LEA GAROFALO. Il tentato sequestro di Campobasso

5 maggio 2009, il RACCONTO. Per i magistrati di Campobasso, il sequestro di persona è finalizzato ad accertare il reale contenuto delle dichiarazioni fatte dalla donna durante il programma di protezione. Il mandante del sequestro, Carlo Cosco, durante l’azione di Sabatino si trova in Calabria, davanti alla scuola che frequenta la figlia di Marisa, la sorella di Lea.

LEA GAROFALO. Il tentato sequestro di Campobasso

di Paolo De Chiara

L’opera di riavvicinamento è iniziata. Carlo Cosco pare interessarsi al futuro di sua figlia e si dimostra diverso. Non è più violento come prima, sembra cambiato. Sembra. Invece, dentro di sé, cova solo la vendetta. L’intenzione illustrata anni prima ai suoi amici ‘ndranghetisti non si è affievolita. La richiesta fatta a Salvatore Cortese non è stata rimossa. Carlo Cosco non ama le persone come Lea. Lo preoccupa la sua temerarietà, il suo coraggio. Si mostra cambiato, affabile, disponibile, cortese. Ma è solo la dannata mistificazione di un dannato criminale.

Per sette anni, il Cosco cerca contatti con la madre di sua figlia. Le tenta tutte. Ma il programma di protezione è più forte delle sue intenzioni e dei suoi soldi. Il 5 marzo 2010 Denise racconta«Mio padre e mia madre si sono riavvicinati a seguito dell’uscita di mia madre dal programma di protezione, mia madre aveva rinfacciato a mio padre il fatto che questi aveva speso un sacco di soldi per sapere i luoghi segreti in cui mia madre e io di volta in volta ci spostavamo. Mia madre infatti gli diceva che, anche se aveva speso tutti questi soldi per avere informazioni su di noi, lui comunque era sempre venuto a saperlo dopo che ci eravamo già spostate».

Il programma funziona. Per sette lunghi anni ha protetto le due donne. La decisione di uscirne offre, per la prima volta, la possibilità a Cosco di inserirsi. Di portare a termine il suo piano. Il pretesto è Denise, il suo futuro. Un argomento che sta molto a cuore alla donna. Lea vuole provare di nuovo.

«Provare a vivere tutti insieme a Campobasso»dove l’uomo ha preso una casa in affitto.

È la stessa Denise che ricorda, durante il processo a Milano, di essere ritornata in Molise, con la madre, in auto. Cosco si rivolge a una agenzia immobiliare e trova una nuova abitazione. Non tutto, però, fila liscio. Lea non viene ammessa nella casa occupata anche dalla madre di Cosco, che non è disposta a lasciare l’abitazione. Per un paio di giorni, dorme in auto. Fuori, come un cane. È una situazione stressante, che la tiene sulle spine, comincia a preoccuparsi anche per la sua sicurezza personale.

In vita sua, non ha mai amato le imposizioni, le prepotenze. Anche questa volta si ribella.

Entra nell’abitazione e si scontra violentemente con la madre di Carlo, Piera Bongera, una torinese abituata ai trattamenti poco ortodossi del marito Domenico, il capostipite della famiglia Cosco. Lea cerca e ottiene il riscatto, sbatte fuori di casa la suocera. Comincia l’inferno.

L’anziana donna si sente male e viene ricoverata in ospedale.

Il giorno dopo si registra la seconda parte della contesa. Ritorna Carlo Cosco e la nonna di Denise inveisce contro Lea. Urla e parole grosse. La rabbia accumulata è tanta, Lea prende un coltello e minaccia madre e figlio. Sputa, secondo la sorella Marisa, in faccia alla mamma di Carlo. È stanca di certi atteggiamenti. Lea non vuole nulla da loro, vuole vivere felicemente con sua figlia. Cosco rimane impassibile. È stato sempre un vigliacco.

Come la sera del forte litigio tra la sua convivente e Antonio Comberiati. Nemmeno in questa occasione difende la sua donna. Sembra di rivivere la stessa scena.

La sfuriata di Lea sortisce i suoi effetti. Gli “ospiti” abbandonano la casa e ritornano in Calabria. Le due donne, finalmente libere, decidono di andare a Roma. Al concerto del 1° maggio. Denise parte con degli amici, la mamma la segue con la sua auto. Fino al rientro a Campobasso, non sentono Carlo Cosco. Il 5 maggio ritornano in Molise, intorno alle 5:00 del mattino, e raggiungono la loro abitazione.

Il tecnico della lavatrice

Denise, stanca per il viaggio e per la lunga vacanza, resta nel suo letto e non va a scuola. È una decisione presa all’improvviso. Ha spento il cellulare e non si accorge che il padre tenta più volte di mettersi in contatto con lei. Lui non sa, non può sapere, che in casa ci sono sia la madre che la figlia. È una mattina come tante altre. Alle nove bussano alla porta, è il tecnico della lavatrice.

Da qualche giorno, infatti, l’elettrodomestico è guasto. Ne è a conoscenza anche Carlo Cosco, che ha avvisato l’agenzia immobiliare«La lavatrice aveva effettivamente un guasto, di cui mio padre ne era a conoscenza e per cui aveva detto a mia madre che avrebbe chiamato un tecnico».

L’agenzia però ha programmato per il giorno dopo, il 6 maggio, l’arrivo del vero tecnico. Il mafioso Carlo Cosco anticipa i tempi. Lea fa entrare l’uomo con la valigetta degli attrezzi in mano e lo accompagna nel lavatoio. Il presunto tecnico poggia la valigetta vicino alla lavatrice e comincia a maneggiare, a premere tasti.

Non è il suo lavoro, si vede ad occhio che non sa dove mettere le mani.

Lea si insospettisce: va in cucina, prende un coltello e lo nasconde nella tasca dei pantaloni. La donna chiede di aprire la valigetta. Non si fida, è sveglia, vuole vederci chiaro. L’uomo poggia la cassetta degli attrezzi sulla lavatrice e, in un attimo, si avventa contro Lea. Le toglie il coltello dalle mani, la colpisce. È una lotta per la sopravvivenza. Il finto tecnico le conficca in gola due dita. Lea reagisce, stringe con violenza i suoi genitali. La donna è un osso duro, conosce alcune mosse di difesa personale, anche Denise lo conferma nel processo di Milano: «Era pratica di qualche mossa di arti marziali».

