Molise: nominata la nuova commissaria. Ma è già indagata

SANITA’ & NOMINE. Flori Degrassi arriva al posto di Giustini, dimissionario e indagato per omissione di atti d’ufficio e abuso d’ufficio dalla Procura di Campobasso. Abbiamo raccolto i pareri di Italo Testa (Forum Sanità Molise), Lucio Pastore (Uoc Isernia) e di alcuni consiglieri regionali.

di Paolo De Chiara (WordNews.it)

Molise: nominata la nuova commissaria. Ma è già indagata
Flori Degrassi (ph Sanità Informazione)

La nomina è arrivata. Dalla Lega (Giustini) si è passati a Leu (Degrassi). Con le dimissioni dell’ex generale della guardia di finanza è arrivata la sostituta, la dottoressa Flori Degrassi. Già direttrice dell’Asl Roma 2 e con un curriculum di tutto rispetto. Per il suo nuovo incarico avrebbe richiesto i pieni poteri. Una mossa quasi necessaria per difendersi dagli squali della politica molisana. Emerge, però, una questione non di poco conto: la Degrassi risulterebbe indagata per abuso d’ufficio. Uno dei reati contestati proprio all’ex commissario Giustini. Ovviamente sono due storie diverse.

La vicenda della Degrassi è legata all‘inchiesta che ha coinvolto il governatore Zingaretti e il suo assessore alla Sanità D’Amato (insieme ad altri soggetti, tra cui la nuova commissaria molisana). «In merito all’indagine, aperta a seguito di un esposto del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Aurigemma – si legge in una nota ufficiale della Regione Lazio dello scorso gennaio -, che riguarda il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, l’assessore alla sanità Alessio D’Amato e dei funzionari regionali sui requisiti di idoneità per le direzioni amministrative, l’amministrazione regionale, convinta di aver operato nel rispetto della normativa vigente, esprime massima fiducia nel lavoro della magistratura certa che chiarirà la vicenda in tutti i suoi aspetti».    

Al posto della sub commissaria Ida Grossi (vicina al Movimento 5Stelle) subentrerà Annamaria Tomasella, direttore amministrativo Azienda ULSS N. 2 “Marca Trevigiana”​.

Non si vogliono mettere in dubbio le capacità professionali della Degrassi.

Ma perchè si continuano a scegliere persone vicine ai partiti politici?

Lo abbiamo chiesto al presidente del Forum in difesa della Sanità pubblica in MoliseItalo Testa: «Adesso quello che sta avvenendo qui è quello che è avvenuto in Sicilia. Da noi ancora non esce, nel filone di indagini c’è anche questo. Ma non credo che uscirà.» Sulla nuova nomina Testa è stato molto chiaro: «Bisogna scegliere chi ubbidisce e chi ubbidisce è sempre chi non ha i titoli o ha scheletri nell’armadio. La Degrassi è di Leu, io non la conosco, ma l’hanno presentata come un soggetto iscritta a Leu, parte integrante di quel partito. Sarà pure una brava persona, ma ha questo vizio di origine. Servono persone lontante dai partiti e professionalmente capaci. Hanno bisogno di certezze questi politici di mezza tacca. Sanno dei limiti che hanno. Le certezze arrivano dalle persone che si mettono accanto, disposte a dire sempre sì, altrimenti fanno ombra. Ma quello che è importante non è tanto la nomina che ha avuto questa signora, quanto l’incarico. Non ci dobbiamo scordare che quando fu mandato qua Giustini fu mandato con l’incarico di applicare il piano Frattura. E fu mandato dalla Grillo, ex ministro 5 stelle. Per rendere esecutivo quel progetto: chiusura della maternità di Termoli, chiusura della mammologia a Isernia. Nel momento in cui Giustini cercò di applicare il piano hanno cominciato a dire che le colpe erano di Giustini. Bisogna capire il mandato che daranno, così capiremo esattamente dove vogliono andare.» 

Per il consigliere regionale Vittorio Nola (Movimento 5Stelle): «Al di là dell’appartenenza politica dobbiamo vedere se il governo Draghi va in discontinuità con tutti i commissariamenti precedenti. Bisogna vedere se questa struttura commissariale ha dei poteri superiori rispetto a tutti gli altri commissariamenti che ci sono stati dal 2009 e se le due nomine sono complementari, senza le stesse funzioni. Non deve ripetersi ciò che è già accaduto in passato, Giustini presentava un piano e la Grassi ne presentava un altro». Ma perchè la politica non sceglie persone che devono risolvere i loro problemi giudiziari? «Noi abbiamo fatto di tutto per far nominare delle persone competenti e molisane. Alla luce di tutto quello che è accaduto abbiamo visto che questi commissari esterni non sono immuni da contaminazioni non corrette, poi non conoscono il territorio. Un merito solo hanno avuto, facendo emergere i debiti che nessuno conosceva. Se noi mettevamo un commissario molisano, affiancato da un subcommissario dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ndr), sarebbe stata una accoppiata vincente. Dobbiamo aspettare quello che accade, se le due figure non sono ben assemblate ricominciamo con le discussioni e questo non depone bene». Voi fate parte della maggioranza di Governo, perchè le vostre richieste non sono state prese in considerazione? «Noi abbiamo messo tutto per iscritto.» 

