Il fallimento dello sGovernatore

PENULTIMO. Nonostante le lacrime, le inutili parole e gli annunci vuoti il gradimento di Donato Toma (sGovernatore del Molise) rispecchia la situazione di una Regione gestita da dilettanti.

Il fallimento dello sGovernatore

di Paolo De Chiara

Serviva una statistica per comprendere il fallimento di uno Sgovernatore e di una intera classe dirigente?

Il Molise merita questi dilettanti che hanno creato solo danni? Per la cronaca, dobbiamo aggiungere che nemmeno in passato il Molise ha potuto vantare una classe dirigente adeguata. Il consiglio regionale è formato, quasi, dalle stesse persone. Che prima stanno da una parte e poi stanno dall’altra. Molti dovrebbero fare altro nella vita. La politica, quella vera (quella bella) non è per loro. Ci giocano, per il proprio tornaconto.

Le stesse facce da diversi, troppi anni. Facce che cercano solo il consenso. Devono apparire sui giornali e nelle tv locali. Ci tengono. Tutto questo sembra ridicolo. E’ ridicolo, decisamente. Una Regione affidata a chi, invece di risolverli, ne ha causati tanti. Di problemi. 

Anche da un movimento nuovo ci si aspettava di più. Indubbiamente. Dopo due legislature ancora non si vede quella “cattiveria” politica (in senso buono, meglio specificare) per far saltare il banco. Con certa gente nemmeno il caffè bisognerebbe prendere. 

«Apprendiamo, da media nazionali – scrive il consigliere regionale del M5S, Vittorio Nola – i numeri relativi ad un sondaggio, elaborato tra il 18 e il 20 maggio 2020, dal gruppo di ricerca Lab21- Università Roma Tre, pubblicato su Affari Italiani, relativo al gradimento dei governatori delle Regioni italiane. I dati, che risentono dei giudizi dei cittadini riguardo la gestione di questi mesi interessati dalla pandemia, registrano nelle prime tre posizioni i Governatori nell’ordine: Luca Zaia del Veneto, Vincenzo De Luca della Campania e Stefano Bonaccini dell’Emilia-Romagna. In ultima posizione troviamo Attilio Fontana della Lombardia».

Ma dove sono stati i cittadini in questi anni? Chi ha scelto Iorio e Frattura in passato? Chi ha scelto l’attuale sGovernatore? «Colpisce, ma non sorprende, – aggiunge Nola – la penultima posizione del Molise con Donato Toma, che ottiene solo il 37,8% tra coloro che dichiarano di conoscere il leader politico a livello nazionale ed un misero 39,2% tra i cittadini molisani residenti».

«Questi valori, dopo solo due anni dall’insediamento della XII Legislatura, avvenuta a maggio 2018, cristallizzano il fallimento complessivo dell’azione di Governo della Regione Molise, che da tempo sta mostrando tutti i suoi limiti e non solo per l’emergenza sanitaria». Il ragionamento non fa una piega. Ma il movimento del consigliere Nola è pronto per governare questa Regione? Ci sono le persone giuste per aprire la scatoletta? Per “scassare”? (una parola molto cara a De Magistris, durante la sua campagna elettorale).

I cittadini molisani, se dovessero svegliarsi, potranno scegliere finalmente una adeguata alternativa politica? Ma in tutto questo dove è finito un centro-sinistra serio? Vero, autentico e non sbiadito. Dove sta? 

Per Nola: «Donato Toma ha accentrato ultimamente su di sé un totale di 16 deleghe operative, su settori diversificati! Evidentemente queste scelte non pagano anzi, accentuano i problemi, rallentano le decisioni e non creano le giuste sinergie, né con la tecnocrazia regionale né con le parti sociali e ben che meno con le forze di opposizione che tante volte suggeriscono interventi e linee di azione, puntualmente ignorate o disattese. I giochi di potere e i perenni riposizionamenti della maggioranza di destra, propri delle campagne elettorali, proseguono imperterriti e si ha notizia anche della prossima nomina di un quinto assessore in quota Lega. In verità, sarebbe preferibile che dal garage regionale di via Genova, al posto della Ferrari (citata da Toma ad inizio mandato) uscisse un più sobrio trattore, utile a “seminare” con pragmaticità ed efficienza».

