LE MAFIE IN ITALIA E IN MOLISE… NESSUNO E’ ESCLUSO!!! #scuole

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CULTURA & LEGALITA’
Percorso formativo per gli studenti di Campobasso 

#insiemesipuò

 

LE MAFIE IN ITALIA E IN MOLISE… NESSUNO E’ ESCLUSO!!!
15 dicembre 2017, ore 10:30
2° appuntamento con gli STUDENTI del Liceo Scientifico “A. Romita”

 

“La mafia teme la scuola più della giustizia,
l’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa”
Antonino CAPONNETTO

Cultura&Legalità secondo appuntamento al Liceo Romita di Campobasso

Secondo appuntamento con l’iniziativa ‘Cultura&Legalità‘, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Campobasso in collaborazione con il giornalista e scrittore Paolo De Chiara e l’Associazione ‘I Care‘. L’evento, dal titolo ‘Le mafie in Italia e in Molise… nessuno è escluso’, questa volta ha coinvolto gli alunni  delle classi quarte del liceo scientifico ‘Romita’ del capoluogo che, attenti, hanno ascoltato e interagito con gli ospiti che sono intervenuti.

A moderare l’incontro la giornalista Manuela Garofalo che ha subito dato la parola alla Preside dell’Istituto, la professoressa Anna Gloria Carlini che, ringraziando l’amministrazione per aver coinvolto la scuola in questa iniziativa, ha sottolineato che questi momenti si incarnano in quella che è l’offerta formativa del liceo.

L’Assessore alla Cultura al Comune di Campobasso, Emma de Capoa ha commentato che promuovere queste iniziative nelle scuole significa sottolineare sempre di più il ruolo della cultura e della legalità, aspetti fondamentali per lo sviluppo della persona e poi rivolgendosi ai ragazzi ha detto che “lo spirito critico e la libertà di pensiero sono fondamentali per analizzare la società in cui viviamo”.

Tra gli ospiti è intervenuta Palmina Giannino, testimone oculare e parente di vittime dei disastri ambientali di Venafro, che ha raccontato come si è trovata coinvolta, da testimone, nella questione dei rifiuti ambientali che da tempo coinvolge il territorio venafrano e che nel silenzio di tutti, comprese le istituzioni, ha trovato il coraggio per denunciare. “Ho visto e ho voluto raccontare e quando tutti mi dicevano che ero un eroe per quello che ho fatto ho detto che tutti averebbero dovuto farlo”. Rivolgendosi ai giovani studenti poi ha continuato che mafia, legalità ed ecologia sono tre parole che vanno insieme, se si vedono cose illegali  ha detto – si devono denunciare, io ho avuto il coraggio di farlo e se vedete qualcosa di illegale dovete dirlo”.

In merito a questa situazione la signora Palmina ha spiegato che il comune di Venafro ha fatto molto poco e ancora si sta aspettando il registro dei tumori e delle malattie rare e ha concluso categorica “chi ha rubato la nostra aria deve pagare”.

Tre anni fa dunque la testimone venafrana ha avuto il coraggio di smuovere una situazione che però dura da 30 anni e che coinvolge un territorio completamente inquinato, “un Molise nella mani della criminalità organizzata”, queste le parole del giornalista e scrittore Paolo De Chiara che nel suo libro ‘Il veleno del Molise – trent’anni di omertà sui rifiuti tossici’ racconta come sono andati i fatti e parlando quindi della nostra regione dice che chi la definisce isola felice “vuole nascondere sotto il tappeto problematiche che non si vogliono risolvere. Ancora oggi si parla di ipotetico traffico di rifiuti tra Pozzilli e Sesto Campano, ma ci sono fatti concreti e non ipotesi e già nel 2010  un’interrogazione parlamentare parlava di vero cimitero di veleni e ancora prima nel 2004 in un’altra  si parlava dell’arresto di Antonio Caturano che scaricava rifiuti tossici in quella zona. Dobbiamo sempre tenere i riflettori accesi, – ha continuato – solo così andiamo a risolvere il problema”.

Il giornalista ha sottolineato che è importante conoscere i fatti anche se molte volte su alcuni organi di informazione si leggono solo opinioni e i cittadini devono avere il coraggio di testimoniare ciò che di illegale vedono. I giovani – ha continuato De Chiara – devono invertire la rotta, tutti devono decidere da che parte stare, se essere schivi o uomini liberi e per essere uomini liberi bisogna sapere, avere la conoscenza e avere sempre la testa alta, per cambiare lo stato delle cose non dobbiamo girare la testa dall’altra parte, ma dobbiamo entrare in campo e fare il cittadino”. 

Il Tenente Colonnello dei Carabinieri Forestali di Isernia, Gianluca Grossi si è sempre occupato di ambiente e continua a occuparsi del problema delle ecomafie,“siamo una  specialità dell’Arma e ci occupiamo di proteggere l’ambiente e il nostro compito è quello, in caso di reati, di riferirlo alla magistratura. L’inquinamento ambientale – ha continuato – è qualcosa che riguarda ognuno di noi e nessuno può e deve sentirsi estraneo da questo. Ci vuole consapevolezza, l’inquinatore è un criminale e un ladro di futuro che compromette le generazioni future” e poi concludendo ha invitato i giovani a essere sempre impegnati e ha detto “ricordatevi che le strade corte non portano da nessuna parte, ma abbiate sempre fiducia,  coraggio e la forza di rialzarvi”.

Un incontro dunque formativo e pieno di riflessioni per i giovani studenti che hanno seguito con attenzione e interesse i diversi interventi e racconti che riguardano il nostro territorio, una terra non immune da situazioni che a volte ci sembrano troppo lontane.

MI

da Moliseweb.it

 

LAVORO – La strategia della tensione

fiom

 

DR MOTOR: Reintegrati due lavoratori: “licenziamenti illegittimi”

 

di Paolo De Chiara

Un atto di arroganza, sanato con una sentenza ‘in nome del popolo italiano’. I due lavoratori della DR Motor Company SpA licenziati (Filippo Esposito e Angelo Pinelli), per ingiusta causa, devono essere reintegrati. Lo ha deciso il Tribunale di Isernia con un’ordinanza lo scorso 6 agosto.

La vicenda risale al 7 giugno del 2013, quando diversi operai (senza stipendi e certezze lavorative) decisero di manifestare, con regolare autorizzazione, il proprio dissenso all’interno della villa comunale di Isernia. In un luogo pubblico. Di fronte l’abitazione del patron della Dr Massimo Di Risio. Un ‘picchetto’ per ricordare al padrone di rispettare gli impegni. Uno sciopero organizzato dalla Fiom Molise, con la presenza del segretario regionale Giuseppe Tarantino, “per protestare contro il mancato pagamento di numerose mensilità di retribuzione ai lavoratori”.

DR MOTOR foto villa isernia

Filippo e Angelo vengono accusati di “comportamenti offensivi nei confronti del presidente Massimo Di Risio” e di “aver danneggiato la società con dichiarazioni non veritiere fatte alla stampa in occasione di altre manifestazioni di protesta, sempre legittimamente organizzate dalla Fiom del Molise”. Gli operai non pagati non hanno nemmeno il diritto di parola e di critica. Devono solo buttare il sangue.

Presente allo sciopero anche uno 007, identificato dalla digos, armato di macchina fotografica e impegnato a immortalare ogni singolo partecipante. Cornuti e mazziati.

007

Ecco il video per ricordare meglio il ‘simpatico’ episodio. “I lavoratori – scrive in un nota il segretario Tarantino – hanno impugnato il licenziamento sostenendo la legittimità della partecipazione allo sciopero indetto dalla propria organizzazione sindacale, diritto costituzionalmente garantito, di non avere offeso il presidente e la sua famiglia, di avere fatto dichiarazioni veritiere e comunque prive di qualsiasi rilevanza di carattere disciplinare non essendo esse la causa della situazione di difficoltà dell’azienda”. E’ entusiasta il sindacalista della Fiom: “soddisfazione per una vicenda che rischiava di compromettere il fondamentale diritto costituzionale dei lavoratori di scioperare per la tutela e salvaguardia dei propri diritti in questi ultimi anni completamente calpestati in nome della tutela degli interessi imprenditoriali”. C’è ancora la vicenda di Emidio Berardi, un lavoratore della DR Motor licenziato e già reintegrato. Il prossimo 20 agosto, per l’opposizione fatta dall’azienda, si celebrerà l’udienza presso il Tribunale del capoluogo. dr

Dalla Dr Motor, contattati telefonicamente, nessun commento.

DA restoalsud.it

L’imprenditore che licenziò gli operai che protestarono sotto casa sua dovrà riassumerli

(dal Molise) FUGA DI CERVELLI, la lettera di Mario

fugadicervelli

L’ISOLA INFELICE

Mario, 24 anni, neolaureato in Economia (a pieni voti), in cerca di occupazione – ISERNIA

Sò che quanto sto per scrivere non risolverà probabilmente la situazione, ma, mi sento di dover comunicare la mia frustrazione e, al di là dei social network che sono senza dubbio un mezzo veloce per condividere i propri pensieri, ho bisogno che sia la stampa a diffondere quanto riporterò qui di seguito. La ragione che mi spinge a scrivervi nasce dall’esigenza di dare libere sfogo alle mie preoccupazioni.  Innanzitutto vorrei presentarmi, mi chiamo Mario ho 24 anni e sono un giovane studente neolaureato in Economia a pieni voti, ho concluso il mio quinquennio di studi universitari lo scorso dicembre e sono in cerca di occupazione. In questo mese e mezzo da “disoccupato” ho analizzato bene il mercato del lavoro e sono arrivato alla seguente conclusione: in Italia, l’Università è diventata un parcheggio per studenti. Non esiste (se non in maniera sporadica e pagando fior di quattrini -per informazioni vedi le università private -) un punto di raccordo, un anello di congiunzione tra il percorso di studi e l’immissione successiva ad un posto di lavoro.  I giovani neolaureati sono abbandonati a se stessi, ma la cosa più sconfortante e dover pensare di migrare all’estero per cercare di poter realizzare i propri sogni. Pensavo che la fuga di cervelli fosse solo un banale di titolo di un film ma, ad oggi, mi viene più facile credere che sia la nostra, triste, realtà. Pur vivendo in epoche diverse, posso capire come si è sentito Napoleone quando è stato esiliato a Sant’Elena, un uomo strappato dalla sua terra natale e costretto vivere lontano dalla sua famiglia e noi, giovani neolaureati, ricalcheremo le sue orme, andando ad arricchire il capitale umano di chissà quale paese.

Cordialmente

Mario

DR MOTOR. La FIOM Molise: “Licenziamenti illegittimi, ricattatori e senza alcun fondamento”

Lavoratori Dr in Prefettura
Lavoratori Dr in Prefettura

ISERNIA. “I lavoratori e le loro famiglie, senza il supporto delle istituzioni e della politica, hanno pazientato anche troppo. Adesso sono allo stremo ed hanno messo in atto le forme di mobilitazione contemplate dalla Costituzione Repubblicana e dalla legislazione vigente”. Continua la ‘lotta’ della Fiom Molise e dei lavoratori Dr Motor per rivendicare gli stipendi, “che non ricevono da vari mesi”. Dopo le forti polemiche della settimana scorsa (per il presidio nella villa comunale del capoluogo pentro e per lo striscione: “Dr Motor… Automobili per passione. E i nostri stipendi in Bolle di Sapone…”.), ieri, si è registrata la nuova puntata della lunga ‘telenovela’: tre operai licenziati. “La FIOM Cgil Molise – scrive Tarantino in una nota – ha proclamato lo sciopero nello stabilimento della DR Motor Company e comunica che il giorno 14 giugno 2013 dalle ore 8, terrà un Presidio in piazza della Repubblica nei pressi della Stazione Ferroviaria di Isernia”. Per sostenere “le giuste rivendicazioni dei lavoratori  della DR Motors Company, che non ricevono i salari da vari mesi”. Spiega Tarantino: “recentemente sono stati collocati, tutti, in cassa integrazione, per la quale sono state avviate da qualche mese le procedure e per la cui  approvazione ed erogazione si prevedono tempi non brevi”. Il Presidio di domani (14 giugno 2013) è stato indetto per “denunciare all’opinione pubblica e a tutte le autorità preposte che l’azienda, che non paga i lavoratori da vari mesi, ha messo in atto un’azione ritorsiva comunicando il licenziamento di  tre dei 59 lavoratori”. Per la Fiom Molise sono “licenziamenti illegittimi, ingiustamente ricattatori e non a caso, senza alcun fondamento. Le mobilitazioni sono state indette e gestite dalla FIOM Cgil regionale”. ‘Ricatto’, questo è il termine utilizzato dal segretario regionale Tarantino: “licenziare chi lotta per i propri diritti, e in stato di necessità, è un odioso ricatto. Per questo la FIOM Cgil chiama alla solidarietà tutti i lavoratori e i cittadini”. Della Dr Motor, della situazione dei lavoratori, del futuro di questa Azienda (che voleva rilevare anche Termini Imerese) si parla poco. Molti, in questa Regione, non hanno fatto il proprio dovere. Molti hanno fatto finta di non vedere, molti continuano a girare la testa dall’altra parte. Questo l’appello della Fiom: “chiediamo alla politica, alle Istituzioni democratiche e alle autorità preposte di farsi carico del problema dei salari non pagati e di intervenire perché questi licenziamenti ingiusti siano ritirati immediatamente”.

