“LA MATURITÀ DEI MUSULMANI ITALIANI”. Intervista al vice presidente del Coreis, Yahya Pallavicini

Intervista al vice presidente del Coreis, Yahya Pallavicini

“LA MATURITÀ DEI MUSULMANI ITALIANI”

“Abbiamo sensibilizzato la nostra comunità, non si risponde con la violenza”. E intanto Obama prepara il suo discorso all’Onu

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Su direttiva del primo ministro Erdogan (premier islamico della Turchia, ndr) sono in corso degli interventi tecnici per bloccare l’accesso al film anti-Islam che insulta il sacro profeta Maometto”. Il lungometraggio ‘L’Innocenza dei Musulmani’, che ha scatenato violente proteste, continua a creare dibattito nel mondo islamico. 

L’emittente ’Nbc’ ha anticipato il discorso che Obama terrà alle Nazioni Unite alla 67^ Assemblea generale: “Gli attacchi delle ultime due settimane non sono solo contro l’America, ma colpiscono gli ideali su cui si fonda l’Onu”. In Libia la rabbiosa reazione ha portato alla morte dell’ambasciatore americano, Chris Stevens e di tre funzionari statunitensi. L’ondata di proteste ha coinvolto l’Africa del Nord, il Medio Oriente, l’Europa Occidentale e l’Asia. E in Italia? Qual è l’umore della comunità islamica italiana dopo l’uscita del film?

Lo abbiamo chiesto all’Imam Yahya Pallavicini, vice presidente della comunità religiosa islamica italiana (Coreis). “L’organizzazione della comunità religiosa islamica italiana, in queste settimane, ha intensificato la sensibilizzazione della nostra comunità in Italia e in Europa per evitare qualsiasi emotività istintiva, giustificata o ingiustificata, che potesse dare adito a delle provocazioni o a delle reazioni irrazionali. Sono relativamente contento di dire che almeno in Italia e in Francia, forse, c’è una maggiore maturità dei musulmani.Ribadisco la nostra ferma condanna a qualsiasi violenza”.

Come avete sensibilizzato la comunità dopo le reazioni violente?

Soprattutto all’interno dei nostri luoghi di ritrovo, nei vari centri islamici, nelle moschee, tramite le prediche o tramite un numero abbastanza crescente di contatti telefonici o via mail. Per tranquillizzare gli animi. Ero in Marocco dove c’è stato un grosso congresso e abbiamo trattato anche questo tema. Il mondo islamico riunito ha voluto esplicitare la condanna ad Al Qaeda per quello che era successo a Bengasi e per il mantenimento di un certo livello critico nei confronti di alcune provocazioni, ma civile dal punto di vista deicomportamenti.

Qual è l’umore della comunità islamica in Italia?

Non è dei migliori. Prevale un dispiacere per la grande ricaduta internazionale e comunicativa che alcune provocazioni, che siano vignette o che siano film, provocano. Il malessere è da parte dei veri religiosi, di vedere la propria fede trattata senza rispetto. Però può essere un incentivo per sapere che esistono degli ignoranti o delle persone che vogliono provocare in maniera disonesta. Sta a noi cercare di superare queste idiozie e per cercare di rafforzare un modello di società civile dove i musulmani, anche in Italia, possono dimostrare di essere differenti e superiori rispetto a certe insinuazioni.

Come si risponde alle provocazioni?

Se una provocazione, come in questo caso, è la diffamazione della nostra religione noi dobbiamo rispondere religiosamente.

Che vuol dire?

Dare una dimostrazione di poter essere saggi. Non vuol dire umili nei confronti degli idioti, ma vuol dire anche non fare l’errore sciocco di pensare che qualche cittadino che vive in un Paese, o che si dice di una comunità o di una cultura, possa determinare la generalizzazione con tutto un popolo, con tutta una storia, con tutta una comunità. Purtroppo in tutte le famiglie e in tutte le comunità ci sono delle persone che lavorano in maniera disonesta e che feriscono gratuitamente la sensibilità religiosa. Dobbiamo distinguerci sia dai criminali e dai provocatori.

