Sanità in Molise. «Il presidente della Regione deve dimettersi e chiedere scusa»

L’INTERVISTA. Parla l’avvocato Enzo Iacovino, da sempre impegnato sul fronte dei diritti e delle battaglie civili. Lo abbiamo contattato per affrontare l’annoso problema della sanità molisana e la relativa situazione emergenziale: «La Regione Molise ha fallito, così come ha fallito la sanità molisana nella gestione dell’emergenza. La politica regionale non racconta la verità dei fatti». E sul centro Covid di Larino: «Il commissario Giustini ha subìto pressioni.»

Sanità in Molise. «Il presidente della Regione deve dimettersi e chiedere scusa»
L’avvocato Enzo Iacovino

di Paolo De Chiara, WordNews.it

«Sto preparando un modello per l’accesso alle cartelle cliniche, perché l’Asrem ha eccepito che vorrebbe le firme di tutti gli eredi. Noi sosteniamo che basta un singolo erede per poter accedere alle cartelle cliniche. Stiamo preparando l’accesso agli atti per avere tutti i documenti da parte del ministero e da parte della Asrem, tutti i dati trasmessi al ministero, lavorati secondo gli indici espressi nella circolare dell’aprile di quest’anno, in virtù della quale è stato stabilito il colore della Regione. Vogliamo capire se i dati sono reali oppure no. Noi abbiamo dei dati disponibili informalmente e vogliamo verificare i dati che hanno inviato.»    

Comincia così la nostra conversazione con l’avvocato Enzo Iacovino, da sempre impegnato sul fronte dei diritti civili. In questi ultimi mesi è diventato anche un punto di riferimento sulle tematiche legate alla malasanità e all’emergenza Covid. Proprio la settimana scorsa ha presentato in videoconferenza, insieme agli altri fondatori e iscritti, il Comitato «Dignità e Verità» per le vittime del Covid.

«Un gruppo di persone, parenti di vittime Covid, che hanno condiviso le proprie storie» – come ha specificato il presidente del Comitato Francesco Mancini -. «La verità deve venir fuori affinchè si possa mettere fine una volta e per tutte a questo strazio, perchè è proprio di questo che si tratta se pensiamo come sono morte quelle povere persone in quei reparti isolati, emarginati, abbandonati e privati di dignità. Dalle diverse storie che abbiamo raccolto e documentato si evince chiaramente che i nostri ammalati hanno chiesto aiuto in tutti i modi e con tutti i mezzi in loro possesso

«È chiaro che chi aderisce al Comitato – ha spiegato l’avvocato Iacovino – vi aderisce perché c’è stato un decesso e ha subito una grande sofferenza. Adesso bisogna capire è successo dal ricovero al decesso di tante persone. Quello che posso dire è che se, normalmente, in un reparto c’era un numero di infermieri e di medici, questo numero stabilito dalla legge è assolutamente saltato al reparto di malattie infettive del Cardarelli.»

Facciamo un esempio…

«Nel reparto di malattie infettive ci sono cinque sanitari, tra medici e infermieri e queste persone fanno dei turni e orari massacranti per garantire assistenza a circa sessanta ricoverati. Sono tantissimi e vanno ben oltre ogni limite consentito dalla legge. Un conto è accudire dieci persone altro è accudire cinquanta ricoverati.»

Per quanto riguarda questi malati, ad oggi, qual è la situazione?

«Se viene accertata la positività della persona, questa su rivolge al medico di famiglia e viene invitata a fare una quarantena, che può essere fiduciaria, laddove il soggetto è stato a contatto con un positivo oppure obbligatoria se ritenuto positivo. In quarantena si seguono delle profilassi non sempre omogenee. Ed invero ci risulta che sono diversi i protocolli terapeutici, già questo è pericoloso.»

Perché?

«Perchè non c’è un protocollo uniforme in tutto il territorio per la cura del Covid. Se la situazione dovesse aggravarsi e diventare critica, sempre dopo aver consultato un medico di famiglia, si contatta il 118 che ti porta al pronto soccorso più vicino. Quindi Termoli, Isernia o Campobasso…»

E dopo cosa succede?

«Bisogna mettersi in contatto con malattie infettive per capire se c’è posto. E qui già si crea il primo ingorgo. Dopodiché questi pazienti vengono portati a malattie infettive.

Stessa trafila per i positivi che si trovano nelle diverse strutture sanitarie.»

Dove ci sono pochi posti letto…

«Pochi posti letto disponibili rispetto ai pazienti che hanno necessità di cure.»

Quanti sono i posti di terapia intensiva disponibili in Molise?

«Per quanto mi è dato di sapere pochi rispetto ai 30, più 14. Loro sostengono che ci sono dei posti occupati che risulterebbero inferiori ai posti disponibili ma in realtà danno semplicemente dei numeri…»

Chi sono “loro”? A chi si riferisce?

