GIUGLIANO (NA): per non dimenticare GIANCARLO SIANI

Siani, Presidio Giugliano
Siani, Presidio Giugliano

 

GIANCARLO SIANI:

la sua vita, il suo impegno, la sua Voce libera.

Insieme agli autori del fumetto “Giancarlo Siani (..e lui che mi sorride)”, vincitori del Premio Siani 2011: Alessandro DI VIRGILIO ed Emilio LECCE;

al Procuratore della Repubblica di Campobasso (già pubblico ministero nel caso Siani), Armando D’ALTERIO;

al Segretario generale della Fondazione Pol.i.s., Enrico TEDESCO

ricorderemo Giancarlo

interrogandoci sul ruolo dell’informazione corretta e dell’importanza dell’inchiesta, della denuncia, nel contrasto alle mafie.

Modera e coordina l’incontro, il Giornalista d’inchiesta Paolo DE CHIARA.

Saluti del Preside dell’Istituto ‘Fratelli Maristi’, Giorgio BANAUDI e presentazione di Alessandro BEVILACQUA, per LIBERA GIUGLIANO, Presidio “Mena Morlando”.

SABATO 19 maggio 2012, ore 16.30, AULA MAGNA ISTITUTO FRATELLI MARISTI (SEDE DEL PRESIDIO)

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La condanna per l’ergastolo

Umberto Veronesi solleva dubbi sul carcere a vita

La condanna per l’ergastolo

Critici Grasso e Travaglio: “era quello che avrebbe voluto Riina”. Enrico Tedesco della Polis: “si pensi alla cura anzichè alla pena”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ ora di ripensare il nostro sistema carcerario”. Parola dell’oncologo Umberto Veronesi. Con un articolo su Grazia.it, è intervenuto sul tema, partendo dalla pena di morte: “andrebbe chiamata ‘assassinio di Stato’, perché uccidere un criminale è un modo per legittimare la violenza, e non può che creare una spirale negativa nella società. Ma esiste anche un’altra forma di pena di morte: l’ergastolo”.

E sul ‘carcere a vita’ Veronesi indica la sua teoria. “E’ un modo per sopprimere la vita, perché il detenuto non è più una persona, ma la vittima di una lenta agonia, fino alla fine della sua esistenza. Per questo sono a favore dell’abolizione dell’ergastolo e per l’introduzione di un massimo di pena di 20-25 anni”. Veronesi fa riferimento alla posizione di Science for Peace, il progetto nato dietro sua iniziativa, “che si pone – si legge nel sito – come obiettivo la ricerca di soluzioni scientifiche e concrete di pace”.

Per Veronesi: “le più recenti ricerche hanno dimostrato che il nostro sistema di neuroni non è fisso e immutabile, ma è plastico e capace di rinnovarsi. Questo ci fa pensare che il nostro cervello non sia uguale a quello che era nei decenni precedenti”. Cosa vuol dire? “Che il detenuto che teniamo rinchiuso in carcere oggi, non è la stessa persona che abbiamo condannato 20 anni fa. L’ergastolo si basa sulla convinzione che un criminale non sarà mai recuperabile, invece le neuroscienze ci dimostrano che si può riportare alla convivenza civile anche il più incallito dei delinquenti (ma ci vogliono anni)”.

Per il Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, l’abolizione dell’ergastolo “è un regalo alla criminalità organizzata e l’anticamera di una nuova cruenta guerra di mafia”. Dello stesso avviso anche il procuratore Messineo: “la sua abolizione comporterebbe, a scadenza più o meno ravvicinata, la scarcerazione di una serie di efferati criminali che tornerebbero in circolazione. Il solo fatto di parlarne incoraggia chi non pensa di pentirsi perchè spera in una possibile soluzione futura dei suoi problemi giudiziari”. Sono molti i pm antimafia e i parenti delle vittime delle mafie a ricordare che proprio nel famoso ’papello’ di Totò Riina c’era l’abrogazione dell’ergastolo e del 41-bis (il carcere duro).

Resta un solo punto di quel ’papello’ da realizzare: l’ergastolo. Purtroppo si sta provvedendo anche a quello, con una coazione a ripetere tutti gli errori del passato che lascia basiti. Mentre 310 ergastolani su 1.294 (tra cui i killer di Livatino e Siani) scrivono a Napolitano, la rifondarola Luisa Boccia presenta un ddl per abolire il ’fine pena mai’ e lo stesso annuncia Giuliano Pisapia, che riscrive il Codice penale per il governo Prodi. Il sottosegretario Manconi è d’accordo. Naturalmente sono tutte brave persone e possono fare ciò che vogliono. L’importante è avere chiare le conseguenze. Gli ergastolani arrestati dopo le stragi scenderebbero a 30 anni di pena, che poi, con la liberazione anticipata per ’regolare condotta’ sono 20. Avendone già scontati 13-14, uscirebbero fra 6-7, anzi fra 3-4 ai servizi sociali. E potrebbero chiedere subito semilibertà e permessi premio. Non bastava l’indulto? È sicura la maggioranza di voler completare il papello di Riina e di affrontare la scarcerazione di mafiosi e terroristi? Ci facciano sapere”.