La colluttazione fa cadere a terra la cassetta degli attrezzi, il tonfo sveglia Denise, che accorre in soccorso della madre. Si accorge subito della gravità della situazione e comincia a colpire l’uomo con calci e pugni. Lea si divincola dalla presa. Le due donne lottano insieme, l’una per proteggere l’altra.

Un vicino di casa sente delle voci femminili e le urla di aiuto provenienti dall’appartamento occupato dalla Garofalo. Non sa cosa fare, cosa pensare. Si affaccia sul pianerottolo e vede un uomo di spalle correre per le scale e raggiungere il portone d’ingresso del palazzo. È scappato a gambe levate, ma ha lasciato la cassetta degli attrezzi in casa e le sue impronte digitali.

Nella valigetta un’amara sorpresa. Gli utensili per la riparazione sono stati sostituiti con rotoli di nastro adesivo, guanti in lattice, filo di ferro gommato, una corda, forbici, una lama a seghetto e una pallina. Il piano è chiaro. Per fortuna è sfumato. Sembrano dei dilettanti questi Cosco.

Il finto tecnico viene descritto dalle due donne: alto circa un metro e settanta, capelli rasati, magro, carnagione olivastra, viso lungo e tondo, senza barba o baffi, dell’età di circa 37 anni, indossa giubbotto blu, jeans e un tatuaggio sul collo, sotto l’orecchio sinistro. Questa è la descrizione che Lea fa ai carabinieri di Campobasso.

Denise rincorre l’uomo, lo segue fino all’uscio della porta. Così il 19 dicembre 2009 racconta quei momenti: «Lo sconosciuto in seguito al mio intervento e alla continua reazione di mia madre scappava via immediatamente. Voglio precisare che quando l’uomo ha raggiunto la porta di casa io l’ho bloccato chiedendogli chi lo aveva mandato e lui mi rispondeva di lasciarlo stare senza respingermi fisicamente”.

L’uomo si è impaurito. È convinto di trovare solo Lea, la presenza di Denise lo mette in fuga. Gli ordini sono chiari e non si discutono. La ragazza non si tocca.

Lea indica immediatamente il suo ex compagno come mandante di questa aggressione e di questo tentato sequestro. Il Cosco conosce il problema della lavatrice perchè ha abitato in quella abitazione con sua madre, dal 24 al 30 aprile. Lea chiama Marisa, le spiega e le racconta il grave episodio. La sorella ascolta e subito fa un’associazione di idee. Ricorda che la stessa mattina della colluttazione, ha visto Carlo Cosco fermo davanti al bar, di fronte alla scuola di sua figlia. Un alibi perfetto, costruito a tavolino. Tutto è stato studiato, tutto deve filare liscio. Ma non è stata prevista l’eventualità che Denise rimanesse a casa. Il falso tecnico ha l’ordine di tramortire e di rapire Lea e non Denise. Ecco perché scappa quando la figlia del capo lo assale. 

I carabinieri ispezionano la casa e trovano le impronte digitali dell’aggressore. Le inviano ai colleghi dei R.I.S. di Roma per gli esami dattiloscopici. Le impronte corrispondono a un soggetto fotosegnalato nel 2004 dalla questura di Brescia. Il finto tecnico si chiama Massimo Sabatino, un pregiudicato con precedenti penali. Già condannato per rapina e violenza privata, arrestato dal Gico di Reggio Calabria perché appartenente ad un’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, arrestato dalla questura di Brescia per rapina.

Dalla banca dati delle forze dell’ordine emerge un dato interessante che lega il Sabatino ai Cosco. Il 16 novembre del 2008 a Milano, in via Montello, durante un controllo, si trova insieme a Carlo, Vito e Giuseppe Cosco. È il fratello di Paola, l’ex convivente di Massimiliano Floreale, amico intimo dei Cosco. È integrato bene nel gruppo malavitoso. L’altra sua sorella, Rosaria, ha avuto una relazione con Rosario Curcio. È quest’ultimo a confermarlo: «Lo conosco perché ero fidanzato con la sorella di lui, tale Rosi. Sono stato con lei circa 5 mesi fino al luglio del 2008».

È stato trovato più volte in compagnia di Rosario Curcio e Massimiliano Floreale, affiliati all’organizzazione. Sabatino è un soggetto idoneo agli studi del Lombroso. È un uomo delinquente, è portato al crimine violento ed è ben inserito nella cosca originaria di Petilia Policastro, che opera anche a Milano, e che fa capo alla famiglia di Carlo Cosco.

Anche questa volta tutto è stato preparato nei minimi dettagli. Il materiale rinvenuto nella cassetta degli attrezzi non è utile per riparare un guasto di una lavatrice. Ha un solo ed unico scopo: immobilizzare Lea, evitare le grida con la pallina da mettere in bocca, legarla con la corda, impacchettarla e sequestrarla. All’esterno dell’abitazione di via Sant’Antonio Abate a Campobasso è presente anche uno dei fratelli del Cosco. Il furgone è parcheggiato in strada, tutto è pronto per accogliere il corpo della donna. Ci sono gli scatoli di cartone e 50 litri di acido.

Una volta dentro, di Lea si sarebbero perse le tracce per sempre. Ma il piano salta per l’intervento di Denise. L’ordine non è di uccidere Lea, ma di rapirla. Altrimenti sarebbe bastata una semplice pistola con il silenziatore. Un’azione da pochi minuti. Il piano è più complesso, prevede il rapimento, l’arrivo in Puglia, l’interrogatorio e poi la morte della donna.

Per i magistrati di Campobasso, il sequestro di persona è finalizzato ad accertare il reale contenuto delle dichiarazioni fatte dalla donna durante il programma di protezione. Il mandante del sequestro, Carlo Cosco, durante l’azione di Sabatino si trova in Calabria, davanti alla scuola che frequenta la figlia di Marisa, la sorella di Lea. Per lui l’incubo non è finito. La donna è ancora viva e può di nuovo accusarlo. Cosco si preoccupa e fa bene.

Lea è una donna non adatta a lui. Se ne frega delle regole, del rispetto, del falso onore, della famiglia e della ‘ndrangheta. Lei nella mente ha solo Denise, il suo obiettivo è creare un futuro diverso alla figlia. È una donna e una madre coraggio.

