#Lunigiana. Una serata sulla legalità, 10 settembre 2016

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IL CORAGGIO DI DIRE NO a MASSA CARRARA

Licciano Nardi, Lunigiana, 10 settembre 2016

Una serata sulla legalità con il noto giornalista antimafia Paolo De Chiara al centro polivalente “Icaro”

da Restoalsud.it – Il ministro Alfano aiuti subito i testimoni di giustizia

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di Paolo De Chiara

“Il Ministro Alfano garantisca la partecipazione dei Testimoni di Giustizia agli Stati Generali dell’Antimafia. A due TdG che hanno chiesto di partecipare alla manifestazione organizzata da Libera in questi giorni a Roma è stato risposto che non si può, per motivi di sicurezza”.

È Davide Mattiello, deputato indipendente del Pd e componente della commissione antimafia, che parla, che denuncia la situazione paradossale deiTestimoni di giustizia in Italia.

“Ci sentiamo soli, abbandonati. Isolati”, spiega uno dei due testimoni.

Presente, nonostante tutto, all’evento ‘ControMafie’ organizzato da Libera, da solo, senza alcuna protezione. Con una diffida del Servizio Centrale di Protezione,“per motivi di sicurezza”, “per l’esposizione al rischio a cui andrebbe incontro” per la “la natura pubblica dell’evento” e per la “rilevanza mediatica”.

I Testimoni di giustizia, cittadini onesti che hanno semplicemente fatto il loro dovere, vanno chiusi in ‘campane di vetro’. Una situazione paradossale: i mafiosi possono fare quello che vogliono, sul ‘loro’ territorio, mentre i testimoni, le persone che hanno denunciato e testimoniato contro i mafiosi, devono scappare. Nascondersi. Per ‘motivi di sicurezza’ devono stare isolati. Il sistema di protezione non ammette repliche.

Il convegno antimafia organizzato da Libera, che si sta tenendo a Roma, è off limits. Sulla carta. Il Testimone diffidato, ‘esposto a rischi’, ha raggiunto da solo la Capitale per partecipare all’evento. “Non c’è cosa più brutta – scrive in una mail l’uomo che ha ‘sfidato’ la camorra – della limitazione della libertà personale, aggravata dal fatto che da cittadino incensurato mi viene limitata la libertà a recarmi ad un evento che si svolge ogni tre anni. Evento che è forza e dimostrazione vivente che c’è un esercito del bene, fatto di uomini e donne che in vari ruoli contrastano le mafie. Troppo pericoloso… questo è quanto dovutomi in relazione alla mia educata comunicazione”.

Cosa ne pensa il ministro dell’Interno Alfano interrogato sul punto da un componente della commissione antimafia? Nessuna risposta pervenuta. ContinuaMattiello, relatore della fresca relazione, approvata all’unanimità, sui testimoni di giustizia: “Lo Stato ha senz’altro il prioritario obiettivo di garantire l’incolumità di queste persone, ma lo Stato ha anche il dovere di garantire a queste persone libertà e autonomia. Queste persone non sono delinquenti da gestire con severità, sono cittadini che hanno contribuito alla giustizia, dei quali lo Stato dovrebbe andare orgoglioso. Per altro questi testimoni, che hanno fatto formale richiesta nei modi dovuti, non hanno il cambio di generalità e quindi non c’è il bisogno di mantenerne celata l’identità. Lo Stato ha certamente le risorse per garantire a due Testimoni di giustizia che vogliano partecipare ad una iniziativa anti-mafia, di farlo in sicurezza, se così non fosse, sarebbero ben altri gli interrogativi cui rispondere”.

Sono tanti gli interrogativi posti in questi anni dai pochi Testimoni. In Italia sono circa 80, la maggior parte con esperienze pessime. Per colpa di uno Stato, quello con la ‘s’ minuscola, silente. Poco attento, che gira la testa dall’altra parte. “In quattro lunghi anni – sfoga la sua rabbia il testimone con la diffida – ho sentito di tutto, tante promesse e tanti proclami, ma resta nella  mente quella frase detta da chi è dalla parte dei ‘buoni’: “chi te lo ha fatto fare, hai perso tutto e non finisce qui”. Vero non finisce qui, in quattro anni sono diventato una ‘bestia’, ho provato le peggiori umiliazioni, le peggiori negazioni, ho visto pian piano sgretolare una vita, inabissare una famiglia normale in un baratro. Ho vissuto l’isolamento, la malattia, la paura e l’angoscia, ho dormito per strada, in auto. Ho mangiato alla Caritas, sono stato rinchiuso per mesi in un alloggio senza corrente nè gas, ho provato il freddo, il gelo, la fame. Ma ho resistito. Ho resistito per vivere, per chi mi ama, nonostante tutto ciò. Voglio vivere, vivere libero di scegliere dove andare cosa fare e con chi stare. La mia scelta resta una scelta di legalità, un atto normale, le mie denunce sono la prova che un sistema corrotto e colluso può e deve essere scardinato. Se coloro che ho denunciato vivono attualmente liberi e nel lusso mentre chi scrive non vive ‘libero’ e stenta ad arrivare a fine mese qualcosa non funziona”.

