INQUINAMENTO: “IN MOLISE LA POLITICA SI COMPORTA COME PONZIO PILATO”

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di Paolo De Chiara

“È evidente che il Servizio di tutela ambientale e la Giunta regionale vogliono condizionare la conferenza di servizi e ribaltare le decisioni che sono state già prese, e anche accettate dalla stessa azienda (a malincuore). È questo il momento che la politica si prenda le proprie responsabilità”. Una presa di posizione chiara, netta. Un’accusa precisa. Tutto messo nero su bianco. In una nota dello scorso 14 giugno, firmata dal WWF Molise, dalle Mamme per la Salute e l’Ambiente e dal Consorzio di Bonifica della Piana di Venafro (la città più inquinata del Molise). “Quanta attenzione è accordata – si legge – alle preoccupazioni dei cittadini che da tempo denunciano il diffondersi di patologie e tumori che colpiscono ormai prevalentemente giovani e bambini? Con quanta serietà vengono prese in considerazione o almeno lette le osservazioni presentate? Che fine ha fatto l’obbligo istituzionale di tutela dell’inquinamento, di applicazione dei principi di prevenzione e precauzione, di legalità e correttezza?”. Domande lecite, incalzanti. Che inchiodano l’interlocutore. Le risposte? Non pervenute, nessuno risponde nel merito. Nessuno spiega, nessuno interviene per rassicurare associazioni e cittadini. Solo un misero comunicato stampa dello sGovernatore del Molise. “Accuse infondate”, scrive Frattura, “non si comprendono i sospetti vagamente complottistici”, “la delibera di Giunta numero 231 del 19 maggio 2015 va nell’esatta direzione opposta, il testo adottato all’unanimità delibera di rimettere al Servizio tutela ambientale della Regione Molise il provvedimento presentato affinché proceda a una più approfondita analisi istruttoria”. Una delibera adottata per non decidere, per rinviare. Per non esprimere una precisa posizione. Ma andiamo con ordine.

Herambiente di Pozzilli, un impianto senza AIA

In provincia di Isernia, precisamente a Pozzilli, dal 1999 opera un inceneritore, Herambiente (ex Energonut), nato come impianto a Biomasse, autorizzato nel 2008 a bruciare da 20mila a 100mila tonnellate all’anno di CDR (combustibile derivato da rifiuto). Autorizzato ad operare senza AIA (autorizzazione integrata ambientale). “Per evitare – secondo il prof. Gianni Tamino, componente del Comitato scientifico dell’ISDE (Medici per l’Ambiente) – di essere sottoposti a tale procedura i proprietari in accordo con i vari enti proposti al rilascio delle autorizzazioni hanno predisposto un piano di monitoraggio”. Solo dopo una denuncia alla Comunità Europea l’impianto è stato obbligato ad effettuare l’AIA, “essendo risultato – aggiunge l’esperto – l’unico impianto operante in Italia che, pur essendo soggetto agli obblighi della direttiva europea, funziona senza AIA”. Una storia infinita, che va avanti da troppi anni. Herambiente emette, in un anno, 20g di IPA (idrocarburi policiclici aromatici); 17mg di diossine; 1kg di mercurio; 2kg di cadmio e tallio; 2,5 tonnellate di ossidi di zolfo; 2,3 tonnellate di acido cloridrico; 123 tonnellate di ossidi di azoto; 2,5 tonnellate di ammoniaca; 0,5 tonnellate di polveri; 0,74 tonnellate di sostanze organiche. Esclusi i transitori. “Quei momenti – spiega Tamino – in cui l’impianto viene acceso e spento”. Non bisogna dimenticare che a pochi chilometri, a Sesto Campano, è situato un altro impianto che emette dai suoi camini circa 400 tonnellate di polveri, rilevanti quantità di metalli pesanti, IPA e 0,7 grammi di diossine. Anche il cementificio Colacem opera in assenza di AIA, “ma a differenza di Herambiente – conclude Tamino -, che ha tentato in ogni modo di sottrarsi, nel 2007 ha richiesto l’avvio della procedura. Attivata nel giugno 2013, dal 7 ottobre dello stesso anno tutto è sospeso. I dati sulle diossine sono poco rassicuranti. Proprio l’Arpa Molise dichiara che la situazione è critica per l’inquinamento atmosferico e per le polveri sottili, i cosiddetti PM10”.

