging e di stimolazione elettrica e magnetica hanno confermato questi riscontri anche nell’uomo. Questa abilità si basa su due meccanismi: plasticità cerebrale e neurogenesi”, dove per plasticità celebrale si intende “un termine generico usato per indicare la capacità del cervello umano di plasmarsi in base agli stimoli ed alle esperienze dell’ambiente circostante. Essa gioca un ruolo fondamentale nella fase di sviluppo e nell’apprendimento ed inoltre si riattiva variabilmente quando il cervello subisce danni acuti o cronici”.

E arriviamo agli studi recenti. Per il professor Comi “hanno cominciato a fornire indicazioni sulla possibilità di manipolare neurogenesi e plasticità cerebrale con stimoli fisici (stimolazione elettrica e magnetica) e farmacologici. Il cervello è il sistema biologico più complesso del pianeta ed è pertanto caratterizzato da un’elevata fragilità. Danni possono intervenire in modo acuto, come nell’ictus, o svilupparsi lentamente nel corso di decenni, come per malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson o la malattia di Alzheimer. Le disfunzioni nervose che si osservano in un certo momento della storia clinica di un paziente neurologico sono il risultato di una mediazione tra i danni subiti e l’intervenire dei processi di recupero. Come manipolare questi meccanismi per rallentare da un lato i processi neurodegenerativi e potenziare dall’altro i fenomeni di rigenerazione è compito precipuo della moderna neurologia”. Questo è lo studio che ha portato Veronesi alla sua convinzione sul ‘carcere a vita’. La teoria di Veronesi è tutta da dimostrare mentre restano i forti rischi richiamati dai magistrati antimafia e dai tanti familiari delle vittimi di chi ora sconta l’ergastolo.

Abbiamo sentito Enrico Tedesco, segretario generale della Fondazione Polis, che in Campania si occupa delle vittime innocenti della criminalità. “Secondo me si parte da un dato fuorviante che è quello della pena. Dovremo avere la forza e il coraggio di pensare alla cura. Troppo spesso si guarda il sistema carcerario come pena e non come cura”. Quando gli si chiede se condivide la tesi del professore, Tedesco risponde: “Veronesi è uno scienziato. Il problema è che abbiamo di fronte delle persone. Ma la vita umana non è solo scienza, ma anche sentimento. I familiari non vogliono pene o ergastoli, ma giustizia. Loro vogliono che il reato che ha causato la morte del loro caro, non si ripeta“. E continua:Di fronte a uno scienziato non mi sento di dire ’no’. Però mi sento di dire: ‘guardiamo all’interno del sistema carcerario’. Che non deve continuare ad essere un luogo di perdizione, ma di recupero“.

da L’Indro.it di venerdì 2 Marzo 2012, ore 19:15

http://www.lindro.it/La-condanna-per-l-ergastolo,6959#.T1Z-G3nwlB0