Paolo Borsellino è VIVO

16:58 – 19 luglio 1992 #paoloBorsellino
OMICIDIO DI STATO. Lo avete ammazzato, in modo vigliacco. Perchè siete dei vigliacchi. Vi siete nascosti dietro a organizzazioni, a sigle, a entità invisibili. Avete tentato di insabbiare, inutilmente. Avete creato e indottrinato nuovi mostri. Ma sappiamo tutto di voi. Voi siete peggio dei mafiosi, fate più schifo di loro. Avete utilizzato i delinquenti, come voi, per distruggere fisicamente i veri uomini dello Stato. Voi non lo avete mai rappresentato. Voi – politici corrotti e venduti, massoni, appartenenti ai servizi deviati (mentalmente), mafiosi, quaquaraquà e pigliainculo – siete la feccia della società. Paolo Borsellino è Vivo. Siete Voi i morti.

Grafica Sara Labella

“La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

“Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.”

“È normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.”

“È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.”

“Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.”

da WordNews.it

‘Ndrangheta stragista: il PM Lombardo non è solo

MAFIE & STATO. Parla Alfia Milazzo (Agende Rosse “Francesca Morvillo”, Scorta Civica Catania, La città invisibile), presente – insieme a tanti cittadini onesti – davanti all’aula bunker di Reggio Calabria per sostenere il magistrato calabrese: «Lombardo è un PM coraggioso. Anche nelle sue esposizioni, nei passaggi della sua requisitoria, si espone personalmente, sfidando i gruppi di potere. Attraverso Lombardo, la magistratura – quella forte, onesta, che difende e piace ai cittadini -, sta alzando la testa».

‘Ndrangheta stragista: il PM Lombardo non è solo

di Paolo De Chiara

Questa volta è toccato al PM di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo. Il coraggioso magistrato che sta portando avanti un processo importantissimo sulla schifosa ‘ndrangheta stragista. L’organizzazione criminale calabrese (una delle mafie più potenti e più ricca al mondo) che, insieme a Cosa nostra, in questo Paese, metteva le bombe e uccideva innocenti. Per conto di altri soggetti, di elevato spessore criminale. Le famose “menti raffinatissime”, individuate da Giovanni Falcone.

Istituzioni deviate, servizi segreti, massoneria. Personaggi indegni che hanno gestito e continuano a gestire il potere nel Paese impregnato dalle mafie e sotto ricatto. E per mantenere il potere nelle loro mani sono disposti, ancora oggi, a tutto.

Addirittura volevano avvelenare l’acquedotto di Firenze. Nei loro progetti pazzoidi-criminali c’era finita anche la Torre di Pisa, doveva saltare in aria. Addirittura avrebbero voluto disseminare di siringhe infette di Aids la spiaggia di Rimini.

Pazzi criminali più pericolosi dei mafiosi.

Personaggi che, invece di contrastarli, si permettevano e si permettono il lusso di minacciare di morte i mammasantissima. Per ottenere il loro silenzio. Corsi e ricorsi storici. Dal bandito Salvatore Giuliano a Gaspare Pisciotta. Un elenco lunghissimo. Sempre lo stesso metodo. Oggi più raffinato. Per fare meno rumore.

Era capitato a Cutolo, il fondatore della NCO. È capitato a Provenzano, il capo dei capi. Anche Totò ‘u curtu (una pecorella – in senso metaforico – in confronto a questi criminali di Stato) è stato minacciato di morte dalla «Falange Armata». (“Devi stare zitto, hai familiari fuori. Al resto ci pensiamo noi”).

«Dietro la sigla ci sono persone che operano, che eseguono, che programmano, che stabiliscono» ha spiegato il PM Lombardo. «L’organizzazione utilizzava le stragi per mandare messaggi a chi doveva capire».

Questi stessi soggetti (istituzionali) hanno decretato e pianificato la morte di personaggi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Senza dimenticare l’urologo Attilio Manca (che operò Bernardo Provenzano), Luigi Ilardo (stava facendo saltare lo scellerato accordo tra Stato e Cosa nostra) e tanti altri.

Chi tocca certi fili, in questo Paese «orribilmente sporco», muore.

Non di morte naturale o di suicidio. Nemmeno i poeti hanno lasciato in pace. Povero Pasolini. Massacrato e eternamente infangato da chi è fatto di questa sostanza.  