La conferenza di servizi e la delibera regionale

“In base alla procedura di infrazione – ha dichiarato Pina Negro, del Wwf Molise -, che ha avuto l’Italia sulla corretta applicazione delle procedure in materia di valutazione, è stato emesso un decreto che ha imposto a tutti gli impianti esistenti di fare l’AIA, quindi anche Colacem ed Herambiente hanno inoltrato la richiesta. Questa AIA è finalizzata a confermare le autorizzazioni esistenti, a verificare se sono state applicate le nuove e più moderne tecnologie, a stabilire i limiti ed, eventualmente, a stabilire limiti più restrittivi”. Herambiente gioca al raddoppio, approfitta della procedura in corso, invia due comunicazioni alla Giunta regionale del Molise, per richiedere “modifiche non sostanziali”, dal suo punto di vista, per l’impianto: raggiungere la massima potenza (49, 9 megawatt) e bruciare un nuovo tipo di rifiuto, il CSS (combustibile solido secondario) con codice 19.12.12. “Ma non è così”, spiegano le associazioni, “le modifiche che Herambiente vuole apportare al proprio impianto le garantiranno enormi profitti, potendo bruciare tipi di rifiuti che fino ad oggi non ha potuto accettare ma che sono presenti sul mercato in gran quantità. Quelle variazioni comporteranno l’incenerimento di quantità superiori del 70% di quelle attuali, un nuovo tipo di rifiuto, ma soprattutto comporteranno un inquinamento significativo dell’ambiente e dannoso per la salute umana. Herambiente non dichiara le quantità che intenderà bruciare, non ipotizza quantità e qualità di emissioni, non vuole che siano valutati i rischi di tali emissioni. Herambiente ha adottato la stessa manovra anche per altri impianti posseduti in Italia”. Ma cosa significa? Risponde Pina Negro: “la legislazione italiana (Sblocca Italia, ndr) ha stabilito che questi impianti possono lavorare alla massima potenza e possono raggiungere il carico termico ammesso”. Il problema dove si pone? “Loro hanno chiesto di bruciare un altro tipo di combustibile”. Cosa comporta? “Il 19.12.12 ha un potere calorifico inferiore e, quindi, per arrivare a saturare il carico termico ne possono bruciare di più”. Perché vi opponete? “L’azienda non può bruciare il Cdr 19.12.12, deve fare la valutazione di impatto ambientale, perché è una nuova tipologia di rifiuto, perché vuole aumentare le quantità. Anche in conferenza di servizi l’Arpa dice la stessa cosa, perché è una modifica sostanziale”. Ma cos’è questa modifica sostanziale? “È contenuta nel decreto legislativo 152 del 2006. Si ha modifica sostanziale ogni volta che si cambiano i parametri, in modo tale che si possono avere effetti dannosi per l’ambiente”. In Molise esiste la legge 25 del 2003 che si occupa di questa questione. “All’articolo 22 dice che cosa si intende per modifica sostanziale”. Herambiente nell’agosto 2014 invia una raccomandata alla Giunta regionale e comunica la modifica. “La Regione non ha mai risposto”. Il silenzio assenso vale in materia ambientale? “Non vale, la legge 241 del 1990 all’art. 20 parla chiaro. Non si forma in materia ambientale, per l’importanza degli interessi coinvolti”. Lo scorso maggio si è svolta la conferenza di servizi, cosa è emerso? “L’azienda deve presentare per queste modifiche una nuova richiesta. Per legge”. Basta leggere il verbale della seduta e i relativi allegati per comprendere il ragionamento del rappresentante Wwf per il Molise. “L’autorizzazione – si legge – che si intende rilasciare entro il 7 luglio 2015 prevederà la stessa quantità di rifiuti attualmente autorizzata”. Viene esclusa l’autorizzazione del nuovo rifiuto. “L’inserimento di questo codice – spiega il sindaco di Venafro, Antonio Sorbo -, che noi non vogliamo, aprirebbe la possibilità di introdurre, attraverso particolari procedure, anche rifiuti tossici”.

Rifiuti radioattivi?

Tra i pareri spicca quello di Vecere, il direttore del Servizio tutela ambientale della Regione Molise: “si ritiene di mantenere i quantitativi già autorizzati” e quello dell’Asrem: “si preveda il controllo sistematico della radioattività su CSS (rifiuti) in ingresso allo stabilimento”. Rifiuti radioattivi? Cosa si brucia in quei forni? Perché questa avvertenza? Chi controlla i rifiuti in ingresso? Sei giorni dopo, dalla Giunta regionale del Molise, viene approvata la delibera n.231. La Giunta delibera di rimettere al servizio proponente il provvedimento “affinché proceda ad una più approfondita analisi istruttoria”. Nel documento istruttorio le parole di Vecere, presente nella conferenza di servizi: “si propone alla Giunta regionale di prendere atto della modifica non sostanziale comunicata alla Giunta”, “aggiornare la delibera del 2009 integrando il codice CER 19.12.12”, “prendere atto della comunicazione di Herambiente”, “ridefinire l’importo della garanzia finanziaria che Herambiente dovrà prestare in favore della Regione Molise in 510 mila euro”. Da che parte sta la Regione, chiedono le associazioni. “La giunta regionale – spiega Pina Negro – avrebbe potuto, in base alla legge, stabilire se la modifica è sostanziale o non sostanziale. Invece rinvia al servizio proponente il documento istruttorio allegato. A cosa serve questa delibera? Non è una delibera con cui deliberano. Ogni volta che un Servizio propone una cosa si fa la delibera? Perché è stata fatta questa delibera?”. Perché viene fatta la delibera? “Fanno questa delibera per mettere un po’ di zizzania. Perché Herambiente, non contenta, sta continuando la sua azione. Per rimettere in discussione tutto”. E il comunicato di Frattura? “Vuole dire che non hanno preso nessuna decisione. Hanno fatto come Ponzio Pilato”. La battaglia è appena iniziata. Dai due consiglieri regionali del M5Stelle una nota: “la decisione sta alla Regione, può impedire che le modifiche richieste da Herambiente possano aggravare la situazione ambientale nella zona di Venafro, soprattutto in mancanza di un Piano di risanamento della qualità dell’aria da più parti invocato e di una stima sulla valutazione di impatto sanitaria”.

