Inquinamento e traffici, scatta l’allarme.

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Dopo anni di silenzio è ritornato alla ribalta il ‘terreno a riposo’

 

VENAFRO. “Situazione di allarme sociale creatasi nella collettività di Venafro e nei comuni limitrofi, che potrebbe anche degenerare in turbative dell’ordine pubblico”. La dichiarazione è del Prefetto di Isernia, Fernando Guida, rilasciata qualche giorno fa e riferita alla situazione ambientale del territorio venafrano. Dove la diossina è stata trovata nel latte materno e nella carne macellata. In quel territorio si sono raggruppate delle mamme in Associazione, per tenere alta l’attenzione. Hanno denunciato, continuano a farlo. Ma pure le Mamme si continuano a scontrare contro un muro di gomma.

Nemmeno loro trovano risposte, nessuno risponde. Di tanto in tanto si accende una fiammella e poi tutto torna nell’oscurità. In un assordante silenzio. Nell’attesa della nuova fiammella. “Come mai è uscita fuori questa cosa quando, praticamente, io sono stato obbligato a mettere tutto a posto, nonostante non fosse dipeso da me. Il problema è risolto, mi è costato un sacco di soldi. C’è stata la conferenza di servizi. Hanno chiuso tutto, tutto sta a posto. Perché lei vuole rimettere tutto in discussione? Sono stato preso per fesso, ci soffro di questo, che non mi sia accorto che queste persone mi hanno turlupinato”.

Si sente imbrogliato Ernesto Nola, il proprietario del famigerato ‘terreno a riposo’. L’appezzamento agricolo, che si trova in località masseria Lucenteforte, nella Bonifica di Venafro. Un terreno che non trova pace, di tanto in tanto, sbuca fuori come un fungo, velenoso. Le dichiarazioni di Nola risalgono alla fine del 2013. Quattro anni fa. Poi di nuovo il silenzio, il lungo silenzio. Cosa è stato fatto in questi anni? Niente. Perché nessuno ha creato un dibattito intorno alle dichiarazioni del cugino di Nola, Vittorio Nola, già presidente del Consorzio di Bonifica, “I controlli in questa Regione non funzionano. È un fatto acclarato”. Ma, in tutti questi anni, nessuno ha chiesto nulla a Vittorio Nola. Silenzio, tutti muti. Ultimamente però il fungo è tornato in superficie. Ed è ripartita nuovamente la giostra. Analisi, nuove dichiarazioni, nuovi incontri.

Nel 2003, dieci anni prima delle dichiarazioni di Nola, a Sesto Campano viene tratto in arresto un certo Antonio Caturano, per trasporto di rifiuti tossici spacciati per fertilizzanti, destinati alla concimazione dei terreni agricoli. “È stato messo tutto a posto – diceva Nola nel 2013 – erano delle buche scavate, poi sono state riempite sotto la direzione dell’Arpa. Un problema risolto da tempo”.

Ma il problema non è stato mai risolto. “Tutta una cosa che è stata risolta e che è stata messa a posto”. Nulla è stato messo a posto! Nemmeno la bonifica è stata fatta. Nell’agosto del 2007 il geologo di Isernia, Vito La Banca (incaricato dalla ditta Rasmiper nel 2001, consulente di Nola nel 2005), comunica la fine dei lavori e il ripristino ambientale. Nel 2013 dichiara: “I lavori di bonifica sono stati fatti in due puntate, più che una bonifica una pulitura. Solo superficiale. Il materiale presente sul terreno. Poi è calato il silenzio su questa storia”.


IL VELENO DEL MOLISE solo frase

 “La terra nera e fumante”

