Dopo le minacce al testimone parla il sindaco di Somma Vesuviana: “Noi non facciamo sconti a nessuno”

 

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Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

E il primo cittadino di Camposano rilancia: “da noi può fare l’assessore alla legalità”

“Ero andato a portare un fiore ai miei cari defunti al cimitero di Somma Vesuviana. Non solo uno sguardo, non solo quella parola (“lota”) gridata al passaggio dell’auto blindata. Ma una frase che fa tremare chiunque”. Questo è lo sfogo di Gennaro Ciliberto, cittadino di Somma Vesuviana e testimone di giustizia che ha denunciato le infiltrazioni criminali negli appalti pubblici.

Ciliberto ha deciso da che parte stare, affidandosi completamente allo Stato, portando alla luce i lavori dati in affidamento alle mafie, i rapporti illeciti tra i malavitosi e i dirigenti dell’Anas, dell’Impregilo e delle forze dell’ordine. Le sue dichiarazioni sono servite a svelare gli affari della camorra imprenditrice. Inserito nel programma di protezione è stato costretto ad abbandonare la sua terra, il suo lavoro e i suoi legami di amicizia. Per il giorno dei morti è tornato nel suo paese ed è stato accolto, insieme agli agenti della sua scorta, con la vergognosa frase “con il kalashnikov sfondiamo la blindata”.

L’impegno di Gennaro Ciliberto non si è fermato con le denunce presentate nelle Procure italiane, ma è costante, continua nel quotidiano con i suoi interventi pubblici. “Questi criminali non mi vogliono nel territorio e lo hanno dichiarato a viso aperto. Un grazie ai carabinieri, in particolare al personale di scorta”. Sulla vicenda abbiamo sentito il primo cittadino di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno: “A me dispiace, penso che sia normale che mi dispiaccia, non potrei non essere dispiaciuto”.

A parte il dispiacere, da primo cittadino cosa può aggiungere?

“Noi non facciamo sconti a nessuno, perché se capitasse a noi saremmo i primi a denunciare e a chiedere l’intervento della forza pubblica. È una cosa naturale, per un primo cittadino che è anche maresciallo della guardia di finanza”.

Perché accadono questi episodi?

“La questione precisa non la conosco, immagino che abbiano chiesto i soldi a qualcuno, penso che sia successa questa cosa. Non lo so il fatto che è successo fuori al cimitero, perché io non c’ero”.

C’è stata una frase urlata contro il testimone e la sua scorta: “i kalashnikov sfondano la blindata”.

“Questa è una cosa gravissima, questa è una cosa non solo da risalto mediatico ma penso che ci sia anche qualche risvolto penale. Spero che il Ciliberto abbia fatto la denuncia”.

Cosa possiamo aggiungere sulla figura dei testimoni di giustizia?

“Ben vengano, a me fa piacere quando qualcuno ha il coraggio di dire la verità e di mettersi dalla parte della giustizia. Sono vicino umanamente al testimone di giustizia Ciliberto”.

Che messaggio, da primo cittadino, sente di dare alla collettività quando accadono questi episodi?

“Bisogna ribellarsi, andare nelle sedi opportune e denunciare”.

Cosa bisogna fare per invertire la rotta?

“La prima cosa da fare è organizzare dei convegni sul tema, essere cittadini delle istituzioni e coinvolgere le scuole. Questo è il primo passo. Entrare nelle scuole con dei messaggi, essere dei cittadini che vogliono la legalità e che si battono per quello”.

Qual è il compito delle Istituzioni?

“Come sindaco sono vicino alla figura del testimone di giustizia Ciliberto che in questo momento ha avuto questa problematica. La prima cosa che dico è che sono vicino a lui”.

Che significa “sono vicino”?

“Cosa mi vuol far dire? Come Istituzione sono vicino a chi denuncia, ma se mi vuole far dire qualche altra cosa mi aiuti lei”.

In che modo si è vicini? Concretamente cosa si può fare per stare vicini a un testimone di giustizia che ha denunciato la camorra?