Gli assessori regionali

La “delibera che non delibera” è stata licenziata lo scorso 19 maggio. Un solo assessore assente: Massimiliano Scarabeo da Venafro, con delega alle politiche dello sviluppo economico (arrestato dalla Guardia di Finanza per frode fiscale e truffa aggravata ai danni della Regione Molise). “Non è una delega di mia competenza”. È mai arrivata una sollecitazione? “Solo qualche giorno fa, da parte delle Mamme per la Salute e ho condiviso la loro preoccupazione. Mi sono immediatamente mosso, mi sono raccordato con qualche collega di maggioranza, ma anche con qualcuno dell’opposizione ed abbiamo formalizzato una mozione”. Ma che senso ha fare queste delibere? “Non ero presente. Le delibere le propone la politica, ma le struttura la parte tecnica. Questa delibera conferma la volontà dell’amministrazione regionale a non voler adottare dei provvedimenti dove, nel caso specifico, la politica non è d’accordo rispetto alla procedura tecnica”. Il direttore del Servizio tutela ambientale è stato accusato di essere contraddittorio. “Sono perfettamente d’accordo. Sotto l’aspetto tecnico è chiaro che il dirigente del caso specifico si assumerà le sue responsabilità”. Si parla di rifiuti radioattivi. “Nutro qualche perplessità rispetto all’introduzione della nuova tipologia di rifiuti. Questo tipo di variazione viene messa in campo per fare che cosa? Vigileremo nella prossima seduta della conferenza di servizi, che è di fondamentale importanza”. Frattura parla di accuse infondate. Ma sono visionarie queste associazioni che denunciano i problemi del territorio? “Il presidente della Giunta ha esternato il proprio pensiero. Frattura si è impegnato a far fronte rispetto a queste due richieste”. È una delibera che non delibera? “La politica dà gli atti di indirizzo. Ritengo che questo tipo di atto ricevuto da parte della struttura tecnica non sia stato avallato”. Abbiamo sentito anche l’assessore competente, con la delega all’ambiente. Con Vittorino Facciolla, reso celebre da Le Iene, siamo partiti dalla ‘delibera che non delibera’: “se noi riteniamo carente l’istruttoria è evidente che dobbiamo rinviare. Questa è una delibera che ha il presupposto della cautela piena, nel senso che avremmo dovuto licenziare la presa d’atto su un’istruttoria positiva, ma non l’abbiamo fatto per la mancanza di approfondimenti e certezze sul tipo della procedura. L’esatto contrario di quello che si può pensare. Una posizione di grande garanzia. Per una volta che facciamo una cosa in maniera lapalissiana, evidentissima, grossolana a favore della tutela dell’ambiente ci sta pure il problema inverso?”. E sul comportamento di Vecere? “Non vedo questa contraddittorietà”. Sono visionarie queste associazioni? “Non mi sembrano visionarie”. Perché si lamentano? “Non hanno motivo di lamentarsi, la cautela è stata piena. Herambiente ha fatto rimostranze sul fatto che non avessimo applicato de plano lo Sblocca Italia, perché ritiene che la modifica non sia sostanziale. Noi ci dobbiamo affidare all’organo tecnico che fa attività istruttoria”. Diversi consiglieri regionali stanno presentando delle mozioni. Perché c’è tutto questo fermento? “Il fermento c’è perché ogni cosa che riguarda l’azienda desta preoccupazione”. Ci sono pezzi della maggioranza che stanno criticando la scelta. “Ognuno pensa di fare bene il proprio mestiere. Non abbiamo interessi a fare fughe in avanti, non siamo portatori di alcun tipo di interesse, se non quello della tutela ambientale del territorio. Chi fa ragionamenti diversi vuol dire che è portatore di un’evidente malafede oppure ci vuole vedere per forza il marcio”. Il 29 giugno l’appuntamento decisivo. Due sedute per la conferenza di servizi: una per Colacem e una per Herambiente. Verranno tutelati gli interessi delle due aziende o quelli della collettività?

da RESTOALSUD.IT

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MOLISE. Ambiente e inquinamento: “Situazione preoccupante. Compromessa la catena alimentare”

