‘NUCLEARE IN ITALIA? UN’ESPERIENZA FALLIMENTARE’

Parla l’ingegnere nucleare Massimo Zucchetti, docente al Politecnico di Torino

‘NUCLEARE IN ITALIA? UN’ESPERIENZA FALLIMENTARE’

Nonostante la volontà dei cittadini, si continua a parlarne. Lo ha fatto anche Veronesi, ma “ognuno deve occuparsi del proprio mestiere”
di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

E’ passato un anno dal secondo referendum. Gli italiani hanno bocciato l’ipotesi del ritorno del nucleare nel Paese. Un anno fa – scrivono in una nota congiunta l’ISDELegambiente, ilWwf e Italia Nostra – si registrò il fermo pronunciamento del popolo italiano contro la ripresa di programmi di produzione di energia elettronucleare nel nostro Paese. Quel grande successo avvenne a pochi mesi di distanza dal disastro nucleare di Fukushima, in Giappone (11 marzo 2011). Il disastro nucleare in Giappone ha cambiato il panorama e le prospettive internazionali. L’industria nucleare mondiale è in crisi: questa fonte energetica era già fuori mercato e si sorreggeva sui sussidi pubblici, ma l’adeguamento delle norme e dei sistemi di sicurezza la rende definitivamente antieconomica come dimostrano le recenti e ripetute cancellazioni di ordini in diversi Paesi”.

Ma in Italia, nonostante la volontà popolare, molti continuano a parlare di energia nucleare.Anche nel Governo tecnico di Monti si sono registrate affermazioni pro nucleare. E’ il Ministro dell’Ambiente Clini, l’8 giugno scorso, ad affermare: “Noi dobbiamo lavorare sulla ricerca per un nuovo nucleare. E questa è una linea assolutamente coerente con gli impegni presi per la sostenibilità. Del resto basta leggersi i documenti internazionali: questo è il contesto e non quello della polemica spicciola anche locale, che serve solo a deviare la discussione dai temi più seri di fronte ai quali ci troviamo oggi”. Una posizione che sposa alla perfezione quella dell’oncologo Veronesi: “senza nucleare l’Italia è un Paese morto”. 

Abbiamo contattato l’ingegnere nucleare Massimo Zucchetti, docente al Politecnico di Torino (che nei mesi scorsi è intervenuto anche sulla Torino-Lione: “la montagna sotto cui si scaverebbe il tunnel è radioattiva”e siamo partiti proprio dal referendum: tecnicamente ci sarebbe ancora spazio per un ritorno al nucleare, tuttavia la volontà dei cittadini è stata molto netta. La volontà dell’opinione pubblica è nettamente contraria ad un ritorno al nucleare. Sono rimasto un pò perplesso dalle uscite del Governo attuale. Mi sono sembrate imprudenti”.

Perché?

C’è ancora parecchio da fare per gestire l’eredità del nucleare passato. Abbiamo quattro centrali nucleari solo parzialmente smantellate e c’è ancora da lavorarci sopra persmantellarle, per chiuderle. Soprattutto per la popolazione che ci vive intorno. C’è da lavorare per moltissimi anni. Abbiamo bisogno di un sito, di un deposito sia per le scorie ad elevata attività, quando rientreranno dall’estero, sia per le scorie a bassa e media attività. La situazione è spiacevole, perché abbiamo l’Italia punteggiata da alcune decine di posti dove questi materiali sono messi. Cominciamo a chiudere questa fallimentare esperienza.

Come interpreta queste ‘uscite’ da parte dell’attuale Governo?

Credo, così come anche sull’alta velocità, sulle grandi opere e su molte altre cose, che questo Governo abbia e ha inteso lo sviluppo con questo tipo di imprese. Ed è un’idea antica.

E sulle affermazioni di Veronesi cosa aggiunge?

Ho molto rispetto per il professor Veronesi. Lo considero un ottimo oncologo del seno. Io sono un professore ordinario di impianti nucleari, lei si farebbe operare da me per un tumore al seno?

No.