Non ha paura e dichiara ai carabinieri«…ritengo che l’individuo (Massimo Sabatino, nda) che si era presentato questa mattina qualificandosi come tecnico era certamente un sicario mandato senza ombra di dubbio da Cosco Carlo, il quale ha interesse di farmi ammazzare, perché in questo periodo è venuto a conoscenza che io sono al corrente del fatto che certamente lui ha preso parte all’omicidio di mio fratello Garofalo Floriano, avvenuto nel comune di Petilia Policastro, frazione di Pagliarelle, in data 7 giugno 2005. Considerato che sono stata sotto il programma di protezione per aver rivelato particolari utili ad attività di indagini probabilmente teme che io possa riferire fatti ritenuti utili alle competenti autorità giudiziarie. Mi riservo di riferire particolari utili circa la morte di mio fratello Floriano”.

fonte: Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta, 2012

da WordNews.it

“Lea, in vita, non è stata mai creduta”

Marisa Garofalo ricorda la fimmina coraggio uccisa dalla ‘ndrangheta: «Mi fa rabbia vedere tante donne che festeggiano questa giornata. Non c’è niente da festeggiare». «Lea è stata una vittima di ‘ndrangheta, anche se la magistratura ha definito la sua morte un delitto passionale. Lo Stato non ha tutelato Lea».

Lea Garofalo

«A Lea non è mai stata offerta una mimosa e chi doveva offrirla, purtroppo, l’ha uccisa. Di mia sorella ho dei bellissimi ricordi: una ragazza molto solare, sorridente, fin da piccola molto combattiva. È stata sempre molto generosa e pronta ad aiutare tutti. A volte, però, penso anche alle cose brutte che mi raccontava. Tipo quando, dopo la fuoriuscita dal programma di protezione, subì il tentativo di sequestro a Campobasso ed era molto preoccupata. Ho sempre tentato di rassicurala, ma lei mi diceva sempre che queste persone (i Cosco, nda) erano pronte a fare tutto. Ci sono bei ricordi, ma anche pensieri brutti. Ad esempio, quando la vedevo stare male, perché aveva capito che l’avrebbero uccisa». Queste sono le parole di Marisa Garofalo, la sorella della fimmina calabrese, uccisa dalla ‘ndrangheta, nel novembre del 2009, a Milano. Dove  qualcuno ancora continua a dire che le mafie non esistono e che non fanno affari. Nella Giornata internazionale delle donne abbiamo voluto raccogliere il pensiero di un’altra donna combattiva che, oltre a costituirsi parte civile nei processi contro gli assassini di sua sorella, da diversi anni porta avanti la sua testimonianza, in tutto il Paese, per raccontare e far conoscere la storia di sua sorella. Nel Paese senza memoria è necessario continuare a ricordare. «Mi fa rabbia vedere tante donne che festeggiano questa giornata. Non c’è niente da festeggiare, non abbiamo nulla da festeggiare. Ricordo Lea tutti i giorni, non c’è una giornata in cui non penso a mia sorella. Festeggiare questa giornata è mancanza di rispetto per tutte quelle persone che sono state uccise».

Marisa Garofalo
Marisa Garofalo

Sono passati dieci anni dalla morte di una donna, che ha avuto il coraggio di rompere il codice secolare della ‘ndrangheta. Cosa è cambiato in questi anni nella sua vita?

«È cambiato quasi tutto, non si vive più la normalità. C’è sempre la preoccupazione che possa succedere qualcosa, personalmente non ho paura. Ma sono preoccupata per i miei figli. Alla fine ti ritrovi sola a combattere queste battaglie, perché anche gli amici più cari si allontanano, compresi i parenti che non sanno da che parte stare. Ma questo lo avevo messo in conto, come diceva sempre Lea. Già sapevo che, con la costituzione di parte civile, nel paese la gente si sarebbe allontanata. A me non interessa nulla, ho ritenuto di fare quello che ho fatto non solo perché era mia sorella, ma perché era giusto farlo».

Lei e sua madre, la signora Santina, vi siete costituite parte civile e grazie alla vostra testimonianza, sommata a quella di Denise, si è arrivati alla condanna degli assassini di Lea. Però, nei mesi scorsi, si è registrata una polemica, ripresa dagli organi di informazione. La Prefettura di Crotone ha bloccato il risarcimento accordato dai giudici milanesi. Lei cosa può aggiungere?

«Sì, in realtà è stata respinta la domanda per quanto riguarda il risarcimento. La Prefettura di Crotone afferma che non ho diritto al risarcimento in quanto avevo delle conoscenze delinquenziali. Ma questo non è assolutamente vero. Nella mia famiglia non c’è più nessuno: mio padre e mio fratello sono morti, lo stesso vale per i miei cugini e i miei parenti. Sono rimasta soltanto io. E, comunque, non ho nessuna conoscenza e nemmeno frequento queste persone nel mio paese. Se così fosse dovrebbero fare nomi e cognomi delle persone che frequento. Questa decisione mi ha fatto male, non hanno tenuto conto di quello che sto facendo. Non solo mi sono costituita parte civile, ma ogni porto la testimonianza di Lea in tutta Italia, racconto la storia di mia sorella anche, e soprattutto, ai ragazzi nelle scuole».

C’è un ricorso su questa decisione?

«In aprile ci sarà una prima udienza».

Lea è morta per salvare un’altra vita, quella di sua figlia Denise. Quali sono i rapporti con sua nipote?

«La motivazione principale è stata proprio quella di salvare Denise. Lea diceva sempre: io non voglio che mia figlia cresca con un padre ‘ndranghetista. Questa decisione è stata presa, soprattutto, per allontanare mia nipote da quell’ambiente criminale. Per quanto riguarda i rapporti con Denise devo dire che ci vediamo poco durante l’anno, facciamo tre o quattro incontri. Denise, per me, non è solo la figlia di Lea ma è anche mia figlia. L’ho sempre seguita, sin da piccola. Denise si faceva le vacanze estive a casa mia con i miei figli, mentre Lea era a lavorare. Per me c’è un affetto particolare e penso anche da parte sua, almeno per quello che ci scriviamo e ci raccontiamo ogni volta che ci incontriamo».