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DR MOTOR. Tre lavoratori licenziati dopo il presidio

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di Paolo De Chiara

ISERNIA. “E’ un fatto gravissimo. Dopo il presidio alla villa Comunale tre lavoratori sono stati licenziati con una raccomandata. Impugneremo i licenziamenti”. Queste le parole del combattivo  segretario regionale della FIOM Molise, Giuseppe Tarantino, dopo le lettere di licenziamento inviate, oggi (12 giugno), a tre lavoratori. Per Tarantino le motivazioni risiedono nella scelta del presidio, organizzato qualche giorno fa, a Isernia. Nella villa comunale. Per ‘contestare’ le scelte aziendali del proprietario della Dr Motor, Massimo Di Risio. Sono diversi anni che i lavoratori chiedono certezze, da diversi mesi sono in ‘lotta’ per i loro diritti. Per la loro retribuzione. “Abbiamo lavorato e vogliamo essere pagati”. Le richieste degli operai dell’azienda automobilistica sono sempre cadute nel vuoto, non ci sono mai state risposte. Solo annunci e proclami, mai andati a buon fine. Come l’acquisto di Termini Imerese, il progetto naufragato dopo mesi di trattative. Dopo mesi di propaganda. Si sono rivolti e hanno incontrato il Prefetto di Isernia, dove Di Risio non si è mai presentato. Hanno scioperato davanti ai cancelli dello stabilimento di Macchia d’Isernia, dove un operaio è stato anche investito, con la macchina, da un dipendente. Qualche giorno fa (venerdì 7) il presidio alla villa comunale: “la gente deve sapere”. Con uno striscione hanno informato i cittadini, i passanti (molti hanno invitato i lavoratori a non mollare): “Dr Motor… Automobili per passione. E i nostri stipendi in Bolle di Sapone…”. Oggi, la doccia fredda. Tre lavoratori licenziati con una raccomandata con ricevuta di ritorno. “Torneremo alla villa comunale per rivendicare i nostri diritti, non ci facciamo intimorire”. Venerdì (14 giugno) un nuovo Presidio.   

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DR MOTOR – Lavoratori in Prefettura: “SIAMO ESASPERATI” 

PRESIDIO DR MOTOR: “Non vogliamo essere fotografati” (dal ‘fotografo’ “che lavora con il Presidente” Di Risio)

Clicca QUI per il VIDEO originale

DR MOTOR – Lavoratori al presidio: “Non vogliamo essere fotografati”

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ISERNIA. Continua lo sciopero dei lavoratori della Dr Motor di Macchia di Isernia. Questa mattina un presidio alla villa comunale per sensibilizzare i cittadini del capoluogo pentro: “Dr Motor… Automobili per passione. E i nostri stipendi in Bolle di Sapone…”. Questo lo striscione realizzato dalla FIOM Molise, l’unico sindacato vicino agli operai. “Dopo l’incontro con il Prefetto di Isernia abbiamo deciso di posizionare il presidio nella villa comunale. Vogliamo i nostri soldi, la gente deve sapere”. IMG_1144Nel corso del presidio la presenza di un ‘fotografo’ aziendale ha fatto infuriare gli operai.

Ecco, nel video, la reazione dei lavoratori e dei sindacalisti della Fiom presenti:

— IMPORTANTE —

PER EVITARE LA CANCELLAZIONE DEL VIDEO DA PARTE DI YOUTUBE, DOPO LA SEGNALAZIONE FATTA DA ‘QUALCUNO’, SONO STATI OCCULTATI I VOLTI. ECCO PARTE DEL TESTO INVIATO DAL SERVIZIO ASSISTENZA: 
“…con questo messaggio la informiamo che abbiamo ricevuto un reclamo di violazione della privacy da parte di un privato in relazione ai suoi contenuti. […] …Vogliamo offrirle l’opportunità di rimuovere o modificare le informazioni private nei contenuti segnalati. Ha 48 ore per intraprendere un’azione riguardo al reclamo. Se rimuove la presunta violazione dal sito entro 48 ore, il reclamo presentato verrà chiuso. Se la potenziale violazione della privacy rimane sul sito dopo 48 ore, il team di YouTube esaminerà il reclamo e le informazioni potrebbero essere rimosse in base alle nostre Indicazioni sulla privacy…”.

Clicca QUI per il VIDEO originale

(VIDEO) – DR MOTOR – Lavoratori in Prefettura: “SIAMO ESASPERATI”

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I LAVORATORI DELLA DR MOTOR DI MACCHIA DI ISERNIA INCONTRANO IL PREFETTO.
Continua lo sciopero degli operai della Dr Motor. “Non ci ascolta nessuno, non sappiamo più cosa fare. Siamo stanchi, stufi, esasperati. Non sappiamo più come mantenere le nostre famiglie. La situazione non è bella”. All’incontro con il Prefetto, l’ennesimo e inutile, dove il titolare dell’azienda automobilistica molisana, Massimo Di Risio, non si è presentato (ha inviato una nota), hanno partecipato i lavoratori che da diversi giorni sono in sciopero: “la situazione è al limite della tollerabilità”. L’unica sindacato presente è la FIOM Molise, con il segretario regionale Giuseppe Tarantino: “a oggi la Dr non si è smentita. Attendiamo una risposta per un tavolo che loro possono convocare. Apprendiamo tutto tramite la stampa, attenderemo il concordato per vedere se l’azienda può mantenere le promesse fatte ai lavoratori e ad altri creditori. E’ difficile mantenere i lavoratori in questo momento di crisi”.

A Cura di Paolo De Chiara

da restoalsud.it – Molisani con la schiena dritta

Giuseppe Tarantino
Giuseppe Tarantino

di  | 31 maggio 2013

Difendere i lavoratori molisani. Questo è l’impegno quotidiano del giovane segretario regionale della Fiom Molise, Giuseppe Tarantino. Instancabile, ostinato, preparato, sempre presente in ogni vertenza, in ogni incontro con le Istituzioni.

Spesso attaccato da alcuni imprenditori, dalla politica (quella con la ‘p’ minuscola) e tenuto a bada anche dalla Cgil locale per la sua tenacia. Non lascia l’osso facilmente, lo tiene stretto sino al raggiungimento del ‘suo’ obiettivo.

Per gli interessi di ogni singolo lavoratore, lasciato senza lavoro, senza futuro, senza dignità. L’altro giorno era, con gli operai stufi e stanchi, davanti ai cancelli della Dr Motor (l’azienda automobilistica che non paga gli stipendi agli operai, che aveva annunciato l’interesse per l’acquisto di Termini Imerese), per la rivendicazione dei loro diritti (“le Istituzioni sono spesso assenti. Ora con il governo regionale di centro-sinistra dobbiamo rimpiangere gli assessori di centro-destra?”). Non le manda a dire, parla in faccia, tutela i suoi iscritti (che stanno aumentando di giorno in giorno).

Ha nelle mani molte altre vertenze, legate al destino di tantissimi lavoratori: Astec, Fiat Powertrain, Cantieri Navali, Da.Ma., delle tante aziende presenti nei vari e deserti Nuclei industriali molisani. Si batte e rivendica la sua molisanità. Lui è napoletano, ma da tanti anni in Molise. Per il suo lavoro, per le sue battaglie. Ha partecipato a una trasmissione televisiva in un teatro (organizzata da ‘Il Bene Comune’, una rivista molisana), ha risposto a dieci domande, stile Saviano e Favio, legate all’essere e al non essere molisano. Colgo l’occasione per ringraziarlo pubblicamente per il suo fondamentale lavoro (questo è il sindacato che piace ai lavoratori perché lotta e tutela i loro diritti) e per una risposta (non so se meritata) in particolare. Questo il testo del suo intervento:

Mi sento Molisano perché qui ho conosciuto la mia compagna e tanti compagni di lotta. Qui ho imparato a fare sindacato e qui sono stato scelto per rappresentare tutti gli iscritti alla FIOM.

Perché il cibo è buono e la cucina è “antica”. Perché anche i sentimenti sono genuini, spesso.

Per la serenità e la forza degli anziani rimasti nei paesi: sono loro che non permettono che la memoria venga dilapidata.

Perché ci sono giornalisti come Paolo De Chiara che raccontano delle fabbriche chiuse e della mafia.

Perché ci sono preti come Don Silvio Piccoli che si battono per l’acqua pubblica e per i deboli.

Perché ci sono tante associazioni che si battono contro l’eolico selvaggio.

Perché ci sono comitati e associazioni che si battono perché la sanità rimanga pubblica.

Perché ci sono le Mamme per la salute a Venafro che si battono per la tutela dell’ambiente e del latte materno.

Perché insieme ai pochi politici con la schiena ancora dritta, ci sono tanti molisani che disprezzano il trasformismo imperante. Sono, insieme agli studenti che si battono per il diritto allo studio, i naturali alleati della FIOM.

Perché il Tribunale di Larino, per quattro volte di seguito, ha riconosciuto le ragioni della FIOM e ha dato torto a Fiat, in nome della Costituzione Italiana.

Non mi sento Molisano perché la “famiglia” diventa troppo spesso “familismo” e le donne in politica e nelle istituzioni sono troppo poche.

Non si vigila adeguatamente sulla qualità dell’ambiente e non si istituisce un registro tumori.

I paesi si vanno spopolando perché non c’è lavoro, i giovani sono costretti ad andarsene e vengono eliminati i servizi.

Perché i giornalisti lavorano a 5 euro al pezzo e ricevono dall’editore l’elenco dei politici da osannare e di quelli da colpire. Non hanno o non possono avere la schiena dritta.

Perché la Chiesa, attraverso la politica, difende i suoi interessi finanziari.

Perché difficilmente prevalgono le ragioni di chi lotta per preservare l’ambiente dalla speculazione selvaggia. La politica non le rappresenta.

Perché la politica non gestisce in modo efficiente la sanità e non tutela la sanità pubblica.

Perché le Mamme per la salute si sono dovute costituire in associazione per combattere la loro battaglia, spesso in solitudine.

Perché la “democristianità” è cultura molto condivisa e il voto di quelli che ancora votano è per lo più clientelare.

Perché non c’è un piano per il lavoro, perché il tessuto industriale è in ginocchio, le aziende maggiori sono in crisi profonda, e, come disse Enzo Biagi, di cassa integrazione si può morire.

da restoalsud.it 

fiom

 

DR Motor – SCIOPERO dei Lavoratori

Massimo Di Risio
Massimo Di Risio

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

MACCHIA DI ISERNIA (Is) –  Sono davanti ai cancelli. Dalle ore 14 di oggi (inizio del turno di lavoro) hanno deciso di incrociare le braccia per i loro diritti. Avanzano mesi e mesi di stipendi. Uno sciopero ad oltranza se non arriveranno le giuste risposte dall’azienda. Sono gli operai (stanchi) della Dr Motor di Macchia di Isernia, l’azienda automobilistica molisana di Massimo Di Risio. Dal 2011 la loro situazione è andata sempre più peggiorando. Annunci, proclami, promesse, Termini Imerese. Hanno ascoltato di tutto. Hanno cercato una mediazione, hanno protestato. Sono stufi: “oggi siamo molti di più. Si sono aggiunti i nuovi iscritti alla Fiom”. L’unico sindacato presente davanti ai cancelli. “Dov’è la politica, dove sono i rappresentanti istituzionali? Dobbiamo rimpiangere la Fusco Perrella (ex assessore di centro-destra)?”. Il segretario regionale Giuseppe Tarantino, impegnato in tante drammatiche vertenze regionali, vuole vederci chiaro. Vuole capire le intenzioni del proprietario della Dr Motor. “Oggi nell’azienda ci sono 7/8 macchine da aggiustare – spiegano i lavoratori -. Noi pretendiamo i nostri soldi”. Una situazione difficile che va a cozzare con il ‘lancio’ dell’Ansa del 9 maggio scorso: “La Dr Motor Company riparte dalla ‘Dr Zero’. Il prototipo della city car è in fase di lavorazione nel centro ricerche e sviluppo di Macchia d’Isernia e la vettura potrebbe essere già sul mercato alla fine del 2013. La notizia è trapelata nel corso di un incontro con i concessionari per la presentazione delle nuove versioni dei modelli della gamma Dr. […] Nel 2011 era a un passo dall’accordo per l’acquisizione dell’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese (Palermo), sfumato dopo mesi di trattative e il placet di Invitalia, Regione Sicilia e governo”. Gli operai non ci stanno e contestano l’annuncio: “Difficile produrre nuove macchine, se i vecchi stipendi ancora non sono stati pagati. Veniamo chiamati a lavorare quando arrivano quelle poche macchine da modificare”. E’ stato chiesto un tavolo di concertazione con il Prefetto di Isernia, l’ennesimo incontro. Gli altri sono andati a vuoto, per l’assenza di Massimo Di Risio. Nello stesso tempo è in piedi lo sciopero davanti allo stabilimento. Delle risposte dovranno arrivare, la corda è stata tirata e ora si è rotta. “Non capiamo, non riusciamo a capire le sue intenzioni. Aspetta soldi da qualcuno?”

fiom

CRISI? I LAVORATORI NON HANNO PIÙ BISOGNO DEL PADRONE. Intervista al docente della Sapienza di Roma, Alberto Zevi

Intervista al docente della Sapienza di Roma, Alberto Zevi

CRISI? I LAVORATORI NON HANNO PIÙ BISOGNO DEL PADRONE

A Trento un seminario dedicato alle imprese recuperate dai dipendenti: “In Italia c’è una lunga tradizione. Si rileva l’impresa e poi la si gestisce come cooperativa”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“In Italia c’è una lunga tradizione di lavoratori che, di fronte alla crisi della propria impresa, si propongono di rilevarla del tutto o parzialmente per poi gestirla come cooperativa. Questa è un’antica tradizione che risale, addirittura, al secolo scorso”Con queste parole Alberto Zevi, uno dei maggiori esperti italiani nel finanziamento delle cooperative, ha spiegato il nuovo fenomeno che si sta riaffacciando in Italia.

Convertire le imprese in difficoltà in imprese gestite dai lavoratori è una soluzione che in molti casi si è rivelata vincente. Proprio su questo tema è stato organizzato da Euricse e da Rizoma, un seminario dal titolo: “Recuperare le imprese, rivitalizzare le comunità: contrastare la crisi convertendo le imprese in difficoltà in imprese gestite dai lavoratori”,presso la facoltà di Economia di Trento. “Il seminario – secondo gli organizzatori – si pone l’obiettivo di mettere in evidenza come queste riconversioni in cooperative di lavoro, o in altre forme di imprese gestite da lavoratori, stiano aiutando le comunità a salvaguardarsi dalla crisi e dallo sfruttamento socio-economico. Si approfondirà una nuova pista di ricerca interdisciplinare e internazionale su questo fenomeno, al fine di comprendere meglio le specificità organizzative di queste cooperative, i loro processi di progressiva affermazione, al fine di incoraggiare le politiche in grado di promuovere processi di recupero attraverso la forma cooperativa o altri modelli di Impresa Sociale”.

