“E’ stato sbagliato dare aiuti agli Agnelli”

 

Intervista al direttore di Fleet&Mobility, Pierluigi del Viscovo

“E’ stato sbagliato dare aiuti agli Agnelli”

Mercato italiano dell’auto? “In Italia c’è solo la Fiat”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Il mercato di oggi, a 1 milione e 400 mila unità immatricolate, riflette una situazione di crisi, con sfiducia e prudenza che francamente sarebbe anche preoccupante se non ci fossero, perché vorrebbe dire che in Italia saremmo 60 milioni di teste di siluro che continuano a ballare sul Titanic. Detto questo, ritengo che il mercato italiano non possa essere previsto oltre 1,9-2 milioni di pezzi nel suo momento migliore”. Queste le parole del professor Pierluigi del Viscovo, direttore di Fleet&Mobility, la società che studia il mercato e le problematiche dell’auto in Italia. Per del Viscovo nel BelPaese c’è solo la presenza della Fiat e di altre piccole realtà. E la Dr Motor che voleva anche prelevare Termini Imerese? “Un fenomeno molto, molto piccolo. Stiamo parlando di un’azienda che fino ad agosto di quest’anno ha venduto 532 pezzi. E volevano acquistare Termini Imerese. L’hanno scorso avevano venduto 2350 pezzi. Hanno fatto registrare un calo del 77 per cento. Loro assemblano delle componentistiche che vengono prodotte in Cina, non è uno stabilimento come Pomigliano, Cassino. È un fenomeno molto circoscritto”. Con il presidente di Fleet&Mobility abbiamo analizzato la situazione italiana. Che spazi ci sono per la produzione automobilistica? Chi potrebbe produrre auto? “Il nostro non è un Paese molto attrattivo, per cui certamente se qualcuno volesse avviare delle piccole produzioni semi-artigianali nel settore della meccanica, così come in altri settori, per carità però per portare un grande insediamento in Italia… sappiamo bene che non abbiamo la fila. L’industria europea dell’automobile è sovradimensionata in termini di capacità produttiva”.

Perché?

Il mercato europeo ha immatricolato fino a 16 milioni di macchine ogni anno, fino a due o tre anni fa. Poi è intervenuta la crisi che ha modificato le cose.

Come mai si vendono meno macchine in Europa e nel nostro Paese?

La crisi ha un pochino accentuato, salvo gli interventi dei governi su tutti i grandi mercati a cominciare dalla Germania. In previsione di questa grande crisi hanno varato dei piani di incentivi. Questo ha funzionato molto e ha anche costituito una grossa opportunità di vendita in Italia e in Europa per i costruttori generalisti. Gli automobilisti europei stanno comprando meno macchine e ne compreranno sempre meno, anche con la crisi alle nostre spalle. Dal 2000 al 2009 gli italiani hanno messo sulle strade 23 milioni di macchine nuove, su un totale di macchine circolanti che sono 35/36 milioni. Il parco circolante è stato rinnovato nel decennio in cui sono state pompate macchine e l’industria automobilistica negli ultimi dieci anni ha fatto dei capolavori di macchine. Sia per quanto riguarda il confort e sia per la sicurezza.

Per Della Valle “gli Agnelli hanno preso tanto dall’Italia e hanno il dovere di tutelare chi lavora per loro”. Lei è d’accordo?

Quando è stato dato agli Agnelli è stato sbagliato. Non era economia di mercato. Tutti i governi aiutano l’industria pesante. Il punto è che l’industria dell’automobile è un’industria molto sociale. Lo si vede anche dal can-can di questi giorni, è evidente che per i mobilifici nessuno ha aperto bocca. Con il massimo rispetto per tutti i lavoratori, per chi va in cassa integrazione o che perde il posto. È una cosa brutta che non deve mai accadere, però bisogna anche interpretare il pensiero di quelli che non fanno parte di un impianto di 5mila persone, però magari fanno parte di 5mila bar o di 5mila negozi e lo perdono il posto. E son figli di un dio minore. È sempre difficile intervenire mantenendo una sorta di equità nell’intervento. Questo è alla base dell’intervento di Della Valle, credo che abbia dato voce a alla piccola e media impresa italiana che chiude e apre, apre e chiude e nessuno se ne frega.

