La Passerella di Cinisello Balsamo, la nuova Udienza di Monza.

MONZA. È la terza volta che il testimone di giustizia Gennaro C. si trova  ad affrontare  il controesame a Monza, nel processo  per la Passarella Ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano), che vede 5 imputati per vari reati: tra cui Mario Vuolo (dominus della Carpenfer Roma) ed il figlio Pasquale, già condannato per reati di mafia.

Secondo l’accusa avrebbero minacciato, in concorso con Cirami (manager della Impregilo), il super testimone, per far ritrattare le sue dichiarazioni, messe nero su bianco dalla Dia di Milano. Tutte, ad oggi, confermate  dal pubblico ministero Franca Macchia.

I quattro avvocati degli imputati non hanno dato tregua al testimone, in tutti i modi hanno tentato di far cadere l’ex carabiniere in contraddizione. Quattro ore é durato il controesame, interrotto solo per il malore che ha colpito Gennaro C., legato alla patologia causata dalla sua lunga ‘latitanza’, durata più di tre anni. Una continua fuga per vivere, per riuscire ad arrivare a questo fondamentale processo.

Una trentina i testi citati, tra cui il presidente dimissionario di ANAS, Ciucci.

La prossima udienza è stata fissata l’11 maggio. Un processo molto lungo e pieno di colpi di scena. La passerella di Cinisello, costata oltre 13 milioni di euro, resta chiusa ed il testimone di giustizia ha chiesto di incontrare  l’attuale Ministro delle Infrastrutture Delrio.

 

IL PROCESSO DI MONZA. Tutti gli articoli del blog:

APPALTI & CAMORRA: il Processo di Monza http://paolodechiara.com/2015/03/24/appalti-camorra-il-processo-di-monza/

APPALTI PUBBLICI ALLA CAMORRA, PARLA IL TESTIMONE http://paolodechiara.com/2015/03/21/appalti-pubblici-alla-camorra-parla-il-testimone/

TdG – Gennaro C. e il Processo contro la Camorra. La prima udienza di Monza http://paolodechiara.com/2015/01/29/tdg-gennaro-c-e-il-processo-contro-la-camorra-la-prima-udienza-di-monza/

 

 

TdG – Gennaro C. e il Processo contro la Camorra. La prima udienza di Monza

Gennaro C.

GENNARO C., un testimone oculare in fuga dalla Camorra

“Ho denunciato la criminalità, la corruzione e le infiltrazioni in appalti pubblici. La criminalità che si mescola con i colletti bianchi, che viaggia sulla linea occulta delle coperture e delle tante convivenze che la rendono sempre più invisibile. Oggi il risultato è stato quello di perdere tutto” (Testimoni di Giustizia, Giulio Perrone Editore, 2014, Gennaro C., pagg. 34-68).

 

MONZA. Il processo è iniziato. Lunedì 26 gennaio 2015, ore 9:15, la prima udienza. Per la passerella ciclopedonale di Cinisello Balsamo (Milano), sequestrata il 17 giugno 2011 dalla Procura della Repubblica di Monza, un’opera “mostruosa” costata diversi milioni di euro e mai aperta al pubblico. “Si sono accertate le anomalie – spiega il testimone di giustizia -, ma nessuno la vuole. Mi fanno vedere le foto e si vedono gli errori progettuali, le anomalie delle saldature. Se fosse crollata quell’opera avrebbe fatto una strage, è una strada trafficata”. Per l’ex carabiniere “l’appalto di Cinisello Balsamo è l’espressione della corruzione, è la mamma di tutte le loro tangenti”. Gennaro C., l’ex dirigente della fabbrica di Castellammare di Stabia (famiglia Vuolo, “legata – come si legge nell’interrogazione del novembre del 2013 di Cristian Iannuzzi, M5S – al clan della camorra  D’Alessandro”) si è presentato in aula. Senza paura. Per ribadire e per confermare le sue denunce. “Entrando nell’aula del Tribunale a Monza ho sentito il profumo della legalità, ho rivisto i volti degli uomini dello Stato, ero nuovamente presente a fare il mio dovere, come lo fui il 17 marzo scorso, giorno in cui mi sono costituito parte civile contro gli imputati che si sono resi autori dei capi di imputazione”. Gennaro è raggiante, soddisfatto per aver compiuto il suo dovere: “Nel percorrere quella strada che mi portava all’ingresso del Tribunale il mio passo era lento, forse stanco per quei quattro anni di sofferenza e dolore che ho dovuto subire, ma una volta giunto nell’aula e incrociando lo sguardo del pubblico ministero e quel mite sorriso di compiacimento per la mia presenza in aula tutto il dolore è rimasto fuori da quell’aula. Il ribadire a voce alta “presente signor giudice” mi ha ripagato di tutto. Sarà un processo difficile, ma io ci sarò sempre. E’ il desiderio che ho manifestato al p.m., nella prima udienza molte verità sono state confermate, dando valore alle mie denunce”. Il testimone di giustizia non si è mai pentito della sua scelta. “Avrei potuto non vedere né parlare e godermi una vita di lusso e di potere. Avrei potuto cedere alle minacce e ritrattare, ho solo fatto il mio dovere di uomo onesto. Ma ora pretendo la verità”. La prima udienza, tanto attesa, ha lasciato con l’amaro in bocca Gennaro: “ciò che mi ha ferito nuovamente è il fatto che non c’era nessun cittadino di Cinisello Balsamo, nessuno della società civile, nessuna associazione. Dopo quattro anni di isolamento mi aspettavo il calore e la vicinanza del popolo onesto. Questo mi ha fatto male, molto male”.

Il 23 febbraio la prossima udienza, con la deposizione del testimone di giustizia Gennaro C.

La passerella di Cinisello Balsamo (Milano)
La passerella di Cinisello Balsamo (Milano)

primo piano tdg

AUGURI Lea GAROFALO, fimmina calabrese. Uccisa a Milano dalla ‘ndrangheta

targa ponte dedicato a LEA

 

Per non dimenticare LEA GAROFALO

(Pagliarelle, Kr, 24 aprile 1974 – Milano, 24 novembre 2009)

La donna coraggio che sfidò la SCHIFOSA ‘ndrangheta.

BUON COMPLEANNO FIMMINA CALABRESE!!! 

Lea Garofalo. Il Coraggio di dire NO

lea1

lea2

lea3

7

6

5

4

2

1

copertina libro LEA G

RIFIUTI TOSSICI IN MOLISE? SVELATO IL SEGRETO DI PULCINELLA

STRISCIONE ISERNIA, ottobre 2013
STRISCIONE ISERNIA, novembre 2013 (Foto Valentina Vacca)

“Questa regione non è l’«Eldorado» delle mafie, non è il luogo in cui possono essere realizzate impunemente impianti impattanti, discariche incontrollate o altri tipi di iniziative che sono in grado di danneggiare i cittadini o il territorio in cui vivono”.

Michele Iorio, presidente Regione Molise, 24 novembre 2010

“Il nostro è un popolo di timorati di Dio, lontano dal disprezzo delle regole e legato agli uomini della sicurezza pubblica da rispetto, affetto e riconoscenza. … Questa terra ha bisogno di certezze, di speranza, di valorizzare vocazioni e peculiarità, di dare spazio ai talenti che ha, non di avvitarsi, vergognandosi, su mali che non ha”.