Era il 2007 quando Marco Travaglio lo scriveva su ’L’Unità’ (’Fine pena ’sempre’’): come non ricordare l’intervento, nel 2008, dei familiari delle vittime della strage dei Georgofili:il nostro Codice Penale non può permettersi di abolire la parola ergastolo, perchè altrimenti Riina l’avrà avuta vinta ancora una volta sulle sue vittime. Il garantismo più sfrenato non ha tenuto minimamente conto di quale sia il Paese nel quale viviamo, non ha tenuto conto che solo 15 anni fa, 15 soggetti, appartenenti a Cosa nostra, hanno messo a ferro fuoco l’Italia in nome per conto dell’eversione più becera, cercando di imporre allo Stato Italiano le proprie leggi, fra queste l’abolizione dell’ergastolo ai mafiosi rei dei crimini più abietti. La certezza della pena è sicuramente il simbolo di una società civile, ma per l’Italia il ’fine pena mai’ significa contrastare fortemente la mafia”.

Le convinzioni recentemente riportate dall’oncologo milanese erano state esposte già durante il convegno del 2011 a Venezia, ’The Future of Science’ e, in particolare, dalla relazione sulla plasticità del cervello del neurologo Giancarlo Comi.All’inizio degli anni 70 alcune ricerche di base e studi elettrofisiologici nei modelli animali hanno evidenziato che il SNC ha l’abilità di riorganizzarsi da solo a seguito di un danno acuto e cronico. Negli anni più recenti le tecniche di neuroimaging e di stimolazione elettrica e magnetica hanno confermato questi riscontri anche nell’uomo. Questa abilità si basa su due meccanismi: plasticità cerebrale e neurogenesi”, dove per plasticità celebrale si intende “un termine generico usato per indicare la capacità del cervello umano di plasmarsi in base agli stimoli ed alle esperienze dell’ambiente circostante. Essa gioca un ruolo fondamentale nella fase di sviluppo e nell’apprendimento ed inoltre si riattiva variabilmente quando il cervello subisce danni acuti o cronici”.

E arriviamo agli studi recenti. Per il professor Comi “hanno cominciato a fornire indicazioni sulla possibilità di manipolare neurogenesi e plasticità cerebrale con stimoli fisici (stimolazione elettrica e magnetica) e farmacologici. Il cervello è il sistema biologico più complesso del pianeta ed è pertanto caratterizzato da un’elevata fragilità. Danni possono intervenire in modo acuto, come nell’ictus, o svilupparsi lentamente nel corso di decenni, come per malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson o la malattia di Alzheimer. Le disfunzioni nervose che si osservano in un certo momento della storia clinica di un paziente neurologico sono il risultato di una mediazione tra i danni subiti e l’intervenire dei processi di recupero. Come manipolare questi meccanismi per rallentare da un lato i processi neurodegenerativi e potenziare dall’altro i fenomeni di rigenerazione è compito precipuo della moderna neurologia”. Questo è lo studio che ha portato Veronesi alla sua convinzione sul ‘carcere a vita’. La teoria di Veronesi è tutta da dimostrare mentre restano i forti rischi richiamati dai magistrati antimafia e dai tanti familiari delle vittimi di chi ora sconta l’ergastolo.

Abbiamo sentito Enrico Tedesco, segretario generale della Fondazione Polis, che in Campania si occupa delle vittime innocenti della criminalità. “Secondo me si parte da un dato fuorviante che è quello della pena. Dovremo avere la forza e il coraggio di pensare alla cura. Troppo spesso si guarda il sistema carcerario come pena e non come cura”. Quando gli si chiede se condivide la tesi del professore, Tedesco risponde: “Veronesi è uno scienziato. Il problema è che abbiamo di fronte delle persone. Ma la vita umana non è solo scienza, ma anche sentimento. I familiari non vogliono pene o ergastoli, ma giustizia. Loro vogliono che il reato che ha causato la morte del loro caro, non si ripeta“. E continua:Di fronte a uno scienziato non mi sento di dire ’no’. Però mi sento di dire: ‘guardiamo all’interno del sistema carcerario’. Che non deve continuare ad essere un luogo di perdizione, ma di recupero“.

da L’Indro.it di venerdì 2 Marzo 2012, ore 19:15

http://www.lindro.it/La-condanna-per-l-ergastolo,6959#.T1Z-G3nwlB0

VIDEO – La LEGALITA’. Interviste a Giovandomenico LEPORE e Lorenzo DIANA.