E proprio su questi temi, lo stragismo mafioso di Stato, si sta svolgendo un processo in Calabria. Tenuto sotto silenzio dalla maggior parte dei media nazionali. Impegnati a raccontare le solite e inutili cazzate ai cittadini. Si sta ripetendo tutto quello che è già accaduto in passato.

Ed anche questa volta, come è già capitato a Nino Di Matteo (il PM del processo sulla Trattiva Stato-mafia, condannato a morte non solo da Cosa nostra) e a Nicola Gratteri (procuratore di Catanzaro e nemico numero uno dei mafiosi calabresi, ma non solo), i cittadini con la schiena dritta hanno deciso da che parte stare, schierandosi con il PM Giuseppe Lombardo.

Durante la requisitoria di ieri, davanti all’aula bunker di Reggio Calabria, i rappresentanti del movimento Scorta Civica, delle Agende Rosse e di altre sigle, hanno manifestato la loro vicinanza per non fare sentire solo un magistrato che, al contrario di altri suoi squallidi colleghi, ha deciso di fare questo mestiere con passione, lealtà ed onestà.

«Rappresento lo Stato» ha tuonato il PM Lombardo in aula, durante la sua lunga e devastante requisitoria. Dove ha elencato fatti, episodi, legami. Collusioni tra pezzi dello Stato (molti personaggi ancora le rappresentano indegnamente) e mafie. Strategie e affari. Legami politici e istituzionali. Disegni strategici da far accapponare la pelle. Non ha fatto mancare, il pubblico ministero, messaggi di sfida nei confronti dei mafiosi e di chi li gestisce.

«Ci siamo resi conto – spiega Alfia Milazzo (Agende Rosse “Francesca Morvillo”, Scorta Civica Catania, La città invisibile) presente – insieme a tanti cittadini onesti – davanti all’aula bunker di Reggio Calabria per sostenere il magistrato calabrese – che questo processo è molto importante. Da questa requisitoria fiume, pronunciata da Lombardo, è emersa una correlazione chiara tra diverse entità. Rapporti che hanno condizionato la stagione stragista degli anni Novanta».

Perché è necessario supportare il PM Lombardo?

«Lombardo è un magistrato coraggioso. Anche nelle sue esposizioni, nei passaggi della sua requisitoria, si espone personalmente, sfidando i gruppi di potere. Attraverso Lombardo, la magistratura – quella forte, onesta, che difende e piace ai cittadini -, sta alzando la testa. Stare insieme a lui significa accompagnarlo in questa sfida. Non bisogna lasciare soli questi magistrati. A noi non piacciono le corone e le celebrazioni piene di retorica. C’è stato un momento molto toccante. Durante una pausa dell’udienza abbiamo approfittato per mandare il nostro sostegno a Lombardo, esponendo le nostre magliette. Lui ci ha ringraziati e noi lo abbiamo applaudito. Addirittura, con il microfono, ci ha detto: “mi state facendo emozionare”. Questo applauso è risuonato e spero che questa cosa abbia fatto piacere. Il nostro messaggio è arrivato anche alle tante orecchie che erano disseminate in quei luoghi».

Quale sensazione ha provato mentre ascoltava le parole del pubblico ministero?

«Come cittadina mi sono sentita molto fiera. Soprattutto di questo magistrato. Nello stesso tempo è sconfortante ascoltare questi legami tra politica, affari, gruppi finanziari, gruppi segreti eversivi, massoneria, servizi segreti. Sentire questo fresco profumo è una grandissima soddisfazione.

Già nel processo Trattativa Stato-mafia avevamo capito che c’era stata questa trattativa tra pezzi deviati dello Stato e Cosa nostra. Qui abbiamo appreso di personaggi che hanno gestito la vita politica in questo Paese. I loro rapporti con i Piromalli e con i mafiosi calabresi e siciliani, pericolosi e potenti».

Quali saranno i vostri prossimi impegni?

«Abbiamo appreso che è stato chiesto l’ergastolo per gli imputati. Ora aspettiamo il giudizio. Sarà importante divulgare questa requisitoria. La considero come un libro di storia. Mi auguro che ci siano degli sviluppi, sono state indicate delle responsabilità e dovranno essere perseguite. Un altro processo da seguire è quello di Gratteri. Oggi abbiamo toccato con mano la storia di questo Paese».

Per approfondimenti:

– La «Falange Armata» ha minacciato Totò Riina

– Stato e mafie: parla Ravidà, ex ufficiale della DIA

da WordNews.it

Attilio Manca: da chi è Stato “suicidato”?