Abbiamo raccolto anche il parere dell’ex presidente della Regione Molise, Michele Iorio (responsabile politicamente, insieme ad altri, dello sfascio sanitario): «Il commissariamento mi sembra molto punitivo per la regione perchè sottrae molti compiti che prima erano riservati alla regione. Mi sembra esagerato rispetto alla situazione del Molise che può essere composta con piccoli accorgimenti. Non c’è bisogno di stravolgere il sistema sanitario. Il commissariamento è un obbrobbrio legislativo. E’ stato utilizzato dai vari Governi, penalizzando sicuramente le regioni del Sud e le regioni più in difficoltà, come il Molise che da oltre dieci non ha più autonomia nella gestione. Nonostante questo la situazione non si è risolta. I parametri del fondo sanitario vanno rivisti». Ma perchè la politica continua a “lottizzare” le varie nomine? «Credo che la scelta vada fatta sempre da persone estranee e valide. Che ci siano appartenenze è tutto da dimostrare. Sarebbe sbagliato, se fosse così». L’ex commissario Giustini si è dimesso perchè indagato anche per abuso d’ufficio, il nuovo commissario è già indagata per abuso d’ufficio. «Su questo argomento ho le idee chiare. Per me l’indagine è una forma di controllo che va gestita dalla magistratura e non significa colpevolezza». In Molise non esistono figure valide per occupare certi ruoli? «E’ un elemento che andrebbe approfondito. La decisione appartiene a chi le fa le cose, ci saranno dei motivi. Il Molise è pieno di giovani preparati.»     

«Il problema è quale mandato viene dato dalla politica – afferma Lucio Pastore, direttore unità operativa semplice del pronto soccorso di Isernia -. Giustini ha avuto il mandato dalla Grilli (ex ministro della Salute, ndr) per attuare due punti fondamentali. Doveva attuare quello che era scritto nel piano sanitario di Frattura, quindi fare la sintesi fra Cardarelli…». Ma politicamente cosa significa? «Ha un senso molto profondo, ci troviamo di fronte ad un pensiero unico e le schermaglie sono soltanto per vedere chi deve gestire il potere e non per cambiare linee. Questa è la cosa drammatica che esce fuori da questa esperienza. Una dipendenza da interessi di altri. I partiti sono degli inservienti degli interessi economici, finanziari di altri. Non abbiamo linee politiche differenti, abbiamo delle cose che si equivalgono. Una mancanza di alternativa, di pensiero che si può espletare in una linea che sia completamente diversa dalla realizzazione di alcune cose, tipo la sanità. Tutti ci sono stati e tutti hanno fatto le stesse politiche». Uno schema fisso che non si può rompere? «È un problema che riguarda tutti gli aspetti della realtà. Il pensiero unico è dominante in tutte le espressioni politiche. Non ci sono dei cambiamenti chiari e netti di rotta. Cominciava a intravedersi qualcosa, in maniera molto sfumata, nel secondo Governo Conte». Che hanno sostituito con l’attuale governo Draghi. «Infatti è stato sostituito. Quando hanno capito che ci poteva essere il minimo sospetto che da lì potesse nascere una esperienza di rottura con un certo mondo è stato fatto fuori. Spero di essere smentito, ma una speranza che io mi sbagli. Fino adesso non l’ho visto il cambiamento di rotta». In Molise da oltre dieci la sanità è commissariata. Questo è l’unico strumento per risolvere i problemi? «Il debito è il grimaldello per poter procedere a determinate scelte strutturali. Il debito si forma dalla spesa che la politica determinata, in quanto le scelte non sono volte ai bisogni reali della popolazione ma in rapporto alle clientele. Tutto questo determina uno sforamento delle spese. Lo Stato ripianava tutti i debiti. Dopo un certo momento questo non è stato più possibile. Quel debito è generato dalla volontà della gestione clientelare essenzialmente.

Questo debito viene utilizzato come scusa per rientrare dal debito e per fare determinate scelte, quindi chiudi gli ospedali, fa il blocco del turn over, rendi inefficienti le strutture pubbliche. E, contemporaneamente, sposti sul privato un insieme di fondi che sono i posti letto, i servizi. Anche se questo spostamento non è finalizzato ai bisogni reali. Alla fine si viene a creare la situazione drammatica che si è manifestata con la pandemia. E si va incontro ai 450 morti che abbiamo avuto e al caos che stiamo vivendo. Il debito è stato ed è usato come un grimaldello per privatizzare. Per fare questo hai dovuto distruggere un insieme di servizi. Non è un caso che le Regioni a più alto tasso di privatizzazione, la Lombardia e il Molise, hanno avuto un alto indice di mortalità. Il meccanismo del debito è qualcosa voluto per privatizzare la sanità. È assurdo che uno Stato faccia permanere nel commissariamento per dodici anni una Regione per rientrare dal debito. Un fatto cronico che ha altre finalità. Questo debito continua ad essere presente nonostante la distruzione del pubblico.»