La LEGALITA’. 


Interviste all’ex Procuratore della Repubblica di Napoli Giovandomenico LEPORE

e al Coordinatore Nazionale RETE per la LEGALITA’ Lorenzo DIANA.

Isernia, 17 novembre 2011


dall’Iniziativa Pubblica: SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO… Cosa fare per riaffermare la Legalità.

Il VIDEO – LIBERA STAMPA con il Procuratore DDA Armando D’ALTERIO

LIBERA STAMPA IN MOLISE

Il Procuratore della DDA di Campobasso, Armando D’ALTERIO (il pubblico ministero del caso Siani, il giornalista de Il Mattino ucciso dalla camorra) interviene a Isernia (17 novembre 2011) sulla Libera Stampa… che in Molise ancora non esiste!!!

dall’Iniziativa Pubblica:

SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO…
Come fare per riaffermare la cultura della Legalità. 

con Enrico TEDESCO (Fondazione POLIS);
Vincenzo SINISCALCHI (Avvocato Penalista, già componente CSM);
Lorenzo DIANA (Coordinatore Nazionale RETE PER LA LEGALITA’);
Rossana VENDITTI (Sostituto Procuratore Campobasso);
Armando D’ALTERIO (Procuratore DDA Campobasso);
Giovandomenico LEPORE (Procuratore della Repubblica di Napoli).

Isernia, 17 novembre 2011

LEPORE: “QUI MOLTO È ILLEGALE”

Il Procuratore della Repubblica di Napoli a Isernia, per parlare della cultura della legalità

LEPORE: “QUI MOLTO È ILLEGALE”

Il magistrato vicino alla pensione dopo diverse indagini su nomi importanti. “La vecchiaia ti dà libertà”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ un Paese dove molto è illegale, quindi meglio parlare di legalità. Una legalità che deve nascere dal basso, da quando si è bambini perché altrimenti non si riesce a capire di cosa stiamo parlando. Non è soltanto l’osservanza delle norme penali. Ma l’osservanza delle norme del vivere civile. Se si riesce a vivere civilmente diventa molto naturale rispettare anche le norme legali”.

Con queste parole il procuratore della Repubblica di Napoli, Giovandomenico Lepore, è intervenuto a Isernia (Molise), insieme a Vincenzo Siniscalchi, Armando D’Alterio, Enrico Tedesco, Rossana Venditti e Lorenzo Diana, alla manifestazione pubblica ’Se non fossimo il Paese che siamo… come fare per riaffermare la cultura della legalità’.

Il magistrato napoletano, da otto anni alla guida della Procura più grande e difficile d’Italia, ha seguito le inchieste più bollenti degli ultimi anni: dalla camorra a Calciopoli, dai rifiuti alle indagini sull’ex Ministro della Giustizia Clemente Mastella fino a quella su Nicola Cosentino (sottosegretario del governo Berlusconi) e le collusioni con il crimine organizzato. Senza dimenticare le inchieste su Giampaolo Tarantini e Walter Lavitola e lo scambio di battute con l’ex premier.

A dicembre andrà in pensione. “Ho avuto la fortuna o la sfortuna di imbattermi con alcune personalità e, naturalmente, sono stato subito attaccato. Così come sono stati attaccati i colleghi milanesi. La mia toga è passata da grigia, rossa, gialla. Ma non mi interessava proprio, anche perché sto per finire. Tra un po’ me ne vado in pensione, avevo la libertà di dire tutto. Perché la vecchiaia dà la possibilità di dire tutto quello che si pensa. Sono totalmente libero nel parlare. Ho sempre reagito”.

Il giudice Giovanni Falcone confidandosi con il suo amico fraterno e collega Paolo Borsellino disse: “la gente fa il tifo per noi”. E’ cambiato qualcosa da allora?
Nell’attività che ho svolto come titolare della Procura più grande d’Italia ho ricevuto dalla gente per strada tantissima solidarietà, soprattutto per il processo al noto personaggio. In questa lotta che c’è stata è una questione soltanto di principio perchè ci si voleva sottrarre all’esame da parte dei magistrati. Su questo non abbiamo ceduto, però ci hanno fatto cedere successivamente perché le competenze le abbiamo dovute trasmettere all’autorità competente.

Cosa bisogna fare per riaffermare la cultura della legalità?
Dobbiamo partire dalle cose più ovvie. Le cose che dovrebbero essere naturali per noi italiani, ma soprattutto per noi napoletani. Abbiamo nel dna il fatto di violare le norme. Quando è necessario fare fronte comune per far ammettere una determinata cosa lo facciamo. Se ci sta il passaggio pedonale siamo portati a passare fuori dal passaggio pedonale, il rosso diventa verde e il verde diventa rosso. Sono cose un po’ strane che si vedono soprattutto a Napoli.