«A chi va spesso in televisione a dare dei numeri. Mi esimo anche dal dire chi da i numeri. Noi abbiamo altri numeri e mi risulta che i NAS (Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma, nda) sono andati a fare visita proprio per verificare questo aspetto. Quindi noi, a questo punto, attenderemo anche l’esito ispettivo per avere conferma di quelli che sono i nostri dubbi.»

Quindi non esiste una ufficialità sul numero dei posti di terapia intensiva?

«Sappiamo che terapia intensiva è satura e i posti sono inferiori a quelli che avrebbero dovuto attivare. Peraltro ci risulta che alcune sale operatorie siano state utilizzate per la terapia intensiva rendendone cosi inutilizzabili per gli interventi ordinari. Secondo le nostre fonti i dati sono diversi e siamo estremamente preoccupati su quella che è la mancanza di ufficialità rispetto alla colorazione della Regione in termini di gravità della pandemia. Tanto è vero che, se la Regione dovesse risultare diversamente colorata, in peggio, ci troveremo di fronte a delle condotte non restrittive che avrebbero agevolato l’espandersi della pandemia, con gravissime responsabilità.»

Perché il progetto del centro Covid, individuato inizialmente nella struttura sanitaria di Larino, è stato messo da parte?

«C’è stata una istanza da parte del 90% dei sindaci molisani (118, nda) che avevano caldeggiano la soluzione di Larino centro Covid, ma non per un fatto di campanile. Si conveniva su questa struttura chiusa per la sua modernità e oggettiva utilizzabilità per lo scopo. Ovviamente ha preso posizione anche il consiglio regionale, tanto è vero che la mozione votata in consiglio ha ricevuto la maggioranza dei voti. Non solo dalle opposizioni ma anche di quella parte di maggioranza che, in qualche modo, ha ritenuto di staccarsi per un motivo obiettivo e serio. Forte di questa posizione politica e amministrativa espressa dagli organi elettivi, sindaci e consiglieri, il commissario del Governo, Giustini, ha coerentemente predisposto un piano Covid individuandolo nell’ospedale di Larino.»

dalla trasmissione Titolo V, RaiTre

Cosa prevedeva questo piano Covid?

«Non solo la cura dei pazienti, ma anche la riabilitazione dei soggetti negativizzati e un loro sostegno psicologico. Sarebbe dovuto diventare, e non escludo che possa ancora diventarlo, un centro di eccellenza. Mi auguro che questi signori ci ripensino rimendiando in parte allo scempio che hanno fatto.»

E dove finisce il progetto di Giustini?

«Il giorno dopo ne è stato presentato un altro a firma del dirigente della sanità molisana, del direttore generale dell’Asrem e del sub commissario. Di fronte a questi due progetti Urbani, soggetto noto nel mondo della sanità che si occupa addirittura dei Lea (Livelli essenziali di assistenza, nda) e, pertanto, della sanità privata, ha chiamato il commissario.»

Per quale motivo Urbani ha chiamato il commissario?

«A noi risulta, perché c’è una lettera, che dopo aver osservato il progetto del commissario gli fa capire, senza mezzi termini – e questo è stato pubblicato in un articolo di un giornale -, che il progetto che avrebbe trovato concretezza sarebbe stato quello depositato dagli altri e non il suo.»

Ma il commissario alla fine ha firmato.

«Il commissario ha inspiegabilmente sottoscritto questo secondo progetto.»

Perché il commissario Giustini firma questo secondo progetto?

«A me risulta che lui sia stato quasi costretto a firmare questo progetto. La pressione che ha preceduto la sottoscrizione non mi risulta e sarebbe utile capire se e chi l’ha esercitata, rispetto a un commissario – un pubblico ufficiale –, al punto da indurlo a firmare un progetto che diversamente non avrebbe firmato.»

Lei come fa a dire questo?

«La prova che lui non avrebbe firmato, se non avesse ricevuto questa pressione, e sarebbe il caso che la Procura indagasse, la fornisce il commissario in un articolo, dove afferma che aver pregiudicato il progetto di Larino è stato un peccato, perché sarebbe stata l’unica struttura che avrebbe potuto garantire la cura e la riabilitazione dei soggetti malati.»

Stiamo parlando della famosa lettera sbandierata, in una trasmissione televisiva, dal presidente della regione Molise?

«Quel foglio non era altro che la lettera che aveva scritto Urbani a Giustini dove lo invitava, sostanzialmente, ad apportare delle modifiche. Però è improprio definire quella lettera una bocciatura. Quindi chi ha detto che il progetto è stato bocciato ha detto una bugia clamorosa.

Il progetto di Giustini non è stato mai bocciato.

Il commissario è stato costretto a firmare un altro progetto. Se io non fossi stato costretto a firmare qualcosa non mi lamenterei della scelta fatta. Questa è la mia deduzione.»