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Carmine Mocerino deve dimettersi?

OPPORTUNITA’ POLITICA. L’Associazione “Caponnetto” ha chiesto le dimissioni del presidente della commissione regionale anticamorra della Campania. Abbiamo rivolto cinque domande al vicepresidente e a un componente dell’istituzione regionale.

Carmine Mocerino deve dimettersi?

di Paolo De Chiara

Dopo il clamore dell’operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Nola, condotta dai carabinieri di Castello di Cisterna e dai colleghi del Comando antifalsificazione monetaria di Roma, che ha portato alle ordinanze applicative delle misure cautelari personali, emesse dal Gip del Tribunale di Nola, di professionisti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di corruzione, soppressione, distruzione e occultamento di atti pubblici, falsità in atti pubblici, uso di valori di bollo contraffatti e truffa ai danni dello Stato, è arrivata la forte presa di posizione dell’Associazione “Caponnetto”.

Per il segretario Elvio di Cesare le dimissioni, per Carmine Mocerino, sono necessarie. «L’attività giudiziaria vede coinvolta la moglie dell’on. Mocerino Carmine attuale presidente della commissione anticamorra regionale. Alla luce della gravità delle accuse formulate dall’Autorità Giudiziaria si chiede al presidente della commissione anticamorra regionale on.le Mocerino Carmine se non ritenga di dimettersi per ovvie ragioni di opportunità, ed al precipuo fine di eliminare ogni dubbio che la commissione regionale che presiede possa operare nella piena e regolare funzione di contrasto alle illegalità».

Abbiamo girato, con altre domande, la richiesta ad alcuni componenti della Commissione regionale Anticamorra della Campania. Ecco il loro pensiero sulla vicenda.

Le cinque domande:

  1. Che ne pensa degli arresti effettuati, nelle scorse ore, dalla Procura della Repubblica di Nola?
  2. Queste operazioni fanno bene alla politica?
  3. È a conoscenza che tra i soggetti implicati c’è anche la moglie dell’On. Mocerino, attuale presidente della commissione regionale Anticamorra della Campania?
  4. L’Associazione “Caponnetto” ha chiesto espressamente, con una nota, le dimissioni del presidente. Lei condivide questa linea?
  5. Il nome di Mocerino è anche legato alla questione “Rimborsi” presso il consiglio regionale e ad alcune intercettazioni, come riportato da Repubblica nel 2016, dove un certo Giovanni D’Avino (boss di camorra detenuto) fa riferimento proprio a Mocerino. È opportuno, politicamente, che un consigliere “chiacchierato” possa ricoprire questo incarico?  

Le risposte.

Vincenza Amato (Pd), vice presidente Commissione:

  1. «È una vicenda molto spiacevole. Intanto perché non è mai bello ascoltare certe cose, anche perché ledono la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. Per il caso specifico la magistratura farà il suo percorso, ci saranno le indagini e quant’altro. Noi ci affidiamo, come sempre, a quello che è il lavoro della magistratura, degli organi inquirenti».
  2. «No, sicuramente non fa bene alla politica. Non capisco qual è la domanda».
  3. «Appunto, è la moglie del presidente della Commissione. Poi bisogna vedere come si rimetteranno le indagini. Il presidente Mocerino non c’entra nulla, noi ci affidiamo al lavoro della magistratura e poi faremo le valutazioni insieme al presidente della Commissione. Verificheremo l’opportunità rispetto al ruolo che lui ricopre, però Carmine è una persona che si è distinta in questi anni per il contrasto al crimine, alla criminalità organizzata. Abbiamo fatto un lavoro senza colore politico, per l’interesse dei cittadini, del territorio e per contrastare i poteri criminali. Quindi sull’integrità, sulla correttezza e sull’onorabilità di Mocerino non ho assolutamente dubbi. Ci sono vicende che interessano la sua consorte e sono affidate alle indagini della magistratura».
  4. «Assolutamente no. Intanto sono garantista, sono sempre fiduciosa nel lavoro che fanno i magistrati, sono rispettosa di questo. In questo momento, proprio perché non c’è ancora una definizione delle indagini, sono molto cauta nell’esprimere giudizi e credo nemmeno di essere nella posizione di potere esprimere. Stiamo parlando della moglie e non del presidente. E con il presidente valuteremo l’opportunità, insomma, rispetto alla situazione che ha interessato la sua famiglia, di ricoprire questo incarico. Bisogna avere grande grande rispetto e intelligenza in queste situazioni».
  5. «Chiacchierata l’ha detto lei. Carmine Mocerino è un consigliere regionale, è stato eletto, ricopre un ruolo. Io lo conosco per il modo in cui ha ricoperto quel ruolo, per l’impegno in questi anni. L’ho conosciuto in questa legislatura. Chiunque può parlare al telefono con ognuno di noi e dire cose. Diverso è appurarle certe cose».