Gianfranco Vitagliano, Assessore Regionale alla Programmazione, 13 luglio 2009

 

“E’ un argomento che dovete affrontare. E’ un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classi dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio”.

Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione Antimafia, Campobasso, 16 luglio 2009

 

“Il Molise non è un’isola felice. Lo dico ossessivamente ogni volta che mi è data la possibilità. Può essere calma e rassicurante la superficie. Sicuramente a un livello sottostante se solo vogliamo e possiamo arrivarci già riusciamo a cogliere e a intercettare dei segnali piuttosto inequivoci”.

Rossana Venditti, pubblico ministero Procura Campobasso, Campobasso, agosto 2010

L’INCHIESTA dal BLOG (con Foto) 

MOLISE. Una strana ‘melma verde’ riaccende i riflettori su una vicenda mai chiarita

Venafro, è ancora pericolosa la discarica abusiva?

Tutto ruota intorno ad Antonio Moscardino, arrestato nell’Operazione Mosca per traffico di rifiuti tossici



PARLA LA TESTIMONE OCULARE: 

MOLISE. La ‘discarica’ di Venafro fa riemergere vecchi interrogativi intorno a una vicenda mai chiarita

“I MIEI FIGLI HANNO VISTO IL MOSTRO”

La testimone: ‘Non ho paura di parlare’. Suo figlio: ‘ho visto una terra fumante, ancora bollente’

 


VIDEO Youtube:

VENAFRO (Isernia). COSA E’ STATO INTERRATO?

SCHIAVONE

RIFIUTI, I CAMION DELLA CAMORRA IN MOLISE

27 ottobre 2010

di Paolo De Chiara
“Si sono trasferiti in Molise gli eco mafiosi collegati al clan dei Casalesi, gli uomini che hanno gestito il trasporto dei rifiuti tossici fino alle discariche, ormai sequestrate e inagibili, di Giugliano, Licola, Parete. Operano soprattutto in provincia di Isernia, non disdegnano quella di Campobasso dove corteggiano due impianti autorizzati dalla Regione: la discarica di Montagano e il depuratore Cosib di Termoli”. In questo modo la giornalista de Il Mattino Rosaria Capacchione, minacciata di morte dalla camorra, si è espressa in un articolo uscito ieri su Il Mattino (“E i clan portano i veleni in Molise”). Da troppi anni in Molise è stato lanciato l’allarme. Secondo Rosaria Capacchione, che abbiamo sentito telefonicamente: “I segnali c’erano anche prima. Adesso ci sono più strumenti e più capacità per riconoscere quei segnali. Stiamo parlando di una situazione stabile. Loro si spostano dove ci sono i soldi da fare. E, soprattutto, dove possono operare più tranquillamente”. E in Molise operano da anni in silenzio. Per la classe dirigente di questa Regione “il Molise è un’isola felice”. Non è affatto così. In Molise le mafie fanno i loro sporchi affari. Riciclano il denaro sporco, investono e sversano i loro veleni. Già dieci anni fa si poteva apprendere dal Rapporto annuale sul fenomeno della criminalità organizzata: “Il Molise risente sia lungo la fascia adriatica che nella zona di Venafro e Termoli, di infiltrazioni dei sodalizi criminali pugliesi e campani. Nella provincia di Campobasso si sono, inoltre, verificati episodi estorsivi perpetrati da gruppi criminali di origine campana e pugliese, in collegamento con pregiudicati locali”. Nel Rapporto era chiaramente indicato che “nella provincia di Isernia la criminalità organizzata campana è attiva nel settore del traffico di sostanze stupefacenti; nelle zone di Venafro e del Matese (area, quest’ultima, condivisa con la provincia di Caserta) sarebbe inoltre riuscita ad infiltrarsi nel tessuto economico locale mediante il controllo di attività imprenditoriali. L’area a ridosso dei confini campani risente dell’influenza del clan La Torre di Mondragone (CE). Si sono, altresì, evidenziati segnali di acquisizioni, da parte di affiliati a cosche di origine catanese, di aziende da sfruttare per il riciclaggio di capitali illeciti”. Nel rapporto si evidenziano le operazioni più significative compiute dalle forze di polizia. Come quella del 13 luglio 2000 fatta a Termoli, dove i militari dell’Arma dei Carabinieri arrestarono il latitante Aniello Bidognetti, elemento di spicco del clan dei Casalesi, responsabile di associazione di tipo mafioso finalizzata alla commissione di omicidi, estorsione ed altro. Solo dopo dieci anni si è arrivati a siglare un Protocollo di Legalità tra la Prefettura di Isernia, la Provincia, le forze dell’ordine e diversi Comuni. Nel maggio scorso, precisamente a Cantalupo del Sannio, la divisione anticrimine della Questura di Napoli, mise le mani sui beni del boss di Sant’Anastasia Antonio Panico. Il valore degli appartamenti e dei terreni sequestrati si aggirava intorno ai due milioni di euro. Come non ricordare l’arresto di Massimiliano Conti, il 38enne originario di Pescolanciano, uno dei titolari delle quote societarie della sala “Bingo Boys” di Teverola, già al centro di inchieste di camorra. Mentre nel luglio scorso la direzione distrettuale antimafia di Napoli, nel blitz che portò in carcere 44 persone, evidenziò la presenza di due soggetti, presunti affiliati dei casalesi, a Toro, in provincia di Campobasso. Da qualche settimana avevano preso in affitto una casa nel piccolo centro molisano. In provincia di Isernia nel febbraio scorso, grazie all’operazione della guardia di finanza di Caserta, vennero messi i sigilli ai beni dell’imprenditore del gas Giuseppa Diana. L’esponente del clan dei Casalesi che aveva tentato anche la scalata per l’acquisizione della Lazio Calcio. I tanti segnali, come il sequestro di un’azienda (che operava solo sulla carta) ad Isernia. “L’Euroingros – secondo il comandante della guardia di finanza di Isernia Giacomo D’Apollonio – sulla carta era un’attività che operava nel settore dei detersivi. Ma di fatto non ha mai operato. La società era intestata a una persona fisica inesistente”. In questa occasione si registrò la presenza di Giovanni Sciacca, imprenditore di Mondragone, ritenuto dagli inquirenti vicino al clan camorristico La Torre. Lo stesso clan che compare nel rapporto sulla criminalità del 2000, predisposto dalle informazioni della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Già alla fine degli anni ’80 il magistrato Imposimato parlava di appalti e di terra fertile per la camorra. “Anche questa Regione – si legge dalle cronache del Messaggero del 1 marzo 1988 – può costituire una terra di conquista della camorra. Bisogna vigilare”. Non si è vigilato. Il problema non è stato affrontato. “Per troppi anni il Molise – secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia – ha sottovalutato la possibilità di infiltrazioni mafiose. Le mafie sono arrivate. La ‘ndrangheta, la sacra corona unita, la cosiddetta “società foggiana” che è quella realtà pugliese che ha una sua consistenza, la camorra. Il Molise per anni ha fatto finta di non vedere, per anni ha abbassato la guardia, per anni ha tacciato di irresponsabilità, paradossalmente isolando e colpendo, quelli che indicavano il male. Per anni questa Regione non ha fatto il proprio dovere. Le classi dirigenti di questa Regione non hanno fatto il proprio dovere”. Un episodio significativo, per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti, si è registrato con la testimonianza, nel 2003, di un giornalista di TeleA. Che racconta di aver seguito un camion partito da Napoli carico di rifiuti nocivi che dovevano essere smaltiti a Ferrara. Questo camion, invece di proseguire per il nord, proseguì per Caianello in direzione Venafro. Arrivato nella zona del consorzio industriale di Pozzilli, entrò in un capannone e dopo qualche ora uscì e tornò a Napoli”. Nell’articolo di Rosaria Capacchione si legge che il Molise “è il punto finale di smaltimento dei materiali pericolosi”. Ma perché proprio in Molise? Lo abbiamo chiesto alla giornalista de Il Mattino: “In Campania le discariche sono piene e sono state aperte molte indagini. Quindi si è creata una certa sensibilizzazione sull’argomento. Adesso il contadino che deve prendere la roba e la deve internare non lo fa più. E’meglio, per loro, andare altrove”. Ecco perché è stato scelto il Molise. “Perché magari – ci ha confermato la giornalista nel mirino dei clan – non se ne accorge nessuno. Ci vuole tempo prima che qualcuno prenda coscienza del fatto che quella è un’attività criminale o un’attività legale, ma fatta con i soldi della criminalità. Ci vuole molto tempo. Noi siamo più abituati a riconoscerle queste cose. In un territorio vergine è difficile”. Ma sono serviti i tanti allarmi di questi ultimi anni? “L’allarme è servito a far aprire gli occhi”. E qual è il compito dei cittadini? Per Rosaria Capacchione: “I cittadini quando vedono qualcosa di strano devono denunciarlo. Se vedono camion che arrivano di notte in aperta campagna devono chiamare i carabinieri. Stiamo parlando di attentati alla loro vita. Non ci vuole nulla per inquinare le falde”. E proprio sul via vai dei camion si deve registrare la continua presenza sulle strade molisane dei “camion gialli con la scritta in rosso Autotrasporti Caturano”. Ma chi sono questi Caturano? “I Caturano – ci spiega Rosaria Capacchione – sono una costante delle inchieste sulle ecomafie. Compaiono sempre come nome. E’ possibile che abbiano un ruolo ancora più centrale di quello che hanno finora evidenziato le indagini”. E li vediamo passare in Molise. Soprattutto di notte. Proprio uno dei Caturano, qualche tempo fa, venne arrestato nei pressi della Colacem di Venafro. Trasportava rifiuti tossici. “Con lo stesso sistema – si legge nell’articolo di Rosaria Capacchione – utilizzato in provincia di Caserta, dove sono state avvelenate decine di ettari di terreno e documentato dalle due inchieste “Madre Terra”. E proprio nell’articolo de Il Mattino viene ricordato l’intervento del 2008 della Dda di Campobasso, che già indicava la Regione come “il punto finale di arrivo per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, dove è facile occultare discariche abusive con la compiacenza di alcuni proprietari corrotti”. Oggi, per quanto riguarda la discarica di Montagano, dove dal 2008 la Giuliani Environment è autorizzata a costruire e gestire un impianto per lo stoccaggio di rifiuti pericolosi, si registrano le parole del primo cittadino. Alle quali ribatte con forza il consigliere regionale Michele Petraroia: “Il sindaco sbaglia, perché non si possono risolvere i problemi finanziari dando pareri positivi per tenere sul proprio territorio la più grande discarica del Molise. Si da l’autorizzazione per la realizzazione di un impianto di stoccaggio di rifiuti tossici e nocivi, quando la legge nazionale e il piano regionale dei rifiuti stabilisce che questi impianti, per i rifiuti speciali e tossici, vanno realizzati all’interno delle aree industriali. E’ una scelta sbagliata”. Per l’attuale componente della commissione Antimafia la questione della presenza delle mafie in Molise: “E’ un argomento con cui dovete fare i conti. Diffidate dalle classe dirigenti che difendono il buon nome della vostra Regione. Che si stracciano le vesti e gridano allo scandalo quando si affrontano tali temi. Le mafie vanno scoperte non quando ci sono gli omicidi. Le mafie vanno colpite quando riciclano. Quando costruiscono. Lì le classi dirigenti devono dimostrare la loro maturità, in quel momento devono dimostrare di voler realmente bene al proprio territorio. Di amarlo. Segnali in questi anni ce ne sono stati”. E continuano ad esserci. “Le infiltrazioni ci sono – ha dichiarato il procuratore antimafia di Campobasso Armando D’Alterio – e vanno combattute. Chiudere gli occhi non serve a nulla”.