Come vive oggi Denise?

«Purtroppo vive sotto protezione, non è una ragazza libera. Se anche, a volte, mi scrive che vorrebbe stare insieme ai cugini e con noi, questo, purtroppo non è possibile».

Lea ufficialmente, secondo la sentenza definitiva che ha condannato i suoi aguzzini mafiosi, non è una vittima di mafia. Lei concorda con questa tesi?

«No, assolutamente. Non concordo perché Lea è stata una vittima di ‘ndrangheta, anche se la magistratura ha definito la sua morte un delitto passionale. Ma non sono mai stata d’accordo. Ci sono anche grosse responsabilità istituzionali che, purtroppo, nessuno pagherà mai. È una vittima di ‘ndrangheta e di femminicidio».

Lea è una vittima di Stato?

«Sì, perché lo Stato non l’ha tutelata a sufficienza. Non ha tutelato Lea come doveva fare. Lea non è stata mai creduta quando era in vita. È dovuta morire per essere credibile. Tanto è vero che dopo la sua morte ci sono state decine di arresti grazie alle sue dichiarazioni. È una cosa che fa rabbia, non si deve morire per diventare credibili».  

Ha avuto contatti, anche indiretti, in questi anni, con il maggiore dei fratelli Cosco, Giuseppe (detto Smith), assolto definitivamente dai giudici milanesi?

«Mai nessun contatto. L’ultima volta che l’ho visto è stato in Tribunale, durante le udienze del processo, erano tutti in gabbia».

Alcuni componenti della famiglia Cosco risiedono nel territorio dove lei vive?

«Sì, ci sta anche un fratello uscito dal carcere. C’è anche il padre».

Cosa pensa di Carmine Venturino, l’ex fidanzatino di Denise, oggi collaboratore di giustizia?

«Non l’ho mai ritenuto credibile al cento per cento. È stato doppiamente vigliacco: avrebbe dovuto collaborare fin dal primo momento e non aspettare la condanna all’ergastolo».

Lei, donna e madre, ha perdonato gli assassini mafiosi di sua sorella?

«No. Credo che non accadrà mai. Non ci sarà mai perdono per queste persone».

Il Coraggio di dire No… in Abruzzo #Lea

GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!! Ma proprio a tutti!

Una giornata intensa per ricordare #LeaGarofalo, una donna straordinaria.
#casoli con gli straordinari ragazzi, docenti e dirigenti; a #guardiagrele con la cittadinanza.

Insieme a Marisa, Tonino, Carlo e Massimiliano 📕 e tante, tantissime altre persone. Ancora grazie per questi momenti straordinari.
📕📕📕 AGENDE ROSSE 📕📕📕

Casoli, 7 dicembre 2019

Guardiagrele, 8 dicembre 2019

IL CORAGGIO DI DIRE NO a Petilia Policastro (Crotone) 24 novembre 2018

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IL CORAGGIO DI DIRE NO a Petilia Policastro (Crotone)
24 novembre 2018

– NOVE ANNI DOPO –

 
#ilcoraggiodidireno #leagarofalo 

#paolodechiara #ndrangheta #calabria #milano #molise #italia #tdg #ilsanguesilavaconilsangue

(TrediTre Editori, 2018)
Nuova Edizione Aggiornata

 

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IL CORAGGIO DI DIRE NO in ABRUZZO, 11 novembre 2017

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IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la schifosa ‘ndrangheta

CASOLI e ALTINO (Chieti), 11 novembre 2017

I APPUNTAMENTO: ore 9,45 Sala polivalente c/o palazzetto dello sport CASOLI (Chieti)

Introduce: Anna Di Marino, Dirigente scolastico “G. De Petra”

Saluti: Massimo Tiberini, Sindaco di Casoli

Relatori: Paolo De Chiara, giornalista e scrittore

Marisa Garofalo, sorella di Lea

Interventi/domande degli Alunni e loro letture

Modera: Massimiliano Travaglini, Agende Rosse

Casoli (CH) sabato 11 novembre 2017

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II APPUNTAMENTO: ore 17,00 c/o Comune sala consiliare “A. Clementino” ALTINO (Chieti)

Introduce: Anna Di Marino, Dirigente scolastico “G. De Petra”

Saluti: Vincenzo Muratelli, Sindaco di Altino

Relatori: Paolo De Chiara, giornalista e scrittore

Marisa Garofalo, sorella di Lea

Dibattito e lettura degli Alunni

Modera: Massimiliano Travaglini, Agende Rosse

Altino (CH) sabato 11 novembre 2017

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FICTION RAIUNO, LA STORIA DI LEA GAROFALO IN PRIMA SERATA #ilcoraggiodidireNO

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Lea Garofalo (foto concessa dalla sorella Marisa)

RAIUNO, 18 novembre 2015

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Regia di Marco Tullio Giordana
Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO 

Lea Garofalo

La fimmina ribelle che sfidò la schifosa ‘ndrangheta

 “La cosa peggiore è che conosco già il destino che mi spetta,

dopo essere stata colpita negli interessi materiali e affettivi

arriverà la morte! Inaspettata indegna e inesorabile”.

“Signor Presidente della Repubblica, chi le scrive è una giovane madre, disperata allo stremo delle sue forze, psichiche e mentali in quanto quotidianamente torturata da anni dall’assoluta mancanza di adeguata tutela da parte di taluni liberi professionisti, quali il mio attuale legale che si dice disponibile a tutelarmi e di fatto non risponde neanche alle mie telefonate.  Siamo da circa sette anni in un programma di protezione provvisorio. In casi normali la provvisorietà dura all’incirca un anno, in questo caso si è oltrepassato ogni tempo e, permettetemi, ogni limite, in quanto quotidianamente vengono violati i nostri diritti fondamentali sanciti dalle leggi europee”. Queste le amare parole scritte dalla testimone di giustizia Lea Garofalo[1], una fimmina calabrese. Una testimone di giustizia, una ragazza ribelle, che ha avuto la forza di non girare la testa dall’altra parte. Urlando il suo No alla ‘ndrangheta.