Tommaso Malerba (M5s), Componente Commissione:

  1. «Da quello che ho appreso dai giornali si muovono accuse di processi, in qualche modo, truccati, di faldoni e fascicoli spariti. Questo è quello che ho appreso, non ho approfondito. È una notizia fresca. Ho appreso dai giornali, coinvolge un po’ di avvocati di quell’area che non conosco bene esattamente tutti quanti».
  2. «Certamente, il rispetto della legge fa bene non solo alla politica, fa bene ad ogni segmento produttivo e sociale. La legalità è un equilibrio tra diritti e doveri, quando la Procura indaga e accerta fatti acclarati è giusto che la giustizia faccia il suo corso».
  3. «Sì, con il quale abbiamo un rapporto istituzionale (Mocerino, ndr). È una persona equilibrata, squisita. Ho saputo che la moglie è coinvolta, però non mi esprimo finché non si avranno fatti acclarati. Conoscendo la serietà della persona saprà senz’altro prendere le distanze. La questione riguarda la moglie. Quando saranno acclarati i fatti e se ci saranno responsabilità ognuno dovrà trarre le proprie conclusioni. Ripeto conosco Mocerino, riconosco e ci riconosciamo rispetto istituzionale, persona di grande garbo e attento alle istituzioni e al ruolo che ricopre. La politica di attacco non mi appartiene. È troppo presto per addebitare un imbarazzo».
  4. «Sì, conosco l’Associazione. Questa richiesta non la conoscevo. Se i fatti saranno acclarati il presidente Mocerino dovrà levarsi dall’imbarazzo. Però vorrei aspettare i fatti, non conosco le indagini. Siamo nella fase iniziali, non vorrei gridare al lupo. Non vorrei fare corse in avanti, non lo trovo corretto sul piano politico. Il rispetto istituzionale si fonda anche su queste cose. Ma aspettiamo la magistratura che faccia il suo corso».
  5. «Con molta onestà non ricordo di queste vicende. Ma al di là delle persone, quando si ricopre un ruolo bisogna avere un’immagine specchiata, altrimenti non è credibile l’istituzione che rappresenti. Ma questi episodi non li ricordo, quindi emetterei un giudizio su cose a cui non sono a conoscenza».                          

Abbiamo provato a contattare gli altri membri della commissione regionale anticamorra, tra cui il segretario Vincenzo Viglione (M5s) e il componente Mario Casillo (Pd), ma non siamo stati fortunati.

Per approfondimenti:

ARRESTI. L’Associazione “Caponnetto” attacca: «Mocerino (presidente della Commissione anticamorra), dopo l’arresto della moglie, deve dimettersi»

da WordNews.it

SCAVI a VENAFRO (Is). Terzo giorno, località Torciniello.

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SCAVI a VENAFRO (Is)

Terzo giorno, località Torciniello 

VENAFRO, 10 gennaio 2014
III giorno di SCAVI

A cura di Paolo De Chiara

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Riceviamo e pubblichiamo:
COMUNICATO STAMPA

Isernia, l0 gennaio 2014
Il Prefetto di Isernia, dott. Filippo Piritore, in merito alle problematiche connesse al tema ambientale e, in particolare, alla eventuale presenza di rifiuti tossici sul territorio provinciale, per dovere di informazione e chiarezza nei confronti dei cittadini della provincia di Isernia, precisa che le numerose attività di esploraziote tecnica dei siti individuati, finora, non hanno accertato la effettiva presenza di rifiuti tossici interrati in questo ambito provinciale. Peraltro, la natura del materiale rinvenuto e dello stesso terreno, saranno oggetto di analisi e classificazione a cura dei competenti laboratori di analisi.
Inoltre, il Tavolo Tecnico, che rappresenta 1’organismo di coordinamento dei diversi Enti, nonché dei Comuni per il monitoraggio di tutte le problematiche concernente l’ambiente di questa provincia, si riunirà nuovamente per la verifica dei risultati delle numerose attività messe in campo.
Il Prefetto, nelf informare che nelle prossime settimane continueranno le attività di esplorazione di altri siti del territorio provinciale, assicura che i cittadini saranno, costantemente e tempestivamente, informati in merito a tutta la problematica, pur nel rispetto delle procedure e delle indagini già awiate da tempo e portate avanti anche dalla competente Procura, in tema di rifiuti tossici e di inquinamento ambientale.

L’INCHIESTA. Una discarica abusiva ancora pericolosa?

MOLISE. Una strana ‘melma verde’ riaccende i riflettori su una vicenda mai chiarita

Venafro, è ancora pericolosa la discarica abusiva?

