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VIA TASSO #pernondimenticare

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Il carcere di Via Tasso
Brano tratto e adattato dal volume “Via Tasso. Museo storico della liberazione di Roma” di Arrigo Paladini, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1994.

«Quando i romani che hanno vissuto i giorni dell’occupazione nazista sentono pronunciare il nome di «Via Tasso» non possono non ritornare con la mente e con il cuore a quel passato, ormai remoto, e non provare ancora una volta un senso di disagio e talvolta di paura.

Tutti, anche coloro che hanno trascorso quel buio periodo magari ai margini di ogni attività di lotta, nascosti o prudentemente isolati. «Via Tasso», era per tutti essenzialmente un simbolo, senza altre aggiunte che specificassero che cosa fosse, quale drammatico luogo di tortura e di morte rappresentasse. Il simbolo della più inaudita sofferenza, della più spietata sopraffazione; il luogo dove veniva calpestata ogni dignità umana, in nome della feroce violenza che solo la barbarie di un oppressore ormai vinto può esercitare.»
http://www.16ottobre1943.it/it/il-carcere-di-via-tasso.aspx

UN FUNERALE PER LEA GAROFALO, Milano 19 ottobre 2013

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LEA GAROFALO

“…la donna-coraggio che si è ribellata alla ’ndrangheta, che ha tagliato i ponti con la criminalità organizzata. Nata in una famiglia mafiosa, ha visto morire suo padre, suo fratello, i suoi cugini, i suoi amici. Un vero e proprio sterminio compiuto da uomini senza cuore, attaccati al potere e illusi dal falso rispetto della prepotenza criminale. Lea ha conosciuto la ’ndrangheta da vicino: come tante donne, ha subito la violenza brutale della mafia calabrese. Ha denunciato quello che ha visto, quello che ha sentito: una lunga serie di omicidi, droga, usura, minacce, violenze di ogni tipo. Ha raccontato la ’ndrangheta che uccide, che fa affari, che fa schifo!

È stata uccisa perché si è ribellata alla cultura mafiosa, che non perdona il tradimento – soprattutto – di una donna e non è guidata da sentimenti di benevolenza umana. A 35 anni è stata rapita a Milano per ordine del suo ex compagno, dopo un precedente fallito tentativo di sequestro in Molise (a Campobasso). […]”. 

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Milano, 14 ottobre 2013 –  Una giornata dedicata alla memoria di Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa dalla ‘Ndrangheta nel 2009. Il 19 ottobre non solo il funerale civile a quasi quattro anni dalla morte, ma anche una serie di iniziative per la lotta alla mafia. Come chiesto espressamente da Denise, figlia della testimone di giustizia uccisa dalla ‘Ndrangheta nel 2009, si svolgeranno infatti sabato a Milano (al momento confermata piazza Beccaria, ore 10.30) i funerali di Lea Garofalo, alla presenza di personalità esempio della lotta alla mafia. Prenderanno la parola in quell’occasione, il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia e il presidente di Libera, don Luigi Ciotti.

Circoleranno 3mila bandiere per sensibilizzare sull’accaduto e sara’ stampato in migliaia di copie un segnalibro con una frase scritta da Denise: “in ricordo della mia giovane mamma, uccisa per il suo coraggio”. “L’invito a partecipare che deve arrivare ai cittadini – ha detto Don Ciotti – proviene direttamente da Denise. Tutti noi abbiamo un debito con chi e’ stato ucciso e con chi e’ rimasto solo, come Denise. In piazza leggeremo alcuni passaggi del diario di Lea. E’ importante esserci, partecipare; ed e’ importante che la gente sappia”.

Mentre ci vorra’ ancora qualche giorno per definire i dettagli del funerale, per il pomeriggio l’appuntamento e’ dalle 14 alle 19 ai giardinetti di via Montello 6, aperti al pubblico dopo che, nella stessa giornata, saranno dedicati a Lea Garofalo con una targa. Non e’ un luogo casuale: in via Montello 6, infatti, si trova il fortino delle cosche, oggi sgomberato. Dei pannelli informativi, spiegheranno cosa e’ successo alla testimone di giustizia. “Milano – ha detto Pisapia – ha voluto dimostrare con concretezza il proprio impegno di lotta alla mafia, anche costituendosi parte civile in tutti i processi. Non si puo’ dire che la citta’ sia immune alla mafia, ma oggi sono stati creati degli argini”.

da ilGiorno.it

PER NON DIMENTICARE. Pagliarelle (Petilia Policastro, Crotone)… la casa di Lea GAROFALO, la donna coraggio che sfidò la maledetta e schifosa ‘ndrangheta.