L’ultima legge sui Testimoni di giustizia risale al 2001, nella precedente (quella del 1991) non c’era nemmeno la distinzione tra collaboratori e testimoni. “Il legislatore del 2001 – si legge nella relazione approvata pochi giorni fa – non colse che la legge sui pentiti non aveva spazio per altri, ma, principalmente, non colse che la differenza tra collaboratori e testimoni era tale da andare oltre la diversa posizione processuale e che, anzi, quell’opera di diversificazione tra le due figure […] significava invece accostare e contaminare entità tanto lontane e tanto dissimili da non dovere essere nemmeno paragonate”.

I Testimoni di giustizia hanno bisogno di un’altra legge, della loro legge. “Io mi fermo – conclude il testimone -, credo di aver dato quattro anni della mia vita allo Stato, alle istituzioni e che il debito contratto con chi mi ama è troppo alto. Non c’è prezzo che possa ripagare questo mio attuale stato di sofferenza. Io ritorno a vivere e anche se dovessero uccidermi morirò da uomo libero perché questa mia condanna del non vivere non è un prezzo da pagare”.  

UN FUNERALE PER LEA GAROFALO, Milano 19 ottobre 2013

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LEA GAROFALO

“…la donna-coraggio che si è ribellata alla ’ndrangheta, che ha tagliato i ponti con la criminalità organizzata. Nata in una famiglia mafiosa, ha visto morire suo padre, suo fratello, i suoi cugini, i suoi amici. Un vero e proprio sterminio compiuto da uomini senza cuore, attaccati al potere e illusi dal falso rispetto della prepotenza criminale. Lea ha conosciuto la ’ndrangheta da vicino: come tante donne, ha subito la violenza brutale della mafia calabrese. Ha denunciato quello che ha visto, quello che ha sentito: una lunga serie di omicidi, droga, usura, minacce, violenze di ogni tipo. Ha raccontato la ’ndrangheta che uccide, che fa affari, che fa schifo!

È stata uccisa perché si è ribellata alla cultura mafiosa, che non perdona il tradimento – soprattutto – di una donna e non è guidata da sentimenti di benevolenza umana. A 35 anni è stata rapita a Milano per ordine del suo ex compagno, dopo un precedente fallito tentativo di sequestro in Molise (a Campobasso). […]”. 

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Milano, 14 ottobre 2013 –  Una giornata dedicata alla memoria di Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa dalla ‘Ndrangheta nel 2009. Il 19 ottobre non solo il funerale civile a quasi quattro anni dalla morte, ma anche una serie di iniziative per la lotta alla mafia. Come chiesto espressamente da Denise, figlia della testimone di giustizia uccisa dalla ‘Ndrangheta nel 2009, si svolgeranno infatti sabato a Milano (al momento confermata piazza Beccaria, ore 10.30) i funerali di Lea Garofalo, alla presenza di personalità esempio della lotta alla mafia. Prenderanno la parola in quell’occasione, il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia e il presidente di Libera, don Luigi Ciotti.

Circoleranno 3mila bandiere per sensibilizzare sull’accaduto e sara’ stampato in migliaia di copie un segnalibro con una frase scritta da Denise: “in ricordo della mia giovane mamma, uccisa per il suo coraggio”. “L’invito a partecipare che deve arrivare ai cittadini – ha detto Don Ciotti – proviene direttamente da Denise. Tutti noi abbiamo un debito con chi e’ stato ucciso e con chi e’ rimasto solo, come Denise. In piazza leggeremo alcuni passaggi del diario di Lea. E’ importante esserci, partecipare; ed e’ importante che la gente sappia”.

