Il testimone al ministro Delrio: “Accertate le ditte dei Vuolo”

Il Ministro Delrio, foto ecodibergamo.it
Il Ministro Delrio, foto ecodibergamo.it

di Paolo De Chiara

“Avviate gli accertamenti e appurate come la ditta PTAM Costruzioni possa avere certificazioni SOA e il certificato per la trasformazione acciai se la stessa è coinvolta in più vicende giudiziarie che vedono cedimenti e crolli di strutture di carpenteria sulle autostrade italiane”. Non si ferma davanti a nulla il testimone di giustizia Gennaro Ciliberto. Dopo le denunce, dopo le segnalazioni alle Procure e alle DDA italiane, continua la sua ‘battaglia’ contro la famiglia Vuolo, legata al clan camorristico D’Alessandro di Castellammare di Stabia. “I Vuolo – ripete spesso Ciliberto – vincono, con affidamento diretto, i lavori per la realizzazione di tutti i Punti Blu d’Italia. Appalto di quattro milioni di euro, eseguito in parte dalla Falegnameria Elefante di Gragnano (Napoli), il titolare Francesco, detto Ciccio, è il marito di Antonietta, la figlia di Mario Vuolo”. Il ‘re delle autostrade’. Il testimone di giustizia ha fatto emergere gli affari, i legami con la camorra, gli appalti. La corruzione. Ha parlato dei lavori per il casello di Cherasco (crollato nel 2008), della Passerella sequestrata di Cinisello Balsamo (Milano), dei ponti e dei caselli di Rosignano, Sinigallia, Settebagni, del casello di Firenze, dei lavori sull’autostrada A11 e A12 (“gravi cedimenti strutturali – scrivono i periti – grave pericolo”), dell’appalto per le barriere fonoassorbenti sull’A22 (bando europeo), della gara pubblica di Locate Triulzi (Milano), dell’appalto vinto presso il carcere di Larino, del portale crollato sull’autostrada (svincolo Santa Maria Capua Vetere, Caserta) nel dicembre del 2012. “Tutti i cavalcavia fatti dai Vuolo, nel tratto che va da Barra a Nocera Inferiore, sono a rischio crollo”.

Ciliberto ha chiesto un incontro con il neo Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. Ha inviato la richiesta, via mail, anche al capo della segreteria del Ministro. “Lo scrivente chiede se avete opportunamente valutato la mia richiesta”. Gennaro è impegnato come testimone nel processo di Monza per la costruzione della Passerella Ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano), ma vuole smascherare completamente il modus operandi dei Vuolo. “Nonostante tutto tale ditta (Ptam Costruzioni, ndr) ha continuato a partecipare a gare pubbliche e a vincere con ribassi di oltre 40%. Le mie numerose testimonianze e denunce hanno permesso che tali soggetti venissero processati, ma hanno già costituito un’altra ditta denominata APR srl”. Si attende la risposta del Ministro Delrio. Incontrerà il testimone di giustizia che ha smascherato la corruzione sulle autostrade italiane?

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LA RICHIESTA DEI TESTIMONI DI GIUSTIZIA: “MATTARELLA SI DISTINGUA DAL GOVERNO”

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Mattarella, da Repubblica.it