Ora servono i fatti in questa Regione. Il consigliere Nola è anche impegnato nella commissione antimafia. I cittadini vogliono i risultati. Come un registro dei Tumori che ad oggi, già sovvenzionato, ancora non c’è.

da WordNews.it

CRISI? I LAVORATORI NON HANNO PIÙ BISOGNO DEL PADRONE. Intervista al docente della Sapienza di Roma, Alberto Zevi

Intervista al docente della Sapienza di Roma, Alberto Zevi

CRISI? I LAVORATORI NON HANNO PIÙ BISOGNO DEL PADRONE

A Trento un seminario dedicato alle imprese recuperate dai dipendenti: “In Italia c’è una lunga tradizione. Si rileva l’impresa e poi la si gestisce come cooperativa”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“In Italia c’è una lunga tradizione di lavoratori che, di fronte alla crisi della propria impresa, si propongono di rilevarla del tutto o parzialmente per poi gestirla come cooperativa. Questa è un’antica tradizione che risale, addirittura, al secolo scorso”Con queste parole Alberto Zevi, uno dei maggiori esperti italiani nel finanziamento delle cooperative, ha spiegato il nuovo fenomeno che si sta riaffacciando in Italia.

Convertire le imprese in difficoltà in imprese gestite dai lavoratori è una soluzione che in molti casi si è rivelata vincente. Proprio su questo tema è stato organizzato da Euricse e da Rizoma, un seminario dal titolo: “Recuperare le imprese, rivitalizzare le comunità: contrastare la crisi convertendo le imprese in difficoltà in imprese gestite dai lavoratori”,presso la facoltà di Economia di Trento. “Il seminario – secondo gli organizzatori – si pone l’obiettivo di mettere in evidenza come queste riconversioni in cooperative di lavoro, o in altre forme di imprese gestite da lavoratori, stiano aiutando le comunità a salvaguardarsi dalla crisi e dallo sfruttamento socio-economico. Si approfondirà una nuova pista di ricerca interdisciplinare e internazionale su questo fenomeno, al fine di comprendere meglio le specificità organizzative di queste cooperative, i loro processi di progressiva affermazione, al fine di incoraggiare le politiche in grado di promuovere processi di recupero attraverso la forma cooperativa o altri modelli di Impresa Sociale”.

Esempi di empresas recuperadas (impresa recuperata) provengono anche da altri Paesi, in particolare quelli colpiti dalla crisi macro-economica, come l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay, la Francia e la Spagna. Secondo Alberta Bottini di COSPE (cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti), l’Organizzazione non governativa operativa anche in Argentina“a partire dalla crisi del 2001 i settori popolari della popolazione hanno saputo elaborare nuove pratiche economiche come risposta sociale e collettiva alla povertà e alla precarietà lavorativa. Sono circa 220 le imprese recuperate, costituite in cooperativa, e circa 15.000 i lavoratori protagonisti di questa storia. Il dato più rilevante è che dal 2001 ad oggi nessuna impresa recuperata ha chiuso, mentre continuano a recuperarsi fabbriche in tutto il paese, in America Latina e soprattutto ora, in Europa”.

E In Italia? Ci sono diversi esempi di imprese recuperate dai lavoratori. Come la D.&C. Modellaria, a pochi chilometri da Padova, o la Calcestruzzi Ericina di Trapani (confiscata alla mafia nel 2000). Dopo un passato burrascoso queste due aziende sono gestite da cooperative di lavoratori. Anche l’Esplana Sud di Nola (Napoli), azienda di imballaggi per ortofrutta, è stata rilevata dalla Carovana Coop, formata da 40 ex dipendenti. Abbiamo contattato Alberto Zevi, docente presso l’Università La Sapienza di Roma per capire meglio il fenomeno“E’ un’antica tradizione che risale, addirittura, al secolo scorso. Ha avuto uno sviluppo forte negli anni ’80 e ’90, che poi si è ridimensionata, ma che appare con forza in questi ultimi due o tre anni. I lavoratori che di fronte al rischio o alla certezza di diventare disoccupati si pongono come obiettivo quello di rilevare loro l’impresa e di provare a gestirla”.

Qual è il meccanismo di recupero da parte dei lavoratori?