“Da uomo sono vicino a chi fa questo, da sindaco lo stesso. In questo momento se devo trovare un modo, non vorrei dire una baggianata, quindi mi astengo in questo momento. Vorrei capire come aiutarlo. Come sindaco posso fare ben poco per un testimone di giustizia, posso stargli vicino, posso organizzare un incontro, possiamo fare tutto ciò che potrebbe dare lustro e risalto a ciò che fa questo testimone di giustizia. Ma se ci sono dei risvolti che non sono solo mediatici, ma sono di natura penale il sindaco che può fare? Non penso che possa fare tantissimo. Stargli vicino, poi il modo lo troveremo insieme, questo è poco ma sicuro. Io non mi tiro indietro se devo stare vicino a una persona che soffre, perché è nella mia indole. Si figuri per uno che si batte per la legalità tutti i giorni. È l’educazione di vita che porta a fare delle scelte di vita, è ovvio che stia vicino a Ciliberto come sto vicino ai disadattati, come sto vicino… però purtroppo a volte i modi per aiutare determinate persone sono molto burocratici e ti fanno perdere tempo”.

Tocchiamo l’argomento camorra e presenze malavitose: qual è la situazione a Somma Vesuviana?

“A Somma Vesuviana non ci sono delle attenzioni eccezionali, qualcuno è fuori da questa località, altri sono nelle patrie galere. C’è qualcuno che purtroppo spaccia, però penso che i carabinieri stiano facendo un ottimo lavoro”.

Il territorio è attenzionato dalle forze dell’ordine?

“Assolutamente si. C’è una presenza quotidiana sul territorio, io li vedo e li sento quasi giornalmente, per scambiarci opinioni e per fare qualche cosa”.

Ma una frase del genere, secondo il suo punto di vista, è stata detta da semplici balordi o potrebbe esserci una regia legata alle denunce del testimone?

“Spero che siano dei balordi, però non sono frasi che si dicono tutti i giorni: è una via di mezzo. Io penso che chi fa il crimine seriale come fa a dire una stronzata del genere a un testimone di giustizia, per alzare l’attenzione? Glielo dice uno che conosce un po’ la materia, spero siano dei balordi perché altrimenti sono proprio stupidi”.

Anche il primo cittadino del Comune di Camposano, in provincia di Napoli, Franco Barbato, già onorevole con l’Italia dei Valori, è intervento, parlando di un “fatto gravissimo, che va stigmatizzato nel modo più viscerale possibile, condannando questi sbandati e delinquenti che pensano ancora di poter dettare legge su questi territori”. Per Barbato “c’è una mentalità che va oltre la camorra,un modo violento, arrogante di porsi e di muoversi all’interno della società. Ricordo le posizioni dei testimoni di giustizia quando si incatenarono davanti al ministero dell’Interno per contestare la poca attenzione da parte dei rappresentanti del Viminale durante il governo Berlusconi, rispetto a chi si schierava contro le mafie e aiutava la giustizia per continuare questo tipo di battaglie. Ora posso anche pensare, da uomo dello Stato, che sarebbe un bel gesto se lo Stato aprisse le braccia e accogliesse ancora di più Gennaro affinché potesse vivere in società in modo normale, riportando la sua vita alla normalità”.

In che modo?

“Sto immaginando che una risposta del genere potrebbe essere quella di proporlo come assessore alla legalità nel mio Comune, per dire che c’è lo Stato”.

Per quanto riguarda la situazione dei testimoni di giustizia, però, poco è cambiato.

“Sui testimoni di giustizia c’è stato uno scarto in positivo tra il periodo di Berlusconi e l’attuale governo… se ad esempio penso che Grasso oggi è la seconda carica dello Stato. Questo già dà un termometro diverso dell’attenzione, io parlo da osservatore esterno in questo momento. Quando sono stato parlamentare si faceva ben poco in merito alla lotta alle mafie, addirittura uomini di governo come Cosentino condividevano affari con la camorra”.

Ma le Istituzioni continuano a latitare su questi temi. 

“La politica presente nelle Istituzioni non sta rispondendo alle richieste che vengono dai cittadini e dai testimoni di giustizia, ed è la ragione per la quale c’è oggi un malessere diffuso rispetto alla politica istituzionale”.