Oggi Il Fatto Quotidiano ha pubblicato un articolo sulla Fiat, su Marchionne e sui 350 euro mensili pagati agli operai in Serbia. Una dura concorrenza…

Ho visitato lo stabilimento di Pomigliano, conosco lo stabilimento di Cassino e devo dire che quello che ho visto a Pomigliano è impressionante in positivo. Da napoletano ricordo lo stabilimento dell’Alfa Sud. Sono cose serie, reali. Non credo che ci sia un problema di produrre in Italia o di non produrre in Italia. Certamente la produzione è molto distribuita e questo non succede mai. Le macchine che vengono prodotte in Italia su cinque stabilimenti normalmente dai concorrenti vengono prodotte in uno o massimo due stabilimenti. Abbiamo uno studio sugli impianti produttivi Fiat e sugli impianti produttivi Chrysler, la produzione da loro è molto più ragionata. Non è questione se si possono fare in Italia, indubbiamente ci sono delle prospettive di un grande mercato. Quello americano che sta tirando da diversi anni. Anche quel mercato sta cominciando a considerare in termini di massa automobili un po’ più europee. In prospettiva c’è il grande brand mondiale che è Alfa Romeo, su cui tutti gli investimenti sono davanti a noi.

Resta o non resta la Fiat in Italia?

Certo che resta. Per restare in Italia la Fiat deve guadagnare soldi, deve fare di tutto per non trovarsi nella condizione di non poterci più lavorare. Deve essere cambiato il sistema Paese. Passera deve incontrare Marchionne non per fare il suo lavoro, ma per fare il Ministro. Gli aiuti alla Fiat in passato sono stati un danno, perché adesso ci si trova con una situazione drammatica. Era fallita, c’era già andata vicino negli anni ’70. Che tutta l’industria italiana abbia sempre vissuto un pochino protetta anche dal discorso delle svalutazioni è un dato di fatto. Non so se la Fiat resta in Italia con Pomigliano, Melfi, Cassino, Mirafiori più Val di Sangro. In un mercato libero uno deve anche considerare se si riesce a stare in piedi con questi impianti. Questo si dovrebbero chiedere anche i sindacati.

18 settembre 2012

 

 

Dr Motor, una voce dall’interno

Parla per la prima volta un impiegato dello stabilimento di Macchia d’Isernia

Dr Motor, una voce dall’interno

“Ci sono pochi soldi, l’azienda non ci dà notizie. Aspettiamo Termini”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“La situazione è quella che si sente in giro. Purtroppo non ci sono soldi e, ovviamente, siamo messi male. Stiamo aspettando”. Per la prima volta parla un impiegato della Dr Motor di Macchia di Isernia. Sino ad ora si erano registrate le lecite proteste degli operai, i loro presidi, le parole del sindacalista della Fiom licenziato. Mai, però, una voce diversa. L’abbiamo raccolta, in forma anonima (per proteggerla da eventuali “decisioni” aziendali), per unirla a quelle degli operai, della Fiom, dei lavoratori di Termini Imerese e del segretario della Fiom dello stabilimento siciliano.

Ma perché ritorna sempre l’ex stabilimento Fiat? Perché si continua ad associare l’acquisizione di Termini Imerese con i mancati pagamenti delle retribuzioni in Molise? E’ lo stesso impiegato a rispondere: “restiamo sempre in attesa di questo incontro definitivo per il destino dell’azienda molisana”. Cosa prevedo? L’azienda si deve ridimensionare o ingrandire”. Per il segretario regionale della Fiom Molise, Giuseppe Tarantino: “gli stipendi continuano ad essere fermi, è stato pagato solo novembre. Non abbiamo avuto risposte alle nostre richieste, ovvero conoscere il piano industriale. Un conto è sentire rassicurazioni, un conto è leggere i piani, per ragionare concretamente”. Per l’impiegato molisano “stiamo aspettando la buona notizia da giù  (Termini Imerese, ndr). Tutto è legato a quella decisione”.

Agli operai della Dr è stato pagato la mensilità novembre. Voi a che punto siete?

Siamo fermi ad agosto. Chi agosto, chi luglio, chi con qualche acconto in più e chi con qualche acconto in meno. Siamo indietro due o tre stipendi rispetto agli operai. Hanno privilegiato loro per mandare avanti la produzione.

Non è che hanno privilegiato loro perché hanno deciso di scioperare e di rivendicare i loro diritti?

Sicuramente anche questo. A mio avviso però hanno fatto una grande stronzata.

Perchè dice che gli operai hanno fatto “una grande stronzata”?

Uno che sta combinato così, che sta alla fine di una trattativa e ti metti a fare un casino del genere metti solo i bastoni tra le ruote. Hanno pure ottenuto qualcosa in più, ma secondo me se ci sta una buona prospettiva laggiù, mi auguro di sbagliarmi, sicuramente si è rallentato un po’ tutto. Un casino del genere ti rallenta tutto. Speriamo bene che vada avanti, ma hanno sbagliato modi e tempi.