Lei, in un’intervista rilasciata qualche giorno fa a Radio Radicale, ha affermato che “gli ospedali molisani sono dei lazzaretti e nessuno parla”. A cosa si riferisce?

«Inopportunamente hanno introdotto la regola del silenzio ai medici impefendogli di comunicare e di esprimere la loro opinione e il loro diritto di critica. Diritti questi garantiti, compreso i dipendenti, dalla Costituzione e dallo Statuto dei Lavoratori. In questo caso ci troviamo di fronte ad un’azienda pubblica, che garantisce il diritto e la tutela della salute e a maggior ragione i medici dovrebbero parlare.

Noi cittadini abbiamo il diritto di sapere cosa accade in queste strutture, per sapere come stanno le cose. Nel rispetto del principio della libera scelta della struttura a cui rivolgerci. Se voglio, posso andare in qualsiasi ospedale della Repubblica italiana, perché è un mio diritto. E se mi viene detto che, ad esempio, a Campobasso non ci sono le precauzioni e la sicurezza giusta per potermi garantire da una infezione da Covid, devo essere libero di non andare. Ma devo essere, assolutamente, informato. La parola e la comunicazione tecnico/scientifica deve essere lasciata ai medici, non ai tecnici ne tanto meno ai politici manipolatori.»

La politica regionale racconta bugie ai cittadini?

«La politica regionale non racconta la verità dei fatti.»

La politica regionale è in grado di gestire questa emergenza?

«Ad oggi ha dimostrato di non essere in grado. Abbiamo delle certezze. La Regione Molise ha fallito, così come ha fallito la sanità molisana nella gestione dell’emergenza. Noi non godevamo di ottima salute in tema di sanità, vuoi per i grossi debiti pregressi, vuoi per il depauperamento a vantaggio di quella privata. Però il colpo di grazia lo hanno dato, in questa fase, coloro che avrebbero dovuto prendere delle iniziative a tutela dei cittadini. Non solo non hanno preso iniziative, ma hanno affossato gli ospedali molisani e, pertanto, oggi non abbiamo più gli ospedali che ci possono garantire la sicurezza in caso di ricovero per patologie diverse dal virus.»

Angelo Giustini

Il commissario Giustini è stato all’altezza del compito?

«A Giustini hanno dato un bellissimo cavallo, ma senza sella e senza stalla dove poterlo ricoverare. È un cavallo che corre da solo. Mi sono permesso di suggerire di utilizzare la guardia di finanza per lo svolgimento dei suoi compiti e prendere provvedimenti rispetto a chi non ha osservato compiutamente le leggi nella gestione della sanità. Ho anche suggerito di rimuovere il direttore generale della Asrem e comunque di dichiararlo decaduto. Come stabilisce il decreto legge Calabria, poi convertito in legge, che gli consente di poter gestire questa fase e di nominare un commissario, in sostituzione del direttore generale. La legge permette di nominare un direttore generale d’intesa con il presidente della giunta regionale…»

Esiste questa intesa?

«Se questa intesa non c’è la nomina spetta al ministro con un decreto, su proposta del commissario. Questo doveva già accadere. A me risulta che il direttore generale sia stato nominato direttamente dal presidente della giunta regionale, in violazione di questa legge.»

E perché Giustini non interviene?

«Bisogna chiederlo a lui. Ma c’è bisogno di decisionismo.»

Lei su Radio Radicale ha dichiarato: “stanno tenendo ben addomesticata l’informazione”. A chi si riferisce? Sta puntando il dito contro l’informazione nazionale o regionale?

«Mi riferisco a tutta l’informazione. A livello nazionale, ad esempio, non abbiamo un’informazione sul Molise, se non per piccole situazioni.»

“Abbiamo il fondato dubbio che questa Regione non abbia mandato i dati, quelli veri, al ministero”. Lei conferma questa sua affermazione?

«Assolutamente sì.»

È molto grave, se dovesse corrispondere alla realtà. Non crede?

«Qualcuno, se vuole, mi può querelare. Così, finalmente, facciamo i processi nel Molise.»

Ma per quale motivo: per una questione di attribuzione del colore o per nascondere qualcosa?

«Mi auguro che non sia solo un gioco.»

Cosa intende?

«Al momento lo potremo considerare un gioco di potere, quello di dire “io sono il più bello di tutti”. Nel Molise assistiamo ad un teatro dell’assurdo di soggetti che auto proclamano la loro efficienza ma in realtà non sono all’altezza della situazione. Soggetti che hanno provocato danni irreparabili e irreversibili. A mio avviso, il presidente della giunta, solo per come ha gestito l’emergenza dovrebbe semplicemente dimettersi e chiedere scusa ai cittadini molisani.»

AVVERTENZA: Poche ore fa abbiamo tentato di metterci in contatto con il commissario ad acta Angelo Giustini.

Non siamo stati fortunati.

Continueremo a farlo, per poter riportare anche il suo punto di vista.  

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