da MALITALIA.IT

 

AGNONE (Isernia) – IL CORAGGIO DI DIRE NO, 19 settembre 2013

Invito 03

IL CORAGGIO DI DIRE NO.

La drammatica storia di Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta…

ad AGNONE, 19 settembre 2013, Teatro Italo Argentino

CAMPAGNA REGIONALE CONTRO IL FEMMINICIDIO

1 2 3 4 5 6 7 10 VertCoraggioDireNO

Il Coraggio di dire No
Il Coraggio di dire No

 

20/09/2013, 17:05 ATTUALITÀ

Festival dell’Avanti, Paolo De Chiara: “In Molise la mafia c’è ma la politica la nasconde”

Agnone: Il giornalista isernino ospite dell’evento organizzato dal Psi sul femminicidio

AGNONE – Continuano gli appuntamenti del Festival dell’Avanti ed il terzo evento è stato dedicato al femminicidio. Ospite della serata è stato Paolo De Chiara, giornalista e scrittore isernino, che si è occupato del caso di Lea Garofalo, una testimone di giustizia che ha pagato con la vita la difficile scelta di testimoniare contro quel sistema corrotto che è la ‘Ndrangheta.

De Chiara, non si sente parlare molto di associazioni a delinquere da queste parti. Come mai ha scelto di dedicarsi a questo tema?
“Da anni le mafie fanno i loro sporchi affari qui nella nostra regione. Rifiuti tossici, acquisto di aziende, droga e altro ancora. Il problema è che non se ne parla molto perché trattare questi argomenti è difficile anche per la situazione che vive buona parte dell’informazione regionale. Quest’ultimo, è un settore che troppo spesso è legato al potere politico che preferisce nascondere problematiche simili. Di fatto le associazioni a delinquere operano anche qui ed è bene rendersene conto. Per questi motivi era necessario parlare della donna-coraggio che ha avuto la forza di voltare la testa e di denunciare il contesto mafioso dal quale proveniva.”

La Garofalo affronta ben sette anni di isolamento nel programma protezione testimoni, subisce le minacce del clan Cosco, viene aggredita a casa sua ed infine rapita, interrogata sotto tortura ed uccisa. Passano gli anni e finalmente il processo. A proposito delle condanne lei nel suo libro scrive: ‘(…) è il trionfo dello stato, della legge, della legalità.’ Che cosa ha significato il verdetto per tutti coloro sono ancora in attesa di vedere il mafioso di turno dietro le sbarre?
“L’esempio di Lea è straordinario. Questa giovane donna ha sconfitto da sola, senza l’aiuto di nessuno, un intero clan. Ci ha insegnato che se tutti insieme ci unissimo e facessimo i cittadini, poiché non è necessario essere eroi, potremmo immaginare un futuro migliore. La macchina della giustizia è grande e lenta ma alla fine va dove deve andare.”