Ma cosa c’entra Termini Imerese con i pagamenti in Molise? Se una persona lavora deve essere pagata, lei non crede?

E’ tutto un discorso globale.

E qual è il discorso globale?

Con i nostri piccoli numeri, evidentemente, non ce la facciamo più ad andare avanti. Secondo me è tutto collegato con quella situazione. Effettivamente stiamo in grosse difficoltà economiche e, quindi, non è che non ci pagano per sport.

Se la trattativa di Termini Imerese andrà in porto, secondo Lei, lo stabilimento di Macchia d’Isernia continuerà la sua attività?

Secondo me, si. A Macchia comunque fanno produzione della DR1, quelle piccoline, e quindi va avanti. Ma, onestamente, non siamo a conoscenza dei progetti e di quello che vuole fare in Sicilia l’azienda.

Non vi pagano e non siete informati.

Non conosciamo il programma dettagliato. Sappiamo quello che leggiamo sui giornali locali.

Ma la Dr come giustifica il mancato pagamento?

Ci dicono: ‘stiamo temporeggiano, un po’ di pazienza, stiamo risolvendo un po’ di problemi’. Chi sta dentro li vede i problemi. E’ inutile fare pressioni per avere i soldi, perchè ti rispondono ‘i soldi dove li prendo?’.

La vostra pazienza fino a quando potrà durare?

Penso che siamo alla fine. Credo che anche in Sicilia qualcosa si deve sapere, tra marzo e aprile se qualcosa si deve fare si farà. Se gli dicono di no amen e si rivolterà tutto da noi e vedremo quello che si potrà fare.

Secondo l’azienda: “l’acquisizione dello stabilimento siciliano è necessaria per la sopravvivenza”. Se salta Termini Imerese salta pure Macchia?

E’ tutta una questione di numeri e di soldi. L’ho sentita anche io questa frase del responsabile comunicazione della Dr: “Se salta là, la botta forte si prende pure qua”. Purtroppo serve quella boccata d’ossigeno, ci vuole una bella iniezione di soldi per riprendere un po’ tutto. Al momento se si va presso una banca a chiedere 10milioni, rispondono di no perché già ne avanzano troppi. In piccolo è quello che succede a me: se faccio richiesta per qualche finanziamento non mi da niente nessuno perché non pago una rata da cinque mesi.

Quali sono i problemi che voi toccate con mano quotidianamente?

Mancano le risorse economiche, si acquista poco e si vende poco. E’ tutta una catena.

Gli operai hanno problemi di stipendi, voi avete problemi di stipendi. Ma questi problemi sono gli stessi anche per i dirigenti?

Credo che anche per loro la situazione sia uguale. Non prende niente nessuno anzi, da quello che so, qualche dirigente sta pure più indietro di noi. Però prendendo di più e stando in una situazione economica più privilegiata si possono permettere di aspettare qualche mese in più. Noi poveri cristi che guadagniamo poco, stiamo tutti con le spalle al muro.

Ritorniamo sulla posizione della Fiom, l’unico sindacato che ha appoggiato gli operai.

Sono stati sbagliati i modi e i tempi. Punto e basta.

Se la sente di dire qualcosa sull’operaio della Fiom licenziato dalla Dr?

Non so perché è stato licenziato. Ho sentito che è iscritto al sindacato, però non conosco la motivazione.

da L’Indro.it di giovedì 8 Marzo 2012, ore 18:09

http://lindro.it/Dr-Motor-una-voce-dall-interno,7119#.T1sznXnwlB0

A rischio il diritto di critica?

Sentenza Fiat-Rai-Formigli

A rischio il diritto di critica?

Per Martinello: “esiste un’arretratezza culturale da parte delle aziende nel nostro Paese”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

La sentenza del tribunale di Torino costituisce un monito molto duro verso il diritto di critica (che in questo caso non è stato preso in considerazione), e che lascerà il segno, poiché difficilmente un editore si assumerà il rischio di sostenere simili cifre“. In questo modo, sul ’Corriere della Sera’, la giornalista e conduttrice di ’Report’, Milena Gabanelli, ha commentato la sentenza che ha condannato Corrado Formigli (ex collaboratore di ’Annozero’, oggi conduttore di ’Piazza Pulita’ su La7) e la Rai a un risarcimento di sette milioni di euro per un servizio poco gradito. “Adesso sappiamo – ha aggiunto la Gabanelli – che se il prodotto Fiat non vende bene è anche colpa di Annozero, di Corrado Formigli e della Rai, condannati dal tribunale di Torino a pagare un risarcimento danni esemplare“.