Tutto ruota intorno ad Antonio Moscardino, arrestato nell’Operazione Mosca per traffico di rifiuti tossici

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di  – 23 ottobre 2013 da restoalsud.it

Conoscono la zona, hanno notato gli strani traffici, il ‘via vai di mezzi’, soprattutto di notte. Ma non parlano: “tanto è inutile, chi ti ascolta”. L’acqua del posto non la bevono: “è buona, ma preferiamo bere l’acqua confezionata”. Si sentono rassegnati, perdenti. Sconfitti. In quel campo, nella masseria Lucenteforte, nella Bonifica di Venafro, c’è qualcosa di particolare, di strano. Si vede ad occhio nudo. Non sembra un normale terreno agricolo. Quando piove l’acqua si ferma in superficie e forma dei grossi pantani. Molte chiazze aride, teli di plastica che escono dal sottosuolo. Pezzi di ferro, scarti di ghisa disseminati sull’ampio appezzamento di terra. “Oggi è a riposo”, spiega Ernesto Nola (proprietario, insieme al fratello Francesco). Provengono da una nobile famiglia di Venafro, proprietari terrieri. La madre, la signora Antonietta Guerini, è l’usufruttuaria dell’appezzamento ‘a riposo’. Un terreno con una storia particolare, ancora poco chiara. Cosa è successo negli anni passati in quel posto? Cosa è stato trasportato, cosa è stato interrato? Ci sono versioni completamente differenti. Una signora ha raccontato che suo figlio, all’età di sei anni, andò a finire con il piede dentro una buca, “…bruciandosi. Ha ancora le cicatrici”. Pronta la risposta del proprietario Nola: “non mi risulta, evidentemente sono cose che qualcuno dice così per rivangare cose che attualmente stanno succedendo nel casertano”. Perché proprio nel casertano? Nel 2003, a Sesto Campano, viene tratto in arresto un certo Antonio Caturano, per trasporto di rifiuti tossici spacciati per fertilizzanti, destinati alla concimazione dei terreni agricoli. Pina Picierno (Pd), nell’interrogazione parlamentare del novembre 2010, parla di un “vero e proprio ‘cimitero dei veleni’, creato in oltre trent’anni di sversamenti abusivi”, che si estende “in un quadrilatero compreso tra la statale Bifernina, la Trignina, le province di Isernia e Campobasso”. Sui Caturano aggiunge: “il nome di questa ditta è stato fatto dal pentito Raffaele Piccolo, braccio destro e cassiere del gruppo Schiavone fino al 2009, a proposito di un elenco di imprese prestanome o socie in affari del clan. Anche Emilio Caterino, collaboratore di giustizia del clan Bidognetti, cita la ditta Caturano”. Niki Vendola, nell’interrogazione del 2004, scrive che: “nel comprensorio di Sesto Campano e nelle vicinanze del cementificio tempo fa è stato fermato ed arrestato, con un carico di sostanze tossiche e radioattive, tale Antonio Caturano di Maddaloni (Caserta)”. Giovanni Ragosta di San Giuseppe Vesuviano, arrestato per truffa ai danni dello Stato, dal 26 luglio 2002 è stato l’amministratore unico della Fonderghisa Spa (una delle prime aziende del nucleo industriale di Isernia-Venafro, una delle fonderie più apprezzate in Europa), società dichiarata fallita nel 2005, dal Tribunale di Isernia. Sempre la Picierno nell’interrogazione del 2010 parla dell’area industriale di Venafro, “dove sorgono gli stabilimenti dismessi della Fonderghisa, azienda della Gepi rilevata dall’imprenditore Ragosta; sulla fonderia grava il sospetto che vi siano state bruciate tonnellate di rifiuti di ogni genere, compresi automezzi militari impiegati nell’ex Jugoslavia e contaminati da uranio impoverito”. E proprio con la Fonderghisa, il terreno ‘a riposo’, ha diversi legami. Lo confermano i vari testimoni ascoltati. Tutto sembra ruotare intorno a un certo Antonio Moscardino di Ciorlano (Caserta), classe 1942, per molti “una persona poco affidabile”. Arrestato il 19 marzo 2004 (scarcerato il 22 aprile dello stesso anno) per traffico illecito di rifiuti speciali.

Il testimone, la ‘melma nera’ e la sostanza gelatinosa verde

Ma partiamo dalla masseria Lucenteforte. È a pochi minuti dalla borgata Triverno (Pozzilli), a pochi passi dalla chiacchierata (almeno in passato) variante di Venafro, in provincia di Isernia. Sembra abbandonata, con diverse piante di ulivo (“vengono raccolte e lavorate”, secondo un testimone). “È stato messo tutto a posto” – ha confermato Ernesto Nola – “erano delle buche scavate, poi sono state riempite sotto la direzione dell’Arpa. Un problema risolto da tempo”. Ma il ‘terreno a riposo’ ha qualcosa di strano, di particolare. Oltre agli scarti di ghisa, ai ferri, ai teli di plastica impiantati nel terreno sta uscendo una melma. Una sostanza gelatinosa verde. “A me non risulta, ma andrò a controllare. Faccio il professore universitario a Napoli, torno a Venafro soltanto il fine settimana”. Un prezioso testimone racconta la storia del terreno, la sua versione. Dalle buche scavate per “migliorarlo” alla presenza dei camion del gruppo Caturano (“Non so cosa scaricava questo Caturano, ho visto i camion che giravano in zona”). Parla della prima azienda, “la ditta Medici, che scavò”, della seconda “dopo che Medici fallisce, Moscardino fa la discarica”. Cioè? “Scarico della Fonderghisa, roba acciaiosa, ferro. Vedevo che scaricavano della melma nera e dentro ci stavano pezzi di ferro, pezzi di ghisa”. Ecco che ritorna, come d’incanto, Antonio Moscardino, “che ha riempito. Quando è intervenuto qualcuno, non so chi, è stato intimato al Moscardino di togliere quella porcheria e ripristinare la situazione di prima. È intervenuto Di Nardo per togliere quello che ci stava…”. La terza azienda coinvolta per mettere a ‘riposo’ il terreno. O una discarica abusiva? Nel 2008 la Dda di Campobasso scrive: “il Molise si è rivelato non zona di transito, ma punto finale di arrivo per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, terra idonea ad occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari di cave e terreni”. Nella relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia (Dna), del 2010 si apprende che da tempo: “si registrano tentativi di infiltrazione da parte di appartenenti a qualificati sodalizi attivi nelle Regioni limitrofe ed interessati al settore dell’illecito smaltimento dei rifiuti”. Nello strano ‘terreno a riposo’, 23anni fa, vennero scavate diverse e profonde buche. “Scavi a quattro metri ed esce l’acqua. Veniva scavato ancora più sotto. Avranno scavato sei o sette metri”. Le parole del testimone sono confermate da quelle di Nola: “questo prelievo di misto mi fu chiesto dalla ditta iniziale (Medici, ndr), che mi disse: ‘vi tolgo 50 centimetri’, poi è andato sotto di due, tre o quattro metri. Perciò l’ho dovuto denunciare, perché mi doveva ripristinare il terreno. Invece, nel mese di agosto, si allargò”.

