Nicosia, arrivata la condanna: 16 anni e otto mesi all’ex «portaborse» della parlamentare molisana

MAFIA & POLITICA. L’uomo vicino a Cosa nostra, già condannato in passato a 10 anni di carcere, è stato ritenuto responsabile di associazione mafiosa. La deputata Occhionero non si era accorta di nulla.

di Paolo De Chiara (WordNews.it)

Nicosia, arrivata la condanna: 16 anni e otto mesi all'ex «portaborse» della parlamentare molisana
Nicosia e Occhionero, la strana coppia.

Il crimine non paga. Ecco la prova. Il pregiudicato, molto vicino a Cosa nostra, si vantava per telefono. Progettava azioni criminose e minacciava. Le minacce erano rivolte anche alla sua parlamentare molisana Occhionero. Ignara di tutto, almeno questa è stata la sua difesa. Una risposta che non basta a giustificare la relazione con un uomo del malaffare. Le telefonate intercettate tra i due sono vergognose. 

Antonello Nicosa, la faccia pulita (nemmeno più di tanto) in quel mondo sporco, è stato condannato a 16 anni e 8 mesi di reclusione per associazione mafiosa e falso. Una pena pesantissima. Ora non avrà più bisogno di andare nelle carceri, in compagnia della parlamentare molisana, per incontrare i suoi amici mafiosi. Ha ottenuto ciò che voleva. Almeno per qualche anno.   

L’accusa è stata rappresentata dal pubblico ministero di Palermo Gery Ferrara.

L’inchiesta «Passepartout», che ha coinvolto la parlamentare molisana Giuseppina Occhionero (“Italia Viva”), ha fatto emergere il potere criminale della famiglia mafiosa di Sciacca e dei mafiosi di rango collegati a quel mondo criminale: Totò Riina, Matteo Messina Denaro, Salvatore Di Ganci, Santo Sacco, Accursio Dimino, Antonino Nicosia, detto Antonello (già portaborse dell’On. Occhionero).

Per approfondimenti:

– La «faccia pulita» di Cosa nostra

– Matteo Messina Denaro, “il primo ministro”

– MAFIA & POLITICA: chiesto il rinvio a giudizio per la deputata molisana

– La famiglia mafiosa di Sciacca

Il pregiudicato (legato alla famiglia mafiosa) in Parlamento

L’Onorevole e il collaboratore pregiudicato

La «faccia pulita» di Cosa nostra

QUARTA PARTE. L’inchiesta «Passepartout», che ha coinvolto la parlamentare molisana Giuseppina Occhionero (“Italia Viva”), fa emergere il potere criminale della famiglia mafiosa di Sciacca e dei mafiosi di rango collegati a quel mondo criminale: Totò Riina, Matteo Messina Denaro, Salvatore Di Ganci, Santo Sacco, Accursio Dimino, Antonino Nicosia, detto Antonello (già portaborse dell’On. Occhionero). In attesa dell’udienza preliminare, dove il Gup Fabio Pilato deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio (sono coinvolti sei soggetti, tra cui la parlamentare), è giusto capire il contesto in cui operava il pregiudicato Nicosia.

La «faccia pulita» di Cosa nostra

di Paolo De Chiara, WordNews.it

Le intercettazioni hanno infatti registrato con una chiarezza lampante che il Nicosia si è adoperato insistentemente al fine di monitorare lo stato d’animo dei singoli mafiosi detenuti per dissuaderne eventuali iniziative collaborative; per favorire trasferimenti di detenuti mafiosi; per veicolare informazioni fra i detenuti e l’esterno; per incontrare associati mafiosi in modo assolutamente riservato e senza la vigilanza delle guardie penitenziarie al fine di ottenere e fornire dette informazioni; per speculare illecitamente sulle cooperative operanti all’interno delle strutture carcerarie progettando di estorcere loro del denaro in cambio di relazioni ispettive a loro favorevoli; ancora, per conoscere mappatura, allocazione delle celle, luoghi ove si svolgono i colloqui e la socialità dei detenuti nelle singole strutture carcerarie e ciò ancora al fine poi di veicolare dette informazioni logistiche ai sodali di Cosa nostra.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

Nicosia affrontava anche le questioni relative ai rapporti con i soggetti di Sciacca emigrati negli Stati Uniti d’America, Sergio Gucciardi e Leonardo Zinna; il linguaggio utilizzato, finalizzato a non proferire i nomi dei soggetti, e gli argomenti trattati (il sostentamento del detenuto Maniscalco) lasciavano intuire che tali questioni riguardassero Cosa nostra e le sue già accennate proiezioni negli Stati Uniti

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

Nicosia rassicurava il proprio interlocutore circa l’impossibilità che la conversazione potesse essere intercettata perché la macchina a lui in uso, vicina alla quale stavano dialogando, era noleggiata ed era solito cambiarla ogni settimana (Nicosia: “no, a posto, la cambio ogni settimana”).