Lea nasce in un ambiente mafioso, sente il puzzo della ‘ndrangheta sin dalla culla. Suo padre Antonio (il boss di Pagliarelle, una frazione di Petilia Policastro, provincia di Crotone), viene ammazzato nel 1975, otto mesi dopo la sua nascita. A colpi di lupara. Molti boss della vecchia guardia non si accorgono del nuovo business delle sostanze stupefacenti e vengono sostituiti. A colpi di lupara. Oggi, questa schifosa mafia, è la più forte e autoritaria. Presente in tutte le regioni italiane, in Europa e nel Mondo. Non conosce, se non marginalmente, il fenomeno del pentitismo. La ‘ndrangheta si fonda su legami forti, di sangue. Tra di loro non si tradiscono, ecco perché le donne fanno paura. Ecco perché vengono ammazzate, suicidate con l’acido, bruciate. Eliminate.

[1] Lea Garofalo: Figlia di Antonio Garofalo e Santina Miletta, è nata a Pagliarelle (Kr), il 24 aprile 1974

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“Ho bisogno di aiuto, qualcuno mi aiuti”, la lettera di Lea, 28 aprile 2009 (primo foglio di quattro, concessi dalla sorella Marisa Garofalo).

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Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta (Falco Editore, Cosenza, 2012)

IL CORAGGIO DI DIRE NO.

La storia di Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta

(Falco Editore, nov. 2012)

Prefazione di Enrico FIERRO (Il Fatto Quotidiano), Introduzione di Giulio CAVALLI (attore di teatro, scrittore).

Con le testimonianze di Santina Miletta (madre di Lea), Marisa Garofalo (sorella di Lea), Madre Grata (madre Superiore Orsoline di Bergamo), Salvatore Dolce e Armando D’Alterio (magistrati), Francesca Ferrucci (tenente Carabinieri), Annalisa Pisano (primo avvocato di Lea), Angela Napoli e Giuseppe Lumia (parlamentari Antimafia), Francesca Prestia (cantastorie calabrese).

Questa è la storia di Lea Garofalo, la donna-coraggio che si è ribellata alla ’ndrangheta, che ha tagliato i ponti con la criminalità organizzata. Nata in una famiglia mafiosa, ha visto morire suo padre, suo fratello, i suoi cugini, i suoi amici. Un vero e proprio sterminio compiuto da uomini senza cuore, attaccati al potere e illusi dal falso rispetto della prepotenza criminale. Lea ha conosciuto la ’ndrangheta da vicino: come tante donne, ha subito la violenza brutale della mafia calabrese. Ha denunciato quello che ha visto, quello che ha sentito: una lunga serie di omicidi, droga, usura, minacce, violenze di ogni tipo. Ha raccontato la ’ndrangheta che uccide, che fa affari, che fa schifo!

È stata uccisa perché si è ribellata alla cultura mafiosa, che non perdona il tradimento – soprattutto – di una donna e non è guidata da sentimenti di benevolenza umana. A 35 anni è stata rapita a Milano per ordine del suo ex compagno, dopo un precedente fallito tentativo di sequestro in Molise (a Campobasso). […]

 

[…] la storia di Lea Garofalo, di questo ci parla. Di una vita violenta vissuta in un clima di perenne e quotidiana violenza. Un’esistenza dove la tenerezza, l’affetto, la comprensione non hanno mai trovato spazio. Forse, ma questo lo si avverte leggendo il libro e soffermandosi a riflettere sulle pagine più dense, alla fine della sua vicenda umana. Lea aveva capito che una vita violenta non è più vita e per questo aveva chiesto aiuto. Allo Stato, a questa cosa incomprensibile e troppo lontana per una ragazza di Calabria, allo Stato come unica entità cui aggrapparsi in quel momento. Perché quando rompi con la famiglia, quando vuoi venirne fuori, diventi una infame, una cosa lorda, la vergogna per il padre, i fratelli, il marito. E la vergogna si lava con il sangue. (dalla Prefazione di Enrico FIERRO).

 

[…] Ma il processo a Carlo Cosco e la sua banda è anche la foto di una Lombardia che ha deciso di svegliarsi dal lungo sonno della ragione sulle mafie e abbracciare un lutto senza scavalcarlo ma piuttosto caricandoselo sulle spalle. L’aula del tribunale di Milano dove si celebrò il processo è stata la meta di giovani e meno giovani che hanno deciso di esserci, di stare lì, di metterci la faccia, di non permettere che si derubricasse quel processo ad un litigio coniugale finito male. Il giorno della sentenza, gli occhi lucidi del pubblico che affollava l’aula sono stati la condanna più feroce per gli assassini: qui non c’è posto per voi, dicevano quegli occhi, non c’è più l’indifferenza che vi ha permesso di pascolare impuniti, boriosi e fieri della vostra bassezza criminale. Ecco perché Lea Garofalo e sua figlia Denise vanno raccontate con impegno costante nelle scuole, nelle piazze, sui libri: l’eroismo in penombra di chi crede nel dovere della verità è l’arma migliore contro le mafie, la partigianeria che profuma di «quel fresco profumo di libertà». (dall’Introduzione di Giulio CAVALLI)

targa ponte dedicato a LEA

Il Coraggio di Lea GAROFALO a FOSSANO (Cuneo), 28 marzo 2015

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INAUGURAZIONE DELLA VIA CITTADINA DEDICATA A LEA… la fimmina ribelle che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta!!!

FOSSANO (Cuneo), 28 marzo 2015

GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!!

INSIEME SI PUO’!!! Come detto, bucando lo schermo, Paolo De Chiara ha fatto si che i presenti si sono posti l’impegno di un suo esclusivo ritorno in un prossimo futuro a Fossano, per approfondire meglio queste tematiche, soprattutto negli istituti scolastici, perché proprio i ragazzi sono rimasti i più entusiasti del modo di come ha rappresentato la storia giudiziaria ed umana di Lea.

GRAZIE FOSSANO… “Scioccante ed avvincente invece è stato l’intervento dello scrittore Paolo De Chiara, che ha galvanizzato la platea, con accenti veramente forti. Dopo il convengo, sempre alla presenza delle massime autorità è stata inaugurata la via dedicata a Lea Garofalo, vittima della ‘ndrangheta e che si trova, paradossalmente nei pressi di grandi lavori pubblici alla periferia della città e che lo scrittore De Chiara ha indicato come oggetti prediletti della criminalità organizzata per aggredire la società civile nel suo tessuto amministrativo, quasi a presidio di legalità, anche adesso che Lea non è più tra noi”.