Ecco, ognuno dovrebbe fare il proprio mestiere. Sono un po’ duro, però mi stupisco molto che il professor Veronesi, per essere stato investito da questa carica che avrebbe dovuto, dopo il referendum, lasciare per coerenza, continui a fare queste dichiarazioni. L’Italia non è assolutamente morta senza nucleare. Anche perché il contributo che il nucleare potrebbe dare, anche nel caso in cui si cambiasse tutti opinione, è veramente marginale. Noi dobbiamoconcentraci molto e investire su qualcosa di marginale che però ha delle buone prospettive. Dobbiamo investire sulle rinnovabili, che sono in forte crescita. Quella è la novità, quello è il punto in cui si può fare eccellenza reale. E anche quello che ci chiede l’Unione Europea, con la direttiva 20/20/20 che noi non stiamo per nulla ottemperando. Come speriamo fra pochi anni di allinearci? Non certo con il nucleare.

Perché lei è contro il nucleare?

Ecco (ride, ndr)… non sono contro il nucleare. Sono convinto che l’Italia in questo momento non abbia bisogno di impianti nucleari. Sono contro la costruzione di impianti nucleari in Italia. Sono molto favorevole alla ricerca.

Come l’astrofisica Margherita Hack, che ha affermato: “Il no al nucleare non può essere però un no alla ricerca”.

Condivido a pieno l’opinione di Margherita Hack, che ha fatto un percorso ed è arrivata a indicare di votare a favore dei quattro ‘si’ proprio perché sostiene che l’Italia non ha nessun vantaggio a imbarcarsi in questa esperienza. E’ molto meglio investire sulle rinnovabili e sul risparmio energetico. Con poche cose potremmo ottenere quello che voleva ottenere il Governo passato costruendo gli impianti nucleari. Veramente con poco.

In Italia, in futuro, ci sarà spazio per il nucleare?

Occorre riparlarne una volta che i reattori di quarta generazione siano provati. Almeno tra una quindicina d’anni.

da L’INDRO.IT di sabato 16 Giugno 2012, ore 12:33

http://lindro.it/Nucleare-in-Italia-Un-esperienza,9041#.T-iOoBedBbc

“LA NOSTRA SOCIETÀ CIVILE È VIVA”

Parla il politologo Gabriele Magrin, collaboratore di Zagrebelsky

“LA NOSTRA SOCIETÀ CIVILE È VIVA”

“La questione riguarda il futuro dei partiti: il Movimento 5 stelle potrebbe colmare il vuoto, ma Grillo non è la soluzione”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

La questione generale è la fine del partito personale di Berlusconi. Il Pdl si trova con questo problema, con il venir meno della capacità di Berlusconi di coagulare intorno a sé il consenso e l’organizzazione del partito. C’è un non senso nelle liste civiche, che sono fatte dall’alto. La proposta è di sette liste civiche: una di destra senza compromessi Santanchè, poi c’è quella dei rivoluzionari di Sgarbi, poi quella di Bertolaso, gli animalisti, una per gli ex An, una per gli ex Fli. Ma sono liste civetta? Le liste civiche per definizione nascono dal basso. In questo modo non si rinnovano i partiti”. Con il professore Gabriele Magrini, politologo e collaboratore del costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, siamo partiti dall’ormai famosa lettera di Schifani, il Presidente del Senato, pubblicata su ‘Il Foglio’ di Giuliano Ferrara. Per Schifani, che con questo intervento pensa di aver fatto “il suo dovere”, gli elettori del Pdl “sono frastornati”, lo stesso Pdl è un partito “sfilacciato”. L’invito è a non inseguire il fenomeno Grillo. Schifani parla anche di “operazione verità”. Che non potrà mai esserci nella politica italiana, men che meno nel fu partito personalistico di Silvio BerlusconiCambiare tutto, per non cambiare nulla: “c’è questo rischio. Questo lo dice lei, ma sono sostanzialmente d’accordo. Non so se c’è gattopardismo (il professore ride, ndr), ma è possibile che ci sia anche una nobile intenzione”.

Le ‘nobili intenzioni’ molte volte naufragano miseramente.

Si, perché queste proposte nascono dall’alto. La proposta di Schifani mi pare meno gattopardesca nelle intenzioni, però c’è un’incognita che grava come un macigno: può esistere un Pdl senza Berlusconi? Schifani ha avuto coraggio sino a metà, ha detto‘ricompattiamoci intorno ad Alfano’, ma non ha posto la questioni delle questioni.

Cioè?