Esempi di empresas recuperadas (impresa recuperata) provengono anche da altri Paesi, in particolare quelli colpiti dalla crisi macro-economica, come l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay, la Francia e la Spagna. Secondo Alberta Bottini di COSPE (cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti), l’Organizzazione non governativa operativa anche in Argentina“a partire dalla crisi del 2001 i settori popolari della popolazione hanno saputo elaborare nuove pratiche economiche come risposta sociale e collettiva alla povertà e alla precarietà lavorativa. Sono circa 220 le imprese recuperate, costituite in cooperativa, e circa 15.000 i lavoratori protagonisti di questa storia. Il dato più rilevante è che dal 2001 ad oggi nessuna impresa recuperata ha chiuso, mentre continuano a recuperarsi fabbriche in tutto il paese, in America Latina e soprattutto ora, in Europa”.

E In Italia? Ci sono diversi esempi di imprese recuperate dai lavoratori. Come la D.&C. Modellaria, a pochi chilometri da Padova, o la Calcestruzzi Ericina di Trapani (confiscata alla mafia nel 2000). Dopo un passato burrascoso queste due aziende sono gestite da cooperative di lavoratori. Anche l’Esplana Sud di Nola (Napoli), azienda di imballaggi per ortofrutta, è stata rilevata dalla Carovana Coop, formata da 40 ex dipendenti. Abbiamo contattato Alberto Zevi, docente presso l’Università La Sapienza di Roma per capire meglio il fenomeno“E’ un’antica tradizione che risale, addirittura, al secolo scorso. Ha avuto uno sviluppo forte negli anni ’80 e ’90, che poi si è ridimensionata, ma che appare con forza in questi ultimi due o tre anni. I lavoratori che di fronte al rischio o alla certezza di diventare disoccupati si pongono come obiettivo quello di rilevare loro l’impresa e di provare a gestirla”.

Qual è il meccanismo di recupero da parte dei lavoratori?

In generale ci sono vari meccanismi, spesso quando l’impresa è fallita i lavoratori possono pensare, se il curatore fallimentare è d’accordo, di affittarla per un certo periodo di tempo, riservandosi poi di acquistarla dal fallimento. Altre volte l’acquistano direttamente. Con il loro capitale, con il capitale che ottengono da altri strumenti gestiti dal movimento cooperativo, acquistano un’impresa, i macchinari, gli immobili e la gestiscono direttamente. Sono due i meccanismi: prima l’affitto e l’acquisto o direttamente l’acquisto.

Cosa accade in altri Paesi?

Esiste da sempre, si è accentuato a seguito delle due crisi petrolifere degli anni ’70. Negli anni ’80 ha avuto un grande sviluppo, sostenuto da politiche statali. In altri Paesi è diventato significativo. In Argentina, a seguito della grande crisi degli inizi degli anni 2000, molti gruppi di lavoratori hanno pensato, di fronte all’abbandono dell’imprenditore o al fallimento dell’impresa in cui erano impegnati, di cercare di rilevarla per conto proprio. In questo Paese il fenomeno ha avuto una grande rilevanza, però si è sviluppato anche in Uruguay, in Francia, in Spagna. Non è un fenomeno soltanto italiano.

Riguarda le grandi aziende o anche le piccole e medie imprese?

Prevalentemente riguarda le piccole e medie. Ci sono stati anche casi di imprese un po’ più grandi, ma il fenomeno è più limitato. In Italia, in questo periodo, ha riguardato soprattutto imprese tra i 10 e i 50 lavoratori.

Secondo lei, perché?

La grande impresa è molto difficile trasformarla. Una cooperativa può diventare grande via, via. Però trasformare un’impresa in una cooperativa di lavoro è più complesso. Anche gli incentivi che esistono sono rivolti alla piccola e media impresa.

da L’INDRO.IT di  giovedì 25 Ottobre 2012, ore 18:23

http://lindro.it/Crisi-I-lavoratori-non-hanno-piu,11225#.UIus1W8xooc

IL SISTEMA MICHELE da Report del 14/10/2012

Michele Iorio
Michele Iorio

 

 

IL SISTEMA MICHELE

da REPORT – http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-bae45c27-88a0-4156-bb54-0d9a069a2ce7.html?refresh_ce

PUNTATA DEL 14/10/2012

di Emilio Casalini

Oneri pubblici e guadagni privati, anche nei settori più disparati. Succede spesso in Molise, dove il Consiglio Regionale è proprietario di pollifici e zuccherifici. E la finanziaria della regione, FinMolise, è legata a società anonime lussemburghesi, cipriote e panamensi in un labirinto societario che solo le indagini aperte dalla magistratura stanno provando a districare. E’ quello noto come sistema Molise praticato dal Governatore Michele Iorio che da 11 anni siede indisturbato sullo scranno più alto della Regione. Proprio grazie al sistema messo in piedi gode di un grande appoggio, e ha già detto che si ricandiderà per la quarta volta consecutiva se il Consiglio di Stato martedì prossimo confermerà la sentenza del Tar che ha decretato nulle le ultime elezioni regionali per via delle liste con firme false.

PER IL VIDEO CLICCA QUIhttp://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-bae45c27-88a0-4156-bb54-0d9a069a2ce7.html?refresh_ce

AUTUNNO CALDO? “CI SARÀ UN’ESPLOSIONE DELLE CRISI AZIENDALI”

Dopo le parole della Fornero, abbiamo intervistato Enzo Masini della Fiom

AUTUNNO CALDO? “CI SARÀ UN’ESPLOSIONE DELLE CRISI AZIENDALI”

Per il sindacalista il Governo non si è mai interessato al sistema industriale

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Sicuramente l’autunno non sarà facile, come dimostrano i dati sulla produzione industriale. Questa crisi è molto pesante e mette a rischio il futuro industriale del nostro Paese. L’assenza di industria mette a rischio il lavoro, e quindi sull’industria dobbiamo e possiamo ancora contare”. Mette le mani avanti il ministro del Lavoro Elsa Fornero. Annuncia, dai microfoni di ‘Radio Anch’io’ un autunno difficile per gli italiani. Nel 1969, anche il leader socialista Francesco De Martino parlò di “autunno caldo”. Una mobilitazione che coinvolse5 milioni di lavoratori. Operai, lavoratori, impiegati e studenti: tutti in piazza per rivendicare soldi, dignità e diritti. Stiamo rivivendo quei tempi? Ci sono, oggi, punti in comune con quel periodo? Lo abbiamo chiesto a Enzo Masini della Fiom-Cgil, senza dimenticare il riferimento della Fornero sulla Fiat e su Marchionne: “Ritengo che incontri di franca discussione siano sempre utili, e personalmente non mi sono mai sottratta, anzi mi sono offerta più volte. Con l’ad Sergio Marchionne mi sono sentita recentemente e abbiamo pensato a un incontro anche nel mese di agosto. Allo stato non ci sono motivi per pensare che Fiat non mantenga i suoi impegni di investimento”. 

Per Masini non è possibile fare il paragone con il 1969. “Anni di difficoltà e di comportamenti delle imprese non proprio esaltanti, ma arrivavamo da una fase di sviluppo del Paese. Una crisi momentanea molto leggera, eravamo su un’onda del boom economico. Esplose una rivendicazione operaia e incrociò una rivolta di tipo generazionale. Questa volta siamo in un contesto completamente diverso”.

Cioè?

Siamo al quinto anno di crisi mondiale, con una ripresina nel 2011. Solo un palliativo. Siamo di fronte al fatto che la crisi sta erodendo proprio le grandi conquiste sindacali fatte all’inizio degli anni ’70. Viene messo continuamente in discussione lo Statuto dei Lavoratori, insieme agli spazi di libertà sindacale. Il 1969 fu anche l’anno della riforma delle pensioni, oggi siamo alle controriforme, con colpi pesanti sul versante della previdenza. Siamo di fronte al fatto che la crisi economica sta aprendo un disastro dal punto di vista sociale e della trattenuta economica delle imprese. Che può tradursi nel licenziamento di centinaia di lavoratori, per non dire migliaia nelle realtà più calde.

Lei come prevede questo ‘autunno caldo’ annunciato dalla Fornero?

Prevedo un autunno caldo sul versante del lavoro, perché proprio le ultime riforme fatte da questo Governo, sia per quanto riguarda la previdenza e la progressiva riduzione degli ammortizzatori sociali, farà sì che di fronte alle crisi che ci sono e che si accentueranno non avremo a disposizione neppure i classici ammortizzatori sociali. Avremo un’esplosione delle crisi aziendali, che diventeranno crisi sociali. E rischiano di diventare veri e propri scontri nel Paese. Il Ministro del Lavoro, più che lanciare allarmi, dovrebbe preoccuparsi di quali interventi poter fare. Sia sul versante delle politiche industriali, insieme al Ministro Passera, e sia sugli ammortizzatori sociali per contenere gli effetti della crisi. Dire che ci sarà un autunno caldo è una previsione molto facile.

Sull’industria possiamo e dobbiamo puntare” ha dichiarato la Fornero.

Sul sistema industriale italiano questo Governo non sta facendo assolutamente niente. Purtroppo è in continuità con tutti gli altri Governi. L’Italia non ha nessuna politica industriale, non ha mai fatto scelte rispetto ai settori da sviluppare, mantenere e difendere. Siamo in totale balìa di quelli che si chiamano i mercati, che in altri Paesi sono il frutto di decisioni politiche dei Governi. Non è che sono questa cosa così astratta. In Italia mancano le decisioni da parte del Governo. Il nostro tessuto industriale, ancora molto ricco, rischia di impoverirsi notevolmente.

Arriviamo alla Fiat. Ad agosto il Ministro Fornero potrebbe incontrare Marchionne. Qual è la situazione?

Occorre distinguere il settore della Fiat che produce camion, trattori e macchine di movimento terra che ha una crisi minore. Ma è in corso un processo pericoloso per il nostro Paese, perché sarà unificata la Iveco con la CNH. Avranno una sede sociale e una società di diritto olandese. Questa società non sarà più quotata alla borsa di Milano, come ha dichiarato Marchionne. Questo è un segnale pericoloso, perché questi settori hanno anche un indotto molto radicato, molto importante e molto specializzato.

Invece nel settore dell’auto?

Siamo al disastro. Siamo sotto le 500 mila auto prodotte in Italia, uno dei Paesi in Europa dove non ci si confronta più con la Germania, la Francia, l’Inghilterra, la Spagna. Per trovare questi volumi bisogna andare in piccoli Paesi che hanno una dimensione industriale non come la nostra. Oltre a questo, c’è il fatto che Marchionne continua a non investire in Italia. Dei 20 miliardi che aveva detto di voler investire in quattro anni, ne ha tirati fuori due e mezzo. Siamo di fronte al fatto che mentre si apre un altro stabilimento in Europa, in Italia non si procede assolutamente a nessuna innovazione. Per fare la produzione attuale basta un solo stabilimento. Ci sono diversi stabilimenti a rischio.

Quali sono?

Pomigliano, Cassino, Melfi e Mirafiori. Gli unici stabilimenti che non sono a rischio sono la Ferrari, la Maserati e le ex carrozzerie Bertone, rilevate dalla Fiat. Tutti e quattro gli stabilimenti possono essere sottoposti a una processo di chiusura.

da L’Indro.it di venerdì 10 Agosto 2012, ore 20:05

http://lindro.it/Autunno-caldo-Ci-sara-un,9936#.UCz6llbN_BE

PROVE DI CONCERTAZIONE

PROVE DI CONCERTAZIONE: “Monti sbaglia, è un’analisi frettolosa”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Ora tocca alla concertazione. Dopo la riforma delle pensioni e del lavoro, e la strana vicenda degli esodati e la spending review il rapporto tra Governo e sindacati continua a diventare sempre più delicato.

Lo scontro tra due filosofie di pensiero può trovare il suo culmine finale proprio nelle parole del Presidente del consiglio Monti, durante l’assemblea dell’Associazione bancaria italiana. Gli esercizi di concertazione del passato hanno generato i mali contro cui lottiamo oggi e per i quali i giovani non trovano lavoro, proprio perché lo Stato interveniva”.

E’ quindi la concertazione il ‘male’ da abbattere e depotenziare, secondo il Governo dei tecnici (e delle banche). Monti ha spiegato anche il suo punto di vista sulle parti sociali che, dice, “devono restare parti, parti vitali e importanti ma non soggetti nei cui riguardi il potere pubblico applichi una sorta di outsourcing della responsabilità politica. Non ci si deve sorprendere delle reazioni delle parti sociali di fronte ad una durezza dettata dall’emergenza, ma bisogna capire che ci possono essere reazioni di non soddisfazione non solo e non tanto su singoli provvedimenti quanto in risposta di una riduzione oggettiva del loro ruolo nel sistema decisionale”.

In questo stato di continua emergenza si stanno toccando diversi diritti, che fino a qualche anno fa sembravano intoccabili. E’ toccato anche all’articolo 18 e a molti altri settori. Ora è la forza e la presenza delle parti sociali che viene messa in discussione. Su questo ultimo punto si è registrata una ferma presa di posizione delle sigle sindacali.

Susanna Camusso, leader della Cgil, è stata chiara: “Non accettiamo lezioni di democrazia da chi è stato cooptato e non si è confrontato con il voto degli elettori, un po’ imbarazzante per il futuro democratico del Paese. Farlo poi nella platea delle banche e degli interessi bancari, dentro questa grande crisi, meriterebbe un’ulteriore riflessione. Monti quando parla di queste cose non sa di cosa sta parlando. L’ultima concertazione salvò dalla bancarotta il Paese, con cui si fece una riforma delle pensioni equa, al contrario di quella fatta dal governo attuale, e che permise al Paese di entrare nell’euro”.