Il servizio andato in onda il 2 dicembre 2010 su ’Annozero’ (il programma cancellato dalla dirigenza Rai) metteva a confronto tre autovetture (una Citroen DS3 THP, una Mini Cooper S e un’Alfa Romeo Mito Quadrifoglio) e dal confronto l’auto italiana ne usciva sconfitta. Secondo Alfa Romeo e il giudice di Torino, i “risultati del test erano stati solo parzialmente illustrati”. Per le affermazioni “fortemente denigratorie e lesive dell’immagine e dell’onorabilità della societàla Fiat aveva chiesto un risarcimento di 20 milioni di euro. Cifra spropositata e intimidatoria. Una vera e propria punizione per lesa maestà. Scrive il giornalista Formigli sul suo profilo facebook: “Si tratta di una condanna senza precedenti, applicata sulla base del codice civile. Una cifra impressionante, del tutto insostenibile. Una sentenza che investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse della nostra professione”. Sulla vicenda è intervenuto anche il direttore del TgLa7, Enrico Mentana: “Se un’azienda può ottenere 7 milioni di risarcimento per un’inchiesta che non le piace e che ritiene lesiva, chi farà mai più le inchieste?”.

Dove finirà la libertà dei giornalisti di fare il proprio mestiere? E come si comporteranno gli editori dopo questa sentenza? Qualche esempio? Le dichiarazioni del patron di Mediapason (la società che controlla Telelombardia, una delle emittenti che trasmettono ’Servizio Pubblico’) sull’intervento di questa sera di Adriano Celentano: “Se non vedo il testo di Celentano, non lo mando in onda”. E riferendosi alla vicenda Fiat-Rai-Formigli, aggiunge: “Non possiamo rischiare risarcimenti milionari. La Rai dovrà pagare cinque milioni per aver criticato la Fiat. Io da domani dico solo che la Fiat è una grande azienda, perché chi paga alla fine sono io. Non si sa nulla dell’intervento di Celentano. Ci mandino il testo, oppure ci diano una fideiussione, altrimenti manderemo in onda Servizio Pubblico e quando ci sarà Celentano lo oscuriamo”.

Ecco gli effetti della sentenza di Torino: il bavaglio all’informazione. Per la Federazione Nazionale della Stampa: “E’ meglio che l’informazione non parli in modo critico di un’auto, soprattutto quando a produrla è una grande casa che è anche un grande inserzionista pubblicitario? E’ questo l’interrogativo che suscita la sentenza con la quale la Rai e Corrado Formigli sono stati condannati, per un servizio trasmesso da ’Annozero’ nel dicembre 2010, a risarcire la Fiat versandole ben 5 milioni di euro (più i 2 che la Rai dovrà spendere per la pubblicazione della sentenza sui giornali). Sconcertante, tra l’altro, è il carico finanziario spropositato messo sulle spalle di un singolo giornalista”.

Abbiamo sentito Paolo Martinello, il presidente di ’Altroconsumo, l’associazione dei consumatori: “è una sentenza molto severa. Ricordo il servizio da cui è nata questa vicenda, perché anche noi facciamo test comparativi e quando li fa qualcun altro e suscitano polemiche siamo molto attenti. Sappiamo cosa vuol dire fare test comparativi e conosciamo le reazioni che i produttori hanno. Abbiamo avuto anche noi diverse cause. La cosa che stupisce è l’entità del risarcimento, la cosa più sorprendente di questa sentenza”.

In Italia esiste la cultura dei test comparativi?

In molti produttori ancora non c’è. Le grandi aziende non sono abituate a uscirne male. Al di là della metodologia, a prescindere da come è stato fatto il test, molto spesso le grandi aziende, che hanno un’immagine più forte da tutelare, attaccano alla cieca. Comunque bisogna far causa per reagire a una figuraccia all’esito del test comparativo. Poi magari la causa viene persa o magari abbandonata, a noi è capitato spesso. Se viene fuori una notizia che critica il prodotto o un’azienda si fa causa e poi si vedrà. Questo denota un po’ un’arretratezza culturale da parte delle aziende nel nostro Paese.

Dietro a un risarcimento così esagerato è possibile vedere una forma di intimidazione?

Si. La giurisprudenza che in questi anni si è formata sui test comparativi è molto coerente con i principi che esistono in materia di attività giornalistica, perché siamo nell’ambito del diritto di critica. Il test comparativo è comunque una notizia e i giornalisti esprimono un’opinione.

Ritorniamo al caso Fiat-Rai-Formigli.