Cosa può essere il Pdl senza Berlusconi? Un ciclo si è concluso e tutti i partiti dovrebbero essere in grado di continuare, cambiando il registro.

Il Pdl senza Berlusconi gode di una classe dirigente all’altezza della situazione?

Questa è la grande domanda. Non ci sono le risposte certe. La prima strada, che è quella delle liste civiche calate dall’alto, quindi delle liste civetta, secondo me, è troppo gattopardesca per poter andare avanti.

La seconda strada?

Si può trovare, ci sono anche i cambiamenti. Questo è ciò che ci si attende dai partiti, non solo dal Pdl, il coraggio di mettere mano ai progetti.

Cosa si teme?

La prima e la seconda Repubblica si sono assomigliate, non vorremmo che la terza fosse peggiore. La crisi incalza, la società è affaticata. Esiste il rischio che i partiti non sappiano gestire la terza Repubblica. Il rischio esiste ed è fortissimo. Una democrazia senza partiti politici non si regge e le tentazioni di trovare delle vie laterali… i partiti debbono restare il tramite tra la società e le Istituzioni. Devono restare, ma devono essere capaci di pensare ai bisogni della società. Ora il Pdl non è in grado di compiere questo ruolo. Questa classe dirigente ce la farà, questi partiti ce la faranno a mettere in campo una visione di società credibile? A non lasciarci in preda di un eterno presente, con le nostre paure quotidiane, con le politiche dell’emergenza? Passiamo da una politica dell’emergenza all’altra. La questione è il futuro dei partiti.

Lei vede i partiti in grado di darsi un futuro? Oggi registriamo un vuoto pericoloso e una totale assenza della politica e dei partiti.

Dobbiamo smetterla di parlare dei nomi. Non sono i nomi, ma la capacità dei partiti di aprirsi, di includere. La società civile italiana è viva. I partiti si devono aprire.

Questi partiti si aprono alla società civile?

In questi partiti non vedo questa apertura, ma ovviamente non dobbiamo nemmenocrogiolarci. Noi siamo bravissimi a piangerci addosso. Non mi aspetto che diventino come i partiti americani, capaci di trovare figure, anche forti. I partiti devono capire che la campana è suonata e suona per loro. Per ciascuno di loro.

Come giudica il fenomeno Grillo, il successo e il consenso del Movimento 5 stelle?

E’ un fenomeno che appartiene ai movimenti. I movimenti nascono e si accettano. Bisognaconfrontarsi con loro. Questo è un movimento che comincia a sedere nei consigli comunali, nei consigli provinciali, è un movimento che comincia ad affacciarsi sulle situazioni. Si aspetta di vederlo alla prova, si aspetta di vedere un programma politico per capire che identità abbia. Finchè non ce l’ha un giudizio politico è impossibile.

Dove può arrivare questo Movimento?

In un quadro politico così immobile possono rimanere fermi come possono arrivare ad occupare il vuoto.

Possono sfondare?

Sono preoccupato da Grillo.

Perché Grillo la preoccupa?

Sono preoccupato che una personalità forte, attrattiva, retorica, con la superficialità della retorica vada, in questo momento, ad occupare il vuoto. Penso che l’Italia dovrebbe preoccuparsi di questo. Il rischio è di continuare con una figura di tipo carismatico per colmare un vuoto politico. E siamo alla seconda volta. Il problema è la politica.

Ieri Napolitano è stato fischiato dai cittadini dei territori colpiti dal terremoto. Siamo quasi alla fine del settennato, secondo lei che Presidente della Repubblica è stato Giorgio Napolitano?

E’ stato un Presidente che ha dovuto gestire, probabilmente, una delle transizioni più delicate e quindi è una Presidenza della Repubblica che ha garantito la solidità delle Istituzioni, il prestigio internazionale del Paese e la credibilità dell’Italia. Non è stato soltanto un Presidente garante, ma è stato un Presidente che è anche intervenuto, in condizioni di assoluta necessità. Chi critica o fischia il Presidente Napolitano dovrebbe pensare a dove ci avrebbe condotto una direzione contraria. Siamo molto bravi a stare sempre un passo sopra, ma gli italiani di disastri ne hanno anche compiuti molti.

Andremo a votare nel 2013 o prima?

Spero che si vada a votare nel 2013. Bisognerà capire cosa farà il Governo da qui al 2013.