Fonte: restoalsud.it

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MOLISE, ARRESTATO L’ASSESSORE REGIONALE SCARABEO (PD)

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di Paolo De Chiara

“L’assessore che truffa la sua Regione è come il padre che rompe il salvadanaio per rubare i soldi del figlio”. Queste le parole utilizzate dal procuratore Paolo Albano, durante la conferenza stampa in Procura per illustrare l’operazione, denominata ‘Alta Tensione’, effettuata dalla Guardia di Finanza di Isernia. Frode fiscale e truffa aggravata ai danni della Regione Molise. Con queste accuse è stato arrestato, questa mattina, l’assessore regionale del Pd, Massimiliano Scarabeo. “Questa indagine – spiega Albano -, per giungere a questi risultati, è stata portata avanti con il massimo della professionalità da parte degli appartenenti al gruppo provinciale delle Fiamme Gialle. Abbiamo smascherato un sofisticato sistema di frode”. Due ordinanze di custodia cautelare, arresti domiciliari, del Gip del Tribunale di Isernia a carico di Massimiliano (assessore della Giunta Frattura, con delega alle Politiche dello sviluppo economico, Politiche del credito, Società partecipate e Marketing territoriale) e del fratello Gabriele, due imprenditori della provincia di Isernia, “i reali amministratori di fatto”. Perquisizioni dei finanzieri nelle abitazioni, negli uffici dell’azienda e in quelli della Regione. Indagini avviate grazie a una verifica fiscale realizzata nel 2014, in una delle aziende del gruppo Scarabeo, la ‘ELCOM Elettrocommerciale Spa’ di Sesto Campano (Is), che si occupa di forniture di materiale elettrico, con punti vendita in tutto il Molise, con unità a Varese, Vercelli, Genova, Cagliari, Palermo, Firenze, Lucca, Pisa e Pistoia. “Ci troviamo – ha continuato Albano – di fronte ad un’evasione di milioni di euro, realizzata da due imprenditori, noti in questo campo. La frode fiscale è stata perpetrata ricorrendo ad un sistema costante, continuo, ininterrotto per vari anni. Si è ripetutamente fatto ricorso a fatture per operazioni inesistenti”. La Guardia di Finanza ha accertato anche un reato “particolarmente grave” per la qualifica rivestita dall’assessore Massimiliano Scarabeo, eletto nel 2013. “La Elcom ha beneficiato dal 2012 al 2014 di un contributo POR”, fondo strutturale relativo allo sviluppo regionale, per “un importo di 122mila euro che è stato istruito, approvato e corrisposto dagli uffici regionali facenti capo all’assessore Scarabeo. Ci troviamo di fronte ad un assessore che quando ha organizzato la truffa era consigliere regionale, nel momento in cui ha percepito il profitto della truffa era già assessore. Ci siamo trovati di fronte ad un assessore regionale, con delega alla Politiche economiche, che ha posto in essere, ideato e realizzato una truffa ai danni della Regione”. Per Albano un “caso unico e grave”. Attrezzature, “oggetto del finanziamento”, già in possesso dell’azienda, “acquistate” con fatture false. “Macchinari vetusti ai quali erano stati applicati dei cartellini per far figurare che erano stati acquistati nel 2013, con lo stemma della Regione Molise e la dicitura ‘questa attrezzatura ha beneficiato del contributo del fondo europeo di sviluppo regionale’. Cartellini su macchinari che risalivano ad anni prima”. Il “solito problema dei finanziamenti regionali – ha aggiunto il sostituto procuratore Scioli -, si erogano dei finanziamenti sulla base di un progetto che può essere più o meno dignitoso, poi non si va a verificare nel dettaglio se quelle risorse sono state correttamente utilizzate. In questa vicenda, come in molte altre, è accaduto proprio questo. I controlli regionali sono decisamente scadenti”. Per i reati fiscali si parte dal 2011 e comprendono anche alcune sponsorizzazioni, “fatture per tre associazioni sportive dilettantistiche”, per un importo di 380mila euro. “I fatti sono estremamente gravi. Ci sono altri indagati”. Nel 2005 Massimiliano Scarabeo, allora consigliere comunale di Venafro, affermava: “non viviamo nel paese dei balocchi ma in un contesto in cui, purtroppo, si devono avere gli occhi puntati sulla realtà delle cose, per questo vorrei significare che laddove si volessero usare cariche e poltrone per soddisfare interessi personali prevaricando quelli di tutti, la mia posizione sarà sempre quella di netta contrarietà e se possibile di forte intransigenza”. Dopo dieci anni il concetto è stato ribaltato dal Procuratore Albano: “una truffa commessa da parte di una persona che ha come suo dovere primario quello del perseguimento dell’interesse comune e del bene comune, di coloro che vivono in questa Regione. Scrive il Gip: ‘pur essendo stato investito di un’importante funzione di rappresentanza popolare, ricoprendo la carica di assessore, proprio nel settore gestorio dei finanziamenti, vede pendere su di sé gravi indizi di avere truffato la stessa Regione Molise, oltre che il Fisco, così dimostrando in pieno l’ambivalenza e falsità della sua personalità, che lungi da essere dedita alla cura dell’interesse pubblico tende, invece, a perseguire l’arricchimento del proprio patrimonio’. È inutile sottolineare come il perseguire, invece che l’interesse pubblico, il proprio personale arricchimento del proprio patrimonio porta alla misura della custodia cautelare. Esiste lo Stato che ha il dovere e il diritto di intervenire contro coloro che non fanno il proprio dovere, soprattutto quando sono persone elette, votate e hanno incarichi pubblici. Quando l’interesse pubblico non viene percepito, ma si pensa al proprio arricchimento, la risposta dello Stato dovrebbe essere sempre quella delle misure cautelari”.