Per il segretario generale della Cisl, Raffaele BonanniNon c’è alternativa alla concertazionein nessun Paese a democrazia matura e ad economia avanzata. I governi, per quanto autorevoli e composti da personalità di altissimo profilo, non possono guidare da soli questa difficile stagione di cambiamenti e di riforme senza un ampio consenso sociale”. Fa eco il segretario della Uil, Luigi Angeletti“L’Europa consiglia il dialogo sociale come strumento per la crescita. Ma il nostro presidente del Consiglio è più realista del re: pensa di poter salvare l’Italia senza preoccuparsi di salvare gli italiani” e quella della Ugl, GiovanniCentrella“E’ riduttivo oltre che irrispettoso nei confronti dei sindacati e dei lavoratori affermare che siano stati gli esercizi di concertazione a generare i mali contro cui oggi il Paese lotta”.

Ma cos’è la concertazione? E perché, in questo momento particolare, è uscita fuori la posizione netta di Monti? Come funziona negli altri Paesi? Ne abbiamo parlato con un docente universitario, la professoressa Piera Loi, già direttore del CSRI (centro studi di relazioni industriali) e docente del Master di Diritto del Lavoro e Relazioni Industriali presso l’Università di Cagliari. La concertazione è un metodo di assunzione delle decisioni politiche, che presuppone il confronto con le parti sociali. Con le rappresentanze dei lavoratori e dei datori di lavoro. Nel nostro sistema la concertazione ha avuto la sua regolazione, il suo culmine con il protocollo Ciampi, che ne ha stabilito anche la formalizzazione in un accordo di tipo triangolare. Però non è una caratteristica soltanto del nostro sistema. Esiste in molti altri ordinamenti, dove si applica questo metodo concertativo. Il decisore politico invece di assumere unilateralmente le decisioni si confronta con le parti sociali”.

Negli ultimi anni, in Italia, a quali risultati ha portato questo metodo?

La concertazione ha passato delle fasi alterne. Di grande riconoscimento e importanza negli anni ’90. Poi, ad esempio durante il governo Berlusconi, si è verificato un certo abbandono delle pratiche concertative. Nel cosiddetto ‘libro bianco’ del mercato del lavoro già non si parlava più di “concertazione”, ma di dialogo sociale. Il governo sente le parti sociali e assume autonomamente la sua decisione. Normalmente la concertazione è vista di buon favore dai governi di centro-sinistra. Nel nostro Paese a che risultati ha portato? Si possono vedere aspetti positivi e aspetti negativi.

Partiamo da quelli positivi.

Una maggior pace sociale. Perché una legge concertata, una riforma del lavoro concertata ha l’appoggio delle parti sociali e si riduce il conflitto. Si evitano gli scioperi e si evita il conflitto sociale. A volte serve anche per dividere le responsabilità. Il decisore politico non ha la forza di assumere da solo la responsabilità di certe scelte e le vuole condividere con le parti sociali, specialmente quando le scelte comportano sacrifici per i lavoratori, per le categorie deboli.

E gli aspetti negativi?

A volte la concertazione è un po’ pervasiva, vuole toccare materie e aspetti che non sono strettamente collegati al rapporto di lavoro, al livello di redditi. Nel nostro ordinamento c’è stato questo difetto, ma non significa che dobbiamo buttare a mare la concertazione.

Cosa accade invece negli altri Paesi?

Ci sono diversi modelli, come quello tradizionale dei Paesi Nordici, quello svedese, il classico esempio dei modelli neocorporativi. Un ruolo importante viene assunto dalle parti sociali, una concertazione di tipo statale. Poi c’è il modello giapponese, che fa una concertazione di tipo aziendale. Un modello completamente diverso. Quelli vicini a noi sono il modello francese e il modello spagnolo. Anche lì ci sono stati enormi cambiamenti, la crisi ha radicalmente modificato lo schema della concertazione. La Germania è un tipico paese dove le pratiche della concertazione si sono sempre attuate. Non siamo affatto un’eccezione.

Secondo Monti: “Gli esercizi di concertazione del passato hanno generato i mali contro cui lottiamo oggi e per i quali i giovani non trovano lavoro”. Lei è d’accordo?

No, non sono per niente d’accordo. Monti sbaglia nel fare questa analisi frettolosa, dicendo che i mali del mercato del lavoro italiano dipendono dalla concertazione.

Lei come interpreta queste parole? Perché Monti ha rilasciato, in questo momento particolare, queste affermazioni?

Non so quali siano le ragioni recondite. Certo, lui ha una forza sindacale, la Cgil, che lo contrasta e, in qualche modo, voleva bloccare, arginare. E ha bisogno di agire in fretta. Purtroppo siamo in un momento nel quale la democrazia è gravemente compromessa, il potere degli Stati è gravemente compromesso dal fatto che sentiamo la pressione dei mercati. I sindacati, in questo momento, rappresentano un ostacolo per decidere rapidamente. Ma la concertazione non è responsabile della crisi nella quale ci troviamo, la crisi economica non dipende né dagli Stati né dai sindacati e dalle loro pratiche. La situazione nella quale ci troviamo, oggi, è il malfunzionamento del sistema economico e finanziario mondiale. Le riforme, così, rischiano di essere traballanti. Neanche i mercati ci credono alle riforme fatte in questo modo. Perché sanno che possono essere messe fortemente in crisi da un sindacato che si mobilita, che mobilita i lavoratori e che fa nascere conflitti.

da L’INDRO.IT di giovedì 12 Luglio 2012, ore 19:30

http://www.lindro.it/Prove-di-concertazione,9512

TERRAFERMA: “LA SITUAZIONE POTREBBE PEGGIORARE”

In Italia in aumento il consumo di farmaci antidepressivi e boom per i suicidi

TERRAFERMA: “LA SITUAZIONE POTREBBE PEGGIORARE”

Parla l’imprenditore Mazzucchelli: “introducano iniziative a costo zero”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Tra i benefici della crisi attuale, come di qualsiasi crisi, c’è quello di essere costretti a un esame di realtà. Siamo inevitabilmente legati a convenzioni, pregiudizi e schemi, sin tanto che essi ci consentono di interpretare e di beneficiare di una parte per noi soddisfacente della realtà. I pregiudizi, i preconcetti, gli schemi, in quanto condivisi sono anche la inevitabile infrastruttura culturale e normativa della nostra convivenza. E anche qui: sino a quando la realtà che impatta sulla nostra convivenza sociale è spiegata e trattata in modo complessivamente soddisfacente, i paradigmi reggono e ben pochi hanno voglia di metterli in discussione. Chi lo fa, i pionieri e i visionari, i geni, gli anticipatori, difficilmente trovano ascolto, finché questa operazione non comincia a corrispondere a un’esigenza diffusa. È effettivamente quello che negli ultimi anni sta accadendo: ci troviamo in una crisi che – è del tutto evidente – è crisi economica, istituzionale, politica perché è, in origine, crisi di valori, cioè crisi di significati”. Queste le parole utilizzate da Alberto Meomartini, Presidente di Assolombarda, nella postfazione del libro di Ermete Realacci (ambientalista, parlamentare e presidente onorario di Legambiente) ‘Green Italy’, edito da Chiarelettere. Realacci racconta “storie di alleanza tra imprese e comunità, tra ambiente e nuovi modi di vivere che possonotraghettarci verso un paese più desiderabile e più competitivo”.

Ma quali sono gli strumenti che vengono usati per far fronte alla crisi economica in Italia? Partiamo dal Veneto. 700 milioni di euro e un numero verde ‘anticrisi’ (800.177750), anche per prevenire i tanti suicidi che si stanno registrando in tutto il Paese. “Perché in Veneto – si legge su ‘Il Sole24Ore’ – la conta degli imprenditori che si sono tolti la vita a causa di debiti e soprattutto di crediti non riscossi ha superato (secondo la Cgia di Mestre) quota 50”. Secondo Marialuisa Coppola, Assessore regionale allo sviluppo economico“Dal 2008 in poi, abbiamo varato diverse misure per facilitare l’accesso al credito”. Su ‘Radio24.live’ è possibile ascoltare la ‘voce’ degli imprenditori in difficoltà. “Conoscevo – ha affermato Gennaro, che difendeva come avvocato Equitalia – l’immobiliarista napoletano che di recente si è suicidato dopo aver ricevuto una cartella di Equitalia. Aveva figli quasi della stessa età dei miei e la sua agenzia era nel mio quartiere vicino al mio studio, insomma, le nostre erano esistenze quasi parallele. Questo suicidio di cui a torto o ragione mi sento corresponsabile mi ha convinto a non accettare più incarichi di difesa di Equitalia”. Alessandro parla del rapporto con sua figlia di 12 anni“ieri sera ho fatto una cosa di cui mivergognerò per tutta la vita: mia figlia 12 anni mi vede, mi sorride e mi abbraccia forte. Mi dice che la sua giornata è stata splendida e vuole raccontarmela, mi chiede “la tua papà, come è stata?”, la guardo e le scoppio a piangere in faccia, mi trovo così una bambina di 12 anni che consola suo papà. Ditemi voi uno come può sentirsi, spero un giorno di poter rimediare a tutto questo, ringrazio voi e la possibilità che ci date di sfogarci”.

Ecco la testimonianza drammatica di Camillo“Per spazzare via il pensiero di farla finita in un primo passaggio ho imparato a non guardarmi alle spalle, ma non è bastato, ho dovuto anche imparare a non guardare al ’domani’, ’domani’ inteso non come futuro, ma domani in termini di giornata. E’ come un auto protezione del cervello, si rifiuta di non guardare oltre il tempo presente. Questo è devastante non solo sul piano professionale ma anche sul piano psicologico, bisogna essere forti se non si vuole finire in uno stato depressivo. Ho dovuto anche fermare l’auto per impossibilità di rinnovare la polizza assicurativa, questo è normale?”.

E’ normale che in questo Paese ogni giorno si registrino casi di suicidi? Risulta in aumento il consumo di farmaci antidepressiviSecondo l’Istituto di Ricerca Eures (Ricerche Economiche e Sociali), che ha pubblicato un rapporto dal titolo: ‘Il suicidio in Italia ai tempi della crisi’, nel 2009 i suicidi sono stati 2mila 986, con un aumento del 5,6% rispetto all’anno precedente. Il rapporto ha collegato l’aumento dei suicidi con la crisi economica.Nel 2009 i disoccupati che hanno scelto di togliersi la vita sono stati 357, il 37.3% in più rispetto al 2008. “Oltre la metà dei suicidi censiti in Italia – si legge nell’ultimo rapporto di Eures – sono compiuti in una regione del Nord (1.600 casi nel 2009, pari al 53,6% del totale), a fronte del 18,8% al Centro (561 casi) e del 27,6% al Sud (825 casi). Ma è proprio ilMeridione a registrare nel 2009 la crescita più consistente del fenomeno, con un incremento pari a +11% (sono stati 743 i suicidi nel 2008), a fronte di un +4,5% nel Centro e di un +3,4% nel Nord. A livello regionale gli incrementi più alti si sono registrati in Basilicata (+105%, passando da 20 suicidi nel 2008 a 41 nel 2009), in Campania (+38,7%, passando da 106 a 147 suicidi), in Emilia Romagna (da 234 a 289 casi) e in Friuli (+19,6%, da 92 a 110 casi)”. In Europa è la Lituania, con 31,3 suicidi ogni 100 mila abitanti tra il 2005 e il 2009, il Paese con il più alto tasso di suicidi.

Scrive ‘El Pais’: Se c’è una parola proibita quella è suicidio. Ancor di più in società, come quelle italiana e spagnola, che per secoli hanno vissuto all’ombra dell’etica e dell’estetica della religione. (…) Non si è ancora raggiunto il record spaventoso della Grecia […] ma la progressione è così allarmante che anche il Primo Ministro Mario Monti, come cattolico, ha nominato il diavolo per nome. In Grecia – ha sottolineato di recente il Professore – ci sono stati tagli enormi nel numero dei dipendenti pubblici e, negli ultimi due anni, ci sono stati 1725 suicidi. Questo è quello che in Italia cerchiamo di invertire per non precipitare in quel precipizio”. 

Per evitare il ‘precipizio’ in Italia una rete di psicologi fornisce ascolto e supporto telefonico gratuito alle persone che ne hanno bisogno. L’iniziativa è stata chiamata ‘Terraferma’. Si legge nel sito terraferma-irc.it: “la nostra esperienza ci ha insegnato che molto spesso il piccolo imprenditore, lasciato completamente solo nell’affrontare le difficoltà quotidiane del fare impresa, necessita anche di un sostegno morale e non solo di risposte a problemi economici. A volte però non bastano le parole di noi colleghi che facciamo tutti i giorni la stessa esperienza. In molti casi è necessario affidarsi al sostegno di professionisti che abbiano la possibilità di valutare dall’esterno le situazioni e gli stati d’animo”.

Abbiamo sentito l’imprenditore Massimo Mazzucchelli, uno dei coordinatori del progetto:con ICR (Imprese che resistono) denunciamo da tanto tempo la situazione drammatica. Ci veniva detto che la situazione non era così grave. Nel 2009 abbiamo fatto un incontro con diversi politici e ci è stato rimproverato il nostro operato. Anzi per molti la situazione stava migliorando. Non conoscono la situazione e la cosa è molto grave. Rimproveriamo a questa classe politica di vivere su un altro pianeta. La situazione che vedo da piccolo imprenditore è molto simile a quella del 2009. Veniamo da tre anni di grosse difficoltà e, quindi, potrebbe peggiorare”.

Che servizio offrite a chi si rivolge a ‘Terraferma’?

Il Ministro Passera diceva che è normale che in un momento di crisi aumentino i suicidi. Ma nulla è stato fatto per invertire la rotta. Ci siamo sentiti e abbiamo cominciato a ragionare. Ci sono circa 30 psicologi che coprono l’intero territorio. Il servizio è gratuito fino alla telefonata e diventa a pagamento in caso di percorso personale, con tariffe agevolate e comminate alla difficoltà della persona.

Chi si rivolge alla vostra rete?

Piccoli imprenditori, commercianti, i parenti e qualche lavoratore.

Che situazione avete registrato?

La situazione è molto difficile, ma sempre più spesso arrivano persone che non sanno cosa fare. Non c’è il lavoro e questo crea problemi seri. Si aspetta nella speranza di nuovo lavoro. Facciano delle riforme per far aumentare il lavoro. Il problema non è l’articolo 18, ma il costo del lavoro. I nostri concorrenti europei saranno sempre più competitivi. Introducano delle iniziative a costo zero.