“È una storia uscita fuori dopo tanto tempo. Ne ho sempre parlato, nessuno mi ha creduto”, questa è la voce di un testimone, “mio padre all’epoca fece anche delle fotografie, ero piccolo. Ricordo i camion che andavano a scaricare, passavano sulla strada. Portavano una terra nera e fumante, ancora bollente. Scaricavano in continuazione, mi ricordo tutto. Stiamo parlando di un terreno avvelenato, speravo che questa storia uscisse fuori. Doveva uscire prima, molto prima”. Ma cosa è successo su questo “terreno a riposo”? Nel 1995 compare un certo Antonio Moscardino. Il 2 febbraio Nola, il proprietario e Moscardino, con la sua ditta Rasmiper, siglano un accordo. Nola autorizza l’impresa di Moscardino ad eseguire il recupero ambientale del fondo e Moscardino si impegna a eseguire i lavori secondo la vigente normativa. Ma chi è Antonio Moscardino? Il suo nome compare nell’Operazione Mosca, l’inchiesta della Procura di Larino sullo smaltimento illecito di 120 tonnellate di rifiuti speciali. Secondo i magistrati è il trait d’union, l’intermediario tra le aziende del Nord e i personaggi corrotti del posto. A Vinchiaturo nel 2002 “creava le condizioni di concreto pericolo di inquinamento delle acque e del suolo, pericolo poi concretamente attualizzato a seguito di un incendio del materiale”. C’è un operaio della Fonderghisa, un’azienda posseduta da un componente della famiglia Ragosta, che parla di Moscardino come di una persona poco affidabile e lo collega proprio al “terreno” a riposo. Cosa è stato nascosto sotto quel terreno? Molti testimoni parlano di rifiuti, degli scarti industriali della Fonderghisa. Questa azienda, insieme alla Rer, venne acquistata da personaggi legati alla camorra napoletana. In un’operazione, denominata “Campania Felix” (pubblicheremo il rapporto nei prossimi giorni), i carabinieri accendono, finalmente, i riflettori sugli affari sporchi realizzati nel Nucleo Industriale di Venafro. Nella Fonderghisa, ad esempio, sono stati sciolti i carri armati, proveniente dalla ex Jugloslavia, pieni di uranio impoverito.

Pecore sul 'terreno a riposo'
Pecore sul ‘terreno a riposo’

Ipotetico traffico di rifiuti

“In merito all’ipotetico traffico di rifiuti da Pozzili a Sesto Campano – ha spiegato durante una conferenza stampa il prefetto Guida – sono stati fatti dei primi accertamenti da parte dell’Arpa Molise. Siccome le forze di polizia non erano del tutto convinte degli esiti, è stato effettuato un incidente probatorio in base al quale gli ulteriori accertamenti sono stati già da tempo affidati a un laboratorio esterno. E tra non molto si conosceranno i primi esiti di queste analisi. C’è il sospetto che ci sia stato un impiego delle polveri che provenivano dall’inceneritore di Pozzilli per la fabbricazione di cemento”. Ma cosa significa che “le forze di polizia non erano del tutto convinte degli esiti”? Non si fidano dell’Arpa Molise? In questo caso a cosa servirebbe questo Ente di controllo? A queste domande risponderemo nei prossimi giorni. Per ora focalizziamo la nostra attenzione sugli “ipotetici traffici di rifiuti”. E nel Paese senza memoria è importante leggere le carte. “Vero e proprio cimitero dei veleni, creato in oltre trent’anni di sversamenti abusivi”, un cimitero che si estende “in un quadrilatero compreso tra la statale Bifernina, la Trignina, le province di Isernia e Campobasso. Il nome di questa ditta (Caturano, ndr) è stato fatto dal pentito Raffaele Piccolo, braccio destro e cassiere del gruppo Schiavone fino al 2009, a proposito di un elenco d’imprese prestanome o socie in affari del clan. Anche Emilio Caterino, collaboratore di giustizia del clan Bidognetti, cita la ditta Caturano”, interrogazione parlamentare del novembre 2010. “Nel comprensorio di Sesto Campano e nelle vicinanze del cementificio tempo fa è stato fermato ed arrestato, con un carico di sostanze tossiche e radioattive, tale Antonio Caturano di Maddaloni (Caserta)”, interrogazione del 2004. E conclude il prefetto di Isernia: “a seguito dei controlli fatti nel 2016 e nel 2017 sono stati individuati anche dei camion che trasportavano rifiuti e che appartenevano a ditte collegate alla criminalità organizzata. Quindi si ravvisa l’ipotesi, piuttosto preoccupante, di vero e proprio traffico illecito di rifiuti che potrebbe far capo alla criminalità organizzata”.

 

RIFIUTI TOSSICI IN MOLISE… Il ‘Terreno a riposo’, OPERAZIONE ‘COVER WAST’

conferenza stampa ALBANO, rifiuti, 4 giugno 2014

RIFIUTI TOSSICI IN MOLISE…

Il ‘Terreno a riposo’ (Masseria Lucenteforte, Bonifica di Venafro) dove pascolano le pecore.