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di Paolo De Chiara

“Nel nostro territorio insistono attività a forte impatto ambientale che esercitano da un decennio e immettono in aria sostanze tossiche riconosciute nocive dalla scienza e dalla legge. Studi internazionali evidenziano come in questi territori, interessati soprattutto dalla presenza di inceneritori, aumentano in modo vertiginoso patologie allergiche, respiratorie, oncologiche e cardiache soprattutto nelle donne e nei bambini. Nel nostro territorio non esiste uno studio epidemiologico, il Registro dei tumori è inattivo, non esiste un monitoraggio serio delle immissioni di inquinanti nell’aria, e, se tutto ciò fosse falso, la verità non è dato saperla”. Un quadro drammatico, una denuncia dettagliata. Dall’Ilva di Taranto? Dalla Terra dei Fuochi? No, dal Molise. Dall’Isola inFelice, resa tale da certa politica, complice e dannosa. Brava a difendere l’indifendibile e incapace a risolvere i drammi della popolazione. Sono le Mamme per la Salute e l’Ambiente di Venafro che parlano, che si battono, che non si arrendono. Un gruppo di donne agguerrite, le vere sentinelle del territorio. Operano nella provincia di Isernia, precisamente a Venafro. Territorio martoriato per gli affari della Camorra (in passato diverse ditte, come la Rer e la Fonderghisa, sono state utilizzate per affari illeciti e criminali), per la presenza di impianti altamente inquinanti, per lo sversamento di rifiuti, per la pessima qualità dell’aria. “Aver scoperto che l’aumento di alcune patologie – precisano le donne coraggio – è strettamente connesso all’inquinamento ha indotto un gruppo di mamme a capirne di più, tanto da ritenere, oggi, che la tutela della nostra salute, di quella dei nostri figli, e delle generazioni future è la priorità assoluta”. Ma in Molise nulla si muove. Si tende a minimizzare, ad evitare gli odiosi allarmismi. Necessari. Ne è convinto il giudice Ferdinando Imposimato, che già alla fine degli anni ’80 denunciava le infiltrazioni malavitose: “senza allarme sociale non può esserci la reazione della popolazione”. Grazie alle Mamme per la Salute di Venafro sono stati portati alla luce i risultati di diverse analisi: su una foglia di fico, prelevata nei pressi della Colacem di Sesto Campano; nella polvere di cemento, proveniente dallo stesso cementificio. “L’inquinamento sulla foglia di fico – scrive il dott. Stefano Montanari, responsabile dell’azienda Nanodiagnostics di Modena – induce a prendere precauzioni per l’ingestione di prodotti dell’orto o dell’agricoltura cresciuti nella zona in cui tale inquinamento esiste”. Viene riscontrata la presenza di particella di ferro, con titanio e manganese. Nel cemento presenze di uranio e torio, elementi radioattivi. “Dette ceneri – aggiunge Montanaripotrebbero provenire anche dallo stesso stabilimento che, bruciando rifiuti, potrebbe smaltire le derivanti ceneri mescolandole al cemento. Se ciò fosse vero che tipo di rifiuti o altro combustibile brucia la Colacem per trovarci in presenza di sostanze altamente tossiche e nocive quali uranio e torio?”. Nel 2010 e nel 2011 due casi di diossina nella carne bovina. Le mamme di Venafro denunciano anche la presenza di diossina nel latte materno. Riscontrata dai tecnici dei laboratori del consorzio interuniversitario di Chimica di Marghera (Venezia). “Un dato molto preoccupante che conferma ciò che temevamo: la diossina e i suoi composti sono entrati prepotentemente nella catena alimentare”. Solo diossina? “Ci si ammala gravemente di tumore – spiega Daniela Battaglia, esperta Fao di produzione animale -, sono molte le leucemie e i linfomi, corrono voci insistenti sull’esistenza di numerosi casi di interruzioni di gravidanza, di casi di sterilità maschile, di giovani donne che vanno in menopausa precocemente, di una popolazione infantile affetta da patologie allergiche e respiratorie. Si incentivano costruzioni di nuovi altri mostri quali biomasse, biogas, turbogas, centri di raccolta rifiuti di cui si viene a conoscenza solo a cose fatte e decise nei palazzi”. Sul territorio della provincia di Isernia, tra Sesto Campano e Monteroduni, sono presenti sia Herambiente (ex Energonut): un inceneritore nato come impianto a biomasse, che brucia quasi 100 mila tonnellate di rifiuti l’anno, unico impianto operante in Italia che funziona senza AIA, e la Colacem: un cementificio tra i più grandi d’Europa, che brucia quasi 25 mila tonnellate di rifiuti ogni anno, che opera senza AIA. A differenza di Herambiente, “che ha tentato in ogni modo di sottrarsi”, nel 2007 ha richiesto l’avvio della procedura. Attivata nel giugno del 2013, ma dal 7 ottobre dello stesso anno tutto è sospeso. “Dai rapporti di prova dell’ARPA Puglia emerge – ha certificato il dott. Stefano Raccanelli, già dirigente del laboratorio di microinquinanti dell’Inca (il consorzio interuniversitario ‘La Chimica per l’Ambiente’) di Venezia – che la ditta Colacem, cementificio che brucia CDR non è in grado di rispettare i limiti imposti dalla legge in vigore per le emissioni per PCDD/F “diossine”. Anche per l’impianto Energonut di Pozzilli dai rapporti di prova dell’ARPA Puglia emerge che le emissioni di diossine risultano tutt’altro che rassicuranti”. Lo scorso 18 aprile è stato organizzato, a Venafro, un convegno dal titolo “Ambiente, Salute ed Economia”, dove è intervenuto anche il prof. Gianni Tamino, già docente di Biologia presso l’Università di Padova e componente del Comitato scientifico dell’ISDE (Medici per l’Ambiente). “Dai rapporti di prova effettuati nel 2011 – ha affermato Tamino – sull’inceneritore e sul cementificio i dati sulle diossine sono poco rassicuranti”.

