Testimoni di giustizia, promesse da marinaio

SEI ANNI DOPO. Dopo gli annunci sui social «si è registrato il silenzio». Il testimone di giustizia Luigi Coppola spiega il suo punto di vista: «Di Maio, che è stato anche ministro del Lavoro, non ha mai risposto alle nostre giuste richieste.»

Luigi Di Maio con alcuni testimoni di giustizia

di Paolo De Chiara, WordNews.it

«Mi sono sentito violentato per l’ennesima volta. Le promesse non sono state mantenute, anzi hanno modificato in peggio qualcosa che poteva iniziare a funzionare». Inizia così la nostra conversazione con il testimone di giustizia Luigi Coppola.

Sono passati sei anni da un post pubblicato dall’attuale ministro (in quegli anni all’opposizione) Luigi Di Maio. L’annuncio, pubblicato su un social, porta la data del 5 febbraio 2015.

Questo il testo propagandistico: “Tra i problemi che subiscono gli italiani ogni giorno c’è anche il fatto che le Leggi esistono ma non si applicano. Oggi ho incontrato alcuni testimoni di giustizia che protestavano sotto Montecitorio. Li ho ricevuti e abbiamo parlato delle mancanze dello Stato nei loro confronti. Alcuni di loro hanno fatto cadere anche imperi mafiosi grazie alla propria testimonianza. Lo Stato deve combattere l’omertà non incentivarla. Gli dobbiamo molto. Io li aiuto».

A quell’incontro – come da foto – parteciparono diversi testimoni, tra cui Luigi Coppola, Francesco Paolo, Carmelina Prisco. Rocco Ruotolo e una coppia di coniugi calabresi.

Cosa è stato modificato in peggio? «Mi riferisco, soprattutto, delle assunzioni dei testimoni». A che punto sono le assunzioni? «Ad esempio i fuoriusciti dal programma di protezione non verranno assunti. La situazione è peggiorata, anche se Crimi (viceministro agli Interni e presidente della Commissione centrale) in una lettera e, poi, di persona mi aveva detto che quell’ostacolo per i fuoriusciti, insieme alla Commissione, poteva essere superato. L’ha scritto di suo pugno».

A Luigi Coppola abbiamo chiesto dell’incontro di sei anni fa. «Noi eravamo sotto Palazzo Chigi per invogliare il Governo a far pubblicare in gazzetta ufficiale i decreti attuativi per le assunzioni. Di Maio era il vice presidente della Camera. Se non sbaglio mandò anche una lettera a Bubbico (all’epoca vice ministro agli Interni) per sollecitare l’impegno nei confronti dei testimoni di giustizia. E ci disse che le leggi ci sono ma non vengono attuate. Poi fece quel comunicato sui social. Ma una volta che sono arrivati al Governo, lo stesso Di Maio, che è stato anche ministro del Lavoro, non ha mai risposto alle nostre giuste richieste. Mai, mai, mai, mai. Aperture dal 5 stelle, come partito di Governo, le ho viste con Vito Crimi. Con Gaetti no, anzi c’è una lettera dell’ottobre del 2018 (foto in basso) dove lui parla dei testimoni di giustizia e delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni.»

Per il presidente dell’Associazione antimafia che rappresenta anche alcuni testimoni: «non bisogna accanirsi solo nei confronti di una sola persona. La legge 3500 (“Disposizioni per la protezione dei testimoni di giustizia”), che porta il nome della Bindi, è stata voluta da tutta la politica. Tutti loro sapevano che tutti quelli che erano stati capitalizzati, automaticamente, perdevano il diritto al posto di lavoro. Ma chi ha avuto i soldi prima non ha potuto scegliere, perché non c’era questa possibilità di scelta, è ancora meritevole come categoria protetta? Le nostre priorità sono il lavoro e la sicurezza. Due concetti che sono sempre lasciati al caso. Non c’è interesse e non c’è volontà politica.»      

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