Ad esempio?

Controlli mirati per cercare i prodotti nocivi. Ci sarebbe lavoro per tutti i disoccupati europei. Bisogna ridurre le tasse, tagliare le spese e combattere l’evasione.

L’Indro.it di giovedì 26 Aprile 2012, ore 18:42

http://www.lindro.it/Terraferma-La-situazione-potrebbe,8145#.T6UlVOg9X3Q

’DAL GOVERNO SCELTE IDEOLOGICHE’

Parla Lorenzo Zoppoli, ordinario alla Federico II di Napoli

’DAL GOVERNO SCELTE IDEOLOGICHE’

Sulla riforma del lavoro: “limitarsi a riformare l’articolo 18 rende più facile il licenziamento, ma non a ricollocare i lavoratori”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Mi sembra una riforma che il Governo ha messo in agenda perché doveva dare una risposta alle istituzioni finanziarie dell’Europa, quelle che fanno la politica economica dell’Europa, non perché fosse necessario dal punto di vista normativo, costituzionale, legislativo ma perché in qualche modo l’eredità, anche del precedente Governo, lo costringeva ad affrontare questa riforma del mercato del lavoro. Si è presentata con un’impostazione che poteva essere molto ambiziosa, una flexicurity italiana”. Abbiamo affrontato la riforma del mercato del lavoro, presentata dal Governo Monti, con il professore Lorenzo Zoppoli, ordinario di diritto del lavoro della Federico II di Napoli. “La mia impressione – ha tenuto a precisare il docente – è che si tratta di misure di non grande respiro per quanto riguarda gli aspetti degli ammortizzatori sociali, del sostegno al reddito e tipologie contrattuali. Quella parte non contiene grandissime novità, sono piccoli aggiustamenti anche apprezzabili. Però niente che trasformi profondamente il sistema italiano”.

Per il professore Sergio Magrini, docente di diritto del lavoro alla Luiss è una ‘riforma all’acqua di rose’. Lei condivide?

Si, condivido molto. E’ una riforma che introduce degli elementi di razionalizzazione della cassa integrazione guadagni, ma più che altro andando a tamponare delle patologie gravi che erano emerse negli ultimi anni e che si sapeva che dovevano essere bloccate. Per quanto riguarda gli strumenti in sostegno al reddito poca roba: non c’è il reddito di cittadinanza, si da il sostegno ai disoccupati espulsi per un periodo minimo. Sotto i 54 anni si parla addirittura di un anno, sopra i 54 di diciotto mesi. Insomma roba che serve a poco.

In un suo recente intervento ha scritto: “non mi sembra necessario modificare l’articolo 18 Statuto dei Lavoratori per avere un mercato più adatto alla mobilità dei lavoratori o al rapido inserimento degli inoccupati”. Come giudica l’intervento del Governo su questo articolo sempre al centro di polemiche?

Se questa è una riforma grossa è perché si son presi l’enorme responsabilità che è quella di far saltare una norma chiave del diritto del lavoro e sindacale italiano, nell’ipotesi che far saltare questa norma-chiave serva a rendere più dinamico il mercato del lavoro. Io non sono affatto d’accordo.

A cosa serve questo intervento?

Serve a rendere più facile licenziare, non c’è ombra di dubbio. Il mercato del lavoro per essere più dinamico deve essere un mercato tale per cui c’è necessità di snellire un’impresa, con dei percorsi per recuperare i lavoratori ancora in grado di dare la loro attività. Limitarsi a riformare l’articolo 18 rende più facile il licenziamento, ma non serve affatto a ricollocare i lavoratori. Anzi ci saranno più licenziamenti, quindi sarà più difficile gestire le transizioni da un posto di lavoro a un altro con salvaguardia di energie, professionalità e continuità del reddito. Non mi pare un provvedimento che rende migliore il nostro mercato del lavoro.

La riforma sembra simile a quella fatta in Spagna.

Certamente è nella stessa lunghezza d’onda, la logica ispiratrice è quella. Le Istituzioni dell’economia mondiale propinano questa ricetta, che bisogna flessibilizzare in uscita i rapporti di lavoro. La logica è uguale. In Italia siamo passati da un sistema di tutela reale,reintegratorio che non era affatto generalizzato, a un altro puramente indennitario, con un indennizzo neanche troppo alto.

Lei scrive: “la riforma degli ammortizzatori sociali è cruciale”. L’hanno ascoltata? Ci sono i soldi per questa riforma?

Il Ministro ha parlato di ’paccate’ di miliardi, in maniera un po’ rozza, ma comunque anche lei sa che ci vogliono vari miliardi. Mi pare che sul tappeto ne siano stati messi molto meno di quello che sarebbe necessario. Siccome non si possono alzare le tasse, soprattutto ungoverno liberista non può alzare le tasse, i soldi alla fine li devono cacciare le imprese, che hanno molto mugugnato. E non è facile tirar soldi da quelle parti.

Il ministro Fornero ha dato lo stop alla cattiva flessibilità. Con questa riforma si riduce davvero?

Ci saranno anche ottime intenzioni, non voglio sostenere che il Ministro non si renda conto di cosa stanno facendo. Però le modifiche che fanno ai rapporti di lavoro flessibili sono modifiche limitate. Certamente costeranno un po’ di più i contratti a termine, i lavori a progetto, esporrà di più a rischio di un’azione legale il riconoscimento di una vera e propria subordinazione, le partite iva diventano più complicate. Certamente queste cose qui le fanno, però io non credo che questo tenga lontano le imprese che hanno bisogno di rapporti flessibili. Sulle statistiche mondiali risulterà che il nostro mercato del lavoro è meno precario, perché vengono stipulati meno contratti a termine o meno co.co.pro.. Però, in realtà, i rapporti a tempo indeterminato senza tutela in uscita sono rapporti in cui il lavoratore è alla mercé dell’impresa, che se ne può liberare con estrema facilità .

Come giudica lo sciopero generale indetto dalla Cgil?

Mi pare consequenziale alla valutazione complessiva che ha fatto alla fine la Cgil. Il ‘vulnus’all’articolo 18 è molto grave nel sistema di diritto italiano sindacale e del lavoro. E’ chiaro che un sindacato farà di tutto per cercare di tornare in gioco. Lo strumento che ha in un Paese ancora democratico, libero e pluralista è lo sciopero. Capisco la decisione della Cgil, ma non credo che sia determinante. E’ importante capire questo Parlamento che tipo di rappresentanza riconoscerà al mondo del lavoro.

Per il suo collega Magrini, riferendosi al Governo dei tecnici: “l’impressione è che abbiano imparato benissimo a fare politica e quindi a fare tanto fumo”. Lei condivide?

Fino all’altro ieri, forse, potevo anche condividerla, mi pare che questo che stanno facendo con l’articolo 18 non è fumo. Un po’ di arrosto c’è.

Come giudica, nel complesso, l’operato del Governo presieduto da Monti?

Le ultime decisioni, mi pare, non siano tanto riconducibili ad un approccio tecnico. Mi pare che siano espressione della visione ideologica, politica realizzata con una determinazione che altri Governi non avrebbero adottato. Questo rimane un Governo tecnico, nel senso che si sente più svincolato da obblighi di consenso popolare, di equilibrio elettorale. In questo è tecnico, ma le scelte che sta facendo mi sembrano scelte di carattere molto politico ed ideologico.

da L’Indro.it di giovedì 22 Marzo 2012, ore 17:19

http://www.lindro.it/Dal-governo-scelte-ideologiche,7471#.T3XmO2FmLwk

Lavoro, “una riforma all’acqua di rose”

In questi giorni il tavolo tra Ministro e parti sociali

Lavoro, “una riforma all’acqua di rose”

Parla Sergio Magrini, docente di diritto del lavoro alla Luiss: “la montagna partorirà un mezzo topolino”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

La riforma del lavoro: è il tema caldo del Governo Monti. Entro fine mese il Ministro Elsa Fornero vuole approdare all’approvazione del pacchetto. Ma quali sono le proposte messe sul tavolo dal Governo?

Il riordino dei contratti.

Con la riforma i contratti a termine costeranno di più (aliquota dell’1.4%) e le imprese, per convenienza, potrebbero ricorrere all’apprendistato. Una forma contrattuale che verrà potenziata e incentivata. Su questi contratti le aziende per i primi tre anni pagheranno minimi contributi, non sempre previsti. Il lavoratore riceverà una formazione e non potrà essere licenziato se non per giustificato motivo. Al termine dei tre anni l’azienda deciderà se convertire il contratto (rendendolo a tempo indeterminato) o se concludere il rapporto.

Gli ammortizzatori sociali.

Nei giorni scorsi si erano registrate le prese di posizione dei sindacati. Per la leader della Cgil, Susanna Camusso “è un passo indietro, perché si traduce nel breve periodo, durante la crisi, in una riduzione della copertura”. Sulle risorse è intervenuta la Fornero: “non sono in grado di dirvi dove le troveremo, il Governo si impegna a cercarle al di fuori dei capitoli di spesa sociale”. Ma qual è il nuovo modello? Resta la cassa integrazione ordinaria nella forma attuale. La stessa cosa vale per la cassa integrazione straordinaria, che non potrà più essere concessa in caso di chiusura dell’azienda ma solo in caso di ristrutturazioni aziendali.

L’assicurazione sociale.

Andrà a sostituire, secondo il Ministro del Lavoro, tutte le indennità. Si applica a tutti i dipendenti (privati e pubblici) con contratto a tempo determinato. L’anno di partenza è il 2015 e sarà concessa a chi avrà due anni di anzianità assicurativa e almeno 52 settimane lavorative. La durata oscilla tra gli 8 e i 12 mesi per tutti i lavoratori e potrà arrivare ai 18 mesi per i lavoratori disoccupati oltre i 58 anni di età. L’importo massimo dovrebbe essere di circa 1.119 euro al mese, con un taglio del 15% dopo sei mesi e di un altro 15% dopo il secondo semestre. L’aliquota contributiva sarà dell’1,3%, salirà al 2,7% per i lavoratori precari. Potrà ritornare all’1.3% se il lavoratore viene stabilizzato.

Articolo 18, Statuto dei Lavoratori.

Dovrebbe restare solo per i licenziamenti discriminatori. Nei casi di licenziamenti per motivi economici e disciplinari è previsto un indennizzo economico. E qui dovrebbe subentrare il modello tedesco, dove è previsto un tetto pari a 18 mesi di retribuzione. Per la Cgil l’articolo 18 non deve subire modifiche di nessun genere, mentre la Cisl pensa di eliminare la tutela per “motivi disciplinari”.

Il Parere: secondo Sergio Magrini, professore di diritto del Lavoro alla Luiss “è una riforma molto, molto all’acqua di rose. La montagna partorirà un mezzo topolino e speriamo non sia deforme. Il professore è partito dall’articolo 18: “è molto difficile dare un giudizio perché non si capisce bene neanche il testo quale sarà. L’impressione è che possa, eventualmente, essere parzialmente sostituito solo per alcuni rapporti, solo per alcuni licenziamenti”.

Che ci dice del riordino dei contratti?

Da quello che si capisce sarà fatto pochissimo.Ci sarà, a quanto pare, l’eliminazione dell’associazione in partecipazione che la giurisprudenza spesso riteneva di lavoro subordinato mascherato. Era già una forma ad alto rischio e non è che cambi molto. Per il contratto a termine c’è questo appesantimento economico del quale, secondo me, non si sentiva il bisogno. Già il contratto a termine è un istituto che in Italia è sconsigliabile, salvo che per le sostituzioni dei lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto come le donne in gravidanza, malati, eccetera. Ma se in questi casi c’è una qualche certezza di stabilità del rapporto, negli altri casi è ad altissimo rischio. C’è una clausola generale, la cosiddetta ‘clausolona’, che per ragioni tecnico-organizzative-produttive dà luogo a incertezze giurisprudenziali e dà larghissimo spazio ai giudici per dichiarare nulli i contratti a termine. Non si sentiva proprio il bisogno di questa ulteriore stretta. Vogliono davvero che si assuma a termine indeterminato quando bisogna sostituire una lavoratrice in gravidanza? Siamo alla follia.

Invece sugli ammortizzatori sociali?

L’idea è quella di sostituire, se non ho capito male e sarebbe un’idea saggia: far scomparire la cassa integrazione guadagni straordinaria che era diventata una forma di assistenza a pioggia, invece che una forma di previdenza.

Di fronte alle richieste delle parti sociali si è registrato un ripensamento del Ministro Fornero. Il ricorso alla cassa integrazione straordinaria è limitato alle aziende che si devono ristrutturare e che non sono destinate alla chiusura.

Infatti, perché l’idea è quella di ricondurla sui binari fisiologici, di una forma di previdenza per una temporanea difficoltà dell’impresa, non di assistenza. Questa è un’idea saggia. Sull’altro piatto della bilancia c’è un’indennità di disoccupazione seria, che dovrebbe essere generalizzata. Ma su questo punto sento che i sindacati strillano…

Lei si sta riferendo all’assicurazione sociale?

Si, ma c’è un piccolo problema di come trovano i soldi. Quel modello va bene in Danimarca. Mi sembra strano che in un periodo come questo improvvisamente escano fuori i soldi.

Ma nel complesso, come vede le proposte messe sul tavolo dal Governo?

La mia impressione è che la montagna partorirà un mezzo topolino e speriamo non sia deforme. Come spesso è già successo con il precedente Governo. Questi ora dovrebbero essere tecnici, però si va sempre più peggiorando quanto a tecnica normativa, chiarezza, semplicità. L’impressione è che abbiano imparato benissimo a fare politica, e quindi a fare tanto fumo.

da L’Indro.it di martedì 13 Marzo 2012, ore 19:55

http://lindro.it/RIFORMA-DEL-LAVORO-ALL-ACQUA-DI,7244#.T2hljXmMi70

(Video) LAVORO – Il Tribunale di Isernia CONDANNA

LAVORO – Il Tribunale di Isernia CONDANNA

Isernia, 5 marzo 2012

INTERVISTA alla lavoratrice-sindacalista Michela Foglietta, dipendente del Comune di Monteroduni.