Testimoni di Giustizia. Il coraggio contro le mafie
Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO

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IL CORAGGIO DI DIRE NO…a BRINDISI, 6 e 7 marzo 2015 – La SCU è una Montagna di merda!!!

PUZZLE

BRINDISI e Provincia, 6 e 7 marzo 2015

con Marisa Garofalo, sorella di LEA. La fimmina calabrese che sfidò la SCHIFOSA ‘ndrangheta.
Con Paride Margheriti, minacciato di morte dalla SCHIFOSA SCU (“Nessuna protezione ti salverà insieme a te e per quelle puttane di Brindisi Oggi per quella merda del tuo avvocato e per tuo padre per primo”).
Associazione Antiracket-Antimafia
Brindisi Oggi
Testimoni di Giustizia. Il coraggio contro le mafie
Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO

LE MINACCE: Mafia e usura. “Brindisi Oggi”. Minacce di morte a giornaliste

LA SACRA CORONA UNITA E’ UNA MONTAGNA DI MERDA!!!

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ISOLA CAPO RIZZUTO (Crotone)…8 marzo 2014. Per non dimenticare Lea GAROFALO, la fimmina calabrese che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta

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ISOLA CAPO RIZZUTO (Crotone)

8 marzo 2014

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teresa

isola capo rizzuto, 8 marzo 2014 MANIFESTO

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angela napoli

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a FIRENZE

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Sabato 11 maggio 2013, ore 18:30

“Il coraggio di dire no”
Circolo Colli Alti, Via Indicatorio 41 – Signa
Introduzione: 
Maria Grazia Pugliese (Portavoce Donne PD FI Metropolitno)
 
Interventi:
Silvia Della Monica (Magistrato, già componente della Commissione Antimafia)
Marisa Garofalo (sorella di Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa dalla ‘Ndrangheta)
Paolo De Chiara (Autore del Libro “Il coraggio di dire No”)
 
Moderatore: 
Costanza Tortù (Forum Sicurezza e Legalità PD Metropolitano Firenze)
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CASSINO, Il Coraggio di dire No, 22 marzo 2013

IL CORAGGIO DI DIRE NO.

Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta. 

CASSINO, 22 marzo 2013 – ore 16

Evento organizzato dall’Associazione contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto” e “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”, con il patrocinio del Comune di Cassino

“DONNE DI ANTIMAFIA: LA STORIA DI LEA GAROFALO”

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SALUTI:

Giuseppe Gollini Petrarcone (Sindaco di Cassino)

Igor Fonte (Associazione “Peppino Impastato” di Cassino)

Elvio Di Cesare (Segretario nazionale “Associazione Caponnetto”)

Antonio Turri (Presidente Associazione “I cittadini contro le mafie”)

Michele Falco (Editore)

INTERVENTI:

Patrizia Menanno e Letizia Giancola (“Associazione Caponnetto”) con Paola Primicerj (Coordinatore  dell’Ufficio del Giudice di pace di Cassino)

Enrico Fierro (scrittore e giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, autore della Prefazione)

Armando D’Alterio (Proc. D.D.A. di Campobasso)

Federico Cafiero De Raho (Procuratore aggiunto e Coordinatore D.D.A. di Napoli)

Paolo De Chiara (Autore del libro)

MODERA: Nello Trocchia (scrittore e giornalista de “Il Fatto Quotidiano” e “L’Espresso”)

La presentazione si è svolta a Cassino (FR) venerdì 22 marzo 2013 alle ore 16,00 presso la Biblioteca Comunale “Pietro Malatesta” – Centro “Arcobaleno” – Tribunale di Cassino in Via del Carmine

MEMORIA e IMPEGNO, 21 marzo 2013

Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie

Sono più di novecento le vittime innocenti uccise dalle mafie. Oggi, 21 marzo, saranno scanditi nuovamente i loro nomi nelle principali piazze del nostro Paese.

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IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta.

con prefazione di Enrico FIERRO
con introduzione di Giulio CAVALLI
[…] la storia di Lea Garofalo, di questo ci parla. Di una vita violenta vissuta in un clima di perenne e quotidiana violenza. Un’esistenza dove la tenerezza, l’affetto, la comprensione non hanno mai trovato spazio. Forse, ma questo lo si avverte leggendo il libro e soffermandosi a riflettere sulle pagine più dense, alla fine della sua vicenda umana.
Lea aveva capito che una vita violenta non è più vita e per questo aveva chiesto aiuto. Allo Stato, a questa cosa incomprensibile e troppo lontana per una ragazza di Calabria, allo Stato come unica entità cui aggrapparsi in quel momento. Perché quando rompi con la famiglia, quando vuoi venirne fuori, diventi una infame, una cosa lorda, la vergogna per il padre, i fratelli, il marito. E la vergogna si lava con il sangue.
dalla Prefazione di Enrico Fierro

[…] Ma il processo a Carlo Cosco e la sua banda è anche la foto di una Lombardia che ha deciso di svegliarsi dal lungo sonno della ragione sulle mafie e abbracciare un lutto senza scavalcarlo ma piuttosto caricandoselo sulle spalle. L’aula del tribunale di Milano dove si celebrò il processo è stata la meta di giovani e meno giovani che hanno deciso di esserci, di stare lì, di metterci la faccia, di non permettere che si derubricasse quel processo ad un litigio coniugale finito male. Il giorno della sentenza, gli occhi lucidi del pubblico che affollava l’aula sono stati la condanna più feroce per gli assassini: qui non c’è posto per voi, dicevano quegli occhi, non c’è più l’indifferenza che vi ha permesso di pascolare impuniti, boriosi e fieri della vostra bassezza criminale. Ecco perché Lea Garofalo e sua figlia Denise vanno raccontate con impegno costante nelle scuole, nelle piazze, sui libri: l’eroismo in penombra di chi crede nel dovere della verità è l’arma migliore contro le mafie, la partigianeria che profuma di «quel fresco profumo di libertà».
dall’Introduzione di Giulio CAVALLI

Il coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ’ndrangheta di Paolo De Chiara
Editore FALCO
Pagine: 224
Prezzo: € 14,00
ISBN: 978-88-96895-93-1
Formato: 15,5×21,5