Lei ha fatto dell’insegnamento della legalità un mantra. Svolge questa attività educativa nelle scuole dove ai ragazzi vengono fatti vedere generalmente solo dei film. Non pensa che far leggere loro qualcosa su questo argomento possa essere più utile?
“Credo che basterebbe che i giovani leggessero la costituzione e il problema potrebbe risolversi. È sufficiente parlare di legalità.”

In base alla sua esperienza, quanto sanno gli adolescenti sulla mafia?
“Dirò questo: le iniziative più belle le ho fatte all’interno degli istituti scolastici. La conoscenza è ottima. Sarebbe il caso che fossero i ragazzi ad insegnare agli adulti.”

La legalità è un concetto che inizia a diventare centrale nell’educazione. Ci si chiede: tutte queste fiction a tema mafioso, non sono controproducenti?
“Be’ non tutte. Le fiction in cui il boss è l’esaltazione del boss sono molto dannose per i ragazzi che pensano che i capi-cosca abbiano una vita a base di lusso e donne. In realtà quel tipo di vita finisce o con la morte o dietro le sbarre.”

di Giovanni Giaccio

 

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a PESCARA, 25 giugno 2013

fascia

PESCARA, 25 giugno, La Feltrinelli 

con 
Marco ALESSANDRINI, avvocato, figlio di Emilio ALESSANDRINI, magistrato che ha indagato sul terrorismo nero e rosso degli anni di piombo, ucciso dai terroristi di Prima Linea nel 1979 a Milano.

Saverio OCCHIUTO, giornalista

Roberta PELLEGRINO, sociologa e resp. ‘Ananke’ Centro Antiviolenza Donne. 

SARA’ PRESENTE L’AUTORE
————————————–

Locandina PESCARA
Locandina PESCARA

IL CORAGGIO DI DIRE NO.
La storia di Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta.

  • Prefazione di Enrico FIERRO (Il Fatto Quotidiano)
  • Introduzione di Giulio CAVALLI (attore di teatro, scrittore).

Con le TESTIMONIANZE di Santina Miletta (madre di Lea), Marisa Garofalo (sorella di Lea), Madre Grata (madre Superiore Orsoline di Bergamo), Salvatore Dolce e Armando D’Alterio (magistrati), Francesca Ferrucci (tenente Carabinieri), Annalisa Pisano (primo avvocato di Lea), Angela Napoli e Giuseppe Lumia (parlamentari Antimafia), Francesca Prestia (cantastorie calabrese).

Per ORDINI: www.falcoeditore.com

EVENTO su FB: https://www.facebook.com/events/319256414874206/

LEA GAROFALO, fan page Facebook: https://www.facebook.com/LeaGarofaloIlCoraggioDiDireNo 

Il Coraggio di dire No
Il Coraggio di dire No

restoalsud.it – LEA GAROFALO, abbandonata dallo Stato. Confermati quattro ergastoli

2

 

di  | 30 maggio 2013

Ergastoli per Carlo e Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino. Venticinque anni (attenuanti generiche) al collaboratore Carmine Venturino, assoluzione per Giuseppe Cosco. Isolamento diurno per un anno a Carlo Cosco e otto mesi per Vito Cosco.

Risarcimento economico a Denise Garofalo. Questa la sentenza di secondo grado emessa dalla I Corte d’Assise d’Appello di Milano per la morte di Lea Garofalo. La donna coraggio, la fimmina ribelle, la mamma di Denise, che ha avuto la forza di sfidare, da sola, la ‘ndrangheta. Una donna nata e vissuta in una famiglia mafiosa. Suo padre Antonio, boss di Pagliarelle, viene ammazzato nel 1975; suo fratello Floriano (detto Fifì), boss e contabile della cosca dei petilini a Milano, nel 2005. Fifì è il ‘canale’ utilizzato da Carlo Cosco per scalare l’organizzazione. “Lui è convivente mio e lo lasciano fare” dirà la donna ai magistrati. Una fimmina che ha conosciuto da vicino la ‘ndrangheta e, per amore di sua figlia Denise (nata dall’unione con Carlo), ha cercato con tutte le sue forze di allontanarsi. Per cambiare vita.

E’ stata lasciata da sola. Si è sentita abbandonata da tutti, anche dallo Stato. Il suo memoriale indirizzato al Presidente della Repubblica, scritto nell’aprile del 2009 (un mese prima del tentativo di sequestro di Campobasso), verrà pubblicato sui giornali solo dopo la sua morte (novembre 2009). Testimone di giustizia, nel programma di protezione dal 2002 al 2009. Anni difficili, città diverse, poche amicizie, ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. Nessun processo nato dalle sue dichiarazioni. Sempre rinchiusa in casa, con la pressione, le minacce e le intimidazioni del clan Cosco. Già agli inizi degli anni 2000 il suo convivente, nel carcere dove era detenuto per fatti di droga, chiese il consenso alla ‘ndrangheta per eliminare la donna. Un delitto d’onore, per cancellare il tradimento. Anni difficili anche per la ‘ndrangheta, una guerra in corso fa saltare i piani di Carlo Cosco.

Che non si ferma, è ossessionato dalla collaborazione di Lea, la rincorre senza ottenere alcun tipo di risultato. Con la fine della protezione dello Stato arriva il nuovo piano criminale, con la complicità del falso tecnico della lavatrice: il pluripregiudicato di Pagani (Sa), Massimo Sabatino (condannato definitivamente a Campobasso a sei anni di reclusione, con l’aggravante mafiosa). Il clan studia e tenta nuovamente l’eliminazione.

La donna ha parlato con i magistrati degli affari dei Cosco, del traffico di droga, degli omicidi, della scalata. Ma il piano di morte del clan fallisce miseramente, per la presenza di Denise, lo scudo protettivo di Lea. Pochi mesi dopo, il 24 novembre 2009, a Milano (sede operativa dei Cosco, in viale Montello) la ‘soluzione finale’. Con una scusa le due donne vengono separate. Denise viene portata dai parenti in viale Montello e Lea, ripresa per l’ultima volta da una telecamera per le strade di Milano, finirà con i suoi carnefici. In primo grado (sentenza del 30 marzo 2012) sei persone (i tre fratelli Cosco, Curcio, Venturino e Sabatino) vengono condannate all’ergastolo, senza l’applicazione dell’articolo 7 (l’aggravante mafiosa) e senza il corpo della donna. Nel novembre scorso il colpo di scena: Carmine Venturino, l’ex fidanzatino di Denise (dopo la morte di Lea, Carlo Cosco teme la reazione della figlia e utilizza Venturino per controllare la ragazzina) parla e fa ritrovare i resti del corpo di Lea. In un campo in Brianza.

Resti riconosciuti grazie al test del dna e alla collana che Lea portava al collo. Non è stata sciolta nell’acido, è stata bruciata con la benzina. È Carmine Venturino che descrive la scena agli inquirenti: “C’era un fusto di quelli che si usano per la benzina, lo spostiamo, lo mettiamo in una zona coperta, apriamo lo scatolo e rovesciamo il cadavere nel fusto e gli diamo fuoco completamente. Spuntavano solo le scarpe. Il cadavere bruciava lentamente. Allora Curcio ha preso dei bancali di legno, ha messo il corpo in mezzo e gli ha dato fuoco di nuovo. In quel modo la testa si era consumata ma restavano il busto e metà delle cosce. Faceva fumo, si sentiva puzzo di bruciata, io sono stato tutto il tempo con il naso coperto, l’odore era fortissimo. Mentre bruciava il corpo per accelerare la distruzione spaccavamo le ossa”.