Mentre ci vorra’ ancora qualche giorno per definire i dettagli del funerale, per il pomeriggio l’appuntamento e’ dalle 14 alle 19 ai giardinetti di via Montello 6, aperti al pubblico dopo che, nella stessa giornata, saranno dedicati a Lea Garofalo con una targa. Non e’ un luogo casuale: in via Montello 6, infatti, si trova il fortino delle cosche, oggi sgomberato. Dei pannelli informativi, spiegheranno cosa e’ successo alla testimone di giustizia. “Milano – ha detto Pisapia – ha voluto dimostrare con concretezza il proprio impegno di lotta alla mafia, anche costituendosi parte civile in tutti i processi. Non si puo’ dire che la citta’ sia immune alla mafia, ma oggi sono stati creati degli argini”.

da ilGiorno.it

PER NON DIMENTICARE. Pagliarelle (Petilia Policastro, Crotone)… la casa di Lea GAROFALO, la donna coraggio che sfidò la maledetta e schifosa ‘ndrangheta.

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LEA TESTIMONE

MEMORIA e IMPEGNO, 21 marzo 2013

Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie

Sono più di novecento le vittime innocenti uccise dalle mafie. Oggi, 21 marzo, saranno scanditi nuovamente i loro nomi nelle principali piazze del nostro Paese.

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IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta.

con prefazione di Enrico FIERRO
con introduzione di Giulio CAVALLI
[…] la storia di Lea Garofalo, di questo ci parla. Di una vita violenta vissuta in un clima di perenne e quotidiana violenza. Un’esistenza dove la tenerezza, l’affetto, la comprensione non hanno mai trovato spazio. Forse, ma questo lo si avverte leggendo il libro e soffermandosi a riflettere sulle pagine più dense, alla fine della sua vicenda umana.
Lea aveva capito che una vita violenta non è più vita e per questo aveva chiesto aiuto. Allo Stato, a questa cosa incomprensibile e troppo lontana per una ragazza di Calabria, allo Stato come unica entità cui aggrapparsi in quel momento. Perché quando rompi con la famiglia, quando vuoi venirne fuori, diventi una infame, una cosa lorda, la vergogna per il padre, i fratelli, il marito. E la vergogna si lava con il sangue.
dalla Prefazione di Enrico Fierro

[…] Ma il processo a Carlo Cosco e la sua banda è anche la foto di una Lombardia che ha deciso di svegliarsi dal lungo sonno della ragione sulle mafie e abbracciare un lutto senza scavalcarlo ma piuttosto caricandoselo sulle spalle. L’aula del tribunale di Milano dove si celebrò il processo è stata la meta di giovani e meno giovani che hanno deciso di esserci, di stare lì, di metterci la faccia, di non permettere che si derubricasse quel processo ad un litigio coniugale finito male. Il giorno della sentenza, gli occhi lucidi del pubblico che affollava l’aula sono stati la condanna più feroce per gli assassini: qui non c’è posto per voi, dicevano quegli occhi, non c’è più l’indifferenza che vi ha permesso di pascolare impuniti, boriosi e fieri della vostra bassezza criminale. Ecco perché Lea Garofalo e sua figlia Denise vanno raccontate con impegno costante nelle scuole, nelle piazze, sui libri: l’eroismo in penombra di chi crede nel dovere della verità è l’arma migliore contro le mafie, la partigianeria che profuma di «quel fresco profumo di libertà».
dall’Introduzione di Giulio CAVALLI

Il coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ’ndrangheta di Paolo De Chiara
Editore FALCO
Pagine: 224
Prezzo: € 14,00
ISBN: 978-88-96895-93-1
Formato: 15,5×21,5

LEGALITA’ a Giugliano. Grazie di cuore a LIBERA GIUGLIANO

Giugliano, Giancarlo SIANI, 19 maggio 2012
Giugliano, Giancarlo SIANI, 19 maggio 2012

 

LA CAMORRA E’ UNA MONTAGNA DI MERDA!!!

 

GRAZIE ai ragazzi di Libera GIUGLIANO,

a Eliana Iuorio,

a Paola Cipolletta,

a Ada Palma,

a Ilaria Ascione,

a TUTTI per la bellissima giornata passata Giugliano

nel ricordo del giornalista-giornalista Giancarlo SIANI

Ora che ci siamo ritrovati non perdiamoci di vista!!!

GRAZIE!!!

 

Paolo De Chiara