Restano molte stranezze in questo caso. Lo strano caso di un medico che voleva fare solo il suo mestiere. Si intrecciano situazioni e personaggi particolari. Dichiarazioni e false attestazioni.

Attilio Manca: nato a San Donà di Piave il 20 febbraio 1969. Ucciso (“suicidato”) a Viterbo l’ 11 febbraio 2004.   

Una strana storia. Una storia sbagliata. Il corpo martoriato del giovane urologo di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), trovato morto a Viterbo l’11 febbraio del 2004, lascia ancora troppi interrogativi. Qual è la verità? Perchè, intorno al “suicidio” di questo medico, continuano a volteggiare fitti misteri? Misteri italiani, misteri mafiosi. Misteri di Stato. Cosa aveva visto? Cosa aveva sentito? Chi aveva incontrato? Chi aveva curato?Perchè l’azione mirata, sporca e squallida, come i suoi autori (professionisti e assassini esperti), è ancora insabbiata? Cosa stanno proteggendo? Chi stanno proteggendo?   
«Attilio Manca è stato ritrovato – si legge in una delle tante iniziative di raccolta firme – con due segni di iniezioni nel braccio sinistro, la sua morte è avvenuta per una overdose di eroinaalcool e tranquillanti. Ma Attilio era un mancino puro, incapace di utilizzare la mano destra, così come confermato dai suoi colleghi dell’ospedale Belcolle di Viterbo, e soprattutto non era un tossicodipendente con istinti suicidi».
I legali della famiglia Manca, Fabio Repici e Antonio Ingroia, hanno un’altra versione: «Attilio Manca avrebbe visitato il capo di Cosa nostra, Bernardo Provenzano (prima o dopo il suo intervento alla prostata realizzato in Francia nell’autunno del 2003), dopodiché sarebbe stato eliminato in quanto testimone scomodo della rete di protezione extra-mafiosa eretta attorno al boss mafioso».

Ma ecco le anomalie. La Procura di Viterbo batte su una comoda strada: overdosi. Si èiniettato, stranamente e volontariamente, due dosi fatali di eroina nel braccio sbagliato. Attilio è, per la giustizia italiana, un tossico.Ma sembra troppo facile questa soluzione. Offensiva nei confronti di Attilio e della sua famiglia.   

Il  29 marzo del 2017 il Tribunale di Viterbo ha condannato Monica Mileti (per la cessione della droga): 5 anni e 4 mesi. Il caso è chiuso?
Un nuovo fascicolo viene aperto a Roma per “omicidio volontario”. Questa volta ci sono quattro collaboratori di giustizia. Il quadro descritto dai “pentiti” squarcia il fitto mistero. Il suicidio mascherato porterebbe la firma di tre entità: massoneriamafiaservizi segreti.
Giuseppe CampoGiuseppe SetolaStefano Lo Verso e Carmelo D’Amico raccontano la loro versione. Ma ancora non basta. Il muro ancora non si è sgretolato. Restano le anomalie: 

Attilio era mancino (grave errore da parte delle “menti raffinatissime”) e non era un tossicodipendente. Non sono state trovate le impronte digitali sulle siringhe. Avrà messo i guanti per iniettarsi il veleno? E dove sono i guanti? E il tempo materiale per questa inutile accortezza? Dove sono le prove che portano a parlare di cessione di droga da parte della Mileti? O, come in altri casi, è un mero capro espiatorio utilizzato per chiudere in fretta e furia, confondere e coprire tutto? La storia si ripete, lo stesso fil rouge lega i fatti e i misfatti italici. Anche la tecnica sembra essere la stessa. Il caso Pantani grida ancora “vendetta”. Il pestaggio e la morte violenta di Pier Paolo Pasolini (1/2 novembre 1975) coperta con una banale scusa e un solo colpevole. Il vero colpevole? Il pestaggio e la morte violenta di Attilio Manca, chiusa con un’altra banale scusa.Il poeta è stato archiviato come un Frocio e basta, l’urologo siciliano come un tossico.

Restano molte stranezze in questo caso. Lo strano caso di un medico che voleva fare solo il suo mestiere. Si intrecciano situazioni e personaggi particolari. Dichiarazioni e false attestazioni. La squadra mobile di Viterbo che attesta il falso. Per coprire chi? Che cosa? Provenzano è morto. Chi bisogna ancora coprire? Servono coperture per il “sistema” che ha reso tranquilla la latitanza del boss siciliano? 