Cosa significa?

Va chiarito che per le diossine parlare di limiti è un discorso piuttosto parziale, perché dobbiamo sempre tener presente che si tratta di sostanze in grado di alterare il sistema endocrino, cioè il sistema ormonale, e di produrre tumori. Quindi un valore sotto il quale non c’è effetto non esiste. Questi valori sono comunque preoccupanti perché la pericolosità delle diossine si misura in miliardesimi di milligrammo per chilo di peso corporeo, oppure per quantità di sostanza grassa. Tenendo conto di tutti questi aspetti i risultati sono abbastanza preoccupanti, le analisi esistenti parlano di situazioni preoccupanti. Abbiamo, ad esempio, nella carne bovina quindici casi superiori al livello d’azione e ben due non conformi. Il fatto che vi siano parecchi campioni o di uova o di carne che rappresentano i punti della catena alimentare superiore, cioè per le diossine passando da erba a erbivori e poi a carnivori si ha un incremento costante della quantità di diossine concentrate nel grasso. Se la diossina era presente nella matrice ambientale (erba, fieno, ect.) gli animali lo concentrano al proprio interno nella parte grassa.

Lei, nel suo intervento in Molise, ha citato due casi: Herambiente e Colacem. Perché?

Sono sicuramente due casi emblematici, ma non gli unici, cui sicuramente le diossine vengono emesse. Siccome noi abbiamo nel contesto ambientale circostante all’area industriale, comunque nel territorio di Venafro, delle zone dove si accumula diossina nei prodotti animali è interessante vedere quelle attività aziendali dove è più facile che ci siano emissioni di diossine.

Tracce di diossine sono state trovate nella carne bovina e nel latte materno.

Quello è ancora più preoccupante, perché la madre è il terzo livello. Se noi consideriamo la catena alimentare c’è prima l’erba, poi gli erbivori e poi i carnivori. Man mano si ha un aumento della concentrazione. Sulla base di questi dati vediamo che le concentrazioni sono ancora gravi, perché dobbiamo tener presente anche quant’è il limite di legge per la quantità di diossine, per esempio, nel latte bovino. Non si può mettere in commercio se supera un certo limite. Avere quasi 10 picogrammi per grammo di grasso nel latte materno, tenendo presente che attualmente il valore per il latte è intorno ai quattro a livello di latte da vendere, come latte da alimentazione, vuol dire che abbiamo una quantità di diossine nel latte materno, cosa che succede spesso nelle zone inquinate come può essere Taranto o Brescia, superiore a quelle che rendono ammissibile la vendita del latte bovino.

Il picogrammo è un’unità di misura del peso che equivale a un miliardesimo di milligrammo.

Esatto. Una quantità minima, bastano poche molecole per determinare delle alterazioni del funzionamento del sistema ormonale.

È stata compromessa la catena alimentare?

Sicuramente. Noi troviamo una matrice ambientale dove le emissioni di diossine ci sono e sono accertate perché abbiamo valori nell’ordine non lontano dal grammo, come emissione di Colacem, e di milligrammi, come emissioni annue di Hera. Tenendo presente che la diossina può durare nell’ambiente più di dieci anni, ogni anno si accumula l’anno precedente. Quindi abbiamo una situazione di vari grammi nell’ambiente e quando la pericolosità è a miliardesimi di milligrammo abbiamo miliardi di volte, sparsi nell’ambiente, quantità pericolose che possono accumularsi, attraverso la catena alimentare, nelle piante che diventano foraggio, negli animali e poi nell’uomo.

Quali sono i rischi per la salute umana?

È noto che la diossina può determinare alterazioni, sicuramente può essere cancerogena. Ma non è solo questo. Molte malattie degenerative possono essere indotte da queste variazioni di regolazione ormonale che sono determinate da questi interferenti.

Nel 1991 l’OMS stabilisce, per le diossine, una dose tollerabile giornaliera pari a 10 picogrammi. Nel 2011 l’UE riduce la dose a 2 picogrammi. Nel 2012 si interviene sui lattanti. Secondo i suoi dati, nella provincia di Isernia, si sfora il limite giornaliero?