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

Nicosia, fuor di metafora, chiedeva al sodale di attivarsi per risolvere la questione attraverso l’intervento violento e intimidatorio di “due picciotti”.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

Nel corso delle investigazioni svolte, sono stati accertati costanti e solidi rapporti tra l’indagato Antonino Nicosia e il castelvetranese Giuseppe Fontana, noto Rocky, scarcerato nel 2013 dopo una lunga detenzione durata circa vent’anni.

Quest’ultimo, nella storia della famiglia mafiosa di Castelvetrano ha sempre rivestito un ruolo centrale e ciò, in primo luogo, per il rapporto di grande amicizia e di affetto da egli stretto, fin da bambino, con Matteo Messina Denaro.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

Nicosia ha intrattenuto assidui e costanti rapporti con diversi soggetti, originari di Sciacca ma emigrati da diverso tempo negli Stati Uniti d’America, al fine di trasferirsi e inserirsi insieme ad Accursio Dimino nel circuito criminale d’oltreoceano comunque riferibile a Cosa nostra.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

La persistente partecipazione del Nicosia alla famiglia mafiosa di Sciacca è inoltre dimostrata dalla manifestazione di una persistente solida affection societatis, dalla condivisione da parte dell’indagato del programma associativo e, in particolare, del costante utilizzo della forza di intimidazione mafiosa promanante dall’esistenza sul territorio del sodalizio.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

La condotta partecipativa dell’indagato Antonino Nicosia a Cosa nostra risulta essere consistita, inoltre, nell’essersi egli messo a disposizione del sodalizio per favorire i contatti con gli associati mafiosi detenuti, contatti da lui intrattenuti grazie alla qualifica “ufficiale” assunta che, peraltro, gli ha consentito di fruire nel contesto politico e sociale di un’interfaccia “pulita” e insospettabile e, pertanto, ancor più insidiosa.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

Per approfondimenti:


– Matteo Messina Denaro, “il primo ministro”

– MAFIA & POLITICA: chiesto il rinvio a giudizio per la deputata molisana

– La famiglia mafiosa di Sciacca

Il pregiudicato (legato alla famiglia mafiosa) in Parlamento

L’Onorevole e il collaboratore pregiudicato

L’Onorevole e il collaboratore pregiudicato

TERZA PARTE. L’inchiesta «Passepartout», che ha coinvolto la parlamentare molisana Giuseppina Occhionero (“Italia Viva”), fa emergere il potere criminale della famiglia mafiosa di Sciacca e dei mafiosi di rango collegati a quel mondo criminale: Totò Riina, Matteo Messina Denaro, Salvatore Di Ganci, Santo Sacco, Accursio Dimino, Antonino Nicosia, detto Antonello (già portaborse dell’On. Occhionero). In attesa dell’udienza preliminare, dove il Gup Fabio Pilato deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio (sono coinvolti sei soggetti, tra cui la parlamentare), è giusto capire il contesto in cui operava il pregiudicato Nicosia.

L’Onorevole e il collaboratore pregiudicato

di Paolo De Chiara

L’ARROGANZA

Il Nicosia confidava anche alla Gallo (Giuseppa, il cui padre e il cui fratello, definitivamente condannati per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p. erano – e sono ancora – detenuti)  di avere trovato il sistema per fare ingresso negli istituti penitenziari senza alcun problema o intralcio da parte dei Direttori…

NICOSIA Antonino: (incomprensibile) ma io non voglio creare problemi a lei perchè lei deve dichiarare che io sono suo collaboratore

GALLO Giuseppa : Ah ok

NICOSIA Antonino: per questo puoi stare serena, io mi testo sempre, io mi testo perciò il problema non si pone. Però quando tu vai col Dap il carcere ti aspetta, perchè il Dap cosa fa? Ti autorizza e manda la lettera al carcere e dice sta venendo Giuseppina Gallo, Antonino Nicosia e minchia lenta