Questo Paese ha bisogno della verità! La famiglia Manca ha bisogno di uno Stato serio, che dia risposte serie sulla morte di Attilio! I responsabili devono pagare. Gli uomini indegni dello Stato, quelli che hanno fatto il bello e il cattivo tempo dal dopoguerra ad oggi, devono essere individuati e perseguiti. Lo stesso vale per i massoni e i mafiosi. Uno Stato serio non può permettersi più certi misteri.

WordNews.it continuerà a seguire la vicenda di Attilio Manca, restando al fianco della sua famiglia.

da WordNews.it

Link: https://www.wordnews.it/attilio-manca-da-chi-e-stato-suicidato

Al fianco di Gratteri

La redazione di WordNews.it esprime la sua vicinanza al Procuratore Capo della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri

Il sistema masso-mafioso non riuscirà a fermare l’azione di un magistrato, dei suoi uomini e di uno Stato serio, impegnato a debellare questo cancro secolare. 

Noi faremo la nostra parte. Sosterremo uomini e donne impegnati in questa quotidiana battaglia, senza restare a guardare, con le mani in tasca. Useremo il nostro bellissimo mestieraccio per svelare i fatti, per far emergere  situazioni sapientemente nascoste. Per portarle all’attenzione dei nostri lettori. 

Questo è il modo che conosciamo per fare al meglio il nostro mestiere. Questo è il modo per “proteggere” il Procuratore Nicola Gratteri. 

E questa è la nostra sfida. Noi sfidiamo questo sistema marcio, noi sfidiamo questi piccoli uomini (massoni e mafiosi) che pensano di fare il bello e il cattivo tempo. Noi sfidiamo queste “menti raffinatissime”. In passato hanno colpito. In passato siamo stati distratti. In passato abbiamo girato la testa dall’altra parte. 

Mettetevelo nella testa (marcia di potere,  avidità e sangue). Gratteri non è solo!

Il direttore

La redazione 

da WordNews.it

Link: https://www.wordnews.it/al-fianco-di-gratteri

PORTELLA DELLA GINESTRA, la prima strage di Stato. 1° maggio 1947

portella

“Tutti sanno che i miei colloqui col bandito Giuliano sono stati pubblici e che preferivo parlargli da Portella della Ginestra nell’anniversario della strage. Nel 1949 dissi al bandito: “ma lo capisci che Scelba ti farà ammazzare? Perché non ti affidi alla giustizia, perché continui ad ammazzare i carabinieri che sono figli del popolo come te?”. Risposta autografa di Giuliano, allegata agli atti del processo di Viterbo: “Lo so che Scelba vuol farmi uccidere perché lo tengo nell’incubo di fargli gravare grandi responsabilità che possono distruggere la sua carriera politica e finirne la vita”. È Giuliano che parla. Il nome di Scelba circolava tra i banditi e Pisciotta ha preteso, per l’attestato di benemerenza, la firma di Scelba; questo nome doveva essere smerciato fra i banditi, da quegli uomini politici che hanno dato malleverie a Giuliano. C’è chi ha detto a Giuliano: sta tranquillo perché Scelba è con noi; Tanto è vero che Luca portava seco Pisciotta a Roma, non a Partinico, e poi magari ammiccava: hai visto che a Roma sono d’accordo con noi?”. Girolamo LI CAUSI, seduta Camera dei Deputati, 26 ottobre 1951

UNDICI VITTIME:

Margherita Clesceri

Giorgio Cusenza

Giovanni Megna, 18 anni

Francesco Vicari

Vito Allotta, 19 anni

Serafino Lascari, 15 anni

Filippo Di Salvo, 48 anni

Giuseppe Di Maggio, 13 anni

Castrense Intravaia, 18 anni

Giovanni Grifò, 12 anni

Vincenza La Fata, 8 anni

27 FERITI

la strage

L’ultima verità su Giuliano e la prima strage dell’Italia repubblicana nell’inchiesta di Casarrubea e Cereghino. Un intrigo internazionale lungo quasi 70 anni, che ha visto coinvolti apparati statali, mafia, ambienti nazifascisti, servizi italiani e americani, massoneria. Dagli archivi inglesi e statunitensi la documentazione di una ferita alla base della nostra democrazia, aperta ancora oggi.

da: Stato-mafia, l’origine del patto: Portella della Ginestra e Salvatore Giuliano