Cosa succede nel resto d’Europa?

I musulmani europei, anche negli Stati Uniti, hanno acquisito una migliore maturità. Non è la prima volta che la nostra religione viene strumentalizzata da alcuni dei nostri stessi fratelli in maniera violenta o viene attaccata da altre persone di altre culture in maniera blasfema. Forse si è acquisita un po’ più di maturità rispetto a queste situazioni negative. Quello che spero è che maturi anche una nuova coscienza, per poter essere persone profondamente religiose ma anche cominciare a capire quali sono le coordinate del pensiero moderno occidentale. La dignità della nostra cultura non può essere misconosciuta per l’intolleranza di qualche fanatico o di qualche persona perversa. C’è una maggiore superiorità e forse questo può essere un modello per i musulmani nel resto del mondo.

Chi c’è dietro questi scontri?

Ci sono due livelli negativi, ma diversi. Uno è il livello peggiore, quello della matrice terroristica di Al Qaeda che aveva già la strategia di voler colpire alcune ambasciate degli Stati Uniti, perché hanno questo perverso conflitto contro gli americani, che identificano con l’avversario. Noi rispondiamo dicendo che siamo amici di ogni popolo e di ogni cultura. E vediamo, anche nel modello del popolo americano, un modello amico e condanniamo l’uso gratuito della violenza nei confronti di innocenti o di rappresentanti diplomatici di qualsiasi Nazione.

L’altro livello?

Un piano meno brutale, in cui ci sono degli individui che si divertono a manipolare una informazione scorretta nei confronti di simboli religiosi.

Lo ha visto questo film?

No.

Qual è il giudizio che ha raccolto?

Mi è bastata la reazione che ha voluto provocare e le persone che ho incontrato e che lo hanno visto mi hanno detto di essere disgustati del livello, ma soprattutto dalla manipolazione. Due sono le reazioni: è brutto e profondamente disonesto, va a toccare le sensibilità delle persone. È fatto con la capacità di provocare il disgusto.

Cosa pensa della politica di Obama?

Ho una visione molto favorevole, positiva della sua leadership. Obama cerca di rappresentare un modello molto interessante di interculturalità e sensibilità al pluralismo religioso.

da L’INDRO.IT di martedì 25 Settembre 2012, ore 18:30

http://www.lindro.it/La-maturita-dei-musulmani-italiani,10590#.UIV9f28xooc

“I SIRIANI ABBANDONATI A SE STESSI”

Aya Homsi, attivista in Italia

“I SIRIANI ABBANDONATI A SE STESSI”

“Il Presidente Napolitano ritiri l’onorificenza conferita ad Assad nel 2010”

 di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Sfogliando il calendario si scorre la storia del paese siriano che da un anno prova a ribellarsi al regime. Nelle teste dei bambini c’è soltanto la rivolta, quella che hanno visto nelle strade della loro città, che hanno sentito alla televisione o che i genitori ripetono in casa. Ma c’è anche un segno di speranza. Perché oltre la tragedia i bambini sembrano vedere uno spiraglio. E quello spiraglio è racchiuso nella parola che nel calendario compare più volte:hurriya, ovvero, libertà”.

Queste le parole scritte da Aya Homsi, una ragazza italiana di origini siriane, sulla paginafacebook ‘Vogliamo la Siria libera’ per far conoscere al mondo cosa accade quotidianamente in Siria mentre il mondo ‘democratico’ tace.

La mia preghiera di pellegrino – affermò Giovanni Paolo II prima di lasciare Damasco – è che la Siria proceda con fiducia e serenità verso un nuovo e promettente futuro, e che il vostro Paese prosperi in un’era di benessere e di tranquillità per tutto il suo popolo”. Ieri altri 15 civili sono stati uccisi, i morti (moltissimi dei quali bambini) sono più di 10mila e i bombardamenti continuano nell’indifferenza generale.