Lei ha fiducia nel Governo dei tecnici, che tanto tecnico non è.

E’ una fiducia autentica, fondata su ragioni di necessità. E’ una fiducia di tipo politico. Questo Governo ha avuto la fiducia dal Parlamento.

Da questo Parlamento…

Non è uno dei Parlamenti più legittimati, però la fiducia è di tipo politico.

da L’INDRO.IT di venerdì 8 Giugno 2012, ore 19:04

http://lindro.it/La-nostra-societa-civile-e-viva,8908#.T-iLLRedBbc

NO TAV, ‘IL GOVERNO NON CONOSCE LA SITUAZIONE’

Il leader dei sindaci valligiani Sandro Plano sul documento presentato dal Governo

No Tav, ’il governo non conosce la situazione’

“Le dimostrazioni coinvolgono migliaia di persone. La classe politica attuale è la peggiore che la Repubblica italiana abbia mai espresso”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Ci sono molti dubbi sulla strategicità dell’opera, soprattutto in un momento di crisi finanziaria e di bilancio”. Queste le parole utilizzate dal leader dei sindaci No Tav, Sandro Plano, Presidente della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone. Lo abbiamo contattato per commentare con lui il dossier sulla Tav preparato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Quattordici risposte per spiegare l’opera. Nel documento del Governo si affrontano varie questioni: dal costo dell’opera alle ragioni strategiche, dalla concertazione ai vantaggi sino alla sostenibilità ambientale. “Pura propaganda” per Sandro Plano. Gli abitanti di quella zona non vogliono i dossier preconfezionati dal Governo, ma cercano un serio confronto. “Il governo non ha il polso della situazione. Le dimostrazioni coinvolgono migliaia di persone”.

Una protesta che va avanti da diversi anni. Come giudicate il comportamento del Governo Monti?

Credo che debbano ancora lavorare su molti dossier, che vanno dalla questione lavoro alla Fiat. Temi importantissimi per il nostro Paese. Personalmente non sono convinto di avere la ragione dalla mia parte, ma quelle del Governo sono esagerazioni di chi vuole evidenziare gli aspetti positivi della faccenda e non vuole mettere in luce tutto il resto.

Come giudica la presa di posizione pro-Tav del Presidente della Repubblica?

Mi dispiace che abbia assunto questa posizione. Lui dice “non mi compete perché è una decisione presa dal Governo“, ma io ribatto che anche il Ponte sullo Stretto era una decisione che spettava al Governo. Anche il nucleare era una decisione presa dal Governo Berlusconi e poistoppata dal referendum. Molte volte i Governi prendono le decisioni e poi, alla luce dei fatti, denunciano la scarsità d’informazione o la poca presa sull’elettorato.

Soffermiamoci sulla concertazione. Si legge nel documento che “c’è stata attenzione alle richieste del territorio. Lo dimostra il fatto che l’opera sia stata riprogettata…”.

I tentativi di modificarla non si basano sulle istanze del territorio, perché noi non abbiamo mai chiesto quell’opera così com’è poi venuta fuori. Non è corretto dire che la linea è stata modificata sulle nostre richieste. Noi abbiamo sempre detto che questa linea presentava delle criticità strutturali, nel senso che non c’era la necessità di farla. L’Osservatorio, dopo 183 riunioni, non ha conservato un bel nulla. Non c’è una delibera di approvazione di alcunché. E’ stata una variante unilaterale del progetto e non una reale concertazione.

Per quanto riguarda l’Osservatorio, nel documento della Presidenza del Consiglio dei Ministri è scritto che “ha tenuto 183 sessioni di lavoro, 300 audizioni, 10 gruppi di lavoro per ulteriori 30 sessioni di confronto”.

Dopo le prime venti, trenta riunioni è emersa chiaramente la cifra che invalidava tutto il resto del discorso. Ci troviamo di fronte al tentativo di produrre degli elementi per convincere la Valle su un’opera che, era evidente almeno da parte nostra, non è supportata da alcuna impostazione tecnica.

Lo scrittore Mauro Corona ha definito l’opera ’uno stupro’. Lei concorda?

’Stupro’ è una parola forte e io per mia natura non uso termini forti. Diciamo che è una cicatrice.

Un progetto preliminare che rappresenta il primo esempio nella storia italiana di progettazione partecipata e discussa di una grande infrastruttura”. Condivide le parole contenute nel dossier governativo?