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Cassino, 22 marzo 2013

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CASSINO, 22 marzo 2013 – ore 16

L’Associazione contro le illegalità e le mafie“Antonino Caponnetto” e “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”, con il patrocinio del Comune di Cassino, presentano

“DONNE DI ANTIMAFIA: LA STORIA DI LEA GAROFALO”

SALUTI:

Giuseppe Gollini Petrarcone (Sindaco di Cassino)

Igor Fonte (Associazione “Peppino Impastato” di Cassino)

Elvio Di Cesare (Segretario nazionale “Associazione Caponnetto”)

Antonio Turri (Presidente Associazione “I cittadini contro le mafie”)

Michele Falco (Editore)

INTERVENTI:

Patrizia Menanno e Letizia Giancola (“Associazione Caponnetto”) con Paola Primicerj (Coordinatore  dell’Ufficio del Giudice di pace di Cassino)

Enrico Fierro (scrittore e giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, autore della Prefazione)

Armando D’Alterio (Proc. D.D.A. di Campobasso)

Federico Cafiero De Raho (Procuratore aggiunto e Coordinatore D.D.A. di Napoli)

Paolo De Chiara (Autore del libro)

MODERA: Nello Trocchia (scrittore e giornalista de “Il Fatto Quotidiano” e “L’Espresso”)

La presentazione si svolgerà a Cassino (FR) venerdì 22 marzo 2013 alle ore 16,00 presso la Biblioteca Comunale “Pietro Malatesta” – Centro “Arcobaleno” – Tribunale di Cassino in Via del Carmine

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ROSSANO (Cosenza). Una strada per Lea Garofalo

Tutti insieme possiamo fare molto. Non molliamo!

«A Rossano una strada per Lea»

La notizia data dal vicesindaco Guglielmo Caputo durante la presentazione del libro di De Chiara edito da Falco. Marisa Garofalo: la storia di mia sorella sta cambiando qualcosa. E la figlia Denise avrà un altro cognome

 
«A Rossano una strada per Lea»

Paolo De Chiara e Marisa Garofalo

ROSSANO Una strada per Lea Garofalo, la testimone di giustizia che ha pagato con la vita la sua ribellione alla ‘ndrangheta. La notizia arriva da Rossano, portata dal vicesindaco Guglielmo Caputo sabato sera nel corso della presentazione del libro “Il coraggio di dire no. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta” (Falco Editore) del giornalista molisano Paolo De Chiara.
«Penso che Lea sta cambiando qualcosa – spiega Marisa Garofalo, sorella di Lea – questa sera abbiamo avuto la bella notizia che il comune di Rossano si prenderà l’impegno di ricordare Lea con l’intitolazione di una via. L’altro giorno sono stata a Lamezia dove ho incontrato il ministro Barca ed è stato presentato un progetto “Miur” in cui si parla di Lea e di legalità. Ho preso l’impegno di dare voce a mia sorella, una voce che probabilmente non ha mai avuto e quelle poche volte che l’ha avuta nessuno l’ha mai ascoltata. Ho preso l’impegno con il mio avvocato di istituire una fondazione che aiutasse i testimoni di giustizia in difficoltà, perché ora Denise non deve stare sola».
E proprio la ventunenne Denise, figlia di Lea Garofalo, presto cambierà cognome attraverso un’istanza presso il tribunale civile: «Si trattava di una volontà di mia sorella – spiega Marisa Garofalo – era lei che voleva cambiare il cognome alla figlia visto che il tribunale ha tolto anche la patria potestà al padre. Denise userà il cognome di mia sorella, si chiamerà Garofalo, anche perché lei non vuole portare questo cognome, il padre le ha distrutto la vita».
Il ringraziamento della sorella di Lea Garofalo va al comune di Rossano Calabro e soprattutto «a quei giornalisti come Paolo De Chiara si occupano di ‘ndrangheta, che si occupano di mafia e sono quelli più a rischio. Parecchi giornalisti in passato sono stati uccisi dalla mafia, subiscono violenze e minacce e molto spesso anche loro sono costretti a stare sotto scorta come Giulio Cavalli, che ha curato l’introduzione di questo libro. È stato minacciato dai Cosco al processo di Lea Garofalo».

dal Corriere della Calabria, 18 marzo 2013

(Video) IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Petilia Policastro

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Petilia Policastro 

L’intervento di Marisa Garofalo (sorella di Lea)
CALABRIA, Petilia Policastro (Crotone), 16 marzo 2013

Presentazione del libro IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta (Falco Editore, 2012)
http://www.falcoeditore.com

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LEA GAROFALO, Petilia Policastro (Crotone) non dimentica

dalla GAZZETTA DEL SUD, 17 marzo 2013

PETILIA POLICASTRO (Crotone) non dimentica la sua concittadina Lea GAROFALO, la donna che sfidò la ‘ndrangheta

Gazzetta del Sud, 17 marzo 2013
Gazzetta del Sud, 17 marzo 2013

IL CORAGGIO DI DIRE NO… in CALABRIA, 15 e 16 marzo 2013

CALABRIA, 15 e 16 marzo 2013

PRESENTAZIONE de Il Coraggio di dire NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta (FALCO Editore, Cosenza).

venerdì 15 marzo

Incontro con gli studenti del 

Petilia Policastro, 16 marzo 2013

sabato 16 marzo

PETILIA POLICASTRO (Crotone), ore 9.30 – Biblioteca Comunale

SALUTI: Michele FALCO (Editore)

INTERVENTI: Paolo DE CHIARA (Autore); Marisa GAROFALO (sorella di Lea); Dionigi Fera (sindaco di Petilia Policastro).

Rossano 16 marzo 2013

ROSSANO, ore 17.30 – Sala Rossa S. Bernardino

SALUTI: Giuseppe ANTONIOTTI (Sindaco); Michele FALCO (Editore)

INTERVENTI: Paolo DE CHIARA (Autore), Marisa GAROFALO (sorella di Lea)

MODERA: Fabio BUONOFIGLIO (Giornalista)

L’evento sarà trasmesso in diretta sul sito www.falcoeditore.com

(Video) IL CORAGGIO DI DIRE NO… Marisa GAROFALO

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“Mia sorella Lea è stata uccisa dalla ‘ndrangheta e dallo Stato”. 