Nel secondo grado di giudizio la musica è cambiata, la strategia difensiva non si poteva basare più sull’assenza del corpo. Gli avvocati difensori non potevano più parlare di fuga all’estero. “Lea amava l’Australia”. I resti del corpo hanno messo in difficoltà gli ergastolani. Nella prima udienza la confessione di Carlo Cosco: “mi assumo la responsabilità per l’omicidio di Lea Garofalo”. Per il pentito di ‘ndrangheta Luigi Bonaventura è diventato un boss ancora più potente. Poi le deposizioni di Carmine Venturino (“un delitto di ‘ndrangheta”) che hanno scagionato il fratello maggiore dei Cosco, Giuseppe. Secondo Carlo Cosco un semplice ‘raptus’, non un’azione pianificata nel tempo. “Lei mi aveva fatto soffrire e minacciava di non farmi più vedere mia figlia e questa minaccia mi ha fatto impazzire. Ci tengo a sottolineare che chiesi io a Venturino, dopo la sentenza, di assumersi la responsabilità, perché lui era l’unico testimone quando io la uccisi in preda a un raptus”. Un delitto passionale, non di ‘ndrangheta. Secondo la loro ‘comune strategia’. Il pubblico ministero Tatangelo nella sua requisitoria ha parlato di “un’intesa comune tra gli imputati, ma non ho prova certa”. La stessa tesi dell’avvocato Roberto D’Ippolito, legale di Marisa e della signora Santina (la madre di Lea morta nel novembre scorso): “si sono messi d’accordo tra loro per contenere i danni e quella mazzata di sei ergastoli che era arrivata”.

L’impianto accusatorio ha tenuto, la sentenza di secondo grado ha confermato quattro ergastoli, senza l’aggravante mafiosa. Per Venturino 25 anni di reclusione, per Giuseppe Cosco l’assoluzione. Il gip del Tribunale di Milano, Giuseppe Gennari, descrive con queste parole ‘Smith’ (Giuseppe Cosco): “delinquente professionista, con una lunghissima serie di precedenti, gestore principale delle usure, dedito a sistematica vendita di stupefacenti, sua tradizionale attività di elezione. Dopo venti anni a commettere reati, il pericolo di reiterazione è una certezza”. Nei mesi scorsi strane lettere (scritte da Carmine Venturino) sono state pubblicate sul ‘Quotidiano della Calabria’, con minacce di morte indirizzate a Rosario, figlio di Marisa (sorella di Lea). L’unico figlio maschio della famiglia Garofalo. Con l’assoluzione del ‘delinquente professionista’ si possono ipotizzare nuove azioni intimidatorie? E Denise? Per Giuseppe Lumia, componente della Commissione Antimafia: “lo Stato deve stare accanto a Denise senza fare gli errori che ha fatto con Lea”.

da restoalsud.it 

 

21

CASO GAROFALO – L’eco di un no, Lea e la sua lotta alla ‘ndrangheta

lea per milano

 

“Cominciamo dalle piccole cose, dal non gettare la carta per terra , dal non danneggiare ciò che ci circonda per esempio, interessiamoci della quotidianità, non deleghiamo tutto ai politici, ognuno faccia il proprio dovere: anche questa è politica.”
Con queste parole si è conclusa la presentazione del libro“Il coraggio di dire no” di Paolo De Chiara.
I fatti di cronaca narrati nel libro riguardano la nota vicenda di Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa dall’ex compagno Carlo Cosco il 24 novembre 2009 e della sua personale lotta alla ‘ndrangheta, personale perché Lea ha sempre lottato da sola, nessuno mai le ha davvero teso la mano, nemmeno chi aveva tutte le carte in regola per farlo.
“Oggi e dopo tutti i precedenti mi chiedo ancora come ho potuto anche solo pensare che in Italia possa realmente esistere qualcosa di simile alla giustizia…”. Scriveva così, sei mesi prima di morire. Della vita, della mafia, delle ingiustizie Lea aveva solo da insegnare, sapeva tutto perché agli occhi vigili di una donna non sfugge mai nulla, soprattutto quando è ferma, immobile ad osservare. Lea ha passato la sua vita a scrutare quello che la circondava, Lea era esausta del “puzzo della ‘ndrangheta”che non le lasciava respirare aria sana, Lea non poteva permettere che sua figlia crescesse in un ambiente così inquinato. Lea voleva parlare. Una donna con la d maiuscola è come la verità, prima o poi deve emergere. Lea parla, con la coscienza pulita, svuota quell’accumulo di marciume che ha raccolto negli anni. Lea rifiuta le catene. Lea diventa una testimone di giustizia.
De Chiara insiste sul termine ‘testimone’. Nel suo discorrere tra le principali tappe della triste vicenda, si sofferma a spiegare le imprecisioni di tanti che si accontentano di informazioni approssimate e che scambiano la donna per una collaboratrice di giustizia, definizione del tutto fallace data la completa estraneità della stessa da qualsiasi affare gestito dai Cosco. Lea non si è mai sporcata le mani.
Quelle“bestie”, essenza di quel sangue che è solo freddo, la seguono, la controllano, le rendono la vita impossibile, la costringono a scappare in continuazione e Denise, nume di Lea, le tiene salda la mano e le dà la forza di andare avanti nella sua gloriosa impresa: denunciare quei “vigliacchi”. Ma chi è la preda, chi il predatore?
Una donna che sa, incute più terrore di uomini armati di minacce e regole d’onore da rispettare. Lea conosceva il lieto fine delle fiabe di mafia, è sempre lo stesso e i suoi persecutori non desideravo che scriverlo, sentiva che sarebbe morta per mano loro, a caratteri di fuoco scriveva al presidente della Repubblica che “arriverà la morte”. Viveva in attesa di quel momento perché aveva capito che coloro ai quali si era rivolta ‘hanno orecchi ma non odono’.
In questa prospettiva il suo femminicidio, è una storia di mafia quanto di inadempienza da parte dello stato. Questa è una storia politica oltre che umana. Ma che tipo di politica? Con una p maiuscola o minuscola? È questo il punto di arrivo di De Chiara. Quale politica di stato doveva aiutare Lea? Chi ha fatto troppo poco? Chi, ancora oggi, si rifiuta di dare risposte alle innumerevoli domande rimaste in sospese? Con quale coraggio non si è riconosciuta l’aggravante mafiosa almeno agli esecutori materiali del delitto? Indignatevi, scriveva Hessel.
Borsellino diceva che politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo. Supponiamo che si mettano d’accordo. In troppe circostanze gli accordi si rivelano tutt’altro che taciti, questo caso è uno di questi? Ai posteri ardua sentenza. Di certo c’è che il coraggio di uno su un milione non basta a cambiare le cose e che in molti si limitano a parlare per riempire i vuoti incolmabili che tutti i martiri lasciano in terra. Le parole però non bastano, i vuoti che restano si riempiono con il buon esempio. Paolo De Chiara, uno tra questi. Riempe le parole di valore, il prediletto: legalità. Dialoga con ragazzi di ogni età, gira per l’Italia per combattere il silenzio assordante che la mafia osanna e per diffondere ventate di informazione necessaria.
E allora: parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.
Di una cosa si può esser pur certi: quando persino i romantici non avran più voglia di lottare, Lea tornerà per consolar loro, come tornò, seppure per una breve passeggiata tra le strade di Napoli, la Francesca di Ermanno Rea . Il suo fantasma tornerà per dire tutto ciò che una giovane madre direbbe ai suoi figli sconsolati, guidata dal suo inconfondibile amore materno che le ha colorato la grigia esistenza dirà che serve ancora pazienza, tanta tenacia per sradicare radici profonde e che serve ancora tanto coraggio, soprattutto il coraggio di compiere l’impossibile.