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LEA TESTIMONE

CULTURA della LEGALITA’. Gli studenti Molisani e la Legalità/3

VENAFRO, Istituto "Pilla", 23 maggio 2012
VENAFRO, Istituto “Pilla”, 23 maggio 2012

23 maggio 2012

VENTI ANNI DOPO LA STRAGE DI CAPACI

Incontro con i Ragazzi (interessanti e interessati) e gli Insegnanti dell’Istituto Scolastico ‘Pilla’ di Venafro (Is).

“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini” (Giovanni FALCONE).

CONTRO LE MAFIE.

PER LA GIUSTIZIA, LA LEGALITA’, LA LIBERTA’.

Grazie di cuore!

Paolo De Chiara

“I SIRIANI ABBANDONATI A SE STESSI”

Aya Homsi, attivista in Italia

“I SIRIANI ABBANDONATI A SE STESSI”

“Il Presidente Napolitano ritiri l’onorificenza conferita ad Assad nel 2010”

 di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Sfogliando il calendario si scorre la storia del paese siriano che da un anno prova a ribellarsi al regime. Nelle teste dei bambini c’è soltanto la rivolta, quella che hanno visto nelle strade della loro città, che hanno sentito alla televisione o che i genitori ripetono in casa. Ma c’è anche un segno di speranza. Perché oltre la tragedia i bambini sembrano vedere uno spiraglio. E quello spiraglio è racchiuso nella parola che nel calendario compare più volte:hurriya, ovvero, libertà”.

Queste le parole scritte da Aya Homsi, una ragazza italiana di origini siriane, sulla paginafacebook ‘Vogliamo la Siria libera’ per far conoscere al mondo cosa accade quotidianamente in Siria mentre il mondo ‘democratico’ tace.

La mia preghiera di pellegrino – affermò Giovanni Paolo II prima di lasciare Damasco – è che la Siria proceda con fiducia e serenità verso un nuovo e promettente futuro, e che il vostro Paese prosperi in un’era di benessere e di tranquillità per tutto il suo popolo”. Ieri altri 15 civili sono stati uccisi, i morti (moltissimi dei quali bambini) sono più di 10mila e i bombardamenti continuano nell’indifferenza generale.

Il regime sta procedendo anche alla distruzione dell’antico patrimonio siriano. Dall’Italia, grazie all’impegno di Aya Homsi, si è formato un ‘ponte’ virtuale con la Siria. Per continuare a denunciare e a far sapere al mondo dei crimini perpetrati dal regime di Assad. Proprio Aya, sul suo profilo Facebook, ha scritto la frase di un cittadino siriano: “non pensiamo più a come morire ma a come avverrà la nostra sepoltura”. 

Siamo partiti proprio da queste parole: “è risaputo che chi manifesta viene ucciso dai mercenari di Assad e chi sceglie di appoggiare la democrazia o la rivolta sa che molto probabilmente la fine è quella. Anche ai funerali, adesso, si viene uccisi. I mercenari sparano anche lì. Spesso i corpi non vengono sepolti, ma bruciati. I corpi che vengono uccisi dai mercenari vengono utilizzati per gli attacchi finti che vengono fatti passare per attacchi dei terroristi”.

Aya, tu sei un punto di riferimento, un ‘ponte’ tra l’Italia e la Siria. Il popolo siriano come vive questa situazione drammatica?

C’è un popolo che si è ribellato per avere democrazia, dall’altro lato c’è un regime sostenuto dall’Occidente, che lascia fare, ed è sostenuto da Iran, Cina e Russia. E’ ben disposto come quantitativo di armi. Chi sostiene il regime lo sostiene sotto tutti gli aspetti, mandando mercenari e soldi. Chi sostiene la democrazia, come le potenze Occidentali, in realtà non la sostiene davvero. Sono tante chiacchiere e abbiamo visto che niente è accaduto. Il popolosiriano è lasciato a sé stesso. Se non si vuole intervenire bisogna armare l’esercito liberosiriano, affinchè si abbia un minimo di tutela per i cittadini. Oggi il popolo si sta arrangiando con quello che riesce a fare.

Qual è la differenza tra il popolo siriano, impegnato contro il regime di Assad, e gli altri popoli che hanno messo fine alle dittature nei mesi scorsi?