A cura di Paolo De Chiara

Ecco il comunicato stampa integrale del sindacato CSA-FIADEL del 3 marzo 2012.

Oggetto: Accanimento contro un dipendente e dirigente del CSA/FIADEL.

Con Sentenza n. 42 dell’1.02.2012 il Tribunale del lavoro di Isernia ha accolto il ricorso del nostro dirigente sindacale sig.ra Michela Foglietta, dipendente del Comune di Monteroduni e da anni oggetto di accanimento e discriminazioni sul luogo di lavoro, da parte di amministratori e funzionari comunali; ha condannato quell’ente a corrispondere alla dipendente le indennità di responsabilità che gli erano state incredibilmente negate; ha altresì condannato il Comune alle refusione in favore della dipendente delle spese del giudizio che ha liquidato in Euro 2.100,00 oltre IVA, CAP ed accessori come per legge.
Inoltre, il Tribunale penale di Isernia, con Sentenza n. 112/11 depositata il 02.02.2012, ha stabilito il non luogo a procedere nei confronti della citata dipendente Michela Foglietta che era stata incredibilmente denunciata per il reato di calunnia da un funzionario di quel comune.
Ebbene, noi ci rallegriamo con il nostro dirigente sindacale perché finalmente, anche se ha dovuto soffrire per anni, con le suddette esemplari sentenze, ha avuto giustizia e non poteva essere diversamente perché quella persona è un dipendente modello, professionalmente preparata e soprattutto onesta e probabilmente, proprio questi requisiti potrebbero averla penalizzata sul luogo di lavoro.
Questo Sindacato CSA/FIADEL l’ha assistita in tutte le fasi, non l’ha mai abbandonata e provvederà anche agli adempimenti successivi, notiziando per prima cosa la Procura Generale della Corte dei Conti circa gli eventuali danni erariali e poi assistendo la dipendente anche nelle conseguenti azioni legali derivanti dalla infondata denuncia penale che è stata sporta nei suoi confronti.
Infine, ci preme sottolineare l’uso/abuso che taluni funzionari ed amministratori ne fanno del loro pubblico potere, perchè spesso, anziché perseguire e garantire legittimità e giustizia sul luogo di lavoro, si accaniscono contro quei dipendenti che per loro sono scomodi ma che in realtà fanno gli interessi del Comune e dell’utenza.

(VIDEO) DR Motor – Il CONFRONTO con il sindacalista della Uilm (I Parte e II Parte)

DR Motor – Il CONFRONTO con il sindacalista della Uilm (I Parte)

Isernia, 23 febbraio 2012

“IL DISCO INCEPPATO” – LA PRIMA PARTE DEL CONFRONTO…

I Lavoratori in Sciopero della DR Motor di Macchia di Isernia chiedono spiegazioni a Donato Giuliani della Uilm Molise.

A cura di Paolo De Chiara

 

DR Motor Il CONFRONTO con la Uilm (II parte)

Isernia, 23 febbraio 2012 – LE SECONDA PARTE…

I Lavoratori in Sciopero della DR Motor di Macchia di Isernia chiedono spiegazioni a Donato Giuliani della Uilm Molise.

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) DR Motor, la Firma per la Cassa Integrazione

DR Motor, la Firma per la Cassa Integrazione

Isernia, 23 febbraio 2012


LA FIRMA PER LA CASSA INTEGRAZIONE.
Intervista al segretario regionale della FIOM Molise, Giuseppe Tarantino.


E per gli stipendi? “Al momento non ci sono novità”.

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) DR Motor – Parlano i Lavoratori

DR Motor – Parlano i Lavoratori

Isernia, 23 febbraio 2012
CASSA INTEGRAZIONE per 60 Lavoratori della DR Motor di Macchia d’Isernia…. arrivata “lo stesso giorno in cui i lavoratori hanno incrociato le braccia”.


INTERVISTE al sindacalista della FIOM Molise, Nicandro IANNARELLI e ai Lavoratori Dr in Sciopero: “non sappiamo più cosa fare”.

Il PRESIDIO davanti ai cancelli della Dr Motor continua…

A cura di Paolo De Chiara

Dr Motor, lavoratori in lotta

Gli operai non ricevono gli stipendi da ormai tre mesi

Dr Motor, lavoratori in lotta

Da Termini Imerese: “sulla serietà di Di Risio abbiamo avuto sempre forti dubbi”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Non sono problemi nostri se non ce la fate a pagare le assicurazioni delle auto”, “Prima di lavorare qui alla Dr non lavoravi e non potevi permetterti nemmeno un’automobile”. Queste alcune risposte che gli operai della Dr Motor avrebbero ricevuto da alcuni dirigenti dell’azienda automobilistica di Macchia di Isernia. La confidenza è di un lavoratore impegnato nella lotta, insieme agli altri suoi colleghi, per i propri diritti.

Per gli stipendi. Con oggi, sono cinque i giorni di sciopero e di presidio davanti ai cancelli della Dr Motor, interessata all’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese. Avanzano tre mensilità (novembre, dicembre e la tredicesima), ma non si danno per vinti. Vogliamo i nostri soldi, vogliamo essere pagati per il nostro lavoro”. Sono rimasti da soli, dicono. L’unico appoggio proviene dal sindacato.

Sempre da cinque giorni il segretario regionale della Fiom, Giuseppe Tarantino, invia agli organi di informazione lo stesso comunicato: “vista la mancata risposta da parte della Direzione aziendale per la convocazione di un incontro, nonostante lo sciopero dei giorni 13, 14, 15 e 16 febbraio 2012, in ordine al mancato pagamento delle mensilità di novembre, dicembre e tredicesima del 2011, proclama ulteriori 8 ore di SCIOPERO, per ogni turno di lavoro, per il giorno 17 febbraio 2012, dalle ore 8, con presidio davanti ai cancelli principali della DR Motor Company. Restiamo in attesa di convocazione….”.

Ieri però anche il tavolo con il prefetto di Isernia non ha portato a nulla.Il prefetto – si legge nella nota dell’ufficio stampa – stante l’assenza dei rappresentanti del gruppo imprenditoriale per precedenti impegni, ha assicurato il suo intervento per individuare soluzioni idonee a superare la situazione rappresentata”. I ’precedenti impegni’ portati a giustificazione durano ormai da mesi. Gli operai in sciopero,anche in mezzo alla neve, non hanno visto nessun dirigente fermarsi e tantomeno il proprietario.

Solo martedì scorso (14 febbraio), quando erano impegnati nel primo incontro in Prefettura, è apparso Massimo Di Risio. Sceso dal suo ufficio e si è diretto davanti ai cancelli del suo stabilimento, ma non c’era nessuno. Non poteva esserci nessuno. Solo le bandiere rosse della Fiom. Il giorno dopo non è mancato il titolo sui giornali locali, con la foto in bella mostra dell’imprenditore accanto al presidio vuoto e con un titolo particolare “Di Risio vuole trattare, ma il sindacato non c’è”. Peccato che gli operai e il sindacato fossero, in quello stesso momento, impegnati in Prefettura. Ora si dice che siano diverse le testate giornalistiche che utilizzano le auto fornite dalla Dr Motor.

Resta un fatto che la Dr non corrisponde da mesi gli stipendi ai suoi lavoratori. E la politica? Dov’è la politica regionale che ha sempre sostenuto economicamente la Dr Motor?La Fiom e la Cgil – si legge in una nota del sindacato – denunciano la gravità del disinteresse della Regione Molise per la sorte delle lavoratrici e dei lavoratori della DR Motor”.

Nel 2006 la Regione Molise destinò 4,6 milioni di euro per la “realizzazione dell’iniziativa produttiva – si legge nel bollettino ufficiale – finanziata attraverso l’estensione con finanza regionale del contratto d’area Molise Interno”. Soldi presi anche dal fondo per l’emergenza alluvionale e sismica. “Dopo quel finanziamento pubblico – secondo il consigliere regionale Michele Petraroiaho sempre chiesto informazioni sul piano industriale dell’azienda, quali investimenti e livelli occupazionali garantissero per poter usufruire del contratto d’area, ma ho sempre ricevuto risposte parziali”.

Il disagio degli operai della Dr Motor, reparto produzione, comincia agli inizi del luglio scorso “quando – afferma un lavoratore – vengono a mancare gli accrediti degli stipendi di giugno. Questi ritardi vengono giustificati con degli avvisi in bacheca”. E si arriva ad oggi, al quinto giorno di presidio. “Arriviamo a febbraio 2012 – aggiunge il lavoratore – e all’ultimo accredito fatto il 2 dicembre. Non si sono più visti stipendi accreditati ma episodi lampanti, come la partecipazione della Dr al Motor Show di Bologna, il tentativo di acquisizione dello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese, la bruttissima notizia ricevuta dagli operai Dr alla vigilia di Natale che non avrebbero ricevuto lo stipendio, il licenziamento in tronco dell’operaio iscritto alla Fiom, le lettere anonime ricevute dal segretario regionale della Fiom con richieste di aiuto per far pagare gli stipendi agli impiegati che non lo prendono addirittura da luglio. Ad oggi gli operai iscritti alla Fiom non sono più due ma 14, stanchi delle false promesse e non potendo più in alcun modo andare avanti per vivere e per mantenere la famiglia e pagare mutui, bollette e varie spese, si trovano ad affrontare il freddo gelido di questi giorni per rivendicare a testa alta gli stipendi che gli spettano di diritto”.

Ma la notizia questa volta non si è fermata in Molise. E’ uscita fuori ed è arrivata in Irpinia. Scrive il Ciriaco.it (14 febbraio 2012): “Già Di Risio, quello che secondo Marchionne & Co. avrebbe dovuto riportare il ’sole’ in Valle Ufita, rilevando la Iribus e salvando così con il suo capitale sociale, 140 mila euro, 700 posti di lavoro e magari anche i 1500 dell’indotto, e permettere la ripresa produttiva di pullman o altro in Irpinia. Forse le tute blu di Flumeri avevano ragione nel non voler aprire alcuna trattativa con il signor Di Risio e a considerarlo un “liquidatore” ingaggiato da Fiat. Forse la loro lungimiranza oggi si sta dimostrando realtà”.

La notizia del presidio dei lavoratori ha continuato a viaggiare ed è arrivata sino a Termini Imerese. Dove i lavoratori Fiat in cassa integrazione stanno cominciando ad interessarsi della vicenda. Abbiamo sentito il segretario provinciale Fiom, Roberto Mastrosimone: “ci sono dei problemi che riguardano la serietà di questo imprenditore. E’ chiaro che lui qui (a Termini Imerese, ndr) non fa impresa con i soldi suoi. Lui fa impresa con i soldi dello Stato e della Regione. Ma è in grado di fare impresa pur con i soldi dello Stato? Ha le caratteristiche per poter fare le cose che ha annunciato di fare? Noi abbiamo avuto sempre forti dubbi, fermo restando che i soldi che saranno investiti, se il progetto parte, non andranno mai nelle sue mani. Se dovesse partire il progetto, dovranno esserci controlli. Già in passato hanno preso soldi pubblici e poi se ne sono andati”.

da L’Indro.it di venerdì 17 Febbraio 2012, ore 19:29

http://lindro.it/RIVENDICHIAMO-A-TESTA-ALTA-I,6566#.T0I41oHwlB0

(VIDEO) – Isernia chiama Termini Imerese

DR Motor – Lavoratori in PREFETTURA

di Paolo De Chiara – dechiarapaolo@gmail.com
Non ricevono lo stipendio da novembre. Solo promesse da parte della Dr Motor di Macchia di Isernia. Gli operai dello stabilimento molisano hanno deciso di rivendicare i loro diritti. E da ieri hanno organizzato un presidio davanti i cancelli della loro fabbrica. Sono stanchi, ma pieni di dignità. Questa mattina (video) sono stati ricevuti dal Capo di Gabinetto della Prefettura di Isernia. “Passate giovedì, quando c’è il Prefetto”. Questo, in sintesi, il senso dell’incontro. Ma perchè dei lavoratori, che fanno il proprio dovere, devono attendere tre mensilità? Per la Di Risio: “l’iter per il rilevamento – si legge nella nota dell’ufficio stampa – dello stabilimento di Termini Imerese sta durando più di quello che avevamo ipotizzato inizialmente e quindi sta determinando una lunga fase di transizione, con conseguenti inefficienze produttive e commerciali”. E cosa se ne frega il lavoratore dei “rilevamenti”, delle “ipotesi” e delle scelte dell’Azienda? Se una persona lavora deve essere pagata. Perchè la Dr, invece di “investire” alla Fiera dell’Auto di Bologna (dove se non paghi non ti fanno nemmeno mettere piede negli stand), non ha pensato di utilizzare quei fondi per pagare i suoi operai? A che gioco sta giocando la Dr Motor? E cosa c’entra la questione Termini Imerese con gli stipendi (non pagati) di Macchia d’Isernia? Se il buongiorno si vede dal mattino in Sicilia dovrebbero cominciare a preoccuparsi. Dal Molise la lotta per i diritti continua. E si sta cominciando a creare anche quel necessario ponte di solidarietà tra gli operai molisani e siciliani.

da Malitalia.it

http://www.malitalia.it/2012/02/isernia-chiama-termini-imerese/

(VIDEO) – DR Motor – PRESIDIO Lavoratori

DR Motor – PRESIDIO Lavoratori

MACCHIA D’ISERNIA, lunedì 13 febbraio 2012.
I Lavoratori in PRESIDIO per i loro Diritti.

Hanno deciso di scioperare davanti i cancelli dello Stabilimento molisano per rivendicare il Pagamento degli Stipendi (novembre, dicembre e tredicesima).

INTERVISTE al Segretario regionale FIOM Giuseppe TARANTINO e ad un Lavoratore.

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) PIU’ FORTE DELLA CAMORRA, don Aniello Manganiello a ISERNIA

PIU’ FORTE DELLA CAMORRA,

don Aniello Manganiello a ISERNIA

L’ANTICAMORRA DELLE OPERE.