Lella Lombardi

15 aprile 2013

dal blog arcilella – http://arcilella.wordpress.com/2013/04/15/leco-di-un-no-lea-e-la-sua-lotta-alla-ndrangheta/

CASSINO, Il Coraggio di dire No, 22 marzo 2013

IL CORAGGIO DI DIRE NO.

Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta. 

CASSINO, 22 marzo 2013 – ore 16

Evento organizzato dall’Associazione contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto” e “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”, con il patrocinio del Comune di Cassino

“DONNE DI ANTIMAFIA: LA STORIA DI LEA GAROFALO”

4

1

3

5

????????????????????????????????????

SALUTI:

Giuseppe Gollini Petrarcone (Sindaco di Cassino)

Igor Fonte (Associazione “Peppino Impastato” di Cassino)

Elvio Di Cesare (Segretario nazionale “Associazione Caponnetto”)

Antonio Turri (Presidente Associazione “I cittadini contro le mafie”)

Michele Falco (Editore)

INTERVENTI:

Patrizia Menanno e Letizia Giancola (“Associazione Caponnetto”) con Paola Primicerj (Coordinatore  dell’Ufficio del Giudice di pace di Cassino)

Enrico Fierro (scrittore e giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, autore della Prefazione)

Armando D’Alterio (Proc. D.D.A. di Campobasso)

Federico Cafiero De Raho (Procuratore aggiunto e Coordinatore D.D.A. di Napoli)

Paolo De Chiara (Autore del libro)

MODERA: Nello Trocchia (scrittore e giornalista de “Il Fatto Quotidiano” e “L’Espresso”)

La presentazione si è svolta a Cassino (FR) venerdì 22 marzo 2013 alle ore 16,00 presso la Biblioteca Comunale “Pietro Malatesta” – Centro “Arcobaleno” – Tribunale di Cassino in Via del Carmine

SMART CITY: UN ABISSO TRA IL SUD E IL NORD DEL PAESE. Intervista al direttore generale del FORUM PA, Gianni Dominici

Intervista al direttore generale del FORUM PA, Gianni Dominici

SMART CITY: UN ABISSO TRA IL SUD E IL NORD DEL PAESE

Il Governo italiano ha stanziato 400milioni di euro per sanare le differenze: “Stiamo parlando di nuovi modelli operativi per far fronte ai problemi che ci sono nelle nostre città”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Bologna, Parma e Trento sono le città più smart d’Italia. Questa è la classifica realizzata da FORUM PA e presentata, in collaborazione con Bologna Fiere, nella giornata di apertura di Smart City Exhibition. Dai dati emerge il ritratto di un Paese diviso in due, con un netto predominio del Centro-Nord in tutte le dimensioni analizzate: economia, ambiente,governance, qualità della vita, mobilità, capitale sociale. 

“Nel nostro Paese – spiegano al Forum – la corsa verso le smart city è appena cominciata, ma alcune città hanno già un bel vantaggio sulle altre. E purtroppo, ancora una volta, l’Italiaappare divisa in due: grandi o piccole che siano, infatti, le città intelligenti stanno tutte alCentro-Nord”. Bologna, Parma e Trento occupano la testa della classifica generaleseguite da Firenze, Milano, Ravenna, Genova, Reggio-Emilia, Venezia e Pisa. Solo al 43° posto la prima città del Sud, che è Cagliari, seguita da Lecce (54°) e Matera (58°).

Fanalino di coda Caltanissetta, Crotone ed Enna. “La classifica, piuttosto che considerarsi un punto di arrivo, vuole essere utile per fotografare lo stato attuale, di partenza dei processi in corso”, secondo Gianni Dominici, direttore generale di FORUM PA. “Per quanto riguarda lostacco tra le città del Centro-Nord e quelle del Sud in prospettiva si spera che la compattezza di questo schieramento venga incrinata, anche grazie ai finanziamenti già assegnati con il primo bando del MIUR esclusivamente rivolto alle regioni dell’obiettivo convergenza. Diversamente anche le Smart Cities, le comunità intelligenti, rischiano di diventare l’ennesima occasione perduta per un territorio in cerca di prospettive”.

La classifica è stata formata con oltre cento indicatori, riferiti alle dimensioni della governance della città, dell’economia, della mobilità, dell’ambiente, del capitale sociale e della qualità della vita. Abbiamo contattato il curatore della ricerca, Gianni Dominici, per capire meglio il progetto: “Stiamo parlando di nuovi modelli operativi per cercare di far fronte ai problemi che ci sono nelle nostre città e nei nostri territori”.

Quali devono essere le caratteristiche fondamentali per una città smart?

Una nuova concezione di considerare il territorio e, soprattutto, gli attorti nel territorio, non più semplici destinatari degli interventi dei servizi e delle politiche, ma come soggetti e protagonisti coinvolti. Una smart city è una città che coinvolge, con obiettivi chiari e condivisi, basati sulla qualità della vita, sullo sviluppo sostenibile e sullo sviluppo del capitale umano.

Tutto questo come si riflette sulla società e sull’economia?

Si riflette sia a livello collettivo che individuale, condividendo i vari modelli operativi. In termini economici è evidente che abbiamo bisogno di considerare anche i nuovi modelli per lo sviluppo. Non si può più semplicemente parlare di pil, ma di benessere, di qualità della vita. È necessario immaginarci nuove forme di sviluppo, non basate semplicemente sul pil, ma anche su concetti come il benessere, la qualità della vita e lo sviluppo sostenibile.

Bologna, Parma e Trento sono le città più smart d’Italia. Quali sono le differenze con le città del meridione?

Purtroppo le differenze con le città del meridione ci sono e sono anche evidenti. La prima città del meridione in classifica è Cagliari, che è 43^. La nostra vuole essere una classifica finale, più che un punto di arrivo, un punto di partenza. La nostra è una griglia di partenza, con la quale le città si sono schierate per seguire questo percorso. Purtroppo le città del sud partono svantaggiate perché pagano anni e anni di sottosviluppo e di malgoverno.

Partono svantaggiare, ma sono destinate a rimanere indietro?

Speriamo di no. Il Governo si sta muovendo e attrezzando.

In che modo?

Sono già stati assegnati circa 400milioni di euro alle città del meridione. Speriamo che questi soldi portano a dei risultati concreti.