La differenza sta nell’Occidente, nelle grandi potenze. Mentre la caduta di tutti gli altri regimi, come la Tunisia, l’Egitto, lo Yemen e la Libia andava bene, per la Siria il discorso è più complesso.

Perché?

La Siria ha dei confini molto sensibili, è l’anello che tiene l’Oriente con l’Occidente. Ha una posizione geopolitica molto importante. Quello che vuole l’Occidente è esportare la democrazia ma come vogliono loro. Questo non si riesce ad ottenere in Siria e di conseguenza non c’è un aiuto esterno. C’è anche poca informazione, si è iniziato a parlare di crimini all’Onu dopo sette mesi. Si è iniziato a parlare di Siria nei telegiornali e nei media occidentali dopo moltissimi mesi. C’erano già 10mila morti.

Come giudichi l’atteggiamento della politica estera italiana rispetto alla vicenda dellaSiria?

Non si è fatto niente per la Siria. Siamo uno di quei Paesi in cui c’è ancora l’Ambasciatore, abbiamo ancora l’Ambasciata aperta. C’è un’onorificenza conferita da Napolitano nel 2010 ad Assad che non è stata ancora ritirata, fino a prova contraria. La politica estera italiana non ha fatto niente per la Siria.

Come giudichi l’operato dell’informazione?

In Italia abbiamo tantissimi giornalisti che sono andati in Siria e sono tornati parlando bene del regime. Da un lato c’è un doppiogioco di alcuni giornalisti che io non reputo giornalisti, dall’altro lato c’è un’informazione media che è arrivata molto tardi, che parla di Siria quando ci sono degli attentati, anche se è evidente che non esiste terrorismo all’interno del Paese.

Hai scritto sul tuo profilo Facebook: “i bambini sembrano vedere uno spiraglio. E quello spiraglio è racchiuso nella parola che nel calendario compare più volte: ‘hurriya’, ovvero,libertà”. Sono i giovani il futuro della Siria?

In Italia i bambini nascono con un valore innato, che è la democrazia. In Siria vedi i bambini molto piccoli che conoscono gli slogan della rivolta, che sanno chi è il buono e chi è il cattivo. Crescono già con la responsabilità che non dovrebbe essere di un bambino. Parliamo di mille bambini che sono stati uccisi perché manifestavano. Qualche settimana fa un bambino di 10 anni ad Aleppo è stato colpito alla schiena da una pallottola di un mercenario di Assad durante una manifestazione. Andò a cercare il padre, chiedendo ‘perdono’. Era un bambino di 10 anni. I bambini non hanno colpa e non dovrebbero avere queste responsabilità. Dovrebbero godere della democrazia e non lottare per la democrazia.

Come giudichi il piano di pace dell’Onu?

E’ un altro piano fasullo che porterà ad altri incontri che non serviranno a niente. Trenta osservatori non servono a niente. Equivalgono a un osservatore e mezzo per ogni città. Non vedranno niente, è una rivolta non è una guerra civile. Bisogna rivotare per altri 200, ma la Russia non rivoterà mai.

Cosa bisogna fare per avere una Siria libera?

Bisognerebbe fare un ‘no fly zone’, costituire una zona cuscinetto, per far arrivare gli aiuti umanitari. Vendere le armi all’esercito libero se proprio non si vuole sostenere, far delle pressioni al regime. Dall’Italia facciamo partire dei segnali: chiudiamo le Ambasciate che non servono a niente, non vendiamo più armi. Un’azienda di Varese ha venduto al regime sirianogli strumenti di intercettazione di internet e di telefoni. Oggi in Siria si viene intercettati nell’arco di mezz’ora.

Dopo che avete aperto la pagina Facebook avete ricevuto minacce, pressioni?

Da subito. Arrivavano telefonate anonime, minacce e messaggi via mail. Loro hanno questi mezzi e basta, noi continuiamo a manifestare, a far vedere che ci siamo e a denunciare ogni atto illegale. Questo fa parte della democrazia per fortuna.

Hai partecipato a una manifestazione sulla Siria libera con il segretario del Pd Bersani. Hai riferito anche a lui dell’onorificenza data da Napolitano mai ritirata?

L’ha detto davanti a delle persone che hanno perso dei parenti, persone che stanno mettendoci la vita. Penso che sarà fatto, speriamo il prima possibile. Non vogliamo concedere più altro tempo.

L’Indro.it di mercoledì 18 Aprile 2012, ore 17:58

http://www.lindro.it/I-siriani-abbandonati-a-se-stessi,8010#.T6UOL-g9X3Q