GALLO Giuseppa: ah ah

NICOSIA Antonino: si preparano capito? si fa trovare il direttore con la cravatta, queste sono visite ispettive. Driin chi è? Chi siete? Sono l’onorevole Occhionero devo fare un’ispezione, tesserino della camera si entra e … (ride), il direttore c’è? No il direttore non c’è, ah bene. Nella relazione che poi faccio

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

LE VISITE CON IL DEPUTATO

Antonino Nicosia informava dell’éscamotage (così come da lui espressamente definito nella citata conversazione del 4 gennaio 2019) anche il sodale Accursio Dimino, nel corso del dialogo intercettato il 28 febbraio 2019; in particolare il Nicosia gli spiegava che l’ingresso in carcere insieme a un Deputato gli consentiva innanzitutto di sfuggire alle inevitabili verifiche del D.A.P. preliminari all’autorizzazione all’accesso (che, già in una circostanza, a suo dire gli era stato negato verosimilmente perché egli gravato da precedenti penali) e, inoltre, di visitare tutte le sezioni dell’istituto penitenziario:

NICOSIA Antonino: allora, se io ci vado senza Deputato a fare la visita, ci vado come Radicale, devo chiedere l’autorizzazione al DAP …

DIMINO Accursio: al DAP, certo

NICOSIA Antonino: il DAP poi comunica

NICOSIA Antonino: entrare… ci vado all’improvviso, capito?

DIMINO Accursio: ci puoi entrare in qualsiasi momento

NICOSIA Antonino: entro di notte pure… ad Agrigento ci sono andato di notte

DIMINO Accursio: ci sei andato solo o con lei?

NICOSIA Antonino: con il Deputato ci devo andare, per forza

DIMINO Accursio: eh

NICOSIA Antonino: tesserino della Camera dei Deputati e il Deputato insieme, non ci posso andare da solo, dovrei essere Deputato io per andarci da solo

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

MAPPINA (piccola mappa)

Il Nicosia rivelava al sodale mafioso che, attraverso l’ingresso nella struttura penitenziaria, sarebbe riuscito ad arrivare addirittura a parlare con i detenuti all’interno della loro cella, anche quelle collocate nelle sezioni ove, per ragioni di sicurezza o di altra natura, non è possibile accedere. E ciò perché, proprio in ragione della presenza ufficiale del Deputato, il carcere avrebbe dovuto fornire finanche le mappe della struttura:

NICOSIA Antonino: e mi posso portare chi voglio… ma questi non sono abituati a fare visite con quelli che il carcere lo conoscono, capito? Sono abituati che vanno là, non sanno dove minchia andare… io vado, io entro dentro le celle

DIMINO Accursio: dentro le celle, si

NICOSIA Antonino: io voglio entrare dentro le celle… dice… ma, deve fare più niente?… ma perché … gli ho detto… abbiamo finito di visitarlo il carcere?… ah … dice… lo dobbiamo visitare tutto? … tutto, certo! … io quando arrivo, gli chiedo la mappa del carcere

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

L’ESTORSIONE

Davvero rischioso e pericoloso, in questo caso, il compito svolto dal Nicosia: “agganciare” riservatamente il detenuto e fare in modo che questi autorizzasse l’estorsione e quindi continuasse, nonostante la detenzione, a esercitare il potere di controllo sugli affari della famiglia mafiosa. Così nella conversazione fra i due del 2 maggio 2019:

NICOSIA Antonino: (bisbiglia questa frase che segue, ndr) io lo vado a trovare … io lo vado a trovare a quello io … lo vado a trovare… lo vado a trovare

MANISCALCO Domenico: eh…

NICOSIA Antonino: con la Deputata… ho l’incarico alla Camera io ora

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

SANTO SACCO e la RISATA POCO ONOREVOLE

All’interno dell’autovettura del Nicosia, i due commentavano l’incontro appena avvenuto, all’interno della predetta struttura, con Santo Sacco (come già ricostruito supra, effettivamente là allocato quel giorno), Consigliere provinciale, ex Consigliere comunale di Castelvetrano, sindacalista della U.I.L. e infine definitivamente condannato (anche) per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p. come componente della famiglia mafiosa di Castelvetrano, per conto della quale aveva addirittura intrattenuto un rapporto epistolare con il latitante Matteo Messina Denaro.