Il regime sta procedendo anche alla distruzione dell’antico patrimonio siriano. Dall’Italia, grazie all’impegno di Aya Homsi, si è formato un ‘ponte’ virtuale con la Siria. Per continuare a denunciare e a far sapere al mondo dei crimini perpetrati dal regime di Assad. Proprio Aya, sul suo profilo Facebook, ha scritto la frase di un cittadino siriano: “non pensiamo più a come morire ma a come avverrà la nostra sepoltura”. 

Siamo partiti proprio da queste parole: “è risaputo che chi manifesta viene ucciso dai mercenari di Assad e chi sceglie di appoggiare la democrazia o la rivolta sa che molto probabilmente la fine è quella. Anche ai funerali, adesso, si viene uccisi. I mercenari sparano anche lì. Spesso i corpi non vengono sepolti, ma bruciati. I corpi che vengono uccisi dai mercenari vengono utilizzati per gli attacchi finti che vengono fatti passare per attacchi dei terroristi”.

Aya, tu sei un punto di riferimento, un ‘ponte’ tra l’Italia e la Siria. Il popolo siriano come vive questa situazione drammatica?

C’è un popolo che si è ribellato per avere democrazia, dall’altro lato c’è un regime sostenuto dall’Occidente, che lascia fare, ed è sostenuto da Iran, Cina e Russia. E’ ben disposto come quantitativo di armi. Chi sostiene il regime lo sostiene sotto tutti gli aspetti, mandando mercenari e soldi. Chi sostiene la democrazia, come le potenze Occidentali, in realtà non la sostiene davvero. Sono tante chiacchiere e abbiamo visto che niente è accaduto. Il popolosiriano è lasciato a sé stesso. Se non si vuole intervenire bisogna armare l’esercito liberosiriano, affinchè si abbia un minimo di tutela per i cittadini. Oggi il popolo si sta arrangiando con quello che riesce a fare.

Qual è la differenza tra il popolo siriano, impegnato contro il regime di Assad, e gli altri popoli che hanno messo fine alle dittature nei mesi scorsi?

La differenza sta nell’Occidente, nelle grandi potenze. Mentre la caduta di tutti gli altri regimi, come la Tunisia, l’Egitto, lo Yemen e la Libia andava bene, per la Siria il discorso è più complesso.

Perché?

La Siria ha dei confini molto sensibili, è l’anello che tiene l’Oriente con l’Occidente. Ha una posizione geopolitica molto importante. Quello che vuole l’Occidente è esportare la democrazia ma come vogliono loro. Questo non si riesce ad ottenere in Siria e di conseguenza non c’è un aiuto esterno. C’è anche poca informazione, si è iniziato a parlare di crimini all’Onu dopo sette mesi. Si è iniziato a parlare di Siria nei telegiornali e nei media occidentali dopo moltissimi mesi. C’erano già 10mila morti.

Come giudichi l’atteggiamento della politica estera italiana rispetto alla vicenda dellaSiria?

Non si è fatto niente per la Siria. Siamo uno di quei Paesi in cui c’è ancora l’Ambasciatore, abbiamo ancora l’Ambasciata aperta. C’è un’onorificenza conferita da Napolitano nel 2010 ad Assad che non è stata ancora ritirata, fino a prova contraria. La politica estera italiana non ha fatto niente per la Siria.

Come giudichi l’operato dell’informazione?

In Italia abbiamo tantissimi giornalisti che sono andati in Siria e sono tornati parlando bene del regime. Da un lato c’è un doppiogioco di alcuni giornalisti che io non reputo giornalisti, dall’altro lato c’è un’informazione media che è arrivata molto tardi, che parla di Siria quando ci sono degli attentati, anche se è evidente che non esiste terrorismo all’interno del Paese.

Hai scritto sul tuo profilo Facebook: “i bambini sembrano vedere uno spiraglio. E quello spiraglio è racchiuso nella parola che nel calendario compare più volte: ‘hurriya’, ovvero,libertà”. Sono i giovani il futuro della Siria?