Il caso non lo conosco dal punto di vista tecnico, però è chiaro che se la prova fosse stata tecnicamente e scientificamente valida e quello che è stato censurato è il giudizio dato la cosa è preoccupante. Vuol dire che c’è un problema di censura, di intimidazione. Ma per giustificare un’entità di questa natura ci vuole anche una negligenza estremamente grave. Anche un errore grave mi pare che non possa giustificare un danno di questa entità. Pagare un danno di quel tipo porterebbe a grossi rischi di sopravvivenza. Finora con Fiat le cause le abbiamo sempre vinte, non sui test comparativi ma quando abbiamo parlato della sicurezza dei prodotti o sulle clausole contrattuali. Cose che mettevano fortemente in discussione l’immagine di Fiat.

Dopo la sentenza di Torino continuerete a fare questi test comparativi?

Ci mancherebbe, non c’è dubbio. Noi siamo stati addestrati alla scuola nord europea e non ci siamo inventati né la metodologia né la tecnica che si usa per farli. Siamo inseriti in una rete di organizzazioni europee. Però nessuno può permettersi che ci sia una magistratura, ammesso che questo sia il caso, più attenta all’immagine dei produttori, piuttosto che al diritto dei consumatori di essere informati e tutelati. Se il primo diritto prevalesse sul secondo sarebbe una cosa preoccupante per tutti.

da L’Indro.it di giovedì 23 Febbraio 2012, ore 19:49

http://lindro.it/NEMMENO-UN-ERRORE-GRAVE-PUO,6731#.T0yxaXnwlB0

DR MOTOR NELLA TEMPESTA

I lavoratori in attesa di due mensilità

DR MOTOR NELLA TEMPESTA

La Fiom Molise ha richiesto un incontro per “valutare la situazione industriale”. Ma Di Risio minimizza

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

L’intesa per Termini Imerese, per adesso, sembra aver messo tutti d’accordo. Il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, il Governo, i sindacati (compresa la Fiom nazionale), la Fiat e l’imprenditore molisano Massimo Di Risio. L’ex pilota del campionato turismo, oggi presidente della Dr Motor Company.

L’unica stecca nel coro è quella di un altro molisano. L’ex pm e ministro Antonio Di Pietro che, attraverso un nota firmata insieme al responsabile Welfare e Lavoro dell’IdV Zipponi, ha attaccato con queste parole: “l’imprenditore Di Risio, che ha promesso mari e monti e che è stato presentato dal ministero dello sviluppo economico, non paga da mesi i suoi dipendenti d’azienda in Molise”. Suona strano: un imprenditore, da mesi interessato a rilevare lo stabilimento siciliano, lasci senza stipendio i suoi lavoratori, che assemblano pezzi di auto spediti, via mare, dalla Cina: eppure il problema degli stipendi va avanti da mesi.

Già dal settembre scorso, quando la Fiom Molise, attraverso una nota inviata all’Associazione Industriale e alla Dr Motor Company S.p.A. chiede “di discutere della situazione industriale”. Ma non è l’unica richiesta presentata dal sindacato. Dopo una settimana ecco cosa si legge nella seconda missiva, firmata dal segretario della Fiom regionale Giuseppe Tarantino (15 settembre): “si chiede un incontro urgente per esaminare la situazione aziendale della Dr Motor”. Ma le promesse a riguardo da parte dell’azienda non si sono maiconcretizzate. Ed ecco arrivare, il 26 settembre, una nuova nota per “discutere sul mancato pagamento delle retribuzioni e sui rapporti tra la parte datoriale e le maestranze”. Il 2 novembre la Fiom sollecita “la società al pagamento della mensilità del mese di settembre ai lavoratori della Dr che potrebbe sommarsi alla mensilità del mese di ottobre”. Questa la risposta dell’imprenditore, raccolta da ’Il Sole 24Ore’: “c’è stato al più qualche giorno di ritardo, ma tutti gli stipendi sono stati pagati”.

Abbiamo voluto sentire anche un lavoratore della Dr Motor, senza riportare il suo nome, che ha esordito così: “siamo messi in mezzo a un casino. Ci sono state telefonate da alcuni giornalisti”. Sul pagamento degli stipendi? “Oggi, forse, ci faranno finalmente l’accredito per gli stipendi arretrati (settembre e ottobre, ndr). In questi anni non era mai successa una cosa del genere”. Proprio qualche giorno fa, in un’assemblea, Massimo Di Risio avrebbe esternato la sua delusione per le notizie uscite fuori dall’Azienda e arrivate a coinvolgere il sindacato.