Presentazione del Libro “Gesù è più forte della Camorra” a Isernia con Don Aniello Manganiello (prete anticamorra).
giovedì 22 settembre 2011

A cura di Paolo De Chiara

“…il prete anticamorra don Aniello MANGANIELLO è stato trasferito da Scampia al quartiere Trionfale di Roma, ufficialmente per “motivi di avvicendamento”. Ma tutti pensano che la causa del trasferimento si un’altra. Don Aniello non ha paura di alzare la voce contro la camorra”. da IL FATTO QUOTIDIANO del 7 maggio 2011.

Dr Motor-Fiom, è ancora scontro

Parla un lavoratore, ’licenziato perchè iscritto al sindacato’

Dr Motor-Fiom, è ancora scontro

L’azienda automobilistica ha rilevato lo stabilimento di Termini Imerese, ma gli operai lamentano ritardi nei pagamenti degli stipendi e un clima troppo teso

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

La Dr Motor Company SpA di Macchia di Isernia (Molise, ndr) ha intimato il licenziamento ad un componente del direttivo sindacale che nei mesi scorsi aveva condotto, insieme ad altro delegato, una dura battaglia per ottenere il pagamento delle retribuzioni dei lavoratori impiegati nello stabilimento di Macchia di Isernia”. Queste le parole contenute nel comunicato dello scorso 20 gennaio 2012, a firma del segretario regionale della Fiom Molise Giuseppe Tarantino. Torna di attualità, dopo la ribalta nazionale per la questione Termini Imerese, l’Azienda molisana DR Motor.

All’epoca dell’accordo per lo stabilimento siciliano si registrò un’unica voce fuori dal coro. Quella dell’ex Ministro Antonio Di Pietro che, attraverso un nota, attaccò con queste parole: “l’imprenditore Di Risio, che ha promesso mari e monti e che è stato presentato dal Ministero dello sviluppo economico, non paga da mesi i suoi dipendenti d’azienda in Molise”. Oggi siamo al punto di partenza. Per il lavoratore licenziato e iscritto alla Fiom: “avanziamo la retribuzione di novembre, dicembre e la tredicesima”.

Cosa è cambiato dopo l’accordo? Per l’organizzazione sindacale molisana “la decisione della Dr Motor Company non facilita un rasserenamento nei rapporti sindacali all’interno dell’azienda”. Non è facile, in quest’ultimo periodo, la vita dei delegati sindacali Fiom all’interno delle fabbriche.

Ma perché il lavoratore molisano, delegato sindacale della Fiom, è stato licenziato? Abbiamo raccolto, con un’intervista, la versione del lavoratore, senza fare il suo nome (per rispettare il suo volere).Gli iscritti Fiom – ha tenuto subito a precisare – da due sono passati a 14. Sono tutti scontenti, delusi”. Con Matteo (useremo questo nome di fantasia) siamo partiti dalla sua storia. Dall’inizio. “Tutto è iniziato a giugno del 2010 – ha cominciato a raccontare Matteo – quando ci sono stati i primi ritardi di pagamento. Cominciai a chiamare per sapere degli stipendi e da quando ho iniziato a chiamare hanno cominciato a portare su di me, e su quelli che volevano sapere di più sugli stipendi, una certa pressione”.

Chi avevi contattato per avere informazioni sugli stipendi?
Chiamavo Mike Matticoli, il responsabile delle risorse umane dell’Azienda. Ho sempre fatto il magazziniere come lavoro e da quando ho iniziato a chiamare mi hanno cominciato a spostare al lavaggio o mi chiamavano in ufficio per lanciare delle accuse, sempre indirettamente. Portavano comunque una certa pressione psicologica. Essere chiamati frequentemente in ufficio, sotto interrogatorio porta una certa pressione. Da quando mi sono iscritto al sindacato…

Al giugno 2010 non eri ancora iscritto al sindacato?
In quel periodo ancora no. Da allora abbiamo cominciato a pressare un pò l’azienda, anche con il sindacato. Si sono visti un pò di risultati, infatti hanno pagato gli stipendi che avanzavamo, anche se in ritardo e dilazionati con anticipi.

Quali erano le motivazioni di questi pagamenti in ritardo e dilazionati?
Che l’azienda aveva dei problemi, che stavano quasi per risolvere. Che dovevano ricevere dei finanziamenti.

Le motivazioni venivano associate all’ingresso di Termini Imerese?
A volte è stato detto anche qualcosa del tipo “stiamo facendo una trattativa“. Ci davano delle speranze, dicendoci che non dovevamo preoccuparci. Termini Imerese è stata messa in mezzo per dire “noi abbiamo dei progetti futuri e quindi non vi preoccupate“.

Tu e i tuoi colleghi che idea vi siete fatti sui ritardi?
Suppongo che l’azienda non abbia soldi. Questo è il pensiero che ci siamo fatti tutti. L’azienda spera nei finanziamenti per l’acquisto di Termini Imerese. Oggi avanziamo novembre, dicembre e la tredicesima.

Tutti i dipendenti?
Si, tutti.

Come si arriva al tuo licenziamento?
Da quando mi sono iscritto alla Fiom ho dato abbastanza fastidio all’azienda. Mi hanno spostato nel lavaggio e tengo a precisare che il lavaggio è una ditta esterna e legalmente non potevano spostarmi a un lavaggio di un’altra ditta. E su questo stiamo facendo ricorso. Al mio licenziamento si è arrivati perchè davo fastidio all’azienda e loro hanno voluto trovare un appiglio nel fatto che andai in ferie nel periodo di Natale e capodanno.

Come è stato motivato il licenziamento?
Perché sono stato in ferie senza giustificazione, senza autorizzazione.

Com’è andata la storia delle ferie?
Ne parlai un mese prima con il mio responsabile del magazzino perché mia sorella aveva avuto un incidente. Lui mi disse che doveva parlarne con il direttore e che mi avrebbe fatto sapere. Qualche giorno prima delle ferie mi disse che il direttore Cefaratti le aveva revocate a tutti per fare l’inventario. Gli spiegai di nuovo la mia situazione familiare e lui mi disse che avrebbe riparlato con il direttore e aggiunse che per lui andava bene, potevo andare in ferie. Siamo rimasti così, con questa autorizzazione verbale. Con me c’era anche un collega che ha sentito tutto.

E poi che succede?
Mentre ero in ferie mi arriva una lettera, dove mi chiedevano di giustificare immediatamente le assenze ingiustificate. Ho fatto rispondere all’avvocato che le ferie erano giustificate, in quanto autorizzato verbalmente in presenza di un testimone. Alla fine siamo andati con i rappresentanti Fiom, compreso il segretario Tarantino, all’Associazione Industriale per incontrarci con Cefaratti, Matticoli e un’altra persona. Dopo mi è arrivata la lettera di licenziamento dove ho appreso che le mie giustificazioni erano infondate.

Cosa sta accadendo nello stabilimento di Macchia di Isernia?
Non siamo più in due ad essere iscritti al sindacato Fiom, bensì 14. Ho parlato con i miei colleghi, sono tutti scontenti, arrabbiati, delusi e non possono più andare avanti. A giorni ci saranno anche delle manifestazioni.

da L’Indro.it di venerdì 3 Febbraio 2012, ore 19:58

http://www.lindro.it/Dr-Motor-Fiom-e-ancora-scontro,6191#.Tzuza4Ga2p4

DIRITTO DI CRONACA (9-12-2011) – LAVORO – II parte del Viaggio nel Nucleo Ind. Isernia-Venafro

La SECONDA e ultima PARTE del Viaggio nel Nucleo Industriale Isernia-Venafro in compagnia del sindacalista della Cgil Molise Marcello ANDREOZZI sulla disastrosa situazione occupazionale. 

Ad oggi nel Nucleo Industriale si sono persi 1.000 posti di lavoro: di chi sono le responsabilità? Degli Imprenditori? Della politica regionale? 
durata: 7 minuti, 22 secondi 

Seconda puntata dedicata al LAVORO
DIRITTO DI CRONACA – 9 dicembre 2011
TLT Molise
Ospiti in studio: Giuseppe TARANTINO, segretario regionale FIOM; Luigi BRASIELLO, presidente Camera di Commercio di Isernia e una SEDIA VUOTA (doveva essere occupata da un rappresentante del centro-destra).

DIRITTO DI CRONACA (9-12-2011). – LAVORO – Intervista esclusiva a Paolo PASSARELLI.

LA TESTIMONIANZA.
Intervista esclusiva a Paolo PASSARELLI (già sindaco di Pozzilli), oggi dirigente del Consorzio Nucleo Industriale Isernia-Venafro, con due FUORI ONDA. (“E’ la politica regionale che controlla il Nucleo…”.).

Dai Rifiuti Tossici della Sim alla presenza della Dia (Distretto Investigativo Antimafia), dalla famiglia Ragosta agli intrecci con la politica…

Ad oggi nel Nucleo Industriale si sono persi 1.000 posti di lavoro: di chi sono le responsabilità? Degli Imprenditori? Della politica regionale? 
durata: .. minuti, .. secondi 

Seconda puntata dedicata al LAVORO
DIRITTO DI CRONACA – 9 dicembre 2011
TLT Molise
Ospiti in studio: Giuseppe TARANTINO, segretario regionale FIOM; Luigi BRASIELLO, presidente Camera di Commercio di Isernia e una SEDIA VUOTA (doveva essere occupata da un rappresentante del centro-destra).

DIRITTO DI CRONACA (9-12-2011) – LAVORO – Viaggio nel Nucleo Industriale Isernia-Venafro

La PRIMA PARTE del Viaggio nel Nucleo Industriale Isernia-Venafro in compagnia del sindacalista della Cgil Molise Marcello ANDREOZZI sulla disastrosa situazione occupazionale. 


Intervista esclusiva a un lavoratore che denuncia il “comportamento” dei fratelli RAGOSTA, gli ex proprietari della Rer e della Fonderghisa (entrambe dichiarate fallite).

Ad oggi nel Nucleo Industriale si sono persi 1.000 posti di lavoro: di chi sono le responsabilità? Degli Imprenditori? Della politica regionale? 
durata: 11minuti, 15 secondi 

Seconda puntata dedicata al LAVORO
DIRITTO DI CRONACA – 9 dicembre 2011
TLT Molise
Ospiti in studio: Giuseppe TARANTINO, segretario regionale FIOM; Luigi BRASIELLO, presidente Camera di Commercio di Isernia e una SEDIA VUOTA (doveva essere occupata da un rappresentante del centro-destra).

Alta moda crac – TONINO PERNA, L’IMPRENDITORE ARRESTATO A ISERNIA…

Alta moda crac

IL CRAC DI TONINO PERNA, L’IMPRENDITORE ARRESTATO A ISERNIA…

Questa mattina (9 gennaio 2012) si è svolta la conferenza stampa, nello stesso giorno del processo d’appello a Bologna dell’altro imprenditore italiano Callisto Tanzi, condannato in primo grado a 18 anni per bancarotta, per il crac (14 miliardi di euro) del gruppo Parmalat. Anche l’ex padrone della Cirio Sergio Cragnotti è stato condannato, in primo grado, a 9 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta (crac da 1.125 milioni di euro del gruppo alimentare). Per il procuratore Paolo Albano: “è una delle più importanti, delle più complesse indagini mai fatte dalla Procura della Repubblica di Isernia.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Alta Moda”. Questo il nome data all’operazione che ha portato in carcere l’imprenditore isernino Tonino Perna. Il cavaliere del lavoro ed ex numero uno dell’IT Holding, gruppo aziendale di alta moda. Bancarotta fraudolenta e reati fiscali, con l’emissione di fatture relative a operazioni inesistenti. Oltre 61 milioni di euro il valore del crac del gruppo societario It Holding, operante nel settore tessile e produttore di capi di abbigliamento con i marchi delle più famose firme (Ferrè, Malo, Romeo Gigli, Just Cavalli, Dolce e Gabbana). Perna è stato arrestato ieri pomeriggio, intorno alle 18, nella sua residenza molisana ed è stato tradotto nel carcere isernino. Il provvedimento di custodia cautelare, richiesto dal procuratore della Repubblica di Isernia Paolo Albano e dal pm Alfredo Mattei, è stato emesso dal gip Roberta D’Onofrio del Tribunale del capoluogo pentro. L’operazione è stata condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Isernia. “Il gruppo è balzato alla ribalta delle cronache – si legge nel comunicato stampa della Procura della Repubblica di Isernia – per la grave crisi aziendale che lo ha attraversato, che ha visto il coinvolgimento di gran parte dei dipendenti costretti alla cassa integrazione ed anche, in diversi casi, al licenziamento”. Nei mesi scorsi si è costituito anche un Comitato di lavoratori molto attivo per la difesa del proprio posto di lavoro. Al Cavaliere del lavoro Tonino Perna, con questa operazione, sono stati sequestrati tre immobili e diversi terreni a Capri, una casa a Roma, un immobile a Porto Cervo, uno a Isernia, uno yacht e somme di denaro (migliaia di euro) dai vari conti correnti. Insieme a Perna, sono state indagate altre tre persone, ex amministratori di alcune società del gruppo: Simone Feig (commercialista), Antonio Di Pasquale e Maurizio Negro (avvocati). Per i tre sono scattate le misure di interdizione dell’esercizio della professione. Altre 20 persone sono state iscritte nel registro degli indagati. “Alcuni di questi atti – ha affermato telefonicamente uno dei tre indagati, l’avvocato Antonio Di Pasquale – sono riferiti a 14 anni fa. Stiamo leggendo le loro carte. Siccome non hanno trovato i documenti non capiscono come sono state fatte queste operazioni, esaminate da banche di affari e da consulenti. Sono sicuro dell’esistenza di perizie di supporto. Sono indagato per un’operazione del 1996, prima della quotazione, e poi per un compenso deliberato a favore del cavalier Perna. Non solo rigetto le accuse, ma trovo che siano state molto imprudenti le iniziative perché non c’è stata data nessuna possibilità di sentire le contestazioni prima e quindi di offrire la possibilità di chiarire le posizioni. Non c’era nessuna esigenza di intervenire prima di sentire gli indagati. La PA Investments è una società trasparente che ha fatto sempre operazioni trasparenti, molte delle quali a supporto e di sostegno alla It Holding, senza nessuna attività distrattiva. Non ci sono scatole cinesi. Sono veramente basito, le scatole cinesi sono un sistema con cui si fanno sparire soldi. Non c’è stata nessuna operazione per far sparire soldi”. Questa mattina si è svolta la conferenza stampa, nello stesso giorno del processo d’appello a Bologna dell’altro imprenditore italiano Callisto Tanzi, condannato in primo grado a 18 anni per bancarotta, per il crac (14 miliardi di euro) del gruppo Parmalat. Anche l’ex padrone della Cirio Sergio Cragnotti è stato condannato, in primo grado, a 9 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta (crac da 1.125 milioni di euro del gruppo alimentare). Per il procuratore Paolo Albano: “è una delle più importanti, delle più complesse indagini mai fatte dalla Procura della Repubblica di Isernia. Complessa e difficile perché l’attività distrattiva del principale indagato (Tonino Perna, ndr) e degli altri indagati si è sviluppata nell’arco di molti anni con una notevole complessità di operazioni molto difficili da ricostruire quando interviene quel cosiddetto gioco delle scatole cinesi, che rendono volutamente difficoltoso risalire ai reali titolari o gestori di operazioni essenzialmente finalizzate ad occultare o distrarre beni e risorse per interessi estranei a quelli delle aziende facenti parte del gruppo”. Una struttura ricostruita dalla Guardia di Finanza (nella foto in basso il grafico).