Probabilmente si, bisognerebbe fare ulteriori ricerche. Ma il fatto che trovi quei valori nella carne bovina, nelle uova e nel latte materno significa che incominciamo ad avere una pericolosità, particolarmente grave se riguarda donne incinte e bambini. Queste alterazioni si ripercuotono nell’arco di tutta la vita e possono addirittura essere transgenerazionali.

Lei ha affermato che la quantità di diossina emessa dipende dalla quantità di materiale bruciato. Si brucia troppo nelle aziende citate?

Non dovrebbero bruciare, è un errore. Il rifiuto non va bruciato, perché ogni volta che brucio il rifiuto determino inquinamento e perdo la materia contenuta nei rifiuti. I rifiuti vanno, prima di tutto, ridotti come quantità e poi selezionati e riciclati per recuperare le materie prime.

E sulla qualità del materiale cosa possiamo aggiungere?

Qualunque cosa brucio le diossine si formano. Se brucio legna produco diossine, se brucio rifiuti produco diossine, se brucio rifiuti selezionati, anche senza plastica, le diossine si formano lo stesso.

Le Mamme per la Salute e l’Ambiente oltre a denunciare la presenza di diossina nella carne bovina e nel latte materno hanno fatto analizzare una foglia di fico e della polvere di cemento. Sulla foglia sono state riscontrate particelle di ferro, con titanio e manganese, mentre nella polvere di cemento uranio e torio.

Quando brucio qualcosa ho una quantità di sostanze chimiche che vengono immesse, liberate nell’aria come inquinanti nell’ordine di migliaia di composti. Ogni volta che brucio qualcosa, tipo materia organica, inevitabilmente produco migliaia di diversi composti chimici. Quando abbiamo parlato di diossine ci siamo limitati ad un solo aspetto di queste emissioni, ma le stesse aziende, ovviamente, ammettono di produrre una gran quantità di altri tipi di composti, in particolare di metalli pesanti, alcuni dei quali molto pericolosi. Sulla base stessa delle dichiarazioni di emissioni, ad esempio della Colacem, possiamo parlare di una quantità che è di circa centinaia di tonnellate di polveri sottili.

Cosa contengono le polveri?

Al loro interno contengono o le diossine o i metalli pesanti o gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA).

Cosa sono?

Dei composti cancerogeni complessi che si formano grazie alle combustioni. Quando si fa la carne alla brace e vediamo quel colore nerastro, quelli sono gli idrocarburi policiclici aromatici.

Dal suo intervento è emerso che la Colacem, ogni anno, emette dai suoi camini circa 400 tonnellate di polveri, rilevanti quantità di metalli pesanti, IPA e 0,7 grammi di diossine. Che significa? È un pericolo per la salute?

Sicuramente le quantità di polveri sono enormi e proprio l’Arpa Molise dichiara che la situazione è critica per l’inquinamento atmosferico e quella delle polveri sottili, i cosiddetti PM10. Vi son stati, nelle indagini fatte, vari superamenti dei limiti giornalieri, di conseguenza la norma vorrebbe che nelle aree in cui vi sono stati questi superamenti non si introducano nuove fonti di emissioni di polveri sottili. Invece sono stati autorizzati una quantità elevatissima di camini, come la Colacem, ma anche per Hera. Lo ammette la stessa Hera che gli inquinamenti sono di IPA, …

Ecco, passiamo ad Herambiente. In un anno 20g di IPA; 17mg  di diossine; 1kg di Mercurio; 2 kg di cadmio e tallio; 2,5 tonnellate di ossidi di zolfo; 2,3 tonnellate di acido cloridrico; 123 tonnellate di ossidi di azoto; 2,5 tonnellate di ammoniaca; 0,5 tonnellate di polveri; 0,74 tonnellate di sostanze organiche. Vale lo stesso discorso fatto per la Colacem?

Sono quantità inferiori, ma rilevanti. Abbiamo sostanze cancerogene, le diossine sono di meno ma non per questo irrilevanti. Abbiamo, però, un chilo all’anno di mercurio, due chili di cadmio e tallio, mezza tonnellata di polveri particolarmente pericolose. Esclusi i transitori.

Lei lo scrive anche nella sua relazione. Cosa sono i transitori?

Sono quei momenti in cui l’impianto viene acceso e spento. Un po’ come l’automobile, se uno a freddo accende la macchina vede che dal tubo di scappamento escono fumi neri molto più pericolosi di quando è avviata e ha raggiunto la temperatura e il normale livello di marcia. Questi valori che riporto sono senza calcolare i transitori, che possono essere molti nel corso dell’anno.

Lei parla di cattive scelte di bruciare, perché l’illusione della soluzione inceneritore non elimina i rifiuti, non produce energia, ma produce inquinamento. Esiste un’alternativa?