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CAMPOBASSO con Marisa GAROFALO (la sorella di Lea). Sabato 9 marzo 2013, Biblioteca Provinciale “Pasquale Albino”.

(Video) IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Campobasso, 9 marzo 2013

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IL CORAGGIO di RICORDARE la STORIA di LEA GAROFALO a Campobasso 

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CAMPOBASSO con Marisa GAROFALO (la sorella di Lea). Sabato 9 marzo 2013, ore 17:30 presso la Biblioteca Provinciale “Pasquale Albino”, via D’Amato.

Servizio TGNorba24 di Stefano Ricci

 

Il CORAGGIO di Lea Garofalo 

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CAMPOBASSO con Marisa GAROFALO (la sorella di Lea). Sabato 9 marzo 2013, ore 17:30 presso la Biblioteca Provinciale “Pasquale Albino”, via D’Amato.

Servizio TeleMolise di Marta Martino

Programma della manifestazione di Campobasso:
SALUTI:
Luigi DI BARTOLOMEO (Sindaco Comune di Campobasso)
Nicola FRENZA (Presidente Osservatorio Molisano sulla Legalità)
Vincenzo BONCRISTIANO (Segretario CittadinanzAttiva Molise)

INTERVENTI:
Francesca FERRUCCI (tenente CC, già comandante NORM Campobasso)
Marisa GAROFALO (Sorella di Lea)
Paolo DE CHIARA (Autore del libro)

MODERA:
Giovanni MANCINONE (Giornalista RAI e Vice-presidente AssoStampa Molise)

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Campobasso, 9 marzo 2013

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CAMPOBASSO con Marisa GAROFALO (la sorella di Lea). Sabato 9 marzo 2013, ore 17:30, Biblioteca Provinciale “Pasquale Albino”.

SALUTI:
Luigi DI BARTOLOMEO (Sindaco Comune di Campobasso)
Nicola FRENZA (Presidente Osservatorio Molisano sulla Legalità)
Vincenzo BONCRISTIANO (Segretario CittadinanzAttiva Molise)

INTERVENTI:
Francesca FERRUCCI (tenente CC, già comandante NORM Campobasso)
Marisa GAROFALO (Sorella di Lea)
Paolo DE CHIARA (Autore del libro)

MODERA:
Giovanni MANCINONE (Giornalista RAI e Vice-presidente AssoStampa Molise)

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IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CAMPOBASSO (con Marisa GAROFALO)

MANIFESTO Iniziativa CB, 9 marzo 2013

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a CAMPOBASSO

Sabato 9 marzo 2013, ore 17:30

Biblioteca Provinciale “Pasquale Albino”, via D’Amato.

Programma:

SALUTI:

Luigi DI BARTOLOMEO (Sindaco Comune di Campobasso)
Nicola FRENZA (Presidente Osservatorio Molisano sulla Legalità)
Vincenzo BONCRISTIANO (Segretario CittadinanzAttiva Molise)

INTERVENTI:
Don Paolo SCARABEO (Prete-giornalista)
Marisa GAROFALO (Sorella di Lea)
Paolo DE CHIARA (Autore del libro)

MODERA:
Giovanni MANCINONE (Giornalista RAI e Vice-presidente AssoStampa Molise)

IL CORAGGIO DI DIRE NO. Presentazione in CALABRIA, dicembre 2012 (Crotone, Cosenza, Catanzaro)

13, 14 e 15 dicembre 2012 — CALABRIA

IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea GAROFALO, la donna che sfidò la ‘ndrangheta di Paolo De Chiara (Falco Editore – http://www.falcoeditore.com)

giovedì 13 dicembre (CROTONE), ore 17.30
SALUTI: Peppino VALLONE (Sindaco di Crotone).
INTERVENTI: Teresa CORTESE, vicesindaco di Crotone; Michele FALCO, editore; Marisa GAROFALO, sorella di Lea Garofalo; Antonio TATA, responsabile Ass. Libera Crotone.
MODERA: Riccardo GIACOIA, giornalista Rai.
SALA CONSILIARE DEL COMUNE DI CROTONE.

venerdì 14 dicembre (COSENZA), ore 10.30-13.00
RENDE — Scuola ‘Giovanni FALCONE’
INCONTRO CON GLI STUDENTI

ore 18.00
INTERVENTI: On. Angela NAPOLI (componente commissione Antimafia); Paolo POLLICHIENI (direttore del Corriere della Calabria); Michele FALCO (editore).
CONCLUDE: Francesca PRESTIA (cantastorie, autrice de La ballata di Lea).
MODERA: Emanuele GIACOIA, direttore responsabile de il Quotidiano della Calabria.
LIBRERIA UBIK COSENZA

sabato 15 dicembre (CATANZARO), ore 19.00
SALUTI: Rosanna DE FINA (Presidente Leo Club Catanzaro Host)
INTERVENTI: Lucio MUSOLINO (giornalista Corriere della Calabria, Il Fatto Quotidiano); Maria CAPOCASALE (segretaria Leo Club Catanzaro Host); Michele FALCO (editore); Francesca PRESTIA (cantastorie, autrice de La ballata di Lea).
MODERA: Clara VARANO (direttore InfoOggi.it e redattore capo WebOggi)
SALA CONSILIARE PROVINCIA DI CATANZARO

CALABRIA, presentato ‘Il Coraggio di dire No’.

IL CORAGGIO DI DIRE NO. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta

(Crotone, Rende, Cosenza, Catanzaro) 13, 14 e 15 dicembre 2012…

LIBRO

 

Grazie di cuore a tutti i CALABRESI onesti, a Michele Falco (il coraggioso editore di Cosenza), a Marisa GAROFALO (sorella di Lea), alla scuola ‘Giovanni Falcone’ di Rende, al Comune di Crotone, al Leo Club di Catanzaro e a tutti coloro che credono nella Legalità e nel riscatto della Regione Calabria e dell’Italia.

La ‘ndrangheta è una montagna di merda!!!!

Paolo De Chiara a Cosenza2

 

con Marisa GAROFALO
con Marisa GAROFALO

 

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Catanzaro

ubik

Scuola Rende

 

Paolo De Chiara autografi3

 

Paolo De Chiara autografi5

 

Paolo De Chiata interviste

 

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