Ma chi è l’uomo chiamato a ridare un futuro agli ex stabilimenti Fiat di Termini Imerese? Dopo l’esperienza come pilota, ha iniziato la sua avventura con un concessionario Lancia a Macchia d’Isernia. Oggi sede del polo automobilistico La Città dell’Auto. Da concessionario è diventato assemblatore. Con la scommessa Termini Imerese (per molti una vera e propria ’pazzia’) punta a diventare produttore. Di Risio ha utilizzato per le sue ’pazzie’ diversi fondi regionali. Nel 2006 la Regione Molise destinò 4,6 milioni di euro per la “realizzazione dell’iniziativa produttiva – si legge nel bollettino ufficiale – finanziata attraverso l’estensione con finanza regionale del contratto d’area Molise InternoSoldi prelevati anche dal fondo per l’emergenza alluvionale e sismica. Come si può facilmente apprendere dalla delibera di giunta n. 698 del 2007, con oggetto: ’provvedimenti in favore della ripresa produttiva nel territorio della Regione Molise colpito da eccezionali eventi sismici e meteorologici’.

Ma Macchia di Isernia, sede dello stabilimento, non rientra né nelle zone terremotate né in quelle alluvionate. “Dopo quel finanziamento pubblico – affermò in una nota il consigliere regionale del Pd Michele Petraroia – ho sempre chiesto informazioni sul piano industriale dell’azienda, quali investimenti e livelli occupazionali garantissero per poter usufruire del contratto d’area, ma ho sempre ricevuto risposte parziali. E ancora oggi dopo quattro anni, in commissione non è mai arrivata una relazione sui risultati raggiunti”. Per l’ex segretario regionale della Cgil Molise: “non è chiaro qual è il progetto dell’impresa, che non ci ha neanche comunicato un investimento così importante a Termini Imerese”.

Ma oggi cosa viene prodotto nello stabilimento di Macchia di Isernia? E, soprattutto, come?Dopo aver stretto nel 2007 un accordo di fornitura con Chery Automobil (casa automobilistica cinese, in Italia è conosciuta per l’accordo stipulato con la Fiat per portare il prodotto italiano in Cina), la Dr Motor comincia ad assemblare le componenti dell’auto che arrivano a Macchia di Isernia. La prima creatura è stata la DR1, una tre porte a basso prezzo, tutta made in Cina, venduta inizialmente attraverso i supermercati Iper. Per superare il problema delle omologazioni dei propulsori secondo le norme dell’Unione Europea sono arrivati i motori Fiat. Si è ingrandita la rete dei concessionari e si sono aggiunti nuovi modelli. Oggi la Dr Motor ha tre modelli nel listino (DR1, DR2 e DR5) che vanno dagli 8 a 18 mila euro, tutti prodotti in Cina. Nel 2010 l’exploit delle vendite.

Ma nei primi mesi del 2011 si verifica una forte flessione, con una riduzione del 26%. Questi i dati: 2.700 vetture vendute contro le 3.600 dell’anno precedente. Il dato percentuale è peggiore di quello Fiat, Alfa Romeo e Lancia. Nel mese di ottobre la flessione è stata del 51%. Qual è oggi la situazione finanziaria della Dr Motor? E’ Andrea Malan su Il Sole 24Ore a fare i conti in tasca a Di Risio. “L’azienda molisana è da tempo in trattative con le banche creditrici per una ristrutturazione dei debiti e per l’ottenimento di nuovi fondi. Secondo fonti del ’Sole 24 Ore’, sul tavolo dello studio Solidoro di Milano c’è un piano che tecnicamente si definisce ’piano attestato di risanamento’, in base all’articolo 67 della legge fallimentare: una procedura introdotta dalla recente riforma che, con un accordo tra le parti validato da un professionista terzo, permette ai creditori e all’azienda una tutela in caso di difficoltà successive”.

Su questo punto è doveroso registrare la risposta di Di Risio: “abbiamo fatto predisporre allaErnst & Young un piano che abbiamo poi sottoposto alle banche, ma non c’è alcun articolo 67; credo che non ci arriveremo e anzi, con l’operazione Termini anche il piano precedente potrebbe essere superato”. Continua ’Il Sole 24Ore’: “la nota con cui il Ministero dello Sviluppo economico annunciava la scelta dei candidati per Termini Imerese parlava di aziende selezionate, tra l’altro, “sulla base della solidità finanziaria”. Dr Motor era gravata a fine 2009 da circa 74 milioni di debiti complessivi – di cui 34 con le banche –, con una posizione finanziaria netta negativa per 34 milioni a fronte di un patrimonio netto di poco meno di 10 milioni. L’approvazione del bilancio 2010 era stata rinviata dai revisori dellaKpmg in attesa di verificare il presupposto della continuità aziendale”. Anche sul bilancio DiRisio sembra essere tranquillo: il ritardo è dovuto alla definizione di alcune poste, e il bilancio è stato depositato nei giorni scorsi”. Bilancio o non bilancio, bisogna capire la logica della scelta di Termini Imerese. Secondo alcuni sindacalisti molisani: “lo stabilimento di Macchia non avrà più motivo di esistere”. 