OPERAZIONE ‘COVER WAST’

3 giugno 2014

QUESTO è il video integrale della Conferenza Stampa del Procuratore Paolo ALBANO

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L’INCHIESTA. “La melma nera che può essere una bomba ecologica”

da RestoalSud.it: http://www.restoalsud.it/2013/10/24/la-melma-nera-che-puo-essere-una-bomba-ecologica/

il VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=8olqKs5eSEI

dal BLOG (con foto): http://paolodechiara.com/2013/10/23/linchiesta-una-discarica-abusiva-ancora-pericolosa/

PARLA LA TESTIMONE OCULARE: “Ho visto tutto, nei terreni di Venafro hanno sepolto rifiuti industriali…” – http://www.restoalsud.it/2013/11/01/ho-visto-tutto-nei-terreni-di-venafro-hanno-sepolto-rifiuti-industriali/

Il veleno del Molise

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Premio Ilaria RAMBALDI

RIFIUTI IN MOLISE. Sequestrato il ‘terreno a riposo’

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VENAFRO (Isernia) – “Masseria Lucenteforte”,

ottobre 2013

COSA E’ STATO INTERRATO IN PASSATO?

L’INCHIESTA. “La melma nera che può essere una bomba ecologica”
da RestoalSud.it: http://www.restoalsud.it/2013/10/24/la-melma-nera-che-puo-essere-una-bomba-ecologica/


dal BLOG (con foto): http://paolodechiara.com/2013/10/23/linchiesta-una-discarica-abusiva-ancora-pericolosa/


PARLA LA TESTIMONE OCULARE: “Ho visto tutto, nei terreni di Venafro hanno sepolto rifiuti industriali…” – http://www.restoalsud.it/2013/11/01/ho-visto-tutto-nei-terreni-di-venafro-hanno-sepolto-rifiuti-industriali/

 

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LE PECORE SUL TERRENO A RIPOSO… “Masseria Lucenteforte”, Venafro

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LE PECORE SUL TERRENO A RIPOSO

“Masseria Lucenteforte”

Venafro, 15 aprile 2014 

VIDEO… https://www.youtube.com/watch?v=8olqKs5eSEI


COSA E’ STATO INTERRATO IN PASSATO?


L’INCHIESTA. “La melma nera che può essere una bomba ecologica”
da RestoalSud.it: http://www.restoalsud.it/2013/10/24/la-melma-nera-che-puo-essere-una-bomba-ecologica/


dal BLOG (con foto): http://paolodechiara.com/2013/10/23/linchiesta-una-discarica-abusiva-ancora-pericolosa/


PARLA LA TESTIMONE OCULARE: “Ho visto tutto, nei terreni di Venafro hanno sepolto rifiuti industriali…” – http://www.restoalsud.it/2013/11/01/ho-visto-tutto-nei-terreni-di-venafro-hanno-sepolto-rifiuti-industriali/

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IL VELENO DEL MOLISE… a VENAFRO (Is)

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VENAFRO (Is), 17 gennaio 2014

presentazione de

IL VELENO DEL MOLISE.

Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici

(Falco Editore, dic. 2013)

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IL VELENO DEL MOLISE, presentazioni 2013

copertine

autografi

IL VELENO DEL MOLISE.
Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici
di Paolo De Chiara
(Falco Editore, dic. 2013, Cosenza)

la lettera del ministro

PRESENTAZIONI 2013:

  • ISERNIA, Itis ‘E. Mattei’, 18 dicembre

  • CASACALENDA (Cb), 19 dicembre

  • CAMPOBASSO, 19 dicembre

  • PASTORANO (Ce), 21 dicembre

GRAZIE di Cuore a Tutti!!!

mix libro

Il veleno del Molise
Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici

Pagine: 144
Prezzo: 10,00 €
ISBN: 978-88-6829-059-7
Formato: 13X20

Servivano le dichiarazioni del pentito di camorra per scoprire i problemi del Molise? Nessuno sapeva degli strani traffici, degli arresti, delle operazioni effettuate? Da quanti anni sono state denunciate situazioni e personaggi particolari? I segnali erano reali. Si è fatto finta di niente. Nessuno ha visto, nessuno ha sentito, nessuno ha parlato. Nemmeno oggi nessuno parla. Hanno dipinto per anni il Molise come un’isola felice, una terra tranquilla, calma. Un paradiso, un’oasi di verde e di brava gente. I problemi sono stati buttati sotto il tappeto. Un grosso tappeto per nascondere i tanti mali. Causati soprattutto dalla malapolitica. Incapace di gestire la cosa pubblica.
E le mafie sono arrivate.