Assume rilievo la circostanza che il Sacco, infatti, è stato condannato all’esito di un lungo processo che ha dimostrato le sue pericolosissime connivenze con politici, amministratori, personaggi influenti, connivenze tutte messe a disposizione di Cosa nostra e finalizzate a “consentire a uno dei suoi capi riconosciuti, Messina Denaro Matteo, di acquisire la gestione ed il controllo di numerose iniziative imprenditoriali finalizzate allo sviluppo ed alla realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (in particolare eolica e fotovoltaica) sia in provincia di Trapani che in altre zone della Sicilia”.

Il Nicosia, dopo aver rivelato alla donna di conoscere il Sacco da diverso tempo, le riferiva di aver raccomandato al detenuto di “cucirsi la bocca”:

N: Santo Sacco è un bravo ragazzo, che deve legarsi al dito, basta che esce dal carcere. L’unica cosa che deve fare Santo Sacco è cucirsi la bocca … se si cuce la bocca … perché io ancora non lo vedo io

O: pronto?

N: pronto per uscire … vero ti dico ….

Oahahahah (risata)

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

CARTA INTESTATA DELLA CAMERA

Nel prosieguo del dialogo, inoltre, si comprendeva che Santo Sacco, in carcere, aveva ricevuto dal Nicosia una lettera scritta su carta intestata della Camera dei Deputati; lettera che, come espressamente previsto dall’art. 18 ter o.p., non è sottoposta né a limitazioni né a controlli in quanto proveniente da membro del Parlamento. Il dialogo intercettato, dunque, lasciava intuire che il Nicosia era addirittura riuscito a procurarsi uno strumento sottratto direttamente dalla legge a qualsiasi verifica, per comunicare con gli associati mafiosi detenuti:

….

NICOSIA: a Trapani hai visto, ma perchè lui è convinto che comanda lui a Trapani perché quello è amico suo il comandante … io immagino la scena appena quello gli ha portato quella e-mail … gli avrà detto “il mi auguro che lei non abbia stropicciata questa cosa” perchè questa me la manda l’amico mio … cioè me la stà mandando l’amico mio … cioè questa è l’onorevole amica mia (ride)

OCCHIONERO: (ride)

NICOSIA: e ai compagni di cella chissà cosa minchia gli ha … io ve l’ho detto che quelli sono venuti a farmi gli auguri, guardate qui … (ride)

OCCHIONERO: (ride)

NICOSIA: la carta intestata della Cameracioè io sono Santo Sacco, pure qua dentro, capito, la carta intestata della Camera

OCCHIONERO: gli è piaciuta?

NICOSIA: ma certo, la carta intestata della Camera, gli potevo mandare una cosa così? Mi sono fatto dare un blocchetto di carta intestata Camera dei Deputati

OCCHIONERO: bravo!

NICOSIA: con la firma sotto perchè ho firmato tutte e due, gli ho messo Onorevole … e lui questa cosa la porterà in giro come fidanzata …

OCCHIONERO: Amoooreee (in senso di compassione per SACCO, ndr)

NICOSIA: … come una fidanzata, sezione sezione. Io sono Santo SACCO, io sono Santo Sacco anche in galera! Ed il primo Ministro è sempre a Castelvetrano … non si scherza (ride)

OCCHIONERO: a posto … (ride)

NICOSIA: esatto, attaccau … e la Procura di Sassari mette le … mette le cose .. le microspie

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

LA MISSIONE

L’impegno del Nicosia per Santo Sacco era tale che, dalle conversazioni registrate successivamente, si comprendeva che l’indagato aveva sollecitato la Occhionero ad attivarsi per far trasferire il detenuto dalla Casa circondariale di Nuoro (ove era effettivamente detenuto) a quella di Roma perché, da tale trasferimento, per ragioni allo stato non perfettamente decifrabili, lei avrebbe potuto ottenere, sempre a detta del Nicosia, un servizio di scorta e così evitare faticose trasferte in treno dal Molise (luogo di residenza del Deputato) a Roma. Di seguito la trascrizione del dialogo intercettato il 27 febbraio 201981:

NICOSIA Antonino: questa è una cosa che…appena…appena riesci a fare spostare Santo Sacco da…da Nuoro a Roma

Donna: appena esce

NICOSIA Antonino: sta cosa la devi sistemare

Donna: vediamo un po’

NICOSIA Antonino: la logistica

Donna: eh si…sistemeremo…la logistica è importante

NICOSIA Antonino: la logistica è fondamentale

Donna: le infrastrutture…eh eh…

NICOSIA Antonino: esatto

Donna: sono tutto

NICOSIA Antonino: magari

Donna: eh si

NICOSIA Antonino: magari ti mette a disposizione una macchina da Roma per viaggiare verso il Molise