da lindro.it di martedì 29 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Dr-Motor-nella-tempesta,4739#.TvRntjXojpk

IL ’COLPO DI SPUGNA’ DELLA FIAT

Ieri la notizia della disdetta dei contratti nazionali con i sindacati

IL ’COLPO DI SPUGNA’ DELLA FIAT

Il parere degli economisti: “col modello Pomigliano il lavoratore è meno tutelato. Si tocca il sistema in modo selvaggio”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Vi comunichiamo il recesso a far data dal 1° gennaio 2012 da tutti i contratti applicati nel gruppo Fiat, e da tutti gli altri contratti e accordi collettivi aziendali e territoriali vigenti, compresi quelli che comprendono una clausola di rinnovo alla scadenza, nonché da ogni altro impegno derivante da prassi collettive in atto”.

Questo è uno dei passaggi della lettera che il gruppo Fiat ha inviato ai sindacati di categoria. Il nuovo modello di contratto, che si adatterà alle esigenze dei vari stabilimenti, è nato aPomigliano. Dove pochi mesi fa un referendum tra i lavoratori, che non lasciava molta scelta, ha creato le nuove condizioni. Un colpo di spugna, da molti ampiamente previsto dopo l’uscita della Fiat da Federmeccanica e da Confindustria (prevista per il 1° gennaio 2012).

Ma cosa accadrà il nuovo anno dopo la decisione dell’Azienda torinese? Per i dipendenti italiani della Fiat (circa 70mila) non ci sarà più il contratto nazionale dei metalmeccanici, ma un contratto nazionale dei dipendenti Fiat. Diversi osservatori parlano di un mero regolamento interno, anche se per il giuslavorista della Fiom, Alleva: “non è sufficiente la disdetta unilaterale di un accordo per non applicarlo più. L’accordo resta in vigore sino a un nuovo accordo, perché vale la clausola di ultrattività”. Anche il nuovo Presidente del consiglio Mario Monti, nel suo primo discorso (17 novembre) aveva fatto riferimento alla contrattazione collettiva: “Intendiamo perseguire lo spostamento del baricentro dellacontrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro”.

Proprio l’Amministratore Delegato Sergio Marchionne ha accolto il nuovo Governo con queste parole: “spero sinceramente che Monti resti al governo fino al termine dellalegislatura. Ho bisogno di questo tempo per introdurre le misure necessarie”. Quali sono queste misure necessarie? Costruire un contratto del settore auto secondo il modelloPomigliano. Dalla lettera, datata 21 novembre, si legge anche una certa apertura del gruppoFiat: “saranno promossi incontri finalizzati a valutare le conseguenze del recesso ed eventualmente alla predisposizione di nuove intese collettive” con “l’obiettivo di assicurare trattamenti individuali complessivamente analoghi o migliorativi rispetto alle precedenti normative”.

Ma gli esempi del passato, in caso di mancato accordo, portano facilmente ad immaginare un’azione unilaterale del Lingotto. Che su questi argomenti non va tanto sul sottile. Per il segretario generale della Fiom Maurizio Landini, che non esclude uno sciopero generale: “finchè c’è lo Statuto dei Lavoratori la Fiat non può decidere quali sindacati stanno in fabbrica e quali no. Noi andremo avanti con le azioni legali e con le denunce”. Landini, che ha anche annunciato “uno sciopero di due ore da utilizzare per assemblee informative entro il 29 novembre, nomina lo Statuto dei Lavoratori, che negli ultimi anni è stato sempre al centro delle polemiche politiche.