In generale ci sono vari meccanismi, spesso quando l’impresa è fallita i lavoratori possono pensare, se il curatore fallimentare è d’accordo, di affittarla per un certo periodo di tempo, riservandosi poi di acquistarla dal fallimento. Altre volte l’acquistano direttamente. Con il loro capitale, con il capitale che ottengono da altri strumenti gestiti dal movimento cooperativo, acquistano un’impresa, i macchinari, gli immobili e la gestiscono direttamente. Sono due i meccanismi: prima l’affitto e l’acquisto o direttamente l’acquisto.

Cosa accade in altri Paesi?

Esiste da sempre, si è accentuato a seguito delle due crisi petrolifere degli anni ’70. Negli anni ’80 ha avuto un grande sviluppo, sostenuto da politiche statali. In altri Paesi è diventato significativo. In Argentina, a seguito della grande crisi degli inizi degli anni 2000, molti gruppi di lavoratori hanno pensato, di fronte all’abbandono dell’imprenditore o al fallimento dell’impresa in cui erano impegnati, di cercare di rilevarla per conto proprio. In questo Paese il fenomeno ha avuto una grande rilevanza, però si è sviluppato anche in Uruguay, in Francia, in Spagna. Non è un fenomeno soltanto italiano.

Riguarda le grandi aziende o anche le piccole e medie imprese?

Prevalentemente riguarda le piccole e medie. Ci sono stati anche casi di imprese un po’ più grandi, ma il fenomeno è più limitato. In Italia, in questo periodo, ha riguardato soprattutto imprese tra i 10 e i 50 lavoratori.

Secondo lei, perché?

La grande impresa è molto difficile trasformarla. Una cooperativa può diventare grande via, via. Però trasformare un’impresa in una cooperativa di lavoro è più complesso. Anche gli incentivi che esistono sono rivolti alla piccola e media impresa.

da L’INDRO.IT di  giovedì 25 Ottobre 2012, ore 18:23

http://lindro.it/Crisi-I-lavoratori-non-hanno-piu,11225#.UIus1W8xooc

GIUSEPPE ARENA: ‘CI HANNO FATTO FALLIRE’

L’Arenaways fallita nel 2011 è ritornata sul mercato

GIUSEPPE ARENA: ‘CI HANNO FATTO FALLIRE’

Parla l’amministratore delegato della compagnia ferroviaria, di nuovo in gioco con una cordata di imprenditori
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Ritorna sulla scena, meglio dire sui binari, l’Arenaways. L’azienda ferroviaria, che insieme alla NTV (nuovo trasporto viaggiatori) di Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle, è entrata nel mercato ferroviario italiano. L’Arenaways, fondata nel 2006 e fallita nel 2011, è di nuovo in gioco con una cordata di imprenditori.

Oggi l’azienda è nelle mani del gruppo Go Concept Srl, costituita dall’azienda calzaturiera marchigiana Del Gatto, dalla società austriaca Railway BW, dall’impresa Ambrogio Trasporti, dall’imprenditore marchigiano Roberto Cenerelli, e dal fondatore Giuseppe Arena. Abbiamo reintegrato i nostri dipendenti – ha tenuto subito a precisare Arena – e procederemo all’assunzione di 25 lavoratori di WagonLits.

Si legge su ‘Repubblica’ edizione torinese: “A partire dalla seconda metà di giugnoArenaways collegherà il Nord Ovest con il centro Sud Italia attraverso un servizio di treni notte che consentirà anche il trasporto di auto al seguito. Grazie a un accordo siglato conTrenitalia i viaggiatori potranno acquistare i biglietti, oltre che su www.arenaways.com, attraverso i principali canali di vendita di Trenitalia. Inizialmente le tratte a lunga percorrenza con auto al seguito saranno due: Torino-Reggio Calabria e Torino-Bari”.

Abbiamo contattato l’amministratore delegato operativo Giuseppe Arena, per capire cosa ha spinto la cordata ad investire sul comparto ferroviario. E siamo partiti dalle carenze diTrenitalia sui treni notte. Nei mesi scorsi si erano registrate le forti proteste dei lavoratori. A Milano tre lavoratori salirono su una torre per la perdita del posto di lavoro, mentre i loro colleghi organizzarono un presidio di solidarietà all’interno della Stazione centrale. Anche a Torino si registrarono delle proteste: i dipendenti dei servizi notturni licenziati daTrenitalia decisero di intraprendere una protesta itinerante. “Noi non andiamo a coprire le carenze di Trenitalia, noi facciamo il nostro servizio. Che era già programmato dall’anno scorso, poi per noti problemi non abbiamo iniziato. Era già un progetto ed eravamo pronti adavviarlo a dicembre con l’orario invernale. Il nostro discorso parte da lontano”.L’imprenditore Arena sul fallimento del 2011 aggiunge: “ci hanno fatto fallire”.