DISPONIBILE in TUTTE le EDICOLE molisane

PER ORDINI ON LINE: http://www.falcoeditore.com/il_veleno_del_molise.html

doppia

SCAVI a VENAFRO (Is). Terzo giorno, località Torciniello.

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SCAVI a VENAFRO (Is)

Terzo giorno, località Torciniello 

VENAFRO, 10 gennaio 2014
III giorno di SCAVI

A cura di Paolo De Chiara

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Riceviamo e pubblichiamo:
COMUNICATO STAMPA

Isernia, l0 gennaio 2014
Il Prefetto di Isernia, dott. Filippo Piritore, in merito alle problematiche connesse al tema ambientale e, in particolare, alla eventuale presenza di rifiuti tossici sul territorio provinciale, per dovere di informazione e chiarezza nei confronti dei cittadini della provincia di Isernia, precisa che le numerose attività di esploraziote tecnica dei siti individuati, finora, non hanno accertato la effettiva presenza di rifiuti tossici interrati in questo ambito provinciale. Peraltro, la natura del materiale rinvenuto e dello stesso terreno, saranno oggetto di analisi e classificazione a cura dei competenti laboratori di analisi.
Inoltre, il Tavolo Tecnico, che rappresenta 1’organismo di coordinamento dei diversi Enti, nonché dei Comuni per il monitoraggio di tutte le problematiche concernente l’ambiente di questa provincia, si riunirà nuovamente per la verifica dei risultati delle numerose attività messe in campo.
Il Prefetto, nelf informare che nelle prossime settimane continueranno le attività di esplorazione di altri siti del territorio provinciale, assicura che i cittadini saranno, costantemente e tempestivamente, informati in merito a tutta la problematica, pur nel rispetto delle procedure e delle indagini già awiate da tempo e portate avanti anche dalla competente Procura, in tema di rifiuti tossici e di inquinamento ambientale.

SCAVI A VENAFRO. Parla Vittorio NOLA: “Sono stato truffato da piccoli mariuoli locali”

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di Paolo De Chiara

VENAFRO. Sono partiti gli scavi. Da due giorni. Sui campi di Venafro (Isernia) gli uomini del Corpo Forestale dello Stato, i vigili del Fuoco, i dipendenti dell’Arpa Molise e gli addetti ai lavori. Sono partiti dal terreno di Vittorio Nola (presidente del Consorzio di Bonifica di Venafro e cugino di Ernesto Nola, il proprietario del famoso ‘terreno a riposo’. Per approfondire: http://paolodechiara.com/2013/10/23/linchiesta-una-discarica-abusiva-ancora-pericolosa/). Dal terreno di Vittorio Nola sono sbucati pezzi di catrame, diversi fusti arruginiti, pezzi di ferro, contenitori per le vernici, ferraglia, pezzi di amianto, cemento. I due cugini (Ernesto e Vittorio) rispondono allo stesso modo, con la stessa frase: “siamo stati truffati, a nostra insaputa”. Sul cugino, però, Vittorio aggiunge: “la situazione è diversa, ha firmato un contratto Moscardino”. Sbuca sempre fuori Antonio Moscardino, delinquente abituale, condannato per i fatti di Campomarino (Campobasso), per una certa ‘operazione Mosca’ e prescritto per i fatti di Vinchiaturo (Campobasso). Nella zona è molto conosciuto, ‘una persona poco affidabile’.  Si aggira per i campi di Venafro. L’assassino ritorna sempre sul luogo del delitto. Ha rilasciato anche delle interviste alle tv private e alla RaiMolise, spacciandosi per ereditiero. ‘Era con un’altra persona – ha confermato la collega della Rai – che a un certo punto ha preso le distanze dalle sue affermazioni. Lo abbiamo visto spesso, sempre accompagnato’.  Teme qualcosa il pregiudicato Moscardino? Perchè questo interesse per gli scavi a effetto ritardato? Sul ‘terreno a riposo’, dove Moscardino ha messo le sue mani e la munnezza, ancora non si scava. La zona non è stata nemmeno transennata. La competenza è dei Noe di Campobasso, coordinati dal procuratore della Repubblica di Isernia, Paolo Albano. Ci vorrà ancora tempo? L’altro giorno una strana telefonata, da un numero privato: “non stanno scavando dove devono scavare”. Clic.