In Italia i bambini nascono con un valore innato, che è la democrazia. In Siria vedi i bambini molto piccoli che conoscono gli slogan della rivolta, che sanno chi è il buono e chi è il cattivo. Crescono già con la responsabilità che non dovrebbe essere di un bambino. Parliamo di mille bambini che sono stati uccisi perché manifestavano. Qualche settimana fa un bambino di 10 anni ad Aleppo è stato colpito alla schiena da una pallottola di un mercenario di Assad durante una manifestazione. Andò a cercare il padre, chiedendo ‘perdono’. Era un bambino di 10 anni. I bambini non hanno colpa e non dovrebbero avere queste responsabilità. Dovrebbero godere della democrazia e non lottare per la democrazia.

Come giudichi il piano di pace dell’Onu?

E’ un altro piano fasullo che porterà ad altri incontri che non serviranno a niente. Trenta osservatori non servono a niente. Equivalgono a un osservatore e mezzo per ogni città. Non vedranno niente, è una rivolta non è una guerra civile. Bisogna rivotare per altri 200, ma la Russia non rivoterà mai.

Cosa bisogna fare per avere una Siria libera?

Bisognerebbe fare un ‘no fly zone’, costituire una zona cuscinetto, per far arrivare gli aiuti umanitari. Vendere le armi all’esercito libero se proprio non si vuole sostenere, far delle pressioni al regime. Dall’Italia facciamo partire dei segnali: chiudiamo le Ambasciate che non servono a niente, non vendiamo più armi. Un’azienda di Varese ha venduto al regime sirianogli strumenti di intercettazione di internet e di telefoni. Oggi in Siria si viene intercettati nell’arco di mezz’ora.

Dopo che avete aperto la pagina Facebook avete ricevuto minacce, pressioni?

Da subito. Arrivavano telefonate anonime, minacce e messaggi via mail. Loro hanno questi mezzi e basta, noi continuiamo a manifestare, a far vedere che ci siamo e a denunciare ogni atto illegale. Questo fa parte della democrazia per fortuna.

Hai partecipato a una manifestazione sulla Siria libera con il segretario del Pd Bersani. Hai riferito anche a lui dell’onorificenza data da Napolitano mai ritirata?

L’ha detto davanti a delle persone che hanno perso dei parenti, persone che stanno mettendoci la vita. Penso che sarà fatto, speriamo il prima possibile. Non vogliamo concedere più altro tempo.

L’Indro.it di mercoledì 18 Aprile 2012, ore 17:58

http://www.lindro.it/I-siriani-abbandonati-a-se-stessi,8010#.T6UOL-g9X3Q

L’ANNO INTERNAZIONALE DELLE COOPERATIVE

L’evento dell’Onu accolto dall’Organizzazione Internazionale per il Lavoro

L’ANNO INTERNAZIONALE DELLE COOPERATIVE

Nel 2008 hanno registrato un giro d’affari superiore ai mille miliardi di dollari

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Le cooperative costruiscono un mondo migliore”. Ecco il tema scelto per il 2012, l’AnnoInternazionale delle Cooperative. Evento deciso dalle Nazioni Unite e accolto dall’Organizzazione Internazionale per il Lavoro (ILO), “come un riconoscimento – si legge nel sito dell’organizzazione internazionale – del ruolo fondamentale che queste realtà giocano nella promozione dello sviluppo socio-economico di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, sopratutto in periodi di crisi economica”.

Una decisione importante, da parte delle Nazioni Unite, presa in un momento cruciale per l’economia mondiale. Proprio in una raccomandazione del 2002 dell’ILO si legge: “le cooperative nelle loro varie riforme promuovono la piena partecipazione allo sviluppo economico e sociale di tutte le persone”. Il lancio dell’iniziativa si è tenuto a New York lo scorso 31 ottobre. Può il modello cooperativo rappresentare un modo alternativo, anche per lo sviluppo socio-economico? Le persone potranno essere inserite al primo posto? Nellecooperative ogni decisione viene presa senza dimenticare i bisogni dei membri e delle loro comunità. Secondo il sottosegretario generale delle Nazioni Unite, Sha Zukang: “lecooperative trovano la loro genesi in tempi di difficoltà economica e ciò dimostra la loro capacità di alleviare gli effetti di queste crisi. Fra il 2008 e il 2009 le cooperative hannodimostrato di essere più resistenti delle altre realtà produttive”.