Perché ‘vi hanno fatto fallire’?

Perché non era un’azienda proprio di quelle classiche, comunque il fallimento fa parte della storia del passato. La storia nuova è che è rinata in otto mesi, dove tutto il personale è rimasto compatto. Dal 23 aprile sono stati tutti riassunti. Non sembra una storia italiana”.

Per quale motivo?

Non abbiamo chiesto contributi allo Stato, senza niente siamo andati all’inferno e siamo ritornati di nuovo in paradiso.

Tra voi e la Ntv di Montezemolo e Della Valle ci sono diverse differenze.

Sono evidenti le differenze tra noi e Ntv. Noi non facciamo l’alta velocità e loro non fanno quello che facciamo noi. Due campi completamente diversi e neanche in concorrenza tra di loro. Noi facciamo treni che vanno al Sud. Sono due cose diverse.

Quali sono stati gli ostacoli riscontrati nella realizzazione di questo progetto?

Gli ostacoli classici del pioniere. Già avevo un’impresa merci e ho fondato l’impresa passeggeri perché era la cosa che faceva parte dei miei programmi operativi. Gli ostacoli sono quelli di un soggetto che entra in un mercato nuovo. Una legge nata in corso d’opera mi impediva di fare fermate sui percorsi e questa cosa mi ha portato dei problemi. Tutte queste cose fanno parte dello spettacolo, piano piano abbiamo raggiunto gli obiettivi che dovevamo raggiungere.

A che punto siamo con la liberalizzazione del trasporto ferroviario in Italia?

Mi sembra che ci siano grandi passi, tra l’altro la novità che stiamo apportando è il fatto che abbiamo un accordo commerciale con l’operatore nazionale per la vendita del nostro prodotto attraverso il loro sistema. Non è una cosa da poco. Bisogna dare atto alla dirigenza di Trenitalia che sta recependo in maniera positiva questo concetto.

Vi occupate anche di tratte all’estero. Quali sono le differenze con il nostro Paese? Che cosa manca all’Italia?

In Italia il sistema ferroviario è stato abbandonato da tanti anni. Non sono stati fatti al tempo dovuto gli investimenti necessari, ma questa è una cosa che ci portiamo dal passato. Se facciamo un confronto con la Spagna, in questi ultimi venti anni, è doveroso affermare che ha creato un sistema di alta velocità e ha rinnovato completamente il parco ferroviario. Possiamo dire ‘si sono indebitati’, però le infrastrutture e i treni hanno il parco più nuovo d’Europa e un sistema di eccellenza.

Parlando della Francia, lei è favorevole o contrario alla Tav?

Non sono tanto favorevolmente impressionato su quel collegamento.

da L’INDRO.IT di venerdì 18 Maggio 2012, ore 20:12

http://lindro.it/Arenaways-non-sembra-una-storia,8545#.T-iJOBedBbc

DIRITTO DI CRONACA (9-12-2011). – LAVORO – Intervista esclusiva a Paolo PASSARELLI.

LA TESTIMONIANZA.
Intervista esclusiva a Paolo PASSARELLI (già sindaco di Pozzilli), oggi dirigente del Consorzio Nucleo Industriale Isernia-Venafro, con due FUORI ONDA. (“E’ la politica regionale che controlla il Nucleo…”.).

Dai Rifiuti Tossici della Sim alla presenza della Dia (Distretto Investigativo Antimafia), dalla famiglia Ragosta agli intrecci con la politica…

Ad oggi nel Nucleo Industriale si sono persi 1.000 posti di lavoro: di chi sono le responsabilità? Degli Imprenditori? Della politica regionale? 
durata: .. minuti, .. secondi 

Seconda puntata dedicata al LAVORO
DIRITTO DI CRONACA – 9 dicembre 2011
TLT Molise
Ospiti in studio: Giuseppe TARANTINO, segretario regionale FIOM; Luigi BRASIELLO, presidente Camera di Commercio di Isernia e una SEDIA VUOTA (doveva essere occupata da un rappresentante del centro-destra).