TUTTO A NOSTRA INSAPUTA. Parla Vittorio NOLA

materiale riportato alla luce

PARLA VITTORIO NOLA:

IL CASO DEL ‘TERRENO A RIPOSO’ DI ERNESTO NOLA

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CULTURA DELLA LEGALITA’… a VENAFRO (IS), 27 novembre 2013

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VENAFRO (Isernia)

CULTURA DELLA LEGALITÀ con i ragazzi del Liceo Classico.

Per parlare di LEGALITÀ e AMBIENTE

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RIFIUTI TOSSICI IN MOLISE? SVELATO IL SEGRETO DI PULCINELLA

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STRISCIONE ISERNIA, novembre 2013 (Foto Valentina Vacca)

“Questa regione non è l’«Eldorado» delle mafie, non è il luogo in cui possono essere realizzate impunemente impianti impattanti, discariche incontrollate o altri tipi di iniziative che sono in grado di danneggiare i cittadini o il territorio in cui vivono”.

Michele Iorio, presidente Regione Molise, 24 novembre 2010

“Il nostro è un popolo di timorati di Dio, lontano dal disprezzo delle regole e legato agli uomini della sicurezza pubblica da rispetto, affetto e riconoscenza. … Questa terra ha bisogno di certezze, di speranza, di valorizzare vocazioni e peculiarità, di dare spazio ai talenti che ha, non di avvitarsi, vergognandosi, su mali che non ha”.

Gianfranco Vitagliano, Assessore Regionale alla Programmazione, 13 luglio 2009

 

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”.

Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione Antimafia, Campobasso, 16 luglio 2009

 

“Il Molise non è un’isola felice. Lo dico ossessivamente ogni volta che mi è data la possibilità. Può essere calma e rassicurante la superficie. Sicuramente a un livello sottostante se solo vogliamo e possiamo arrivarci già riusciamo a cogliere e a intercettare dei segnali piuttosto inequivoci”.

Rossana Venditti, pubblico ministero Procura Campobasso, Campobasso, agosto 2010

L’INCHIESTA dal BLOG (con Foto) 

MOLISE. Una strana ‘melma verde’ riaccende i riflettori su una vicenda mai chiarita

Venafro, è ancora pericolosa la discarica abusiva?

Tutto ruota intorno ad Antonio Moscardino, arrestato nell’Operazione Mosca per traffico di rifiuti tossici



PARLA LA TESTIMONE OCULARE: 

MOLISE. La ‘discarica’ di Venafro fa riemergere vecchi interrogativi intorno a una vicenda mai chiarita

“I MIEI FIGLI HANNO VISTO IL MOSTRO”

La testimone: ‘Non ho paura di parlare’. Suo figlio: ‘ho visto una terra fumante, ancora bollente’

 


VIDEO Youtube:

VENAFRO (Isernia). COSA E’ STATO INTERRATO?

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RIFIUTI, I CAMION DELLA CAMORRA IN MOLISE