…  

Donna: cioè, perché, si, anche qui è così, quindi ce ne sono di cose da fare, quando esce Santo

NICOSIA Antonino: e ne ha di lavoro, poverino

Donna: oh, si si si, a voler lavorare ne ha quanto ne vuole

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

BASENTINI

L’argomento veniva ripreso il 4 marzo 2019, allorquando il Nicosia sollecitava nuovamente e in modo sempre più insistente il Deputato a far trasferire Santo Sacco:

Donna: ah… a proposito ma a … mica gli si può chiedere di intercedere su un trasferimento

NICOSIA Antonino: come gioia

Donna: una mia amica che lavora in Tribunale

NICOSIA Antonino: eh…

Donna: si è fidanzata con uno che lavora all’ufficio amministrativo del carcere di Larino

NICOSIA Antonino: eh certo che possiamo intercedere

Donna: e vorrebbe essere trasferito in tribunale

NICOSIA Antonino: sì vabbè lo possiamo fare

Donna: possiamo farlo secondo te

NICOSIA Antonino: certo attraverso… chiediamo

Donna: Basentini (Basentini Francesco ndr)

NICOSIA Antonino: no chiediamo prima a un sindacalista e poi ci muoviamo fatti dare tutti i dati

Donna: già ce li ho

NICOSIA Antonino: eh okay

Donna: ma … mi ha detto che è il Capo del DAP, ma io ho detto Basentini e lei ha detto si ma perché lo conosci e il presidente del tribunale ha detto che serve l’autorizzazione del Capo di… del DAP

NICOSIA Antonino: eh… vabbè prima però passiamo da… da un sindacato, andiamo direttamente da lui a fare questa cosa no, se la possiamo fare senza disturbarlo la facciamo no…

Donna: eh… eh… ma come lo contattiamo cioè non si può (parola incomprensibile)

NICOSIA Antonino: andiamo al DAP Giusy, andiamo al DAP, andiamo a parlare con un segretario generale di un sindacato quelli vicini a noi quelli che… che ci stanno seguendo

Donna: eh… allora dobbiamo farla questa cosa

NICOSIA Antonino: eh… certo che lo facciamo eh… perché siamo qua anche per queste cose siamo qua no sennò

Donna: almeno questi… cioè almeno questi favori perché sennò io non riesco cioè a (parole incomprensibili)

NICOSIA Antonino: se ti dico di sì, se ti dico di sì, si può fare certo che si può fare

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

LA CAZZIATA: «ONORE’ NON PARLARE A MATULA…»

Il rapporto fra Nicosia e l’associato mafioso di Castelvetrano era tanto stretto che tre giorni dopo, il 7 marzo 2019, la “ambientale” collocata all’interno dell’autovettura in uso all’indagato (l’ennesima presa a noleggio) registrava la sua voce che inoltrava a qualcuno da lui chiamata “onore’” (e dunque verosimilmente identificabile in Giuseppina Occhionero) un messaggio vocale nel quale la redarguiva pesantemente, giungendo quasi a minacciarla, in seguito probabilmente ad alcuni commenti negativi che la donna aveva proferito su Santo Sacco:

Voce Nicosia: Onore’ non parlare a matula onore’ non parlare a matula, già stai parlando a matula … Santo Sacco non sbaglia, Santo Sacco non sbaglia, Santo Sacco, il braccio destro del primo ministro, non sbaglia, non sbagliare a parlare tu invece, che non è giusta questa cosa, meno male che non ti sente perché per quest’ora dorme alle tre si fa il riposino perché altrimenti lo chiamerei per dire che cosa mi hai detto, non si fanno queste cose”.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

«ONORE’ TRATTALO BENE LO ZIO SANTO SACCO»

Voce Nicosia: Onore’ non è che fai finta che non capisci le cose e te le facciamo passare lisce a matula, a matula, a matula, parli a matula, a matula, a matula significa parli inutilmente dice minchiate e non è permessonon è permesso altrimenti il cous cous a Selinunte non te lo puoi mangiare manco se viene lo capisci chi può venire manco se… e manco se porti Bersani che tu dici che può fare tutte cose… a Selinunte cous cous non ne mangia nessuno cioè non parlare a matula trattalo bene lo zio Santo Sacco vedi che ti ha mandato pure la fotografia del giornale la copia del giornale ti dice che non c’entrano più niente loro perché non so… non sono più al comando (ride) cioè Santo Sacco praticamente che è caduto in disgrazia”.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA, messaggio vocale, 7 marzo 2019