“Pseudo imprenditori d’assalto”

Una nebbia fitta ha avvolto questa vicenda. In passato ci sono state segnalazioni, denunce, sopralluoghi, sequestri, analisi, carotaggi, una fitta corrispondenza tra Enti, relazioni, conferenze di servizio, attestazioni. Tutto accompagnato dal totale silenzio. “Tutti hanno visto, tutti sapevano, ma nessuno ha fatto niente”. Oltre non vanno, si fermano al generico ‘tutti’. Chi sono questi tutti? Cosa facevano, cosa hanno fatto? Cosa è stato interrato? Che fine hanno fatto le denunce di Nola? “Nessun processo pubblico, nessun dibattimento”, ha dichiarato il legale del proprietario. Oggi cosa c’è sotto quel terreno? “Tutta una cosa che è stata risolta e che è stata messa a posto”. Non sembra essere chiaro nemmeno il proprietario Ernesto Nola, fratello dell’altro proprietario Francesco. Cugini di Vittorio Nola, presidente del Consorzio di Bonifica della Piana di Venafro. Ernesto Nola (“io ho firmato tutti i contratti”) si sente “danneggiato da pseudo imprenditori di assalto”. È lui che spiega: “Sono stati fatti degli scavi e sono stati riempiti. Con l’Arpa è stata fatta tutta la messa a posto”. Tutto inizia nel 1990, con la prima ditta, la Bimed di Alessandro Medici. “Vengo contattato dalla Bimed, c’era questo terreno pietroso e feci un contratto per circa 3/4mila metri. L’ho dovuto citare, sono andato dai carabinieri per fermarlo. Questo qua (Medici, ndr), sapendo che io non c’ero, fece queste buche. Sforò, si allargò. Quasi per un ettaro di terra. Lui doveva mettere a posto”. Ma che significa che la ‘cosa è stata risolta’? “Che è stato messo tutto a posto. Avevano fatto dei prelievi di terra, di misto ghiaia e avevano lasciato tutto scoperto. Poi è stato riempito e a un certo punto hanno detto che c’era del materiale che non era idoneo, quando invece è stato autorizzato”. Diverse segnalazioni partirono dal Wwf ‘Le Mortine’ di Venafro, presieduto all’epoca da Emilio Pesino: “facemmo tante lotte, tante segnalazioni alle Autorità. In quella zona scaricavano di tutto, da allora non ho saputo più nulla. Il problema è che non si sa cosa è stato scaricato, non essendo stato fatto nulla di serio. Praticamente, a detta di molti, c’erano strani traffici. Sulla carta il problema è stato risolto, sicuramente restano i dubbi”. Diversi vicini ricordano dello strano ‘via vai di mezzi’. “A me – dice Nola – tutto questo non risultava, poi su queste cose ognuno dice la sua. La ditta che doveva ripristinare la cosa è fallita e ho dovuto cercare altre cose. Lei rivanga tutto un periodo triste, pensavo di fare una cosa buona, togliendo queste pietre di fiume in sostituzione di terreni buoni e, invece, mi son trovato con delle buche e poi ho dovuto chiamare un’altra ditta che riempisse e, Moscardino, lavorava con la Fonderghisa. C’è stata una conferenza di servizi, con la Regione, il Comune di Venafro e l’Arpa, che ha stabilito che tutto stava a posto. Ho ceduto a titolo gratuito questo materiale, mi dicevano di mettere il terreno buono. Invece hanno fatto un disastro, tutti questi buchi. Sono stato danneggiato da questi pseudo imprenditori d’assalto”