Nel provvedimento cautelare all’imprenditore molisano Tonino Perna vengono contestati, in concorso con gli amministratori ed i componenti del collegio sindacale, condotte penalmente rilevanti, “poste in essere – secondo il procuratore di Isernia Paolo Albano – nella sua qualità di presidente del consiglio di amministrazione ed amministratore delegato della Ittierre Spa, della IT Holding Spa, della Plus Spa, nonché quale presidente della società lussemburghese PA Investments SA, configuranti i reati di bancarotta ed evasione fiscale”, con un danno patrimoniale di oltre 61 milioni di euro. Le indagini sono state avviate nel 2009, dopo lo stato di insolvenza accertato dal Tribunale di Isernia.Per gli inquirenti le condotte distrattive si sono manifestate dopo la quotazione in borsa della It Holding e in prossimità della dichiarazione di insolvenza. “Il Perna ha posto in essere reiterate operazioni commerciali e finanziarie connotate da evidenti caratteri di antieconomicità, in quanto non supportate da qualsivoglia interesse economicamente rilevante per la società, emergendo in taluni casi una dinamica degli affari e della gestione del tutto estranea alle buone norme di condotta aziendale posta a tutela degli interessi della società”. Per la Procura di Isernia “le condotte hanno evidenziato chiare e precise volontà distrattive degli interessi economico aziendali a solo vantaggio di quelli del Perna”. Al centro delle indagini compare la società controllante denominata PA Investments SA (Perna né era il presidente) con sede in Lussemburgo “al fine di godere dei vantaggi fiscali”. Il procuratore Albano è chiaro: “alla società del gruppo It Holding, che aveva al suo vertice Perna, facevano capo ben 14 società che operavano nel campo dell’abbigliamento e dell’alta moda. La società IT Holding aveva acquisito una liquidità, grazie a un numero rilevante di azioni messe sul mercato (più di 45 milioni, ndr) con un controvalore di circa 212 miliardi di lire. La PA Investment, che controllava l’intero gruppo societario, ha assunto di fatto il ruolo di cassaforte di famiglia del Perna, alla quale si attingeva di volta in volta quando era necessario disporre di una certa liquidità. Quando si è esaurita tutta la liquidità si è passate ad altre operazioni distrattive, con operazioni del tutto antieconomiche che comportavano solo ed unicamente vantaggi economici e patrimoniali per il Perna e svantaggi, quindi operazioni antieconomiche, sia per la PA Investment sia per la It Holding e per le società del gruppo. Le operazioni sono state talmente tante che è molto difficile sintetizzarle”. Un esempio può esser fatto con il cosiddetto “Progetto Capri”. Esistevano dei rapporti che intercorrevano tra la PA Investment e il Fortino Srl. Questa società del Fortino “è riconducibile all’indagato Perna o comunque alla sua famiglia”. Il capitale della società il Fortino era interamente detenuto dalla Soitpa Srl, a sua volta controllata nella misura del 100% dalla Asco Holding SA con sede a Lussemburgo. Il capitale della società Asco Holding era detenuto integralmente da un trust, denominato The River Trust, “costituito da Perna e i cui beneficiari erano la moglie e i figli”. Per Albano: “l’accordo che era intervenuto tra la PA Investment e la società Il Fortino è che quest’ultima dovesse fornire degli immobili per l’alta moda. Quindi l’enorme villa a Capri dove si dovevano svolgere sfilate di moda e le attività dell’alta moda. In realtà questa villa è servita solo ed unicamente per le vacanze di Perna e della sua famiglia”. Ulteriore esempio della “spregiudicatezza” del Perna è “evidenziato dalla decisione, adottata nel 2008, in piena crisi economia e finanziaria della It Holding Spa, di incrementare da 400mila euro a 1 milione e 400mila euro annui il proprio compenso quale presidente del consiglio di amministrazione”, con un incremento del 250%. Proprio nella fase in cui i lavoratori dell’azienda molisana non conoscevano il proprio futuro. Dopo il fallimento i tre commissari nominati dal governo nazionale (presieduto dall’allora premier Berlusconi) trasferirono l’attività produttiva ad una nuova compagine societaria (gruppo Bianchi) e la Nuova Itr Spa ha riavviato l’attività in provincia di Isernia. Si sono persi 2mila unità nell’indotto, sono sorte difficoltà con alcuni stilisti, si sono registrati problemi di mancato pagamento e si è registrato un calo dei volumi produttivi e degli occupati. Nei giorni scorsi la protesta degli operai di una cooperativa. In passato una forte polemica tra il personale rimasto in azienda e quello in attesa di essere riassorbito ha fatto parlare di “guerra tra poveri”. Una polemica che ha investito anche alcuni esponenti della politica regionale, accusati pubblicamente (insieme ad alcune sigle sindacali) di aver fornito liste di operai da riassumere. La storia dell’Itr Holding non sembra essere finita con l’arresto dell’ex padrone Tonino Perna.

da malitalia.it di lunedì 9 gennaio 2012

http://www.malitalia.it/2012/01/alta-moda-crac/

L’INFORMAZIONE MALATA IN MOLISE

In corso una causa civile della Regione contro la Rai

L’INFORMAZIONE MALATA IN MOLISE

Una legge regionale finanzia soltanto alcuni editori. Ma i giornalisti stanno a guardare

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere. Per troppi la classe dirigente di questa Regione non ha fatto il proprio dovere”. Queste le parole pronunciate nel 2009 a Campobasso dall’ex Presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Lumia (oggi componente dell’Antimafia), riferendosi alle infiltrazioni malavitose in Molise e agli affari delle tre organizzazioni criminali (‘ndrangheta, camorra e sacra corona unita) presenti nella seconda Regione più piccola d’Italia. Il concetto può essere facilmente esteso anche all’informazione regionale. Per troppi anni in Molise si è preferito sostituire i fatti con le opinioni. Soprattutto quelle dei politici. Che riempiono quotidianamente quasi tutti gli organi di informazione. Legati, per diverse ragioni, alla politica. Nell’informazione molisana si registra un cortocircuito tra controllore e controllato. In questa Regione, oltre ai bavagli, agli auto-bavagli, alle censure e alle diffide, esistono troppi cani da compagnia o da riporto. In Molise gli scendiletto amano coltivare le amicizie con i politici. Invece di controllare. Di fare i cani da guardia del potere. Furio Colombo, tempo fa, scrisse sulle colonne de ’Il Fatto Quotidiano’: “Dobbiamo prendere atto dei fatti”. A Cassino si sta svolgendo una causa civile, intentata dalla Regione Molise, contro il servizio pubblico locale (Rai Molise). Scriveva lo scorso 14 dicembre il segretario nazionale della Federazione Nazionale della Stampa (FNSI), Franco Siddi: “oggi a Cassino c’è stata un’altra tappa di una causa assurda e temeraria”. Ma perché la Regione Molise ha chiesto 3 milioni di euro di risarcimento per presunti danni subiti in seguito alla pubblicazione di notizie ritenute diffamatorie? Perché ha ritenuto opportuno diffidare la Rai e altri organi di informazione, attraverso un avvocato (Francesco Fimmanò) pagato con i soldi pubblici, per evitare l’inserimento nella rassegna stampa di un quotidiano fallito? “Siamo a tre anni dall’apertura di questo procedimento – ha aggiunto Siddi – senza che l’ente regionale abbia potuto cavarne un ragno dal buco, e difficilmente potrebbe essere così perché si fonda su presupposti inesistenti. I colleghi hanno esercitato il diritto di cronaca, limitandosi a leggere i titoli dei quotidiani. Hanno rispettato il diritto dei cittadini ad essere informati”. Ecco cosa si può leggere nella diffida firmata da Fimmanò: “si diffidano le altre testate dal propagare, come sinora fatto, mediante la rassegna mattutina dei quotidiani o la riproduzione in siti di informazione via internet (e nei relativi archivi storici), le diffamazioni della Regione Molise, della sua Giunta Regionale e del suo Presidente (eletto per la terza volta, ndr) e dei suoi Assessori, pubblicate dal quotidiano Nuovo Molise”.Il Presidente dell’Associazione Stampa del Molise (ASM), Giuseppe Di Pietro, ha annunciato un esposto alla Corte dei Conti. Mentre mancano le risorse per assicurare sanità, trasporti, servizi essenziali – ha affermato – si spendono decine di migliaia di euro per una causa che peserà sulle tasche delle famiglie e contribuirà ad intasare la giustizia. Una domanda che porremo anche al consiglio regionale, appena eletto, e alla nuova giunta”. Alla domanda nessuno ancora ha risposto.In Molise, intorno a questa assurda vicenda si è registrato un assordante silenzio. E i giornalisti? Pochi contestano il modus operandi della politica. Troppi interessi legano molti iscritti all’Ordine con chi dovrebbe gestire nel migliore dei modi la cosa pubblica. Giuseppe D’Avanzo, giornalista di ’Repubblica’, amava dire: “Chi fa questo mestiere non può non aver nemici. Se non ne ha, vuol dire che qualcosa non va…”. E in questa piccola, ma sfortunata Regione, sono molte le cose che non vanno. Lo spot dell’’Isola Felice’ e del ’Modello Molise’ serve soltanto per continuare a mettere sotto il tappeto le tante questioni irrisolte. Si chiudono, da un giorno all’altro, trasmissioni di approfondimento? Pochi s’indignano. E l’Ordine dei Giornalisti? Sembra non esistere in Molise. Perché i giornalisti per lavorare devono raccogliere la pubblicità? Il dovere di ogni giornalista, con la schiena dritta, è raccontare quello che vede, che sente e che accade. E come si fa a raccontare i fatti se quasi tutto è controllato da chi finanzia quotidiani e televisioni private? Compresa la politica, che sottobanco (senza una legge regionale sull’editoria), elargisce somme di denaro per l’informazione.In Molise il problema della libera stampa, al contrario di come afferma qualcuno, non dipende da una legge regionale o da un centro-sinistra che non si è mai fatto un organo di informazione tutto suo. Dipende dalla libertà di ciascun operatore del settore. In questo mestiere non si possono accettare compromessi, di alcun tipo. Per la propria dignità e per il rispetto che si deve al lettore o al telespettatore. Che restano gli unici padroni. Come si può controllare la politica e, quindi, anche il centro-sinistra se un organo di informazione è editato da una parte politica? Sin dove arriva il controllo degli editori? Per molti deve esserci l’equilibrio (un’altra parola magica) tra la proprietà e il giornalista. Sono gli editori che dettano le regole? Chi deve decidere cosa si può dire e cosa non si può dire?Il consiglio regionale del Molise, il 12 ottobre del 2009, ha licenziato una legge dal titolo ’Misure urgenti a sostegno degli editori molisani operanti nel settore della carta stampata’. “In questa legge – scrive Riccardo Tamburro, all’epoca consigliere regionale di maggioranza – non si fa altro che rimborsare alcune spese agli editori e non c’è accenno neanche alla regolarità contributiva sui contratti di lavoro”. Il fedele consigliere regionale di maggioranza, che ha affermato “di aver votato a favore per spirito di servizio” e che non condivide “in pieno il testo” pone un problema molto serio. Ma perché misure urgenti? Per chi? Per cosa? La legge si disinteressa dei lavoratori non assunti, pagati in nero e resi schiavi dai propri editori. Ma cosa ancor più grave è che il provvedimento, finanziato con soldi pubblici (300mila euro), sembra disegnato apposta per alcuni giornali. Amici? Compiacenti? Complici? Si legge al comma 7 dell’articolo 2: “La cancellazione delle imprese dall’albo è parimenti disposta dal Presidente della Giunta regionale con decreto motivato”. Il potere di veto messo in mano al Presidente della Giunta Regionale è una vera arma di ricatto. Gli editori che beneficeranno di questi spiccioli si guarderanno bene dal criticare, dal prendere posizioni.Per il giornalista Marco Travaglio: “c’è chi nasconde i fatti perchè non li conosce, è ignorante, impreparato, sciatto e non ha voglia studiare, di informarsi, di aggiornarsi. C’è chi nasconde i fatti perchè ha paura delle querele, delle cause civili. C’è chi nasconde i fatti perchè altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove si incontrano sempre leader di destra e leader di sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, principi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non scontentare nessuno. C’è chi nasconde i fatti perchè contraddicono la linea del giornale. C’è chi nasconde i fatti anche a se stesso perchè ha paura di dover cambiare opinione. C’è chi nasconde i fatti perchè così, poi, magari, ci scappa una consulenza col Governo o con la Rai o con la regione o con il comune o con la provincia o con la camera di commercio o con l’unione industriali o col sindacato o con la banca dietro l’angolo. C’è chi nasconde i fatti perchè è nato servo e, come diceva Victor Hugo, c’è gente che pagherebbe per vendersi”.

da lindro.it di giovedì 22 Dicembre 2011

http://www.lindro.it/L-informazione-malata-in-Molise,5226#.TvSdijXojpk