Che importanza hanno la famiglia e la scuola?
Si deve partire soprattutto dalla famiglia e poi dalla scuola. Oggi c’è un filo di speranza concreto: la possibilità per i ragazzi di andare negli Stati esteri dove la cultura della legalità è maggiore rispetto a quella italiana. Ne ho l’esempio classico con mio figlio che è stato molto all’estero e quindi, naturalmente, quando viene a Napoli soffre vedendo queste violazioni. Riprende molte volte anche me, lo confesso, per qualche violazione lieve che riesco a fare.

Secondo l’ex presidente della commissione antimafia Giuseppe Lumia: “nei territori della vostra Regione le classi dirigenti, con in testa la politica, hanno trascurato quelle cose importanti, con in testa la prevenzione. Ecco che sono venuti anche nella vostra Regione. Ecco che le mafie si sono presentate nei vostri territori. Ed hanno cominciato a fare quell’attività che tutte le organizzazioni mafiose fanno. Prima presentandosi con quel grande affare di cui tutti, ormai, ipocritamente ci siamo assuefatti, che è il traffico di droga. E poi la gestione delle opere pubbliche. E poi il riciclaggio. E poi la possibilità di entrare in alcuni settori economici. E poi la gestione dei rifiuti, di tutti i tipi”. Cosa rischia il Molise?
Il Molise è ancora un’isola felice. Per evitare di dovere combattere la criminalità organizzata bisogna stare attenti. I cittadini devono stare attenti, perché la criminalità organizzata è insidiosa. Quando cerca di penetrare nella società sana, acquisendo imprese che hanno bisogno di denaro fresco, come sta avvenendo in Emilia Romagna e nel Veneto abbiamo l’infiltrazione della camorra. In Molise non c’è paragone con i guai che abbiamo a Napoli, però questo vi deve servire da lezione.

La legalità è un grande parolone a cui spesso non segue niente nel concreto. L’esempio che dovrebbe venire da noi, da questa generazione, è già traballante rispetto ai ragazzi piccoli. Bisogna partire dall’osservanza delle regole più banali per poi avere la cultura della legalità. Un occhio di riguardo per le giovani generazioni? 
Bisogna educare i ragazzi a osservare le regole del vivere civile. Poi, un domani, dovranno osservare anche quelle penali e le disposizioni vigenti. Altrimenti non arriveremo a niente. Avremo soltanto gli stereotipi del mafioso che va girando con la macchina potente e compra vestiti firmati. E’ una cosa effimera questa ricchezza, perché loro devono mettere in conto due cose: morte violenta oppure il carcere a vita. La giustizia è lenta, ma arriva sempre.

A che punto siamo con la ’caccia’ a Michele Zagaria, il boss latitante della camorra?
Fino ad oggi purtroppo, nonostante che tutte le forze dell’ordine gli siano addosso, non siamo riusciti. Ci siamo andati molto vicini, abbiamo anche utilizzato aerei, elicotteri e altre tecniche speciali. Ma secondo me la tecnica vecchia, quella delle investigazioni, un confidente e la notizia buona al momento buono risolverà il problema. Spero che la latitanza termini prima che me ne vada in pensione. E’ una promessa che le forze dell’ordine mi avevano fatto. Se non ci riescono non è per cattiva volontà, ma perché veramente non ci sono riusciti.

Lui sente il fiato sul collo?
Sicuramente si, basta qualche telefonata che scappa.

da lindro.it di venerdì 18 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Lepore-qui-molto-e-illegale,4532#.TuZFPLKXvq4

SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO… con il Procuratore di Napoli LEPORE

Giovandomenico Lepore
Giovandomenico Lepore


Per la Legalità, per la Democrazia…

… per un’Italia e un MOLISE migliore

SE NON FOSSIMO IL PAESE CHE SIAMO…

Cosa fare per riaffermare la Cultura della Legalità

 

Il giornalista Paolo DE CHIARA incontra:

Lorenzo DIANA

(Coord. Nazionale RETE PER LA LEGALITA’ – Ass. Antiracket e Antiusura)

Enrico TEDESCO

(Segretario generale Fondazione POL.I.S.)

 Rossana VENDITTI

(Sostituto procuratore della Repubblica di Campobasso)

Vincenzo SINISCALCHI

(Avvocato, già parlamentare e componente CSM)


Armando D’ALTERIO

(Procuratore capo Dda Campobasso)

 Giovandomenico

LEPORE

(Procuratore della Repubblica di Napoli)

 

SALUTI: Paolo ALBANO (Proc. della Repubblica di Isernia);  Guido GHIONNI (Pres. Tribunale Isernia)

 ISERNIA giovedì 17 novembre 2011 – ore 18.00

Aula Magna ITIS “E. Mattei”, viale dei Pentri

 

Per info: dechiarapaolo@gmail.comhttp://paolodechiaraisernia.splinder.com/