Quattrocento milioni di euro stanziati da questo Governo…

Si, il Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica ha stanziato un miliardo di euro. Una prima gara per le città del sud e una gara, ancora in corso, che si chiuderà a metà novembre. Una bella iniezione di denaro.

Basta l’iniezione di denaro per eliminare il distacco tra Sud e Nord?

È evidente che il gap non è soltanto infrastrutturale e tecnologico. Ci vogliono anni e anni per ridurre questo distacco.

da L’INDRO.IT di martedì 30 Ottobre 2012, ore 18:30

http://lindro.it/Smart-City-un-abisso-tra-il-Sud-e,11309#.UJl8gG9mJ7s

“BISOGNA INVESTIRE NEI PIÙ GIOVANI. E NEL SUD ITALIA”

Intervista al presidente del consorzio PattiChiari, Filippo Cavazzuti

“BISOGNA INVESTIRE NEI PIÙ GIOVANI. E NEL SUD ITALIA”

Domani la premiazione del concorso ’Sviluppa la tua idea imprenditoriale’, rivolta ai ragazzi delle scuole. “Sono progetti che non hanno grande rilievo. Ma di importanza fondamentale”

’Sviluppa la tua idea imprenditoriale’. Questo è il titolo del concorso nazionale, giunto alla V edizione, che vede coinvolte 19 classi, 50 insegnanti e 450 studenti provenienti da tutta Italia. L’iniziativa, che vuole introdurre i giovani degli ultimi anni delle scuole secondarie di II grado ai temi dell’economia, è promosso dal consorzio PattiChiari (che riunisce 80 banche per promuovere la qualità, l’efficienza del mercato e l’educazione finanziaria), in collaborazione con le banche tutor e con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

La finale nazionale è fissata per domani a Roma, l’evento verrà trasmesso in diretta su diversi siti online. Il concorso è una competizione tra idee imprenditoriali, realizzate attraverso un apposito software o altri strumenti. La competizione è articolata in due tappe: una selezione locale e una successiva selezione nazionale, in cui verrà proclamato il vincitore finale.

L’obiettivo è incentivare la cultura economico-finanziaria attraverso una esercitazione pratica, finalizzata allo sviluppo di un business plan per la creazione di un’impresa di utilità sociale per il proprio territorio di riferimento.

Abbiamo avvicinato un membro della giuria, il prof. Filippo Cavazzuti, presidente del consorzio PattiChiari e docente di economia e regolamentazione dei mercati finanziari presso l’Università di Bologna, per capire meglio di cosa si tratta. “È un’iniziativa che coinvolge centinaia di scuole in tutta Italia, alla classe viene chiesto di presentare un progetto per la creazione di un’impresa. I ragazzi vengono assistiti da un insegnante e da una banca sponsor. Questa è un’attività riservata alle banche consorziate in cui si cerca di far sviluppare ai ragazzi un’idea imprenditoriale. L’anno scorso sono stati coinvolti oltre 15mila studenti in più di trenta province italiane, che hanno prodotto più di cento progetti. Da qualche anno questo è un appuntamento fisso che ha lo scopo di sviluppare la fantasia dei ragazzi. Abbiamo delle selezioni di carattere regionale, in cui si forma una giuria che valuta i diversi progetti, i progetti che concorrono al premio nazionale vengono segnalati”.

 

I giovani, una risorsa per il Paese.

Non c’è dubbio. È per questo che PattiChiari sta investendo sull’educazione finanziaria, sta investendo nelle scuole e in particolare, per esempio quest’anno, vogliamo insistere sul meridione. Un’attività sussidiaria del consorzio nei confronti della scuola è un ottimo esempio di collaborazione pubblico-privato. Per questo insistiamo sui giovani, cercando di stimolare in loro la fantasia di un’idea imprenditoriale, cercando di avvertirli su tutti i rischi della finanza. Nel meridione vogliamo lavorare a programmi che spieghino quali sono i sottili confini tra la finanza e la illegalità, in modo che questi ragazzi comincino a riflettere su certi problemi.

Cosa devono fare questi ragazzi concretamente?

Devono preparare un business plan, che deve essere completo, con le risorse, i tempi. Poi ci deve essere una presentazione, generalmente sotto froma di video. I criteri per decidere il vincitore si basano sulla validità economica del progetto e sulla capacità di presentarlo di fronte al pubblico..

Perché è una sfida che guarda all’Europa?

Guardiamo all’Europa per ricordare che l’Europa c’è ed è bene che noi ci stiamo dentro. Cerchiamo di far capire tutti i vantaggi che derivano dall’Europa, non a caso la classe che vince va a passare qualche giorno a Bruxelles, per cercare di conoscere le Istituzioni comunitarie. L’Europa c’è e la vogliamo mantenere, ed è un bene che i ragazzi comincino a conoscere anche l’Europa, fin da quando sono giovani studenti.

Lei ha fatto riferimento al meridione. Cosa pensa dei giovani del Sud?

Ho conosciuto dei giovani del sud Italia che sono fantastici, splendidi, intelligenti, colti e pieni di fantasia. Ci sono occasioni in cui si scopre un mondo spesso trascurato. Vale la penainvestire in tutt’Italia, facendo programmi mirati sulle singole cose. Nel progetto Calabria abbiamo coinvolto 120 insegnanti che a loro volta hanno coinvolto 10/12mila studenti. Queste sono cose che non appaiono in grandissimo rilievo, ma sono di importanza fondamentale.

Un investimento per l’intero Paese.

Non c’è dubbio, è un investimento sul capitale umano dei ragazzi del mezzogiorno. Io ne sono molto fiero.

Cosa resta ai ragazzi dopo aver partecipato al concorso?

Generalmente chi ha vinto o chi è stato selezionato per la giuria nazionale ci riprova anche l’anno dopo. In alcuni casi, per esempio, ci sono stati piccoli tentativi di trasformare l’esperienza in una start-up. Rimane una bella esperienza.

L’educazione finanziaria è la strada da percorrere per fronteggiare la crisi?

È un modo per comprendere meglio alcuni segmenti della crisi. Per meglio difendersi. Il mio vero mestiere è allevare delle nuove generazioni che scalzino le vecchie generazioni, me compreso.

da L’INDRO.IT di giovedì 4 Ottobre 2012, ore 18:00

http://www.lindro.it/Bisogna-investire-nei-piu-giovani,10805#.UIWB-W8xooc

IANNACCONE, IL SUD OLTRE DESTRA E SINISTRA

 

Con Noi Sud nasce un nuovo movimento meridionale

“Il Meridione ne ha bisogno. Non ci riconosciamo nelle vecchie categorie politiche ma diamo fiducia al governo”

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“La neo componente politica Grande Sud nasce con l’obiettivo di dare voce e forza alle istanze del territorio meridionale in Parlamento”. Questo il concetto espresso nei giorni scorsi dal vice-presidente del gruppo misto Grande Sud Arturo Iannaccone. Abbiamo avvicinato il parlamentare avellinese, oggi segretario nazionale di Noi Sud Eletto alla Camera dei Deputati con il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo nel 2008, ne è fuoriuscito due anni dopo per “il ribaltone in Sicilia che ha portato al governo regionale una coalizione di centro sinistra“.

Lei è uno dei fondatori di questo nuovo movimento meridionale, Noi Sud. Il Paese davvero ha bisogno di un nuovo partito del mezzogiorno?
Il sud ne ha bisogno, perché da anni la questione meridionale non è stata affrontata con determinazione dai partiti nazionali e avendone bisogno il sud, ne ha bisogno l’Italia.