27 ottobre 2010

di Paolo De Chiara
“Si sono trasferiti in Molise gli eco mafiosi collegati al clan dei Casalesi, gli uomini che hanno gestito il trasporto dei rifiuti tossici fino alle discariche, ormai sequestrate e inagibili, di Giugliano, Licola, Parete. Operano soprattutto in provincia di Isernia, non disdegnano quella di Campobasso dove corteggiano due impianti autorizzati dalla Regione: la discarica di Montagano e il depuratore Cosib di Termoli”. In questo modo la giornalista de Il Mattino Rosaria Capacchione, minacciata di morte dalla camorra, si è espressa in un articolo uscito ieri su Il Mattino (“E i clan portano i veleni in Molise”). Da troppi anni in Molise è stato lanciato l’allarme. Secondo Rosaria Capacchione, che abbiamo sentito telefonicamente: “I segnali c’erano anche prima. Adesso ci sono più strumenti e più capacità per riconoscere quei segnali. Stiamo parlando di una situazione stabile. Loro si spostano dove ci sono i soldi da fare. E, soprattutto, dove possono operare più tranquillamente”. E in Molise operano da anni in silenzio. Per la classe dirigente di questa Regione “il Molise è un’isola felice”. Non è affatto così. In Molise le mafie fanno i loro sporchi affari. Riciclano il denaro sporco, investono e sversano i loro veleni. Già dieci anni fa si poteva apprendere dal Rapporto annuale sul fenomeno della criminalità organizzata: “Il Molise risente sia lungo la fascia adriatica che nella zona di Venafro e Termoli, di infiltrazioni dei sodalizi criminali pugliesi e campani. Nella provincia di Campobasso si sono, inoltre, verificati episodi estorsivi perpetrati da gruppi criminali di origine campana e pugliese, in collegamento con pregiudicati locali”. Nel Rapporto era chiaramente indicato che “nella provincia di Isernia la criminalità organizzata campana è attiva nel settore del traffico di sostanze stupefacenti; nelle zone di Venafro e del Matese (area, quest’ultima, condivisa con la provincia di Caserta) sarebbe inoltre riuscita ad infiltrarsi nel tessuto economico locale mediante il controllo di attività imprenditoriali. L’area a ridosso dei confini campani risente dell’influenza del clan La Torre di Mondragone (CE). Si sono, altresì, evidenziati segnali di acquisizioni, da parte di affiliati a cosche di origine catanese, di aziende da sfruttare per il riciclaggio di capitali illeciti”. Nel rapporto si evidenziano le operazioni più significative compiute dalle forze di polizia. Come quella del 13 luglio 2000 fatta a Termoli, dove i militari dell’Arma dei Carabinieri arrestarono il latitante Aniello Bidognetti, elemento di spicco del clan dei Casalesi, responsabile di associazione di tipo mafioso finalizzata alla commissione di omicidi, estorsione ed altro. Solo dopo dieci anni si è arrivati a siglare un Protocollo di Legalità tra la Prefettura di Isernia, la Provincia, le forze dell’ordine e diversi Comuni. Nel maggio scorso, precisamente a Cantalupo del Sannio, la divisione anticrimine della Questura di Napoli, mise le mani sui beni del boss di Sant’Anastasia Antonio Panico. Il valore degli appartamenti e dei terreni sequestrati si aggirava intorno ai due milioni di euro. Come non ricordare l’arresto di Massimiliano Conti, il 38enne originario di Pescolanciano, uno dei titolari delle quote societarie della sala “Bingo Boys” di Teverola, già al centro di inchieste di camorra. Mentre nel luglio scorso la direzione distrettuale antimafia di Napoli, nel blitz che portò in carcere 44 persone, evidenziò la presenza di due soggetti, presunti affiliati dei casalesi, a Toro, in provincia di Campobasso. Da qualche settimana avevano preso in affitto una casa nel piccolo centro molisano. In provincia di Isernia nel febbraio scorso, grazie all’operazione della guardia di finanza di Caserta, vennero messi i sigilli ai beni dell’imprenditore del gas Giuseppa Diana. L’esponente del clan dei Casalesi che aveva tentato anche la scalata per l’acquisizione della Lazio Calcio. I tanti segnali, come il sequestro di un’azienda (che operava solo sulla carta) ad Isernia. “L’Euroingros – secondo il comandante della guardia di finanza di Isernia Giacomo D’Apollonio – sulla carta era un’attività che operava nel settore dei detersivi. Ma di fatto non ha mai operato. La società era intestata a una persona fisica inesistente”. In questa occasione si registrò la presenza di Giovanni Sciacca, imprenditore di Mondragone, ritenuto dagli inquirenti vicino al clan camorristico La Torre. Lo stesso clan che compare nel rapporto sulla criminalità del 2000, predisposto dalle informazioni della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Già alla fine degli anni ’80 il magistrato Imposimato parlava di appalti e di terra fertile per la camorra. “Anche questa Regione – si legge dalle cronache del Messaggero del 1 marzo 1988 – può costituire una terra di conquista della camorra. Bisogna vigilare”. Non si è vigilato. Il problema non è stato affrontato. “Per troppi anni il Molise – secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia – ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra. Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male. Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere. Le classi dirigenti di questa Regione non hanno fatto il proprio dovere”. Un episodio significativo, per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti, si è registrato con la testimonianza, nel 2003, di un giornalista di TeleA. Che racconta di aver seguito un camion partito da Napoli carico di rifiuti nocivi che dovevano essere smaltiti a Ferrara. Questo camion, invece di proseguire per il nord, proseguì per Caianello in direzione Venafro. Arrivato nella zona del consorzio industriale di Pozzilli, entrò in un capannone e dopo qualche ora uscì e tornò a Napoli”. Nell’articolo di Rosaria Capacchione si legge che il Molise “è il punto finale di smaltimento dei materiali pericolosi”. Ma perché proprio in Molise? Lo abbiamo chiesto alla giornalista de Il Mattino: “In Campania le discariche sono piene e sono state aperte molte indagini. Quindi si è creata una certa sensibilizzazione sull’argomento. Adesso il contadino che deve prendere la roba e la deve internare non lo fa più. E’meglio, per loro, andare altrove”. Ecco perché è stato scelto il Molise. “Perché magari – ci ha confermato la giornalista nel mirino dei clan – non se ne accorge nessuno. Ci vuole tempo prima che qualcuno prenda coscienza del fatto che quella è un’attività criminale o un’attività legale, ma fatta con i soldi della criminalità. Ci vuole molto tempo. Noi siamo più abituati a riconoscerle queste cose. In un territorio vergine è difficile”. Ma sono serviti i tanti allarmi di questi ultimi anni? “L’allarme è servito a far aprire gli occhi”. E qual è il compito dei cittadini? Per Rosaria Capacchione: “I cittadini quando vedono qualcosa di strano devono denunciarlo. Se vedono camion che arrivano di notte in aperta campagna devono chiamare i carabinieri. Stiamo parlando di attentati alla loro vita. Non ci vuole nulla per inquinare le falde”. E proprio sul via vai dei camion si deve registrare la continua presenza sulle strade molisane dei “camion gialli con la scritta in rosso Autotrasporti Caturano”. Ma chi sono questi Caturano? “I Caturano – ci spiega Rosaria Capacchione – sono una costante delle inchieste sulle ecomafie. Compaiono sempre come nome. E’ possibile che abbiano un ruolo ancora più centrale di quello che hanno finora evidenziato le indagini”. E li vediamo passare in Molise. Soprattutto di notte. Proprio uno dei Caturano, qualche tempo fa, venne arrestato nei pressi della Colacem di Venafro. Trasportava rifiuti tossici. “Con lo stesso sistema – si legge nell’articolo di Rosaria Capacchione – utilizzato in provincia di Caserta, dove sono state avvelenate decine di ettari di terreno e documentato dalle due inchieste “Madre Terra”. E proprio nell’articolo de Il Mattino viene ricordato l’intervento del 2008 della Dda di Campobasso, che già indicava la Regione come “il punto finale di arrivo per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, dove è facile occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari corrotti”. Oggi, per quanto riguarda la discarica di Montagano, dove dal 2008 la Giuliani Environment è autorizzata a costruire e gestire un impianto per lo stoccaggio di rifiuti pericolosi, si registrano le parole del primo cittadino. Alle quali ribatte con forza il consigliere regionale Michele Petraroia: “Il sindaco sbaglia, perché non si possono risolvere i problemi finanziari dando pareri positivi per tenere sul proprio territorio la più grande discarica del Molise. Si da l’autorizzazione per la realizzazione di un impianto di stoccaggio di rifiuti tossici e nocivi, quando la legge nazionale e il piano regionale dei rifiuti stabilisce che questi impianti, per i rifiuti speciali e tossici, vanno realizzati all’interno delle aree industriali. E’ una scelta sbagliata”. Per l’attuale componente della commissione Antimafia la questione della presenza delle mafie in Molise: “E’ un argomento con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classe dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio. Di amarlo. Segnali in questi anni ce ne sono stati”. E continuano ad esserci. “Le infiltrazioni ci sono – ha dichiarato il procuratore antimafia di Campobasso Armando D’Alterio – e vanno combattute. Chiudere gli occhi non serve a nulla”.

da MALITALIA.IT

 

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