Certamente. Tenendo presente che se si vuole eliminare i rifiuti bruciarli vuol dire moltiplicarli circa per quattro. Se sommo il peso degli inquinanti che vanno in atmosfera più le scorie e i rifiuti che rimangono sotto forma di polveri e ceneri pesanti moltiplico per quattro volte il valore di partenza. Aumento l’inquinamento.

Qual è la soluzione?

Tendenzialmente nel produrre meno rifiuti, soluzione possibile se cominciamo a ragionare eliminando tutti i materiali che servono per il confezionamento. Usiamo tantissima quantità di carta per confezionare un prodotto che compriamo per il contenuto. Bisogna eliminare gli imballaggi, comprare le cose che durano e non il materiale usa e getta, per esempio. Dobbiamo ridurre i rifiuti. Quelli che restano devono essere materiali pensati in partenza per essere riciclati e non bruciati.

Il territorio della provincia di Isernia è definitivamente compromesso?

Certamente tutta l’Italia è compromessa da questo punto di vista. Abbiamo zone ben peggiori, pensiamo a Taranto e ad altre parti del Paese. Sicuramente è assurdo che un’area, che fino a poco tempo fa si caratterizzava per un ambiente sano, per un’agricoltura di allevamenti, adesso abbia ricevuto tutta una serie di attività industriali che non sono tipiche della zona, ma vengono o dall’Umbria o dal Nord Italia. Sono state importate una serie di attività industriali, particolarmente inquinanti.

Esiste una speranza per il territorio e per la popolazione?

Purché si cambi politica industriale, si modifichi la logica e non si vada a rincorrere attività inquinanti per eliminare errori, nella logica produttiva, scaricando in aree, come quella di Venafro, attività che sono solo inquinanti, magari importando rifiuti o attività da altre zone dove preferiscono passare ad attività meno pericolose.

dal sito mammesaluteambiente.it

da RESTOALSUD.IT

bruno

Il Veleno del Molise
Il Veleno del Molise

PARLA LA TESTIMONE OCULARE: “Ho visto tutto, nei terreni hanno sepolto rifiuti industriali…”

MOLISE. La ‘discarica’ di Venafro fa riemergere vecchi interrogativi intorno a una vicenda mai chiarita

“I MIEI FIGLI HANNO VISTO IL MOSTRO”

La testimone: ‘Non ho paura di parlare’. Suo figlio: ‘ho visto una terra fumante, ancora bollente’

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di  | 1 novembre 2013 – da restoalsud.it

VENAFRO (Isernia). Intorno al campo in località ‘Masseria Lucenteforte’ si è finalmente risvegliato l’interesse. Se ne parla, se ne scrive. Ancora molto poco. Ci si reca sul posto, abbandonato da troppi anni. Una storia seppellita. Le voci, molto basse, giravano da tempo. Ma niente di ufficiale. Anzi si! Sono ufficiali i certificati, le carte, i documenti, il ripristino, la ‘bonifica’ (superficiale, molto superficiale).

“Tutto è stato fatto”, ha affermato il proprietario Ernesto Nola di Venafro. Ma cosa è stato fatto? “C’è stata una conferenza di servizi, con la Regione, il Comune di Venafro e l’Arpa, che ha stabilito che tutto stava a posto. Ho ceduto a titolo gratuito questo materiale, mi dicevano di mettere il terreno buono. Invece hanno fatto un disastro, tutti questi buchi. Sono stato danneggiato da questi pseudo imprenditori d’assalto”.

Imprenditori d’assalto li definisce Nola. Il proprietario che ha firmato tutti i contratti. In quel campo ‘a riposo’ si registrano cose troppo strane. Anche il terreno, dopo essere stato calpestato da soggetti “poco affidabili”, si è ribellato. Ha cacciato fuori pezzi di plastica, di ferro, di ghisa. Funghi neri, schifosi. Una melma verde che appare quando piove. Cosa c’è sotto quel campo? Cosa è stato interrato? Chi non ha fatto il proprio dovere? Tre aziende si sono occupate del terreno, tutte contrattualizzate dal Nola,  in ordine: la Bimed di Medici, la Rasmiper di Moscardino e la Edilcom di Di Nardo.

Tutto inizia nel 1990 e finisce, ufficialmente (dati Arpa Molise), nel 2008. Restiamo in attesa dei documenti richiesti (e visionati) all’Arpa il 17 ottobre scorso. Perché oggi quel terreno ‘a riposo’ versa in condizioni pietose? Abbiamo incontrato un nuovo testimone oculare (“Ho visto tutto, voglio raccontare tutto. Non ho paura di parlare”), proprietaria di un terreno che dista cento metri dal ‘campo a riposo’: “noi abbiamo un terreno nelle vicinanze, lì ho trascorso la mia vita. Non posso dire di non aver visto. Ho visto dei camion che scaricavano cose ferruginose, cose grigie, nere. Scavavano e mettevano. C’era un signore (Antonio Moscardino, ndr) che propose a mio marito di utilizzare l’uliveto per il misto. Voleva scavare il nostro terreno, io vedevo che scavavano notte e giorno. Ho visto i camion che scaricavano rifiuti industriali”.