Rimettere tutto in discussione

“Come mai è uscita fuori questa cosa quando, praticamente, io sono stato obbligato a mettere tutto a posto, nonostante non fosse dipeso da me. Il problema è risolto, mi è costato un sacco di soldi. C’è stata la conferenza di servizi. Hanno chiuso tutto, tutto sta a posto. Perchè lei vuole rimettere tutto in discussione? Sono stato preso per fesso, ci soffro di questo, che non mi sia accorto che queste persone mi hanno turlupinato”. Ernesto Nola, il proprietario del terreno ‘a riposo’, si sente imbrogliato. Non si sente responsabile, parla di una situazione risolta da tempo. Per Nola ci sono i certificati, le conferenze di servizio, le attestazioni. Tutto è stato controllato, tutto è stato appurato. Perché, allora, rimettere tutto in discussione? Nel 1990 la ditta Bimed, dell’imprenditore Medici, “mi chiede di prelevare il mio terreno”. Medici, secondo Nola, si ‘allarga’. Non rispetta i patti. Scava, stupra il terreno, in profondità. “Erano rimaste solo le piante di ulivo”, dice un testimone. “La mia colpa – è Nola che parla – è che sono stato abbastanza ingenuo”. Nel 1995 compare Antonio Moscardino, con la sua ditta Rasmiper. “Contatto la ditta Moscardino, sempre con contratto. Aveva una ditta che si occupava di ripristino ambientale, doveva riempire le buche lasciate dalla Bimed. Moscardino cominciò a riempire con terreno buono, poi diventò, non so che cosa, alla Fondergisa e ci cominciò a mettere… scaricò qualche camion di questa terra di fusione, sabbia di fonderia. A un certo puntò fallisce pure Moscardino e io mi ritrovo con questi mucchi di terra”. Ma chi è Antonio Moscardino? “Aveva messo su – racconta Enrico Piergiovanni, ex direttore dello stabilimento Fonderghisa – un’attività di smaltimento. Aveva anche affittato dei capannoni di fianco a noi, doveva fare un’attività per smaltire dei rifiuti. Su Moscardino non mi faccia dire cose che non voglio dire, aveva altre attività. La Fonderghisa era, per lui. un granello di sabbia. Noi eravamo soltanto una piccola appendice”. La peritonite arriva con l’Operazione Mosca, “coordinata – scrive Roberto Saviano in Gomorra – dalla Procura della Repubblica di Larino nel 2004”. Grazie a questa Operazione “è emerso lo smaltimento illecito di centoventi tonnellate di rifiuti speciali provenienti da industrie metallurgiche e siderurgiche. […]. Quattro ettari di terreno a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un’elevatissima concentrazione di cromo. I trafficanti avevano scelto il litorale molisano – nel tratto da Termoli a Campomarino – per smaltire abusivamente rifiuti speciali e pericolosi, provenienti da diverse aziende del nord Italia”. Nell’operazione compare questo strano personaggio, la “persona poco affidabile”, Antonio Moscardino. Sette ordinanze di custodia in carcere, quattordici indagati, quindici aziende coinvolte, cinquanta perquisizioni. Tonnellate di rifiuti provenienti da diverse aree industriali del Nord, pieni di arsenico, mercurio, cromo, rame, piombo e reflui tossici. L’accusa: associazione a delinquere finalizzata all’illecita gestione e traffico di rifiuti pericolosi. Il Gip di Larino, Lucio Luciotti, parla di: “dissennate modalità di smaltimento di ogni genere di rifiuto nel più totale disprezzo di ogni norma di tutela ambientale e di salute pubblica”. Antonio Moscardino, per gli inquirenti il trait d’union, l’intermediario tra le aziende del Nord e i personaggi corrotti e senza scrupoli del posto, era parte integrante di un “sodalizio avente la finalità di commettere una molteplicità di delitti finalizzati al traffico illecito di rifiuti speciali”. Scrive il Gip Roberto Veneziano del Tribunale di Larino che “in modo organizzato e continuativo, gestiva, trasportava e riceveva ingenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi smaltiti illecitamente mediante interramento”. Nel 2011 sopraggiunge la prescrizione. Da non confondere con l’assoluzione, che è tutta un’altra cosa. Moscardino, però, patteggia. Per lui un anno e otto mesi di reclusione. Della “persona poco affidabile” parla anche un ex operaio della Fonderghisa, senza tralasciare il campo ‘a riposo’. Tutti conosco il terreno e il suo passato. “Lui (Moscardino, ndr.) effettuava il trasporto terra. Non era molto affidabile. È stato coinvolto anche nella discarica di Campomarino, per materiale tossico. Aveva una discarica in un uliveto a Venafro, ha lavorato con Ragosta, ma anche con l’altro proprietario, Poletto. Rispetto alla concorrenza faceva buoni prezzi”. Sulla bonifica del ‘terreno a riposo’ è un po’ scettico. “Bonificata nel senso che ci hanno rimesso la terra sopra e hanno riseminato il prato o hanno tolto tutto il materiale che c’era sotto? Secondo me non è stata fatta una vera bonifica. Erano tonnellate e tonnellate di materiale. La Fonderghisa smaltiva tanta di quella terra di fonderia che era impressionante. Lui lavorava per diverse aziende e depositava tutto in questa discarica. Là dentro veniva messo di tutto, sembra che ci fossero metalli, vernici”.