Per Pauline Green, presidente dell’ICA Coop (Alleanza Cooperativa Internazionale, associazione che riunisce 258 organizzazioni rappresentative di 96 Paesi): “il modello cooperativo è la scelta migliore e offre le basi per un modo più sostenibile di fare attività imprenditoriale rispetto ai modelli capitalistici tradizionali attualmente sotto esame”. Quali sono i principi delle cooperative? Quante sono nel mondo? Quanti soci hanno? Quanti posti di lavoro offrono? Il modello cooperativo si fonda sulla mutualità, sull’uguaglianza, sull’equità e sulla democrazia. Riuniscono la logica di mercato, i profitti, con l’inclusione sociale. Ecco il loro punto di forza. E’ la persona che viene messa al centro delle questioni, non il business.

In tutto il mondo le cooperative possono vantare quasi 1 miliardo di membri, creano 100 milioni di posti di lavoro e sono attive in una vasta gamma di settori (agricoltura, pesca, edilizia, assicurazioni, servizi e turismo). Sono diffuse nei Paesi in via di sviluppo, dove sono impegnate nel campo della lotta alla povertà, dello sviluppo locale e dell’integrazione sociale. Per molti analisti le cooperative hanno ampiamente dimostrato di essere anche unesempio di imprenditorialità competitiva. Secondo uno studio condotto dall’ICA Coop nel 2008 le 300 maggiori cooperative hanno registrato un giro d’affari di oltre mille miliardi e mezzo di dollari. Tutte concentrate principalmente in Paesi industrializzati come Francia (28%), Stati Uniti (16%), Germania (14%), Paesi Bassi (7%) e Italia (2,5%). Per il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon: “è possibile perseguire sia la produttività economica che la responsabilità sociale nello stesso momento”. E le cooperative hannotutte le carte in regola per tentare questa nuova strada. Con una solidità già testata durante la crisi finanziaria. Il direttore generale dell’ILO, Juan Somavia, nel suo messaggio è stato chiaro: “l’ILO e il movimento cooperativo sono sempre stati alleati, vicini sul terreno comune della solidarietà e della giustizia sociale. Gli ideali cooperativi rispondono al principiofondante dell’ILO per cui il lavoro non è una merce”.

In Italia esiste l’articolo 45 della Costituzione che detta: “La Repubblica italiana riconosce la funzione della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”. Anche se la politica, quella che dovrebbe risolvere le questioni e rendere la vita facile ai suoi cittadini, ha tentato in passato di mettere i bastoni tra le ruote delle cooperative. Ma l’Anno Internazionale potrebbe dare quella linfa vitale alla cooperazione. Il sistema delle cooperative, tutelato a livello internazionale, potrà favorire quel processo di crescita indispensabile per poter riprogrammare un futuro messo seriamente in discussione, non solo per una crisi finanziaria creata da pochi. E che tuttistanno pagando a caro prezzo. In Italia, al 31 dicembre 2008, sono attive 71.578 cooperative,delle quali 13.938 (19,5%) sono cooperative sociali e 432 sono Banche di Credito Cooperativo (BCC). Le regioni meridionali (28,3%), seguite da quelle centrali (22,1%) e dalle nord-occidentali (19,2%), presentano la maggiore concentrazione di cooperative. Le cooperativesono presenti in tutti i settori di attività, in particolare nel campo dei servizi (51,3%), dellecostruzioni (20,9%) e dell’agricoltura (11,4%). Il settore della cooperazione occupa più di un milione e centomila persone (soci e non) con un contratto di lavoro dipendente. Sono lecooperative delle regioni settentrionali a occupare la maggior parte dei lavoratori dipendenti (56,7%). Il 60,8% delle cooperative ha meno di cinque dipendenti e solo il 5,9% ha più di cinquanta dipendenti. Il valore della produzione realizzato dalle cooperative nel 2008 è pari a 91,8 miliardi di euro.

da lindro.it di  lunedì 2 Gennaio 2012

http://www.lindro.it/L-anno-internazionale-delle,5346#.TwmeFKXojpk

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