Il bersaglio dichiarato è l’articolo 18 (“reintegrazione nel posto di lavoro”). Ma cos’è il modello Pomigliano? Attraverso il referendum, fine dicembre 2010, sono state approvate diverse regole. Per l’attività lavorativa: tre turni di otto ore al giorno, a rotazione, per sei giorni lavorativi alla settimana. Per gli straordinari: 120 ore obbligatorie, a richiesta dell’azienda. Per la clausola di responsabilità si prevede il non rispetto degli impegni assunti con l’accordo che comporta delle sanzioni in relazione ai contributi sindacali, ai permessi per direttivi e sindacali. Sulla pausa per i lavoratori (argomento fortemente contestato) se ne prevedono tre di 10 minuti. E la pausa mensa è stata prevista a fine turno, per la durata di trenta minuti. Tre le norme inserite nel testo finale dell’accordo: la rappresentanza sindacale (solo per le sigle sindacali firmatarie dell’accordo), il nuovo inquadramento (cinque gruppi professionali per semplificare l’avanzamento di carriera) e l’incremento salariale (30 euro lordi, in media, al mese per dodici mensilità, con aumento fino a 100euro al mese sui minimi).L’accordo di Pomigliano venne firmato, tranne dalla Fiom, da tutte le altre sigle sindacali di categoria (Fim. Uilm, Ugl metalmeccanici, Fismic, associazione dei quadri Fiat e Lingotto).

Oggi Rocco Palombella, della Uilm, parla di “fatto grave”. Mentre per Giuseppe Farina, segretario generale della Fim: “a noi non è piaciuta, ma ne abbiamo preso atto”. Cremaschidella Fiom parla di “fascismo aziendalistico” perché la decisione di Marchionne “ha il solo scopo di togliere le residue libertà ai lavoratori Fiat. Molti osservatori hanno sottolineato l’immobilismo del nuovo Governo. Per l’ex vice presidente di Confindustria, GuidalbertoGuidi: “il governo non si può occupare di quelli che sono gli accordi sindacali. La cosa riguarderà le parti sociali. Dovrebbe invece cambiare lo Statuto dei Lavoratori”. Passano gli uomini politici, cambiano i governi, ma lo Statuto dei Lavoratori del 1970 è sempre al centrodella questione lavoro. La palla è nelle mani del nuovo Ministro del Welfare, Elsa Fornero(torinese) che in passato ha partecipato a un congresso della Fiom di Landini.

Per capire meglio come potrebbe mutare lo scenario dopo quest’ultima presa di posizione dell’Ad Marchionne abbiamo sentito Luigi Aldieri, docente di Economia presso l’Università degli Studi di Napoli Parthenope: alla Fiat, ci dice“Vogliono applicare l’accordo diPomigliano. L’obiettivo è incrementare la produttività, aumentare il lavoro con pari stipendio. Vogliono fare emergere gli incrementi di produttività. Non livellare, ma trattare i singoli secondo la produttività. Per premiare la competitività e la produttività.

Sulle condizioni del nuovo contratto il professore chiarisce: “la cosa importante è vedere bene il superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Si passa dalla contrattazione collettiva a quella locale. Ma il diritto dei lavoratori non è uguale dappertutto. Non è tutelato con un altro accordo in un altro settore. Si toccano, con questa scelta, i diritti dei lavoratori, non assicurati a livello nazionale”.

Nessuna ricaduta a danno dei lavoratori, dunque? A cosa si devono allora dichiarazioni pesanti come quelle di Cremaschi: “Io parlerei di una rivoluzione del lavoro. – rispondeAldieri – I benefici e i costi ci sono in tutte le cose. Questa scelta però può portare più costi che benefici. Prima di pensare all’Europa dovremo pensare ad un equilibrio. Invece si toccano dei settori con sistemi selvaggi. L’alibi della crisi viene utilizzato per poter agire in certi settori in questo modo. Ora inizieranno una serie di ricorsi.”.

Nicola Acocella, anch’egli professore, ordinario alla facoltà di Economia de La Sapienza di Roma ci va più pesante “non ci sono più le protezioni. Il lavoratore è meno tutelato. Le relazioni industriali rischiano un’involuzione in materia di godimento dei diritti”. Le sue previsioni sul dopo- Pomigliano sono decisamente pessimistiche, e riguardano l’intero mondo del lavoro:“vigerà un sistema in cui i lavoratori si ribelleranno invece di collaborare”, sentenzia Acocella.

Eppure il caso non pare conoscere una grossa eco nei media internazionali. Ancora si ricorda il modo in cui testate di peso come il ’Financial Times’ accolsero l’accordo di Pomigliano,definendolo quasi come una conseguenza inevitabile delle dinamiche nel mercato del lavoro mondiale. Anche il professore ricorda un caso fuori dai confini italiani “in Germania, ad esempio, che non ha improntato la sua politica su queste scelte, si è riusciti a salvare l’occupazione anche se sono stati ridotti gli orari di lavoro e gli stipendi. Lì il sistema ha tenuto, ma non credo che la stessa cosa sia replicabile in Italia”.

da lindro.it di mercoledì 23 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Il-colpo-di-spugna-della-Fiat,4622#.TvRjJjXojpk