La bonifica e il ripristino ambientale

“Moscardino fallisce e mi rivolgo a Di Nardo, ditta Edilcom. Prima che Di Nardo facesse il ripristino dello stato dei luoghi intervenne l’Arpa, ci fu il sequestro”. E, oggi, com’è la situazione? “Sta tutto in regola. Ho dovuto nominare un esperto, un geologo di Isernia, che ha dovuto redigere tutto un progetto. Ho fatto tutto in regola, perciò pensavo che avessi risolto. Ho dovuto sottostare a tutte le prescrizioni che mi hanno fatto, le ho tutte realizzate e ho dovuto pagare le analisi”. Il materiale interrato da Moscardino che fine ha fatto? Dall’Arpa di Isernia nessuna dichiarazione, solo un invito a chiedere ufficialmente gli atti. La domanda è stata inoltrata lo scorso 17 ottobre. “È stato fatto tutto – continua Nola – con fatture, bolle. Tutto smaltito in discarica, il materiale è stato analizzato”. Ma perché bonificare, controllare, analizzare se, come dice Nola, tutto andava bene? “C’era questo materiale che andava tolto. Se ci stanno le pietre, la pietra si deve togliere”. Regione, Arpa, Comune di Venafro, tutti insieme. Un intervento così massiccio per togliere delle pietre? “Sono stati tolti i pezzi… tipo della plastica, del materiale che ha gettato altra gente”. Nell’agosto 2007 il geologo di Isernia, Vito La Banca, comunica la fine dei lavori e il ripristino ambientale. La storia sembra chiusa e risolta. Abbiamo parlato anche con il geologo La Banca, che spiega: “era stata autorizzata una bonifica agricola, ma chi si occupò di fare questa bonifica agricola fece una cava abusiva. La bonifica agricola consiste nel rimuovere il terreno, massimo un metro, per sostituirlo con altro terreno più facile da lavorare. Fu autorizzata una ditta, che approfittò di questa autorizzazione e fece una cava abusiva, con buche profonde diversi metri. Forse cinque, sei o sette metri. Dopo subentrò un altro personaggio (Antonio Moscardino, ndr) che propose al proprietario di rimettere a posto il terreno. Questo signore utilizzò materiale di altoforno, scarti di ferro che provenivano da una fabbrica di Pozzilli. Gli fu contestato di aver messo cose poco lecite: fusti, bidoni. Intervenne l’Istituto Nazionale di Geofisica per la presenza dei fusti. Fecero dei rilievi magnetometrici, individuarono dei fusti, che erano vuoti. Se erano stati aperti non lo sappiamo. Furono fatte delle analisi chimiche, delle indagini e risultò che il terreno non era contaminato. Dopodiché la bonifica si concluse, con una pulizia superficiale. Il sito è stato bonificato, è stata riconosciuta la bonifica. Io mi fermo al 2004 o 2005, fin quando ho curato io la cosa. Da quel momento in poi non so più nulla”. Ma perché, dopo tanti anni, si registra la presenza di questa sostanza gelatinosa verde? Che cos’è? Perché esce dal terreno? “Che cosa possa essere questa sostanza verde non lo so – ha spiegato il geologo -. È stata fatta una bonifica, più che bonifica una pulitura superficiale. Le buche, all’epoca, potevano essere riempite con questa roba d’altoforno, perché lo prevedeva la legge. Ricordo che venne contestata la presenza di questi fusti vuoti”. Il geologo ‘cura la cosa sino al 2005’, ma comunica la fine dei lavori e il ripristino ambientale nel 2007. “Si, perché i lavori di bonifica sono stati fatti in due puntate, più che una bonifica una pulitura. Solo superficiale, il materiale presente sul terreno. Poi è calato il silenzio su questa storia”. Possono stare tranquilli i residenti della zona? Le parole di Vittorio Nola, presidente del Consorzio di Bonifica di Venafro, sono disarmati: “i controlli in questa Regione non funzionano, è un fatto acclarato”. Sull’argomento l’attuale Sindaco di Venafro, Antonio Sorbo, ha affermato: “interverremo, non possono esserci dubbi intorno a questi temi”. È tutelato in Molise il diritto alla salute? È la stessa domanda che da qualche anno le ‘Mamme per la Salute e l’Ambiente’ di Venafro rivolgono, inutilmente, alle Istituzioni, agli Enti locali (“Si evincono responsabilità della politica e delle istituzioni in generale, in merito alla tutela della salute pubblica”). Sono state pure denunciate. Che fine ha fatto la questione diossina? L’Asrem di Isernia, nel 2010, comunica all’assessorato regionale alla Sanità la “presenza di diossina, superiore ai limiti previsti su un campione di carne bovina”. Oggi tutto è stato chiarito? Perché in Molise non è mai partito il Registro dei Tumori?

 

PARLA LA TESTIMONE OCULARE: 

“Ho visto tutto, nei terreni di Venafro hanno sepolto rifiuti industriali…”

 

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