di Paolo De Chiara

“Noi del gruppo testimoni di giustizia campani ci chiediamo se Mattarella riconosce in noi il vero segnale dell’antimafia”. Questa la dichiarazione a caldo di Luigi Coppola, il portavoce dei testimoni della Campania, che ha chiesto a gran voce un incontro con il neo Presidente della Repubblica. Due giorni e due notti di sit-in a Roma, in piazza del Quirinale, per incontrare il Capo dello Stato. Due giorni di inutile attesa. Le porte della ‘casa degli Italiani’ non si sono aperte per queste persone, per questi cittadini che hanno denunciato le organizzazioni criminali. Cittadini onesti che non hanno girato la testa dall’altra parte, facendo semplicemente il proprio dovere. Perdendo il nome, gli amici, il lavoro. La libertà eluigi coppola tdg la speranza. “Ancora non siamo stati accolti da Mattarella – ha dichiarato Coppola -, tutto il contrario di quello che al suo giuramento ci sembrò di capire. Ci eravamo caricati di tante speranze. Finalmente un Presidente che ama chi combatte le mafie. Invece anche lui ci ha mollato. Uomini che per lo Stato hanno messo in bilico la vita e il futuro, ci sentiamo lasciati fuori dal capo dello Stato”. Un’altra manifestazione si era registrata, sempre nella Capitale, qualche settimana fa. Per chiedere l’attuazione del decreto che prevede l’assunzione nella Pubblica Amministrazione. Un lavoro e maggiori attenzioni per le loro problematiche. Hanno chiesto al “popolo onesto di non essere abbandonati”. Si legge in una nota, a firma dei testimoni di giustizia campani: Sembrava che lo Stato si stesse adoperando per ridare dignità ai testimoni di giustizia, uomini e donne onesti che hanno avuto il coraggio di denunciare le mafie, pagando in prima persona questo loro coraggioso gesto, ma la speranza di avere un lavoro finora è rimasta un miraggio”. Non sono tanti i testimoni di giustizia in Italia, stiamo parlando di circa 85 persone. Perché non si risolvono i problemi di questi cittadini? Perché non è mai stata presa in considerazione la Relazione della Commissione Antimafia, relatrice Angela Napoli, del 2008? Perché non è ancora stata fatta una legge solo per i testimoni? Per la Napoli “le loro testimonianze fanno paura, sono coraggiose e rivolte in maniera individuata a persone. Provengono da soggetti che non hanno commesso alcun reato. Ogni testimone è diverso dall’altro, ognuno va valutato per sé. Sono storie che vanno conosciute. I testimoni sono vittime di mafia”.

Luigi Coppola, avete scritto qualche giorno fa che “siete determinati”. Ma le porte, per voi, restano chiuse.  Mattarella non vi ha ricevuti. Come spiegate questo comportamento da parte del Presidente della Repubblica?

Dallo scorso 17 febbraio, con una nota scritta, abbiamo chiesto questo incontro. Non accettiamo incontri con funzionari del Quirinale, vogliamo guardare negli occhi Mattarella. Vogliamo rimarcare questa nostra volontà di parlare con lui che di mafia ha patito. Andare al Quirinale e depositare un’istanza non serve, non ci interessa e non offre il risultato sperato. Mattarella deve prestare attenzione alle persone che ci rimettono la vita. La morte del fratello (Piersanti, ucciso da Cosa Nostra il 6 gennaio 1980, ndr) dovrebbe far aprire le sue braccia, non solo le porte del Quirinale. Lui ha parlato di parte sana della società e poi non la riceve?

Sono stati due giorni buttati? È stato inutile questo sit-in al Quirinale?

No, è stato utile farlo. Adesso aspettiamo un gesto del Presidente. Se si fa consigliare da chi non vuole combattere le mafie questa è la prova che non si vogliono combattere le organizzazioni criminali presenti sul territorio italiano.

Cosa avreste voluto chiedere al Capo dello Stato?

Lui è il garante della Carta Costituzionale, vogliamo sapere se per il Capo dello Stato è normale che una legge fatta dallo stesso Stato non venga portata avanti (l’assunzione dei testimoni di giustizia nella pubblica amministrazione, ndr).

Come vi comporterete nei prossimi giorni?

Questo sit-in non si è interrotto. Lasciamo per un po’ di giorni, poi ripartiremo alla carica.

In che modo?

Con un sit-in più lungo, a turnazione. Devono darci delle risposte chiare, guardandoci in faccia. Non molleremo la presa facilmente.

Se tutto ciò non accadrà?

Vorrà dire che Mattarella è la fotocopia dell’attuale Governo.

Com’è l’attuale Governo?

Ha poca sensibilità nei confronti dei testimoni di giustizia, di chi combatte realmente e concretamente le mafie. Non ho mai sentito una parola da parte del Ministro degli Interni Alfano nei confronti dei testimoni.

vedo sento parlo