SAN MATTEO (Messina Denaro)

Voce Nicosia: noi preghiamo San Matteo…tutti i Matteo…tutti…tutti tutti…tutti…quelli buoni quelli cattivi…tutti i Matteo…San Matteo proteggici…proteggici San Matteo…mai contro a San Matteo…mai contro a San Matteo…Onorevole Occhionero…mai mai si deve dire che siamo stati contro San Matteo, non si può sapere mai…mai contro a San Matteo, per ora c’è San Matteo che comanda e noi siamo, preghiamo San Matteo…grazie San Matteo per quello che ci dai tutti i giorni…grazie…grazie…grazie” .

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA, messaggio vocale del 25 marzo 2019

Per approfondimenti:


– Matteo Messina Denaro, “il primo ministro

– MAFIA & POLITICA: chiesto il rinvio a giudizio per la deputata molisana

– La famiglia mafiosa di Sciacca

Il pregiudicato (legato alla famiglia mafiosa) in Parlamento

da WordNews.it

Matteo Messina Denaro, “il primo ministro”

di Paolo De Chiara

«Antonino Nicosia, detto Antonello, è stato arrestato e poi condannato alla pena di dieci anni e sei mesi di reclusione, con sentenza emessa dal Tribunale di Agrigento il 4 marzo 2005, per aver costituito, organizzato e diretto dai primi mesi del 1998 agli ultimi del 1999 un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, operante nei territori di Siculana, Porto Empedocle e Agrigento: la sentenza è stata confermata da quella della Corte d’appello di Palermo del 6 ottobre 2006, divenuta definitiva».

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

«Tutta, pure le altre vicino si devono bruciare, a noialtri non ci interessa».

Progetto di danneggiamento a scopo intimidatorio, conversazione di Antonino Nicosia, 28 febbraio 2018

«Le attività investigative sul Nicosia erano state inizialmente intraprese nel 1997 nell’ambito delle indagini sui favoreggiamenti della latitanza di Salvatore Di Gangi e finalizzate alla localizzazione e cattura di quest’ultimo, poi arrestato il 20 gennaio 1999 nell’abitazione di Franco Bivona, soggetto strettamente legato ad Antonio Nicosia».

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

«Fammi fare una fattura di 10-15 mila euro e la dividiamo, buono che ci mettiamo in tasca 3-4 mila euro l’uno?».

«Facciamo questa operazione e vediamo a cosa porta».

«Magari ci possiamo guadagnare qualche 50 mila euro».

Controllo dei lavori di ristrutturazione di un complesso alberghiero, conversazione di Antonino Nicosia

«La sentenza pronunciata nei suoi confronti (Nicosia, nda), infatti, ha accertato che egli, “ancorchè immune da precedenti penali, risulta legato a soggetti di primo piano di Cosa nostra (quali Di Gangi Salvatore, Josef Focoso, Gerlandino Messina, Liotta Calogero)” e che, nel corso delle indagini, era risultato particolarmente scaltro nell’eludere le investigazioni nei propri confronti».

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

«Ah, tu dici di levarlo di mezzo?».

Progetto di omicidio, conversazione di Antonino Nicosia, 29 gennaio 2018

«Ad alcuni degli importanti uomini d’onore citati nella sentenza, inoltre, il Nicosia è legato anche da vincoli di parentela e, infatti, è cugino di secondo grado di Josef Focoso (condannato in via definitiva quale componente della famiglia mafiosa di Siculana nonché per la commissione di diversi omicidi, attualmente detenuto al regime di cui all’art. 41 bis o.p.) e di Gerlandino Messina, succeduto nel 2010 a Giuseppe Falsone nella guida dell’intera provincia mafiosa di Agrigento e anch’egli attualmente ristretto al predetto regime penitenziario».

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

«Ed il primo Ministro è sempre a Castelvetrano… non si scherza (ride)».

Telefonata intercettata ad Antonino Nicosia, 15 febbraio 2019

«Il Nicosia è stato a più riprese detenuto e, all’atto della scarcerazione avvenuta nel 2009, sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nonché alla misura di sicurezza della libertà vigilata, tutte interamente espiate».

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

da WordNews.it

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