Sono termini che noi riteniamo propagandistici.

Il prossimo CIPE stanzierà 20milioni di euro, che rappresentano la prima tranche di 300, e ne sono previsti 135 per opere compensative per il territorio”. Il Governo parla di “attenzione nei confronti delle comunità locali coinvolte nel progetto”. Non vi accontentate?

Se noi diciamo che l’opera non serve non è una compensazione che può far cambiare idea. Si continua con l’effetto annuncio, che era prerogativa anche del Governo precedente.

Affrontiamo il discorso ambientale. Per il Governo “il progetto non genera danni ambientali diretti e indiretti e l’impatto è assolutamente sostenibile”.

Lei provi a vivere per vent’anni con i muratori in casa e poi mi dirà se è felice di questa situazione.

Vengono sconfessati anche i pericoli relativi all’uranio (“tutte le misure risultano al di sotto delle soglie di legge”) e all’amianto (“le rocce possono avere una presenza sporadica con una quantità massima stimata intorno al 15%”).

Mi sembrano delle affermazioni un po’ categoriche. Poi tutto si risolve, perché si può portare via con i vagoni di piombo oppure facendo gallerie per sotterrare l’amianto, però siamo sempre lì. Questi processi sono costosissimi, abbiamo già altre esperienze sempre in Val di Susa.

Sull’utilità dell’opera sono state usate queste espressioni: “investimento strategico per il futuro del Paese”, “maggiore competitività”, “abbattimento delle distanze”, “prospettive di sviluppo”. Lei cosa risponde?

Rispondo con la definizione di Marchionne: “il mercato europeo dell’auto è saturo, cerchiamo nuovi mercati in America” Se Marchionne, che è il ’dominus’ dell’economia automobilistica italiana, dà delle linee di indirizzo che sono così diverse da quelle del mercato europeo credo che in qualche modo dovremo pensare ai porti e non ai valichi alpini.

E la politica italiana come sta affrontando il tema della Tav?

Ho visto una trasmissione televisiva dove intervistavano i nostri parlamentari e il risultato è stato desolante. La maggior parte di questi non sapeva nulla, per carità. Il documento del Governo non mi sembra un’analisi tecnica, ma un enunciato propagandistico dove non si evidenzia nessun elemento di criticità.

Dietro gli interessi forti ci sono anche gli interessi della criminalità organizzata?

Nutro sempre speranza nei confronti della politica, per poi magari ricevere duri colpi dopo vicende come quelle recenti. Qui c’è una contrapposizione di interessi forti tra chi deve fare l’opera e chi la deve subire. E’ ovvio che ci sono persone che hanno tutto da guadagnare e noi siamo quelli che hanno tutto da perdere.

Tra gli interessi forti ci sono interessi direttamente collegati alla politica, come le Cooperative che stanno effettuando dei lavori nella zona.

Gli interessi forti possono anche essere legittimi. Non stiamo criminalizzando… Io non parlo se non ho la ragionevole certezza di quello che dico. A me risulta che siano state fatte delle gare, che sia stata data un’interpretazione molto liberale di queste gare. Ogni volta che si parla di grandi cifre si scatenano interessi legittimi, altri meno legittimi. La preoccupazione c’è, ma ci sono gli strumenti per controllare.

Come continuerete questa battaglia?

Siamo convinti di quello che diciamo e rispettiamo il ruolo della democrazia. Riteniamo che certe volte la democrazia possa fare degli errori, ma li accettiamo. Per quanto riguarda noi amministratori ci opporremo come ci permette la legge. Però non possiamo dimenticare che la classe politica attuale è la peggiore che abbia mai espresso la Repubblica italiana. Noi siamo preoccupati perché le tensioni sono molto forti e se non viene gestita con intelligenza dalla politica ci possono essere delle ripercussioni serie.

Che intende?

Mi riferisco ai disordini, ai blocchi, ai ferimenti. Per poco non c’è scappato il morto e visto che siamo persone responsabili cerchiamo di incanalare questa protesta in modalità accettabili.

da L’Indro.it di venerdì 9 Marzo 2012, ore 19:42

http://lindro.it/No-Tav-il-governo-non-ha-il-polso,7162#.T1zd5nnwlB0