Moscardino ha sulle spalle i fatti di Campomarino (“Gestiva, trasportava e riceveva – scrive il Gip Roberto Veneziano del Tribunale di Larino – ingenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi smaltiti illecitamente mediante interramento”, pena patteggiata, un anno e otto mesi di reclusione) e di Vinchiaturo (“Creava – scrivono i giudici della Corte di Appello di Campobasso nel 2006 – le condizioni di concreto pericolo di inquinamento delle acque e del suolo, pericolo poi concretamente attualizzato a seguito di un incendio del materiale”, sei mesi e 3mila euro di ammenda, reato raggiunto dalla prescrizione).

Tutti si ricordano del personaggio ‘poco affidabile’, ma pochi parlano (“è pericoloso”). È più pericoloso non sapere cosa è stato interrato, cosa è rimasto in quel terreno. “Mio marito – racconta la signora – mi diceva sempre ‘è una vergogna’, poi si è ammalato di Sla. Ha vissuto in quel campo. Noi ci chiediamo ancora se la Sla è una malattia ambientale o personale. Mio marito viveva in quella campagna, aveva il suo uliveto. Ha respirato tutta quell’aria, mi ricordo che una volta mi raccontò che stava passando di lì e si sentì male. Un forte capogiro, si dovette fermare e non so per quanto tempo non capì nulla. Mentre passava proprio in quel posto”.

La testimonianza della signora è fondamentale per capire diverse cose. Il ‘modus operandi’, il sistema utilizzato da chi cercava terreni vergini per traffici mortali e la conferma di un passato poco chiaro. Messo, come il campo di Nola, a riposo. Lo stesso geologo, Vito La Banca, che firma nel 2007 la comunicazione del ripristino ambientale, mette in dubbio la versione ufficiale: “i lavori di bonifica sono stati fatti in due puntate, più che una bonifica una pulitura. Solo superficiale, il materiale presente sul terreno. Poi è calato il silenzio su questa storia. Non è stata fatta una vera bonifica, ma una pulitura superficiale”. È stato dichiarato il falso? Chi ha dichiarato il falso? Perché la gente del posto non deve sapere la verità? Per Vittorio Nola, presidente del Consorzio di Bonifica di Venafro: “i controlli in questa Regione non funzionano, è un fatto acclarato”. Cosa significa? Perché queste denunce non si fanno pubblicamente?“Sotto quel terreno (‘Masseria Lucenteforte’, ndr) c’è una bomba. Sono disposta a testimoniare, ho visto tutto. Da me è venuto Moscardino, mio marito mi disse di questo contatto, di questa richiesta. A lui serviva il misto, ma non riempiva con altra terra. Riempiva con rifiuti industriali. Dissi a mio marito di non fare nulla, Moscardino era un residuo di galera. Voleva pagarci per questa operazione. Ancora mi chiedo perché quell’uomo bellissimo, bravissimo di mio marito è morto. Di due malattie, di Sla e di cancro all’intestino. C’è qualcosa di strano o no?”.

È possibile rispondere alle domande lecite della signora? È possibile consultare un Registro dei Tumori in Molise? Un marito morto di Sla e di cancro e un figlio con una rara malattia. “È una storia – spiega il figlio della testimone oculare disposta a parlare – uscita fuori dopo tanto tempo. Ne ho sempre parlato, nessuno mi ha creduto. Ora mi danno ragione. Mio padre all’epoca fece anche delle fotografie, ero piccolo. Ricordo i camion che andavano a scaricare, passavano sulla strada. Portavano una terra nera e fumante, ancora bollente. Scaricavano in continuazione, mi ricordo tutto. Stiamo parlando di un terreno avvelenato, speravo che questa storia uscisse fuori. Doveva uscire prima, molto prima”. Ma perché dopo tanti anni la signora, la testimone oculare, ha deciso di parlare, di dire tutto quello che ha visto? “Sono stanca, voglio sapere perché questo marito mio, che  andava tutti i giorni lì, è morto di due brutte malattie. I miei figli hanno visto tutto, erano ragazzini di otto, nove anni. Hanno visto il ‘mostro’. Mio marito si è ammalato nel 2002. E le falde acquifere dopo tanti anni? Dopo tante schifezze?”.

Dalla Procura della Repubblica di Isernia, coordinata da Paolo Albano, qualcosa sembra muoversi. È già stato effettuato un primo sopralluogo dall’Arpa di Isernia e dal Noe (Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri) di Campobasso. È stato scavato a sette, otto metri per interrare del materiale particolare? È arrivato il momento di scavare, di capire cosa c’è sotto. In tutti i sensi.

VIDEOVENAFRO (Isernia). COSA E’ STATO INTERRATO?

L’INCHIESTA – La melma nera che può essere una bomba ecologica