Esistono altri partiti che portano avanti la storica questione meridionale.
Ad esempio?

Ad esempio Io Sud. Proprio la senatrice Adriana Poli Bortone, presidente del movimento, ha affermato: “è vergognoso che un progetto bello, arioso, dinamico e moderno come quello del Grande Sud debba essere svilito da chi, come Iannaccone, pretende di ragionare con sistemi della parte peggiore della prima Repubblica”.
Forse la senatrice Poli Bortone ha interpretato male il senso della costituzione della componente parlamentare alla Camera da parte nostra. Noi vogliamo dar vita ad un partito realmente sudista, federale che valorizza i territori e le classi dirigenti locali. Siamo fortemente contrari a qualunque tipo di partito proprietario. Chi vuole organizzare un partito così non lo può fare con noi.

Esiste un gruppo di partiti che rappresentano il sud del Paese, ma la scena sembra molto frammentaria. Al contrario della Lega che ancora riesce ad essere compatta al Nord. Lei cosa può dirci?
Bisogna fare esattamente come la Lega. Un partito del sud può avere un notevole successo elettorale anche al nord. Non dobbiamo dimenticare che esiste un sud nel nord Italia costituito dalle tante comunità meridionali che sono presenti al nord.

Centro-sinistra o centro-destra. Qual’è la vostra posizione? 
Queste categorie sono superate. Noi mettiamo al centro gli interessi del sud e le alleanze saranno naturali quando si dovrà discutere di programmi. La mia idea è che, se la Lega ha ottenuto il federalismo con il centro-destra, si può raggiungere il superamento della questione meridionale con lo stesso tipo di alleanza. Ma questo non vuol dire che non ci possano essere valutazioni diverse se si dovessero trovare più sensibilità e più attenzioni.

Scelte dettate quindi da opportunità politiche?
Noi mettiamo al centro della nostra azione politica e delle nostre alleanze la questione meridionale. Quando troveremo le convergenze che ci consentiranno di dare risposte concrete ai nostri territori allora realizzeremo le alleanze. Attualmente siamo stati eletti in maggioranza, in questo quadro politico, e sosterremo questo quadro politico fino alla fine.

A parte una questione meridionale mai risolta dall’Unità d’Italia e utilizzata spesso e volentieri come uno spot per prendere voti, quali sono gli altri punti della vostra azione politica?
Noi difendiamo i valori della vita, riteniamo che ci sia la centralità assoluta della famiglia nel nostro sistema e che bisogna garantire tutti i servizi essenziali come l’istruzione, la sanità. Siamo per un sistema pubblico che possa essere sempre più efficiente e competitivo.

In Molise avete raggiunto, alle ultime regionali, il 7.96% in provincia di Campobasso e il 2.93% in provincia di Isernia, eleggendo due consiglieri regionali (Chieffo e D’Aimmo). 
Abbiamo ottenuto un voto trasversale. Sicuramente abbiamo preso voti nell’ambito del centro-destra, ma i voti sono arrivati anche dalla sinistra. Gli elettori molisani si sono riconosciuti nei loro candidati e nella grande proposta politica di un partito del sud che può consentire al Molise di riscattarsi rispetto a una condizione di difficoltà.

Alle regionali in Molise (16 e 17 ottobre scorso) avete candidato nelle vostre liste un certo Pietro Pasquale. Leggo un’agenzia dell’Ansa del 1993: “consigliere regionale democristiano e presidente della prima commissione permanente del consiglio regionale del Molise, è stato arrestato a Campobasso” perché accusato dei reati di corruzione, truffa aggravata, abuso in atti d’ufficio e turbativa d’asta. Come scegliete i vostri candidati? 
Personalmente non sono al corrente di questa candidatura. Ma se i nostri referenti locali hanno ritenuto di inserire tra i vari candidati anche questo ex consigliere regionale penso che lo abbiano fatto a ragion veduta.

Come vi ponete di fronte a una crisi politica, sociale ed economica che sta attraversando il Paese?
Riteniamo che gli impegni assunti da Berlusconi nella famosa lettera con l’Unione Europea ci possano consentire di affrontare la crisi. Ritengo che questo Governo abbia fatto tutto ciò che era possibile fare nell’interesse dell’Italia e degli italiani

Avete i numeri per rispettare gli impegni presi in sede europea?
Li verificheremo.

Cioè?
C’è una situazione molto incerta. Noi siamo certi nel dare fiducia ancora al Governo.

E’ positivo, quindi, il giudizio sul Governo Berlusconi.
Positivo sul Governo e soprattutto sugli impegni che sono stati assunti in sede europea. Siamo convinti che solo questo Governo possa mantenere fede agli impegni assunti.

Tutti chiedono, compreso Bossi, un passo indietro di Berlusconi. Voi cosa chiedete?
Pronunciamenti ufficiali non esistono. Tutte le dichiarazioni riportate sui giornali fanno parte del dibattito quotidiano, nel quale emergono anche posizioni contraddittorie. Ritengo che l’asse all’interno della maggioranza non si sia incrinato. Doverosamente bisogna verificare se questo Governo ha la maggioranza in aula, dopodiché valuteremo insieme ai nostri alleati futuri scenari. In assenza di un voto di sfiducia da parte del Parlamento non si può né parlare di altro presidente del Consiglio né di altro governo né di un’altra maggioranza.

Se dovesse cadere Berlusconi voi siete per le elezioni anticipate?
La strada più lineare è questa.

Con questa legge elettorale, così potrete decidere voi chi mandare in Parlamento a rappresentare i cittadini?
Noi siamo per cambiarla la legge elettorale, ma non è responsabilità nostra. Altri stanno facendo tutto il possibile per destabilizzare il quadro politico e per andare al voto anticipato senza dare il tempo a questo parlamento di fare una riforma elettorale o agli elettori di esprimersi attraverso il referendum. Io voterei a favore del ripristino del ’Mattarellum’.

Come commenta le affermazioni di Salvini (“Il Pdl non esiste. Sul territorio ha fatto andare avanti certa gente, che pensa solo agli affari suoi”) e di Zaia (“Il Governo non può andare sempre alla conta”)?
Non commento le dichiarazioni dei singoli

Nemmeno quelle di Crosetto che insulta il premier?
Non commento affermazioni o pratiche pronunciate in maniera privata. Commento solo dichiarazioni ufficiali.

Il ’Financial Times’ scrive: “Gli italiani si diano una mano per primi. E potrebbero cominciare cacciando il premier Silvio Berlusconi”, mentre per il Financial Times Deutschland “Berlusconi è la crisi in persona”. Nemmeno queste affermazioni commenta?
Paghiamo una tradizionale avversione di alcuni Paesi europei nei nostri confronti, che vogliono vincere con noi la competizione economica, le sfide produttive e che ci hanno sempre visto con il fumo negli occhi. La cosa grave è che ci sia in Italia chi fa sponda a queste posizioni anti italiane, invece di difendere il nostro Paese. Abbiamo il dovere di difendere l’Italia e gli italiani.

da Lindro.it

http://www.lindro.it/Iannaccone-il-Sud-oltre-destra-e,4300#.TrronfRCqdA