Il terremoto politico

Le dimissioni dell’assessore regionale sono state annunciate dai suoi legali: Mariano Prencipe e Danilo Leva (componente della Commissione Giustizia alla Camera). Il deputato del Pd ha aggiunto: “Devo leggere gli atti. Sono molto rispettoso del ruolo della magistratura”. Sull’Ansa la dichiarazione dei due avvocati: “Una tale determinazione viene assunta per rispetto istituzionale seppure la vicenda in questione, rispetto alla quale Scarabeo viene coinvolto quale presunto amministratore di fatto di alcune imprese, non ha ad oggetto l’azione amministrativa o politica dello stesso. Convinti dell’assoluta estraneità ai fatti contestati al più presto sarà presentato ricorso al Tribunale del Riesame di Campobasso avverso una misura che consideriamo profondamente ingiusta”. Le dimissioni, per il presidente della Giunta regionale del Molise, Paolo Frattura, sono un “atto dovuto all’Istituzione, al partito, alla popolazione e alla sua stessa persona che potrà approntare la difesa con la dovuta serenità”. Sulla vicenda è intervenuta anche la segretaria del Pd Molise, Micaela Fanelli: “avviamo la procedura di sospensione immediata dal partito. Noi applichiamo il codice etico che prevede la sospensione in casi di misure restrittive cautelari della persona iscritta al Pd. Noi abbiamo la procedura di sospensione, l’organo competente è la Commissione di garanzia”. Sospensione e non espulsione. “Abbiamo un Codice etico molto chiaro, che disciplina i casi. Si applica la legge, non si fanno valutazioni discrezionali. Per lui (Massimiliano Scarabeo, ndr), come per tutti gli altri casi, in caso di misure restrittive si applica la sospensione. O meglio, noi chiediamo alla Commissione di garanzia regionale di procedere immediatamente all’applicazione dell’art. 10”. Ma la legge Severino si applica in questi casi? “Credo che si applichi”. Quindi dovrà abbandonare anche il consiglio regionale? “Credo che si applichi. Per come ho capito, ho chiesto un parere giuridico, vale la sospensione da consigliere regionale e, quindi, dalle cariche pubbliche per la durata della misura cautelare. Ho chiesto agli uffici giuridici di darmi un’interpretazione corretta”.

 

Conferenza Stampa, Procura della Repubblica di Isernia
Conferenza Stampa, Procura della Repubblica di Isernia

 

CARTA CANTA, La Coerenza prima di tutto, 2009

SEI ANNI DOPO…

IL MIO FUTURO POLITICO RIPARTE DALL’ASSOLUZIONE

Assolto. È racchiusa in una parola la mia più grande soddisfazione morale nei confronti dei miei elettori. Oggi il Tribunale di Campobasso ha emesso la sentenza stabilendo la mia totale estraneità ai fatti che nel 2015 comportarono il mio allontanamento dalla vita pubblica sia come decadenza dal ruolo di assessore regionale e poi, per l’applicazione della legge Severino, la sospensione dal ruolo di consigliere.

L’assoluzione di oggi rappresenta per me non solo l’affermazione della mia onestà intellettuale come imprenditore, ma anche e soprattutto simboleggia la mia onestà morale come politico che da oggi più nessuno potrà mettere in discussione.

Il mio futuro politico riparte da qui. E non mi fermerà l’escamotage di una maggioranza che mette alla porta consiglieri eletti, anche se supplenti, modificando e applicando in legislatura in corso la legge elettorale che ha visto formare questo Consiglio regionale. Ma questa è un’altra storia a cui un altro giudice metterà la parola fine.

Oggi mi riprendo la mia dignità di uomo e di politico agli occhi di tutti.

Vado avanti più forte di prima perché ciò che non ti abbatte ti fortifica.

Massimiliano Scarabeo